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Intervento del Presidente Draghi alla 4° Conferenza nazionale sulla famiglia

Venerdì, 3 Dicembre 2021

Vicepresidente Rosato,
Presidente Ronzulli,
Dottoressa Garlatti, 
Rappresentanti delle associazioni familiari, del terzo settore, delle parti sociali,
Signore e Signori,
è un grande, grandissimo piacere essere qui con voi oggi per la Conferenza nazionale sulla famiglia.

Vorrei ringraziare la Ministra Bonetti per aver organizzato questo incontro, e per il suo lavoro quotidiano a favore della famiglia, dei giovani, delle pari opportunità.
Il percorso che ha portato a questa conferenza è veramente un modello di coinvolgimento dei cittadini nella costruzione delle politiche pubbliche.

Ringrazio anche l’Osservatorio nazionale sulla famiglia, per il suo importante lavoro preparatorio.

Le parti sociali, le associazioni familiari e i rappresentanti della società civile, per lo spirito di collaborazione e condivisione dimostrato in questi mesi meritano veramente la nostra gratitudine. 
Mi auguro che questo approccio partecipativo possa essere esteso anche ad altri settori della vita pubblica.

Formare una famiglia è una scelta intima, che appartiene alla sfera personale e di coppia. 
È una decisione influenzata da tanti fattori, anche fattori culturali, che si evolvono nel tempo.

Questi motivi spiegano, almeno in parte, alcuni dei cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni. 
In particolare, il calo della proporzione di famiglie con figli; la riduzione del numero di figli per coppia; e l’aumento dell’età media in cui si ha il primo figlio.

Negli ultimi anni, questa scelta è stata sempre più condizionata dalla precarietà economica e lavorativa dei giovani. Dalla loro difficoltà a rendersi autonomi dai propri genitori.

La famiglia è un bene collettivo, essenziale per la crescita individuale e della società. Questo bene collettivo può e deve essere tutelato dallo Stato.

Fin dagli anni ’80, l’Italia ha però registrato una spesa pubblica per le famiglie stabilmente più bassa rispetto agli altri principali Paesi europei, come Francia, Germania, Regno Unito. 

Il nostro impegno è usare le politiche pubbliche per rimuovere gli ostacoli alla scelta di formare una famiglia. E mettere le coppie in condizione di avere figli, se lo desiderano.

Oggi voglio soffermarmi su quello che, come Governo, abbiamo fatto negli ultimi mesi. La riforma principale, attesa da molto tempo, è quella dell’assegno unico, per cui si potrà fare finalmente domanda a partire da gennaio. È uno strumento semplice, perché riduce la frammentazione dell’attuale sistema di aiuti. È universale, perché riguarda tutte le famiglie con figli a carico, a prescindere dalla condizione lavorativa. È equo, perché sostiene più intensamente chi ha un reddito basso. 

Per decidere di avere figli, i giovani hanno bisogno soprattutto di sicurezza e stabilità. In questi mesi, ci siamo impegnati per metterli in condizione di avere una casa, di trovare un lavoro sicuro, di poter contare su una rete di servizi per l’infanzia e di supporto più solida. Le agevolazioni per il mutuo per chi ha meno di 36 anni introdotte a maggio stanno aiutando circa 200mila giovani ad acquistare una casa. Con la riforma degli ammortizzatori sociali presentata a ottobre rafforziamo il sostegno anche per chi ha lavorato per periodi brevi.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede che le imprese che vogliono ottenere fondi e partecipare ai progetti debbano rispettare una clausola di condizionalità sulle assunzioni di giovani e di donne. Le linee guida per l’inserimento di questi requisiti nei bandi sono in via di adozione. In effetti sono più che in via di adozione, sono stati inseriti, perché i bandi dovrebbero uscire, se non sbaglio, in questi giorni, oggi forse.

Sempre nel PNRR, abbiamo investito quasi 6 miliardi per rafforzare in maniera strutturale i servizi per l’infanzia e sostenere in particolare i genitori che lavorano.

Gli obiettivi che abbiamo per i prossimi cinque anni sono molto ambiziosi. Sono in via di pubblicazione, come dicevo, i bandi che mettono a disposizione questi fondi.

Aggiungiamo 264 mila nuovi posti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, un aumento di oltre il 70% rispetto a oggi. Ristrutturiamo o adattiamo almeno mille edifici per ampliare l’offerta del tempo pieno nelle scuole con il servizio mensa. Realizziamo o riqualifichiamo 230 mila metri quadri da utilizzare come palestre e strutture sportive scolastiche.

L’aiuto alle famiglie passa anche attraverso il sostegno alle donne che lavorano. Con la legge di bilancio, abbiamo reso finalmente strutturale il congedo di paternità obbligatorio. È un passo importante nella direzione di una condivisione più equilibrata dei carichi di cura. Abbiamo introdotto una specifica decontribuzione per sostenere i redditi delle lavoratrici che diventano madri. Perché vogliamo incentivare le donne a non abbandonare il lavoro dopo la maternità.

Dalle politiche per la famiglia dipende, letteralmente, il nostro futuro. Il Governo si è impegnato per rafforzarle, e continuerà a farlo. Per aiutare l’Italia di oggi, ma soprattutto quella di domani. 

Grazie.