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Vertice G7, conferenza stampa del Presidente Draghi

Domenica, 13 Giugno 2021

Conferenza stampa al termine dei lavori del Vertice G7 che si è tenuto in Cornovaglia, nel Regno Unito, dall'11 al 13 giugno 2021.

L'atmosfera del G7 è stata fondamentalmente positiva, ma realistica. Positiva perché sono 7 Paesi le cui economie vanno bene o benissimo. La ripresa sta consolidandosi, la campagna vaccinale prosegue un po' in tutti i Paesi con diversi stadi di avanzamento, ma sostanzialmente, come in Italia d'altronde, l'atmosfera è cambiata molto.

Tenete anche presente che questo era il primo Vertice G7 del Presidente Biden e l'ultimo Vertice G7 della Cancelliera. L'incontro è iniziato con una rassegna di tipo economico, in cui un pochino hanno chiesto a me di fare il punto dell'economia generale, e che fondamentalmente, è stato un punto positivo. Come ho detto è un buon momento per le nostre economie. Ci sono naturalmente come sempre delle preoccupazioni e dei rischi a cui occorre fare attenzione.

Subito nella sessione successiva la discussione si è diretta su temi di geopolitica. E qui si vede secondo me il significato di questo G7. Il Presidente Biden ha voluto ricostruire quelle che sono le alleanze tradizionali degli Stati Uniti dopo il periodo di Trump in cui queste alleanze erano state seriamente incrinate. Il tema politico dominante è stato quale atteggiamento debbano avere i G7 nei confronti della Cina, ma più in generale verso tutte quelle autocrazie che inquinano l'informazione, interferiscono nei processi elettorali, usano la disinformazione come tecnica quasi aggressiva, usano i social media, ma fanno anche altre cose: fermano gli aerei in volo, rapiscono, uccidono, non rispettano i diritti umani, usano il lavoro forzato. Quindi tutti questi temi di risentimento nei confronti delle autocrazie sono stati toccati e sono stati condivisi, ed è in questo senso che dico che è stato un vertice realistico. In altre parole c'era contentezza per l'economia ma non si son persi di vista i problemi politici fondamentali. Su questo per quanto riguarda la Cina, poi però i temi toccati sono molti: sono la salute, il clima, le società aperte. Sulla Cina la nostra posizione ho visto che si è scritto tanto, si è parlato di divisioni da una parte, il Presidente americano dall'altra, l'Italia e la Germania. Io credo che il comunicato riflette perfettamente la posizione nostra, ma un po' quella di tutti gli altri che era ampiamente condivisa rispetto in particolare alla Cina. Perché gli atteggiamenti, le posizioni, il comportamento di economie come quelle del G7 e di governi come quelli rappresentati dal G7 deve essere fondato su tre principi fondamentali. Prima di tutto bisogna cooperare. Per esempio prendiamo il tema del clima. Voi sapete che l'Unione Europea è responsabile solo per il 7% delle emissioni totali di CO2. La Cina per il 30%, l'India per il 7% come noi, gli Stati Uniti più o meno la stessa cifra. il ritorno a questo vertice, tra l'altro, marcava il ritorno degli Stati Uniti al tavolo del clima dopo la presidenza Trump. Secondo competere. Noi, in misura significativa per quel che siamo noi, ma tutte le altre economie intorno al tavolo hanno ragioni per competere commercialmente, industrialmente, finanziariamente con l'economia cinese. Quindi nessuno disputa il fatto che la Cina abbia diritto ad essere una grande economia come le altre intorno a quel tavolo. Quello che è stato messo in discussione sono i modi che utilizza. Quindi anche le detenzioni coercitive. In altre parole: è un’autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali. Non condivide, e questa è stato un po' l'argomento del G7 in quella sessione, la stessa visione del mondo che hanno le democrazie. E quindi il terzo punto fondamentale è essere franchi. Esattamente la stessa cosa che ho detto in altre situazioni: bisogna cooperare ma essere franchi sulle cose che non condividiamo e non accettiamo. Il presidente americano ha detto a un certo punto che “il silenzio è complicità”. Quindi cooperazione, competizione e franchezza. 

Poi abbiamo discusso sul clima. Sono stati molti gli impegni presi sul clima. Come sapete c'è la conferenza di Glasgow della Cop 26 che comincia a sigillare alcuni degli impegni, sia in termini di riduzione delle emissioni sia in termini di finanziamento per i Paesi più poveri, per quanto riguarda la lotta al cambiamento climatico. Le cifre di cui si parla sono molto grandi, ma se voi pensate solo qualche numero, il clima e le spese per il cambiamento climatico ammontano a circa 390 miliardi di dollari l'anno. Si stima che muoiano circa 60mila persone all'anno, e il contributo che dà alla disuguaglianza mondiale il cambiamento climatico è incredibile. La Banca mondiale ha stimato che 132 milioni di persone saranno gettate in povertà nei prossimi 10 anni. E si consideri che 9 tra i 10 Paesi più colpiti dal cambiamento climatico sono Paesi a basso reddito, cioè molto poveri o a medio reddito, cioè poveri. Quindi la lotta cambiamento climatico e anche una questione di eguaglianza. Su questo poi naturalmente ci sono delle posizioni, non tra il G7 ma in giro, ci sono delle posizioni che non sono esattamente allineate su questo. Per esempio una posizione che si esprime di tanto in tanto è dire: sì io sono d'accordo, sono pronto a finanziare i cambiamenti e la lotta al cambiamento climatico, ma continuo ad emettere. Normalmente questa è la posizione dei grandi produttori di fossili, di energie fossili. Ecco questo “continuerò ad emettere” finché non si trova un'alternativa commercialmente sostenibile alla produzione dei fossili. Noi sappiamo che questa alternativa oggi non c'è. Ma il punto è che non solo non c'è, non solo bisogna anche aiutare i Paesi perché non hanno il denaro per fare queste ricerche. Ma se noi dovessimo aspettare di creare una alternativa commercialmente sostenibile alle energie fossili, non avremmo tempo di farlo. La stima che è stata presentata è che noi dobbiamo fare questi cambiamenti entro 10 anni. Quindi l'adesione a questi impegni finanziari comporta coerenza per quanto riguarda le politiche energetiche interne. Questa è un'altra importante conclusione, e questa è importante anche per un altro motivo. Se non c'è evidenza che ci possiamo fidare, che anche gli altri Paesi stanno facendo. L'Italia ha speso moltissimo negli ultimi 10 anni. L’Italia ha speso veramente molto per migliorare la situazione delle missioni. Ma se noi non dovessimo arrivare a una situazione in cui non possiamo fidarci delle politiche interne dei vari Paesi a questo riguardo, si comincerà a parlare poi, alla fine ad applicare, quella che si chiama una tassa che aggiusti la differenza dei costi di produzione dovuta al fatto che si usano delle energie fossili, quindi in meno costose. E naturalmente questo è il primo passo verso il protezionismo, quindi queste discussioni ormai sono diventate importanti un po' in tutte le sedi, anche nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. 

Per quanto riguarda la Salute abbiamo fatto presente che ci sono fondamentalmente tre pilastri. Il primo è fatto di donazioni di vaccini e di finanziamenti, specialmente in quello che si chiama Act, l'acceleratore. E il veicolo che bisognerebbe che tutti noi utilizzassimo è il Co-vax per dare le nostre donazioni. E consiste anche nell’eliminare il blocco alle esportazioni di vaccini e di materie prime. Questo è il primo pilastro su cui indubbiamente la discussione c’è stata. Il secondo punto: occorre riuscire ad individuare dei siti produttivi anche nei Paesi in via di sviluppo. Perché così potranno produrre anche loro stessi e questo ci porta direttamente in quella discussione che c'è stata tempo fa sui diritti di proprietà, in altre parole sul diritto di brevetto. E qui c'è in effetti una proposta operativa della Commissione Europea che utilizza una clausola del commercio internazionale che permette di dare obbligatoriamente la licenza della produzione. Non vi so dire di più perché è una cosa molto complessa, ma sembra essere un passo avanti che potrebbe effettivamente avvicinare tutti. Poi naturalmente c'è il ruolo dei governi. Come vedete è molto attivo e presente, ma c'è anche il ruolo del settore privato con le donazioni recenti da parte di Pfizer di 2 miliardi di vaccini, di cui uno quest'anno, e un altro l'anno prossimo, al prezzo di costo per i Paesi a basso reddito e con un piccolo profitto per Paesi a medio reddito. Altrettanto ha fatto Moderna. C'è il ruolo delle organizzazioni multilaterali. E’ vero che il Fondo Monetario ha fatto tanto: 600 miliardi di diritti speciali di prelievo, altri 50 - 60 attraverso la canalizzazione. Ma il Fondo Monetario ha delle capacità di dare i soldi in prestito che sono molto più di questo. Ha evidentemente tassi molto agevolati e condizioni molto agevolate. Quindi ho richiamato anche questo ruolo. Poi siamo ritornati a parlare di quelle che si chiamano società aperte sempre in un clima di quali sono le caratteristiche di una società aperta che non si ritrovano in una società autocratica.

Ileana Sciarra (Adnkronos): Io volevo chiederle qualche dettaglio in più sull'incontro di ieri col presidente statunitense, Joe Biden. E poi soprattutto volevo chiedere, dato che oggi comunque è prevalsa questa linea dura sulla Cina da parte del G7, se l'Italia intenda portare avanti gli accordi siglati nel 2019 sulla Via della seta. 

Draghi: Il colloquio è andato molto molto bene nel senso che c'è un'ampia disponibilità del Presidente Biden a continuare a lavorare insieme. E’ stata la riaffermazione di un rapporto antico che semplicemente andava richiamato, non andava neanche consolidato perché - come ho detto al Presidente Biden - il quadro politico può cambiare in Italia ma quelle che sono le amicizie e le alleanze fondamentali no. E poi abbiamo parlato di varie parti del mondo in cui la collaborazione, il lavoro insieme agli Stati Uniti, può essere di aiuto. Direi, più che gli Stati Uniti il ruolo che gli Stati Uniti hanno nelle Nazioni Unite per aiutarci ad operare nelle varie parti del mondo, principalmente in Nord Africa. Quindi è stato più che altro un rivedersi. Noi ci conosciamo da tanto tempo e quindi è stato un piacevole rientro. 
La seconda domanda. Guardi, non è una strada particolarmente dura verso la Cina perché nello stesso tempo, come ho detto sempre, bisogna cooperare. Quindi noi dovremo lavorare con la Cina in vista del G20, in vista degli impegni climatici, in vista anche della ricostruzione del mondo dopo la pandemia. Però lo faremo in maniera molto franca dicendo quelle cose che non vanno bene secondo noi, che non si conciliano con la nostra visione del mondo.

Roberto Chinzari (Tg1): Io volevo chiederle su stabilizzazione della Libia e del Mediterraneo, che sono due priorità geopolitiche italiane, se ha avuto dei riscontri con i leader del G7, in particolare dal Presidente americano Joe Biden. E se questi elementi in qualche modo possono prefigurare dei passi avanti concreti, anche perché in passato ci sono stati degli impegni ma la situazione purtroppo è ancora quella che è. Brevemente, guardando anche all'Italia, le devo chiedere anche una cosa sul tema dei vaccini e magari una parola anche per rassicurare perché c'è molta discussione e anche un po' di confusione soprattutto sul tema della seconda dose. 

Draghi: Rispondo prima alla seconda domanda. Credo che ogni confusione sia stata chiarita dal ministro Speranza con il punto stampa di stamattina. Quindi non mi risulta che ci siano incertezze. C'è - mi par di capire - anche una adesione spontanea delle Regioni alle linee espresse dal ministro e, dopo aver sentito il generale Figliuolo, credo di poter rassicurare che il piano vaccinale continua. Quindi non vi sono incertezze né timori che non possa andare in porto.  Per quanto riguarda la Libia è stato un tema di discussione col presidente Biden. Noi siamo stati molto attivi in questo periodo con la Libia. Abbiamo visto il primo ministro due volte e ci sono state telefonate. C'è una grande voglia da parte libica di collaborare e di aspettare i nostri investimenti. E c'è una grande disponibilità, una grande attesa anche, nel mondo delle imprese italiane. Molti progetti sono stati avviati. Alcuni effettivamente poi hanno fatto anche progresso, altri però per essere seriamente avviati necessitano che vi sia sicurezza nei posti di lavoro e questo ci porta al fatto che la prima esigenza che la Libia ha, anche in vista della ricostruzione della società libica, è quella di attuare il cessate il fuoco. Questo significa sostanzialmente che i militari, i combattenti, i mercenari di altri Paesi vadano via dalla Libia. E questo significa i mercenari siriani, i soldati russi, i soldati turchi. Secondo me e secondo tutti questa è la strada per cui la Libia può iniziare la ricostruzione del Paese. Teniamo presente che hanno una data molto importante, cioè quella delle elezioni a dicembre. Questa è una data che segna proprio, se le riescono a fare, una demarcazione tra lo stato di caos fino all'anno scorso è quello che c'è oggi che effettivamente è una società un pochino più ordinata. Si vede che c'è fiducia in questo governo. Naturalmente la situazione politica è sempre molto fragile.

Federico Gatti (Mediaset): Buonasera, questo è stato il G7 votato al multilateralismo e quindi votato alla fiducia reciproca. In questo contesto la nota stonata è stata l’insistenza di Londra nel non voler mantenere gli accordi sulla brexit e mi riferisco al protocollo sul Nord Irlanda. Ieri il premier Johnson l'ha anche citata dicendo “faremo whatever it takes per preservare l'integrità del mercato interno britannico”. In tutta franchezza, come vuole il Presidente statunitense Biden, le chiedo: il governo di Londra è un interlocutore affidabile? Grazie.

Draghi: Biden ha detto una cosa molto importante proprio all'inizio del G7, che lui è un convinto sostenitore dell'Unione Europea. Questo l'ha detto con la Presidenza di Boris Johnson, quindi Boris Johnson ha capito come si pongono gli Stati Uniti rispetto all'Unione Europea. Questa è una grossissima differenza rispetto al Presidente precedente. Ecco, questo è il primo fatto importante.
Il secondo: questo è un negoziato, è difficile dire come andrà a finire. Non si ha l'impressione che ci sia molta collaborazione ma si tratta anche di una questione molto difficile per il Regno Unito perché, come loro non cessano mai di affermare, si tratta dell'integrità del Regno in un certo senso. Però gli accordi sono accordi, vanno mantenuti. Comunque non parlerei di nota stonata perché di fatto, durante il G7, non se n'è mai parlato, altro che questa affermazione molto solenne, molto puntuale, del Presidente Biden.

Marco Galluzzo (Corriere della Sera): Buonasera Presidente. Una cortesia. Io tornerei brevemente ad una domanda che le è già stata fatta sulla Cina e cioè sul fatto che noi siamo l'unico Paese europeo se non sbaglio - o dell'Unione Europea - che ha firmato quel Memorandum sulla Via della Seta. Ora quel Memorandum non credo che abbia prodotto grandi conseguenze. Lei ritiene che sia stato un atto diplomatico unicum che poi in qualche modo resterà congelato? E le volevo chiedere se gli americani su questo singolo punto in questi mesi - o anche in questi giorni - hanno esercitato delle critiche.

Draghi: No, devo dire che in questi giorni non è stato mai menzionato, non è stato mai richiamato. Per quanto riguarda l'atto specifico lo esamineremo con attenzione.

Marco Galluzzo (Corriere della Sera): Lei domani partecipa al vertice della Nato. Ci sarà anche Erdoğan oltre a Biden. Volevo chiederle intanto: nel futuro c'è la scadenza del Segretario Generale, lei ritiene che l'Italia potrebbe anche avere dei candidati? È una realtà, un'ipotesi plausibile secondo lei? Siamo in corsa per il posto numero 1 o no? E poi, anche il ruolo della Turchia nella Nato.

Draghi: Rispondo all'ultima domanda prima. Il ruolo della Turchia è importantissimo. La Turchia deve rimanere e vuole rimanere un partner affidabile nella Nato. Quindi queste voci che la vorrebbero fuori o distante non hanno fondamento. 
Ad oggi io misuro le aspirazioni e ambizioni italiane in termini di cose che bisogna fare. Ora noi abbiamo un'opportunità, è il G20; abbiamo la Co-Presidenza del Cop26, questa iniziativa anglo-italiana che comincia a Glasgow per il clima. Vediamo cosa riusciamo a fare nel cercare di attrarre i Paesi che oggi emettono molto in una forma di accordo dove ci sono degli impegni più ambiziosi di quelli che hanno preso finora. Direi che questo è una misura della leadership. 
Per quanto riguarda le nomine non saprei che dire anche perché non abbiamo candidati al momento.

Tommaso Ciriaco (la Repubblica): Torno un attimo sulla questione dei vaccini rispetto all'incontro avuto con Biden. Durante il bilaterale - o in questi tre giorni - avete avuto un modo di discutere della possibilità della produzione di vaccini di aziende americane sul nostro territorio? E poi vorrei chiederle Presidente se il tema della variante indiana, che tanto ha preoccupato l'Inghilterra in questi giorni, è emerso durante l'incontro e se lei teme che questo problema possa rallentare le riaperture anche in Italia come sta avvenendo in Inghilterra. Grazie.

Draghi: No, non abbiamo parlato con il Presidente Biden della possibilità che aziende americane possono cominciare a produrre anche in Italia, ma di fatto ci sono accordi con aziende americane per la produzione in Italia. Io ho concentrato nella sfera di attività del Ministro Giorgetti la stipulazione di questi accordi, insieme al Ministro Speranza, e so che ce ne sono vari. Mi pareva di averne già annunciato una volta di una in particolare, ma credo che ora si è aggiunta anche Moderna. Insomma ci sono siti produttivi che verranno utilizzati a questo fine e l'impressione che ho è che le cose stiano andando bene su quel fronte. 
Dunque, la variante indiana. Noi, come lei sa, facciamo il tampone a tutti quelli che arrivano da fuori, quindi se dovessero continuare ad aumentare i contagi in Inghilterra, anche noi dovremmo re-inserire la quarantena per coloro che provengono dall’Inghilterra. Non ci siamo ancora però.
Dipende molto dalla dimensione dei contagi. Se dovessero schizzare su di nuovi contagi, però non è questo quello che vediamo in altri Paesi europei Ad esempio la Spagna e la Grecia ancora non pensano di mettere nessuna quarantena sui visitatori dall'Inghilterra. In ogni caso noi quando arrivano gli facciamo il tampone e abbiamo evidenza se ci sono dei contagi o meno. Per ora non c'è. Però, come sempre in questo, bisogna essere pronti a reagire immediatamente se le cose non vanno secondo i piani. 

Ilario Lombardo (La Stampa): Buonasera, Presidente. Io volevo chiederle se si può avere una parola di chiarezza su quello che è successo nelle ultime settimane soprattutto dopo la morte della ragazza Camilla a Genova. Perché c'è stata una grande confusione in Italia. C'è stata comunque anche uno scarica-barile tra istituzioni e volevo capire se, secondo lei, c'è una responsabilità politica anche e di chi è questa responsabilità politica per quello che è successo. Anche perché uno dei leader della sua maggioranza, Matteo Salvini, ha accusato il Ministro della Salute con parole molto dure, dicendo che non devono essere utilizzati ragazzi come cavie. Sta di fatto che comunque ci sono stati degli open-day, qualcuno ha deciso, qualcuno ha dato un indirizzo e forse servirebbe una parola di chiarezza su questo tema. Grazie.

Draghi: Io vorrei Innanzitutto esprimere il mio cordoglio e la mia partecipazione alla mamma e al papà di quella ragazza e al resto della famiglia. È stato una cosa tristissima che non doveva avvenire. Questa è la cosa forse più importante che ho da dire.
Ora è chiarito tutto. Il Ministro Speranza ha fatto le sue dichiarazioni stamattina e ieri: ha specificato come comportarsi con l'utilizzo dei vaccini come AstraZeneca e Johnson & Johnson; ha specificato come comportarsi per le seconde dosi, quando non è la stessa o quando si può usare una diversa. Quindi su questo ormai la situazione è chiara. Poi in tutto questo è molto molto complicato ricostruire responsabilità. Io penso che sia una situazione in evoluzione, così complicata, se noi pensiamo a quello che è successo lo scorso anno, per esempio all'inizio della pandemia. Quindi questa degli open day è stata un'iniziativa che garantiva a tanti di potersi vaccinare subito. La raccomandazione del CTS era di usare AstraZeneca solo per persone di una certa età. Sono stati usati anche per tutti perché le case farmaceutiche non mettono questo limite nel loro foglio di utilizzo. Mi dispiace moltissimo, come ho detto, per la ragazza, per il papà, per la mamma, ma ora cerchiamo di portare a termine questa campagna vaccinale nel modo migliore possibile. Non è soltanto la nostra ripresa economica che è in questione, è proprio la ripresa della nostra vita sociale. 
Grazie
 

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