Feed

19 Giugno 2019

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 62

Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, mercoledì 19 giugno 2019, alle 21.05 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte. Segretario il Sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti.

*****

RATIFICA ED ESECUZIONE DI TRATTATI INTERNAZIONALI

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi, ha approvato tre disegni di legge di ratifica ed esecuzione di trattati internazionali. Di seguito l’elenco dei provvedimenti.

19 Giugno 2019

Piano Sport e Periferie, presentazione a Palazzo Chigi con il Sottosegretario Giorgetti

Giovedì 20 giugno, alle ore 14, il Sottosegretario con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, presenterà in una conferenza stampa il “Piano Sport e Periferie”.

19 Giugno 2019

Inaugurazione Biobanca al Policlinico Gemelli

Il Presidente Conte partecipa all'inaugurazione della Biobanca del Policlinico Gemelli.

19 Giugno 2019

Il Presidente Conte all'inaugurazione della Biobanca al Policlicinco Gemelli

Il Presidente Conte partecipa, giovedì 20 giugno, all'inaugurazione della Biobanca del Policlinico Gemelli.

19 Giugno 2019

Il Presidente Conte al Consiglio europeo e all’Euro summit

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, giovedì 20 e venerdì 21 giugno, sarà a Bruxelles per partecipare al Consiglio europeo e all’Euro summit.

19 Giugno 2019

Consiglio dei Ministri n. 62

Si è tenuta a Palazzo Chigi la riunione del Consiglio dei Ministri. Nel comunicato, i provvedimenti approvati.

19 Giugno 2019

Convocazione del Consiglio dei Ministri n. 62

Il Consiglio dei Ministri è convocato in data odierna alle ore 20.00 a Palazzo Chigi, per l’esame del seguente ordine del giorno:
 

19 Giugno 2019

Riunione del Consiglio dei Ministri n. 62

Il Consiglio dei Ministri è convocato mercoledì 19 giugno alle ore 20.00 a Palazzo Chigi.

19 Giugno 2019

Campagna di comunicazione "Chi paga il prezzo della contraffazione"

Recenti studi e analisi evidenziano l’importanza del ruolo del consumatore nella prevenzione e nella lotta alla contraffazione. La scelta di non acquistare un bene falso, infatti, è semplice solo in apparenza. La campagna intende informare il cittadino sui rischi derivanti dall’acquisto di articoli contraffatti, sull’ampiezza e pervasività del fenomeno, diffuso in tutti i settori produttivi, sulle ricadute sul Paese dal punto di vista occupazionale, economico-fiscale e di danni alla salute dei cittadini.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio alla Camera in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019

Mercoledì, 19 Giugno 2019

Signor Presidente, Gentili deputati,

il prossimo Consiglio Europeo assume una rilevanza particolare, giacché esso è il primo che si svolge nell’ambito della nuova legislatura europea. 

Subito dopo le elezioni per il Parlamento Europeo, con gli omologhi degli altri Stati Membri ci siamo già riuniti, martedì 28 maggio, a Bruxelles, in una cena di lavoro informale per compiere prime valutazioni sull’esito del voto europeo e per ricercare un consenso sul metodo con cui giungere a decisioni rapide, e auspicabilmente consensuali, in ordine alle nomine dei vertici istituzionali dell’Unione Europea. 

Proprio quello delle nomine dei vertici istituzionali europei sarà il tema centrale che affronteremo al Consiglio Europeo. Su di esso è in corso in Europa, fin dalle scorse settimane, un confronto sia a livello intergovernativo cioè fra Capi di Stato/di Governo e membri del Consiglio Europeo sia parlamentare nell’ambito dei Gruppi politici del Parlamento Europeo. È di fondamentale importanza che da tale confronto emerga, da parte delle Istituzioni europee, un segnale ai cittadini circa la capacità di tenere conto della domanda di cambiamento emersa dal voto del 26 maggio in tutto il continente, seppur espressa in differenti forme.

L’Unione europea deve riuscire a decidere non solo da chi, ma anche in quale direzione essere guidata, e queste decisioni devono essere equilibrate e devono essere efficaci.

Devono infatti essere rispettati, più che mai in questa legislatura con un Parlamento europeo più “frammentato”, i criteri di equilibrio geografico, politico, di dimensione degli Stati Membri, di genere. È inoltre essenziale che sui vertici istituzionali dell’Unione si decida in coerenza con una “logica di pacchetto” in modo da potere avere una visione complessiva e unitaria di tutte le varie posizioni e di tutti gli equilibri.

I vertici delle Istituzioni europee devono essere inoltre all’altezza della posta in gioco di fronte alle principali sfide dei prossimi cinque anni: la crescita, il lavoro, l’equità sociale, la sicurezza, la migrazione, il rispetto dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile.

Soluzioni europee a queste sfide sono improcrastinabili e devono ispirarsi ad una prospettiva nuova, in cui la crescita non venga più considerata come antitetica rispetto alla stabilità e la solidarietà venga tutelata quanto la responsabilità. 

Quanto all’aspettativa italiana per la nuova Commissione europea, ho avuto modo di affermare in varie sedi, che l’Italia auspica per sé, in linea col suo ruolo nella storia e nel futuro dell’Europa, un portafoglio economico di prima linea.

Alle nomine europee si accompagna, al Consiglio Europeo, una decisione sull’Agenda Strategica, documento che contiene, ad ogni avvio di legislatura europea, linee programmatiche in cui si riconoscono i 28 Stati Membri.

L’Agenda Strategica combina quasi inevitabilmente, in un’Unione caratterizzata da una “membership” così ampia, ambizione e realismo. È dunque di fondamentale importanza, tenendo a mente le sfide cui ho fatto cenno in precedenza (crescita, lavoro, sicurezza, ambiente), che all’Agenda si accompagnino, nei prossimi cinque anni, decisioni e politiche europee all’altezza della situazione e che trovino tempestiva attuazione. 

In questa ottica, considero prioritari i seguenti obiettivi:

Punto primo. Una governance europea e multi-livello della migrazione, basata sulla solidarietà e sull’equa condivisione delle responsabilità fra Stati Membri, nonché sulla collaborazione con i Paesi di origine e di transito inclusi corridoi umanitari europei per quanti abbiano diritto all’asilo, nonché su una decisa politica europea sui rimpatri e di contrasto al traffico illegale di esseri umani;

Punto secondo. Un deciso avanzamento dell’Unione al completamento del pilastro dei diritti sociali, nel definire e attuare iniziative e strumenti europei volti a proteggere i disoccupati, soprattutto giovani, a realizzare forme di salario minimo europeo, a lottare contro l’esclusione sociale, contro la povertà;

Punto terzo. Un budget dell’Euro-zona dotato anche di funzione di stabilizzazione, obiettivo essenziale per la solidità dell’Euro-zona nello scenario globale, caratterizzato da turbolenze, ad esempio adesso in ragione dei dazi, che hanno un impatto negativo sulla congiuntura economica europea;

Punto quarto. Un impulso concreto affinché vengano incentivati investimenti pubblici produttivi, soprattutto negli Stati Membri che più ne hanno necessità, e affinché si ponga rimedio alla concorrenza fiscale ingiustificata tra Stati Membri;

Punto quinto. Un’Unione capace di promuovere politiche ambientali a sostegno dell’economia circolare e di incentivo all’obiettivo di neutralità climatica da raggiungere entro il 2050, come già stabilito, senza che ciò incrini l’unità europea su un obiettivo essenziale per tutti i cittadini europei di oggi e di domani;

Ancora. Un’adeguata tutela europea sia dei prodotti agricoli (etichettatura e tracciabilità) sia, in generale, delle Indicazioni di Origine Geografica, quali presupposti di una politica commerciale dell’Unione europea che è una competenza esclusiva dell’Unione, come si sa rispettosa dei cittadini, che siano essi consumatori o siano essi imprenditori;

Ancora. L’ulteriore miglioramento della cooperazione legislativa e amministrativa europea nel contrasto al terrorismo internazionale e al crimine organizzato, contro cui non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia;

Poi ancora una politica estera dell’Unione Europea efficace, capace di definire posizioni e, se necessario, adottare misure in modo e con modalità efficaci e adeguate al ruolo nel mondo globale cui l’Unione europea non può e non deve rinunciare.

Questa prospettiva sarà decisiva, una volta adottata l’Agenda Strategica in sede di Consiglio Europeo, la capacità o meno di assicurarne una coerente e tempestiva attuazione. Auspico al riguardo un ruolo centrale del Parlamento Europeo, come stimolo democratico per la Commissione Europea e per gli Stati Membri ad agire in linea con gli impegni assunti all’inizio della legislatura.

Il Consiglio Europeo è inoltre chiamato a valutare lo stato di avanzamento del negoziato relativo al prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. La nostra posizione al riguardo è chiara e coerente. Come Presidente del Consiglio del Paese quinto contributore netto del bilancio dell’Unione, rappresenterò l’aspettativa che la tempistica del negoziato, infatti, non vada a discapito della sua qualità. È essenziale lavorare con spirito europeo autentico all’avanzamento del negoziato verso una tempestiva conclusione, ma senza che ciò si traduca in scorciatoie che conducano ad un bilancio settennale inadeguato alla posta in gioco. L’Unione deve infatti avere un Quadro Finanziario Pluriennale radicato nel presente, ma al contempo proiettato nel futuro, che faccia pertanto tesoro dell’esperienza pregressa e rappresenti un’effettiva garanzia di politiche efficaci sia per le nuove priorità, come migrazione, sicurezza, investimenti, ricerca, sia per le politiche tradizionali, come la Coesione e la Politica Agricola Comune, entrambe essenziali per i cittadini europei, in particolare per i consumatori e per gli imprenditori, per la crescita e l’occupazione anche nelle aree del continente più svantaggiate e più esposte alle insidie, alle ricadute negative della globalizzazione. È inoltre auspicabile, nella prospettiva di un bilancio pluriennale all’altezza della situazione, che si sappia guardare con maggiore ambizione alle “Nuove Risorse Proprie”, a beneficio del contribuente europeo, garantendo un maggior valore aggiunto della spesa dell’Unione, senza gravare sui bilanci nazionali.

Parimenti proiettato ad un futuro dell’Europa da preparare fin da ora con efficacia e lungimiranza è il tema del cambiamento climatico.

Il Consiglio Europeo esprimerà un invito al Consiglio e alla Commissione a continuare a lavorare in direzione della transizione verso la neutralità climatica, sulla base delle misure già concordate per raggiungere i target di riduzione del 2030, ed in direzione della tempestiva adozione, entro l’inizio del 2020, di una Strategia dell’Unione europea di lungo termine. Il Consiglio Europeo guarda inoltre al “Climate Action Summit”, organizzato dal Segretario Generale dell’ONU a settembre come ad una tappa significativa per l’azione globale sul cambiamento climatico e agli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.

Ci aspettiamo di poter lavorare, insieme agli altri Stati Membri, ad un ruolo dell’Unione europea ambizioso e di respiro globale.  È essenziale, ad esempio, che si avanzi sul piano europeo con determinazione verso la cosiddetta neutralità climatica entro il 2050, un traguardo che i 7 Paesi del Sud dell’Unione Europea, nella loro Dichiarazione l’abbiamo adottata a La Valletta lo scorso 14 giugno, hanno auspicato venga raggiunto, tenendo conto delle specificità nazionali. La sfida ambientale non può essere risolta sul piano nazionale, nessuno Stato può agire da solo. Essa richiede uno sforzo europeo, anche in chiave globale. L’Unione europea non può non giocare un ruolo da protagonista su questo tema, anche in vista dei prossimi appuntamenti internazionali, come il Summit ONU sul clima fissato per il prossimo settembre. 

Sull’ambiente occorre rispettare le regole europee ed il principio di responsabilità sui cittadini e fra generazioni. Ho avuto modo di rappresentarlo fin dal primo discorso qui alle Camere in occasione della fiducia, se vogliamo restituire all'azione di Governo un più ampio orizzonte, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva anche di medio-lungo periodo. Diversamente, la politica perde di vista il principio di responsabilità che impone di agire - lo raccomandava il filosofo Jonas - non soltanto guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma anche progettando la società che vogliamo lasciare ai nostri figli, finanche ai nostri nipoti.

Il Consiglio Europeo si soffermerà anche, in tema di relazioni esterne, sulla situazione fra Russia e Ucraina, con specifico riferimento alle recenti misure russe sui passaporti nelle regioni orientali dell’Ucraina, in particolare Donetsk e Lugansk, alla perdurante detenzione, da parte russa, dei marinai ucraini arrestati in occasione dell’incidente nello Stretto di Kerch il 25 novembre 2018 e all’auspicio che riprendano i negoziati per l’attuazione delle Intese di Minsk.

Su tali questioni rimane per noi prioritario lavorare insieme ai nostri partner europei per favorire una distensione, per riportare il confronto al tavolo dei negoziati, anche approfittando del nuovo slancio impresso alla politica ucraina dal neo Presidente Zelenskij.

Colgo l’occasione per riaffermare che l’Italia intende perseguire un approccio rispettoso sì della questione europea, ma al tempo stesso convinto che le sanzioni non siano un fine in sé, bensì uno strumento finalizzato ad avviare a soluzione la crisi ucraina. 

Il Consiglio Europeo esprimerà inoltre, sulla scia delle Conclusioni di quello di marzo, un invito ad accrescere la consapevolezza e a rafforzare la resilienza delle nostre democrazie rispetto alla disinformazione, incoraggiando la Commissione Europea ad una valutazione sull’attuazione, da parte delle piattaforme online, degli impegni assunti al riguardo. Rimane essenziale per l’Italia uno sforzo europeo coordinato e che tenga conto della natura complessa e plurale del problema. Provenendo la disinformazione da una molteplicità di soggetti, statuali ma anche non statuali, essa richiede un approccio strategico, multidimensionale e di ampio respiro, che includa sul piano europeo un investimento di lungo periodo nella formazione dei giovani, un dialogo costante con i provider privati, senza trascurare, naturalmente, i delicati profili di necessaria garanzia della libertà d’informazione, fondamento essenziale delle nostre democrazie.

Il Consiglio Europeo, inoltre, valuterà con favore il lavoro in corso a livello comunitario per una risposta coordinata alle minacce ibride. Al riguardo, condividiamo con i partner europei l’esigenza di intensificare il coordinamento europeo sugli attacchi cibernetici. L’approccio italiano è ispirato alla promozione di piattaforme cooperative e mira a coniugare le esigenze di sicurezza e di protezione dei cittadini con il rispetto dei principi della democrazia e della libertà della rete. Riteniamo inoltre di dover rafforzare la “resilienza”, cioè la capacità di dotarsi, a livello nazionale ed europeo, di adeguati strumenti di prevenzione e resistenza ad eventuali cyber-attacchi, ma anche la capacità di deterrenza verso tali attacchi, tenendo comunque presente che il problema della imputazione vale a dire quindi, anche conseguentemente, di poter sanzionare i comportamenti delle persone accertate come responsabili, resta di grande complessità e richiede un approccio ben ponderato.

Il Consiglio Europeo farà inoltre riferimento alle Conclusioni del Consiglio Affari Generali in tema di Allargamento, processo di cui l’Italia è tradizionale sostenitrice, perché crediamo che sia un importante motore per promuovere pace, stabilità, prosperità e sicurezza nel nostro Vicinato, nell’interesse geostrategico dell’intero continente.

Riteniamo dunque essenziale preservare la credibilità del Processo di Allargamento, sia sostenendo ulteriori progressi di Serbia e Montenegro nel negoziato di adesione, sia lavorando affinché entro ottobre di quest’anno (prospettiva temporale decisa proprio ieri, 18 giugno, dal Consiglio Affari Generali) perché possa esserci una decisione favorevole all’apertura dei negoziati di adesione con Albania e Repubblica di Macedonia del Nord.

Un rapido avvio dei negoziati di adesione con Tirana e con Skopje darebbe un segnale di forte attenzione europea verso l’intera regione, ridando slancio alla prospettiva europea di quei due Paesi e contribuendo così ad evitare derive rispetto al percorso di progressiva integrazione e anche rispetto alla prospettiva di una maggiore stabilità regionale.

Una questione che, su impulso di Cipro, verrà discussa al Consiglio Europeo e abbiamo già affrontato nell’incontro che abbiamo avuto a Malta a la Valletta nell’ambito dei Paesi del sud Europa, riguarda quelle attività turche di perforazione nella Zona Economica Esclusiva cipriota. Al riguardo, monitoriamo con la massima attenzione i recenti sviluppi legati alle questioni energetiche nel Mediterraneo orientale e condividiamo la preoccupazione riguardo all’annuncio che è stato fatto in Turchia di voler intraprendere attività che potrebbero risultare lesive delle legittime aspettative della Repubblica di Cipro di esercitare i diritti sovrani sulle risorse naturali presenti nella cosiddetta Zona Economica Esclusiva, in linea con le norme del diritto internazionale e dell’Unione Europea. Riteniamo che lo sfruttamento delle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale possa divenire, da motivo di disputa, una straordinaria opportunità di cooperazione e anche un fattore di stabilizzazione regionale. Dobbiamo però lavorare per raggiungere questo traguardo per materializzarlo. 

Infine, il Consiglio europeo esaminerà gli ultimi sviluppi del dossier Brexit, alla luce delle recenti vicende politiche occorse nel Regno Unito e dell’ultima Comunicazione della Commissione europea sulle misure di emergenza in caso di Brexit senza accordo.

Da parte italiana, lo sapete bene, il 20 maggio scorso è stato convertito in legge anche da voi quindi il decreto-legge cosiddetto “Brexit”, che prevede, in particolare, in caso di “no deal”, misure di messa in sicurezza nei settori dei diritti dei cittadini, dei servizi finanziari e del trasporto aereo. La settimana scorsa, abbiamo riunito la cosiddetta task force “Brexit” a Palazzo Chigi, per fare un “tagliando” alle misure di preparazione al “no deal”. 

L’Italia resta impegnata per una Brexit ordinata, attraverso un accordo di recesso e per costruire una relazione futura profonda e ambiziosa con il Regno Unito dopo l’uscita dall’Unione europea. Nondimeno alla luce degli ultimi sviluppi occorsi a Londra, è importante che cittadini, imprese e tutti i soggetti interessati dalla Brexit utilizzino i mesi di proroga al 31 ottobre 2019 per prepararsi a qualsiasi scenario incluso quello, davvero poco auspicabile, di un’uscita senza accordo.

Ho prima richiamato, riferendomi al cambiamento climatico, il principio di responsabilità. Decidere e agire tenendo in massima considerazione tale principio fra Istituzioni e cittadini e fra generazioni è presupposto essenziale anche per il rapporto con l’Europa in ambito economico-finanziario. Mi riferisco in particolare alla Raccomandazione e al Rapporto della Commissione, che potrebbero condurre ad una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, ma anche al completamento dell’Unione Economica e Monetaria.

Quest’ultimo tema sarà al centro di un Euro-Summit, venerdì 21 giugno, che riteniamo debba assumere decisioni non divisive, e con un’adeguata base politica e tecnica che spetta all’Eurogruppo e al Consiglio ECOFIN assicurare. Non riteniamo che vi siano ancora i giusti presupposti in merito, e non riteniamo appropriato che i Capi di Stato/di Governo decidano senza un’adeguata base tecnica e un approccio consensuale su misure incisive e di media-lunga durata, come la riforma del Trattato del Meccanismo Europeo di Stabilità, lo Schema Europeo di Garanzia sui Depositi cosiddetto EDIS, il budget dell’Eurozona.

L’accordo di dicembre 2018 prevedeva che fossero predisposte, entro giugno 2019, le conseguenti revisioni al Trattato sul MES. L’Eurogruppo del 13 giugno ha raggiunto un ampio consenso sulla bozza di testo del Trattato rivisto, sulla base del quale verrà definita, nella seconda parte dell’anno, auspicabilmente la documentazione di secondo livello prevista dal Trattato stesso. Secondo l’accordo raggiunto, su richiesta in particolare di Italia e Germania, le procedure per le ratifiche nazionali saranno avviate solo quando tutta la documentazione sarà stata concordata e finalizzata, e questa è la previsione nel prossimo mese di dicembre. 

Riassumo un attimo, a beneficio di questa Assemblea, le questioni di maggior rilievo:

Primo punto riguarda la revisione delle linee di credito precauzionali, la linea di credito precauzionale condizionata cosiddetta è la linea di credito accresciuta.
In attuazione di quanto approvato a dicembre scorso, sono state definite, per i paesi in situazione economica e finanziaria particolarmente solida, le condizioni per l’accesso alla linea di credito precauzionale, rappresentate da criteri di eleggibilità stringenti relativi alla situazione economica e fiscale. A fronte delle garanzie rappresentate dal soddisfacimento di tali criteri, da una tempistica più dettagliata relativa al possibile rinnovo della linea di credito e da un quadro definito per l’eventuale sospensione, è stata eliminata, per quei paesi, la predisposizione del Memorandum of Understanding (MOU), sostituito da una Lettera di intenti, contenente l’impegno al continuo soddisfacimento dei criteri. Per i paesi che invece presentano alcune vulnerabilità, è stata confermata la linea di credito quella cosiddetta accresciuta, in merito alla quale i leader a dicembre hanno ribadito che “lo strumento continuerà ad essere disponibile come previsto nelle attuali Guidelines”, che includono la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding (MOU). Per il funzionamento operativo di entrambi gli strumenti precauzionali è ora necessario aggiornare e finalizzare le specifiche linee guida, allineandole alla bozza di testo del Trattato rivisto. Sulla base del lavoro tecnico già in corso, è previsto che l’attività sarà ultimata poi nella seconda parte dell’anno.

Secondo punto: i rapporti e la divisione dei ruoli tra Commissione e MES.
Su questo punto, la bozza attuale di modifica al Trattato riprende quanto concordato a Dicembre 2018 e contenuto, in particolare, nel Term Sheet MES e nella posizione comune sulla cooperazione tra le due Istituzioni (Joint Position on future cooperation). Il MES, se necessario, al fine di poter svolgere in modo appropriato e tempestivo i compiti ad esso conferiti dal Trattato, potrà seguire e valutare la situazione macroeconomica e finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del loro debito pubblico. Tale attività dovrà però svolgersi per fini meramente interni e in collaborazione con la Commissione europea e la BCE, al fine di garantire la piena coerenza con il quadro per il coordinamento delle politiche economiche di cui al Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

Ancora, questioni legate al debito.
L’accordo di dicembre aveva previsto, lo ricordo, a partire dal 2022, la modifica delle modalità di voto – da cosiddetto dual limb a single limb – delle clausole di azione collettiva, Collective Action Clauses (CaCs), già comunque presenti nel Trattato in vigore e operanti a partire dal 2013.  La bozza di revisione del Trattato introduce il riferimento alle nuove clausole, la cui applicazione concreta continuerà ad essere esaminata in seno al Comitato Economico e Finanziario (CEF). 
Per quanto concerne la valutazione della sostenibilità del debito è stato ripreso il principio per cui tale esercizio sarà condotto su base trasparente e prevedibile, ma consentendo un sufficiente margine di giudizio. La valutazione sarà condotta prevedibilmente dalla Commissione in collaborazione con il MES, nel rispetto del trattato relativo, del diritto dell'Unione europea e della posizione comune sulla cooperazione. Non sono state invece formalizzate ulteriormente le modalità di svolgimento dell’analisi di sostenibilità del debito (DSA). Infine, con riguardo al possibile ruolo del MES quale “facilitatore” del dialogo tra creditori e Stati membri, previsto nell’accordo di dicembre 2018, è stato previsto un riferimento nei considerando, ma con la specificazione secondo cui tale ruolo deve avere natura informale, non vincolante, avere una base confidenziale e essere attivabile solo su richiesta dello Stato membro.

Ancora, istituzione del meccanismo di supporto comune al Fondo di risoluzione unico per le banche cosiddetto common backstop.
Ai fini del finanziamento di una risoluzione bancaria, il Regolamento che ha istituito il Meccanismo di risoluzione unico ha previsto anche la costituzione del Fondo di risoluzione unico (SRF), finanziato dai contributi del settore bancario. 
Nel caso in cui le risorse del Fondo di risoluzione non siano sufficienti, il Meccanismo di Risoluzione può agire da supporto prestando i fondi necessari al primo, esplicando cosi la funzione di “Common Backstop”. Al fine di assicurare la neutralità fiscale, il finanziamento ricevuto dal Fondo di risoluzione sarà restituito nel termine massimo di cinque anni dal sistema bancario, mediante il versamento di contributi ex post.
Nell’attuazione del backstop sarà assicurato un trattamento equivalente anche ai Paesi non appartenenti all’area Euro, ma facenti parte dell’Unione Bancaria, mediante linee di credito parallele e specifiche disposizioni di governance.
Le caratteristiche del meccanismo e le sue modalità operative saranno disciplinate nel Trattato limitatamente alle questioni, alle previsioni di principio. Con delibera del Consiglio dei Governatori verrà invece decisa l’istituzione stessa dello strumento, nonché le caratteristiche più rilevanti dello stesso. È prevista, altresì, la stipula di un accordo quadro con il Comitato di risoluzione unico, deliberato dal Consiglio di amministrazione. Lo stesso organo è competente per l’approvazione delle linee guida, comprensive delle disposizioni procedurali e di livello operativo. Nell’assunzione delle rispettive delibere, MES sarà vincolato, oltre che da quanto previsto nel Trattato, dai Terms of Reference concordati dall’Eurogruppo nel dicembre 2018, richiamati alle premesse del Trattato. 
Il meccanismo di supporto comune sarà operativo entro il 31 dicembre 2023. Potrebbe essere introdotto anche prima di tale data, sulla base di una valutazione dei progressi compiuti nell’ambito della riduzione dei rischi, che dovrà essere effettuata nel 2020. L'avvio anticipato richiede anche una modifica dell’Accordo del 2014 sul trasferimento dei contributi di cui al Fondo di risoluzione unico, processo ancora caratterizzato da notevoli incertezze.

Quanto al tema della procedura d’infrazione, ho avuto modo di affermare -  ovviamente avendo grande rispetto del Parlamento cerco di rappresentare quanto più compiutamente tutti i temi, poi lascio all’interesse di ciascuno di valutare se c’è un effettivo seguito o meno – dicevo la procedura d’infrazione ha avuto modo di affermare anche pubblicamente, che siamo tutti determinati ad evitarla ma anche che siamo ben convinti della nostra politica economica. Su queste basi, intendiamo mantenere un dialogo costruttivo con l’Unione Europea, e queste nostre determinazione e disponibilità le sto rappresentando con chiarezza anche ai vertici istituzionali dell’Unione e ai miei omologhi.

L’Italia intende rispettare le regole europee, senza che ciò impedisca che, come Paese fondatore e terza economia del continente, ci facciamo anche portatori di una riflessione incisiva su come adeguare le regole stesse affinché l’Unione sia attrezzata ad affrontare crisi finanziarie sistemiche e globali e assicuri un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita e tra riduzione e condivisione dei rischi. Binomi, questi, che sono complementari, e non possono essere assunti in contrasto tra loro, come continuano a sostenere i fautori di un approccio procedurale che ha costretto l’Europa a criticare ex post proprie decisioni e misure che sono poi i cittadini europei ad aver pagato e a rischiare di pagare in prospettiva. Il che comporta un prezzo molto elevato non solo per la coesione sociale ed economica di interi Stati Membri, ma – se mi permettete di riassumere infine -  per la credibilità stessa del progetto europeo, una credibilità che pure i fautori dell’”austerity” a oltranza dichiarano almeno a parole di avere a cuore. Grazie
 


Per saperne di più

Pagine