Feed

20 Agosto 2019

Comunicazioni del Presidente Conte al Senato

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha reso le comunicazioni al Senato. Al termine del dibattito ha tenuto la replica.

Comunicazioni al Senato, la replica del Presidente Conte

Martedì, 20 Agosto 2019

La replica del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine del dibattito in aula del Senato sulle sue comunicazioni.

Signor Presidente, farò una breve replica, perché il pomeriggio è stato molto impegnativo e anche molto lungo. 

Tra le varie questioni che avete sollevato c'è stata anche quella dell'immigrazione. Io non sono qui a giustificarmi, non rinnego nulla di quel che abbiamo fatto: non è mio costume, non è nel mio stile e mi assumo tutta la responsabilità per le azioni di Governo.

Solo che vorrei ricordare, se parliamo di politica del Governo sull’immigrazione (date atto per la verità dei fatti), che sin dal primo incontro al Consiglio europeo (giugno 2018) - è stato il mio primo intervento ufficiale in sede europea - io personalmente, rappresentando il Governo, ho portato una piattaforma politica articolata su sei premesse e dieci obiettivi. Quindi, quando si parla del problema dell'immigrazione, vi prego, date atto a questo Governo che ha avuto la capacità di affrontarlo in termini più ampi, più complessi, con piena avvedutezza di tutte le sue implicazioni, a partire dal rapporto e la cooperazione con i Paesi da dove originano questi traffici, a seguire con i Paesi dove queste rotte transitano, ovviamente anche con considerazione per questi viaggi spericolati della morte su barconi improvvisati.
Il problema dello sbarco invece, come sappiamo, è quello che monopolizza presso l'Occidente pressoché tutta l'attenzione mediatica. Poi c'è il problema della redistribuzione, dei rimpatri, dei movimenti secondari e via discorrendo

Se avrete la bontà di recuperare quel documento, vedrete che questo Governo si è reso responsabile di una politica - lo diciamo sempre - di maggiore rigore nella consapevolezza che, per come era stata gestita sino a quel punto, si era rivelata oggettivamente non più perseguibile, inefficace. Al di là del merito e delle valutazioni politiche, dal punto di vista concreto, operativo, pratico non era più perseguibile. Di qui una politica di maggior rigore sul presupposto che una indiscriminata accoglienza equivale a non accoglienza, a negata accoglienza. 

Ovviamente, ci sono anche valutazioni strettamente personali: ognuno di noi le può fare, ognuno di noi ha la propria sensibilità. Io personalmente, come giurista, vi invito anche a considerare che il Decreto Sicurezza bis è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri in una versione originaria che io - ripeto - personalmente ho cercato di negoziare e presentava un impianto complessivo che ancora adesso giudico più coerente e più equilibrato rispetto alla versione finale, che poi è stata legittimamente modificata in sede di conversione dal Parlamento sovrano.

Ancora. Mi è stato anche detto: «Presidente, ma tutte queste questioni, come mai questo ravvedimento tardivo o altro?». Vorrei chiarire: nessun ravvedimento.

E vorrei anche chiarire, se sono stato frainteso, che non ne ho mai fatto e non ne faccio ancora oggi una questione personale tra me e gli amici della Lega, tra me e il Ministro dell'interno Matteo Salvini, con il quale ancora oggi io mi fermerò assolutamente a fare una chiacchierata e a dirgli il mio dissenso su tante questioni e a riferirgli della mia diversa sensibilità, come ho già fatto in passato, su tante questioni.

E a conferma che non è una questione personale, io ho ragionato oggi di cultura delle regole, di sensibilità istituzionale, di cultura costituzionale. 

E vi invito a considerare, non per giustificarmi - il fatto che mi trovi qui a ripetere queste cose - che il 3 giugno 2019 ho indetto - io, che sono abbastanza sobrio con le parole - una conferenza stampa. In quella conferenza stampa io ho invocato il concetto di leale collaborazione e l'ho declinato addirittura a titolo esemplificativo con esempi concreti.

Ne cito solo alcuni, brevissimamente. Ciascun Ministro deve concentrarsi, per leale collaborazione, sulle materie di propria competenza, senza prevaricare e invadere sfere che non gli competono, onde evitare delegittimazioni e sovrapposizioni suscettibili di compromettere, in prospettiva, non l'onore, ma la credibilità dell'intero Esecutivo e l'efficacia di azione dell'intero Esecutivo. Un problema di funzionalità, quindi. Leale collaborazione significa che, se si hanno delle questioni politiche di qualsiasi tipo da sollevare, lo si fa rispettando la grammatica istituzionale, parlando in modo chiaro al Presidente del Consiglio e alle altre forze che compongono la maggioranza e non lanciando segnali ambigui sui giornali o declamando sui social.

Dicevo ancora, leale collaborazione significa che, quando il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia stanno interloquendo con le istituzioni europee per perseguire il fondamentale obiettivo di evitare una procedura di infrazione, nessuno interviene dall'Italia ad alterare questa delicata interlocuzione, riducendola a ulteriore terreno di provocazioni e di rivendicazioni polemiche, perché questo può compromettere il negoziato. E in questa conferenza del 3 giugno 2019, quindi qualche settimana fa, dicevo anche leale collaborazione significa queste e tante altre cose, tutte evidenti, solo che si voglia davvero proseguire lungo la strada del Governo del cambiamento, che altro non è che la strada - come la intendevo io e la intendo - della buona politica che i cittadini invocano da anni.

Ora, quindi, non vorrei essere stato frainteso. Io ho parlato poco, ma l'ho fatto perché ho declinato quel concetto di lealtà, leale collaborazione in termini di sobrietà di parole e operosità nell'azione. Quindi la leale collaborazione mi ha spinto a cercare di riservare questi richiami soprattutto al privato e cercare di evitare di farlo in pubblico. Ma, come vedete, l'ho fatto anche in pubblico. Perché? Perché leale collaborazione secondo me, per come la intendo io, non significa che il Presidente del Consiglio partecipa alla quotidiana polemica politica e anzi la alimenta con i suoi interventi pubblici.

Ora, veniamo al dunque e concludo. La Lega ha presentato una mozione di sfiducia, ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione, ha chiesto elezioni subito, addirittura ha sollecitato anche l'appoggio diretto dei cittadini per ottenere questo risultato. Mi viene riferito da un'agenzia che questa mozione adesso sarebbe stata ritirata. Allora, vedete, e ritorniamo all'amore per le istituzioni e alla cultura delle istituzioni, che poi - attenzione – le istituzioni rappresentano i cittadini. Quindi è l'amore per i cittadini, non lo dimentichiamo. Se amiamo le istituzioni, se amiamo i cittadini, abbiamo il dovere della trasparenza.

Questo passaggio istituzionale è già di per sé molto complicato e molto complesso. L'abbiamo detto e l'avete detto anche voi negli interventi: non è frequente, anzi non è mai accaduto (forse c'è stato un precedente, ma non l'ho approfondito) che ci sia stata una crisi ferragostana, perché comunque siamo a ridosso. Non è semplice per il Paese avere un Governo che, anziché dedicarsi a elaborare un'adeguata ed efficace manovra economica, si ritrovi invece coinvolto in una competizione elettorale.

Non è proprio la stessa cosa, ma qui vedo che non tutti sono d'accordo. Però dobbiamo essere d'accordo su un punto: se amiamo le istituzioni e cittadini, non possiamo affidarci a espedienti, tatticismi, giravolte verbali che io faccio fatica a comprendere. Scusatemi, ma io sono molto lineare: apprezzo la coerenza logica, apprezzo la linearità d'azione.

Se c'è mancanza di coraggio, non vi preoccupate, me la assumo io di fronte al Paese che ci guarda e prendo atto che il leader della Lega Matteo Salvini, che qui è ritornato e lo ringrazio, il quale dopo il 3 giugno ha stentato, nei fatti e nei comportamenti concreti, a cogliere il significato dell'espressione «leale collaborazione», prendo atto che manca del coraggio di assumersi la responsabilità dei suoi comportamenti.

Io l'ho incontrato due volte: ci siamo incontrati il giorno 7 agosto, in cui mi ha anticipato questa sua determinazione molto chiaramente e l'ho invitato a darmi la possibilità di un colloquio col Presidente della Repubblica; è ritornato l'8 agosto e mi ha confermato questa sua determinazione, tanto è vero che subito dopo c'è stata una nota molto esplicita in cui si denunciava pubblicamente la crisi di Governo e si invocava l'urgente ricorso alle urne.

Come dicevo, non c'è nessun problema. È evidente che la responsabilità di una crisi porta visibile la sua firma, ma se gli manca il coraggio sul piano politico, non c'è problema, me lo assumo io. Ritengo che questa sia la conclusione, l'unica, obbligata, trasparente, coerente e lineare.

Vi ringrazio tanto per quest'attenzione, io vado dal Presidente della Repubblica.

Grazie.


Per saperne di più

Comunicazioni del Presidente Conte al Senato

Martedì, 20 Agosto 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha reso le comunicazioni al Senato.

Gentile Presidente, gentili Senatrici, gentili Senatori, ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di Governo innescata dalle dichiarazioni del Ministro dell'Interno, leader di una delle due forze di maggioranza. 

Ho sempre limpidamente sostenuto che, in caso di interruzione anticipata dell'azione di Governo, sarei tornato qui, nella sede istituzionale dove inizialmente ho raccolto la fiducia.

Questa iniziativa, tengo a precisarlo, non cela il vezzo di un giurista, né è dettata da un moto di orgoglio personale. Nasce dalla profonda convinzione che il confronto in quest'Aula, franco, trasparente, sia lo strumento più efficace per garantire il buon funzionamento di una democrazia parlamentare. Non si tratta, evidentemente, di rendere omaggio a mere regole di forma, bensì di rispettare regole che implicano sostanza politica, poste a presidio della piena tutela dei diritti di tutti i cittadini.

Il giorno 8 agosto 2019 il Ministro Salvini, dopo avermi anticipato la decisione nel corso di un lungo colloquio, ha diramato una nota, con la quale ha dichiarato che la Lega non era più disponibile a proseguire questa esperienza di Governo e ha sollecitato l'immediato ritorno alle urne elettorali. A conferma di questa decisione, la Lega ha depositato in Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo e ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione.

Siamo al cospetto di una decisione oggettivamente grave, che comporta conseguenze molto rilevanti per la vita politica, economica e sociale del Paese. Ed è per questo che merita di essere chiarita in un pubblico dibattito che consenta trasparenti assunzioni di responsabilità da parte di tutti i protagonisti della crisi.

La politica dei nostri giorni si sviluppa, per buona parte, sul piano comunicativo, affidandosi, come sappiamo, al linguaggio semplificato. È un pò il segno inesorabile dei tempi. Ma io ho garantito, fin dall'inizio, che questa sarebbe stata una esperienza di Governo all'insegna della trasparenza e del cambiamento, e non posso permettere che questo passaggio istituzionale così rilevante possa consumarsi a mezzo di conciliaboli riservati, comunicazioni affidate ai social, dichiarazioni rilasciate per strada o nelle piazze, senza un pieno e ufficiale contraddittorio. L’unica sede in cui il confronto pubblico può svolgersi in modo istituzionale, in modo trasparente, è il Parlamento, dove sedete voi, rappresentanti della Nazione e di tutti i cittadini.

La decisione della Lega di interrompere questa esperienza di Governo al fine di tornare urgentemente alle urne elettorali, la reputo oggettivamente grave e spiego perché. Innanzitutto, questa crisi interviene a interrompere prematuramente un'azione di Governo che procedeva operosamente e che, già nel primo anno, aveva realizzato molti risultati e ancora molti ne stava realizzando.

Due: questo Governo era nato per intercettare l'insoddisfazione dei cittadini che, con il voto del 4 marzo 2018, avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo rispetto alle politiche pregresse e, per questo, mirava a realizzare un ampio disegno riformatore, che ora viene bruscamente interrotto.

Tre: questa decisione viola il solenne impegno che il leader della Lega aveva assunto all'inizio della legislatura, sottoscrivendo il contratto di Governo con il Movimento 5 Stelle. Ricordo che il contratto prevede, in caso di divergenze, l'impegno delle parti, cito testualmente: «a discuterne con la massima sollecitudine e nel rispetto dei principi di buona fede e di leale cooperazione».

Quarto: i tempi di questa decisione espongono a gravi rischi il nostro Paese. Una crisi in pieno agosto comporta potenzialmente elezioni anticipate in autunno; considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle nuove Camere e per la formazione del Governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio finanziario provvisorio è altamente probabile. Nell'ambito di una congiuntura economica internazionale non certo favorevole, il nuovo Governo si ritroverebbe nelle difficoltà di contrastare l'aumento dell'IVA e con un sistema economico esposto a speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread.

Quinto punto: aggiungo che questa crisi interviene in un momento delicato dell'interlocuzione con le Istituzioni europee. Siamo in avvio di legislatura e proprio in questi giorni si stanno per concludere le trattative per le nomine dei Commissari e per la copertura di altre delicate posizioni. Mi sono sin qui personalmente adoperato per assicurare all'Italia un rilievo centrale nei nuovi assetti, in linea con il prestigio e la forza economica e culturale del nostro Paese. È evidente che l’Italia corre ora il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva difficoltà e debolezza.

Sono queste le ragioni che mi inducono a valutare come fortemente irresponsabile la decisione di innescare la crisi di Governo. Per questa via, permettetemi di dire che il Ministro dell'Interno ha mostrato di inseguire interessi personali e di partito. 

Considero pienamente legittimo per una formazione politica mirare a incrementare il proprio consenso elettorale, ma affinché un sistema democratico possa perseguire il bene comune e possa funzionare secondo criteri di efficienza, ogni partito è chiamato a operare una mediazione, filtrando gli interessi di parte alla luce degli interessi generali. Quando una forza politica si concentra solo su interessi di parte e valuta le proprie scelte esclusivamente secondo il metro della convenienza elettorale, non tradisce solo la vocazione più nobile della politica, ma finisce per compromettere l’interesse nazionale.

Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali, peraltro sottoscrivendo un contratto di Governo e dando avvio al Governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si assumono specifici doveri e specifiche responsabilità nei confronti dei cittadini e verso lo Stato, che non è possibile accantonare alla prima convenienza utile.

Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia. 

Sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile. 

Le scelte compiute e i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal Ministro dell’Interno – e mi assumo tutta la responsabilità di quel che affermo - rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale.

Perché aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da molte settimane - certamente già all'esito delle elezioni europee - era chiara l'insofferenza per la prosecuzione di un'esperienza di Governo giudicata evidentemente ormai limitativa delle ambizioni politiche di chi ha chiaramente rivendicato pieni poteri per guidare il Paese?

La scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una decisione evidentemente assunta da tempo - mi duole affermarlo con tanta nettezza - è un gesto di grave imprudenza istituzionale, anzitutto irriguardoso nei confronti del Parlamento, e in ogni caso suscettibile di precipitare il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e instabilità finanziaria.

Peraltro, questa decisione è stata annunciata dal Ministro dell'interno subito dopo aver incassato l'approvazione, con la fiducia, del decreto-legge sicurezza-bis, con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico.

Palesemente contraddittorio appare, infine, il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo, non ritiri i propri Ministri.

Oggettivamente direi che è difficile conciliare la presentazione e il mantenimento di una mozione di sfiducia con la permanenza in carica dei propri Ministri.

Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta di far ritorno alle urne elettorali avete tentato di accreditare - permettetemi, maldestramente - l'idea di un Governo dei no, del non fare. Pur di battere questa fatua grancassa mediatica, avete macchiato quattordici mesi di intensa attività di Governo.

In questo modo avete offeso non solo il mio impegno personale - passi - ma anche la costante dedizione dei vostri stessi Ministri e Sottosegretari, che mi hanno affiancato sino all'ultimo giorno, con passione e dedizione, nelle attività di Governo. Grazie.

In questo modo avete offeso la verità dei fatti e oscurato le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini attendevano da anni: le norme anticorruzione, il protocollo di azione per la Terra dei fuochi, il codice rosso contro la violenza alle donne.

Avete oscurato tutte le varie misure adottate per accelerare e rilanciare gli investimenti: il decreto crescita, lo sblocca cantieri, le semplificazioni, il decreto Genova, il piano proteggi Italia contro il dissesto idrogeologico - per la prima volta in Italia - le norme per sbloccare i fondi per l'edilizia scolastica e per sbloccare gli avanzi di amministrazione dei Comuni. Avete calpestato le misure di protezione sociale, che insieme abbiamo adottato: quota 100, decreto dignità, reddito di cittadinanza, rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche.

Avete offuscato la miriade di iniziative, che sono valse a sbloccare opere ferme da anni, anzi da lustri: il terzo valico, la TAP, le autostrade Asti-Cuneo, Ragusa-Catania, il quadrilatero Marche Umbria, gli aeroporti di Crotone, Foggia, Reggio Calabria, il porto di Gioia Tauro, le varie misure di risoluzione delle crisi aziendali per rilanciare il Sud.  È anche il vostro lavoro questo. Le varie misure per rafforzare la ricerca, per rendere più efficiente la pubblica amministrazione, per sbloccare le assunzioni nel pubblico impiego. Ricordo che adesso disponiamo, finalmente, di un unico piano tariffario per le concessioni autostradali, che ci consentirà di controllare più efficacemente gli effettivi investimenti e gli eventuali aumenti dei pedaggi.

Avete cancellato i vari provvedimenti con cui abbiamo avviato la riforma fiscale e abbiamo investito nell'innovazione tecnologica. Avete oscurato gli interventi di riforma della governance dello sport, i successi ottenuti con l'assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali del 2026 e delle ATP Finals di tennis a Torino.

Questo è un Governo che ha lavorato intensamente sino all'ultimo giorno e ha prodotto numerose significative riforme, altro che Governo dei no. La verità è un'altra: all'indomani della competizione europea, il Ministro dell'interno e leader della Lega, forte del successo elettorale conseguito, ha posto in essere un'operazione di progressivo distacco dall'azione di Governo, un'operazione che ha finito per distrarlo dai suoi stessi compiti istituzionali e lo ha indotto alla costante ricerca di un pretesto, che potesse giustificare la crisi di Governo e il ritorno alle urne.

Questa decisione, tuttavia, ha compromesso il lavoro già avviato per la definizione della legge di bilancio, che avrebbe introdotto una più incisiva riforma fiscale, contenente quella che, con formula semplificata, viene correntemente definita flat tax, ma anche una riforma più complessiva, coinvolgente anche la giustizia tributaria, su cui è urgente intervenire, con la necessaria riduzione del cuneo fiscale, misure di sostegno agli investimenti e all'export, un piano di rilancio per il Sud, vari interventi nel segno della spending review, un progetto articolato e compiuto di privatizzazioni. Parimenti compromesso risulta adesso l'ampio disegno riformatore affidato al Parlamento, dove come sapete sono in corso di esame vari disegni di legge delega, che, una volta approvati, avrebbero permesso al Governo di adottare vari decreti legislativi, contenenti codici di settore mirati a riordinare la legislazione e a ridurre la burocrazia di tanti principali settori di attività.

Lo scioglimento anticipato delle Camere arresterebbe anche le riforme del codice di procedura civile e di quello di procedura penale, oltre che del CSM, pensate soprattutto per accelerare i tempi della giustizia e rendere così più competitivo il nostro Paese anche agli occhi degli investitori stranieri.

Il Paese ha urgente bisogno che siano completate le misure per rendere sempre più efficace il piano di investimenti e per favorire la crescita economica. Come sapete, abbiamo predisposto vari strumenti che con quest'incertezza rischiano di non essere adeguatamente valorizzati: la cabina di regia interministeriale Strategia Italia, la task force della Presidenza del Consiglio InvestItalia e la centrale di progettazione presso l'Agenzia del demanio.

Caro Ministro dell'interno, caro Matteo, promuovendo questa crisi di Governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al Paese. L'hai annunciata chiedendo pieni poteri per governare il Paese e, ancora di recente, ti ho sentito invocare le piazze al tuo sostegno: questa tua concezione, permetti di dirlo, mi preoccupa.

Innanzi tutto, nel nostro ordinamento repubblicano le crisi di Governo non si affrontano né regolano nelle piazze, ma nel Parlamento.

In secondo luogo, il principio dei pesi e contrappesi è assolutamente fondamentale perché sia garantito il necessario equilibrio al nostro sistema democratico e siano precluse derive autoritarie.

Caro Matteo, ispiri la tua azione alle concezioni sovraniste, e spesso ne abbiamo anche parlato. Permettimi allora di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato lontano nel tempo, Federico II di Svevia: «Quantunque la nostra maestà sia sciolta da ogni legge, non si leva tuttavia essa al di sopra del giudizio della ragione, che è la madre del diritto».

Non abbiamo bisogno di uomini con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità. Se tu avessi mostrato cultura delle regole e sensibilità istituzionale, l'intera azione di Governo ne avrebbe tratto sicuramente giovamento. Ci sono stati molti episodi e molteplici atteggiamenti che ti ho sempre fatto notare riservatamente e, purtroppo, delle volte anche pubblicamente: ad esempio, quest'anno ho provato a partire anzi tempo per elaborare un'adeguata manovra economica. L'azione di Governo se ne sarebbe avvantaggiata enormemente; ti ho chiesto di indicarmi i delegati della Lega a sedere ai tavoli governativi, mi hai fatto attendere due mesi invano prima di indicarmi i nominativi; se avessi accettato di incontrare le parti sociali a Palazzo Chigi insieme a me e agli altri componenti di questo Governo, avremmo senz'altro accreditato agli occhi del Paese maggiore coesione della squadra di Governo ed evitato che potesse essere compromessa l'efficacia dell'azione comune.

Se tu avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, una vicenda che oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi sul piano internazionale, avresti evitato al tuo Presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso. In coincidenza dei più importanti Consigli europei a cui ho preso parte, non sei riuscito a contenere la foga comunicativa e hai reso pubbliche dichiarazioni sui temi all'ordine del giorno, creando una sorta di controcanto politico che ha rischiato di generare confusione, non ha giovato al tuo prestigio e certo non ha contribuito a rafforzare l'autorevolezza del nostro Paese. In molteplici occasioni hai invaso le competenze degli altri Ministri creando sovrapposizioni e interferenze che hanno finito per minare l'efficacia dell'azione. Hai criticato pubblicamente l'operato di singoli Ministri, incrinando la compattezza della squadra di Governo, quando io stesso ti avevo pregato, all'indomani delle elezioni europee, di riferirmi direttamente e riservatamente qualsiasi osservazione in ordine alla composizione della squadra di Governo.

La cultura delle regole, il rispetto delle istituzioni certamente non si improvvisano, ma sono qualità fondamentali per aspirare al ruolo di Ministro dell'interno o anche di Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha compiti di responsabilità, deve lavorare a soluzioni concrete e sostenibili, senza rincorrere o addirittura sollecitare le reazioni emotive dei cittadini.

Permettimi un'ultima osservazione. 

Questa in verità - lo ammetto - non te l'ho mai riferita, anche perché non riguarda specificamente i nostri compiti di Governo: chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Matteo, nella mia valutazione questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa, che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo, vedi,  di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno.

Amici del MoVimento 5 Stelle, io mi sto rivolgendo alla Lega perché è il partito che ha preso l'iniziativa di interrompere l'azione di Governo, ma invito anche voi a far tesoro di questa prima esperienza di Governo. Quando si assumono incarichi di Governo, bisogna essere pienamente consapevoli delle responsabilità che ne conseguono e occorre evitare, in particolare, di lasciarsi condizionare da sondaggi, se del caso anche non favorevoli.

Bisogna lasciare che le valutazioni sull'operato di Governo siano fatte alla fine, a consuntivo.

Mi sono soffermato a lungo fin qui sulla cultura delle istituzioni, e allora permettetemi di sottolineare che quando il Presidente del Consiglio si presenta in Aula per rendere una informativa richiesta dal Parlamento, come è avvenuto in Senato in occasione della vicenda russa, il rispetto delle istituzioni imporrebbe di rimanere in Aula ad ascoltarlo, e non c'è ragione che possa giustificare un allontanamento.

Signora Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, la crisi in atto compromette inevitabilmente l'azione di questo Governo, che qui si arresta. Ma c'è ancora molto da operare. L'Italia infatti sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni: un «tempo di passaggi», direbbe Habermas. C'è un gran bisogno di politica con la «P» maiuscola, che significa capacità di progettare il futuro, esprimendo ad un tempo visione prospettica ed efficacia realizzativa. Occorre lavorare per offrire ai nostri giovani giuste opportunità di vita personale e professionale. Ogni giovane che parte e non ritorna è una sconfitta per il futuro del nostro Paese; se non riusciremo a trattenerli, esporremo l'Italia a un destino di inesorabile declino.

Le nostre scuole devono diventare laboratori di apprendimento, dove il «come imparare» deve essere ben più importante del «cosa imparare», e i nostri giovani devono conservare l'attitudine a migliorare costantemente le proprie conoscenze. È necessario orientare tutto il sistema di formazione verso le competenze digitali, che saranno sempre più richieste anche nel mercato del lavoro. È necessario potenziare l'intero reparto della ricerca, realizzando un sistema di coordinamento più efficace tra università ed enti di ricerca anche attraverso un'agenzia nazionale. È necessario proseguire nelle politiche di inclusione sociale al fine di recuperare al circuito lavorativo le fasce della popolazione attualmente emarginate. Ce lo impone la Costituzione: il pieno sviluppo della persona, il principio di eguaglianza sostanziale di cui al secondo comma dell'articolo 3.

Le famiglie che hanno persone con disabilità non possono rimanere abbandonate a sè stesse. Anche in quest'ambito occorre procedere con la massima sensibilità politica per lenire questo disagio personale familiare e sociale.

Contemporaneamente al progetto di autonomia differenziata, che andrà doverosamente completato - come stavamo facendo - senza però sacrificare i principi di solidarietà sociale e di coesione nazionale, è necessario varare un piano di rilancio del Sud che contenga un più organico progetto di valorizzazione degli investimenti e di incremento dell'occupazione anche nelle aree più disagiate del Paese.

La politica deve adoperarsi per elaborare un grande piano che attribuisca all'Italia una posizione di leadership nel campo dei nuovi modelli economici ecosostenibili. Guardate che partiamo avvantaggiati: in Europa già ci distinguiamo per l'utilizzo delle energie rinnovabili; dobbiamo puntare all'utilizzo delle tecniche scientifiche più innovative e sofisticate per consolidare questo primato. Abbiamo già progetti all'avanguardia - pensate - nello sfruttamento dell'energia derivante dai moti ondosi. Possiamo sfruttare nuove tecniche di produzione in base alla cosiddetta biomimesi.

L'obiettivo da perseguire deve essere un'efficace transizione ecologica in modo da pervenire a una articolata politica industriale che, senza scadere per carità nel dirigismo economico, possa gradualmente orientare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto.

Lo sviluppo equo e sostenibile deve spingerci a integrare in modo sistematico nell'azione di Governo un nuovo modello di crescita, non più economicistico. Dobbiamo incentivare le prassi delle imprese socialmente responsabili, che permetteranno di rendere il nostro tessuto produttivo sempre più competitivo anche nel mercato globale. Confido che la cabina di regia "Benessere Italia", che ho da poco istituita, possa tornare ben utile a questi scopi, anche in futuro. È necessario promuovere le infinite vie del turismo, valorizzando l'incredibile ricchezza del nostro patrimonio naturale, storico e artistico. Questa valorizzazione deve passare anche attraverso il recupero delle nostre più antiche identità culturali, delle nostre tradizioni locali, della bellezza dei nostri borghi, dei piccoli Comuni. E mi piace ricordare che, con recentissima delibera, abbiamo stabilito che il prossimo 26 ottobre sia la giornata nazionale dedicata alle tradizioni popolari e folkloristiche.

Occorre perseguire una politica economica e sociale espansiva, senza mettere a rischio l'equilibrio di finanza pubblica e con esso il risparmio dei cittadini. Più in generale, la politica deve reagire alle sfide del mondo globale rilanciando un ventaglio di proposte e di soluzioni che più volte nei miei interventi ho riassunto sotto la formula "nuovo umanesimo". Non sto qui a riassumerle, ma è stata questa la stella polare che mi ha guidato in questi mesi di Governo.

Anche sull'Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità. Gli ideali che avevano nutrito le fasi iniziali del progetto di integrazione stanno via via perdendo la propria forza propulsiva e il comune edificio europeo sta attraversando una fase particolarmente critica. A questa crisi non si può certamente rispondere con un europeismo che in più occasioni ho definito fideistico, ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore, volto a compromettere le conquiste raggiunte in sessant'anni, semmai invocando il ritorno a sovranità nazionali chiuse e conflittuali, con sterili ripiegamenti identitari. Occorre invece rilanciare, lavorare per rilanciare il progetto europeo, restituendo ad esso piena capacità attrattiva. Non si può puntare solo al rigore finanziario; occorre riconsiderare modelli di sviluppo e di crescita che si sono rivelati in questi ultimi anni fallimentari. Abbiamo bisogno di un'Europa più sostenibile, più solidale, più inclusiva, soprattutto più vicina ai cittadini, che mostri considerazione anche per coloro che abitano le numerose periferie (e non parlo solo di quelle geografiche). Occorre lavorare per rafforzare i diritti delle donne, per affrontare le nuove questioni sociali e per riconoscere nuovi diritti, ai quali l'ordinamento europeo deve offrire tutela e protezione grazie al suo raffinato sistema di tutela multilivello, che - credetemi - è unico al mondo per intensità, per completezza.

Mosso da questa profonda convinzione ho cercato, in questi quattordici mesi, di indirizzare la politica dell'Italia lungo il tracciato di un europeismo critico, ma sempre costruttivamente orientato. Con questo spirito ho affrontato le fasi più delicate di un confronto con l'Europa, riuscendo ad evitare all'Italia per due volte una procedura di infrazione per debito eccessivo, che si sarebbe rivelata particolarmente dannosa.

Anche la recente designazione di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione europea è un'operazione alla quale l'Italia ha offerto un apporto decisivo. Nel Consiglio europeo di fine giugno mi sono personalmente speso per questa soluzione, scongiurando soluzioni complessivamente meno favorevoli per il nostro Paese.

Sforziamoci di cogliere tutte le opportunità che abbiamo davanti, piuttosto che contrastare queste nuove sfide in modo sterile, compromettendo alla fine i nostri stessi interessi nazionali.

L'Italia ha la possibilità di svolgere un importante ruolo anche sul piano internazionale. Possiamo giocare un ruolo chiave per ragioni storiche, geografiche e culturali nell'ambito del Mediterraneo allargato: è una regione attualmente segnata da crisi umanitarie, da insidiosi conflitti, ma rimane comunque una terra di opportunità e nell'interesse comune occorre lavorare per garantire sicurezza e prosperità. Occorre continuare negli sforzi di promozione di una soluzione politica che ponga fine al conflitto militare che è in corso in Libia. L'Italia deve farsi interprete in Europa del ruolo positivo che l'Africa può giocare nelle dinamiche internazionali, promuovendo un nuovo modello di cooperazione fra pari, che superi del tutto i modelli del passato basati su approcci asimmetrici. Con varie visite di Stato ho promosso il miglioramento delle relazioni con Paesi che offrono grandi opportunità di sviluppo al nostro sistema economico, in primis la Cina (abbiamo aderito, lo ricorderete, alla “Via della seta», introducendo i nostri standard europei), l'India, il Vietnam, la Federazione Russa. Tuttavia, la nostra politica estera, pur in un quadro geopolitico in forte movimento, deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e del rapporto con l'Unione europea, di cui restiamo Paese fondatore.

Mi avvio a conclusione. All'inizio di quest'esperienza, quando il Presidente della Repubblica mi conferì l'incarico, dichiarai che sarei stato l'avvocato del popolo, promettendo di difendere con il massimo impegno tutti i cittadini che da subito, pur non conoscendomi, mi hanno dato fiducia e per questo li ringrazio. Proprio in ragione di questo impegno devo oggi concludere. La decisione della Lega, che ha presentato la mozione di sfiducia e ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione, oltre che le dichiarazioni e i comportamenti chiari e univoci posti in essere in questi ultimi giorni, in queste ultime settimane, mi impongono di interrompere qui questa esperienza di Governo.

Ovviamente ascolterò con estrema attenzione tutti gli interventi che seguiranno, ma voglio preannunciare che intendo completare questo passaggio istituzionale nel modo più lineare e conseguente. Mi recherò, Alla fine del dibattito parlamentare, dal Presidente della Repubblica per comunicargli ufficialmente l'interruzione di questa esperienza di Governo e rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni da Presidente del Consiglio. 

Il Presidente della Repubblica, supremo garante degli equilibri costituzionali, guiderà il Paese in questo delicato passaggio istituzionale. Colgo l'occasione per rinnovargli pubblicamente la mia profonda gratitudine per i consigli e il sostegno di cui mi ha costantemente onorato.

Ringrazio tutti i parlamentari che hanno fatto parte delle forze di maggioranza per avermi dato la possibilità di servire l’Italia. Ringrazio anche tutti i parlamentari delle forze di opposizione: mi avete criticato, avete dissentito dalle mie opinioni, ma ogni qualvolta sono intervenuto in quest'Aula ho sempre colto nel vostro atteggiamento, nelle vostre parole, considerazione nei miei riguardi.

Questo incarico, quest'esperienza, mi lascia una grande eredità. Mi ha arricchito enormemente. Mi trasmette, e spero possa trasmetterla anche ai più giovani che ci ascoltano da casa, grande fiducia per il futuro del nostro Paese. Io ho potuto sperimentare di persona che, pur in un contesto molto complicato, è possibile fare politica senza inseguire affannosamente il consenso sui social, senza dover dipendere drammaticamente dal titolo di un giornale, senza mai insultare un avversario politico o inventarsi nemici dietro ogni angolo.

Potrò testimoniare che, per quanto nell'immediato sembrino efficaci gli slogan comunicativi, ancora più efficaci si dimostrano i ragionamenti politici basati sulla forza delle argomentazioni. Potrò testimoniare che quando si è chiamati a operare scelte dolorose, come varie volte mi è capitato, si può comunque ricevere l'apprezzamento dei cittadini, se si riesce a spiegare loro, in piena trasparenza, che queste scelte sono ispirate dall'interesse generale e non dal tornaconto personale. 

Potrò testimoniare che, anche di fronte a posizioni radicalmente opposte, e anche questo mi è spesso capitato, vi è sempre spazio per un confronto costruttivo, per giungere a un punto di mediazione, che - attenzione - non deve essere inteso comunemente come semplice via di mezzo, ma come la soluzione più meritevole nell'interesse di tutti i cittadini.

Potrò testimoniare che, se gli incarichi sono vissuti, non come posizione di privilegio, ma come quotidiani occasioni di servire lo Stato, i sacrifici compiuti vengono ampiamente ripagati; e non solo – vedete - dall'amore che si prova per la propria patria, ma anche dall'affetto delle persone perbene, che sono la stragrande maggioranza. 

Potrò, infine, testimoniare che, se si tenta di assolvere con disciplina e onore, come prevede la Costituzione, l'impegno quotidiano che comporta un munus publicum, i cittadini ci perdonano anche eventuali errori e manchevolezze personali. Potrò confermare, inoltre, che la politica è davvero quella nobile arte che ci consente - e qui cito liberamente da Martin Buber - di perseguire percorsi di razionalità nel riconoscimento delle diversità.

Ringrazio, infine, le persone a me più care, gli affetti più stretti, per i sacrifici che ho loro imposto mio malgrado e per i quali non erano affatto preparati. Questo incarico mi ha consentito di conoscere meglio l'Italia, il Paese in cui sono cresciuto, il Paese che amo immensamente. La nostra Patria ha enormi potenzialità di crescita, un immenso capitale economico, sociale e culturale, che ci viene apprezzato in tutto il mondo, direi anche più di quanto noi stessi non facciamo. Dobbiamo solo tutti impegnarci, ciascuno nel proprio quotidiano, per accrescerne ancor più il prestigio.

Viva la nostra Patria! Viva l'Italia!


Per saperne di più

20 Agosto 2019

Comunicazioni del Presidente Conte al Senato

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha reso le comunicazioni al Senato. Al termine del dibattito, ha tenuto la replica.

19 Agosto 2019

Comunicazioni di Conte al Senato

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, martedì 20 agosto alle ore 15, sarà al Senato per delle comunicazioni.

20 Agosto 2019

Comunicazioni del Presidente Conte al Senato

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha reso le comunicazioni al Senato. Al termine del dibattito ha tenuto la replica.

16 Agosto 2019

Integrazione della Commissione esaminatrice del concorso, per titoli ed esami, a 4 posti di Consigliere di Stato

Con Decreto del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri in data 6 agosto 2019, è stata integrata – con quattro professori esperti in lingua straniera - la Commissione esaminatrice del concorso, per titoli ed esami, a 4 posti di Consigliere di Stato, indetto con Decreto del Presidente del Consiglio di Stato del 10 aprile 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, IV serie speciale – concorsi ed e

14 Agosto 2019

Cerimonia commemorativa delle vittime del crollo del ponte Morandi

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto a Genova alla Cerimonia commemorativa delle vittime del crollo del ponte Morandi. 

L'intervento di Conte alla cerimonia commemorativa delle vittime del crollo del ponte Morandi

Mercoledì, 14 Agosto 2019

Signor Presidente della Repubblica, Eminenza, Autorità, presenti tutti.

Rivolgo un commosso pensiero a tutti i genovesi e, in particolare, ai familiari delle 43 vittime che oggi, a distanza di un anno, si ritrovano qui riuniti per questa dolorosa rammemorazione.

La presenza dello Stato a Genova, con le massime Istituzioni, testimonia la partecipe affezione di una Nazione intera, che comprende la sofferenza di chi ancora vive la perdita inconsolabile dei propri cari o lo smarrimento di chi si è ritrovato costretto lontano dalla propria abitazione o a dismettere le proprie attività. A voi e ai genovesi tutti voglio dire che non vi abbiamo dimenticato.

E’ trascorso un anno, ma il ricordo di voi non ci ha mai abbandonato. Personalmente vi ho portato anche nel cuore in un momento di particolare emozione. Ho indossato la cravatta che mi avete donato, con il simbolo del ponte, anche a Losanna, qualche settimana or sono, nel giorno in cui all’Italia sono state assegnate le olimpiadi invernali 2026. Ho voluto indossare questa cravatta per ricordare al mondo intero che ci guardava la nostra tragedia, e per testimoniare la fierezza di un Paese che non dimentica il proprio dolore, ma sa adoperarsi per rinascere, per vincere le proprie sfide.

Posso dire che Genova oggi è il simbolo di questa forza d’animo, di questa volontà di rinascita.

Poche ore dopo il crollo del Ponte Morandi, ero qui a Genova attonito di fronte allo scenario che si apriva davanti ai miei occhi, davanti ai nostri occhi. Lanciai un monito: “Non lasceremo sola Genova”. Da questa promessa siamo ripartiti. Quel monito, nato nel segno di un dolore collettivo, è diventato impegno, e dopo pochi mesi si è concretizzato in un percorso di operosa responsabilità, di intensa dedizione, che - giorno dopo giorno - ha spinto Genova sulla via della rinascita.

Lo scorso dicembre, dopo quattro mesi dal crollo, ha avuto inizio la demolizione del Ponte So che gli ultimi lavori si sono conclusi pochi giorni fa. Ciò che era rimasto del Ponte Morandi - quel troncone simbolo della tragedia - non esiste più. Al suo posto sorgerà un Ponte più sicuro, nato dal progetto che Renzo Piano ha donato alla città. La ricostruzione è cominciata. A giugno c’è stata la gettata di cemento per il primo pilastro. Il cantiere è attivo 7 giorni su 7, e ringrazio davvero tutti coloro che stanno lavorando per l’incessante impegno che profondono in quest’opera di ricostruzione. Il nuovo ponte, dovrà essere percorribile, secondo le previsioni, il mese di aprile dell’anno prossimo.

Ringrazio tutti, in particolare il sindaco e Commissario per la ricostruzione Marco Bucci, ringrazio il governatore Commissario per l’emergenza Giovanni Toti, il Ministro Toninelli: con loro abbiamo lavorato intensamente per mantenere l’impegno assunto, e anche per assicurare una dimora a chi l’aveva persa. Dobbiamo lavorare ancora, ne sono consapevole anche per voi familiari delle vittime; alcuni hanno già ricevuto indennizzo e risarcimento.

Ma evidentemente abbiamo aperto un tavolo tecnico nei giorni scorsi, e con i tecnici stiamo lavorando per vedere come tecnicamente erogare degli anticipi, ve l'ho già detto, per affrontare le spese di giudizio a coloro che vivranno anche questo percorso giudiziario. Sono iniziative che non ci possono appagare. Non ci fanno dimenticare le vittime. Per queste pretendiamo e non cesseremo mai di invocare giustizia.

Ma oggi sentiamo che questo nuovo Ponte rappresenterà il simbolo della rinascita che sempre può, deve seguire a un dolore, della vita che sempre deve rinnovarsi e riprendere a fluire.

Il compito della politica, di una politica seria, responsabile, è tentare di offrire risposte affidandosi agli strumenti utili a tutelare gli interessi della collettività e a realizzare il bene dei cittadini. Compito della politica non è misurarsi solo con la capacità di gestire l’emergenza, ma anche con l'attitudine ad agire per via “preventiva”, programmando un’azione di Governo che metta in sicurezza il Paese e tutte le sue numerose infrastrutture. Su questo siamo impegnati ma dobbiamo impegnarci ancora di più, perseguendo un'opera complessiva di prevenzione, in modo da prefigurare meglio l’Italia che vogliamo e in cui vogliamo che i nostri figli vivano sicuri.

La vita di Genova riparte da qui: da una comunità di donne e di uomini che ci trasmette forza, solidarietà. Una Comunità che ha saputo prendersi per mano e riprendere il cammino.

Genova, precipitata nell’ora più buia, ha riacceso la luce e ha ridato speranza a un Paese intero.


Per saperne di più

14 Agosto 2019

Cerimonia commemorativa delle vittime del crollo del ponte Morandi

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto a Genova alla Cerimonia commemorativa delle vittime del crollo del ponte Morandi. 

Pagine