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Cop26, l'intervento del Presidente Draghi alla cerimonia di apertura del World Leaders Summit

Lunedì, 1 Novembre 2021

Prime Minister Johnson, 
Excellencies, 
Colleagues, 
Ladies and Gentlemen,

The speeches we have just heard resonate deeply with me. 
Over the last few years, young people have done us a service by bringing the climate agenda to the front of our political debate.
Young people were at the centre of the Pre-COP Summit in Milan.
In Glasgow, here, we need to make them proud. 

The projected rise in global temperatures is set to affect dramatically life on our planet.
From the catastrophic fires and floods we’ve seen now, to the bleaching of coral reefs, to the loss of biodiversity, the impact of climate change is already all too evident.
Its price is also rising fast – especially for poorer nations.
The cost of disruptions for households and companies in low- and middle-income countries amounts to a staggering 390 billion dollars a year.

Climate change also has serious repercussions on global peace and security. 
It can deplete natural resources and worsen social tensions;
lead to new migration flows and contribute to terrorism and organized crime.
Climate change can tear us apart. 

Thanks to constant dialogue and cooperation, we have made good progress on addressing climate change.
The G20 accounts for around 75% of global greenhouse gas emissions, and around 80% of global GDP. 
At last weekend’s Summit in Rome, its member states agreed that we must limit the rise in global temperature to 1.5 degrees, this was the first time, and committed to achieve net zero emissions by or around mid-century.
We decided to step up our actions starting from this decade, enhance our Nationally Determined Contributions and stop the international public funding of unabated new coal by the end of this year. 

Here at COP26 we must now go further than we did at the G20.
We need to speed up our commitment to keep the rise in temperature below 1.5 degrees.
We need to build on the G20 agreement and act faster and more decisively.

We must strengthen our efforts in the realm of climate finance.
We must bring together the public and the private sector in new ways.
We have the roadmap put forward by Prince Charles. Prime Minister Johnson highlighted the amount of private money available; it’s tens of trillions. But, now, we’ve got to use those resources. Now, we have to find an intelligent way to spend them and spend them quickly. We need, first and foremost, all multilateral development banks, and especially the World Bank, to co-share with the private sector the risks that the private sector alone cannot bear. We need country-based platforms where the World Bank and other multilateral development banks can actually co-share and make all this money useable for a good cause.  This is the, first in a sense, great news that Prime Minister Johnson gave us today; that money is not a concern if we want to use it well. 
This COP26 must be the start of a new momentum, a quantum leap in our fight against climate change. 

And our youth must be at the centre of this process.
We intend to turn the ‘Youth 4 Climate’ event we held in Milan into a regular feature of all COPs.
Future generations will judge us for what we achieve – or fail to achieve.
We must involve them, listen to them and – above all – learn from them.

Thank you

01 Novembre 2021

Il Presidente Draghi a COP26 World Leaders Summit

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato a Glasgow per partecipare a "COP26 World Leaders Summit". Dopo essere intervenuto alla cerimonia di apertura e alla tavola rotonda "Action and Solidarity - The Critical Decade", il Presidente ha tenuto una conferenza stampa con il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani.

01 Novembre 2021

COP26 World Leaders Summit

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato a Glasgow per partecipare a "COP26 World Leaders Summit". 

31 Ottobre 2021

Il bilaterale del Presidente Draghi con il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi

A margine del Vertice G20 il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato il Consigliere di Stato e Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. Il colloquio si è concentrato sulle prospettive della collaborazione bilaterale, sui rapporti tra UE e Cina, sull’opportunità di riavviare il dialogo in materia di diritti umani. 

Sono state affrontate anche le principali questioni multilaterali e regionali, in particolare la stabilità e la sicurezza nell’area dell’Indo-Pacifico e la crisi in Afghanistan.

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G20 Rome Summit, la conferenza stampa conclusiva del Presidente Draghi

Domenica, 31 Ottobre 2021

Buonasera a tutti, 

Vorrei innanzitutto ringraziare tutti coloro che hanno permesso questo straordinario G20. Prima di tutto, tutti coloro che hanno lavorato all’interno di questo meraviglioso centro conferenze, tutti quelli che hanno lavorato a Roma in questi due giorni, le forze di polizia, le donne e gli uomini che hanno fatto così bene.

Non è stato facile raggiungere questo accordo, è stato un successo e di questo successo dobbiamo essere grati prima di tutto a quelli che noi chiamiamo gli sherpa, cioè tutti coloro che hanno lavorato ai testi che sono stati discussi e finalmente approvati oggi.
Negli ultimi anni la capacità dei Paesi del G20 di lavorare insieme è diminuita. Ma è cambiato qualcosa, e questo Vertice francamente mi rende fiducioso sulla capacità - che il G20 sembra aver ritrovato - di affrontare sfide epocali, esistenziali. Prima di tutto il Covid-19, il clima, la salute, le disuguaglianze di genere e di reddito e di ricchezza, e tutte quelle che abbiamo scoperto in questi ultimi anni essere sfide che non possiamo risolvere, raggiungere, non possiamo vincere da soli.

Il Presidente Biden ha detto che vogliamo ricordare questo Vertice come quello in cui abbiamo avuto successo. Ma dobbiamo considerare che questo Vertice è solo il momento finale di un anno di lavoro. Viene quindi naturale chiedersi che cosa è successo in quest’anno, che cosa sono riusciti a fare il G20, gli sherpa, i ministri che hanno lavorato al G20. Vorrei ringraziare in particolare il ministro Di Maio, il ministro Franco, che hanno lavorato in maniera incessante e hanno portato i risultati che noi oggi vi presentiamo, e alcuni di questi naturalmente li avete già visti nei mesi scorsi, alcuni altri no.

Pensate che è stato riformato il sistema di tassazione internazionale, per garantire che tutte le società paghino la loro giusta quota di tasse. Questo risultato era stato inseguito per decenni e non ci si era mai riusciti.
Abbiamo superato il protezionismo nei prodotti sanitari, assicurato più vaccini per i poveri del mondo. Abbiamo intensificato i legami tra finanza e salute. Anche perché è necessario per prevenire epidemie, nuove pandemie e soprattutto in generale per assicurarci una preparazione ai prossim
i purtroppo inevitabili drammi sanitari.Abbiamo gettato le basi per una ripresa più equa e abbiamo trovato nuovi modi per assistere i Paesi più poveri del mondo.
Abbiamo sostenuto la decisione del Fondo monetario di stanziare 650 miliardi sulla base dei nostri Diritti Speciali di Prelievo. Quella di dedicare, per la prima volta, questa locazione che è molto grande a favore dei Paesi più vulnerabili.
Ci sono state tre forme di donazioni da parte dei Paesi del G20 ai Paesi più poveri, ai Paesi più vulnerabili. Siamo anche stati in grado di prendere la leadership dell’assistenza nei confronti dell’Afghanistan dopo il disastro che è successo. 

L’Unione europea sotto la guida della presidente von der Leyen ha preso la guida di questo sforzo. Immediatamente ha promesso di dare un miliardo di euro di aiuti per affrontare questa che, purtroppo, sta diventando una crisi umanitaria, di proporzioni secondo me molto grandi ma che ancora non si percepisce nell’attenzione comune da noi e in altri Paesi ricchi. Le cose direi fondamentali sul clima che sono successe: per la prima volta i Paesi del G20 si sono impegnati a mantenere a portata di mano l'obiettivo di contenere il riscaldamento climatico entro 1,5 gradi, con una serie di azioni immediate e con impegni a medio termine. Dopo leggeremo insieme il linguaggio preciso che il comunicato dedica a questo punto.

Per quanto riguarda il carbone: i finanziamenti pubblici internazionali a sostegno della nuova capacità di generazione elettrica a carbone non abbattuto non andranno oltre la fine di quest’anno. Tenete presente che, per quanto riguarda il primo punto, la situazione prima era quella di Parigi dove si diceva che bisognava contenere entro due gradi oppure uno e mezzo. Ora, con questo comunicato, per la prima volta tutti Paesi del G20 riconoscono la validità scientifica dell’obiettivo di un grado e mezzo e si impegnano con un linguaggio che è abbastanza significativo a contenere le loro emissioni in modo da raggiungere o comunque non perdere di vista questo obiettivo. Per quanto riguarda la neutralità del carbone, delle emissioni di anidride carbonica, la situazione precedente è che non c’era nessun impegno collettivo. Ora si parla di raggiungere questo obiettivo entro o attorno al 2050. 

E questo comporta anche evidentemente un progresso verso quell’obiettivo che prima non era previsto. Quindi per quella data non ci saranno emissioni nette aggiuntive. Infine c’è una promessa di dare 100 miliardi all’anno ai Paesi più poveri per quanto riguarda il clima, 100 miliardi di dollari l’anno. Si è parlato molto del fatto che i Paesi del G20 non erano vicini a raggiungere questo obiettivo. In realtà sono molto vicini. Siamo intorno a 82-83 miliardi. Si potranno anche usare, o almeno questa è una proposta della Francia che noi abbiamo sostenuto, quella di usare anche un’ulteriore allocazione dei diritti speciali di prelievo per colmare quello che dovesse essere la parte restante. In ogni caso l’Italia ha annunciato oggi il proprio stanziamento per un importo di 1,4 miliardi di dollari ogni anno per 5 anni. Quindi sono nel totale 7 miliardi. 

Siamo orgogliosi di questi risultati, però dobbiamo ricordare che siamo solo all'inizio. La crisi sanitaria, climatica, la povertà globale e la malnutrizione, le disuguaglianze di genere e di generazione richiedono un'azione più forte di quella che abbiamo intrapreso finora.
Prima ho detto, cosa siamo riusciti? Questa era un po’ la frase del Presidente Biden, lo ricorderemo come un summit di successo. Sì, è un summit di successo. Ma in che senso? Siamo riusciti nel senso di mantenere vivi i nostri sogni, impegnarci a ulteriori provvedimenti, ulteriori stanziamenti giganteschi di denaro, ulteriori promesse di riduzione. E questo è un successo visto che negli ultimi mesi sembrava che soprattutto i Paesi emergenti non avessero nessuna intenzione di prendere altri impegni. 
Ma ricordiamoci che il giudizio finale, come ci ricordano sempre gli attivisti e anche soprattutto i più giovani tra loro, viene poi formulato sulla base di quello che noi facciamo e non di quello che noi diciamo. C’è stato un impegno collettivo a essere più concreti e più seri anche nelle azioni che intraprenderemo in futuro.

Domande

Mario de Pizzo (Rai): Buon pomeriggio Presidente, Lei ha appena descritto alcuni passi in avanti soprattutto sul clima, parliamo di questo come l’impegno a contenere il surriscaldamento globale. Però ha appena detto verremo giudicati dagli interventi che saremo in grado di mettere in campo. E’ emerso un senso di urgenza nell'agire, a questo punto che cosa si aspetta anche per Glasgow?

Presidente Draghi: “Siamo andati avanti rispetto ai risultati ottenuti dalla ministeriale di Napoli, per quanto riguarda gli impegni circa il clima. Il senso di urgenza c'è ed è stato condiviso da tutti, e si vede anche nel fatto che l'obiettivo di 1 grado e mezzo è stato riconosciuto come scientificamente valido. C'è complessivamente un impegno anche a non intraprendere politiche di emissioni che vadano contro il trend a cui tutti si sono impegnati, che tutti si sono impegnati ad osservare fino al 2030. Si spera che questo impegno collettivo poi venga mantenuto. Quello che è stato osservato è che, dopo Parigi, sono state fatte tantissime cose significative, dal punto di vista della riduzione delle emissioni, ma in realtà sono aumentate soprattutto dopo il Covid. Le emissioni sono saltate di nuovo ai livelli pre-Covid. Quindi c'è una certa preoccupazione, per cui occorre ora dimostrare credibilità attuando le promesse fatte”.

Silvia Amaro (Cbnc International): Prime Minister, you’ve said you’re more hopeful about multilateralism but your colleagues from China and Russia didn’t show up in person. So, what has changed? Why are you feeling more hopeful about multilateralism? Do you consider yourself the true leader of multilateralism? 

PM Draghi: “Well, the answer to the second question is easy: no, I don’t. With regard to the first one, it was actually a good surprise, because we saw countries that had been quite reluctant to move along the lines that we were suggesting, and pressing, them to move on until a few days ago, and then they moved, and some of these moves actually took place last night, with what all of us consider the right language. Again, I should thank Ambassador Mattiolo, because he masterminded all the sherpas’ work to this extent. So, something has changed and what’s changed is the assessment that, without cooperation, we go nowhere on issues like climate, on issues like health, on issues like poverty; we go nowhere. The form of cooperation we know best is multilateralism, and we know this best because we have rules; these rules were written a long time ago and they granted us a long period of prosperity. Some of these rules ought to be changed now, this is quite clear, but the way to change these rules is to do it together, and that’s where I think things have improved and have changed”.

Ileana Sciarra (Adnkronos): Buonasera presidente, oggi Papa Francesco ha rivolto un appello in vista della Cop26: «Ascoltare il grido della Terra». Le chiedo se l'accordo di Roma secondo lei sia all'altezza di questo appello? E se possa costituire un buon viatico per la Cop26? Quanto a Bergoglio crede sia stato un alleato di questo G20?

Presidente Draghi: “Papa Bergoglio è un alleato non solo del G20, ma un alleato su tutto ciò che concerne il clima e la conservazione dell'ambiente e della Terra. Ci ricordiamo tutti l'enciclica ”Laudato si” in cui illustra la sua visione. Credo che il G20, nelle limitate possibilità nostre, sia andato veramente in quella direzione. E credo veramente che, da tutti gli interventi fatti oggi, traspariva la preoccupazione da un lato, la necessità di agire dall'altro, e la consapevolezza che tutto ciò che si fa su questo fronte è fatto per le future generazioni”.

Christian Werneke (Handelsblatt): Your commitment to climate neutrality with a fixed date is missing in the final declaration; what is also missing is a binding date for the end of coal power. Why couldn’t we achieve stricter binding goals, and what role did India and China play in these discussions? Thank you.

PM Draghi: “Well, today we reached one goal, that is to say to terminate financing of unabated coal. We also got some commitment – not very clearly but very likely – to keep new coal-using plants to a limited extent, and I should say that both China and India were, in a sense, more willing to move towards these goals. As I said a moment ago, the fact that they’re recognising now - we have a common ambition now, which we didn’t have before. This common ambition is clearly formulated in the number of degrees that we have to respect as an objective, as a target, by the amount of money that we give, by the fact – by the way, there is one thing that is actually rather important: in the work done by the Finance Track - so, by the Finance Ministers - for the first time in a G20 document, in a G20 communiqué – in paragraph 30 of the communiqué – we speak of carbon pricing mechanisms. This has never been done before. It says that we ask the different G20 work streams to act in synergy, within their respective mandates and, to achieve all these objectives, to avoid duplication, to actually design and identify an appropriate policy mix towards low greenhouse gas emissions economies, etc. Such a policy mix should include lots of things and then “if appropriate, the use of carbon pricing mechanisms and incentives, while providing targeted support for the poorest and the most vulnerable”. What seems to have been the moving factor in the negotiation is the fact that, perhaps this too is the first time, the fact that any progress with respect to previous language and previous results by the countries that produce the most greenhouse gas emissions coming from coal, any progress being combined with the promise of support and help by the rich countries. I think that’s another instance where, I think, both China and Russia moved from their positions”.

Tommaso Ciriaco (la Repubblica) Il segretario dell’Onu poco fa ha detto «Mentre colgo con favore l'impegno del G20 verso soluzioni globali, lascio Roma con le mie speranze insoddisfatte, almeno non sepolte per sempre». Probabile che si riferisca alle resistenze dei cinesi sul clima. In questo senso le domando se lei si aspettava un atteggiamento più generoso da parte della Cina sul clima. E quante di queste resistenze a suo avviso possono dipendere dall'assenza di una pressione dell'opinione pubblica. Il fatto che non esiste, o difficilmente potrebbe esistere una “Greta cinese”. 

Presidente Draghi: “Prima di tutto, come ho detto, dalla Cina fino a pochi giorni fa mi aspettavo un atteggiamento più rigido. È successo qualcosa di significativo e la prontezza ad accogliere un linguaggio molto più verso il futuro, che è quello che fino ad ora è stato accettato nel passato dei numeri di Parigi. Inoltre ricordiamoci che la Russia, la Cina hanno accettato l'evidenza scientifica di quel numero: 1.5°, che comporta notevolissimi sacrifici. Non nascondiamocelo. Non sono impegni facili da mantenersi. Tenga presente poi un'altra cosa: la Cina produce circa il 50% dell'acciaio mondiale, molti di questi impianti vanno a carbone, quindi significa convertire questi impianti che significa anche adattare questa gigantesca produzione d'acciaio. Sono transazioni difficili, questo spiega la difficoltà di sposare immediatamente obiettivi più ambiziosi, non tanto la mancanza di una pressione dell'opinione pubblica. Io credo che l'opinione pubblica si lamenti del clima e dell'ambiente. Tra l'altro c'è evidenza di una diffusa difficoltà ad accettare le condizioni ambientali che ci sono lì. La sostanza di questo è che, fino ad oggi, non condividevamo le ambizioni, oggi condividiamo tutti gli obiettivi. Tutte le ambizioni potremmo rinforzarle in futuro, ma perlomeno alcune cose significative sono condivise. Quello a cui ora bisogna arrivare è condividere anche la velocità di azione su questo. Tenete anche presente che c'è stata una parte della riunione dedicata a quello che il settore privato può fare. E ci sono delle iniziative di partnership tra pubblico e privato che sono già state avviate nei mesi scorsi. Ma soprattutto quello che è chiaro è che, in effetti, il denaro non è un problema. Il settore pubblico sta facendo moltissimo, ma non può far tutto. I finanziamenti che il settore privato può mettere a disposizione sono nell'ordine di parecchi trilioni di dollari. E c'è molto interesse da parte del settore privato a partecipare a questa iniziativa, quindi gran parte anche dello sforzo sarà quello di allineare le politiche pubbliche agli incentivi che il settore privato può avere ad entrare in questo settore. Insomma ci sono già molti esempi, soprattutto nel Regno Unito, è qualcosa a cui si guarda con grande attenzione. 

Miles Johnson (Financial Times): Prime Minister, yesterday you said multilateralism is the best answer to the problems we face today. Based on what we have seen this weekend on global taxation and on climate, is the multilateralism we have seen here going to be enough? You are known around the world for having said that you would do “whatever it takes” to save the euro; did G20 leaders this weekend do enough, whatever it takes, to halt climate change?

PM Draghi: “Well, the G20 leaders have taken substantial commitments to do what they can do now. Let me put it this way, it is easy to suggest difficult things. It’s very, very difficult to actually execute them. What the G20 have done yesterday and today - and throughout the year because, as you said, the agreement on minimum taxation is an extraordinary result that could not have been reached other than in a multilateral context - so, what they’re doing today is a step forward in a long and difficult transition. Do we know exactly what the final goalposts of this transition are going to be? We don’t. So, we go step-by-step. We have new scientific evidence, so it’s very important that we accept it with urgency, that we don’t deny it. So, we had a step forward to that extent. It’s also important that countries gradually take stock of what is feasible regarding the transition from coal plants and coal mines to other sources, to other production of energy, to renewables. Third, the more we go on, the more we act together, the more ideas keep on popping up, especially regarding technology transfer. You’ve seen, over the last 12 months, how many new projects there have been for the design and building of renewable sources of energy and how many ideas have popped up even during these last two days, of suggestions of investment in India and in other countries in renewables. The reserves of some of these countries in renewables is extraordinary; what they need and what they want is investment. So, I am profoundly optimistic, provided we keep the capacity to work together. What’s clear, and has become even clearer in the last two days, is that, if we keep this capacity, we’ll move forward; if we start fighting and basically arguing, we go nowhere”.

Paolo Valentino (Il Corriere della Sera): Buonasera Presidente. Come si concilia questo cammino che lei ha appena descritto in termini anche molto chiari con i segnali di crescente confronti che avvengono da tutti i quadranti del mondo, in particolare fra Stati Uniti e Cina?

Presidente Draghi: “Si concilia nel senso che è l'unica cosa che si possa fare. E quando si afferma questa capacità di lavorare insieme in un'area, giustamente si rende merito a questo. Ovviamente ci sono dei quadranti, dove ci sono tensioni, ma ci sono sempre state. Se noi torniamo indietro con i nostri ricordi a quando queste regole sono state scritte dopo la Seconda Guerra mondiale, non c'è stato anno in cui non ci fossero tensioni di qualche tipo. Però siamo riusciti a superarle. Quindi perché necessariamente ritenere che non riusciremo a superare questa tensione che c'è oggi? Tanto per darle un'idea, io non so quale sarà l'evoluzione, ma c'è un titolo di un articolo del New Yorker che uscì un paio d'anni fa sulle relazioni tra Cina e Stati Uniti, e le relazioni sono fight fight and talk talk. Questo è quello che succede in ogni quadrante di tensione se si mantiene fissa la volontà di lavorare insieme. E devo dire anche che l'ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite è stata abbastanza al di sotto o al di sopra di tutte le polemiche, le dichiarazioni. Questa volontà era molto presente.

Marco Galluzzo (Il Corriere della Sera): Buonasera Presidente, mi riallaccio ad una parte della sua risposta e anche ad una parte della domanda precedente, lei nelle ultime settimane ha insistito molto su questo concetto di multilateralismo: «Solo uniti riusciamo a vincere alcune sfide globali». E ora ci sono dei simboli del multilateralismo istituzionali nati dopo Bretton Woods: le Nazioni Unite, il Fondo monetario, la Banca Mondiale. Lei ritiene che nel mondo di oggi ci sia bisogno di una revisione o di nuovi organismi, visto che le sfide sono completamente diverse, e visto che anche lei ogni tanto fa delle riflessioni sulla necessità di combinare per esempio «tutto il settore privato può vincere una sfida ecologica globale». Ma gli organismi multilaterali attuali sono «ancora attuali»?

Presidente Draghi: “I meccanismi multilaterali attuali sono ancora attuali, ma naturalmente devono aggiornarsi e lo fanno abbastanza. Quindi lo fanno nei loro schemi operativi, lo fanno certe volte anche nei momenti più importanti, anche cambiando certe regole fondamentali del loro funzionamento. In altri casi occorrono, invece, delle riforme abbastanza profonde e ora mi riferisco all'Organizzazione mondiale del commercio. Questo era abbastanza chiaro da vari anni. Ad un certo punto era prevalsa la convinzione, qualche anno fa, non faccio riferimenti, che questi mutamenti dovessero essere unilateralmente. Un paese improvvisamente decideva di mettere dei dazi, l'altro paese rispondeva, l'Organizzazione mondiale del commercio ormai era completamente esautorata. Quello che, invece, sta cambiando, (ad esempio la notizia di oggi dell'accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea) e, dopo l'accordo le tariffe Boeing Airbus. Si sta avviando quella situazione che è stata fonte di grandissime preoccupazioni, perché poi queste preoccupazioni si estendono facilmente dall'area commerciale economica finanziaria a quella geopolitica più ampia. L'impressione che, nei giorni recenti e anche durante questo stesso Vertice, si sia arrivati al superamento di tante di quelle che erano le discussioni degli anni della Presidenza Trump sostanzialmente. Quindi, anche lì il processo, come per le altre cose discusse oggi, non può che essere graduale: non è che tutto viene smantellato immediatamente di quello che era stato costruito, ma la linea di direzione mi pare molto positiva. 

Vera Shcherbakova (Tass): Buonasera e complimenti per questo evento veramente molto bello, per noi che amiamo Roma e l'Italia. Si è tanto discusso, ovviamente pandemia e vaccinazione. E’ stato confermato un obiettivo molto importante e ambizioso: di vaccinare il 70% della popolazione mondiale entro la fine dell’anno prossimo. Questo richiede ovviamente ulteriore sforzi per trasferimento di tecnologie. Tutto questo è scritto nel documento, anche donazioni. Partecipano tutti i Paesi nella donazione dei vaccini. E allora, a che punto è la discussione su reciprocità del riconoscimento della certificazione per garantire anche la mobilità dopo? Perché come sappiamo né i cinesi né i russi, che forniscono questi vaccini anche ai Paesi poveri, però dopo hanno difficoltà di essere conosciuti.

Presidente Draghi: “L'impegno è vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro quest'anno, il 70% si dice a metà dell'anno prossimo. E’ un impegno gigantesco, quali sono le cose a cui bisogna prestare attenzione? In questo periodo ormai la produzione di vaccini è sufficiente, le quantità sono grandi e continuano a crescere. Quello che fa difetto è la logistica, cioè quello che fa difetto è la capacità di consegnare questi vaccini nei posti giusti e di iniettarli alle persone giuste. Quindi questo è un aspetto molto importante. A questo fine i G20 sostengono il Covax, hanno riattivato altri meccanismi come l’Act Accelerator. La terza questione è come si fa a permettere la produzione di vaccini anche nei posti dove questi poi devono essere usati, per esempio cominciamo dall’Africa. Qui ci sarà presto una discussione, l'Organizzazione mondiale del commercio, WTO, sulla base di una proposta fatta dalla Commissione europea per permettere la produzione di vaccini nei Paesi che ne hanno bisogno. Quarto punto: c'è un problema di investimento. Posto che si possa fare, posto che la logistica funzioni poi bisogna costruire questi impianti e assicurare il trasferimento della tecnologia, del know how ai Paesi che ne hanno bisogno. Quindi queste sono le fasi attraverso cui si passa e l'impegno è a lavorare a questo fine, ma l'obiettivo del 70% per l'anno prossimo è stato confermato da tutti.

Serenella Mattera (Ansa) 
Buonasera presidente, la dichiarazione finale del vertice riguardo all'obiettivo delle emissioni zero dice che deve essere raggiunto entro, o attorno alla metà del secolo. Boris Johnson, poco fa, ha dichiarato che andare oltre il 2050 sarebbe un fallimento; mentre il ministro degli Esteri russo Lavrov, che ha rappresentato la Russia qui in presenza, dice che Mosca conferma il suo obiettivo del 2060. Come possono conciliarsi queste due posizioni? Dove pende l'asticella?

Presidente Draghi: “Rispetto alla situazione precedente, l'impegno è un pochino più verso il 2050 oggi nel linguaggio del comunicato. Non è un impegno preciso nel 2050, prima però era un impegno assolutamente assente sul 2050. Si parlava addirittura verso la fine del secolo. Anche in questo, quindi c'è stato uno spostamento con un linguaggio più ricco di speranza. Ecco, anche da questo punto di vista, c'è da essere abbastanza soddisfatti. È chiaro che si sarebbe preferito che tutti i Paesi avessero confermato il 2050. Secondo me gradualmente ci si arriverà. 

Jason Horowitz (New York Times): Thank you, Mr Prime Minister. Can you assess the role Italy has played in the talks during the summit, ideally with concrete examples? Do you think Italy has had a more international influence this year than in previous, recent meetings and, if so, why? Can you assess your own working relationship with President Biden these days and how important that relationship is for Europe over the next few years? Thank you.

PM Draghi: “Well, what Italy has done at this summit - actually I should say what Italy has done for a whole year before the summit – many of the results we talked about today: the international agreement on taxation; there are several things that have been achieved in the Finance Track and in the Foreign Affairs Track. So, the last two days have been crucial to crystallise what’s been achieved and to move forward with the commitments, in climate especially. So, what’s happened here is that the COP26 will build on a pretty solid foundation now. As I said, with respect to what it was before, we changed the language – well the goalposts – 1.5 is now universally agreed; before, it wasn’t. Carbon neutrality around 2050 has been agreed, meaning no additional net emissions; before, there was no commitment whatsoever, we were talking about the end of the century. The 100 billion per year – we are approaching it and, on that, there is a new possibility of using the SDR allocation to match the remaining difference between what it is today, which is around 82/84 billion, and 100. But, we may have additional pledges over the coming days. I think the deadline for pledging money is 12 November, or something like that, so we still have a few more days. I’m not sure whether the current figure I just gave you includes the pledge by Italy. The other thing, as I said, this is the first time that we talk about carbon pricing in a G20 communiqué. I think these are four issues where Italy’s and everybody’s work on this communiqué has done a lot of work in this regard.  Also, the other thing that Italy has done over the last two days is to try and understand the others’ viewpoints. The fact that certain countries are reluctant to move – there is a reasoning behind that; developing countries are saying ‘you, rich countries, have polluted a lot. We are in this mess because of you. When you were already polluting about 30-40 years ago, we did zero emissions, because we were too poor. So, how do we square this? Do you want to finger-point me for not moving ahead at the same speed that you do? Forget it’. So, if we enter into this fighting about climate, we go nowhere. So, we ought to listen and understand the others’ viewpoints, but keep alive our ambitions and share them with them. That’s what Italy has done over the last two days, in our conversations with India, with Russia, with China, and so on. I think that is the role we try to play. I hope, well, it seems to have made a difference – at least that is what I wish to think.

Andrea Bonini (Sky): Buonasera. Si è sempre detto che il lavoro sul clima che sarebbe stato effettuato e svolto qui al G20, sarebbe stato di fatto l'elemento con cui si sarebbe passato il testimone a Cop26 domani a Glasgow. Poco fa il presidente Macron ha detto che Cop26 dovrà ulteriormente riempire quanto è stato fatto quest'oggi a Roma. Allora le chiedo, dal suo punto di vista, cosa deve fare Cop26? e Qual è l'asticella del successo per giudicare che anche i lavori che si aprono a Glasgow possano concludersi positivamente così come è stato per il Summit di Roma?

Presidente Draghi: “Auguro ogni successo a Cop26 e al primo ministro Johnson. Credo che ci sia ancora margine per progredire sui temi che ho appena discusso. Sicuramente avremo delle novità sul fronte del contributo che il settore privato potrà dare al finanziamento del clima sicuramente. E sono numeri, da quello che abbiamo capito oggi, veramente stratosferici. Si parla di 100 e passa, 120, 130, 140 trilioni di dollari. Sono i numeri che chiedono anche una risposta da parte dei governi in termini di quali politiche si fanno per incentivare la transizione, sapendo che il finanziamento non è un problema. I finanziamenti pubblici che sono stati dati che continuano a essere dati, sono veramente senza precedenti a riguardo. Il settore pubblico ha anche dimostrato un'altra capacità, quella di meccanismi che non erano mai stati utilizzati per il clima. Erano stati utilizzati per le crisi del debito, per stabilizzare l'economia dei paesi emergenti durante le crisi, vedi il fondo monetario, vedi la stessa Banca Mondiale. Fino a qualche anno fa la Banca Mondiale non entrava in questi finanziamenti e, oggi invece, sono molti di questi sono stati dirottati verso il clima. Il settore privato può fare la stessa cosa moltiplicata per un fattore molto grande. Purché però, appunto, le politiche di carbon pricing, le politiche di incentivi, le politiche di finanziamento pubblico, le politiche di investimento tecnologico, di trasferimento tecnologico dai paesi ricchi e paesi poveri effettivamente si allineino con questi obiettivi. A quel punto la massa di risorse diventa veramente gigantesca”.

31 Ottobre 2021

La conferenza stampa del Presidente Draghi a conclusione dei lavori del Vertice G20

La conferenza stampa del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a conclusione dei lavori del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi del G20.

31 Ottobre 2021

G20 Rome Summit, la terza sessione di lavoro su “Sustainable Development”

La terza sessione di lavoro del Vertice G20 su “Sustainable Development” e l'omaggio ad Angela Merkel, Cancelliera della Repubblica Federale di Germania.

31 Ottobre 2021

Conferenza stampa conclusiva del G20 Rome Summit

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha tenuto la tradizionale conferenza stampa conclusiva del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi del G20. 

31 Ottobre 2021

G20 Rome Summit, seconda sessione su “Climate Change and Environment"

I lavori della seconda sessione del Vertice G20 Rome Summit su “Climate Change and Environment".

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Intervento del Presidente Draghi alla sessione "Climate Change and Environment”

Domenica, 31 Ottobre 2021

Dear colleagues, 

The climate crisis is the defining issue of our times. 
It jeopardizes our livelihood, threatens our prosperity, puts our future at risk.
As glaciers melt, sea levels rise and extreme weather events occur ever more frequently, we face a simple choice. 
We can act now or regret it later. 

With the Paris Agreement, we pledged to tackle global warming collectively.
But the steps we have taken since have proven insufficient.
Scientists tell us that under current policies, the consequences of climate change for the environment and the world’s population will be catastrophic.
The cost of action – however high it may seem – is trivial compared to the price of inaction.

Yesterday, I noted that the most pressing global issues demand a multilateral response.
The fight against climate change involves, quite literally, the whole world.
We stand united – in success and in failure.
And as G20, we have a responsibility to show leadership and guide the world towards a more sustainable future.

Around this room, we have different views over how soon we must start to act and how fast we must change course. 
Emerging economies resent how much rich countries have polluted in the past and demand financial help to support them in this transition.
They also wonder whether any commitments we’ll take are indeed credible, given our past failings.
We must listen to these concerns and we must act on them, but we cannot sacrifice our collective ambition.

We need to set long-term goals that are consistent with the objectives of the Paris Agreement and make short-term changes to achieve them.
We must accelerate the phasing out of coal and invest more in renewable energy.
We also need to make sure that we use available resources wisely, which means that we should become able to adapt our technologies and also our lifestyles to this new world. 
And as we move towards these goals, we must help countries around the world deal with and adapt to the effects of climate change.

The decisions we make today will have a direct impact on the success of the Glasgow Summit and, ultimately, on our ability to tackle the climate crisis. 
But the COP26 must signal the start of a permanent campaign. 
Every year, we should ask ourselves if we have done enough to change course.
And if future generations will look back at us with gratitude or resentment.

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[traduzione di cortesia]


Cari colleghi,

La crisi climatica è il problema decisivo dei nostri tempi. Mette in pericolo il nostro sostentamento, minaccia la nostra prosperità, mette a rischio il nostro futuro. Con lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello del mare e gli eventi meteorologici estremi che si verificano sempre più frequentemente, ci troviamo di fronte a una scelta semplice. Possiamo agire ora o pentircene in seguito.

Con l'accordo di Parigi, ci siamo impegnati ad affrontare collettivamente il riscaldamento globale. Ma i passi in avanti che abbiamo intrapreso da allora si sono rivelati insufficienti. Gli scienziati ci dicono che - con le politiche attuali - le conseguenze del cambiamento climatico per l'ambiente e la popolazione mondiale saranno catastrofiche. Il costo dell'azione – per quanto alto possa sembrare – è banale rispetto al prezzo dell’inerzia.
Ieri ho affermato che le questioni globali più urgenti richiedono una risposta multilaterale. La lotta al cambiamento climatico coinvolge, letteralmente, il mondo intero. Restiamo uniti, nel successo e nel fallimento. E, come G20, abbiamo la responsabilità di mostrare leadership e guidare il mondo verso un futuro più sostenibile.

In questa stanza, abbiamo opinioni diverse su quanto rapidamente dobbiamo iniziare ad agire e sulla velocità con cui dobbiamo cambiare rotta. Le economie emergenti provano risentimento per i paesi ricchi, per quanto hanno inquinato in passato, e chiedono aiuti finanziari per essere sostenuti in questa transizione. Si chiedono anche se gli impegni che prenderemo siano davvero credibili, visti i nostri fallimenti precedenti. Dobbiamo ascoltare queste preoccupazioni e agire di conseguenza, ma non possiamo sacrificare la nostra ambizione collettiva.

Dobbiamo fissare obiettivi a lungo termine che siano coerenti con gli obiettivi dell'accordo di Parigi e apportare le modifiche a breve termine che sono necessarie per raggiungerli. Dobbiamo accelerare la graduale eliminazione del carbone e investire di più nelle energie rinnovabili. Dobbiamo anche assicurarci di utilizzare le risorse disponibili con saggezza, e quindi dobbiamo essere in grado di adattare le nostre tecnologie e anche i nostri stili di vita a questo nuovo mondo. E mentre ci muoviamo verso questi obiettivi, dobbiamo aiutare i paesi di tutto il mondo ad affrontare il cambiamento climatico e ad adattarsi ai suoi effetti.

Le decisioni che prendiamo oggi avranno un impatto diretto sul successo del vertice di Glasgow e, in definitiva, sulla nostra capacità di affrontare la crisi climatica. Ma la Cop26 deve segnare l'inizio di una campagna permanente. Ogni anno dovremmo chiederci se abbiamo fatto abbastanza per cambiare rotta.
E se le generazioni future ci guarderanno con gratitudine o risentimento.

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