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Intervento del Presidente Conte alla Giornata mondiale dell’alimentazione alla Fao

Mercoledì, 16 Ottobre 2019

Buongiorno a tutti.

Signor Direttore Generale della FAO, Signore e Signori Ministri, Signor Presidente dell’IFAD, Signor Direttore Esecutivo del PAM, Eccellenze, Signore e Signori,

è un grande piacere essere qui con voi oggi per celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, in questo modo posso offrire il contributo del Governo italiano a questo importante momento di riflessione che vuole essere anche, come è stato anticipato, un momento di AZIONE, come ci ricorda appunto il titolo delle odierne celebrazioni. 

Desidero ringraziare il Direttore Generale Qu per questo invito che mi ha offerto la possibilità di tornare alla FAO portando il saluto di tutto il Governo all’Organizzazione e ai suoi dipendenti. Come ho già avuto modo di affermare in molteplici occasioni, l’Italia è orgogliosa di ospitare a Roma il Polo agroalimentare delle Nazioni Unite e la European Food Safety Authority, nella sua sede di Parma: testimonianze concrete dell’impegno e dell’entusiasmo, e se mi permettete anche della passione con cui il nostro Paese continua a far fronte a questi impegni con grande responsabilità.

Siamo infatti convinti che la strada maestra per affrontare le grandi sfide globali, incluse la lotta alla fame e il miglioramento della nutrizione nel mondo, sia quella di un’azione collettiva, un’azione coordinata tra le nazioni, quella di un multilateralismo efficace, che ponga al centro il rispetto della persona e della sua dignità personale e anche sociale.

Questo messaggio, che ho ribadito anche all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso settembre e che ho richiamato anche qualche giorno fa al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio, dove l’occasione del lancio del primo progetto agricolo di filiera, una filiera completa, in Africa ha fornito lo spunto per un dibattito approfondito proprio sui temi della sicurezza alimentare e nutrizionale  nelle sue varie dimensioni: l’accessibilità, l’utilizzo di cibo sano, nutriente e culturalmente appropriato, la tutela dell’ambiente e delle biodiversità, lo sviluppo sostenibile e l’equità sociale. Un’occasione, inoltre, che mi ha permesso di ricordare come la cooperazione allo sviluppo debba oggi necessariamente inaugurare nella comunità internazionale una nuova pagina di relazioni fondate sulla reciprocità.

Credo che la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che oggi celebriamo insieme, serva soprattutto a questo: ricordare a tutti noi – governi, organismi internazionali, associazioni e rappresentanti della società civile, imprese private, autorità locali, singoli cittadini - che la sfida principale dei nostri tempi è fornire cibo in quantità e di qualità per soddisfare le esigenze nutrizionali di una popolazione mondiale in costante crescita.

Non potremo realizzare uno sviluppo realmente sostenibile se non saremo in grado di eliminare la fame che continua ad affliggere oltre 820 milioni di persone, ci è stato ricordato, soprattutto nel continente africano e se non riusciremo ad assicurare un accesso universale a diete sane, diete sostenibili.

Per raggiungere questi obiettivi, dobbiamo intendere la cooperazione allo sviluppo come un autentico partenariato globale ed una “politica”, nella sua accezione più nobile, come ci è stata indicata, per intenderci, da una lunga tradizione che risale ad Aristotele: l’amministrazione della “polis”, con la partecipazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini nel perseguimento del bene comune, il bene dell’intera comunità. Oggi la nostra comunità però è quella globale, con la complessità delle sue differenze, delle diverse identità, delle differenti culture. 

Questa sfida è resa ancor più impegnativa dal cambiamento climatico. Con esso avanza la desertificazione, aumenta la probabilità che si verifichino fenomeni meteorologici estremi. L’impatto sui raccolti è spesso distruttivo, specialmente nelle aree rurali più povere del continente africano, mettendo a rischio la sicurezza alimentare.

Citando l’Africa consentitemi di rivolgere ancora una volta, pubblicamente, un pensiero affettuoso a un caro amico, e congratularmi con voi nei confronti del Primo Ministro etiopico Abiy per l’importante riconoscimento che ha avuto per il Nobel per la Pace. Un riconoscimento alla sua leadership e al suo coraggio, che io ho voluto rimarcare come primo leader occidentale; ho viaggiato l’anno scorso per visitarlo, per far visita al suo paese dopo la firma del trattato di Pace con l’Eritrea.

Ma anche un riconoscimento, però vedete, e una speranza per tutto il continente africano di fronte alle grandi sfide della pace e dello sviluppo sociale ed economico con cui esso è chiamato a confrontarsi.

L’agricoltura e l’alimentazione del futuro devono procedere di pari passo sulla via della sostenibilità: ottenere di più con meno e produrre alimenti sicuri, nutrienti per tutti, preservando le risorse naturali.

L’Italia, sin dall’antichità, ha capito l’importanza della connessione (da questo punto di vista siamo anche molto fortunati), la connessione tra cultura agricola e urbanizzazione, l’importanza della sintesi tra attività economiche agricole e identità culturale, della forza dell’agricoltura familiare, che può diventare impresa e settore di punta, come da noi, nell’ambito agroalimentare. Per questa ragione il Governo italiano continuerà ad agire sul piano interno e su quello internazionale in difesa di un sistema alimentare integrato che, mentre produce, sa prendersi cura del pianeta, sa trasmettere valori culturali.

La crescita (e qui dobbiamo fare anche un’autocritica), noi a volte la inseguiamo in modo acritico, diventa – però in questa prospettiva - crescita di opportunità e possibilità concreta per i giovani di rimanere laddove filiere agroindustriali moderne e produttive offrono nuove opportunità, nuovi orizzonti di lavoro. 

Parallelamente, come sottolineato dal tema di questa Giornata, anche il nostro approccio al cibo deve concentrarsi sul benessere delle persone. 

Come segnala la FAO, la combinazione di diete scorrette e stili di vita sedentari ha fatto impennare i tassi di obesità non solo nei Paesi sviluppati, ma anche nei Paesi a basso reddito, dove spesso coesistono tanto la fame tanto l'obesità. Oggi oltre 672 milioni di adulti e 124 milioni di giovani tra i 15 e i 19 anni sono obesi, oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni sono in sovrappeso.

In Italia, il cibo è al centro dell'esperienza sociale in quasi tutti i luoghi, rappresenta la conoscenza e l'artigianalità della comunità, è il risultato di un migliore utilizzo delle risorse disponibili, della tutela del paesaggio e della memoria di ciò che il territorio è riuscito con le sue comunità a elaborare nel corso dei secoli. Non è un caso quindi che la dieta mediterranea sia stata iscritta nel patrimonio culturale, ovviamente quella immateriale, dell’UNESCO.

Le diete salutari rappresentano dunque il nostro modello di riferimento, basato sulla cultura della tradizione che però volge lo sguardo al futuro, abbraccia le tecnologie più avanzate per costruire e diffondere l’uso di buone pratiche: un approccio agro-ecologico, la tutela del suolo, l’uso sapiente dell’acqua. In una parola, un sistema bilanciato e virtuoso tra ciò che si produce e ciò che si consuma. 

Non è quindi solo un problema di quantità di cibo, ma anche di qualità. 

L’Italia è stata uno dei promotori della Decade delle Nazioni Unite sull’agricoltura familiare ed è attualmente membro del Comitato direttivo del Decennio, il cui scopo è quello di far leva sul legame indissolubile tra agricoltura familiare - così diffusa nel nostro Paese - e sicurezza alimentare e nutrizionale, nell’ambito di una visione multidimensionale (economica, sociale, ambientale) dello sviluppo sostenibile in linea con l'Agenda 2030. Rafforzare queste interconnessioni è un modo per realizzare sistemi agroalimentari inclusivi in cui si preservano pratiche agricole sostenibili, conoscenze tradizionali che sposano innovazioni responsabili: modelli in cui scelte di consumo consapevoli promuovono diete sane, senza spreco di cibo.

Il Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite in programma per il 2021 potrà rappresentare un’occasione unica per unire gli sforzi di Governi ed Organismi Internazionali nel perseguimento di un comune traguardo e degli obiettivi dell’Agenda 2030.

L’Italia - mi riempie d’orgoglio poterlo affermare in questa sede - sarebbe onorata di poter ospitare il Summit. C’è un vecchio detto che risale addirittura all’epoca degli antichi romani: “tutte le strade portano a Roma”. Il nostro paese accetterebbe ben volentieri con grande entusiasmo di essere la sede in cui convergerebbero gli sforzi di questo importante Summit.

La storia dell’agroalimentare è nata a Roma, nel lontano 1905, con la creazione del primo organismo internazionale dell’agricoltura, l’Istituto Internazionale di Agricoltura e il trasferimento a Roma della FAO, oltre 70 anni fa; la nascita delle altre Agenzie ed organismi ad essa collegate hanno poi dato continuità storica alla vocazione italiana per i temi dell’agroalimentare. Nel 2021, inoltre, l’Italia, lo ricordo, assumerà la Presidenza del G20: questa è un’opportunità straordinaria per porre ancora di più, al centro dell’agenda internazionale, il tema della sicurezza alimentare e della qualità del cibo e quindi questi temi che sono anche oggi in discussione. Raggiungere Fame Zero non significa solo combattere la fame, ma anche nutrire le persone e il nostro pianeta. Significa tutelare il nostro futuro lavorando alacremente sul presente.

E’ una sfida ambiziosa, che siamo obbligati però a vincere. E si tratta di un imperativo che ha contraddistinto, mi piace ricordarlo ed è proprio un tema di attualità, la missione umana e l’impegno scientifico degli economisti Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer, che sono stati appena insigniti del Premio Nobel per l’economia, proprio in virtù dell'approccio sperimentale profuso nella lotta alla povertà globale.

Al loro impegno vorrei oggi rendere pubblicamente merito, in questa sede che ritengo estremamente appropriata vista la continuità concettuale che la giornata del World Food Day esprime. Il loro impegno rappresenta l’evidenza che la lotta alle diseguaglianze è un imperativo etico, ma anche nel loro caso una scienza imprescindibile per immaginare un futuro altro, differente, equo. In altre parole, realmente a misura d’uomo.

Concludo.

Lanciare l’obiettivo della Fame Zero, significa dunque al contempo promuovere una maggiore equità sociale, parlare di accesso alle opportunità e agli strumenti che darebbero al mondo rurale la possibilità di esprimere compiutamente il proprio potenziale. Fino a pochi anni fa, si parlava semplicemente di diminuire, lo ricorderete, il numero delle persone che pativano fame e malnutrizione; oggi, in questa importante Giornata, noi ribadiamo, a voce alta, che il futuro che vogliamo per i nostri figli è quello di un mondo senza fame e in cui sia garantito l’accesso ad alimenti sicuri, ad alimenti nutrienti. Questa è la sfida che ci attende, che dobbiamo vincere insieme.

Grazie.


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