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Consiglio europeo, la conferenza stampa del Presidente Draghi

Venerdì, 25 Marzo 2022

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE DRAGHI

Il Consiglio europeo è stato molto importante, anche se in realtà sono stati due giorni molto importanti. C’è stato prima il vertice Nato, il G7 e il Consiglio europeo. Il vertice Nato è stato dedicato essenzialmente agli aspetti di sicurezza e a quelli che concernono la guerra in Ucraina. Il G7, più o meno, ha seguito gli stessi temi con una discussione neanche molto divisiva sulle sanzioni. Il Consiglio europeo è stato sostanzialmente focalizzato sulla discussione sull’energia. Naturalmente l’agenda del Consiglio europeo era più vasta: si è parlato del Covid, dell’atteggiamento dell’Unione Europea nei confronti dell’Ucraina, si sono confermate alcune decisioni prese in sede Nato e in sede G7. Ma gran parte della discussione è stata sull’aspetto dell’energia elettrica, dove ci sono stati dei passi avanti. Soprattutto per quanto riguarda la strada verso decisioni da prendere insieme in un momento molto difficile.

DOMANDE

Silvia Gasparetto (Ansa): Volevo capire se poteva darci maggiori dettagli sulle conclusioni che avete tratto sull’energia, se rientra tra gli strumenti da valutare anche un tetto al prezzo del gas e se vi ritenete soddisfatti di questo. Approfitto anche per aggiungere se, nel frattempo che l’Unione europea prenderà queste decisioni, l’Italia farà altri interventi per contenere i prezzi dell’energia. E se già la prossima settimana, con il Documento di economia e finanza, avremo un primo panorama degli spazi di risorse anche in deficit per farlo. 

Presidente Draghi: Sull’energia sono stati esaminati diversi aspetti. La Commissione, in una comunicazione di qualche giorno fa, aveva già presentato diverse opzioni: queste sono state discusse con maggior dettaglio. Partiamo da un presupposto: la situazione di partenza dei vari paesi per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, le infrastrutture è molto diversa da paese a paese. Ci sono paesi che non dipendono quasi per niente dal carbone, dal petrolio e dal gas ma dipendono essenzialmente dall’energia nucleare. Ci sono invece paesi che dipendono molto dal carbone e dal petrolio. Quindi non è semplice la discussione, su cosa fare di fronte a un aumento del prezzo del gas della portata che abbiamo visto nelle settimane scorse. L’importante era riuscire ad avere un risultato di questa discussione che non fosse divisivo. Sostanzialmente possiamo ritenerci soddisfatti della conclusione: abbiamo tenuto il punto, soprattutto sul fatto che per noi alcune misure sono già state intraprese. Mi riferisco al sostegno alle famiglie; al sostegno alle imprese per mitigare gli effetti dell’aumento del prezzo del gas ed elettricità; alla tassazione dei profitti in eccesso, chiamiamoli straordinari, fatti dalle società produttrici che commercializzano l’energia elettrica; alla possibilità di poter mettere un tetto al prezzo del gas, cioè un Price Cap. Su tutto questo si è deciso che la Commissione discuterà ed esplorerà tutte queste opzioni con quelli che sono stati definiti gli stakeholders, sicuramente sono le grandi società petrolifere, quelle elettriche e quelle di distribuzione. Ci sarà quindi un consiglio dei ministri dell’energia Che parteciperà a questa discussione. Dopo aver fatto questo, noi per il mese di maggio avremo delle proposte a riguardo. Per maggio avremo anche un’altra cosa: una proposta della commissione sulla possibilità-quindi non è detto che ci sia-di spacchettare la formazione del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Quest’ultimo è un altro aspetto per il quale bisogna aspettare un rapporto del regolatore europeo. Per quanto riguarda altri provvedimenti, ora faremo il Def e quindi vedremo. 

Ileana Sciarra (Adnkronos): Gli Stati Uniti hanno annunciato che arriveranno altri 15 miliardi di gas liquefatto all’Europa. Volevo chiederle se abbiamo già un’idea di quale quota spetterà all’Italia e come e in quali tempi riusciremo a emanciparci dal gas russo, considerando che solo lo scorso anno ci hanno fornito 29 miliardi di metri cubi. E se noi abbiamo le infrastrutture per poter fronteggiare questo maggior arrivo di Gnl e se avrà delle ripercussioni sui prezzi.

Presidente Draghi: Gli Stati Uniti hanno promesso di aiutare l’Europa, il presidente Biden lo ha detto ripetutamente e ha mostrato la sua consapevolezza che queste sanzioni colpiscono molto più l’Europa di quanto non colpiscano gli Stati Uniti. Perciò ha affermato la responsabilità degli Stati Uniti e anche degli altri alleati non europei di aiutare l’Europa. La prima misura che è stata annunciata è quella dell’invio di 15 miliardi di metri cubi di gas liquido. Questo corrisponde circa al 10% del consumo di gas liquido dell’intera Unione europea. Ora vedremo come sarà distribuito, ma immagino in proporzioni che non dovrebbero rivelare disaccordo. La questione importante è vedere se noi disponiamo dei rigassificatori: oggi ne abbiamo in funzione tre, di cui uno molto grande e gli altri due un po’ più piccoli. La disposizione che è stata data l’altro ieri al ministro Cingolani che l’ha trasmessa alla Snam è di acquistare altri due rigassificatori, che sostanzialmente sono navi galleggianti: non si tratta quindi di rigassificatori che sono sul terreno. Perché per quello ci vorrebbe più tempo. Noi contiamo di essere in grado di assorbire la nostra quota di gas fornito dagli Stati Uniti. Teniamo però presente che gli Stati Uniti si sono offerti di fornire tra ora e il 2030, se non sbaglio, circa 50 miliardi di metri cubi di gas che coprirebbe addirittura un terzo del totale del consumo europeo. C’è stata anche una disponibilità un po’ più vaga e non ancora quantificata da parte del Canada. Le speranze di una diversificazione che proceda con una certa rapidità ci sono. Perciò speriamo di diversificare rapidamente. Immagino che i progressi saranno significativi e anche rapidi per le prime quantità: noi riusciremo a diversificare rapidamente fino al 30, al 40, al 50%. Poi invece, man mano che ci avviciniamo al 100%, diventerà sempre più difficile. Però su questo la realtà è in totale evoluzione, c’è un notevole dinamismo da parte dei nostri ministri dell’energia, dei ministri degli esteri, delle società interessate: c’è un senso di collaborazione tra la politica, gli imprenditori, le società interessate. Per cui si ha la sensazione che i progressi siano molto rapidi. Non posso dare però ancora cifre: è presto. Ma io penso che entro un paio di settimane saremo in grado di presentare al Paese un piano di diversificazione dettagliato.

Francesco Malfetano (Il Messaggero): A proposito delle misure di cui parlava prima: sono già stati definiti dei tetti di spesa? L’Europa che si occuperà di mitigare il rialzo dei prezzi su famiglie e imprese di cui parlava in precedenza, come lo farà? I tetti di spesa sono stati definiti? Che tipo di investimenti ci saranno? Ci saranno investimenti anche da parte dei singoli Stati?

Presidente Draghi: Queste sono essenzialmente iniziative, almeno per il momento, di carattere nazionale. Quindi sono iniziative come quelle che noi abbiamo preso la settimana scorsa. È stato proposto dal presidente Macron un fondo per l’energia e la difesa che evidentemente andrà a finanziare, oltre la difesa, molte delle opere in infrastrutture che sono necessarie. Ad esempio, prima ho menzionato i rigassificatori. Gran parte dell’Europa si dovrà dotare di questi rigassificatori. La Germania è l’esempio più importante, così come l’Italia. La Spagna, invece, ne ha molti. C’è poi la questione dell’altra grande infrastruttura che vedrà enormi investimenti che è quella delle interconnessioni. Oggi ci sono parti dell’Unione europea, come la penisola iberica, che non sono connesse con il resto d’Europa. La stessa Italia potrebbe essere connessa molto meglio con una condotta dall’Italia alla Spagna. In merito ci sono due considerazioni da fare. Questi investimenti in connessioni non sono in gas, lo sono oggi: ma in prospettiva saranno investimenti per connessioni con il trasporto dell’idrogeno. Quindi, anche dal punto di vista della sostituzione e della diversificazione nelle rinnovabili, sono una struttura fondamentale. La seconda considerazione è che, sviluppando questo sistema di connessioni, viene chiaro che i paesi del sud dell’Europa possono diventare un hub di energia per il resto dell’Unione Europea. Questo anche perché hanno accesso alla sponda sud del Mediterraneo.

Angela Mauro (HuffingtonPost): La mia domanda è sulla minaccia russa di accettare pagamenti soltanto in rubli. Lei ieri ha detto che è una violazione dei contratti, loro oggi hanno insistito su questo punto. Quindi le chiedo se può chiarire cosa vuol dire “no rublo - no gas”, se ci avviciniamo ad un taglio delle forniture pericolosamente e se ne avete parlato oggi.

Presidente Draghi: Brevemente solo per confermare quello che avevo detto ieri: questa viene considerata una violazione dei contratti esistenti che specificano che il pagamento debba essere in euro e in dollari. Quindi questa è la posizione di tutti, ora la Commissione vedrà gli aspetti legali di questa questione ma sostanzialmente questa è la posizione. Non ci aspettiamo una riduzione delle forniture. A riprova di questo, di come la Russia usi il potere di mercato che ha - e che noi dovremmo usare essendo l’unico acquirente di gas russo – c’è quello che si è letto oggi. Cioè che il governo russo ha dato ordine a Gazprom - la società che possiede il gas in tubi - di pretendere i pagamenti in rubli. Ma non l’ha dato all’altra società che è Novotex (se non sbaglio) - che è la società che produce gas liquido.  Questo perché il gas liquido si può comprare ovunque, quindi uno non è agganciato alla produzione russa, mentre il gas viene con i tubi. L’idea di mettere un price cap, un tetto ai prezzi, segue lo stesso ragionamento dall’altra parte. Il tetto ai prezzi si può mettere perché il fornitore ha solo un cliente, cioè quello che sta dall’altra parte: ovvero l’Europa. La quale, per inciso, è il più grosso acquirente di gas naturale del mondo. Perciò, da questo punto di vista, ha un forte potere di mercato. Per questo la Commissione europea, attraverso la presidente Von Der Leyen, ha proposto - e questo è anche nelle conclusioni - la possibilità di acquisti congiunti che vengono coordinati dalla stessa Commissione europea.

Tommaso Ciriaco (la Repubblica): La riporto sulla vicenda della guerra in Ucraina, o meglio passando dall’Italia. Come lei saprà ci sono alcuni leader - in particolare Silvio Berlusconi - che da un mese non spendono neanche una parola di condanna rispetto alla vicenda dell’aggressione russa. Matteo Salvini è contrario all’invio di armi e non pronuncia la parola Putin, mentre Giuseppe Conte ha addirittura minacciato ieri la crisi di governo sulle spese militari. Le chiedo se, per lei, l’atteggiamento di questi leader è troppo morbido e se ha sentito l’imbarazzo in questa sede, rapportandosi con gli altri leader.

Presidente Draghi: Mi ricordo che proprio all’inizio di questa guerra, non so in quale intervento in Parlamento, dissi che ora non è il momento di andare a guardare che cosa ho detto, che cosa non ho detto, come mi sono comportato. Quelli sono conti che ognuno fa con la propria coscienza: non li deve fare con la politica. La politica, oggi, deve parlare del presente e del domani. In questo momento, l’unica cosa che - secondo me - può fare la politica che vuol bene al Paese e vuole la pace è stare uniti. Seguire la posizione degli alleati, e infatti gli alleati non hanno espresso nessun dubbio sulla tenuta della nostra posizione. Questa è la cosa più importante. Non dobbiamo perderci, almeno secondo me, in ricordi di come uno avrebbe dovuto essere e non è stato. Penso che la cosa più importante sia guardare avanti, poi questi conti si fanno con la coscienza e anche con il proprio elettorato. Ma non ora, non è il momento.

Giovanni Del Re (Avvenire): Lei avrà forse osservato il duro editoriale del mio direttore questa mattina sulla questione del 2% del Pil in spese militari. Il ragionamento di Tarquinio è che, a fronte di maggiore efficienza anche a livello europeo delle spese militari, forse quei miliardi si potrebbero utilizzare in altri modi: scuola, educazione, sanità. Mi piacerebbe sapere se lei ha qualcosa da rispondere.

Presidente Draghi: Innanzitutto io ero qui, ma ho visto le parole del Santo Padre a cui vorrei esprimere la mia personale gratitudine e quella del governo. Vorrei anche ribadire subito che noi stiamo cercando la pace, io la sto cercando veramente. Gli altri leader europei, come i francesi e i tedeschi in particolare, la stanno cercando. Hanno avuto e avrò anch’io colloqui con Putin: questa è dunque la prima cosa importante da tenere a mente. Non siamo in guerra perché si segue un destino bellico. Si vuole la pace prima di tutto. Passiamo ora al tema dell’impegno del 2%. Quello del 2% fu un impegno preso dal governo italiano nel 2006, quindi circa 16 anni fa. Un impegno sempre confermato da tutti i governi da allora. Ora è tornato alla ribalta e normalmente non credo ci siano state grandi discussioni in occasione di queste conferme. Ora è tornato alla ribalta questo impegno perché è più urgente ed è venuta l’esigenza di iniziare a riarmarci. Riarmarci significa diverse cose per noi europei: prima di tutto, per l’Italia, a differenza di altri paesi, tutto ciò avviene all’interno della difesa europea. Quest’ultima è fondamentale per poter arrivare all’integrazione politica, perché la garanzia di una difesa europea è la garanzia che noi saremo sempre alleati: in altre parole, non ci faremo mai più la guerra. Ricordiamoci tra l’altro una cosa che ho rammentato in Parlamento: chi volle la difesa europea, che poi si bloccò per il veto francese, fu De Gasperi. E fu la prima reazione alla Seconda guerra mondiale. Quindi questo mi sembra l’aspetto da valorizzare di più in questa circostanza. Si può coordinare meglio la difesa europea? Sicuramente si può. Come ho già detto, l’Unione Europea spende credo circa due o tre volte quello che spende la Russia. Quindi si può sicuramente fare del coordinamento: che sia però necessaria una spesa su questo, soprattutto per l’adeguamento tecnologico della presente infrastruttura, tutti gli esperti mi dicono sia necessario, urgente. L’aver ribadito la necessità di una difesa europea perché si è presentato con questa urgenza? Perché abbiamo di fronte la Russia che ha invaso l’Ucraina, in base a logiche che appartenevano ad altri epoche. Ed è questo improvviso essere richiamati a un passato che si pensava dimenticato che ha suggerito di confermare questo impegno preso tanti anni fa.

Claudia Fusani (Il Riformista): Due cose in apparenza distanti che però non lo sono. La prima è questa: lei ultimamente ha sempre detto che sono necessarie risposte immediate. Volevo chiederle se questo Consiglio ha dato risposte immediate. La seconda è distante ma non lo è: lei ha detto spesso che Putin non vuole la pace. Oggi stanno venendo fuori alcune date come quella del 9 maggio in cui dovrebbe finire la guerra. Veramente Putin non ha mai accettato alcuna mediazione? E a che punto siamo con il tavolo di base?  

Presidente Draghi: Il modo migliore per dimostrare di volere la pace è cessare le ostilità e sedersi al tavolo. Se non si fa questo vuol dire che si spera di guadagnare terreno. A un certo punto sicuramente verrà un tavolo di pace ma speriamo che arrivi prima della distruzione totale dell’Ucraina, prima che avvenga quello che purtroppo è avvenuto con l’Unione sovietica quando invase la Polonia, l’Ungheria, la Cecoslovacchia. Certo è auspicabile che ci si sieda al tavolo di pace prima che questo avvenga. Quindi io spero che questo avvenga e gli sforzi fatti da Macron, da Scholz e anche da me che non avranno prodotto niente ma sono necessari comunque. Perché il giorno in cui questa volontà cambierà, noi saremo lì a iniziare questo processo di pace insieme agli altri alleati. Questo è il senso con cui ho detto che Putin non vuole la pace: non c’è stata infatti alcuna manifestazione di un cessate il fuoco. Anche nelle riunioni che ci sono state con gli ucraini, in realtà il fuoco non è mai cessato e i bombardamenti sono continuati. Per quanto riguarda la prima domanda sulle risposte immediate: in realtà le risposte immediate c’erano già stati nei giorni precedenti con le decisioni sulle sanzioni. Ora l’Europa sta cercando di rivedere e rivisitare collettivamente molte - se non tutte - le regole che hanno accompagnato l’Unione europea negli ultimi anni: dal mercato unico, alle leggi sugli aiuti di Stato, al Patto di stabilità e crescita, alla possibilità di creare altro debito comune da parte della Commissione europea. Perché non c’è alcun dubbio che i bisogni attuali dall’energia alla difesa, ma anche ai rifugiati, non possono essere affrontati dai bilanci nazionali. Quindi questa volontà di procedere con la solidarietà si costruisce anche attraverso queste lunghissime riunioni. 

Alessandro Barbera  (La Stampa): Nei giorni scorsi Lei ha lasciato intendere che ci sono fortissime resistenze da parte di alcune grosse società petrolifere energetiche del Nord Europa sulla fissazione di un tetto al prezzo del gas, volevo capire il perché. Seconda domanda: oggi l’ambasciatore russo a Roma ha fatto un esposto di denuncia in Procura nei confronti de La Stampa per un articolo di un collega a loro avviso diffamatorio e ha espresso una forte critica a tutto il sistema dell’informazione italiana, volevo un suo commento su questo.

Presidente Draghi: Sulla prima domanda, ci sono resistenze perché evidentemente non facciamo le stesse previsioni su quello che succederebbe dopo la fissazione del tetto. Un tetto viene fissato anche perché funzioni a un prezzo a cui il venditore trova ancora conveniente fornire gas. Per esempio, il tetto che noi abbiamo fissato per le rinnovabili qualche settimana fa è più che remunerativo per le società che producono rinnovabili. Da parte di alcune società c'è la paura che questo genere delle reazioni nel fornitore russo. Poi la realtà è molto complicata. Le società del nord sono quelle che forniscono il gas norvegese. I profitti del governo della Norvegia sono stati 150 miliardi di dollari in questi ultimi mesi, per un Paese di 5 milioni abitanti: questo dimostra l'entità straordinaria dei profitti e spiega la loro resistenza a un tetto del prezzo che certamente finirebbe per diminuire ma tutt'altro che annullare i loro profitti. Ci sono considerazioni anche di questo tipo. Noi abbiamo sempre in mente che il price cap si applica al fornitore russo, ma in realtà i fornitori di gas del nord sono norvegesi in gran parte. In merito alla seconda domanda, intanto voglio esprimere solidarietà a tutti i giornalisti e al direttore de La Stampa Giannini. Veramente una solidarietà sentita. La libertà di stampa da noi è sancita dalla Costituzione. Forse in un certo senso non è una sorpresa che l'ambasciatore russo si sia così inquietato con un giornale italiano che poteva esprimere probabilmente degli atteggiamenti di critica, perché in fondo lui è l'ambasciatore di un Paese dove non c'è la libertà di stampa. Da noi c'è e da noi si sta molto meglio. Glielo direi subito.