Feed

18 Giugno 2020

"Progettiamo il Rilancio", gli incontri della quinta giornata dei lavori

La quinta giornata dei lavori dell'iniziativa "Progettiamo il Rilancio", una serie di incontri del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dei Ministri competenti con rappresentanti delle Parti sociali, delle Istituzioni e della società civile, per un confronto sui progetti di rilancio del Paese.

17 Giugno 2020

Progettiamo il Rilancio, quinta giornata

Quinta giornata di incontri del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Villa Pamphilj.

18 Giugno 2020

"Progettiamo il Rilancio", gli incontri di giovedì 18 giugno

Al via alle ore 9 di giovedi 18 giugno gli incontri del Governo con il settore produttivo in programma a Villa Pamphilj nell'ambito della quinta giornata di "Progettiamo il Rilancio".

17 Giugno 2020

Progettiamo il Rilancio, quarta giornata di lavori

Quarta giornata di incontri a Villa Pamphilj, nell'ambito dell'iniziativa "Progettiamo il Rilancio", una serie di incontri del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dei Ministri competenti con rappresentanti delle Parti sociali, delle Istituzioni e della società civile, per un confronto sui progetti di rilancio del Paese. Nel corso del pomeriggio, il Presidente Conte ha tenuto un punto stampa insieme al Ministro dello Svilippo economico, Stefano Patuanelli e al Ministro dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri.

Progettiamo il Rilancio, l'intervento introduttivo del Presidente Conte della quarta giornata

Mercoledì, 17 Giugno 2020

L'intervento di apertura del Presidente del Conte all'incontro con il settore dell'industria.

Buongiorno a tutti. Siamo lieti della vostra presenza.

Saluto il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, il Presidente di ANCE Gabriele Buia, il Presidente di ANFIA Paolo Scudieri , il Presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, il Presidente di Confapi Maurizio Casasco, il Presidente di Confimi Paolo Agnelli, il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora, il Presidente di Confimpreseitalia Domenico Colella, il presidente di Confetra Guido Nicolini, il presidente di Confservizi Andrea Gibelli, il Presidente di Conflavoro PMI Roberto Capobianco, il Presidente di UCID Gianluca Galletti, e il Presidente di FINCO Carla Tomasi. 

Oggi, con la vostra presenza, continua questo confronto con i rappresentanti delle forze produttive del Paese. 
Abbiamo scelto di dedicare questa giornata interamente ai rappresentanti del mondo dell’industria, con particolare attenzione ad alcuni fra i settori più colpiti dalla recessione innescata in conseguenza dell’emergenza epidemiologica: la manifattura, l’edilizia, l’automotive, la logistica e i trasporti, con la consapevolezza che tanti altri settori sono stati toccati e ai quali dedicheremo lo spazio già domani e nei prossimi giorni.

Il quadro macroeconomico che abbiamo di fronte si presenta molto complesso. Eravamo tutti consapevoli che questa emergenza avrebbe portato con sé costi molto alti, non solo quelli umani che non potremo mai dimenticare, ma anche costi sociali ed economici. Peraltro, da un confronto che manteniamo sempre aggiornato con le maggiori autorità economiche nazionali come la Banca d’Italia o le autorità europee: come avete sentito, sabato c’è stato un grande confronto con esperti economisti con cui abbiamo derivato non solo alcuni aggiornamenti sui trend e sulle stime molto negative, ma anche convenuto sul fatto che l’incertezza che si è scatenata non si scioglierà certo nel giro di qualche mese. Basti pensare che con la riapertura delle attività, pensiamo alle vendite al dettaglio, non si è ripristinato un circuito dei consumi rispetto alle attese. 

Proprio questa mattina, l’Istat ha pubblicato gli ultimi dati disponibili relativi al fatturato dell’industria nel mese di aprile. Sono cifre che fotografano una congiuntura drammaticamente difficile: il fatturato dell’industria è calato del 29,4% rispetto al mese di marzo e del 23,9% nella media dell’ultimo trimestre rispetto a quella dello stesso periodo del 2019.
Il calo congiunturale del fatturato è esteso sia al mercato interno che a quello estero e questo raddoppia e moltiplica la caduta.

Si tratta, per l’Italia, di una crisi tra le più profonde della storia della Repubblica, ma all’interno di uno scenario recessivo che investe l’intera economia mondiale e che non risparmierà alcun settore, alcun Paese, alcuna filiera produttiva, con il rischio di incidere in maniera strutturale sulle catene del valore mondiali.

La portata delle trasformazioni in atto è insidiosa e rischia di da mettere in discussione l’intero modello di sviluppo globale sinora adottato. La sfida principale che siamo chiamati ad affrontare è quella di offrire una risposta economica che sia all’altezza della sfida, e che possa sventare ogni minaccia di ripiegamenti autarchici.

Siamo chiamati a salvaguardare e preservare il nostro tessuto produttivo e non solo, ma molto di più. La nostra economia, il nostro tessuto sociale, i sistemi di protezione che avevamo costruito negli anni: è insomma in gioco il sistema liberal-democratico e il libero commercio, si tratta di una sfida molto importante. Abbiamo reagito da subito e abbiamo messo in campo tante misure, abbiamo apportato con lo scostamento per 80 miliardi, abbiamo messo sul campo una risposta vigorosa. Poi c’è stata una serie di altre misure che hanno avuto un impatto considerevole se parliamo delle garanzie di liquidità. Abbiamo cercato di intervenire a 360 gradi per proteggere la nostra comunità nazionale, le nostre imprese e i cittadini. Era impensabile che tutte queste misure, da adottare nel ciclo di qualche settimana o addirittura dei giorni, potessero dispiegarsi a terra di punto in bianco. Quasi che potessimo confezionarle per mesi avendo pure la possibilità di sistemare preventivamente il quadro burocratico del Paese. 

Ci siamo trovati a fare interventi – penso alla Cassa integrazione – che normalmente facevamo nell’arco di cinque o sei anni. Stesso discorso anche per le necessità delle imprese, dove c’erano aspettative di pochi giorni e poche settimane. Quindi è chiaro che delle criticità si sono rivelate e, come sapete bene, anche sulla prospettiva della liquidità non è sufficiente disegnare un modello normativo pensando che possa conformarsi all’unisono in maniera perfetta. Facciamo ammenda per eventuali carenze che si stanno dimostrando e abbiamo l'umiltà di ammettere ritardi ed errori. Fermo restando che certo non possiamo essere chiamati a rispondere di carenze strutturali che il sistema Italia si porta dietro da circa 20 anni. Se il nostro Paese è da tanti anni che in termini di prodotto interno lordo o produttività è al di sotto della media europea allora forse è perché evidentemente ci sono problemi strutturali che si trascinano e che purtroppo in Italia ancora non siamo ancora riusciti a risolvere. 

Però la questione non prevede di piangersi addosso, bensì la predisposizione del Governo è nel valutare le prossime misurare che bisognerà adottare nell’immediato. 

Questo è un piano, da qui non ci distraiamo neppure in questi giorni, siamo anche in costante aggiornamento con i nostri uffici per contribuire alla messa a terra delle misure che abbiamo varato.

Allo stesso tempo però, qui si prospetta un doppio binario. Abbiamo una  responsabilità storica che altri prima di noi nella storia repubblicana non hanno mai avuto: quella di programmare ed esprimere una visione strategica insieme a interventi di più ampio respiro. E lo dobbiamo fare perché questo è il momento per farlo. 

C’è una bella espressione di Keynes, richiamata anche dal Governatore Ignazio Visco, che diceva che per programmare nel medio e lungo termine bisogna già agire oggi, perché altrimenti già oggi siamo in ritardo se vogliamo avere effetti nel medio e lungo periodo.

Da qui l’iniziativa del Governo, che parte dal contesto europeo. Siamo stati sulla linea del fronte, quella più avanzata, per rivendicare una risposta europea robusta, coordinata e vigorosa. Ci siamo battuti all’inizio quando i miei omologhi, la maggior parte dei Capi di stato e di governo riteneva che servisse attendere per elaborare delle risposte, quando invece noi abbiamo subito manifestato chiarezza sulla portata di questa recessione e abbiamo invitato tutti a considerare che non potevamo ritardare oltre.

Perché è chiaro che se tu ritardi la risposta, le cifre che si stanno programmando non saranno sufficienti. Ma io ho detto molto di più: saranno del tutto inutili. Se ritarderemo le risposte potremo certificare il fallimento del mercato Unico, dei pilastri dell’Ue. Salterà tutto, il mercato Unico, il trattato di Schengen, salterà la protezione de benessere dei cittadini europei, delle imprese, delle famiglie.

Perché è evidente che se non si interviene uno shock sinergico coinvolgerà tutti. Ma chiaramente all’esito di queste macerie avremo dei paesi che avranno dimostrato una maggiore resilienza, sono forti dello spazio fiscale che non tutti hanno e a quel punto la frammentazione del mercato unico sarà così evidente che l’idea di Europa non la recupereremo più.

Per fortuna, non abbiamo declamato nel deserto. Da subito ci hanno affiancato altri otto Stati e con loro abbiamo combattuto questa battaglia. Come sapete, venerdì ci sarà un passaggio molto importante, con il Consiglio europeo, anche se non determinante. La partita decisiva sarà a luglio.

L’Italia in questa prospettiva deve assolutamente cogliere questa opportunità. Il nostro Paese ha dimostrato storicamente la sua forza e le proprie capacità quando ha dovuto affrontare una ricostruzione ed è riuscita a tramutare in poco tempo questa ricostruzione in un miracolo economico. Ma l’ha dimostrato anche quando all’inizio di questa pandemia eravamo gli untori dell’Europa.  Credo che ognuno di voi, da cittadino italiano, in quei giorni si è sentito avvilito, angosciato. Tutti siamo stati in questa condizione, tutti gli italiani. Per un momento ci siamo sentiti come se fossimo gli untori d’Europa: questa pandemia sembrava colpire solo noi, con un danno di immagine che si preannunciava terribile. Poi è successo quel che è successo e la comunità nazionale, non solo il Governo, ma tutti hanno fatto la propria parte: le imprese, le famiglie, i singoli cittadini, coloro che hanno lavorato al fronte, il personale medico e paramedico, le forze di Polizia, le forze della Protezione Civile. Tutti hanno svolto il loro compito e hanno saputo affrontare con coraggio, determinazione e senso di responsabilità questa situazione. Anche coloro che sono stati a casa, soffrendo, e hanno dovuto cambiare le proprie abitudini. 

A testa alta adesso veniamo considerati in Italia, in Europa e nel mondo. Abbiamo attivato delle linee di intervento che sono state replicate e assunte di riferimento da altri Paesi. Siamo stati i primi a uscire e ad affrontare in modo lineare, efficace e con dignità questa pandemia: adesso dobbiamo allora essere i primi, come stiamo facendo, ad affrontare il rilancio e la ricostruzione. Dobbiamo essere consapevoli che qui ci sono problemi strutturali, se non li affrontiamo adesso difficilmente avremo a disposizione un’altra occasione. Li dobbiamo affrontare insieme perché, come ho già detto, questo Governo ha la chiara consapevolezza e responsabilità che non intende trattare queste risorse europee che verranno, questi fondi, come il proprio tesoretto. 

Sarebbe irresponsabile assumere questa disposizione d’animo prima che operativa. Non è un tesoretto a nostra disposizione, sarebbe assolutamente sbagliato affrontare questa prospettiva con questo atteggiamento.

Qui nei giorni scorsi abbiamo lavorato intensamente. Vi è stato presentato un piano di rilancio che nasce da un lavoro fatto, da obiettivi programmatici di questo governo sui quali abbiamo chiesto e ottenuto la fiducia dal Parlamento. Quindi abbiamo una legittimazione su questi obiettivi che si ricollega dal punto di vista temporale alla nascita di questo Governo. 

Di nuovo c’è una esperienza di governo già compiuta e c’è la pandemia che abbiamo affrontato. C’è una nuova realtà economica e sociale che ci impone dei ripensamenti, che ci impone un colpo di reni e di elevare ancor di più il livello di ambizione della nostra azione. Qui abbiamo la politica economica e sociale molto articolata. Abbiamo obiettivi programmatici, mission e singoli progetti. Circa 187 tra mission e singoli progetti. Li abbiamo studiati con i ministri e già condiviso con i gruppi parlamentari di maggioranza che sostengono questo governo. È già un lavoro ampiamente condiviso. La stiamo offrendo a questo confronto a tutte le forze produttive e sociali del Paese con cui ci stiamo misurando e torneremo ovviamente a offrirlo anche alle forze di opposizione.

Vogliamo avere un confronto ampio e costruttivo, vi chiediamo suggerimenti su queste proposte, valutazioni e critiche. Se sono critiche costruttive ci aiuteranno a migliorare questi progetti, se invece sono critiche negative, più radicali, ci consentiranno di fermarci un attimo a pensare e valutare, sarà uno stress test per valutare se davvero quel progetto riterremo di continuate a portarlo avanti. Ma sicuramente ci torneranno utili. 

Nei prossimi giorni vi preghiamo di farci pervenire delle osservazioni specifiche. Se volete, al di là degli appunti che ci farete pervenire, possiamo anche ritrovarci in presenza. Detto ciò, finito questo ciclo di incontri, inizieremo subito a lavorare con celerità: già dalla prossima settimana inizieremo a ricavare la versione finale. Ecco perché vi chiedo di farci arrivare subito le vostre osservazioni. Una volta ricavata la versione finale e messo a punto il rilancio dell'azione del Governo, noi andremo a declinare delle priorità, a dare una prospettiva diacronica a quei progetti: dopodiché ricaveremo quello che sarà il più circoscritto Recovery Plan italiano. Quello, cioè, su cui chiederemo i finanziamenti all'Europa e che presenteremo a settembre. Quella data non è lontana, anche perché un progetto europeo che deve valutare bene la nostra capacità di spesa va articolato per bene sia sul piano cronologico che sul piano dell'impatto finanziario. Non possiamo presentare un documento buttato lì solo per avere dei fondi molto prospicui: occorre presentare un progetto concreto per il nostro Paese. Con il quale noi stessi dovremo misurarci con dignità ed orgoglio. 

Per concludere, vorrei solo chiarire un aspetto. Non so perché, ma leggendo dalla stampa sembra che qualcuno pensi che questo governo abbia un pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica.

Questo a nome del Governo voglio precisarlo molto chiaramente: le misure che noi abbiamo elaborato e inserito nei nostri provvedimenti, per buona parte anche consistente, sono dedicate al sostegno delle imprese (pensiamo alle misure volte a favorire la capitalizzazione delle imprese, che secondo la nostra diagnosi è uno dei vulnus e dei motivi di fragilità tradizionale del tessuto produttivo italiano, specie se parliamo delle pmi che poi ci rendono primi in Europa). Si può discutere sulle misure e non c'è dubbio che ci sia una costante attenzione del Governo per il sostegno alle imprese. E in questo progetto che avete davanti voi troverete anche una misura che il dottor Bonomi ci voleva “rubare”: qui c’è il piano di transizione 4.0 ma c’è anche il nuovo piano di transizione impresa 4.0 plus, dedicato a chi vorrà volgere le sue attenzioni e innovare in modo ancora più spiccato, abbracciando le nuove tecnologie digitali ancor più sofisticate, l’intelligenza artificiale, il blockchain, una transizione green ancora più spinta. 

Non c'è alcun pregiudizio. Per noi l'impresa è un pilastro della nostra società, è il tessuto produttivo, si sta facendo di tutto per preservarlo, produce crescita economica, produce sviluppo e innovazione, genera valore sociale. Possiamo avere diversità di opinioni, ci mancherebbe che intorno a un tavolo del genere con tante sensibilità dovessimo pensarla tutti allo stesso modo, ma qui non c'è nessuna remora culturale, nessun pregiudizio ideologico: per noi preservare le imprese e metterle in condizione e nella prospettiva di poter affrontare vigorosamente e in modo reattivo uno shock come questo e quindi il rilancio è la nostra priorità.

E condividiamo anche la filosofia di Milton Friedman: per noi l'obiettivo di un’impresa è produrre guadagno. Un imprenditore che non affronta l’attività d’impresa con criteri di economicità produce un danno a se stesso e alla comunità, disperde valore. Il fatto che qualche volta, anzi spesso, ci sentite ragionare con maggior articolazione di prospettive è perché riteniamo che l'impresa non sia solo un’organizzazione di mezzi di produzione per produrre guadagno ma anche una comunità di donne e di uomini che si inserisce in un contesto sociale e che ha un impatto sull'ambiente.

E quindi è bene che investa e che sia incentivata ad investire nella riqualificazione e nella formazione costante del personale, e che quindi abbia anche tante altre premure che non devono distogliere l’imprenditore dall’obiettivo primario, che è quello di produrre guadagno. Ma nel suo stesso interesse queste altre premure gli consentono di affrontare anche un meccanismo e di avere a cura un meccanismo reputazionale che gli consentano di poter avere risultati anche nel medio e lungo periodo nel suo stesso interesse. 

Non abbiamo una concezione collettivista della produzione o statalista dell’economia. Non ci appartiene, non è nella filosofia della linea politica economica di questo Governo e non accarezziamo neppure un modello cripto-dirigista in campo economico. Il nostro modello rimane quello classico, di uno Stato regolatore che però non è disattento rispetto ai meccanismi del mercato. Siamo pronti a intervenire e a presidiare gli interessi strategici, di qui il nostro intervento con la Golden Power, siamo disposti anche a intervenire in punta di piedi quando c'è da offrire un sostegno diretto nelle aziende, quando i meccanismi di liquidità esterni non funzionano e c’è la possibilità di offrire equity per un periodo limitato senza voler interferire nelle attività di governo dell’organismo produttivo. 

Siamo ovviamente ben orgogliosi di dire che le nostre aziende partecipate sono delle multinazionali (le abbiamo ereditate e non costruite noi) che ci rendono orgogliosi in tutto il mondo, perché quando io incontro i Capi di Stato molto spesso mi fanno i complimenti non solo per singole aziende che operano all’estero e contribuiscono all’export ma vengo anche ringraziato per le attività delle nostre multinazionali in alcuni settori da loro presidiati, pensiamo al campo energetico.

State tranquilli che avrete sempre tutto il nostro sostegno in termini di incentivi per cercare di rendervi ancora più competitivi: com’è scritto in uno dei nostri macro-obiettivi, per un tessuto economico più competitivo e resiliente anche nel mondo. 


Per saperne di più

17 Giugno 2020

Progettiamo il Rilancio, i video della quarta giornata

Quarta giornata di incontri a Villa Pamphilj, nell'ambito dell'iniziativa "Progettiamo il Rilancio". Prima dell'inizio del confronto del Governo con i rappresentanti delle forze produttive del Paese, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tenuto un intervento introduttivo e, nel corso del pomeriggio, il punto stampa con i Ministri Gualtieri e Patuanelli.

17 Giugno 2020

Consiglio europeo, informativa del Presidente Conte in Parlamento

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tenuto, prima alla Camera e poi al Senato, un'informativa in Parlamento in vista della riunione del Consiglio europeo.

Consiglio europeo, informativa del Presidente Conte al Senato

Mercoledì, 17 Giugno 2020

Informativa del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Senato in vista della videoconferenza del Consiglio Europeo su “Next Generation EU” e sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027.

Signora Presidente, gentili senatrici e gentili senatori,

sono qui perché ritengo doveroso fornire un aggiornamento al Parlamento in vista della videoconferenza del Consiglio Europeo che si terrà venerdì 19 giugno riguardante il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 e il cosiddetto. “Next Generation EU”, che come noto completano le componenti dell’articolato pacchetto di risposta europea alla crisi, per non parlare delle massicce, imponenti misure monetarie messe in campo dalla Banca Centrale Europea con diversa intensità.

Anche se non rientra nel perimetro di questa informativa, Vi confermo che il Governo vuole farsi trovare pronto all’appuntamento con gli strumenti di finanziamento europeo e già in questi giorni ha avviato un’ampia consultazione con tutte le forze politiche, produttive, sociali e culturali del Paese per elaborare un piano di rilancio da cui potrà essere successivamente ricavato il più specifico Recovery Plan che l’Italia presenterà in adesione al programma Next Generation EU.

Quando il progetto italiano avrà una fisionomia sufficientemente completa il Governo verrà doverosamente in Parlamento per riferire sui suoi contenuti pronto ad accogliere proposte e suggerimenti.
Questo Governo al confronto con il Parlamento non si è mai sottratto e mai si sottrarrà, quella di venerdì, tengo a precisarlo, è una videoconferenza quindi una riunione informale del Consiglio europeo a carattere meramente consultivo, ma tutti i passaggi formali, quindi prima del Consiglio europeo successivo, ovviamente tutti i passaggi formali saranno qui in Parlamento e il confronto con il Parlamento in queste occasioni si produrrà in una votazione formale.

Come ho ripetuto più volte, le risorse che al termine del negoziato verranno messe a disposizione dall’Europa non potranno essere gestite dal Governo in carica come un proprio tesoretto: di questo siamo assolutamente convinti. Costituiranno una base importante per finanziare il rilancio del nostro Paese ed è evidente che questo obiettivo ambizioso necessita della collaborazione e della condivisione di tutti. Il nostro Paese – è questo il nostro obiettivo - deve tornare a credere in sé stesso e a condividere obiettivi ambiziosi comuni, al di là delle divisioni politiche.
Ma torniamo all’oggetto specifico di questa informativa. La prossima riunione del Consiglio Europeo si terrà ancora in modalità telematica e dovrà aprire la strada a un accordo di qualità sui nuovi strumenti di supporto alla ripresa economica europea e sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea. Perché il Consiglio possa pronunciarsi con un voto e con una decisione finale, manca ancora un elemento essenziale: la proposta formale di un nuovo quadro finanziario pluriennale da parte del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel.
L’incontro avrà pertanto una natura solo consultiva, e sarà volto a far emergere convergenze e dissensi ancora esistenti tra i Paesi membri al fine di preparare un successivo, Consiglio Europeo, quello di luglio.  Prima di esso tornerò in Parlamento per chiedere il vostro voto a supporto di una risoluzione che indichi la posizione che l’Italia terrà in Europa, alla luce anche della proposta formale, allora sì che l’avremo, di un nuovo quadro finanziario pluriennale.

L’esperienza insegna che le riunioni del Consiglio Europeo conducono a decisioni all’altezza della sfida, solo se vi è - anche di fronte a posizioni e sensibilità differenti - un metodo di lavoro improntato allo spirito europeo e al dialogo costruttivo. Stiamo lavorando, anche in queste ore affinché l’Europa non disperda il patrimonio di credibilità e iniziativa politica che ha accumulato negli ultimi mesi, permettetemi di sottolinearlo, anche grazie al contributo determinante dell’Italia.

La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, tre settimane fa ha presentato proposte su “Next Generation EU” e sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027. Tali proposte sono ispirate dalla consapevolezza dell’ineludibile necessità di una risposta europea straordinaria ad una crisi senza precedenti nella storia dell’Unione.
Ciò è coerente con un approccio che l’Italia – e lo dico con orgoglio – ha responsabilmente proposto sui tavoli europei fin dalla prima fase del contagio da Covid-19. Abbiamo in questi mesi lavorato intensamente per far maturare la comprensione che l’unica risposta possibile ed efficace ai danni prodotti dal Coronavirus è una risposta europea ambiziosa ed effettivamente in grado di dare una forte scossa alle economie del continente, strettamente interdipendenti tra di loro. Lo sforzo italiano, condiviso in una prima fase da altri 8 Stati Membri, è divenuto, al Consiglio Europeo del 23 aprile, un consenso a 27 sul riconoscimento del “Recovery Fund” come misura necessaria a cui lavorare con urgenza, cito testualmente, per superare una crisi straordinaria, le cui dimensioni sono state recentemente confermate anche dalle stime più accreditate a livello internazionale, parlo del Fondo Monetario Internazionale, dell’OCSE, ed europee, parlo delle previsioni economiche di primavera della Commissione Europea.

La proposta della Presidente von der Leyen conferma che la Commissione Europea non ha mancato l’appuntamento con la storia, così come non l’ha mancato, dobbiamo sottolinearlo, la Banca Centrale Europea, che ha messo in campo un’ingente “potenza di fuoco” a tutela delle economie europee. Nelle prossime settimane è il Consiglio Europeo ad essere chiamato all’appuntamento con la storia.
La proposta della Commissione Europea su “Next Generation EU” e sul QFP 2021-2027, rappresenta una buona base di partenza, davvero buona, di cui condivido la logica e lo spirito, così come ho considerato la proposta franco-tedesca un positivo passo nella direzione, auspicata dall’Italia, di una risposta europea ambiziosa e all’altezza dei bisogni e delle aspettative dei cittadini del nostro continente.
Per far ripartire le nostre economie, è fondamentale, non mi stanco di ripeterlo ai miei omologhi europei, raggiungere l’obiettivo primario di un consenso prima possibile sulla decisione di dare un tempestivo avvio a “Next Generation EU”: una decisione tardiva infatti sarebbe già di per sé un fallimento.

La decisione politica che spetta ora al Consiglio Europeo rappresenta un obiettivo storico sul piano sia europeo, sia nazionale, in risposta alla peggior crisi continentale da oltre settant’anni. Non possiamo permetterci di riprodurre la liturgia delle decisioni dei Consigli Europei che, sulle questioni in particolare di bilancio, necessitano di lunghi negoziati che sfociano quasi sempre in “compromessi al ribasso”: non lo meritano le decine di migliaia di vittime europee del Covid-19 e non lo meritano le famiglie, i giovani, le imprese, i cittadini che ne stanno affrontando le conseguenze sociali ed economiche.
Per questa ragione che giudico ad un tempo morale ma anche politica, cui si aggiunge naturalmente l’”urgenza dei numeri” sull’andamento delle economie, tutti gli Stati Membri sono chiamati ad una decisione di elevato profilo. Il presupposto per raggiungere l’obiettivo è che i Capi di Stato e di Governo siano animati dai principi di responsabilità e di solidarietà.

La nostra posizione in questo senso è che non ci si discosti dalla proposta della Commissione, quanto al volume ed alla composizione ad ampia prevalenza di “grants” (sussidi) e che rimanga fermo il principio di un finanziamento straordinario e a lungo termine tramite debito comune europeo. Inoltre,  l’ho già ricordato, l’accordo dovrà giungere in tempi rapidi, per consentire – dopo le necessarie approvazioni al Parlamento europeo e ai Parlamenti nazionali – un celere avvio dell’attuazione di “Next Generation EU” e del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale.
La posta in gioco sul piano europeo è la tenuta delle economie e della coesione sociale dell’Unione; è il funzionamento stesso del Mercato Unico, cioè uno dei cardini (così come Schengen) dell’Europa unita; è la possibilità di rendere le economie europee resilienti di fronte a future, analoghe crisi, a cominciare dalla paventata seconda ondata del Covid-19 che siamo comunque tutti impegnati a prevenire o a contenere, forti dell’esperienza già maturata; è anche l’opportunità di far vincere all’Europa la sfida del futuro nella transizione verde, il “Green Deal” europeo ed in quella digitale.
È altrettanto fondamentale che venga preservato l’orientamento di “Next Generation EU” al sostegno di Paesi, regioni, settori più colpiti dalla crisi da Covid-19, è quindi necessario che venga mantenuta la distinzione fra i criteri di allocazione per gli strumenti di “Next Generation EU” volti alla ripresa dalla crisi da Covid-19 e i criteri di allocazione dei fondi di Coesione ordinari.
Queste considerazioni continuerò a sostenerle con determinazione al tavolo europeo, anche in risposta alle sensibilità differenti di altri Stati Membri, nella convinzione che il Consiglio Europeo debba mostrarsi capace, come ha già fatto il 23 aprile scorso, di confermare che l’Europa è una “comunità di valori” che con coerenza persegue interessi comuni.
Nell’approccio europeo che auspico, reputo altrettanto necessario uno spirito costruttivo da parte di tutti gli Stati Membri anche nelle discussioni sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale. Il Governo italiano condivide i cardini della proposta della Commissione che vuole contribuire a rendere l’Unione Europea più forte ed orientata a obiettivi per un futuro sostenibile e competitivo, come il “Green Deal” e il digitale, preservando politiche, come la Coesione e la Politica Agricola Comune, che rimangono anche per noi fondamentali. In questo scenario, è auspicabile un concreto avanzamento sulle nuove risorse proprie, obiettivo ineludibile se vogliamo che l’Unione europea possa non solo uscire da questa crisi, ma anche essere in grado di affrontare per tempo ulteriori emergenze di così ampia portata.
Nella discussione sul QFP figureranno anche privilegi, nel gergo i “rebates” per pochi Stati Membri che, fin dal negoziato precedente alla crisi da Covid-19, abbiamo definito anacronistici. Ne comprendiamo l’elevata importanza per alcuni Stati Membri, in termini di politica nazionale, ma vogliamo credere che tale sensibilità venga accompagnata da quegli stessi Stati Membri da aperture e flessibilità riguardo a “Next Generation EU”. Una difesa dei privilegi unita ad una chiusura su “Next Generation EU” risulterebbe inaccettabile, minando l’opportunità di ripresa economica a Paesi, regioni e settori più colpiti da una crisi senza precedenti e colpendo i numerosi lavoratori e imprenditori che guardano all’Europa per ricevere protezione per il presente ed il futuro loro e delle loro famiglie.
Le posizioni degli Stati Membri in seno al Consiglio sono ancora distanti su alcuni punti, nonostante i notevoli progressi fatti negli scorsi mesi: ricordiamoci che quando l’Italia propose un fondo europeo dedicato alla ripresa, finanziato con debito comune, molti, diciamolo francamente anche qui nel nostro Paese, ci accusarono di essere dei visionari. In queste settimane non stiamo discutendo sul “se” tale fondo si farà, neppure si discute dell’emissione straordinaria di debito comune per il suo finanziamento, ormai questi elementi dati per scontati.

Stiamo discutendo però questioni altrettanto importanti dell’entità del Fondo e dei criteri di allocazione.
Questo è un successo, un successo anche del nostro Paese, che ha insistito nell’indicare questa strada da subito in Europa e alla fine ha convinto anche i partner europei anche quelli più riottosi, diffidenti, che questa era la direzione giusta per l’Unione. Si è trattato di un continuo e paziente lavoro politico e diplomatico, con una riconquistata credibilità ed affidabilità internazionali.
L’obiettivo di una decisione politica di alto livello racchiude anche una forte valenza nazionale, oltre che europea. Responsabilità e solidarietà devono essere messe in opera dai Governi europei anche nei rispettivi Paesi. Rilanciare la crescita ed il lavoro nelle economie del continente è possibile, infatti, solo se si sapranno trarre lezioni dalla crisi attuale. Occorre uno sforzo riformatore ampio e profondo, capace di cogliere l’opportunità storica della risposta europea alla crisi per affrontare nodi e criticità che da troppo lungo tempo impediscono all’economia italiana di farsi trovare resiliente di fronte a shock di ampia portata.
Abbiamo dovuto combattere uno shock senza precedenti, che ha comportato costi umani altissimi anche sociali ed economici. L’Italia ne sta finalmente e faticosamente uscendo, ma non possiamo permetterci ritornare allo status quo antecedente a questa crisi. L’Italia, da oltre 20 anni, fatica a tenere il passo delle altre economie avanzate.
Il nostro Paese sconta tassi di crescita del prodotto lordo e della produttività che sono al di sotto della media europea e ha subìto, ben di più rispetto agli altri Paesi europei, le conseguenze della crisi finanziaria del 2008, nonché di quella dei debiti sovrani di qualche anno più tardi.
L’esperienza della coraggiosa risposta all’emergenza sanitaria posta dal coronavirus, della resilienza dimostrata da molti settori economici  pubblici e privati , l’eccezionale prova superata dai nostri concittadini, sono le stesse leve che consentiranno di far ripartire l’economia italiana su nuove basi che assicurino una rapida ripresa e  al contempo un nuovo modello di sviluppo che superi i ritardi e rimuova gli ostacoli del vecchio modello.
Le decisioni del Consiglio europeo consentiranno di mettere in campo ulteriori risorse economiche importanti per rafforzare gli investimenti pubblici in Italia, che sono su livelli assai inferiori rispetto alla capacità degli altri Paesi europei.
Siamo consapevoli che dovremo accompagnare questi progetti con un percorso di riforme ambizioso, indispensabile per dare un futuro migliore al nostro Paese e ai nostri figli. Il Governo è coeso, si lavora insieme uniti soprattutto da una cosa: la fiducia nell’Italia e la speranza che sentiamo riposta in noi dagli italiani: non possiamo deluderli.
Il Consiglio europeo discuterà anche dello stato dell'arte del negoziato tra l'UE e il Regno Unito sulle future relazioni, dopo quattro sessioni negoziali e la riunione di alto livello dei vertici delle Istituzioni dell’Unione europea con il Primo Ministro britannico Johnson che si è svolto il 15 giugno scorso.
Come noto, sono in corso i negoziati per un accordo sulle future relazioni prima che i legami tra UE e Regno Unito si sciolgano definitivamente al termine dell'attuale periodo transitorio, previsto per il 31 dicembre prossimo.
Ritengo che un accordo ambizioso sia ancora più importante adesso, alla luce della crisi pandemica che ha colpito duramente sia l'Unione europea che il Regno Unito.
L'Italia continuerà a sostenere gli sforzi negoziali del Capo Negoziatore Michel Barnier, a tutela innanzitutto dei nostri cittadini e delle nostre imprese e con l'obiettivo di chiudere entro la fine dell'anno un'intesa, con tutte le difficoltà che stiamo affrontando che rifletta la profondità dei rapporti e l'equilibrio degli scambi tra l'Unione europea e il Regno Unito.
Alla videoconferenza del Consiglio Europeo è inoltre prevista la consueta informativa della Cancelliera Merkel e del Presidente francese Macron sullo stato di attuazione degli Accordi di Minsk. L'informativa risponde all'esigenza, sempre fatta valere dall'Italia, di avere una discussione politica fra Leader prima di procedere al rinnovo semestrale delle sanzioni economiche settoriali nei confronti della Federazione russa la cui prossima scadenza è il 31 luglio , evitando quindi automatismi di sorta. Rimane prioritario, per l’Italia, lavorare insieme ai nostri partner europei per favorire una piena attuazione degli Accordi di Minsk, obiettivo cui è finalizzato lo strumento delle sanzioni.
Signora Presidente, gentili senatrici e gentili senatori,
In queste settimane sono in gioco la reputazione e un miglior futuro dell’Europa e dei suoi Stati Membri, che nell’assetto previsto dai Trattati giocano un ruolo fondamentale. E’ il momento in cui deve prevalere la massima unità europea, per il bene supremo della tenuta dei suoi pilastri, dal Mercato Unico, a Schengen, alla protezione sociale ed economica dei cittadini del continente.
Questo è il momento di agire con spirito di piena coesione anche sul piano nazionale, perché questa crisi non rechi all’Italia il doppio danno di vederla perdere la sfida economica della ripresa europea e quella, forse ancor più difficile, di riformare alcune tradizionali criticità, dando così finalmente respiro ad un sistema economico le cui eccellenze troppo spesso sono state ostacolate ovvero oscurate da logiche particolaristiche o familistiche.
Uniti in Europa per proteggere società ed economie del continente; coesi in Italia per cogliere subito e per intero l’opportunità che l’Europa offre a se stessa supportando i Paesi più colpiti dal Covid-19.
Con questo spirito europeo intendo partecipare alla videoconferenza del 19 giugno del Consiglio Europeo; questo spirito auspico caratterizzi il dibattito politico italiano, in questa fase cruciale più che mai per la futura generazione dell’Unione Europea.
Grazie.
 
 


Per saperne di più

17 Giugno 2020

Campagna di informazione sul servizio ISEE precompilato

Dal 2020 l'Inps ha attivato sul proprio sito web la possibilità di presentare la dichiarazione ISEE anche nella modalità precompilata, attraverso il servizio on line dedicato.
La DSU precompilata conterrà dati dichiarati dal cittadino e altri precompilati forniti da Agenzia delle Entrate e da Inps.
Una novità che va incontro alle esigenze dei cittadini di disporre di servizi facili e veloci.

17 Giugno 2020

Campagna di comunicazione Maturità 2020 - #Lascuolanonsiferma

La campagna promossa dal Ministero dell’Istruzione informa studenti e famiglie che gli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione, gli esami di maturità, per l’anno scolastico 2019/20 sono stati rimodulati al fine di rispettare i comportamenti necessari in questa fase di convivenza con il coronavirus. Gli esami di Stato avranno inizio il 17 giugno e, per quest’anno, è previsto il solo colloquio orale.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri