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14 Novembre 2019

Consiglio dei Ministri n. 12

Si è tenuta a Palazzo Chigi la riunione del Consiglio dei Ministri. Nel comunicato stampa, i provvedimenti approvati.

13 Novembre 2019

Concorso a 2 posti di Consigliere di Stato anno 2019, diario delle prove scritte

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana -  IV Serie Speciale – concorsi ed esami, n. 86  del 29 ottobre 2019 è stato pubblicato l’Avviso relativo al diario delle prove scritte del concorso, per titoli ed esami, a 2 posti di Consigliere di Stato, bandito con decreto del Presidente del Consiglio di Stato n. 78 in data 15 aprile 2019.

14 Novembre 2019

Conte a Venezia

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Venezia per una verifica dei danni causati dal maltempo.

14 Novembre 2019

Il Presidente Conte a Venezia

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato a Venezia per fare il punto sui danni causati dal maltempo. Dopo le due riunioni operative, una nel pomeriggio di ieri e una questa mattina, il Presidente ha tenuto due punti stampa.

14 Novembre 2019

Il Presidente Conte a Venezia

Il Presidente Conte è stato a Venezia. Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 13 novembre, ha partecipato a una riunione operativa per fare il punto sui danni causati dal maltempo e ha effettuato un sopralluogo alla Basilica di San Marco. Questa mattina il Presidente ha partecipata ad una seconda riunione in Prefettura. In seguito ha visitato Pellestrina, l'isola della Laguna colpita dall'acqua alta.

13 Novembre 2019

Conte all'inaugurazione del 684° anno accademico dell'Università di Camerino

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione del 684° anno accademico dell'Università di Camerino.

Intervento del Presidente Conte all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Camerino

Mercoledì, 13 Novembre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla cerimonia di inaugurazione del 684° anno accademico dell'Università di Camerino.

Magnifico Rettore, Presidente della Regione, Sindaco, Sindaci, Autorità civili, religiose, militari, Autorità accademiche, cari docenti, cari studentesse, cari studenti e anche un caro saluto rivolgo a tutto il personale tecnico-amministrativo, che è sicuramente una componente integrante, una parte integrante delle constituencies dell’Università.

Sono davvero contento, lieto, oggi di partecipare, di aver raccolto questo invito e di essere riuscito, nonostante una giornata particolarmente complessa, un periodo complesso, a mantener fede a questo impegno che avevo assunto con questa comunità, con questa comunità accademica.

Non mi tratterò, ahimè, perché poi sto viaggiando, mi recherò a Venezia dove c’è una situazione drammatica, non solo in quelle regioni anche in altre, c’è un’ondata di maltempo che ci preoccupa molto e sta facendo soffrire molte altre comunità. Però dico questo passaggio è importante, è importante perché, a parte che l’Università di Camerino è ormai al 684° anno, genetliaco, ed è una comunità accademica, pensate, quasi 700 anni, ha una lunghissima tradizione, ha dimostrato quindi una grandissima capacità di affrontare, vincere le sfide e una elevatissima capacità di onorare una lunga tradizione. Sin dal secolo XIV secolo, la regione delle Marche si è caratterizzata per tante scuole giuridiche, in particolare, fiorite persino nei borghi. E lo Studium camerte, primo della regione a essere elevato a Studio Generale, si inquadra, almeno dal ‘200, in questo clima di interesse per materie a me molto care, il diritto civile, il diritto canonico, oltre che per la medicina, per le materie letterarie.

Nel XV secolo gli Statuti di Camerino dotano l’Università di un sistema articolato di norme per il conseguimento del titolo di baccelliere, di dottore e, a partire dal secolo successivo, poi, Camerino diventa punto di riferimento per la teologia, la giurisprudenza, la matematica.

Richiamo questa storia a molti di voi qui ben nota per dire che avete una lunga tradizione, mi rivolgo alle studentesse e agli studenti, state percorrendo un itinerario di crescita culturale, state progettando il vostro futuro e bisogna essere consapevoli che siete in un luogo per quanto piccolo, per quanto raccolto che ha una lunghissima, altissima tradizione.

Scopro peraltro, e me ne compiaccio, che l'attesa media per la prima occupazione, per la maggior parte dei laureati è inferiore a sei mesi. Se guardiamo questo dato e lo compariamo con altri studenti, studentesse che si laureano in altre università è un dato molto importante, molto significativo, è un ottimo traguardo, che vi deve far ben sperare.

Naturalmente, occorre anche che il primo impiego per i neolaureati sia quanto più possibile consono alle professionalità, alle competenze maturate e sia anche economicamente adeguato. Ecco, se mai ci rammarica questo, mi rammarica personalmente che ancora invece abbiamo una generazione di sotto-occupati, precari e spesso malpagati.

La piaga del “lavoretto”, il “lavoretto” che non dà molta dignità, che – per usare una formula ottocentesca – non “affranca completamente dai bisogni” è in aperto contrasto con il dettato costituzionale e le Università virtuose come questa, in sinergia con le nuove politiche del lavoro, con iniziative di partenariato pubblico-privato, devono essere incubatrici, devono contribuire a essere incubatrici di un’auspicata inversione di tendenza.

Tradizione e sfide del presente, dicevo.

Le sfide del presente non sono state semplici per questi luoghi e per le persone che ci vivono. Il sisma intenso, distruttivo dell’autunno del 2016 ha arrecato una profonda ferita, un grave vulnus a questa comunità, a questo territorio.

Mi è capitato anche di leggere pagine toccanti del Rettore Pettinari, allora se non erro, Prorettore. Che ha rievocato, dicevo, quale uomo delle istituzioni, i giorni immediatamente seguenti al sisma. Ha scritto di quella volontà immediatamente espressa di “dimostrare di essere vivi”, di programmare la ripresa delle lezioni a pochi giorni dal terremoto, tenendosi costantemente in contatto con la comunità delle ragazze e dei ragazzi, benché la città non fosse più a disposizione dei tanti, quasi 1500 studenti che nel centro storico ci vivevano e la vivevano quotidianamente e ci vivono quotidianamente.

Il terremoto ha, inoltre, colpito un’area nella quale, per la sua peculiare conformazione orografica, le comunicazioni tra le valli sono faticose, sono lente. E purtroppo, i bisogni di moderne infrastrutture, rispettose del paesaggio ma efficienti, sono rimasti sinora parzialmente o del tutto o solo parzialmente soddisfatti, o per niente soddisfatti. Quindi completamente negletti.

E mi ha colpito, nel racconto del Magnifico Rettore, la sua decisione di invitare l’ingegnere dell’ufficio tecnico, ricordo bene, a non spegnere dopo il sisma le luci, le luci del Campus, neppure a mezzanotte anche se in quella fascia oraria nessuno vi stava dormendo. Le luci non devono essere spente, la forza d’animo, il senso delle istituzioni anche, dimostrati da questa amministrazione nella gestione dell’emergenza, da tutta la comunità sono state – permettetemi di dirlo ammirevoli.

Dopo sette giorni dal sisma, alcuni studenti di informatica hanno conseguito la laurea, la discussione della tesi è avvenuta nel Campus stesso, dopo quattordici giorni sono state riprese le lezioni a Giurisprudenza, poi quelle di Scienze, Farmacia. Già a novembre sono stati riaperti gli uffici non pericolanti. Con un servizio trasporti sostenuto dall’Università, sono stati, si è ripreso, si è iniziato a riprendere, a riaccompagnare gli studenti a casa la sera. Insomma questa comunità, e lo dobbiamo ricordare, alla comunità nazionale e al mondo intero, questa comunità ha saputo stringere i denti, si è impegnata con forza, con determinazione per continuare a esistere, per mantenersi viva.

Avete un grande compito, state vivendo, lo realizzate ogni giorno, quotidianamente, è un grande sfida, questo riguarda la comunità accademica ma riguarda anche la comunità locale, perché voi dovete – uso un’espressione che nel linguaggio che amo, il linguaggio garbato, non è ricorrente – però voi effettivamente dovete combattere, dovete lottare per contrastare il rischio dello spopolamento di questi territori, inevitabilmente poi ha seguito e si è accentuato con il dramma, con la ferita che è stata inferta, bisogna creare lavoro in armonia con la vocazione piccolo-artigianale, tipicamente manifatturiera e agroalimentare, di questa peculiare regione d’Italia.

C’è tanto da fare e questa comunità può essere un modello di ricostruzione “a misura d’uomo”. Ecco cerchiamo di cogliere le opportunità. Una ricostruzione che non snaturi lo spirito del luogo, non alteri ciò che lo rende inconfondibile agli occhi dei coloro che ci vivono, di voi che ci vivete, agli occhi di coloro che vengono a vistarlo. Una volta si diceva il genius loci.

Possiamo e dobbiamo imparare dalla vostra comunità. La vostra è una comunità resiliente, dimostra grandi capacità di adattamento, grande capacità di sfidare e raccogliere le sfide e tutte le opportunità puntando sulla ineludibile specificità propria e anche in un rapporto armonioso con il proprio territorio, con il paesaggio, con la propria storia. 

Nessuno però può fare tutto da solo.

E qui interviene anche la considerazione della comunità nazionale e del governo che io rappresento. Non si può fare affidamento solo sulla resilienza, sulla capacità di adattamento, sulla saggezza e sulla pazienza di questa comunità: non possono superare tragedie di questo tipo solo con la forza di volontà e con la determinazione.

Noi ci stiamo impegnando e mi fa piacere che il Presidente Ceriscioli lo ha riconosciuto. E’ necessario lavorare tutti insieme. 

Mi capita sempre più spesso, e l’ho fatto fin dall’inizio, di menzionare una reazione del Sistema Italia.

Sistema Italia non è uno slogan, non è uno slogan politico, ma una modalità di approccio ai problemi, una modalità per operare e trovare delle soluzioni. Significa che tutti dobbiamo afferrare un obiettivo, dobbiamo condividere l’obiettivo, e dobbiamo tutti – ciascuno per la propria parte – cercare di dare un contributo per perseguire quell’obiettivo. Se noi riusciamo a lavorare collocandoci in questa prospettiva unitaria, senza tiraci indietro, senza stare a guardare se l’altro fa più o meno di me, ma se tutti contribuiamo per la parte rispettiva noi possiamo conseguire qualsiasi risultato,
    
E’ stato ricordato il nuovo decreto-legge per le zone terremotate e quindi anche per la vostra zona. Qui siamo intervenuti perché a dispetto dei vari passaggi in queste aree e dello studio che avevo fatto, della costatazione di persona che avevo effettuato, mi sono reso conto che ancora c’era da fare e che ancora non riusciva a decollare questo processo di accelerazione, di completamento della ricostruzione in corso.

Ecco allora che ne è nato questo ulteriore strumento normativo.

E’ uno strumento normativo che contiene soprattutto la semplificazione. Introduce la semplificazione dei procedimenti amministrativi e burocratici che spesso hanno sin qui rallentato sia la ricostruzione pubblica, sia la ricostruzione privata e contiene misure a agevolare e contrastare lo spopolamento perché il rischio vero di una ferita così forte è che aggravi ancor di più le criticità di questi territori. Questo l’ho compreso sin dall’inizio. Noi rischiamo, l’ho sempre detto a tutti voi autorità pubbliche e locali, noi rischiamo di essere poi bravi a distanza nella ricostruzione – dopo aver superato tutte le criticità – ma di consegnare al futuro delle comunità locali un futuro che non esiste perché le comunità locali potrebbero veramente depauperarsi addirittura nel numero degli abitanti. E noi dobbiamo assolutamente quindi accelerare questo processo e contrastarlo.  

Io spero che questo strumento possa davvero essere finalmente risolutivo.

Se necessario torneremo ancora a lavorarci insieme e a intervenire. Frattanto c’è un iter di conversione e sono contento che il tavolo di confronto è con il metodo del Sistema Italia che dicevamo prima. Tutti quanti partecipiamo intorno al tavolo, diamo il nostro contributo in termini di elaborazione e soluzioni e di assunzione di responsabilità.

Questo è un decreto che io voglio condiviso: La responsabilità è del governo e non ci sottraiamo però lo stiamo formando quasi, permettetemi di dirlo, insieme ai rappresentanti istituzionali delle comunità locali e insieme alle forze che siedono in Parlamento che adesso stanno dando anche il loro contributo.

Ci aspettiamo quindi l’accelerazione per quanto riguarda gli interventi di edilizia privata. Abbiamo puntato soprattutto sulla responsabilizzazione dei professionisti, che potranno autocertificare le opere e i progetti e ricevere fino al 50 per cento per gli anticipi.  Abbiamo introdotto un contributo specifico per la ricostruzione di edifici privati, mentre, per quanto riguarda la ricostruzione degli edifici pubblici, abbiamo previsto soprattutto lo snellimento delle opere di smaltimento delle macerie che sono ancora lì in tantissimi luoghi. Dopo tante visite che ho fatto io vedo sempre gli stessi cumuli di macerie, le stesse cattedrali nel deserto. 

Inoltre e tra l’altro apro una piccola parentesi, ho molto apprezzato la ricerca “Nuovi sentieri di sviluppo per l’Appennino marchigiano dopo il sisma del 2016”, realizzata dal Consiglio regionale delle Marche e dalle Università marchigiane, che ritengo un contributo prezioso anche di prospettiva per indirizzare l’opera di ricostruzione in un senso quanto più possibile conforme, coerente alla storia e alla geografia, alla morfologia, anche alla morfologia antropica di questo territorio.
Cercheremo quindi di lavorare rispettando questa ricerca, cogliendo quello che ho definito prima, il genius loci cercando di rinverdirlo anzi di rinvigorirlo.

Abbiamo anche introdotto alcune misure tra cui la “busta paga pesante”. Però tra quelle misure, visto che oggi c’è una platea per lo più di giovani, mi permetto anche di chiamare la misura quegli incentivi che abbiamo riassunto nella formula “Resto al Sud”.

I giovani imprenditori oggi possono beneficiare di questa misura che era destinata al territorio della nostra penisola più svantaggiata, adesso questa misura è a disposizione anche in queste aree per poter impiantare e sviluppare attività imprenditoriali con dei vantaggi economici assolutamente non preteribili. Quindi, se qualcuno di voi, mi rivolgo anche agli studenti e alle studentesse in prossimità della laurea deciderà di sviluppare, mettere a frutto le competenze accademiche acquisite nel campo imprenditoriale, tenete presente che questa potrebbe essere un’ottima opportunità.

Abbiamo la consapevolezza che per il mondo della ricerca e dell’università dobbiamo fare ancora tanto.

La consapevolezza non è sufficiente, però il fatto di non declamarlo soltanto così in termini di principio come si fa di solito ma di cercare di maturare già delle strategie per rendere questa consapevolezza conseguente anche per quanto riguarda le modalità di azione è un primo passo avanti. Qualche segnale lo abbiamo dato. Ad esempio siamo consapevoli che dobbiamo profondere e versare ulteriori risorse finanziarie per realizzare e rendere effettivo il diritto allo studio. Si parlava prima di eguaglianza, di opportunità offerte a tutti di pari opportunità.

E’ chiaro che se non offriamo a tutti la possibilità di poter studiare, allontanandosi anche dai propri territori, e potendo scegliere anche altre sedi, tanto più se nei propri territori manca un centro universitario, questo significa evidentemente che quell’ascensore sociale rimarrebbe ovviamente malfunzionante. E nel disegno di legge di bilancio c’è un segnale. Stanziamo ulteriori risorse per rendere ancora più effettivo il diritto allo studio; sono 16 milioni per il 2020, ma noi dobbiamo crescere negli anni successivi.

Poi ancora, innoviamo allo scopo di innovare processi e prodotti e garantire la competitività delle imprese, il credito di imposta che abbiamo previsto, su spese incrementali in ricerca e sviluppo anche nelle regioni del sud, è incrementato fino al 50% e ancora, per quanto riguarda il comparto ricerca, abbiamo previsto l’introduzione dell’Agenzia nazionale per la ricerca. Il nostro paese ne era sprovvisto.

Abbiamo un sistema di ricerca che, dati gli investimenti finanziari, è un sistema che io ritengo addirittura di eccellenza. Se noi guardiamo ad esempio alle classifiche mondiali, per quanto riguarda l’influenza nei vari settori di ricerca, vediamo che i nostri ricercatori riescono a esprimere una influenza incredibilmente superiore, se la consideriamo dal punto di vista proporzionale, rispetto alle dotazioni finanziarie e alle strutture in cui si muovono. Dobbiamo fare di più.

L’Agenzia nazionale per la ricerca quindi nasce da, non è un’intuizione assolutamente geniale, non c’è nessuna particolare capacità inventiva, creativa dietro. Gli altri paesi, quelli con cui siamo direttamente concorrenti, penso alla Francia e alla Germania, ce l’hanno e da tempo.

Quindi è uno strumento che non vuole assolutamente sostituirsi ai centri di ricerca, ai poli universitari, agli enti pubblici di ricerca, agli enti privati di ricerca, ma vuole semplicemente promuovere una maggiore sinergia, un maggior coordinamento, sollecitare un maggior coordinamento. Quindi vorrei anche rassicurare il mondo accademico da cui provengo e che so che è geloso custode delle proprie prerogative; qui non c’è nessun attentato al diritto costituzionale della libertà della ricerca; c’è semplicemente uno strumento che è volto a creare un coordinamento, che dovrebbe, per intenderci, metterci in connessione, in collegamento, per esempio, se ci sono dei centri pubblici, dei centri privati di ricerca, su una determinata materia, metterli in collegamento tra di loro, e favorire queste sinergie, e se mi permettete, anche favorire sempre più la ricerca interdisciplinare; perché nel nostro sistema, soprattutto quello accademico, Magnifico Rettore, lo dico a tutti i colleghi, mi permetto di definirli tali, perché io sono in aspettativa, ma sempre un collega sono, dobbiamo anche essere consapevoli che dobbiamo rompere un po’ quegli steccati, questi settori disciplinari che ci ingabbiano ancora; numero 1, 2, 3, 4 etc. etc. Queste delimitazioni di campi. Ecco, quando si fa ricerca dobbiamo entrare nell’ottica, dobbiamo aprirci e confrontarci con i colleghi di altre discipline, e capire che se si fa ricerca, si devono risolvere dei problemi, e i problemi bisogna inseguirli là dove si sviluppano.  

Senza poter dire ma qui mi arresto perché c’è un’altra competenza che deve intervenire, e se mai poi non interviene nessuno e non sollecito e non dialogo con nessuno.

Detto questo mi avvio a conclusione. 

Pochi giorni fa, all’inaugurazione dello Human Technopole di Milano, ero lì, c’è stato quindi questo momento che ritengo molto significativo, un complesso l’avveniristico per la ricerca bio-medica e genetica, ho sostenuto con fermezza, ad esempio in quella occasione, che questo nuovo polo di ricerca di Milano sia una sorta di hub che possa ospitare e accogliere ricercatori da tutt’Italia: il Nord, il Sud, e questo Centro-Italia, dobbiamo cercare di non creare confini alla ricerca. E anche, quindi, le Marche, devono entrare stabilmente, in modo integrato, in questo complesso comparto della ricerca. Anche questo è il senso dell’Agenzia della ricerca, un hub istituzionale che possa superare confini e steccati. E attenzione, la ricerca non deve essere considerata quasi esclusivamente come un dato contabile, cioè una voce che grava negativamente sul bilancio pubblico. La ricerca è una necessità e direi anche un’opportunità per la nostra società. Ci consente di progettare, di costruire il nostro futuro.

Crediamo fermamente che la stessa strategia di uscita dalla crisi economica e il recupero di capacità competitive del nostro Paese debbano essere intimamente e imprescindibilmente legati agli investimenti in ricerca scientifica e in ricerca tecnologica.

Dobbiamo ancora, Umberto Eco, e qui vengo a voi studenti, ricordava che le università, ancora oggi, sono fra i pochi luoghi in cui le persone si incontrano faccia a faccia, in cui giovani e studiosi possono capire quanto il progresso del sapere abbia bisogno di identità umane reali, non virtuali, è questa l’insidia del nostro tempo, la dimensione virtuale.

La reazione delle istituzioni universitarie al terremoto che ha colpito questo territorio, la tenacia con cui la dirigenza, voi studentesse, voi studenti, personale docente  e personale tecnico amministrativo avete reagito, avete superato quei primi drammatici mesi è una prova anche della saldezza di quei legami umani e del filo che unisce le persone con il territorio e con le comunità locali.

Queste nobili doti non bastano, però. Serve, e servirà ancora a lungo, un impegno da parte del Governo perché la ricostruzione sia portata a termine e questo territorio ferito sia risanato e finalmente restituito integro alla sua intatta bellezza.

A voi tutti un grazie per ciò che ci avete insegnato anche in questa drammatica occasione.

Care studentesse e cari studenti, concludo.

Siete qui a progettare il vostro futuro, siete qui per coltivare i vostri sogni, e per porre salde premesse per realizzarvi, per realizzare questi sogni. Questo è un periodo della vostra vita bellissimo, un periodo della vostra vita in cui vivete un percorso di crescita personale, di crescita culturale, un continuo scambio, nuove conoscenze, un dialogo fecondo tra di voi, con il corpo docente, con la comunità locale; è un momento bellissimo, perché lo studio, il confronto, il dialogo, ci rende, vi rendi migliori. Il governo, il paese è con voi, perché a voi affida la memoria di quel che oggi siamo e a voi affida la speranza di quel che domani vorremmo essere.

Vi ringrazio e davvero buon anno accademico a tutti.


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12 Novembre 2019

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