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24 Novembre 2020

Conte interviene alla presentazione del Rapporto Svimez 2020

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto, in videocollegamento, alla presentazione del Rapporto Svimez 2020 "L’economia e la società del Mezzogiorno".

"Dalla parte delle donne: il ruolo fondamentale dei Centri antiviolenza", l'intervento del Presidente Conte

Martedì, 24 Novembre 2020

Innanzitutto mi scuso per non aver potuto partecipare dall’inizio e seguire dall’inizio questo incontro, per cui mi scuso con te cara Presidente Valente, con la quale ci diamo ovviamente del tu, e mi scuso anche con gli altri interventi; saluto anche, ovviamente la Ministra Bonetti, e mi scuso anche con chi è intervenuto prima di me, perché non sono riuscito a seguire la prima parte di questo incontro. Purtroppo gli impegni istituzionali in questi giorni in particolare sono così fitti che mi riesce difficile seguir tutto. Saluto ovviamente le senatrici e i senatori, membri della Commissione, e i rappresentanti e le rappresentanti dei centri antiviolenza.

Mi avete in realtà sollecitato con tantissime domande, ho preso anche un po’ di appunti e desidero preliminarmente ringraziare per l’invito che mi è stato rivolto a partecipare a questa iniziativa organizzata appunto dalla Commissione d’inchiesta in vista della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, che ricorre proprio domani, e oggi siamo alla vigilia.
Concordo anche con gli interventi che ho ascoltato, il femminicidio e la violenza di genere sono fenomeni che - purtroppo - hanno radici culturali profonde e si innestano ad ogni livello nelle dinamiche di genere: prioritariamente nella dimensione affettiva e familiare, ma anche nei contesti lavorativi, purtroppo ancora oggi, non raramente, non emancipati da pericolosi stereotipi di genere. 
La possiamo definire una pseudocultura, una subcultura relazionale, suscettibile di innestare comportamenti così gravi, genera ferite profonde e durature nel tessuto sociale e relazionale delle nostre comunità.
E la politica sicuramente ha un ruolo importante. La politica deve poter guidare, indirizzare una comunità, la comunità nazionale con la massima fermezza.

Io apprezzo molto la Commissione e tutti i componenti della Commissione lo sanno, perché hanno il ruolo meritorio di offrire alla politica stessa, oltre che dialogare con la società, una più completa consapevolezza; e questa Commissione contribuisce anche a rafforzare l’osmosi tra le istituzioni e la società civile sul terreno dei diritti, alimentando un circolo virtuoso tra i due poli.
Solo una politica adeguatamente formata e aggiungo informata e ben consapevole può agire in maniera appropriata e massimamente efficace, su questo terreno che è delicatissimo.
Purtroppo, la violenza contro le donne è un fenomeno ancora sottostimato nella sua portata, anche perché, ahimè e voi lo sapete bene, la maggior parte degli episodi si verificano in ambito familiare. Ancora oggi se dovessimo operare un censimento reale, vedremmo che i numeri della realtà sarebbero evidentemente di gran lunga superiori rispetto a quelli che sono i casi realmente accertati. L’ambito familiare è un ambito sottratto a un controllo capillare e diffuso. Un ambito ovviamente connotato da un forte riserbo, e questo rende anche la violenza più subdola dal punto di vista psicologico e anche più difficile da contrastare.
Io ricordo sempre che addirittura dal punto di vista anche culturale, le scienze umane, penso a quelle giuridiche che mi sono più confacenti, che conosco meglio, nel corso del tempo, in passato, avevano elaborato anche dei modelli teorici per giustificare questo riserbo in ambito familiare, c’era l’immunity doctrine, una dottrina sull’immunità, per cui nella sfera familiare il diritto non doveva entrare addirittura. Il diritto rappresentato in questo modello culturale come un’isola che lo stato con le sue leggi può solo lambire ma non può pretendere di regolamentare. Quindi uno spazio sottratto alle regole comuni e questo, ovviamente, nascondeva anche il germe per poter giustificare anche un clima di sopraffazione se non proprio di esplicita violenza, anche in queste prospettive culturali.

L’evento odierno, che ha come focus il ruolo cardine dei centri antiviolenza nel contrasto alla violenza di genere, assume una particolare importanza in questo contesto così critico. L’aumento preoccupante dei casi di femminicidio durante le fasi più acute della pandemia, soprattutto nelle settimane del lockdown, è un dato che mi ha molto preoccupato e oggettivamente desta allarme e pone interrogativi ineludibili rispetto alle decisioni pubbliche da intraprendere, e questo è stato messo correttamente in luce in particolare da Simona Lanzoni.
Poi adesso non vorrei confondermi coi i nomi, però credo Simona Lanzoni abbia messo correttamente in evidenza. 
Noi, a causa delle misure limitative che abbiamo dovuto adottare per contrastare la diffusione del contagio, abbiamo involontariamente creato profondo disagio sociale, disagio anche psicologico, e questo è anche all’origine degli episodi di femminicidio, sono triplicati durante il lockdown, raggiungendo l’inquietante media di uno ogni due giorni. Il dato peraltro è anche più inquietante se noi consideriamo che, nello stesso periodo, si è registrato in Italia un calo degli omicidi. Anche per questo peraltro è stata avviata molto opportunamente la campagna istituzionale “Libera puoi” per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ed è stata attivata e promossa la App 1522, per ampliare lo spettro degli strumenti con cui chiedere aiuto.

Di fronte a una situazione così drammatica, che ruolo hanno le  strutture di protezione delle vittime, in particolare i centri antiviolenza e le case rifugio? Sono un ottimo presidio. Possono costituire un efficace presidio per assicurare protezione fisica alle vittime e ai figli minori coinvolti, ma anche allo scopo di supportare psicologicamente e dal punto di vista delle tutele legali le vittime, con particolare attenzione alle donne che sono in condizioni di maggiore vulnerabilità. Da questo punto di vista condivido assolutamente il ruolo di promozione, di tutela e di presidio che questi Centri possono svolgere.

E ricordo che il Parlamento ha accolto il forte indirizzo espresso da questa commissione, approvando un emendamento al decreto-legge cosiddetto “Cura Italia”, uno dei primi che abbiamo portato in Parlamento per questa emergenza, con il quale sono state stanziate risorse volte a rafforzare questi centri specializzati, anche al fine di aumentare la dotazione di posti disponibili.

Segnalo anche lo stanziamento di 5,5 milioni di euro per nuove soluzioni alloggiative a favore delle donne vittime di violenza, realizzate, durante il lockdown, in collaborazione con il Ministero dell’Interno e con il coinvolgimento delle Prefetture. Più in generale, qui vengo a un’altra sollecitazione che è stata posta, perché è chiaro che avete anche lamentato che i fondi non sono del tutto sufficienti.

Io ricordo che per il 2019 c’è stato lo stanziamento di 30 milioni di euro alle Regioni per il contrasto alla violenza di genere, di cui 20 destinati proprio ai Centri antiviolenza e alle Case rifugio, e 10 per le altre azioni sempre di competenza regionale, in coerenza con gli obiettivi di cui al Piano strategico nazionale. A questi poi si aggiungono ulteriori 7 milioni di euro, stanziati sul bilancio 2019, per azioni gestite a livello di governo centrale.

Poi c’è il Dpcm di riparto dei fondi 2020 che ha ricevuto l'intesa della Conferenza Stato-Regioni ed è attualmente al vaglio, in attesa di registrazione della Corte dei Conti.

Quello che voglio dire è che il Governo, e su questo chiedo anche il conforto e l’attenzione da parte della ministra Bonetti, che ovviamente è sempre sollecita su questo versante, è disponibile a valutare anche le modalità di erogazione dei fondi, però vi ricordo che qui poi peraltro occorre una interlocuzione con le Regioni, nonché anche una revisione dei criteri minimi per l’accreditamento dei centri antiviolenza.
Vogliamo comunque, qui c’è l’impegno del Governo ad accrescere il sostegno finanziario a queste strutture, anche valutando la possibilità, credo che lo abbia detto Antonella Veltri, di una programmazione pluriennale dei fondi.

Sono consapevole ripeto che le risorse destinate a questi centri non siano ancora sufficienti, tanto più anche considerando, l’ho detto prima, il numero crescente delle persone da assistere, da proteggere, a cui offrire tutele legali,  e tenendo conto delle molteplici competenze professionali richieste all’interno delle strutture di protezione: assistenti sociali, psicologhe con una formazione specifica sul tema della violenza di genere, nella consapevolezza anche che questi “luoghi” non siano solo spazio di accoglienza, ma devono sempre più essere riconosciuti anche come dei presìdi culturali, per trasformare i meccanismi sociali che sono alla base della violenza di genere.

Poi c’è la sollecitazione di Maura Cossutta, per quanto riguarda le Case delle donne, il riconoscimento del ruolo e della rilevanza sociale delle “Case delle donne”, alle quali è stato attribuito un finanziamento per permetterne la continuazione dell’attività.

Già questo gesto, questa iniziativa, testimonia la volontà della maggioranza di Governo, che sostiene questo Governo, di sostenere questo importante presidio, di cui si riconosce il “ruolo insostituibile”, come affermato dalla stessa  Commissione: fin dalla loro nascita, negli anni ’70, sono state tra le espressioni più significative dei movimenti di emancipazione femminile.

Al riguardo possiamo considerare delle proposte emendative al disegno di legge di bilancio, per rafforzare questo sostegno alle Case delle donne, e potranno quindi, compatibilmente con il quadro di finanza pubblica attuale, potranno essere prese in considerazione, anche qui ovviamente abbiamo la ministra Bonetti, che potrà riservarsi qualche più specifica considerazione. 

Più in generale, il Governo è impegnato nell’implementazione di azioni positive per le donne, proprio nella consapevolezza – e qui era Elisa Ercoli, che lo ha sottolineato, di mettere in luce il triste primato dell’Italia in Europa quanto a disoccupazione femminile. Ecco, qui, dobbiamo fare molto perché anche su questo terreno diciamo che si elabora e si persegue una strategia concreta per combattere la violenza di genere.

Occorrono qui azioni sistematiche, che agiscano sui fattori indiretti della violenza, fattori indiretti che non sono meno rilevanti. Mi riferisco a tutte quelle “strutture” che ne impediscono la piena emancipazione, esponendola maggiormente al rischio di subire violenza di genere, favorendo le diseguaglianze, la dipendenza economica dalla donna.

Ecco, sul terreno dell’occupazione e della formazione si gioca una partita importante per contrastare la violenza nei confronti delle donne, una partita decisiva. Ecco perché occorrono iniziative coraggiose, orientate a politiche di efficace empowerment femminile.

Non vi è sfuggito che ieri ho annunciato… c’è stato il passaggio, quando c’è stato il passaggio nell’ambito del G20 alla Presidenza italiana, passaggio di testimone dall’Arabia Saudita all’Italia, adesso siamo entrati ormai – ufficialmente sarà il 1° dicembre ma di fatto siamo entrati nell’ambito della Presidenza italiana del G20, Presidenza che si svilupperò lungo tutto l’arco del 2021 – ebbene, al centro anche, dei temi ci sarà, l’Italia porrà, la mia Presidenza porrà il tema dell’empowerment femminile.

E qui occorrono azioni specifiche e con la legge di bilancio per il 2021 - che io non considero – se mi permettete – a differenza di quanto detto da Elisa Ercoli, poco decisa o troppo timida a riguardo. Noi abbiamo introdotto la decontribuzione totale per l’assunzione di donne nel prossimo biennio 2021-2022; abbiamo prorogato il congedo parentale di 7 giorni anche per il 2021; abbiamo istituito un Fondo per l’impresa femminile, con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2021 e il 2022.

E poi avete toccato il tema del Recovery Plan, del Piano di Ripresa e Resilienza italiano, non vi è affatto sfuggito, siete molto attente, che una delle sei missioni del Piano si intitola “Equità sociale, di genere e territoriale”. Anche la Ministra Bonetti sottolineava come sia stata una scelta questa molto chiara, un indirizzo politico ben definito che dovrà tradursi anche ovviamente in progetti concreti. Possiamo anche valutare di riformulare ancor meglio l’intitolazione di quella missione e quindi riformulare in questi termini “parità di genere, equità sociale e territoriale”, in modo da rimarcare ancor di più e in modo quasi autonomo il tema della parità di genere.

E qui noi prevederemo una linea d’azione per ridurre le discriminazioni di genere sul posto di lavoro e nella società in generale, anche con l’obiettivo di rimuovere lo squilibrio nei carichi di cura fra donne e uomini e appunto assolutamente a promuovere l’empowerment economico delle donne.

Istituiamo qui… adesso vi anticipo qualcosa, c’è un dibattito pubblico sul fatto che l’Italia non sarebbe, sarebbe un po’ indietro, non è affatto vero. Semplicemente adesso stiamo definendo tutti i progetti e ovviamente li porteremo presto all’attenzione di tutte le parti sociali e ovviamente al vaglio del Parlamento. Siamo perfettamente in linea con i tempi che si prefigurano con il cronoprogramma che ci viene dettato, non decidiamo noi, ma viene dettato dalla Commissione europea.

Ecco in quest’ambito noi possiamo istituire un programma pluriennale per attività di orientamento e incentivo alle ragazze per lo studio di discipline STEM, sono quelle… quelle scientifiche e legate alla transizione digitale e si punta a circa 500.000 ragazze coinvolte nelle iniziative di orientamento sul totale della popolazione scolastica di 8000 scuole.

Poi, ancora, intendiamo ampliare l’offerta di asili nido in tutto il territorio nazionale, tramite la riconversione di strutture pre-esistenti e la garanzia dell’offerta di servizi per la prima infanzia ad almeno il 33% dei bimbi sotto i 3 anni.

Introduciamo anche, prevediamo di introdurre un “Sistema nazionale di certificazione sulla parità di genere”, basato sulla definizione di norme per l’attestazione del rispetto della parità di genere nei luoghi di lavoro e di relativi incentivi – quindi sgravi fiscali e contributi diretti – per le imprese che intraprendono i percorsi di certificazione, ecco vorremmo che questo sistema di certificazione non sia solo un bollino, così, formale ma diventi davvero… certifichi, attesti l’impegno concreto, reale ed efficace dell’azienda per assicurare al proprio interno la parità di genere.

E vogliamo ancora potenziare i contributi a favore dei Comuni per definire un’offerta di strutture e politiche sociali a sostegno delle donne lavoratrici, che siano in grado di rispondere in maniera personalizzata e non generica ai diversi fabbisogni di cura del nucleo familiare: servizi per la cura degli anziani e dei portatori di handicap.

Ancora, promuoveremo e promuoviamo quindi, con questo Piano, anche politiche per la diffusione della cultura delle pari opportunità, come il bilancio di genere e intendiamo rafforzare, con specifici protocolli, il rapporto tra ANPAL, Regioni e Province autonome per incrementare gli sforzi in direzione di una maggiore occupazione femminile.

Insomma, come vedete, ci son tanti progetti che capillarmente si depositeranno nei nostri obiettivi sulla Comunità nazionale.

E un altro obiettivo, a mio avviso decisivo, è quello anche di favorire ovviamente una promozione culturale più integrale che possa favorire l’emersione di questi atti violenti e li sottragga a quello spazio che dicevamo prima della invisibilità.

È il terreno quindi dell’educazione dove si gioca la sfida più decisiva. E qui molte di voi, in particolare Veltri e Lanzoni mi sembra abbiano colto e focalizzato l’attenzione su questo punto.

L’educazione alla parità di genere deve essere una componente essenziale di tutto il sistema della formazione, in tutta la filiera dall’istruzione primaria sino all’università: il primato della persona, il valore della dignità, il riconoscimento dell’alterità come arricchimento rispetto al sé e non indebolimento della propria identità, ma anzi la possibilità di definire la propria identità attraverso il riconoscimento dell’alterità, di arricchire meglio la propria persona. Ecco, tuto questo deve entrate nel processo educativo, nell’offerta didattica, formativa, a tutti livelli, in tutta la filiera della nostra istruzione nazionale. Occorre una vera e propria rivoluzione educativa.

È su una errata percezione della relazione tra generi che si radicano infatti quei convincimenti su cui possono originare violenza e forme di sopraffazione, spesso accompagnate da un contesto di indifferenza e di colpevole silenzio. In questa prospettiva, anche l’attività legislativa, e qui viene in gioco il nostro ruolo, mio e di tutti i componenti della Commissione, della ministra Bonetti che ci ascolta, deve acquisire consapevolezza dell’incidenza delle leggi approvate su questo profilo così sensibile.

E qui richiamo la stesura del Piano strategico nazionale per la parità di genere, nell'ottica europea del gender mainstreaming, finalizzata proprio a valutare l’impatto di genere prodotto da tutti i provvedimenti legislativi che via via vengono adottati.

Per quanto poi riguarda un altro tema che avete toccato, un tema molto delicato, quello della “vittimizzazione secondaria”, lo ha toccato Antonella Veltri ma se ben ricordo anche Simona Lanzoni. Ecco, questo è un tema molto delicato. Io credo che anche qui sia un problema di formazione, si può sicuramente lavorare in questa direzione sul piano della formazione.

Tutti gli operatori coinvolti – e quando parlo di tutti gli operatori parlo anche degli avvocati, degli stessi giudici – devono essere adeguatamente formati, perché possano individuare i segni della violenza e saper discernere ad esempio tra separazioni che possiamo definire ordinarie e quelle invece che sono dettate da condotte violente. Perché chiaramente in molte separazioni, dietro ci sono donne che hanno subito violenza, che semmai non esplicitano questi segni di violenza e allora finiscono per essere ingiustamente, doppiamente penalizzate, subendo così, con la separazione dai propri figli, una ulteriore vittimizzazione, la cosiddetta “vittimizzazione secondaria”.

Ho parlato forse tanto, spero di aver offerto non delle risposte risolutrice, ma di avervi dato il conforto di aver accettato e voler mantenere questo dialogo, un dialogo concreto, un dialogo su cui dobbiamo misuraci, perché una sfida che ci riguarda tutti. Uomini e donne, grandi e piccoli, formatori, decisori pubblici, ma direi di più anche, giornalisti, esperti dei mezzi di comunicazione, a tutti i livelli.

Io ringrazio ancora una volta la Commissione d’inchiesta per il lavoro svolto in questi primi due anni di legislatura, con l’impegno anche profuso in un periodo difficilissimo, il periodo del lockdown, e in questo periodo di emergenza, ancora attuale, pandemica. Li ringrazio in particolare per l’attività conoscitiva che portano avanti, di monitoraggio, per un’interlocuzione feconda con le varie Istituzioni, con la magistratura, con le forze dell’ordine, con le altre istituzioni, con il mondo della scuola e dell’associazionismo.

Questo è un lavoro importante e, mi rivolgo qui ai membri della Commissione, alle Senatrici e ai Senatori, a tutti i parlamentari, spesso succede che sia un lavoro anche oscuro, che tutti questi passaggi semmai non vengano illuminati dai riflettori. Ma è un lavoro importante, perché tutte queste attività poi si sedimentano, si accumulano, offrono innanzi tutto una base istruttoria anche per i decisori politici, quindi per tutti noi, e poi creano le premesse anche per quei processi culturali, formativi di cui abbiamo bisogno.

Anche l’imminente approvazione, in Senato, del disegno di legge n. 1762 è frutto del ruolo propulsivo della Commissione.
Con quel disegno di legge, ricordo, si compie un passo importante, si introduce un modello avanzato di raccolta di dati in grado di colmare le lacune che in questo momento noi dobbiamo riconoscere per quanto riguarda i flussi informativi, che ci consentiranno di colmare questo sistema di monitoraggio, di renderlo più efficiente, per perseguire politiche adeguate al raggiungimento del pieno obiettivo di realizzare obiettivi di prevenzione e contrasto al fenomeno, in coerenza anche con la Convenzione di Istanbul, che l’Italia - desidero ricordarlo qui con orgoglio -  è stata tra le prime nazioni a ratificare, nel 2013, nonché anche in coerenza con i documenti adottati anche dal cosiddetto (GREVIO) del Consiglio d’Europa, l’EIGE e tanti altri documenti. Il coinvolgimento degli uffici, organismi, soggetti pubblici e privati nel programma statistico nazionale e il ruolo che dovrà svolgere anche l’ISTAT, con indagini campionarie costanti specificamente rivolte alla violenza di genere, sono e sicuramente si riveleranno fondamentali per vincere questa battaglia.

Quindi, grazie a voi per questa occasione di confronto e davvero vi assicuro, vi posso confermare il mio personale impegno, la massima attenzione del Governo, e colgo l’occasione per ringraziarvi per questa iniziativa e anche, dobbiamo dirlo, per già significativi, ragguardevoli risultati raggiunti.

Grazie ancora, si può fare, insieme, ancora molto di più e cercheremo di farlo. Grazie.


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