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29 Aprile 2021

Convocazione del Consiglio dei Ministri n. 16

Il Consiglio dei Ministri è convocato giovedì 29 aprile 2021, alle ore 11.30, a Palazzo Chigi. Seguirà l’ordine del giorno.

28 Aprile 2021

Riunione del Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri è convocato alle ore 11.30 a Palazzo Chigi.

29 Aprile 2021

Consiglio dei Ministri n. 16

Si è svolta a Palazzo Chigi la riunione del Consiglio dei Ministri. Nel comunicato stampa i provvedimenti adottati.

28 Aprile 2021

Dichiarazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi sulla missione di assistenza sanitaria in India

“Desidero esprimere la mia profonda vicinanza al popolo indiano per le sofferenze provocate dalla nuova ondata della pandemia. L’Italia non farà mancare il proprio sostegno in questo momento di difficoltà. Abbiamo offerto, attraverso il Dipartimento della Protezione Civile, disponibilità all’invio di un sistema di produzione di ossigeno, messo a disposizione dalla Regione Piemonte, che potrà essere utilizzato per rifornire un ospedale tradizionale o da campo. Invieremo anche una squadra di personale specializzato per garantirne la corretta messa in opera”.

28 Aprile 2021

Dichiarazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi

Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta.
La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani.
A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime.

PNRR, la replica al Senato

Martedì, 27 Aprile 2021

La prima osservazione che mi viene da fare dopo aver sentito il dibattito, è che oggi è un giorno positivo, non di cui dispiacersi. È positivo per l'Italia.

Questo Senato - voglio ricordarlo - è stato protagonista nel disegno, attraverso le osservazioni fatte, di cui abbiamo tenuto conto.
Molte delle osservazioni fatte richiamano giustamente la scarsità dei tempi che c'è stata. Ho ricordato in altre occasioni che la data del 30 Aprile non è una data mediatica: è una data per avere subito i soldi. Avremmo potuto presentare il piano il 10 maggio, e i soldi li avremmo avuti dopo - non so se a giugno o addirittura dopo l’estate - quindi questo è il motivo di questi tempi molto stringenti.
Fra l'altro, non ho mai detto “garantisco io”; non è il mio stile. 

Al centro del piano c'è l'Italia con le sue straordinarie qualità che ci rendono orgogliosi, e anche le sue ormai storiche fragilità, su cui credo che tutti siamo d'accordo. Occorre trovare ora il consenso per affrontarle e risolverle.
Questo piano ci dà l'occasione per farlo. Quindi questo piano è sì un disegno di un progetto: ci sono tanti numeri, c’è tanto denaro dentro, ma è anche un’occasione per farci riflettere che dobbiamo lavorare insieme. Quando dico insieme non intendo soltanto qui, ma insieme con il Governo, insieme con gli enti locali, insieme con tutto il popolo italiano. Altrimenti, i cambiamenti che questo piano presuppone e di fatto poi creerà - pensate soltanto alla mole degli investimenti, pensate che l’Italia resti la stessa dopo? - questi cambiamenti avranno effetti sia economici ma anche sociali importanti.
Tali cambiamenti si possono attuare soltanto se c'è accordo, se c'è volontà di successo, non di sconfitta. Ciò che ci sta davanti è molto complesso: le riforme, l’impianto istituzionale, ministeri, Regioni, Comuni, Province, e poi la vera e propria “messa a terra”, come si dice.
Dicevo stamattina: corruzione, stupidità, interessi costituiti continueranno ad essere i nostri nemici, che sono certo saranno battuti. Ma c'è anche un altro nemico: l’inerzia istituzionale che si è radicata nei nostri comportamenti, anche per la stratificazione di norme che ha accompagnato gli ultimi trent’anni. Queste riforme ci aiuteranno a superarle e per questo sono così importanti.

Tornando proprio ai tempi limitati di cui questa discussione ha potuto giovarsi, ci sarà il momento dell'attuazione. Nel momento dell’attuazione - ricordiamoci - le riforme saranno adottate con degli strumenti legislativi: disegni di legge, leggi delega, decreti-legge, nei cui procedimenti di adozione il Parlamento tutto, avrà - come ovvio - un ruolo determinante nella discussione e nella determinazione del contenuto. Quindi, ancora una volta, la collaborazione tra il potere legislativo ed esecutivo è cruciale in questa prospettiva.
Siccome molti interventi hanno riguardato il Sud, vorrei iniziare da lì in particolare. Facciamo prima un conto delle risorse che vanno al Sud: sono poche le risorse destinate dal piano?

Allora: non ci sono solo le risorse del piano. Il Mezzogiorno dispone di un complesso di risorse provenienti da diverse fonti di finanziamento. Il PNRR e il fondo complementare destinano al Mezzogiorno circa 82 miliardi di euro, su 206 totali delle risorse ripartibili su base territoriale: il 40%.
A queste risorse però si aggiungono quelle dello strumento React-EU, appositamente attivato dall’Unione europea per contrastare gli effetti della crisi pandemica: su un totale di 13,5 miliardi di euro destinati all’Italia, al Mezzogiorno andranno 8,5 miliardi di euro, destinati in larga parte a realizzare iniziative nel settore delle politiche del lavoro, dell’inclusione sociale, della salute e della ricerca.

Le aree del Mezzogiorno potranno inoltre beneficiare delle ingenti risorse stanziate dal bilancio dell’Unione europea, per i Fondi strutturali 2021-2027 e i Fondi per lo Sviluppo Rurale e la Pesca. Unitamente alle corrispondenti risorse del co-finanziamento a carico del bilancio statale, al Mezzogiorno andranno circa 60 miliardi di euro su 85. Queste risorse saranno destinate a realizzare interventi in molteplici settori: ricerca, innovazione, tecnologie digitali, sostegno dell’economia a basse emissioni di carbonio, gestione sostenibile delle risorse naturali, sistema delle imprese, occupazione, scuola, etc.
Poi, le aree del Mezzogiorno potranno inoltre beneficiare: per la realizzazione dell’alta velocità - la linea ferroviaria Salerno-Reggio - di ulteriori risorse pari a 9,4 miliardi di euro su un totale di 10,4. Si tratta delle risorse reperite sullo scostamento di bilancio approvato dal Parlamento nei giorni scorsi. Saranno incluse nel prossimo decreto-legge sul Fondo Complementare e saranno aggiuntive al fondo stesso.
Ulteriori risorse provengono dal Fondo Sviluppo e Coesione, con questa ripartizione:

  • per la programmazione per il 2014-2020, 24 miliardi di euro per il Sud su un totale di circa 30 programmati e non ancora impegnati;
  • per la programmazione 2021-2027, 35 miliardi di euro al Sud, su un totale di 44 miliardi già assegnati, e con la restante parte che sarà assegnata con legge del 2022;
  • la ricostituzione delle risorse 2021-2027 utilizzate nel PNRR, per 12,4 miliardi di euro al Sud su un totale di 15,5, su scostamento di bilancio approvato dal Parlamento nei giorni scorsi, saranno incluse nel prossimo DL sul fondo complementare.

Naturalmente sarà importante evitare che i programmi straordinari siano compensati da una riduzione della spesa ordinaria ma, detto questo, qual è la lezione che si trae?
La prima lezione che si trae è che il Sud non è stato discriminato in questo flusso di fondi: si potrà far meglio, si potrà cercare di riparare a qualche mancanza in tutta questa congerie di sorgenti di fondi, ma sostanzialmente l’impressione non è quella di una discriminazione colpevole.
La seconda lezione è che le risorse saranno sempre poche, se uno non le usa: questo è il punto. Per usarle, certamente le riforme aiuteranno, ma c'è veramente una storica inerzia che bisogna superare, che non è colpevole ma si vede soprattutto nella fase di progettazione. Anche su questo bisogna impegnarsi collettivamente e il Governo ha previsto nel PNRR la costituzione di gruppi di lavoro che possono essere di aiuto in questa fase, naturalmente se graditi.

Vengo ad alcuni punti specifici sempre sul sud. Per i porti, il PNRR prevede una componente denominata intermodalità e logistica integrata a cui sono destinati 3 miliardi e mezzo di euro; oltre 1,2 miliardi, pari al 44% del totale territorializzato, appare destinato ai principali porti del Mezzogiorno, per interventi portuali propriamente detti e altri interventi per la resilienza delle strutture portuali contro il cambiamento climatico. Questi sono interventi fatti con risorse nuove e non attraverso la programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione. Ci sono poi 630 milioni di interventi per le aree retroportuali industriali comprese nelle zone economiche del Mezzogiorno, che andranno a incidere tra l'altro proprio sui principali nodi logistici e portuali del Sud: Napoli, Taranto e Gioia Tauro.

Per Gioia Tauro è inoltre previsto nel contratto di programma il finanziamento per oltre 60 milioni di euro per il collegamento del porto alla rete regionale ferroviaria. Sull’alta velocità, ho detto prima dei 4 miliardi e 640 milioni che copriranno i primi lotti funzionali di Napoli-Bari Salerno-Reggio Calabria Palermo-Messina-Catania e Roma-Pescara. Altri 4,9 miliardi circa per le connessioni diagonali come la Battipaglia Taranto e per il potenziamento di linee e stazioni ferroviarie meridionali. È molto rilevante sottolineare che al fondo complementare da 30 miliardi si aggiungono poi ulteriori 9 miliardi e 400 milioni, risorse necessarie per i successivi tre lotti della Salerno-Reggio Calabria come ho detto prima. 

Bando di asili nido, il bando per l'assegnazione ai comuni dei primi 700 milioni di euro per gli asili nido è stato indetto sulla base di una norma di legge della scorsa legge di bilancio. I criteri di riparto di queste risorse riservano il 60% del totale alle aree svantaggiate, in gran parte quelle del Mezzogiorno, delle zone periferiche delle grandi città e delle aree interne. Per i prossimi bandi sarà evidentemente necessario correggere gli eventuali elementi di debolezza che riscontreremo con questo bando. L'obiettivo, ricordiamo, è dotare l'intero paese di una infrastruttura sociale che renda possibile il raggiungimento dell’obiettivo europeo del 33% di bambini coperti da un servizio essenziale per le famiglie e per l'occupazione femminile. 

Poi c'è stata una domanda sui criteri assegnazione dei fondi Recovery, la famosa cantierabilità come criterio di selezione. Sì, è vero che l'Italia ha ottenuto la quota più significativa di fondi europei proprio perché c'è un’ampiezza dei divari territoriali da colmare, ma è anche vero che l'unione europea chiede di ridurre tali divari, divari territoriali, genere, generazionali con azioni effettive e riforme efficaci. Non con una mera ripartizione contabile delle risorse. Il nostro obiettivo con il piano è ridurre questi divari. E le stime sulla crescita e l'occupazione che ho dato prima, e che il piano produrrà, testimoniano la bontà di questa visione. Il PNR però, ricordiamolo, ha un vincolo di utilizzo di 5 anni. Non è un alibi, è un dato di fatto. Deve tener conto anche delle storiche difficoltà del Sud di assorbimento dei fondi pubblici, quindi dobbiamo lavorare insieme anche su quel fronte. 

Ora vengo ad altre osservazioni specifiche, sono d'accordo con tutto quel che ha detto la Senatrice Cattaneo, quindi non risposte specifiche se non rimarcare che il suo invito di procedere all' assegnazione dei fondi attraverso procedure competitive è stato pienamente accolto, anche nella costituzione dei centri di ricerca. Non ci sono più numeri, si creano soltanto se si vincono i bandi. Più fondi alla ricerca su base ordinaria, certamente, su questo ci si tornerà nella prossima legge di bilancio.  Vengo al secondo punto poi, sul fatto che c'è un nesso tra riforme e politiche economiche, politiche monetarie e politiche fiscali. Io sono stato spesso rimproverato, avendo inaugurato una politica monetaria più espansiva, di aver rimosso gli stimoli per i Governi a fare le riforme. Questa è un'accusa che mi veniva spesso rivolta perché si crede che le riforme si fanno solo strozzando i Paesi con gli alti tassi di interesse, ma non è vero. Non c'è nessuna relazione tra riforme e tassi di interesse. Tant'è vero che oggi facciamo le riforme, e le faremo, con i tassi pari a zero.
Perché questo? Perché c'è il PNRR che inaugura una diversa stagione di politica fiscale, di politica di bilancio a livello europeo.
Questa è una scommessa che facciamo collettivamente in tutta l'Europa, e la scommessa è sulla capacità di spendere, ma soprattutto di spender bene questo denaro. E questa scommessa vede l'Italia in prima fila come il Paese che ha tirato di più su questo fondo, forse la Spagna qualcosa di più. Quindi noi saremo, in un certo senso responsabili, del successo o della perdita di questa scommessa. Una sconfitta su questo fronte, è grave.
Prima di tutto perché i primi a pagarne il prezzo saremo noi, ma è grave anche per il futuro dell’Europa, perché non ci sarà più possibilità di convincere gli altri europei a fare una politica fiscale comune, a mettere i soldi insieme. Voglio ricordare che mettere i soldi insieme e fare una politica fiscale comune, prima di tutto torna a nostro beneficio perché siamo uno dei Paesi più fragili dell'Unione Europea. 

Altre domande specifiche sono sulla connettività. Comincio dalla banda larga, Il Governo intende stanziare 6,31 miliardi per le reti ultraveloci, la banda larga e il 5G.  L'obiettivo del Governo è portare entro il 2026 reti a banda ultra larga ovunque, senza distinzioni territoriali ed economiche. A maggio abbiamo la mappatura dei piani di investimento previsti dai privati per identificare le aree del Paese che senza interventi del Governo resterebbero sfavorite. Per queste aree è previsto un contributo statale per assicurarci che non si creino nuovi divari digitali da qui al 2026. Vogliamo che si evitino duplicazioni di investimento, che gli operatori di mercato scelgano le tecnologie più adatte ad ogni zona e che comunque la scelta dei cittadini e la concorrenza vengano tutelate. Grazie a questa nuova e completa infrastruttura intendiamo investire per ammodernare la nostra amministrazione, connettere tutte le scuole e gli ospedali, incentivare le imprese a investire e digitalizzarsi. 

Sulla semplificazione, la semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni è obiettivo essenziale per la riuscita del piano. Più in generale, per il rilancio del settore delle costruzioni. In merito agli appalti intendiamo riformare la disciplina nazionale sulla base delle tre direttive dell'Unione Europea  2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE per renderla più snella rispetto a quella vigente, anche sulla base di una comparazione con la normativa adottata in altri stati membri dell'Unione Europea. E a tal fine si interverrà con una legge delega da presentare entro quest'anno. Inoltre intendiamo prorogare le semplificazioni adottate con il DL 76/2020 fino al 2023. A prescindere dal PNRR la semplificazione normativa e amministrativa, è un obiettivo cruciale per il Governo. Il PNRR di per sé contiene molte misure per accelerare l'attuazione degli interventi. 

Le riforme previste nel piano sono poi accompagnate da indicazioni sulle tempistiche. Sarà approvato un altro DL a maggio con gli interventi urgenti di semplificazione e questo lavoro proseguirà in maniera progressiva e costante fino al 2026. 
Un punto, direi marginale sulla giustizia. Il Senatore Dal Mas e il senatore Barboni hanno espresso punti di vista diversi, per il Senatore Dal Mas spendiamo troppo, per il senatore Barboni spendiamo poco. I numeri son questi, secondo me hanno ragione quasi tutti e due: dunque per 100.000 abitanti l'Italia ha 3,7 Pm, la Francia ne ha tre, ma la Germania ne ha 7, il Regno Unito ne ha 8,6 e la Spagna ne ha 5. Anche qui, è importante investire, importante spendere, importante anche aumentare gli organici, ma importante è farlo bene. Quindi anche qui la qualità del capitale umano che si accumulerà nei prossimi mesi, nei prossimi anni, è molto importante. 

Sul ponte di Messina, sul ponte sullo Stretto, non posso dire altro che c'è una relazione, pronta ormai, oggi credo sia stata terminata, o nei giorni scorsi. E sarà inviata dal ministro delle Infrastrutture al Parlamento per la discussione. Non ho altri punti particolari, probabilmente non sono riuscito a rispondere a tutte le domande, credo però di averne risposto alla maggioranza.

Grazie
 


Per saperne di più

27 Aprile 2021

DSG 2 marzo 2020, notifica per pubblici proclami del ricorso REP 5664/2020

Notifica per pubblici proclami del ricorso straordinario al Capo dello Stato per motivi aggiunti avverso il decreto del Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pubblicato nella Intranet il 19 marzo 2020, di approvazione della graduatoria finale della procedura di selezione per il passaggio dalla Categoria B al parametro retributivo iniziale della Categoria A, riservato al personale appartenente al ruolo speciale del Dipartimento della Protezione civile.

27 Aprile 2021

In arrivo alle Regioni 2,2 milioni di dosi Pfizer

Sono 2,2 milioni le dosi di vaccino Pfizer che verranno distribuite a partire da domani mattina alle Regioni/Province autonome. L’afflusso in Italia del vaccino è iniziato nella giornata di oggi e si concluderà domani, quando - a seguire - partiranno tutte le consegne dirette verso le oltre 200 strutture sanitarie designate dalle Regioni.

PNRR, replica del Presidente Draghi alla Camera dei Deputati

Martedì, 27 Aprile 2021

Buongiorno a tutti, 

Vorrei intanto ringraziarvi per il contributo della discussione di ieri, e cercherò di rispondere a tutte le osservazioni fatte procedendo punto per punto.  

Voglio ribadire il profondo rispetto che il governo e io abbiamo per il Parlamento. Naturalmente i tempi erano ristretti. La scadenza del 30 aprile non è mediatica – come si è detto – è che se si arriva prima si ha accesso ai fondi prima. La Commissione andrà sui mercati a fare la provvista per finanziare questo fondo intorno al mese di maggio/giugno, poi la finestra si chiuderà temporaneamente per l’estate, e quindi se il Piano viene presentato prima si ha accesso alla prima quota della provvista. Non così se invece si va più avanti. 

Per cui mi dispiace molto per i tempi ristretti di questa discussione. Abbiamo tenuto conto però dei molti punti di vista del Parlamento espressi sia nelle opinioni espresse prima, sia ne corso delle interlocuzioni stesse che il Parlamento ha avuto con parti sociali sia con l’altissimo numero di interlocutori che il Parlamento ha incontrato.

Un’altra osservazione concerne l’attuazione del Piano. Il dialogo non è finito qui: il contributo che il Parlamento può dare è solo all’inizio. Infatti tutte queste riforme che sono contenute nel Piano saranno adottati con provvedimenti e strumenti legislativi: disegni di legge, leggi delega e decreti legge), nei cui procedimenti di adozione il Parlamento avrà, com’è ovvio, un ruolo determinante nella discussione e nella determinazione del contenuto. Quindi una collaborazione tra legislativo ed esecutivo è fondamentale ora e lo sarà ancora di più nei mesi a venire. Vi sono state richieste di chiarimenti da parte di molti sull’attuazione del Piano e in particolare sul ruolo degli Enti Locali e le Autonomie. La vera sfida – non appena questo Piano viene consegnato – è quella di trovare un modo di attuazione dove amministrazioni locali, territoriali, governo centrale che sono chiamati a una mole di interventi, soprattutto investimenti pubblici decisamente eccezionale, trovino uno schema di governo del Piano. Questo è il vero governo, non è tanto cosa fa Palazzo Chigi, cosa succede a Palazzo Chigi, che comitati si formano. Questo è il punto nodale del Piano. Il processo è relativamente chiaro per quel che riguarda la parte di attuazione dei mi misteri, è invece molto più complesso per quanto riguarda il coordinamento del ruolo che avranno il governo da una parte e i vari Enti locali dall’altra che sono i veri attuatori del Piano a cui viene destinato il Piano. Perché devono avere un ruolo centrale nel Piano? Perché sono loro ad avere massima contezza dei bisogni del territorio. In particolare in ambiti quali la Coesione sociale e la Sanità, come tra l’altro previsto anche dalla Costituzione. Quindi non c’è Stato contro Enti locali. E’ esattamente il contrario. Questo è il messaggio che abbiamo voluto dare dall’inizio di questo governo e che viene confermato da questo Piano. Oltretutto il governo prevede anche che qualora sia necessario e gradito vi siano anche dei gruppi di lavoro, delle squadre che possano rinforzare l’azione degli Enti locali quando necessario. Per quanto comunque in questo il governo del Piano sarà definito da un intervento normativo che verrà adottato a breve. 

Alcune osservazioni sulle poche risorse ai giovani, alle donne lavoratrici, al Sud, alle infrastrutture digitali. In generale questo Piano permette investimenti che sarebbero stati impossibili e impensabili fino a pochi giorni fa. Tutto il Piano è un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni. Primo: ho detto ieri che ai nostri giovani dobbiamo garantire welfare, una casa e un’occupazione sicura. Ieri ho parlato in questa aula delle misure del Piano per le famiglie giovani, quelle per le infrastrutture sociali e le case popolari, e gli incentivi fiscali per i mutui.

Inoltre, il piano interviene per garantire in maniera equa e adeguata il diritto allo studio, e stanzia quasi un miliardo per gli alloggi studenteschi, mezzo miliardo per le borse di studio per accedere all’università. Prevede poi l’ampliamento dei dottorati, attraverso un finanziamento cumulativo di circa un miliardo.

Ribadisco inoltre l’introduzione di una previsione per condizionare l’esecuzione dei progetti finanziati non solo dal PNRR, ma anche da REACT-EU e dal Piano complementare, alla nuova occupazione giovanile e femminile. Quello che ieri ho chiamato condizionalità trasversali del Piano. 

Il Piano prevede importanti misure a sostegno delle donne lavoratrici. Vi sono interventi a favore dell’imprenditoria femminile, ma soprattutto un corposo pacchetto per aiutare ad alleggerire il carico familiare che spesso grava sulle spalle delle donne. Il Piano asili nido, che è stato toccato da molti interventi, stanzia ben 4,6 miliardi per gli asili nido e le scuole d’infanzia. Questo investimento porta a creare circa 230.000 nuovi posti destinati ai bambini più piccoli, e credo sia una stima prudenziale. L’ambizione del Governo è raggiungere e superare gli obiettivi europei a riguardo. D’altronde abbiamo un tale arretrato che bisogna porsi obiettivi ambiziosi per recuperare un po’ di quello che si è perso nel passato. Si prevede inoltre il rafforzamento dei servizi di prossimità e di supporto all’assistenza domiciliare. 

Anche sul Mezzogiorno ci sono stati molti interventi. Il Piano esplicita in maniera chiara come verranno spese le risorse inserite nei piani del Dispositivo europeo e nei fondi aggiuntivi. 

Al Sud andrà circa il 40% delle risorse a fronte del 34% della popolazione. E saranno ripartite con il criterio del territorio. Sono 82 miliardi: è molto anche più alta della quota di Prodotto interno lordo.

Alcune Missioni del Piano prevedono poi investimenti in quote ancora maggiori: Penso ad esempio alla Missione 3, Infrastrutture per la Mobilità Sostenibile, dove arriva al 53%, o alla Missione 4, Istruzione e Ricerca, dove tocca il 46%. Inoltre, oltre il 45% degli investimenti nella connettività a banda ultralarga si svilupperà nelle regioni del Sud. 

Ad altri commenti sul Sud ribadisco che gli interventi in questa aerea convergono su quattro priorità: il miglioramento dei servizi, la sostenibilità, le connessioni, i collegamenti e l’attrazione di nuovi investimenti. Sono tutte misure che si inseriscono nella nostra visione complessiva: far ripartire e poi accelerare la convergenza del Mezzogiorno, ferma ormai da mezzo secolo.

A proposito dell’osservazione sui livelli essenziali delle prestazioni, la loro definizione è molto importante per il Governo e infatti è contenuta nel Piano. Un esempio è quello del programma per la garanzia e occupabilità dei lavoratori, nella riforma delle politiche attive del lavoro, della riforma della non autosufficienza, che si basano proprio sulla definizione dei livelli essenziali di prestazioni. Il Governo sta anche lavorando in particolare sul tema degli asili nido, in modo da aumentare l’offerta delle prestazioni di educazione e cura della prima infanzia nei territori più lontani dall’obiettivo europeo del 33% di bambini che possono accedere al servizio. 

Per quanto riguarda la banda larga, il governo intende stanziare 6,31 miliardi per le reti ultraveloci, la banda larga e il 5G. L’obiettivo è portare entro il 2026 reti a banda ultra larga ovunque senza distinzioni territoriali ed economiche. A maggio, quindi tra pochi giorni, avvieremo la mappatura dei piani d’investimento previsti dai privati per identificare le aree del Paese che senza interventi del governo resterebbero sfavorite. Per queste aree è previsto un contributo statale per assicurarci che non si creino nuovi divari digitali da qui al 2026. Vogliamo che si evitino duplicazioni di investimento, che gli operatori di mercato scelgano le tecnologie più adatte ad ogni zona e che comunque la scelta dei cittadini e la concorrenza in questo settore vengano tutelate. Perché in questo settore l’effetto di maggiore concorrenza – e si è visto negli ultimi 20-30 anni – si riflette in prezzi più bassi per i cittadini e anche qualità migliore. Non sostengo che la concorrenza sia il toccasana in tutte le situazioni, assolutamente no. Nella maggior parte delle situazioni in effetti è una concorrenza regolata che va immaginata, non una concorrenza senza regole. Ma queste sono cose che abbiamo imparato purtroppo a nostre spese negli ultimi anni. Grazie a questa nuova e completa infrastruttura intendiamo investire per ammodernare la nostra amministrazione, connettere tutte le scuole e gli ospedali, incentivare le imprese a investire e digitalizzarsi.

Poi abbiamo avuto delle osservazioni sul turismo. Io sottolineo che a questi settori – essenzialmente cultura e turismo - sono destinati circa 8 miliardi di euro. Sono previsti interventi per la valorizzazione di siti storici e culturali, volti a migliorare la sicurezza, l’accessibilità e la loro attrattività. Ci sono investimenti nel digitale, per consentire il collegamento dell’interno ecosistema turistico e per migliorare la competitività delle imprese. 

Per quanto riguarda Roma, altro tema sollevato, il PNRR prevede un’iniziativa specifica che si chiama “Caput Mundi” da 500 milioni di euro per finanziare progetti che valorizzano il patrimonio storico e culturale della città di Roma; permettono la messa in sicurezza di luoghi pubblici ed edifici storici; digitalizzano i servizi culturali e rinnovano parchi e giardini storici. E spero anche non storici. Nel complesso, intendiamo avviare un progetto che muovendo dalla Capitale porti il turismo lungo i percorsi nazionali spesso meno noti ma non meno unici.

E’ stato toccato anche il tema del Made in Italy. Uno degli obiettivi principali della Missione 1 è favorire l’internazionalizzazione e la crescita dimensionale delle imprese, soprattutto nei settori più innovativi e strategici. In questo senso vanno gli interventi nell’ambito del Fondo per l’internazionalizzazione la cui dotazione è di circa 1,2 miliardi di euro, e quelli specifici sui settori ad alta tecnologia come l’aerospazio. In generale, gli investimenti su ricerca e sviluppo contribuiranno a un Made in Italy improntato sempre di più alla capacità innovativa.

Molti di voi hanno chiesto garanzie relativamente al superbonus. Ripeto quello che ho detto ieri: tra PNRR e Fondo complementare, sono previsti oltre 18 miliardi, le stesse risorse che erano state stanziate in precedenza. La misura è finanziata fino alla fine del 2022, con estensione al giugno 2023 per le case popolari (Iacp). Per il futuro, il Governo si impegna a inserire nel Disegno di Legge di bilancio per il 2022 una proroga dell'ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021. E son completamente d’accordo: l’ecobonus tira poco perché le procedure son troppo complesse. Quindi con un decreto legge che sarà presentato entro il mese di maggio interveniamo con importanti semplificazioni per far sì che la gente lo possa usare.  

Ci sono stati anche rilievi sull’agricoltura. Diversi progetti riguardano la sua digitalizzazione: stanziamo 500 milioni per l’innovazione e meccanizzazione nel settore agricolo ed alimentare. Il progetto sostiene l’ammodernamento dei macchinari agricoli che permettano l’introduzione di tecniche di agricoltura di precisione e l’utilizzo di tecnologie di agricoltura 4.0, nonché l’ammodernamento del parco automezzi al fine di ridurre le emissioni.

Ci sono state poi varie sollecitazioni sul tema dell’idrogeno. Prima di tutto voglio sottolineare come il PNRR stanzi complessivamente 3,6 miliardi sullo sviluppo dell’idrogeno, dato significativamente superiore ai 2 miliardi della Francia e all’1,6 miliardi della Spagna. 

È evidente che la transizione debba tendere all’utilizzo dell’idrogeno verde. Questo – teniamolo a mente - richiederà un’efficacia senza precedenti nel raggiungimento degli obiettivi di generazione di elettricità da sorgenti rinnovabili, in assenza delle quali si dovranno considerare tecniche alternative per la generazione del vettore idrogeno. Il target previsto è il 72% dell’elettricità globale da fonte rinnovabile nel 2030. Vuol dire installare circa 70 GigaWatt di potenza rinnovabile nei prossimi 10 anni. Il ritmo attuale di installazione della potenza è 0,8. Dunque tutto dipenderà da quanto saremo in grado di rispettare la tabella di marcia del piano, riducendo al minimo i ritardi nell’implementazione delle infrastrutture energetiche. O attuiamo queste riforme o la transizione energetica richiederà – fate voi i conti - più di 30-40 anni. 
In tema di punti di ricarica dei veicoli elettrici – un altro tema che è stato sollevato – nel piano ci sono obiettivi puntuali ed ambiziosi. L’obiettivo è sviluppare 7.500 punti di ricarica nelle superstrade e circa 13.700 punti di ricarica nei centri urbani.

Più in generale, noto che sono arrivate osservazioni apparentemente opposte circa la transizione ambientale. Per alcuni si teme che possa far danno al nostro sistema industriale esistente. Da altri si chiede che essa permei ogni ambito di intervento. Io credo che sia una contraddizione relativamente semplice da sciogliere.

Il Governo è convinto che la transizione ecologica debba riguardare tutti i settori produttivi. Essa è una priorità trasversale per tutto il Piano. Il PNRR alloca circa il 40% delle risorse ad obiettivi climatici. Oltre agli interventi previsti nella Missione 2, ci sono quelli sui trasporti, e sull’efficienza energetica. Siamo quindi ben oltre l’obiettivo europeo del 37%. 

Allo stesso tempo, siamo convinti che la transizione ambientale sia un motore di sviluppo e di occupazione, soprattutto per i giovani. Finora è stata vista come un ostacolo agli investimenti, un ostacolo al “progresso”. Dobbiamo capire che se è fatta bene non è un ostacolo al progresso: genera occupazione, genera innovazione, genera produzione. Faccio un esempio: la filiera dell’automotive, e i cambiamenti che vengono ad essa apportati dalla mobilità elettrica. Per questo sono presenti significativi, specifici investimenti nelle batterie.

Per quanto riguarda il tema della commissione sulla Valutazione d’Impatto Ambientale, la durata media della conclusione dei procedimenti è di oltre due anni. Non sono tempi compatibili con le infrastrutture di cui abbiamo bisogno, e che, ricordo, mettiamo in campo anche per andare incontro agli obiettivi ambientali. Le riforme che proponiamo portano a una riduzione dei tempi, anche con il rafforzamento della capacità del nuovo Ministero della transizione ecologica.

C’è poi stata un’osservazione sul consumo di suolo, che ha particolare rilievo nel Piano e su cui il Governo si impegna a presentare una legge. Come esempio di questa attenzione, voglio citare l’investimento “parco agri-solare”, che sarà realizzato senza consumo di suolo.

Passo ora al tema dell’alta velocità. Il Piano e il Fondo Complementare prevedono investimenti per oltre 15 miliardi. Un esempio è la linea ad Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria. Ho detto che è vera alta velocità, dove i treni potranno viaggiare a 300 Km all’ora. Con questi investimenti, ci si metterà lo stesso tempo da Roma a Torino e da Roma a Reggio Calabria. 

Tutte le linee ad alta velocità non sono progetti vecchi, ma sono progetti estremamente innovativi. La Roma-Pescara è una novità assoluta. Il raddoppio del binario sulla linea esistente della Palermo-Catania-Messina va incontro ad un’esigenza avanzata dalla regione Sicilia.

Per gli interventi ferroviari al Nord sono destinati 8,6 miliardi. Consentono di potenziare i servizi di trasporto su ferro e stabiliscono per le merci connessioni efficaci con il sistema dei porti esistenti. In particolare grazie ai lavori sul tratto Liguria-Alpi i tempi di percorrenza sono dimezzati sia sulla tratta Genova-Milano che sulla quella Genova-Torino. E la capacità sarà aumentata da 10 a 24 treni/ora.

Diverse questioni sono state poste a proposito dell’housing sociale. I 500 milioni dell’housing sociale sono inseriti nel programma innovativo della qualità dell’abitare. Attraverso questo progetto, investiamo 2,8 miliardi nella realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica, per ridurre le difficoltà abitative, con particolare riferimento al patrimonio pubblico esistente, e alla riqualificazione delle aree degradate e puntiamo sull'innovazione verde e sulla sostenibilità.

Sono stati fatti anche degli interventi a proposito delle aree colpite da eventi sismici. Per queste aree, sono previsti 1,78 miliardi di euro nel Fondo Complementare. Il PNRR, poi, prevede diversi interventi di riqualificazione di edilizia pubblica, nell’ambito dei quali sono previsti anche interventi di prevenzione antisismica.

C’è poi stata un’osservazione sui fondi stanziati per la ricerca. Le risorse per la ricerca sono aumentate rispetto alla precedente versione nel Piano. Ma non basta: oltre al PNRR, la ricerca di base deve ricevere un maggiore supporto con le politiche ordinarie, ed essere sottoposta a valutazione in modo da verificare l’efficacia degli investimenti.    

Vi sono state numerose sollecitazioni sulla tassazione. La riforma del fisco fa parte di quell’insieme di riforme che, sebbene non ricomprese nel perimetro delle azioni previste dal Piano, devono accompagnarne l’attuazione. La riforma fiscale è tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee.

Per fare la riforma fiscale occorre una ampia condivisione politica. Il Governo si è impegnato a presentare una legge delega entro il 31 luglio 2021. Quindi, di nuovo, tra poco. Il Parlamento sarà pienamente coinvolto e svolgerà, ha già svolto, un ruolo di primo piano attraverso l’“indagine conoscitiva sulla riforma dell’IRPEF e altri aspetti del sistema tributario” avviata dalla Commissioni parlamentari e tuttora in corso di svolgimento. Le indicazioni che proverranno dal lavoro delle Commissioni saranno riflesse nel testo del disegno di legge delega.

È presto, pertanto, per dare risposte su quale sarà la riforma del fisco. Io ho enunciato alcuni principi che secondo me sono fondamentali nel discorso programmatico, ma oltre a questo è difficile poterlo fare ora. È essenziale che il lavoro del Parlamento giunga a compimento e che vengano fornite indicazioni politiche quanto più condivise e puntuali possibili. Per realizzare in tempi certi la riforma definendone i decreti attuativi il Governo, dopo l’approvazione della legge di delega, istituirà una Commissione di esperti.

Sui tempi di pagamento della PA, il Governo si impegna a attuare il monitoraggio già in corso con la Piattaforma per i crediti commerciali gestita dal Ministero dell’economia. Contestualmente, si provvede a rafforzare l’attività di sensibilizzazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli enti locali per il miglioramento dei processi necessari ad accelerare le procedure di pagamento. Ma anche le azioni di rafforzamento della PA previste nel PNRR contribuiranno a migliorare la situazione dei pagamenti.

Un’osservazione ha giustamente toccato il volume del debito che si crea con questo piano. In questo momento, però, credo sia necessario concentrarci sulla crescita. Sulla crescita economica, sulla crescita sostenibile. Vogliamo rilanciare gli investimenti, bisogna che la produttività aumenti, e a quel punto avremo dei tassi di crescita ben più alti, speriamo, che in passato che porteranno a un declino del rapporto tra debito pubblico e PIL. 

C’è poi stata un’osservazione sull’importanza del Terzo settore. Ci tengo a sottolineare che il valore del Terzo settore è parte integrante del piano, in particolare nella componente, dedicata a Infrastrutture Sociali, Famiglie, Comunità e Terzo Settore. 

Ciascuno dei tre ambiti di intervento prevede proprio che ci sia co-progettazione e siano sfruttate le sinergie tra impresa sociale, volontariato e amministrazione. Siamo convinti che questo consenta di comprendere al meglio i disagi e i bisogni e quindi di venire incontro alle nuove marginalità. Nel Piano è anche presente l’impegno a completare la riforma del Terzo settore. 

La semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni, per venire a un altro punto, è obiettivo essenziale per la riuscita del Piano e, più in genere, per il rilancio del settore delle costruzioni. In merito agli appalti, intendiamo riformare la disciplina nazionale, sulla base delle tre direttive dell’Unione Europea (2014/23, 24 e 25). Occorre renderla più snella rispetto a quella vigente, anche sulla base di una comparazione con la normativa adottata in altri Stati membri dell’Unione europea. A tal fine, si interverrà con una legge delega, da presentare entro il 2021. Inoltre, intendiamo prorogare le semplificazioni adottate con il DL 76/2020 fino al 2023. 

A prescindere dal PNRR, la semplificazione normativa e amministrativa è un obiettivo cruciale per il Governo. Il Piano contiene numerose misure per accelerare l’attuazione degli interventi. Le riforme previste dal Piano sono accompagnate da indicazioni sulle tempistiche. Sarà approvato un DL già a maggio, con gli interventi urgenti di semplificazione. E naturalmente questo lavoro di semplificazione proseguirà in modo progressivo, continuo e costante fino al 2026.

Concludo infine con un riferimento allo sport. L’Italia da anni reclamava un piano sulle politiche sportive. Con un miliardo di investimenti nel Piano da oggi lo sport ha piena dignità nelle politiche pubbliche del nostro Paese. C’è uno stretto legame tra l’attività sportiva, il benessere e la coesione sociale. Intendiamo potenziare le infrastrutture per lo sport e favorire le attività sportive a cominciare dalle prime classi delle scuole primarie. Delle infrastrutture sportive scolastiche beneficerà inoltre l’intera comunità territoriale, al di fuori dell’orario scolastico attraverso convenzioni e accordi con le stesse scuole, con gli enti locali e con le associazioni sportive e dilettantistiche locali.

Grazie.

26 Aprile 2021

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Il Commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo si è recato oggi in visita in Friuli Venezia Giulia, assieme al Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio.

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