PNRR, la replica al Senato

Martedì, 27 Aprile 2021

La prima osservazione che mi viene da fare dopo aver sentito il dibattito, è che oggi è un giorno positivo, non di cui dispiacersi. È positivo per l'Italia.

Questo Senato - voglio ricordarlo - è stato protagonista nel disegno, attraverso le osservazioni fatte, di cui abbiamo tenuto conto.
Molte delle osservazioni fatte richiamano giustamente la scarsità dei tempi che c'è stata. Ho ricordato in altre occasioni che la data del 30 Aprile non è una data mediatica: è una data per avere subito i soldi. Avremmo potuto presentare il piano il 10 maggio, e i soldi li avremmo avuti dopo - non so se a giugno o addirittura dopo l’estate - quindi questo è il motivo di questi tempi molto stringenti.
Fra l'altro, non ho mai detto “garantisco io”; non è il mio stile. 

Al centro del piano c'è l'Italia con le sue straordinarie qualità che ci rendono orgogliosi, e anche le sue ormai storiche fragilità, su cui credo che tutti siamo d'accordo. Occorre trovare ora il consenso per affrontarle e risolverle.
Questo piano ci dà l'occasione per farlo. Quindi questo piano è sì un disegno di un progetto: ci sono tanti numeri, c’è tanto denaro dentro, ma è anche un’occasione per farci riflettere che dobbiamo lavorare insieme. Quando dico insieme non intendo soltanto qui, ma insieme con il Governo, insieme con gli enti locali, insieme con tutto il popolo italiano. Altrimenti, i cambiamenti che questo piano presuppone e di fatto poi creerà - pensate soltanto alla mole degli investimenti, pensate che l’Italia resti la stessa dopo? - questi cambiamenti avranno effetti sia economici ma anche sociali importanti.
Tali cambiamenti si possono attuare soltanto se c'è accordo, se c'è volontà di successo, non di sconfitta. Ciò che ci sta davanti è molto complesso: le riforme, l’impianto istituzionale, ministeri, Regioni, Comuni, Province, e poi la vera e propria “messa a terra”, come si dice.
Dicevo stamattina: corruzione, stupidità, interessi costituiti continueranno ad essere i nostri nemici, che sono certo saranno battuti. Ma c'è anche un altro nemico: l’inerzia istituzionale che si è radicata nei nostri comportamenti, anche per la stratificazione di norme che ha accompagnato gli ultimi trent’anni. Queste riforme ci aiuteranno a superarle e per questo sono così importanti.

Tornando proprio ai tempi limitati di cui questa discussione ha potuto giovarsi, ci sarà il momento dell'attuazione. Nel momento dell’attuazione - ricordiamoci - le riforme saranno adottate con degli strumenti legislativi: disegni di legge, leggi delega, decreti-legge, nei cui procedimenti di adozione il Parlamento tutto, avrà - come ovvio - un ruolo determinante nella discussione e nella determinazione del contenuto. Quindi, ancora una volta, la collaborazione tra il potere legislativo ed esecutivo è cruciale in questa prospettiva.
Siccome molti interventi hanno riguardato il Sud, vorrei iniziare da lì in particolare. Facciamo prima un conto delle risorse che vanno al Sud: sono poche le risorse destinate dal piano?

Allora: non ci sono solo le risorse del piano. Il Mezzogiorno dispone di un complesso di risorse provenienti da diverse fonti di finanziamento. Il PNRR e il fondo complementare destinano al Mezzogiorno circa 82 miliardi di euro, su 206 totali delle risorse ripartibili su base territoriale: il 40%.
A queste risorse però si aggiungono quelle dello strumento React-EU, appositamente attivato dall’Unione europea per contrastare gli effetti della crisi pandemica: su un totale di 13,5 miliardi di euro destinati all’Italia, al Mezzogiorno andranno 8,5 miliardi di euro, destinati in larga parte a realizzare iniziative nel settore delle politiche del lavoro, dell’inclusione sociale, della salute e della ricerca.

Le aree del Mezzogiorno potranno inoltre beneficiare delle ingenti risorse stanziate dal bilancio dell’Unione europea, per i Fondi strutturali 2021-2027 e i Fondi per lo Sviluppo Rurale e la Pesca. Unitamente alle corrispondenti risorse del co-finanziamento a carico del bilancio statale, al Mezzogiorno andranno circa 60 miliardi di euro su 85. Queste risorse saranno destinate a realizzare interventi in molteplici settori: ricerca, innovazione, tecnologie digitali, sostegno dell’economia a basse emissioni di carbonio, gestione sostenibile delle risorse naturali, sistema delle imprese, occupazione, scuola, etc.
Poi, le aree del Mezzogiorno potranno inoltre beneficiare: per la realizzazione dell’alta velocità - la linea ferroviaria Salerno-Reggio - di ulteriori risorse pari a 9,4 miliardi di euro su un totale di 10,4. Si tratta delle risorse reperite sullo scostamento di bilancio approvato dal Parlamento nei giorni scorsi. Saranno incluse nel prossimo decreto-legge sul Fondo Complementare e saranno aggiuntive al fondo stesso.
Ulteriori risorse provengono dal Fondo Sviluppo e Coesione, con questa ripartizione:

  • per la programmazione per il 2014-2020, 24 miliardi di euro per il Sud su un totale di circa 30 programmati e non ancora impegnati;
  • per la programmazione 2021-2027, 35 miliardi di euro al Sud, su un totale di 44 miliardi già assegnati, e con la restante parte che sarà assegnata con legge del 2022;
  • la ricostituzione delle risorse 2021-2027 utilizzate nel PNRR, per 12,4 miliardi di euro al Sud su un totale di 15,5, su scostamento di bilancio approvato dal Parlamento nei giorni scorsi, saranno incluse nel prossimo DL sul fondo complementare.

Naturalmente sarà importante evitare che i programmi straordinari siano compensati da una riduzione della spesa ordinaria ma, detto questo, qual è la lezione che si trae?
La prima lezione che si trae è che il Sud non è stato discriminato in questo flusso di fondi: si potrà far meglio, si potrà cercare di riparare a qualche mancanza in tutta questa congerie di sorgenti di fondi, ma sostanzialmente l’impressione non è quella di una discriminazione colpevole.
La seconda lezione è che le risorse saranno sempre poche, se uno non le usa: questo è il punto. Per usarle, certamente le riforme aiuteranno, ma c'è veramente una storica inerzia che bisogna superare, che non è colpevole ma si vede soprattutto nella fase di progettazione. Anche su questo bisogna impegnarsi collettivamente e il Governo ha previsto nel PNRR la costituzione di gruppi di lavoro che possono essere di aiuto in questa fase, naturalmente se graditi.

Vengo ad alcuni punti specifici sempre sul sud. Per i porti, il PNRR prevede una componente denominata intermodalità e logistica integrata a cui sono destinati 3 miliardi e mezzo di euro; oltre 1,2 miliardi, pari al 44% del totale territorializzato, appare destinato ai principali porti del Mezzogiorno, per interventi portuali propriamente detti e altri interventi per la resilienza delle strutture portuali contro il cambiamento climatico. Questi sono interventi fatti con risorse nuove e non attraverso la programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione. Ci sono poi 630 milioni di interventi per le aree retroportuali industriali comprese nelle zone economiche del Mezzogiorno, che andranno a incidere tra l'altro proprio sui principali nodi logistici e portuali del Sud: Napoli, Taranto e Gioia Tauro.

Per Gioia Tauro è inoltre previsto nel contratto di programma il finanziamento per oltre 60 milioni di euro per il collegamento del porto alla rete regionale ferroviaria. Sull’alta velocità, ho detto prima dei 4 miliardi e 640 milioni che copriranno i primi lotti funzionali di Napoli-Bari Salerno-Reggio Calabria Palermo-Messina-Catania e Roma-Pescara. Altri 4,9 miliardi circa per le connessioni diagonali come la Battipaglia Taranto e per il potenziamento di linee e stazioni ferroviarie meridionali. È molto rilevante sottolineare che al fondo complementare da 30 miliardi si aggiungono poi ulteriori 9 miliardi e 400 milioni, risorse necessarie per i successivi tre lotti della Salerno-Reggio Calabria come ho detto prima. 

Bando di asili nido, il bando per l'assegnazione ai comuni dei primi 700 milioni di euro per gli asili nido è stato indetto sulla base di una norma di legge della scorsa legge di bilancio. I criteri di riparto di queste risorse riservano il 60% del totale alle aree svantaggiate, in gran parte quelle del Mezzogiorno, delle zone periferiche delle grandi città e delle aree interne. Per i prossimi bandi sarà evidentemente necessario correggere gli eventuali elementi di debolezza che riscontreremo con questo bando. L'obiettivo, ricordiamo, è dotare l'intero paese di una infrastruttura sociale che renda possibile il raggiungimento dell’obiettivo europeo del 33% di bambini coperti da un servizio essenziale per le famiglie e per l'occupazione femminile. 

Poi c'è stata una domanda sui criteri assegnazione dei fondi Recovery, la famosa cantierabilità come criterio di selezione. Sì, è vero che l'Italia ha ottenuto la quota più significativa di fondi europei proprio perché c'è un’ampiezza dei divari territoriali da colmare, ma è anche vero che l'unione europea chiede di ridurre tali divari, divari territoriali, genere, generazionali con azioni effettive e riforme efficaci. Non con una mera ripartizione contabile delle risorse. Il nostro obiettivo con il piano è ridurre questi divari. E le stime sulla crescita e l'occupazione che ho dato prima, e che il piano produrrà, testimoniano la bontà di questa visione. Il PNR però, ricordiamolo, ha un vincolo di utilizzo di 5 anni. Non è un alibi, è un dato di fatto. Deve tener conto anche delle storiche difficoltà del Sud di assorbimento dei fondi pubblici, quindi dobbiamo lavorare insieme anche su quel fronte. 

Ora vengo ad altre osservazioni specifiche, sono d'accordo con tutto quel che ha detto la Senatrice Cattaneo, quindi non risposte specifiche se non rimarcare che il suo invito di procedere all' assegnazione dei fondi attraverso procedure competitive è stato pienamente accolto, anche nella costituzione dei centri di ricerca. Non ci sono più numeri, si creano soltanto se si vincono i bandi. Più fondi alla ricerca su base ordinaria, certamente, su questo ci si tornerà nella prossima legge di bilancio.  Vengo al secondo punto poi, sul fatto che c'è un nesso tra riforme e politiche economiche, politiche monetarie e politiche fiscali. Io sono stato spesso rimproverato, avendo inaugurato una politica monetaria più espansiva, di aver rimosso gli stimoli per i Governi a fare le riforme. Questa è un'accusa che mi veniva spesso rivolta perché si crede che le riforme si fanno solo strozzando i Paesi con gli alti tassi di interesse, ma non è vero. Non c'è nessuna relazione tra riforme e tassi di interesse. Tant'è vero che oggi facciamo le riforme, e le faremo, con i tassi pari a zero.
Perché questo? Perché c'è il PNRR che inaugura una diversa stagione di politica fiscale, di politica di bilancio a livello europeo.
Questa è una scommessa che facciamo collettivamente in tutta l'Europa, e la scommessa è sulla capacità di spendere, ma soprattutto di spender bene questo denaro. E questa scommessa vede l'Italia in prima fila come il Paese che ha tirato di più su questo fondo, forse la Spagna qualcosa di più. Quindi noi saremo, in un certo senso responsabili, del successo o della perdita di questa scommessa. Una sconfitta su questo fronte, è grave.
Prima di tutto perché i primi a pagarne il prezzo saremo noi, ma è grave anche per il futuro dell’Europa, perché non ci sarà più possibilità di convincere gli altri europei a fare una politica fiscale comune, a mettere i soldi insieme. Voglio ricordare che mettere i soldi insieme e fare una politica fiscale comune, prima di tutto torna a nostro beneficio perché siamo uno dei Paesi più fragili dell'Unione Europea. 

Altre domande specifiche sono sulla connettività. Comincio dalla banda larga, Il Governo intende stanziare 6,31 miliardi per le reti ultraveloci, la banda larga e il 5G.  L'obiettivo del Governo è portare entro il 2026 reti a banda ultra larga ovunque, senza distinzioni territoriali ed economiche. A maggio abbiamo la mappatura dei piani di investimento previsti dai privati per identificare le aree del Paese che senza interventi del Governo resterebbero sfavorite. Per queste aree è previsto un contributo statale per assicurarci che non si creino nuovi divari digitali da qui al 2026. Vogliamo che si evitino duplicazioni di investimento, che gli operatori di mercato scelgano le tecnologie più adatte ad ogni zona e che comunque la scelta dei cittadini e la concorrenza vengano tutelate. Grazie a questa nuova e completa infrastruttura intendiamo investire per ammodernare la nostra amministrazione, connettere tutte le scuole e gli ospedali, incentivare le imprese a investire e digitalizzarsi. 

Sulla semplificazione, la semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni è obiettivo essenziale per la riuscita del piano. Più in generale, per il rilancio del settore delle costruzioni. In merito agli appalti intendiamo riformare la disciplina nazionale sulla base delle tre direttive dell'Unione Europea  2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE per renderla più snella rispetto a quella vigente, anche sulla base di una comparazione con la normativa adottata in altri stati membri dell'Unione Europea. E a tal fine si interverrà con una legge delega da presentare entro quest'anno. Inoltre intendiamo prorogare le semplificazioni adottate con il DL 76/2020 fino al 2023. A prescindere dal PNRR la semplificazione normativa e amministrativa, è un obiettivo cruciale per il Governo. Il PNRR di per sé contiene molte misure per accelerare l'attuazione degli interventi. 

Le riforme previste nel piano sono poi accompagnate da indicazioni sulle tempistiche. Sarà approvato un altro DL a maggio con gli interventi urgenti di semplificazione e questo lavoro proseguirà in maniera progressiva e costante fino al 2026. 
Un punto, direi marginale sulla giustizia. Il Senatore Dal Mas e il senatore Barboni hanno espresso punti di vista diversi, per il Senatore Dal Mas spendiamo troppo, per il senatore Barboni spendiamo poco. I numeri son questi, secondo me hanno ragione quasi tutti e due: dunque per 100.000 abitanti l'Italia ha 3,7 Pm, la Francia ne ha tre, ma la Germania ne ha 7, il Regno Unito ne ha 8,6 e la Spagna ne ha 5. Anche qui, è importante investire, importante spendere, importante anche aumentare gli organici, ma importante è farlo bene. Quindi anche qui la qualità del capitale umano che si accumulerà nei prossimi mesi, nei prossimi anni, è molto importante. 

Sul ponte di Messina, sul ponte sullo Stretto, non posso dire altro che c'è una relazione, pronta ormai, oggi credo sia stata terminata, o nei giorni scorsi. E sarà inviata dal ministro delle Infrastrutture al Parlamento per la discussione. Non ho altri punti particolari, probabilmente non sono riuscito a rispondere a tutte le domande, credo però di averne risposto alla maggioranza.

Grazie
 


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