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16 Settembre 2021

Consiglio dei Ministri n. 36

Il Consiglio dei Ministri è convocato giovedì 16 settembre 2021, alle ore 16.00, a Palazzo Chigi. Seguirà l'ordine del giorno.

15 Settembre 2021

Convocazione del Consiglio dei Ministri n. 36

Il Consiglio dei Ministri è convocato giovedì 16 settembre 2021, alle ore 16.00, a Palazzo Chigi. Seguirà l'ordine del giorno.

15 Settembre 2021

Draghi incontra i sindacati Cgil, Cisl e Uil

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra a Palazzo Chigi i segretari generali di Cgil Maurizio Landini, di Uil Paolo Bombardieri e il segretario confederale di Cisl Angelo Colombini. Presenti i ministri Andrea Orlando, Roberto Speranza, Giancarlo Giorgetti e Renato Brunetta.

15 Settembre 2021

PNRR, Nicola Lupo nominato coordinatore Unità razionalizzazione e miglioramento della regolazione

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha conferito al professor Nicola Lupo l’incarico di Coordinatore della “Unità per la razionalizzazione e il miglioramento della regolazione”, ai fini dell’attuazione del PNRR.

15 Settembre 2021

Il Presidente Draghi incontra i sindacati Cgil, Cisl e Uil

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato oggi pomeriggio a Palazzo Chigi i segretari generali di Cgil Maurizio Landini, di Uil Paolo Bombardieri e il segretario confederale di Cisl Angelo Colombini.
Presenti i ministri Andrea Orlando, Roberto Speranza, Giancarlo Giorgetti e Renato Brunetta.

14 Settembre 2021

Il Presidente Draghi alla Cerimonia conclusiva del G20 Interfaith Forum 2021

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è intervenuto a Bologna alla Cerimonia conclusiva del G20 Interfaith Forum 2021.

14 Settembre 2021

Draghi alla cerimonia di intitolazione dell’Aula magna di Bologna Business School a Nino Andreatta

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è intervenuto a Bologna alla Cerimonia di intitolazione dell’Aula Magna di Bologna Business School a Nino Andreatta.

Intervento del Presidente Draghi al G20 Interfaith Forum

Martedì, 14 Settembre 2021

Sua Eminenza Don Matteo Zuppi,
Patriarca Bartolomeo
Professor Prodi,
Illustri ospiti religiosi e civili,

È indubbiamente una grande emozione per me essere qui, questo è un incontro ricco di conoscenza e spiritualità.
Pace e tolleranza sono valori universali: trascendono culture e religioni, sono il punto di partenza per affrontare le crisi politiche, sociali, umanitarie negli anni che stiamo vivendo.
L’evento di oggi, che sono molto felice avvenga nella cornice della Presidenza italiana del G20, si inserisce nella nobile tradizione del dialogo interreligioso.
Penso alla dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II e alla Giornata mondiale di preghiera per la pace di Assisi nel 1986.
In questi anni, messaggi di fratellanza e di solidarietà sono giunti da tutte le religioni del mondo e da ogni continente.
Le guide religiose musulmane nel 2007 rivolgendosi ai leader cristiani, identificavano “l’amore per il prossimo” come fondamenta per la “pace e la comprensione” reciproca.

Queste riflessioni non devono essere solo oggetto di dialogo tra teologi, ma devono influenzare i comportamenti degli uomini e delle donne.
La celebrazione delle diversità e del dialogo tra culture e religioni è essenziale per la coesistenza civile.
Spesso lo capiamo solo quando è tardi: quando scontri e violenze non sono più evitabili.
Oggi, come nei secoli che ci hanno preceduto.

Nel suo passato l’Europa è stata dilaniata dai conflitti religiosi.
I leader politici hanno spesso ordinato questi massacri, o si sono girati dall’altra parte, illudendosi che questo fosse sufficiente per fuggire dalle proprie responsabilità.
Ma in certi momenti della storia, il non agire, il non prender parte, è immorale.

La religione non deve essere mai strumentalizzata.
Nei casi peggiori, è stata usata per giustificare la violenza, la privazione dei diritti fondamentali, o indirizzare il favore popolare verso fini politici molto terreni.
Al terrore, alla sopraffazione anche subdola che vuole privarci dei nostri valori in nome della religione dobbiamo opporci.

Per me la religione è amore e i suoi principi si difendono con fermezza ma anche con carità, non con l’avversione inconciliabile, o, peggio, con la guerra e il terrore.
Come ha detto Papa Francesco: “ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione”.
Altrettanto fondamentale è tutelare la libertà religiosa, di opinione e di espressione.
Il diritto di professare liberamente la propria fede e di esercitarne il culto, in privato o in pubblico.
Di potersi convertire a una religione o abbandonarla, senza essere perseguitati.
Di costruire la propria identità, fondata sul rispetto e non sull’odio.

Oggi invece assistiamo a un numero preoccupante di episodi di estremismo religioso e di conflitti tra diverse famiglie di fede.
Lo abbiamo visto nei terribili attentati rivendicati da organizzazioni terroristiche come l’Isis.
Negli atti terroristici compiuti in nome del suprematismo bianco o cristiano.
E nelle manifestazioni di antisemitismo, un fenomeno in preoccupante crescita.
In alcuni casi, azioni particolarmente odiose, nei luoghi di culto.
Spazi in cui si cercano conforto, speranza, protezione dall’odio.
Questi eventi brutali vengono spesso usati per rappresentare un mondo diviso tra comunità contrapposte.
Ma è utile ricordare che le vittime del terrorismo spesso condividono la stessa fede dei loro assassini. 
Il fanatismo colpisce tutti, indiscriminatamente.

La comunità internazionale, e il G20 che l’Italia presiede quest’anno, devono porsi come obiettivi primari il rispetto delle libertà e il mantenimento della pace.

La crisi in Afghanistan ha riproposto con terribile urgenza queste priorità.
Negli ultimi giorni, stiamo assistendo a immagini che ci riportano agli anni più bui della storia del Paese.
In particolare, alle donne, che negli scorsi venti anni avevano riacquistato diritti basilari, come quello all’istruzione, oggi rischia di essere vietato persino di praticare sport, reprimendo altresì la loro rappresentanza nel governo.

Come comunità internazionale abbiamo un obbligo morale verso un Paese in cui siamo stati per venti anni; un obbligo di aiuto umanitario, di prevenzione del terrorismo, di sostegno alla tutela dei diritti umani.
L’altro dovere che abbiamo come Occidente, e in particolare come Europa, è la tutela di chi decide di lasciare l’Afghanistan.

L’Italia ha aiutato circa 5.000 cittadini afghani a fuggire dagli enormi rischi a cui erano esposti.
È stato uno sforzo significativo, di cui dobbiamo essere orgogliosi, ma che non può esaurirsi ora.

L’Unione Europea non deve ignorare il dramma di queste persone, né la portata storica di questi eventi.
Per anni, l’Unione non è stata capace di costruire un approccio comune sul tema migratorio, e in particolare sulla distribuzione di chi arriva e chiede asilo.
Dobbiamo dimostrare di essere all’altezza di questa crisi e dei valori che diciamo di rappresentare.
È anche sull’accoglienza, e non solo sull’economia, che si misura la maturità del processo di integrazione europea.

Dopo la pandemia e la crisi economica che ne è conseguita, oggi abbiamo un’opportunità unica per ricostruire.
Sappiamo, abbastanza, le cose che sono andate male, e mi riferisco in particolare agli squilibri sociali, economici e ambientali.
E sappiamo quale deve essere l’obiettivo della nostra azione politica.

La presidenza italiana del G20 ha posto al centro della sua agenda la pandemia, il cambiamento climatico e la ripresa globale.
Vogliamo superare le differenze nelle forniture di vaccini contro il Covid-19.
Raggiungere un accordo ambizioso per la riduzione delle emissioni.
E rafforzare le reti di protezione economica per i Paesi più poveri.

Il G20 mette insieme le economie più importanti del pianeta.
Conseguire questi obiettivi è una nostra precisa responsabilità morale.

Per sconfiggere la pandemia, la campagna di vaccinazione deve procedere spedita ovunque.
Solo così potremo salvare vite, frenare il contagio, evitare l’emergere di pericolose varianti.
A oggi, però, soltanto il 2% della popolazione dei Paesi più poveri ha ricevuto almeno una dose di vaccino – a fronte del 42% del resto della popolazione mondiale.
Al Global Health Summit di Roma, le case farmaceutiche hanno promesso di fornire entro la fine di quest’anno 1,3 miliardi di dosi a prezzi calmierati per gli Stati a basso e medio reddito.
Altri 2 miliardi saranno distribuiti entro il 2022.
L’Unione Europea donerà almeno 100 milioni di dosi entro quest’anno.
L’aumento della produzione di vaccini negli ultimi mesi è stato tale da poter garantire forniture adeguate a coprire una porzione significativa della popolazione dei Paesi in via di sviluppo.
È ora necessario che le dosi raggiungano chi ne ha bisogno. In altre parole c’è un problema logistico di importanza pari a quello della disponibilità della produzione di vaccini. 

Il G20 è responsabile nel suo complesso di circa quattro quinti delle emissioni globali.
Gli effetti dei cambiamenti climatici danneggiano però in modo particolare gli Stati più poveri.
Nove dei dieci Stati più colpiti da eventi meteorologici estremi tra il 1999 e il 2018 non sono infatti economie avanzate.
Questi Paesi hanno beneficiato meno di altri del nostro modello di sviluppo, ma ne sono le principali vittime.
Nell’incontro su ambiente, clima ed energia a Napoli, il G20 ha riaffermato l’impegno a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi e a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050.
Intendiamo inoltre raccogliere finanziamenti pari ad almeno 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella loro transizione ecologica.

Papa Francesco, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e l’Arcivescovo di Canterbury hanno rivolto recentemente un appello alla comunità internazionale a “scegliere la vita”, per tutelare anche le generazioni future.
Nella conferenza di novembre a Glasgow dobbiamo rispondere positivamente a questo invito e prendere decisioni coraggiose che coinvolgano tutti gli Stati.

Dopo il trauma della pandemia, l’economia mondiale è di nuovo in crescita.
Tuttavia, la ripresa non coinvolge tutti allo stesso modo.
Secondo le previsioni più recenti, la maggior parte dei Paesi del G20 recupererà il terreno perduto durante la crisi sanitaria entro il 2022.
Questo non avverrà per due terzi degli Stati più fragili.
Le conseguenze per i più poveri rischiano di essere drammatiche.
Secondo la FAO, a causa della pandemia ci sono oltre 150 milioni di persone denutrite in più.

Il G20 ha proposto un pacchetto di misure per sostenere le economie in via di sviluppo, che coinvolge il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Abbiamo raggiunto un accordo per facilitare la ristrutturazione del debito per i Paesi molto indebitati.
C’è ancora molto lavoro da fare per aumentare le risorse, per coinvolgere i creditori privati che non partecipano a questa intesa, alla quale per ora ha beneficiato un numero esiguo di Paesi.
Occorre vigilare sugli impegni già presi ed essere pronti a prenderne di più coraggiosi.

Il dovere della politica è l’azione, preceduta, guidata dallo studio e dalla riflessione.

In questo, voi autorità religiose avete un ruolo fondamentale.
Risvegliate le sensibilità assopite dall’indifferenza o dai calcoli di convenienza.
Richiamate la politica all’azione coerente con il vostro messaggio.
Nei momenti più tragici della storia recente avete costruito ponti laddove il terrorismo e la guerra o, come detto prima, l’indifferenza avevano eretto barriere.
Avete esortato al rispetto delle differenze e al ripudio delle discriminazioni.
E avete difeso con coraggio i diritti delle comunità che sono vittime di persecuzione. 

Le Proposte che avete presentato in questo forum, e che il G20 intende esaminare, riaffermano la profondità del vostro impegno.
E riaffermano l’importanza della conoscenza e dell’ascolto, senza i quali non può esserci un’autentica cultura della diversità, per il pieno riconoscimento dei valori che sono alla base della nostra umanità.


 

Intervento del Presidente Draghi alla cerimonia di intitolazione dell’Aula magna di Bologna Business School a Nino Andreatta

Martedì, 14 Settembre 2021

Sua Eminenza Don Matteo Zuppi, 
Romano, 
Magnifico Rettore Ubertini, 
famiglia Andreatta, 
Autorità tutte.

Sono onorato naturalmente per l’invito a intitolare questa Aula Magna al Professor Andreatta, ma sono anche, come anche ha detto Romano un attimo fa, commosso, perché questo incontro, che avviene per ricordarlo con accenti di straordinaria stima, di apprezzamento, di nostalgia, avviene anche in una sala dove vedo molti volti degli amici di una vita. 

Questo incontro poi mi porta un po’ agli inizi, ai primi passi della mia carriera e un po’ – ero appena tornato dagli Stati Uniti – anche a come vivevo quei valori che Andreatta incarnava.

Questa simpatia spero reciproca - c’è qualcuno qui che può documentare se fosse reciproca o meno - ma certamente da parte mia più che simpatia, questo fascino straordinario che ha esercitato su di me, giovanissimo assistente, è qualcosa che è difficile dimenticare. Perché non era un fascino solo di attrazione intellettuale ma era anche un fascino che conteneva un appello, un richiamo al rigore morale e in questo senso è stato a quell’epoca della mia vita una lezione di vita che non ho più dimenticato.

Nino Andreatta è stato un riformatore paziente, lungimirante dell’economia italiana. In realtà, noi pensiamo sempre all’economia, ma la sua personalità era molto più vasta e lui voleva riformare lo Stato, i comportamenti delle persone, non lo faceva con intento condiscendente, lo faceva istintivamente.
Un protagonista appassionato del dibattito europeo. È stato, come ricordato, un punto di riferimento della vita accademica di Bologna.

Oggi celebriamo prima di tutto il valore che Andreatta dava alla vocazione dell’insegnamento. 
La curiosità intellettuale, coltivata durante la sua formazione italiana e internazionale a Padova, alla Cattolica di Milano, a Cambridge.  
La profonda umanità e i valori morali, come ho detto poco fa, che hanno caratterizzato la sua vita. E che si sono espressi nell’attività accademica e nel servizio alla Repubblica.

Nell’università, com’è stato detto, Andreatta è stato un innovatore. Ha trasformato, anzi ha creato l’Università di Trento sostanzialmente.
A Bologna ha riformato la facoltà di scienze politiche e ha fondato l’Istituto di scienze economiche. 
Nel Mezzogiorno ha creato l’Università di Arcavacata in Calabria, che ancora oggi è una delle più belle università del Sud. 

Ma la generosità di Andreatta ha anche toccato anche la mia carriera, come alcuni di voi, Paolo Onofri e altri, forse anche Romano, ricorderanno.
Senza conoscermi personalmente, come era nel suo stile, prima mi segnalò per l’Università della Calabria e poi indicò a Federico Caffè l’esistenza di una posizione di politica economica alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. 
Fu il mio primo incarico di ritorno dal MIT. Per inciso un anno prima in quell’Università si era laureato Curcio. Quindi potete immaginare la difficoltà, in un certo senso, di adattare dei modelli intellettuali del MIT a quel tipo di studenti, ma è stata un’esperienza straordinariamente fertile.

Durante la mia esperienza a Trento ho avuto anche l’occasione di conoscerlo di persona e di frequentare Bologna molto spesso. Ero regolarmente ospitato a casa Basevi, molto spesso per i seminari che erano frequenti. La vita intellettuale della facoltà era molto, molto vivace a quell’epoca. In un certo senso era il punto di riferimento di una parte di Italia.
La ricchezza culturale della città in quegli anni doveva molto alla sua figura. 

Mi colpì l’attenzione che dedicava ai giovani, a me, alle persone che si trovavano all’inizio della carriera. 
Questa è una caratteristica che lo ha accompagnato in tutta la sua vita, anche molto più tardi vedevo come riusciva a parlare…  – Enrico Letta annuisce perché evidentemente lui è stato uno che l’ha conosciuto piccolo, piccolo, piccolo – era veramente una persona che amava i giovani. 
Tutti coloro che hanno studiato con lui ricordano le sue conversazioni. Ma non solo quelli che hanno studiato. Queste conversazioni - che avvenivano magari in posti abbastanza non studiati a Roma, a Milano, a Bologna, o prima o dopo cena e si prolungavano spesso nella notte - sono ricordi indimenticabili.

Ma lui non è stato solo il maestro di tanti allievi. 

A suo avviso, lo sviluppo morale e civile del Paese doveva coinvolgere i mondi della cultura, della politica e delle professioni, in uno scambio costruttivo.  
Lavorò costantemente per aprire l’università al mondo esterno, ad esempio Prometeia, e colse l’importanza dei centri di ricerca. 
Lo ha fatto con la fondazione di Prometeia, con l’AREL. 
Non credo di aver detto tutte le Istituzioni che lui ha fondato, credo ve ne siano state delle altre che in questo momento non ricordo. L’istituzione viene spesso descritta come un luogo chiuso, per Andreatta doveva essere per definizione un luogo aperto. Quindi in tutti posti dove lui è stato ha sempre abbracciato altre realtà. 

Nei giorni del Forum Interreligioso del G20, qui a Bologna oggi pomeriggio, voglio ricordare anche il suo impegno come presidente della Fondazione per le scienze religiose.  
Alla costante vocazione di Andreatta per la ricerca si deve anche il suo timbro intellettuale. 
Ha sempre messo in discussione le sue convinzioni.  
Visione e pragmatismo non erano per lui alternative ma complementari.
La sua intelligenza era sempre applicata alla realtà.

Nei suoi scritti e nelle sue azioni ha sempre voluto sempre guardare al futuro. 
Dall’analisi del divario tra Europa e Stati Uniti sulla tecnologia e la ricerca, alla centralità della questione demografica, fino alla difesa comune europea.
Molti suoi interventi di trenta o di cinquant’anni fa, sia nell’accademia, sia nell’ambito politico-culturale in realtà ci parlano del nostro presente. 

Il tratto più rilevante di Andreatta uomo di Stato resta il suo rigore morale.
Lo studio e la conoscenza dei problemi alimentavano la sua indipendenza di giudizio. 

Da Ministro, si è mosso in modo coraggioso e onesto in anni drammatici per la Repubblica, e non ha esitato a prendere decisioni necessarie anche quando impopolari. Sono tentato di dire “soprattutto” se erano impopolari.
“Le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato,” come sintetizzò una volta con efficacia.
Penso in particolare agli anni a Via XX Settembre, al Bilancio e al Tesoro, tra il 1980 e il 1982. 
Alla sua critica alla degenerazione delle politiche di bilancio. 
Al suo sostegno alla scelta dell’indipendenza della Banca centrale dal Governo. 
Alla soluzione della crisi del Banco Ambrosiano. 

Andreatta ha attraversato le tempeste di quegli anni con autonomia, indipendenza e immediatezza. 
Esortando anche la propria parte politica a “dire molti no e pochi sì per evitare che tutto sia travolto nella irresponsabilità”. 
La politica di allora non lo ascoltò, anzi lo emarginò.
I risultati di quella scelta scellerata della politica di allora sono ancora oggi, purtroppo, davanti a noi.

In questi mesi, ho spesso ricordato come le ingenti risorse del programma Next Generation EU debbano richiamarci al senso di responsabilità.
Non solo verso l’Europa, ma verso noi stessi e verso le nuove generazioni.  
Abbiamo il dovere di spendere in maniera efficiente e onesta.  
E di avviare un percorso di riforme per rendere l’economia italiana più giusta ma anche più competitiva, capace di riprendere un sentiero di crescita che abbiamo abbandonato un quarto di secolo fa.

La vita di Andreatta, che è stato uno tra i più tenaci costruttori dell’integrazione europea in Italia, ci offre soprattutto oggi un esempio veramente attuale.

Sono certo che saprà ispirare le generazioni di studenti che siederanno in quest’Aula. Grazie.
 

14 Settembre 2021

Il Presidente Draghi alla Cerimonia conclusiva del G20 Interfaith Forum 2021

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è intervenuto a Bologna alla Cerimonia conclusiva del G20 Interfaith Forum 2021.

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