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Lunedì, 30 Luglio 2018

Intervista alla TV di Stato della Repubblica Ceca

Signor Presidente grazie mille per averci accordato un po’ del suo tempo. La mia prima domanda è su questa lettera aperta che ha scritto al nostro Premier Andrej Babiš. Perché ha deciso di farlo, quali sono i motivi principali?

«Grazie a voi innanzitutto per l’intervista. La ragione per cui ho scritto al Premier Babiš è perché ho voluto invitarlo a condividere questo successo, che considero dell’Italia, perché i 450 migranti, che sono sbarcati in Italia e che hanno poi creato l’occasione di questa lettera, sono stati per la prima volta distribuiti anche tra vari Paesi europei. E questa è una svolta, ritengo, nella gestione del fenomeno migratorio. In passato non era mai successo, l’Italia era stata lasciata sola. E ritengo invece che sia importante affermare una condivisione nella responsabilità anche da parte degli Stati europei nella soluzione del problema migratorio».

Nella lettera ha dato al nostro premier il “tu”. Perché, cosa significa? Penso che vi siate visti una o due volte al Consiglio, siete cosi amici?

«Perché c’è questa consuetudine, siamo colleghi, ci diamo del tu, abbiamo già lavorato insieme come ha ricordato lei. Sicuramente non era un segno di mancata di cortesia, ma anzi un segno di particolare attenzione ed esprimeva anche l’intento di un confronto amichevole».

Il Signor Babiš ha detto che accetterà con piacere il suo invito a Roma, se non sbaglio non avete ancora trovato una data per l’incontro.

«I nostri uffici, i nostri staff, stanno cercando una data, sarà ragionevolmente a fine agosto».

Il Premier Babiš ha dichiarato che lei vuole convincerlo ad accettare il punto di vista italiano e ha aggiunto che lui a sua volta vuole convincerla. Se questo incontro ci sarà, quale risultato potrebbe essere considerato un successo dal suo punto di vista?

«Sarà un confronto dialogico, ciascuno dei due immagino esprimerà il suo personale punto di vista. Ma sicuramente ci sarà un punto di partenza: le conclusioni che abbiamo rassegnato e sottoscritto insieme il 28 giugno durante il Consiglio europeo. Quelle conclusioni affermano dei principi, come sempre i principi poi vanno attuati, vanno declinati in concreto, avviano dei processi che richiedono poi delle regolamentazioni attuative, ma certo non parleremo di problemi solo giuridici, affronteremo immagino anche questi. Mi piacerà con lui però condividere un approccio politico e culturale al problema delle migrazioni. E vorrei che lui comprendesse che se oggi il problema delle migrazioni riguarda l’Italia perché le rotte sono nel Mediterraneo, sono quelle che ci preoccupano di più, un domani, in ragione dello sviluppo demografico, in ragione delle variazioni delle condizioni economiche, sociali, politiche in paesi anche lontani, che potrebbero essere anche dell’Estremo Oriente, potrebbe essere il vostro paese a esser soggetto a flussi migratori. Quindi è bene che questo problema, della regolamentazione della gestione dei flussi migratori, sia affrontato con un approccio multilivello, organico che non acceda solo alla logica emergenziale, ma lo affronti secondo una logica strutturale».

Ha parlato di logica emergenziale, attualmente non c’è una vera emergenza: dal punto di vista dei numeri, siamo all’87% dei migranti in meno rispetto all’anno scorso. Si può parlare ancora di crisi migratoria?

«Mi fa piacere che lei abbia richiamato la forte riduzione dei flussi migratori del Mediterraneo. Questo però significa che l’approccio italiano, l’approccio che l’Italia ha contribuito a realizzare e sta contribuendo a perseguire, sta portando dei risultati. Infatti, la mia posizione al vertice europeo, che ho condiviso al Premier Babiš e con tutti gli altri Premier presenti, non è quella di dire “l’Italia non ha una soluzione, l’Italia rimane inerme di fronte a questi flussi”, l’Italia si è attivata, insieme ad altri paesi, per prevenire questi flussi e i risultati si vedono. L’Italia quindi è portatrice di una soluzione al problema della migrazione, che prevede che ci sia l’intervento già nei paesi di origine, attraverso l’incremento della cooperazione, degli accordi commerciali, attraverso interventi che migliorino le condizioni di vita sociale, economica delle persone che evidentemente sono in difficoltà. Sono molto povere e vengono ingannate dai trafficanti e indotte a partire. E dall’altro anche l’intervento nei Paesi di transito, dove evidentemente è stato fatto già molto e ancora si può fare per informare anche, per intervenire quando c’è il diritto all’asilo, alla protezione umanitaria. Perché è giusto tra l’altro che questi interventi siano anticipati, dal punto di visto territoriale, quindi dal punto di vista temporale, per evitare che le persone che sono veramente in difficoltà e hanno diritto all’asilo si espongano a questi viaggi della morte, perché sono viaggi della morte, molto spesso. Allo stesso tempo però questo significa che soluzioni di questo tipo, con un approccio condiviso multilivello, articolato, danno dei risultati. Però, sono dei risultati che non si possono conseguire attraverso lo sforzo di un solo paese, bisogna essere tutti uniti. E ripeto, oggi potrebbe capitare all’Italia, domani potrebbe capitare a un altro Paese».

Anche l’Italia ha per un momento chiuso i porti, 450 persone hanno atteso che altri paesi rispondessero alla richiesta di accoglierle. Non pensa che siano state un po’ prese in ostaggio per mettere l’Unione europea e gli Stati europei sotto pressione?

«No, io non direi che queste persone sono state prese in ostaggio dall’Italia. Io direi che l’Italia ha voluto dare un segnale forte. Quello che è stato fatto in passato, cioè il fatto che l’Italia fosse l’unico paese con questa accoglienza indiscriminata, lasciata sola dagli altri paesi, non era più possibile, e bisognava trovare una soluzione. Terrei a precisare che l’Italia non ha mai abbandonato, non ha mai evitato i soccorsi sanitari, non ha mai evitato di far trasbordare malati, bambini, donne che erano in difficoltà, persone vulnerabili. È sempre prontamente intervenuta con le motovedette a mettere in sicurezza persone vulnerabili. Per quanto riguarda il resto, in condizioni di assoluta sicurezza, abbiamo voluto richiamare da subito l’applicazione dei principi che abbiamo condiviso e sottoscritto nel corso del vertice europeo del 28 giugno».

Alla fine queste persone sono sbarcate e il nostro Premier, il signor Andrej Babiš, l’ha definita “una strada per l’inferno”. Che cosa pensa di questa visione, può funzionare la completa chiusura delle frontiere europee? È possibile non aprire i porti a queste persone salvate dal mare?

«Vedo nella posizione del Premier Babiš una preoccupazione eccessiva che non corrisponde proprio a quel risultato che lei ha richiamato prima. In Italia abbiamo fortemente ridotto, con questa politica articolata, con quest'approccio ben integrato, i flussi migratori. A parte che, direi, l'inferno lo vivono le persone che sono costrette ad attraversare il mare e sono preda di trafficanti, anche perché, lo dico sempre, guardate che l'inferno inizia prima, quando dai paesi di origine vengono costretti a raccogliere somme di denaro spesso tutti i familiari, spesso l'intero villaggio si priva economicamente di grandi risorse per far partire il migrante di turno. Vengono derubati, le donne vengono abusate sessualmente, vengono trattate in malo modo e non dobbiamo pensare che queste persone la difficoltà di queste persone, il loro disagio, inizi solo quando sono nel Mediterraneo e c'è un'ong che accende i riflettori, inizia molto prima, quindi il problema non è questo, solo che bisogna anche tener conto che una cosa sono i confini terrestri, altra sono i confini marittimi e allora è chiaro che l'Italia e gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno dei confini marittimi e quando ci sono dei confini marittimi ci sono anche le leggi del mare, il diritto internazionale, ci sono le convenzioni internazionali che impongono il salvataggio, è un po' diversa la prospettiva. Da questo punto di vista, lei mi chiedeva prima quale sarebbe un successo di questo incontro, un grande successo, lo annuncio pubblicamente: sarebbe se al termine del nostro incontro qui a Roma, il Premier Babiš volesse accogliere un solo migrante italiano sul territorio della Repubblica Ceca. Io penso che questo il popolo ceco lo possa accettare, sarebbe un gesto simbolico ma molto significativo per affermare un'Europa solidale e responsabile, per affermare un'Europa che di fronte al problema della migrazione si affida a un responsabilità condivisa».

Ha parlato della solidarietà che alcuni Paesi, soprattutto i Visegrád, non hanno mostrato durante la crisi fino a oggi. Come siamo arrivati a questo punto? Ci potrà essere un cambiamento in futuro?

«Sì, perché, come dicevo prima, non possiamo ipotecare il futuro. Potrà ricorrere questa situazione in Europa: che alcuni Paesi avranno anche bisogno di immigrati per alcune attività lavorative che non saranno più in condizione di assicurare; che ci potrà essere, in prospettiva futura, l'esigenza di regolamentare il flusso migratorio, che non significa soltanto chiudere porti, che non significa soltanto erigere muri e barriere. Noi avremo questa difficoltà perché, se guardiamo anche allo sviluppo demografico e a come si distribuiscono le condizioni lavorative ed economiche dei vari Stati, potremmo avere in futuro alcuni Paesi che avranno la necessità di avere nuova manodopera dall'estero e anche da Paesi terzi. Ecco perché dico non è un problema da affrontare solo in termini emergenziali ma anche in termini strutturali: gestione dei flussi migratori».

Il nuovo piano dell’Unione Europea di pagare 6mila euro a migrante a tutti i Paesi disponibili ad accettarli, può funzionare?

«Non so, me lo dirà il Premier Babiš se questa misura economica potrà costituire concretamente un incentivo all'accoglienza dei migranti. Per quanto riguarda il mio approccio, l'approccio del mio Governo, ritengo che la misura economica non sia la soluzione, non può essere una questione solo di incentivo economico perché se l'incentivo economico può portare al fatto che l'Italia o un altro Paese se ne fa carico, viene pagato e tutti gli altri Paesi rimangono indifferenti, ecco, questa è una soluzione che io non condivido».

Dublino IV è ancora sul tavolo? È la migliore soluzione finora trovata? Cosa pensa di questo sistema su cui stiamo discutendo da più di un anno?

«Al vertice europeo del 28 giugno abbiamo affermato dei nuovi principi, abbiamo affermato il principio che un migrante che sbarca in uno Stato membro dell'Unione Europea, sbarca in Europa. E abbiamo anche affrontato il problema della migrazione secondo, come dicevo, un approccio molto più articolato e complesso. Da questo punto di vista, l'articolo 12 di quelle Conclusioni ci dice proprio questo, che il Regolamento di Dublino va superato e va superato perché portatore di un angolo visuale e quindi di un approccio molto angusto, molto limitato; anche perché si pone il tema della richiesta d'asilo ancorando la soluzione di questo problema al criterio del Paese di primo approdo, che è un criterio del tutto inappropriato, proprio alla luce di quelle responsabilità condivise e di Europa solidale che vogliamo perseguire».

Il ministro dell'Interno parla abbastanza spesso, soprattutto sui social, con un approccio abbastanza duro sull’immigrazione. Capisco che la politica del Governo italiano è nel Contratto di Governo ma volevo chiederle se deve chiedere, ogni tanto, al Signor Salvini di non esprimersi in modo così forte, di dire le cose in modo più elegante.

«No, sinceramente non ho mai chiesto al mio ministro Salvini toni più o meno eleganti, ognuno poi fa le scelte lessicali che vuole. Ma posso assicurare che, avendo condiviso tante riunioni, avendo condiviso anche il metodo, l'approccio, i contenuti nella risoluzione di questo problema, non è in discussione affatto il disagio e la comprensione per il disagio, le difficoltà, i pericoli che affrontano i migranti. Il nostro approccio è volto, anzi, a prevenire questi pericoli, questi disagi, queste difficoltà, è un approccio che diventa duro nei confronti dei trafficanti, di coloro che sfruttano i migranti. Non vorrei che ci fosse questo equivoco, come se alla fine il nostro nemico fossero i migranti o addirittura la povera gente che ha diritto all'asilo, che ha diritto alla protezione umanitaria e che sfugge a condizioni veramente molto gravi e disagevoli. Il nostro approccio nasce dalla consapevolezza che bisogna prevenire queste condizioni, bisogna intervenire nei Paesi di origine, nei Paesi di transito e soprattutto bisogna contrastare, sconfiggere tutte le organizzazioni criminali che approfittano di queste situazioni».

Ultima domanda, secondo alcuni i Paesi che non accettano i migranti non dovrebbero più avere diritto di accesso ai fondi europei, cosa ne pensa? Macron ha detto che è una possibilità.

«In una prospettiva futura, quando riusciremo ad affrontare e a realizzare tutti quei principi, potremo anche arrivare a questa conclusione: innanzitutto che, ai sensi del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, ciascun Paese potrà addirittura indicare preventivamente delle quote di migranti di cui ha bisogno per assicurare che il sistema produttivo possa competere a livello europeo e internazionale. Ci potranno quindi essere delle regolamentazioni dei flussi tra i vari paesi, predefiniti anche, di volta in volta aggiornati e poi potremo arrivare alla conclusione che per quanto riguarda quelli che hanno diritto all'asilo, alla protezione umanitaria, si possano distribuire nell'ambito di questi flussi. Se non si trovano soluzioni condivise sulla base delle richieste preventive delle specifiche esigenze, potremo anche arrivare a valutare, sul piano delle contropartite economiche, quali conseguenze questo comporterà.
Non escludo che in una prospettiva futura ma, ripeto, dopo un approccio globale, sistemico e ben organizzato si possa poi arrivare anche a valutare quali risvolti sul piano economico-finanziario, le decisioni, i passaggi precedenti possano comportare e implicare».

Signor Presidente, grazie ancora una volta per l’intervista.

«Grazie a lei e un caro saluto al Premier Babiš e al popolo ceco».

03 Agosto 2018

Dichiarazione del Presidente Conte

"Oggi abbiamo deciso la programmazione economico-finanziaria che presenteremo nel prossimo mese di settembre. Abbiamo operato una ricognizione dei vari progetti di riforma che consentiranno all’Italia di avviare un più robusto e stabile processo di crescita economica e di sviluppo sociale, rendendosi più competitiva sul mercato globale. Abbiamo esaminato i mutamenti del quadro macro-economico e le condizioni del bilancio a legislazione invariata".

Venerdì, 27 Luglio 2018

Intervista al Corriere della sera

«Euro e Nato non si discutono»
Parla Conte: «Tria non esiste che lasci»
di Massimo Franco

«Per me la moneta unica europea, come l’appartenenza alla Nato, non sono in discussione. E non lo sono anche per il governo da me presieduto». Giuseppe Conte fissa le colonne d’Ercole della sua maggioranza contrattuale Movimento Cinque Stelle-Lega. Sa che su questi punti ogni tanto arrivano picconate di qualche esponente governativo, che rischiano di scalfire la credibilità italiana all’estero. E dunque, sorseggiando acqua minerale e caffè, in questo colloquio informale avvenuto nel suo studio di Palazzo Chigi delinea i confini politici e temporali del suo esecutivo.

Come premier, trasmette tuttora un profilo politicamente sfuggente, velato dall’identità di giurista. Lui stesso, in privato, tende a definirsi un comunicatore poco esperto. Ma la sfida è ambiziosa: riuscire a trasformare la debolezza oggettiva di un ruolo da premier tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i suoi due vice, leader dei Cinque Stelle e della Lega, in punto di forza derivante dalla capacità di mediazione.

Con il consiglio del capo dello Stato, Sergio Mattarella, Conte è già riemerso da alcune strettoie interne e da alcuni vertici europei meno ammaccato di quanto si pensasse. E, nonostante alcuni messaggi contraddittori del suo governo, e una mancata armonia frutto dell’inesperienza di una compagine quasi completamente nuova, il suo esecutivo regge e, a scorrere i sondaggi, guadagna perfino consensi.

«Se M5S e Lega continuano a crescere insieme e a confermare il consenso del Paese, questo governo può durare cinque anni», arriva a sostenere il premier. «Il 4 marzo si è chiusa per sempre una fase. Ereditiamo un’Italia divisa, e perfino lacerata da un referendum costituzionale sbagliato. A noi tocca provare a ricucire il Paese su nuove basi».

Il problema è che quasi quotidianamente l’inquilino di Palazzo Chigi, con le stimmate di «esecutore del contratto» Di Maio-Salvini, deve inseguire alcuni dei suoi ministri e bilanciare posizioni e interessi non proprio coincidenti. È successo sull’immigrazione. E ancora sulla politica economica, con voci di contrasti col ministro dell’Economia, Giovanni Tria. «Non è così», replica. «Il ministro Tria è il cerbero dei conti, il loro custode arcigno. Ma non esiste che lasci il governo. Attenzione, peraltro, a non considerarlo un corpo estraneo a questo esecutivo. È parte attiva e coinvolta nel tentativo di ottenere dall’Europa spazi di manovra che ci permettano di cambiare le cose».

Il vero orizzonte lungo il quale il governo cerca sponde è quello continentale. Su quel crinale si giocherà la possibilità o meno di incidere e di assegnare un ruolo non periferico all’Italia del primo esecutivo «populista» dell’Europa occidentale. «Nei vertici mi trovo in una situazione diversa dagli altri capi di governo. Non so se più vantaggiosa, di certo diversa: nel senso che loro sono assillati dal fatto di avere nei loro Paesi forze populiste che li assediano e erodono i loro consensi. Io, invece - osserva Conte - il cosiddetto populismo ce l’ho nel governo, anzi ne sono l’espressione, lo rappresento. E credo di potere aiutare anche gli altri leader europei a capire dove e come occorre cambiare, per fare in modo che queste forze aiutino il sistema a migliorare e non a implodere».

Il presidente del Consiglio non si nasconde che il pericolo dell’isolamento è sempre in agguato: soprattutto a livello internazionale. «Ai vertici europei in passato spesso l’Italia non si è fatta valere per timore di rimanere isolata. In un’Europa debole e disorientata, stiamo cercando di far capire che possiamo aiutarla a rafforzarsi, se riconosce che il contesto, il quadro strategico sono cambiati. E sull’immigrazione l’atteggiamento sta cambiando, a nostro favore. L’Europa procede a scatti, tra periodi di stasi e passi avanti. Questo è il momento di farla scattare uscendo da una situazione in cui langue. Altrimenti diventa l’Europa dei gruppi regionali di cinque, sei Paesi. E sarebbe una regressione geopolitica. Stiamo cercando di restituire centralità al Mediterraneo, marginalizzato dall’allargamento a Nord e a Est».

L’epicentro dell’attenzione, in questa fase, sono la Libia e il Nord Africa: un’area destabilizzata dai calcoli strategici sbagliati dell’Occidente; e ora il punto di partenza attraverso il quale arrivano in Europa migranti, polemiche, e morti. Un’Europa che significa Italia, creando tensioni e strumentalizzazioni. La spola di diversi ministri del governo Conte in quella terra divisa dalle guerre tribali ha accentuato la sensazione di un’emergenza e di un affanno, se non di una competizione. Eppure, il presidente del Consiglio accredita un’attività solo apparentemente in ordine sparso. «Sulla Libia agiamo in modo coordinato tra ministri, e con una chiara strategia. Sappiamo che è una priorità, e l’abbiamo ribadito soprattutto alla Francia, tentata da un continuo espansionismo economico e strategico a nostre spese. Ho detto a Emmanuel Macron che non avalleremo forzature e fughe in avanti, e che in Libia le elezioni debbono avvenire solo dopo che le varie parti di quel Paese si sono riconciliate. Su questo uno dei nostri principali interlocutori rimane la Germania».

Ma Conte accarezza un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti di Donald Trump, incoraggiato da quella che considera una simpatia personale reciproca col presidente americano: sebbene sullo sfondo si stagli sempre il rischio di creare incomprensioni, quasi di rimbalzo, con un’Unione europea attaccata ruvidamente dalla Casa Bianca. Ma «credo che Trump voglia aiutare l’Italia. E nel mio prossimo viaggio a Washington cercheremo insieme di capire come. Il rapporto è buono, e il fatto che io esprima una maggioranza M5S-Lega accentua le potenziali affinità».

La bottiglia di plastica con l’acqua minerale ormai è vuota. I commessi di Palazzo Chigi avvertono il portavoce Rocco Casalino che sono arrivati Tria e Di Maio per l’ennesimo vertice sulle nomine. Sta per spuntare anche Salvini. Conte esce dal suo studio per accoglierli. A Palazzo Chigi c’è lui, forte della sua strutturale debolezza politica; e lavora per rimanerci. Osservandolo, viene il sospetto che sia un vaso di gomma, non di coccio, capace di modellarsi di volta in volta tra Cinque Stelle e Lega. Senza rompersi.

Lunedì, 16 Luglio 2018

Intervista al Tg1 delle 20.00

di Roberto Chinzari
montaggio Daniele De Propris

Presidente, i migranti di Pozzallo saranno ricollocati, è’ un risultato per l’Italia ma l'Europa dice “soluzioni ad hoc non possono durare”.

Intanto è stato affermato un principio nuovo, per cui i migranti che sono sbarcati in Italia sono sbarcati in Europa. l’Italia da oggi non è più sola. È un successo oserei dire di portata storica. Pensate: 450 migranti, che sono arrivati su un barcone a ridosso delle nostre coste, sono stati messi tutti in salvo sulle nostre navi e poi di lì donne e bambini sono stati fatti sbarcare per garantire loro assistenza sanitaria; tutti i restanti sono stati fatti sbarcare con più calma e verranno i equamente distribuiti tra tutti i Paesi europei. È un successo che nasce dall'impegno profuso nelle ultime settimane, un impegno che poi si è realizzato nel corso del Consiglio europeo dello scorso giugno.

Lei oggi è già stato Sant'Egidio, la preoccupa la distanza tra la Chiesa e le parole forti di alcuni Ministri sui migranti?

Ma, se avete la bontà di rileggere la nostra proposta,  articolata in sei premesse e dieci obiettivi, vedete che muove dal principio della tutela della dignità della persona umana ed alla tutela dei diritti fondamentali della persona.

Lo scontro sulla relazione tecnica del decreto dignità, davvero pensare a un complotto dell’INPS?

Vorrei innanzitutto chiarire che il decreto dignità mira a combattere il precariato, a contrastare l'abuso nella utilizzazione dei contratti a tempo determinato. Quelle premesse, che favoriscono e parlano di una disoccupazione che sarebbe generata dal decreto, mi sembrano destituite di plausibilità. In realtà bisogna anche tener conto di quelli che saranno i meccanismi incentivanti, in modo da convertire contratti a tempo determinato a tempo indeterminato.

L'abolizione dei vitalizi degli ex parlamentari, teme i tanti ricorsi annunciati?

Sui ricorsi non saprei, ma quel che è certo è che trattasi di una misura di equità sociale che mira a eliminare un privilegio che la classe parlamentare si era riservata nel corso del tempo. Da oggi i parlamentari sono uguali a tutti i cittadini per quanto riguarda il trattamento pensionistico.

Martedì, 10 Luglio 2018

Intervista a La Stampa

Conte: migranti, nuove regole in mare
Le imprese non devono temere le norme del decreto dignità: avrà benefici anche sui consumi"
di Andrea Malaguti

Presidente Conte, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha detto che giovedì porterà a Innsbruck la richiesta di bloccare l'arrivo nei nostri porti delle navi impegnate nel Mediterraneo in missioni internazionali. È questa la linea del governo italiano?

Queste missioni si possono e si debbono rivedere, perché così come sono attualmente formulate contraddicono il principio di un'Europa solidale, che noi intendiamo affermare anche in materia di immigrazione. Anche nel corso dell'ultimo Consiglio europeo abbiamo insistito per affermare questo principio. Non ci sono dubbi, quindi, che la direzione sia questa, ma la questione va affrontata nelle sedi opportune.

Per chiarire, volete rivedere la missione Sophia?

Alcuni aspetti di questa operazione internazionale andrebbero riformulati. Soprattutto per operare una redistribuzione dei migranti soccorsi in area Sar tra i vari paesi europei.

Le Ong sono un pericolo?

Le Ong svolgono un ruolo importante nella nostra società, ma è fondamentale che le loro navi rispettino le regole e non interferiscano con le operazioni della guardia costiera libica.

Gli sbarchi sono calati dell’80% in un anno. Perché gli immigrati continuano a farci paura?

Negli anni scorsi l'Italia si è prestata a raccogliere indiscriminatamente tutti i migranti che sbarcavano attraverso le rotte del Mediterraneo. E' stata lasciata sola, ma è anche vero che ha fatto poco per ottenere una gestione realmente europea dei flussi migratori. Di qui il business dell'immigrazione e l'incremento dei traffici illeciti.

Lei è personalmente spaventato dai flussi migratori?

Avverto la responsabilità di perseguire una politica sull'immigrazione che sia sostenibile per gli interessi del nostro Paese e coinvolga tutti gli altri Paesi europei.

i perdoni, è un sì o un no?

Non mi sento spaventato, mi sento responsabile.

Quando vede le immagini di donne e bambini scappati dalla guerra, o dalla fame, non pensa che la risposta di un Paese come il nostro non possa essere semplicemente: andate da un'altra parte?

La nostra risposta non è mai stata questa. Il nostro approccio è ben più complesso perché contempla anche la prevenzione dei traffici illeciti dei migranti e il superamento delle ragioni che li incrementano. Ad esempio ho incontrato il presidente del Niger, Issoufou, per rafforzare la cooperazione economica e sociale con un Paese da cui partono i traffici, che si alimentano con la povertà e con l'ignoranza diffuse soprattutto nelle zone rurali.

Cooperazione. E poi?

La nostra proposta prevede per esempio il rafforzamento dei controlli e dell'assistenza, anche giuridica, ai migranti nei Paesi di transito. Una strategia così articolata, se pienamente attuata, ci consentirà di poter gestire in modo ottimale i flussi migratori, in uno spirito di solidarietà con gli altri Paesi europei che sino ad ora è mancato.

In attesa di quel momento che cosa si fa?

Si continuano ad assumere iniziative concrete, come quelle attuate in queste ultime settimane, in modo da spingere anche gli altri Paesi europei a farsi carico di questa che per noi è una responsabilità collettiva.

Nell'immaginario collettivo, Orban e il gruppo di Visegrad sono sempre stati i cattivi, i nemici dell'Europa. Dopo il 4 marzo sono diventati il punto di riferimento della nostra politica estera. Sbagliavamo prima o stiamo esagerando adesso?

Il faro della nostra politica estera è e deve rimanere il nostro interesse nazionale. Quanto ai punti di riferimento, ne abbiamo alcuni e sono sempre gli stessi: la Nato e gli Stati Uniti, nostro tradizionale alleato, l'Unione europea e gli organismi internazionali a partire dall'Onu.

Presidente, a pochi giorni dal vertice Nato, e del suo primo incontro con Putin, il presidente Trump chiede agli alleati di rispettare il patto che prevede l'investimento del 2% del pil per la difesa comune entro il 2024. L'Italia che cosa farà?

L'Italia farà valere il suo significativo apporto all'Alleanza Atlantica. Rivendicherò, in particolare, il nostro articolato e variegato apporto, che non contempla solo il sostegno finanziario, ma anche altre forme contributive, che sono previste dal Pledge.

Meno soldi più soldati?

Di certo non più soldati, perché già adesso risultiamo tra gli alleati più virtuosi quanto a consistenza ed efficacia delle varie forme di contribuzione.

Forse la domanda può sembrare novecentesca, ma l'Italia sta con i russi o con gli americani?

Confermo che i nostri alleati tradizionali sono gli americani. Con i russi intendiamo coltivare un dialogo che appare funzionale alla risoluzione delle più delicate e complesse crisi geo-politiche del pianeta. L'attuale sistema sanzionatorio non risolve i problemi, anche se ci rendiamo conto che non può essere eliminato dall'oggi al domani. Bisogna peraltro evitare che le sanzioni possano colpire la società civile russa e producano ripercussioni negative sulle nostre imprese.

Ma l'annessione della Crimea è stata una lampante violazione del diritto internazionale o no?

L'Italia ha assunto, su questo punto, una posizione chiara sul piano internazionale. Occorre però guardare avanti, perché le sanzioni costituiscono un mezzo, non possono costituire un fine.

Che cosa dirà a Trump nell'incontro di Washington?

Sarà un'occasione per conoscere meglio un interlocutore strategico. Sicuramente al centro del nostro colloquio a due ci sarà il tema dei dazi, dell'immigrazione e della possibilità di intensificare le relazioni commerciali, in modo da creare ulteriori occasioni reciproche.

Come nasce il presunto innamoramento di Trump nei suoi confronti?

C’è stata simpatia personale e franchezza comunicativa. Credo abbia contribuito a questo risultato anche il modo molto diretto con cui ho parlato nel corso del G7 agli altri leader. Mi fa piacere che questo invito del presidente Trump sia stato formulato già nei primi giorni del mio insediamento. E sono lieto che questa visita si realizzi ad appena due mesi.

Presidente, l'accusa più frequente che si fa nei suoi confronti è quella di non essere il capo dell'esecutivo, ma di esserne il portavoce. In queste ore non si è sentito né il peso del suo ruolo né la sua voce. Perché?

Da quando mi sono insediato, ogni giorno compresi i fine settimana, ho fatto quel che so fare: studiare dossier, coordinare riunioni tecniche con i ministri, impostare e approfondire i progetti di riforma. In definitiva, sto lavorando ogni giorno per attuare il contratto di governo e per realizzare i cambiamenti promessi ai cittadini. Sono un giurista: approfondisco i problemi e perseguo gli obiettivi guardando alla sostanza. Il mio stile è sensibilmente diverso da quello dei "politici ballerini", così sagacemente descritti da Kundera nell'"Elogio della lentezza". 

Lei si è presentato come l'Avvocato del Popolo. In questo momento il popolo ha più bisogno di reddito di cittadinanza o di flat tax?

Il nostro sistema socio-economico ha bisogno di entrambe le riforme. Il reddito di cittadinanza, che non è una misura assistenziale, è una vera e propria manovra economica per recuperare persone che rimangono esiliate dal circuito lavorativo, che consente di restituire la dignità a chi l'ha persa e di rilanciare i consumi.

E la flat tax?

E' da considerare anch'essa una iniziativa di ampia portata, che condurrà alla semplificazione della nostra normativa fiscale, vecchia di alcuni decenni. Abbiamo anche l'occasione per riformulare integralmente i rapporti tra cittadini e Amministrazione finanziaria, in modo da azzerare le pendenze in corso e riavviare rapporti più trasparenti, corretti e virtuosi. In questo contesto, sarà importante dare il segno di una lotta all'evasione ben più rigorosa di quanto è stato fatto in passato, ma sul presupposto di un fisco più leggero e "amico".

D'accordo, ma fate prima l'una o l'altra cosa?

Ho costruito dei tavoli tecnici su entrambi i fronti. Affronteremo tutti i dettagli, tra cui anche le tempistiche. Di certo vogliamo procedere speditamente in ambo le direzioni.

Il decreto dignità ha fatto infuriare le aziende.

Non c'è alcun motivo per le piccole e medie imprese di infuriarsi. Negli ultimi anni destra e sinistra hanno alimentato una falsa opposizione tra lavoro e impresa, ma la verità è che un mercato del lavoro più stabile rilancia la domanda interna, con ricadute positive sui profitti d'impresa. Naturalmente non ci fermeremo qui: i prossimi passi saranno la riduzione del cuneo fiscale e la semplificazione burocratica, che abbiamo già iniziato nel decreto Dignità disattivando redditometro e spesometro.

Poi vi serviranno i soldi per rivedere la Fornero. Più che degli investimenti in deficit - di cui hanno parlato il ministro Di Maio e il sottosegretario Siri - avrete bisogno di sfondare i conti pubblici.

Il programma di governo verrà realizzato gradualmente, senza mettere in discussione la tenuta dei conti pubblici. La priorità assoluta è il rilancio degli investimenti produttivi, così da attivare quei moltiplicatori che garantiscono nuova occupazione e maggiori entrate fiscali. I problemi dell'Inps si possono risolvere solo riportando a lavorare circa 6 milioni di disoccupati, dei quali quasi 3 milioni sono inattivi scoraggiati. Con le maggiori entrate fiscali e contributive che ne derivano possiamo superare senza problemi le rigidità della Legge Fornero. 

Come lo convince Tria che questa è la strada giusta?

E' stato proprio il Ministro Tria a porre pubblicamente la questione degli investimenti pubblici. La sua strategia è esattamente quella del governo: rilanciare gli investimenti soprattutto nei settori strategici e ad alto moltiplicatore occupazionale, così da guadagnare i margini fiscali per finanziare anche le altre misure decisive.

E' vero che in passato votava a sinistra?

In passato ho votato anche a sinistra, prima di rimediare la delusione, come molti italiani.

La mancanza di una opposizione forte non è un problema per la democrazia?

E' un grande problema. Le attuali divisioni e le difficoltà che stanno incontrando i partiti di opposizione non mi fanno gioire perché la qualità del dibattito politico e la funzionalità dell'intero sistema democratico si alimentano anche dell'apporto delle forze di opposizione, laddove svolgono il rispettivo ruolo in termini rigorosi e costruttivi.

Salvini sta seguendo una sua agenda personale o quella del governo?

Salvini non è solo componente del Consiglio dei ministri ma anche leader di uno dei due partiti di maggioranza. E' normale che abbia molteplici occasioni di comunicare il suo pensiero politico. Ma sulle questioni più rilevanti lui si è sempre confrontato e coordinato con me, proprio al fine di evitare che la sua agenda possa venire in urto con l'agenda di governo.

Voce di popolo: Conte è un uomo di Di Maio e risponde a lui.

Conte è un uomo che ha una certa età, esperienza e competenza professionale. E' difficile anche solo pensare che possa essere un "uomo di qualcuno". Detto questo, anche con Luigi Di Maio, come con Matteo Salvini, ho uno splendido rapporto. Il confronto è continuo.

Il suo governo andrà avanti anche dopo le europee di maggio?

Se formulo la prognosi basandomi sul clima di lavoro che contraddistingue l'operato di governo, sono indotto a presagire una lunga vita a questo governo.

E quando tornerà a fare il professore qual è la prima cosa che dirà ai suoi studenti?

Dove eravamo rimasti?. 

03 Agosto 2018

Siti della Presidenza offline sabato 4 agosto

Si comunica che in data 4 agosto 2018, dalle ore 8 alle ore 17, il sito governo.it e gli altri siti istituzionali della Presidenza del Consiglio saranno offline per interventi di manutenzione straordinaria.

Data Consiglio dei Ministri: 02 Agosto 2018

DELIBERA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Proroga dello stato di emergenza in conseguenza dell'evento sismico che ha interessato il territorio dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell'isola di Ischia il giorno 21 agosto 2017.

Data Consiglio dei Ministri: 02 Agosto 2018

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: Affidamento della gestione del Comune di San Biagio Platani (AG) ad una commissione straordinaria, a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Data Consiglio dei Ministri: 02 Agosto 2018

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: Proroga dello scioglimento del Consiglio comunale di Lavagna (Genova), a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267

Data Consiglio dei Ministri: 02 Agosto 2018

DECRETO LEGISLATIVO: Disposizioni per armonizzare la disciplina delle spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.115, in materia di spese per le prestazioni obbligatorie e funzionali alle operazioni di intercettazione, in attuazione dell'articolo 1, comma 91, della legge 23 giugno 2017, n.103. ESAME PRELIMINARE