Consiglio europeo straordinario, la conferenza stampa del Presidente Draghi

Martedì, 25 Maggio 2021

Introduzione del Presidente Draghi

Buonasera a tutti.
Una breve introduzione sui lavori del Consiglio europeo prima delle consuete domande.

Il primo punto all’ordine del giorno è stato il progresso nelle vaccinazioni, nelle campagne vaccinali che hanno luogo nei vari Paesi europei per far fronte al Covid-19. C’è stata una certa soddisfazione per il modo in cui queste procedono dappertutto e la campagna deve continuare ad accelerare anche durante l’estate. La Presidente della Commissione europea ha dato conto delle forniture delle dosi e per ora non vi sono sorprese, quindi le forniture continueranno ad arrivare in maniera sufficiente.

Noi abbiamo ricevuto molti complimenti per come abbiamo organizzato il summit sulla salute e anche per i contenuti del summit e i progressi che sono stati fatti.

Abbiamo passato in rassegna la situazione per quanto riguarda la vaccinazione dei Paesi più poveri, dove la situazione continua a essere critica. Pensate, il Covax, che è il nostro strumento principale, che è stato finanziato in maniera molto, molto significativa dall’Italia recentemente con un’ulteriore erogazione di 300 milioni di euro, ha però come maggior fornitore di vaccini il Serum Institute indiano che oggi è chiuso. Quindi diventano almeno per il momento cruciali le offerte di vaccino, ovvero la condivisione delle dosi che i vari Paesi stanno facendo.

L’Europa punta a raggiungere 100 milioni di dosi, gli Stati Uniti sono a 80 milioni, l’Italia ne ha offerte 15 quando eravamo a Roma durante il summit sulla salute. Ma quel che veramente ha fatto la differenza è stata la promessa delle grandi imprese farmaceutiche di dare da uno a 2 miliardi di dosi nel prossimo anno e mezzo, a prezzo di costo nei Paesi a basso reddito e con un piccolo profitto nei Paesi a medio reddito. In ogni caso, la dimensione di questa offerta ci permetterà di soddisfare una domanda che è di gran lunga superiore a quello che tutti noi possiamo fare ora. E poi si spera poi che anche il Covax diventerà attivo.

Poi si è passato in rassegna qual è la priorità sul fronte delle relazioni internazionali per quanto riguarda i vaccini e c’è accordo completo che la cosa più importante da fare ora è eliminare ogni blocco alle esportazioni. Come voi sapete, l’Europa esporta più o meno quanto consuma, mentre gli Stati Uniti, il Regno Unito e altri Paesi non permettono alcuna esportazione.

Anche sulla questione dei brevetti si sta arrivando a una soluzione che probabilmente è quella che promette di più, tra il lasciare le cose come stanno e invece la sospensione - come io stesso avevo suggerito - temporanea e circoscritta dei diritti di brevetto, che è forse il provvedimento più semplice da prendere ma poi deve essere seguito dalla produzione, dall’organizzazione e dal trasferimento di tecnologia: tutti passi estremamente complicati. Ma c’è una terza strada su cui sta lavorando la Commissione che prevede il conferimento obbligatorio di licenze nei momenti di emergenza.

Altra notizia importante è che il certificato verde con lo stato di salute dei cittadini europei sarà pronto, su questo il Consiglio europeo e il Parlamento europeo sono d’accordo, a metà giugno. Ci sono però ancora alcune questioni aperte, che non sono dei dettagli, su cui si dovrà pronunciare l’Ema. In particolare la durata di questo passaporto.

Direi che questa è la parte più importante sui vaccini, l’altra questione di cui abbiamo parlato è stato il clima, il cambiamento climatico. Devo dire che complessivamente questa è una questione che aveva avuto una preparazione relativamente scarsa. Quello che è stato importante di questa sessione è stato il fatto che i vari punti di vista hanno cominciato a confrontarsi e che ci si è dati un appuntamento a quando la Commissione presenterà il Piano Clima, appena abbozzato oggi nella presentazione della Presidente della Commissione, ma è un piano molto importante e innovativo.

Il pacchetto completo però verrà presentato il 15 luglio, dopodiché inizierà la discussione con il Consiglio e con il Parlamento europeo. È chiaro che le trasformazioni che prevede questo pacchetto sono fondamentali, quindi si pongono problemi. Ma uno dei problemi che è stato posto un po’ da tutti è l’importanza che la tutela sociale ha nel processo di transizione ecologica. C’è una consapevolezza, direi di tutti, che le parti più deboli vadano tutelate e che gli stessi provvedimenti che magari sono importanti vadano anche presi avendo in mente qual è la condizione di coloro che meno hanno.

Poi c’è stata una discussione ieri sera sulla Bielorussia molto netta: si è deprecato l’atto come inaccettabile, è stato definito un atto di pirateria internazionale e sono state decise delle sanzioni. Lì la discussione è stata essenzialmente sulla natura delle sanzioni da prendere e sul fatto che si potessero prendere delle sanzioni che però nello stesso tempo non colpissero principalmente la popolazione civile.

C’è poi stata una discussione strategica sulla Russia, molto ampia, a proposito degli ultimi atti di interferenza, di spionaggio che la Russia ha fatto nei confronti degli Stati membri e le espulsioni che la Russia ha decretato nei confronti di molti esponenti tra cui il nostro Sassoli, Presidente del Parlamento europeo.
Lì è stata una discussione essenzialmente che faceva lo stato della situazione e chiaramente si ripropone l’esigenza di accentuare la nostra unità di fronte alla Russia: quindi anche questa discussione avrà un seguito con un rapporto preparato dall’Alto Commissario e dalla Commissione. Ora vedremo perché è previsto un vertice tra il Presidente Biden e Putin, credo che sia in giugno. Vedremo anche quello che succederà.
Altre cose sono state di brevissima discussione, su quello che succede in Medioriente non si è praticamente discusso e c’è stata una breve nota sul Mali per commentare semplicemente quello che è successo di recente.

Fabrizio Frullani (Tg2): Presidente, lei ha avuto questa mattina un incontro con il Presidente francese Macron, possiamo avere qualche dettaglio? Avete parlato di Libia, ovviamente: qualche dettaglio sul processo di stabilizzazione del Paese e di tutta quell’area? E poi sui migranti: secondo lei è ancora emergenza? Quali risultati si attende verso una politica comune europea sul fenomeno delle migrazioni, anche in vista del prossimo Consiglio europeo?

Draghi: In merito al secondo tema, avevo detto in anticipo che avrei sollevato il problema della migrazione che è stato assente dalle agende del Consiglio europeo per parecchio tempo. Infatti ho esordito dicendo che mettere a dormire un problema non lo si fa sparire.
Ho fornito i numeri e i dati delle ultime settimane. Devo dire che soprattutto da parte di Francia e Germania, ma anche altri, c’è coscienza del problema. Quanto poi tutto ciò porti a soluzioni comuni e condivise è un po’ tutto da costruire. I primi passi, però, sembrano mostrare, anche da parte della Commissione, una certa consapevolezza che occorra una risposta solidale, non indifferente.
Si discuterà invece in maniera più approfondita e nel dettaglio della questione della migrazione nel prossimo Consiglio europeo. Ho chiesto che fosse messo in agenda specifica nel prossimo Consiglio europeo.

L’incontro con Macron è stato un incontro molto, molto cordiale. Nella prima parte abbiamo passato in rassegna più che altro le economie europee e la situazione dell’Europa, direi soprattutto dal punto di vista economico e politico.
Nella seconda parte, invece, abbiamo discusso della situazione nel Nord Africa, ma anche nel Sahel, nel Ciad e nel Mali, perché i Paesi come la Libia e purtroppo anche la Tunisia, la cui situazione politica è seria, diventano sempre di più Paesi di transito.
E’ stata un’occasione per iniziare una collaborazione, e io credo che sia un nuovo passo importante delle nostre relazioni internazionali, in una parte del mondo che ci aveva semmai visto sempre su sponde diverse, se non contrastanti. Quindi l’intenzione, che poi troverà concretezza anche in incontri ravvicinati, è quella di lavorare insieme in quella parte di Africa.

Michele Esposito (Ansa): Presidente, una domanda sulla politica interna perché nelle stesse ore in cui lei partecipava al Consiglio europeo in Italia è scoppiata una polemica piuttosto aspra tra imprese e sindacati sul blocco dei licenziamenti. Le chiederei qual è la ratio della mediazione che lei ha trovato e se questa mediazione ha retto.

Draghi: Sì, sì, ha retto. Ed è in effetti un miglioramento considerevole, sia di una situazione che vedeva l’eliminazione pura e semplice del blocco, sia di una posizione che vedeva il mantenimento del blocco tout court fino a dicembre.
L’intervento che abbiamo previsto è in linea con tutti gli altri Paesi europei che hanno preso questa strada. Ed è quello di garantire la cassa integrazione gratuita anche dopo il 1° luglio, in cambio dell’impegno di non licenziare. Diversamente da ora, quindi, dopo il 1° luglio non c’è più un divieto assoluto di licenziamento, perché un’azienda che non voglia chiedere la cassa può licenziare, ma c’è un forte incentivo a non farlo perché la cassa è gratuita.

Tutto ciò, naturalmente, solo per industria ed edilizia, mentre per i servizi il blocco per tutti, sia che usino o meno la cassa, dura fino a fine ottobre e la cassa integrazione gratuita dura fino a fine anno.
Quindi mi pare una mediazione che certamente scontenta quelli che avrebbero voluto continuare col blocco, ma non scontenta, almeno così mi pare, quelli che avrebbero voluto sbloccare tutto immediatamente. Spero quindi che sia i sindacati che le imprese si ritroveranno in questa mediazione.
In ogni caso, il governo aveva già annunciato il termine del blocco prima, all’epoca della presentazione del Documento economico finanziario. Ecco perché questo provvedimento è un passo avanti, è decisamente un miglioramento rispetto alla situazione precedente.

Tommaso Ciriaco (la Repubblica): Presidente, torno un attimo sui lavori del Consiglio europeo, sul tema dei migranti, ricordando che trascorrerà un altro mese, almeno un altro Consiglio per iniziare questa discussione sui migranti, anche alla luce delle terribili immagini che abbiamo visto ieri dei bambini morti affogati sulle spiagge libiche. Le domando se, per risolvere o tamponare almeno la situazione durante l’estate, l’ipotesi di rispolverare Malta due è ancora un’opzione o se la ritiene troppo poco. E se ritiene che la campagna elettorale tedesca blocchi la riforma. Le volevo chiedere infine se la vicenda bielorussa rischia di accelerare e inasprire le sanzioni contro la Russia, magari anche sulla spinta dei Paesi baltici.

Draghi: In riferimento alla seconda domanda: come ho detto prima, l’atto compiuto è veramente da condannare e inaccettabile. Le sanzioni sono equilibrate, sono anche ben dirette e noi tutti abbiamo sentito il dovere di prendere queste sanzioni e di condannare l’atto della Bielorussia.
A proposito delle domande che dovremmo esserci posti, come lei dice, sulle possibili reazioni della Russia, beh vedremo. Dopotutto siamo un continente forte, economicamente forte: circa il 70% degli investimenti diretti in Russia è europeo, quindi non dobbiamo considerarci così deboli quando prendiamo delle decisioni che riteniamo giustificate dal punto di vista umano prima di tutto.

Tornando al problema della migrazione, come ho detto altre volte, il nostro atteggiamento deve essere equilibrato, efficace, ma soprattutto umano: quelle immagini di quei bambini sono veramente inaccettabili.
La nostra azione da un lato vuole cooperare, collaborare, aiutare questi Paesi, dall’altro si muove in Europa per far sì che anche l’Ue si muova economicamente in quell’area, ma sempre avendo in mente i diritti umani. Per esempio, una delle cose che stiamo pensando è quella di avere l’aiuto dell’Europa per l’apertura di altri corridoi umanitari: la discussione però non è arrivata questo punto.
Quindi noi continueremo ad affrontare il problema, da soli, fino al prossimo Consiglio europeo. Sta poi a tutti noi europei prepararlo bene per poter arrivare a una soluzione che, come dicevo prima, sia efficace ma sia anche di solidarietà.

Alessandro Barbera (La Stampa): Presidente, sul tema migranti: lei ha detto che non ne avete discusso ed è prematuro fare previsioni, ma volevo capire cosa ne pensava lei, perché se il vecchio accordo di Malta aveva un limite era quello di lasciare tutto alla volontarietà degli Stati: in buona sostanza, la sua inefficacia è data dal fatto che ci si rimetteva alla buona volontà dei singoli Paesi. Lei pensa che un accordo più ambizioso debba introdurre un meccanismo in qualche modo più vincolante per i Paesi che ne facciano parte?

Draghi: Deve essere un accordo più efficace, la pura volontarietà ha dimostrato di essere abbastanza inefficace. Quindi l’accordo verso cui miriamo non credo possa essere un accordo che abbia obbligatorietà, o comunque si può individuare un sotto insieme di Paesi che si aiutano tra loro.

Però, ripeto: sulle forme, tra cui l’accordo sull’asilo, ci sono parecchie cose che sono state lasciate perdere in questi mesi. Occorre riprenderle, occorre far meglio del passato, si è visto che molte delle cose fatte nel passato sono state assolutamente non inutili ma certamente non efficaci, come dicevo prima. La volontà di venirci incontro oggi, almeno a parole, c’era.

David Carretta (Radio Radicale): Presidente, anch’io insisto sul tema migranti. Vorrei chiederle i tempi in cui spera di arrivare a un accordo, dal momento che - da quello che ci viene detto - nel Consiglio europeo c’è una forte reticenza dei 27 a discutere della questione per la spaccatura non tanto Nord-Sud, ma Ovest-est. Lei immagina già una soluzione a giugno oppure in un più lungo periodo? Se posso, anche una seconda domanda sulla Russia: fino a che punto l’Italia è pronta ad andare?

Draghi: Sulla seconda domanda, ci sono molte cose che si possono fare a proposito della Russia: prima di tutto una completa attuazione degli accordi di Minsk. Poi ci sono varie altre cose, ma io insisterei su una, come ho insistito ieri sera: bisogna rafforzarsi molto, soprattutto dal lato della Cybersecurity. Bisogna rafforzarsi tutti, a livello nazionale e comunitario, perché il livello di interferenza, sia con le spie che abbiamo visto recentemente, sia attraverso la manipolazione del web, è veramente diventato allarmante. Questa, secondo me, è l’azione più importante che possiamo prendere tutti insieme, ma anche individualmente.

Sulla prima questione, io ho insistito per metterlo all’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo e ho avuto molto sostegno da parte dei Paesi che sono come noi interessati al problema. Però ho avuto anche un sostegno da parte di Paesi che finora sono stati piuttosto indifferenti. Non voglio spingermi oltre nel promettere successi, speriamo che questa buona volontà poi si traduca in fatti.

Marco Galluzzo (Corriere della Sera): Presidente, sulla Russia le volevo chiedere se il caso di spionaggio nei confronti dell’Italia ha avuto una ricognizione successiva da parte delle nostre istituzioni, se avete fatto il punto su che cosa è stato trafugato, su che cosa è stato passato alle autorità russe, se dossier di rilievo o se dossier di scarsa importanza. Un’altra cosa breve sulla Russia che volevo chiederle, che è emersa durante la vostra riunione sia di stamattina sia di ieri sera, nelle ricostruzioni di cronaca: nell’aereo dirottato c’erano almeno altre due o tre persone che sono scese a Minsk e si è accennato alla possibilità che fossero delle persone di cittadinanza russa, forse anche degli apparati di sicurezza russi. Avete avuto modo di parlarne? C’è il sospetto che l’azione di Lukashenko sia stata in qualche modo supportata, concordata anche con Mosca secondo lei? È una cosa di cui la Commissione è al corrente?

Draghi: Sì è stato menzionato. Non è stato avanzato alcun sospetto e non c’è evidenza per il momento. Ci sono attività investigative in corso, sia nei porti di partenza, sia negli altri luoghi. Però è stato brevemente menzionato questo fatto.
A proposito del caso di spionaggio: le autorità competenti l’han fatto, ma più di questo non posso dire.

Marco Galluzzo (Corriere della Sera): Un’ultima cosa. Voi siete al fotofinish, sia per il decreto sulla governance, sia per quello sulle semplificazioni amministrative. Su questo secondo decreto sembra che ci siano un po’ di problemi, sia con i sindacati che con la maggioranza, soprattutto col Partito Democratico. È vero che il testo che avevate in qualche modo coordinato, messo insieme, deve essere rivisto attraverso una sua mediazione perché l’appalto integrato non va bene al partito di Letta e perché alcune cose non vanno bene ai sindacati? Insomma sembra che ci sia un po’ di confusione su questo punto.

Draghi: Il testo che è circolato era una bozza molto preliminare. Arriveremo nei prossimi giorni, direi immediatamente, a una versione definitiva, che verrà condivisa in tutte le sedi politiche necessarie: cabina di regia, Consiglio dei Ministri, eccetera.
Si tratta di cambiamenti molto importanti. Sono cambiamenti sollecitati dalla Commissione, ma sono cambiamenti profondi, quindi io mi aspetto che ci sia una diversità di vedute.

Si tratterà di trovare un punto d’incontro senza che naturalmente venga snaturato l’obiettivo principale di questo sforzo, che è quello di costruire un’Italia più equa, più competitiva, più capace di aumentare la produzione in maniera sostenibile, di aumentare l’occupazione. Insomma: quell’Italia che noi vediamo nel PNRR, nel Next generation EU.


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