Consiglio europeo, l'intervento di replica del Presidente Draghi alla Camera

Mercoledì, 24 Marzo 2021

Il dibattito parlamentare è stato molto ricco di consigli, spunti, indirizzi di cui certamente terrò conto nelle discussioni e nelle riunioni di domani e dopodomani.

Questi incontri con il Parlamento, con la Camera e il Senato, hanno molti aspetti positivi. Uno di questi è che rendono la voce dell’Italia molto più forte. Ringrazio quindi anche per questo, per aver dato forza alla mia voce. 

Cercherò di rispondere ad alcuni dei punti sollevati. In primis: la politica estera. Le due questioni riguardano: l’indirizzo della nostra politica in Libia e i rapporti con la Turchia. 
La nostra linea politica in Libia è quella di sostenere il governo di unità nazionale con l’obiettivo di portarlo alle elezioni di dicembre. Nel frattempo occorre aiutare questo Paese a fare riforme economiche che comincino ad affrontare la situazione sociale ed economica che è fortemente deteriorata. Andrò, come detto questa mattina in Senato, io stesso in Libia la prima settimana di aprile. Già il ministro degli Esteri Di Maio è stato lì ed ha preparato, come dire, il terreno. Per cui quella sarà un’occasione importante per la Libia e per noi, ovviamente, di vedere i nostri indirizzi rafforzati dal dialogo e dal sostegno.

L’altra parte importante però, dove occorre essere molto vigili, è che l’accordo sul cessate il fuoco venga rispettato con l’evacuazione di tutti coloro che hanno alimentato questa guerra. In primis i mercenari, ma anche gli eserciti che provengono da altri Paesi tra cui appunto la Turchia. 

La Turchia negli ultimi mesi, forse anche anni, non ha perso occasione di essere presente in tutti i punti in cui poteva iniziare una guerra e di assumere il ruolo di difensore dei sunniti del mondo islamico. Questo è stato un atteggiamento che ha creato innumerevoli punti di conflitto, come alcuni di voi hanno ricordato, per molto tempo. Ora assistiamo da parte della Turchia a cenni incoraggianti soprattutto nei confronti della Grecia e di Cipro.

Il nostro indirizzo, la nostra tendenza, è quella di incoraggiare questi segni positivi di apertura. I motivi sono essenzialmente tre. Il primo è il ruolo della Turchia nel Mediterraneo orientale. L’Ue dovrà presto rinegoziare l’accordo sulle migrazioni. Su questo punto bisogna esprimere un grande apprezzamento alla Turchia per ciò che fa con i rifugiati siriani che hanno ormai una dimensione enorme in quel Paese. Noi, come Italia, simmetricamente vogliamo che dia sostegno economico e politico nel Mediterraneo occidentale e quindi anche nell’azione nei confronti della Libia. Questo è un aspetto sul quale bisogna essere particolarmente attenti che verrà probabilmente discusso domani.

Il secondo punto è che la Turchia è importante per l’esecuzione dell’accordo sul cessate il fuoco in Libia. La cooperazione con la Turchia su quel fronte, su quel piano, è importante.

Ma c’è poi un terzo punto che è quello dei diritti umani. Per quanto questa cooperazione sia essenziale per l’Italia, noi non possiamo fare passi indietro sui diritti umani, sul rispetto dei diritti umani. Ripeto non è solo la Turchia, come molti di voi hanno ricordato. Ci sono tanti Paesi dove questi diritti non sono rispettati. Non solo il rispetto ma la difesa dei diritti umani è un valore identitario europeo. L’Europa deve continuare a lavorare anche nei confronti di alcuni suoi membri, anche nei confronti di Paesi dell’Ue come voi avete ricordato. E’ un lavoro complesso ma deve essere perseguito con determinazione.

Sul piano vaccinale ovviamente le osservazioni sono state tante. Io credo che la scelta europea sia stata giusta e, anche da noi, è facile criticare le scelte fatte allora. Era un periodo che nessuno aveva mai sperimentato prima. Occorreva imparare. Stiamo ancora imparando. A proposito, non è che ci siamo fermati. Le difficoltà di capire quello che sta succedendo sono ancora presenti e allora ancora di più. La delusione dei cittadini europei, però, è stata grande. Io non so se sono errori, come è stato detto; la Commissione Europea si è difesa. Bisogna avere una umiltà di giudizio e soprattutto guardare al futuro. Ora le cose vanno meglio, c’è un nuovo Commissario che è stato nominato, un mese fa, Thierry Breton. E’ bravissimo e la risposta è stata immediata. Quindi bisogna guardare ai segni positivi all’orizzonte.

Più generalmente il coordinamento europeo va cercato, bisogna far di tutto per rafforzarlo, se non funziona bisogna trovare altre strade. Quindi in questo senso parlo di pragmatismo, ma in un senso positivo nei confronti dell’Europa, non metto la ricerca di altre strade prima dell’Europa. Non c’è nessun vantaggio. Questo perché, ho detto all’inizio, la scelta europea è stata giusta. L’Italia rispetto a questa situazione ha mostrato che in un certo senso la sua azione è fondata su tre pilastri. Primo: il rispetto degli accordi da parte delle compagnie internazionali, multinazionali, delle società produttrici di vaccini. Secondo: le sanzioni se questi accordi non sono rispettati. E terzo la sostituzione, la pronta sostituzione dei vaccini mancanti con altri tipi di vaccino. Da noi c’è stato effettivamente un giorno in cui la vaccinazione è scesa, è scesa abbastanza ma non è sparita. E il giorno dopo la mancanza è stata compensata, quasi compensata, da altri vaccini. Quindi in un certo senso son questi tre i pilastri della nostra azione.

Una parola a proposito della questione dei milioni di dosi trovate. Sabato sera ricevo una telefonata dalla Presidente della Commissione Europea segnalandomi le identità di alcuni lotti che non tornavano nei conti della Commissione e che sarebbero stati giacenti presso lo stabilimento della Catalent, una società che infiala i vaccini di Anagni. Mi si suggeriva di ordinare un’ispezione. La sera stessa ho chiesto al ministro Speranza di mandare i Nas. Sono andati immediatamente alla fabbrica e la mattina, dopo aver lavorato tutta la notte, hanno identificato effettivamente quei lotti che erano in eccesso. A quel punto i lotti sono stati bloccati, oggi ne sono partiti due, ma sono stati spediti in Belgio, quindi all’interno dell’Unione Europea, alla casa madre AstraZeneca. Da dove andranno lì non lo so, però intanto la sorveglianza continua per i lotti rimanenti. 

Ho parlato del mercato unico, dell’importanza di proteggerlo, dei grandi vantaggi che ha dato all’Italia, alle aziende italiane. E’ un tema che come sapete ho toccato molte volte, di avere una comunità di standard di produzione, come il mercato unico sia alla base delle creazioni di catene del valore attraverso tutta l’Europa e come le esportazioni intraeuropee sono aumentate. Effettivamente avrei dovuto dire anche che il mercato unico non è la risposta a tutti i problemi. In particolare ai problemi di disuguaglianza nel reddito e nella ricchezza. Il mercato unico ha accompagnato l’Unione Europea, ha accompagnato la globalizzazione pretendendo dagli Stati membri dei livelli di protezione sociale e di condizioni del lavoro che sono sicuramente più alti di molti nostri partner nel mondo. Ma non ha sanato le disuguaglianze. Per far questo ci sono due livelli di azione: uno a livello europeo, dove forse si comincerà a vedere qualcosa quando si comincerà a parlare di unione fiscale seriamente. Ma poi c’è un livello nazionale, ed è lì che l’azione deve essere prevalente. Il mercato unico, quindi, è una costruzione importante, positiva, ma certamente non ha risposto né alla situazione disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza, né alla situazione dal punto di vista occupazionale.

Effettivamente la protezione dei lavoratori in Europa è molto più elevata che non nel resto del mondo. Ciò nonostante come vediamo ci sono gravi situazioni di disoccupazione, specialmente giovanile. Ma di nuovo lì è lo Stato nazionale che deve agire. Se il mercato del lavoro è duale, quella è una responsabilità nazionale, non europea. Quindi questo è molto importante, tenevo a dirlo perché altrimenti offro soltanto una visione positiva del mercato unico. Il patto di stabilità e di crescita è molto importante, le relative discussioni sono molto complesse, dureranno molto tempo, c’è la generale convinzione che le regole vadano cambiate. Ma mi si diceva oggi dal Commissario Gentiloni, che la previsione è che le discussioni durino per tutto il 2022.

Avremo tempo, dunque, di rivederci e il Parlamento sarà costantemente informato sull’evoluzione di queste discussioni e darà gli indirizzi che riterrà necessario man mano che queste analisi continueranno. Infine, un ultimo punto sulla sovranità digitale, l’obiettivo è condiviso in Europa. Sotto questo profilo l’Europa si vede fortemente deficitaria. L’obiettivo di avere una sovranità digitale è unanimemente condiviso. Il ministro Colao, insieme al ministro Giorgetti lavorano molto attivamente su questo, per quel che riguarda anche l’Italia internamente ma anche il ruolo dell’Italia in questa discussione. E’ un campo che vede tutti molto attivi, molto consapevoli che una sudditanza digitale quale quella che esiste oggi non è tollerabile. 
Grazie. 
 

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