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Consiglio europeo del 24 e 25 giugno ed Eurosummit, la conferenza stampa del Presidente Draghi

Venerdì, 25 Giugno 2021

Introduzione del Presidente Draghi

Buongiorno. Il primo tema discusso dal Consiglio europeo è stata la reazione al Covid-19: un esame delle varie politiche che sono state fatte nei vari Paesi ma, soprattutto, quale deve essere l'atteggiamento da tenere oggi in questa fase della pandemia. 

Prima constatazione. La pandemia non è finita, non ne siamo ancora fuori; se voi pensate che il Regno Unito qualche settimana fa aveva un numero di casi più o meno pari a quello della Francia di oggi, oggi sono 20 volte tanto, Quindi la pandemia va ancora affrontata con determinazione, con attenzione, con vigilanza e da ciò si deducono alcune conseguenze. 

Prima di tutto teniamo alta la pressione sui tamponi, continuiamo a farli: è molto importante per individuare con prontezza lo sviluppo di nuove varianti, lo sviluppo di nuovi contagi.  

Sequenziamo molto di più. Nella discussione che c'è stata è venuto fuori che in molti Paesi sequenziano molto più di noi. 

Terzo punto. Abbiamo passato in rassegna anche quelle che sono stati punti di incertezza negli ultimi mesi. La conclusione è stata che occorre un rinforzo e forse una riforma anche dell’EMA. Ultimo punto. Ci siamo soffermati sui vari tipi di vaccini usati e la constatazione è stata che il vaccino Russo Sputnik non è mai riuscito ad ottenere - non ancora e forse non l’avrà mai -  l'approvazione dell’EMA e il vaccino cinese, che non aveva mai fatto domanda o che comunque l’EMA non l’aveva mai approvato, mostra di non essere adeguato - si veda l'esperienza in Cile - ad affrontare l'epidemia. 

Ultimo appunto toccato è stato quello del Green Pass che è fondamentalmente una storia di successo perché sia la Commissione, sia i Governi come il nostro, sono riusciti a produrre un Green Pass in tempi molto ristretti.

Ora però bisogna affrontare il coordinamento dell’uso di questo Green Pass, tra noi prima di tutto e poi tra noi e i Paesi terzi, perché c'è una grande varietà di comportamenti. In altre parole i Paesi terzi chiedono delle condizioni che variano tra Paese e Paese. Quindi occorre un coordinamento, occorre uniformità di comportamenti.

Poi abbiamo discusso il secondo punto importante all'ordine il giorno, la migrazione e le politiche sulla migrazione. Qui devo registrare con soddisfazione -  a parte il fatto che è stato inserito all'ordine del giorno e che da tre anni non si parlava di immigrazione – il fatto che tutto quello che noi abbiamo chiesto è stato accolto rapidamente. Tanto è vero che l'approvazione delle conclusioni ha preso soltanto qualche minuto.

Quindi su questo dopo nel corso delle risposte alle domande vi dirò di più, ma è stata una sessione che ci ha visto soddisfatti.
Naturalmente poi bisognerà mettere in atto tutti gli impegni di politica che sono espressi nel comunicato finale. Il terzo punto è stata la possibile organizzazione di una di un incontro con Putin: su questo poi mi farete delle domande e vi racconterò come è andata.

Poi c'è stata tutta una serie di brevissime discussioni su singoli casi, tutti collegati in un certo senso, da una parte al problema dell'immigrazione dall'altra alla gestione di situazioni di instabilità politica regionale: Africa (Sahel, Etiopia), Bielorussia. 
Infine abbiamo discusso della ripresa economica, con una breve una breve discussione di rassegna, a cui ha partecipato anche la Presidente della Banca Centrale Europea, il Presidente dell'Eurogruppo e naturalmente La Commissione Europea. 

Ecco ora mi fermo qui e sono in attesa delle vostre domande. Grazie.

Domande

Tommaso Ciriaco (la Repubblica): Buongiorno Presidente. Partirei dal caso della Russia, dal fallimento dell'iniziativa franco-tedesca, che ha provocato una spaccatura all'interno del Consiglio. Le chiedo se in questo senso, alla luce di questo esito, non giudichi, improvvida o addirittura sbagliata l'iniziativa franco-tedesca. E poi se a lei le era stata anticipata questa iniziativa e, se nel caso in cui dovessero procedere comunque autonomamente con un formato franco-tedesco, l'Italia è interessata e potrebbe chiedere di farne parte. La ringrazio.

Presidente Draghi: La discussione su questo incontro è stata molto lunga, controversa e sostanzialmente è arrivato un po' come una sorpresa. È arrivato come una sorpresa per molti, molti l'hanno letto sul Financial Times di ieri, però il tentativo di riuscire ad avere un incontro in formato Unione europea-Russia andava fatto. Io ho sostenuto la necessità che andasse fatto, anche perché piuttosto che essere dubbiosi sulla propria importanza, sulla propria potenza, i Paesi europei devono essere orgogliosi della manifestazione di forza che danno quando parlano insieme e tutti. 
Quindi ho sostenuto l'opportunità di fare questo incontro in versione completa dell'Unione europea, però alcuni altri Paesi, in particolare i nordici, ma non esclusivamente, un po' per la sorpresa dell'incontro, un po' perché sono più vicini alla Russia, hanno sensibilità diverse e hanno sostanzialmente accantonato quest'idea almeno per il momento.  
La posizione italiana sulla Russia è quella che abbiamo discusso in altre occasioni: la Russia è un attore importante sul fronte economico-politico, non può che essere coinvolta nei negoziati sia industriali sia sul clima. 
Bisogna mantenere un dialogo attivo e operativo con la Russia, nello stesso tempo bisogna essere franchi su tutto ciò che non va: lo spionaggio, gli attacchi cyber, gli hackeraggi, la disinformazione. 
Su questo, se il dialogo va mantenuto, occorre anche che da parte russa si facciano dei progressi. Il rispetto dei diritti umani e un'altra questione che indubbiamente ormai occupa i primi posti nella nostra attenzione, quindi come vi dico sempre, cooperazione e franchezza. Questa è la situazione. Io sì, sapevo di questa riunione, ora vediamo quello che succede, cioè se questa riunione potrà avere luogo in formato Normandia oppure no. Vedremo nei prossimi giorni. Grazie.

Alessandro Barbera (La Stampa): Buongiorno Presidente io andrei sul tema dei migranti. Mi sembra di aver capito che lei ha ottenuto di porre in agenda un tema che non si discute da tre anni, lo ha riconosciuto anche la Merkel, però allo stesso tempo mi pare che l'obiettivo principale o comunque il suo obiettivo massimo era quello di ottenere da subito un accordo sui ricollocamenti. Le volevo chiedere se è comunque soddisfatto e, nell'ambito della operazione di intervento, nella dimensione esterna del tema migranti se - lei l'ha accennato in Parlamento, se non sbaglio - ha avanzato l'ipotesi dell'utilizzo di truppe dell'ONU, truppe italiane, per riportare un po' la calma in quel Paese. Mi par di capire che senza un'iniziativa di questo tipo la probabilità di portare un po' di stabilità in Libia è molto complicato. 

Presidente Draghi: No, il mio obiettivo non era ottenere un accordo sui ricollocamenti. Tutto quello che avevo visto nei giorni e nelle settimane passate mi diceva che sarebbe stato prematuro avere un accordo per noi conveniente. È chiaro che è possibile avere un accordo in ogni istante, ma deve essere un accordo che abbia della convenienza che sia nell'interesse italiano. Secondo punto. Questo accordo comunque non può essere basato su una redistribuzione obbligatoria, sul ricollocamento obbligatorio dei migranti, perché non sarebbe accettato al momento. Per cui sarebbe un accordo in ogni caso di tipo bilaterale o trilaterale e di questo stiamo parlando e continuiamo.
Oggi l'obiettivo era quello di ottenere un coinvolgimento significativo massiccio dell'Unione Europea nelle zone nelle zone del Nord Africa e del centro Africa e nelle zone che manifestano instabilità, quindi non solo nei confronti della Turchia ma anche nei confronti di questi Paesi, primo tra tutti ovviamente la Libia.
Il testo concordato con tutti gli altri partner è da questo punto di vista molto impegnativo. Scorro rapidamente alcuni passi di questo concordato: “Per prevenire la perdita della vita e ridurre la pressione sui confini europei saranno stabilite delle partnership e la cooperazione con i Paesi di origine e di transito questa politica dell'Unione Europea deve essere indirizzata a tutte le rotte migratorie”. Il che vuol dire esplicitamente includere quelle che non sono incluse oggi e cioè quelle che a noi interessano di più. “Deve essere basata su una un approccio complessivo che affronti le cause alla base della migrazione, che sostenga i rifugiati e le persone senza una base nella regione, che costruisca la capacità in questi Paesi per la gestione della migrazione, che combatta e sradichi il fenomeno del contrabbando di esseri umani, che rinforzi i controlli al confine, che cooperi sui processi di Search and Rescue, che affronti la migrazione legale mentre pur nel rispetto delle competenze nazionali come anche assicuri il ritorno e la riammissione”. Quindi “il Consiglio invita la Commissione e l'Alto Rappresentante delle Nazioni Unite a rinforzare immediatamente con azioni concrete e con tangibili sostegni” tutti questi impegni e poi “a presentare un piano di azione per i Paesi di origine a priorità più alta entro l'autunno di quest'anno”. Infine, “il Consiglio europeo condanna e rifiuta ogni tentativo da parte dei paesi terzi di strumentalizzare i migranti per ragioni politiche”.
Quindi l'impegno è molto significativo, molto forte ed è sulla dimensione esterna dell'Unione che oggi trova l'accordo di tutti.

Angela Mauro (Huffington Post): Buon pomeriggio Presidente, insisto anch'io sull'immigrazione. Siccome, da quanto ci è stato detto dalla Presidenza del Consiglio europeo, al momento non è nell'agenda dei leader dei prossimi sei mesi una nuova discussione sull'immigrazione, benché si chiede alla Commissione di presentare una proposta entro l'autunno, cosa intende fare su questo? Immagino che la chiederà ancora, se lo farà, e quali saranno le iniziative future. E poi volevo chiederle: il Premier lituano è arrivato all'Europa Building lanciando un'accusa molto precisa contro Lukashenko, dicendo che anche in Lituania sono aumentati gli arrivi irregolari e dicendo che Minsk ricatta l'Unione europea, perché loro sanno che a Minsk ci sono tanti iracheni, iraniani, siriani in attesa che Lukashenko apra i confini; abbiamo visto questa specie di ricatto, l'abbiamo visto anche nel caso del Marocco - dei rapporti tra Marocco e Spagna - lei stesso ha parlato di Erdogan come di un dittatore di cui purtroppo sia bisogno. Ecco, non cominciano a essere un po' troppi i “dittatori” o le autocrazie, democrazie illiberali, chiamiamole come vogliamo, che possono su questo tema ricattare l'Unione europea? Non c'è un problema strutturale? E l’Unione europea è condannata a convivere con questa dinamica? Grazie.

Presidente Draghi: La migrazione resterà sull'agenda del Consiglio europeo qualunque sia la proposta di oggi, sia perché ci sarà il piano d'azione presentato dalla Commissione, sia perché ci saranno eventi di rilievo che necessiteranno la discussione in Consiglio europeo. Quindi non mi farei troppi problemi. Il problema dell'immigrazione ha bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno di affrontarlo possibilmente in armonia e senza escludere, ovviamente, accordi tra Paesi, tra gruppi di Paesi. Il Premier lituano non ha fatto cenno a quello che lei mi ha detto ora ma certamente l’immigrazione diventa, nelle mani di alcuni Governi, uno strumento di ricatto. Infatti la frase finale non è casuale: “Il Consiglio europeo condanna e rigetta ogni tentativo da parte di Paesi terzi di strumentalizzare i migranti per ragioni politiche”. Quindi bisogna, come al solito, avere una un criterio che sia quello della franchezza dell'azione ma anche quello del dialogo, e importante è che tutte e due le dimensioni vengano tenute presenti. Grazie.

Antonio Pollio Salimbeni (Radiocor): Buongiorno Presidente, oggi la Presidente della Banca Centrale europea Christine Lagarde ha insistito sulla necessità di mantenere allineate le politiche di bilancio e la politica monetaria, lei vede un rischio all'orizzonte che a un certo punto possano non essere più allineate? E sull'unione bancaria, come giudica il mancato accordo sul completamento dell'unione bancaria dal punto di vista italiano?

Presidente Draghi: No, non vedo un rischio che non siano allineate oggi. È molto importante, forse lo devo ripetere ancora una volta, che la crescita venga sostenuta e in effetti bisogna mirare a tassi di crescita oggi più alti di quelli precedenti alla pandemia, quindi l'argomento per mantenere una politica fiscale espansiva focalizzata però gradualmente sempre di più sugli investimenti e in particolare sugli investimenti che faranno diversa la nostra società, cioè quelli della transizione ecologica, quelli della transizione digitale, investimenti in capitale umano, in istruzione e tutti, direi che gli argomenti, che sono ben illustrati e ben finanziati nel PNRR. Il PNRR più le politiche fiscali nazionali avranno l'effetto di far aumentare la crescita e, come dicevo prima, portarla ad un tasso di crescita più alto di prima della pandemia per due motivi: prima di tutto perché la spesa di per sé produce questa crescita, ma questo sarebbe solo di breve durata, se questi investimenti sono ben fatti, come ho detto in Parlamento, e anche son fatti onestamente, questi produrranno un aumento della produttività. Queste due cause porteranno ad un tasso di crescita più alto che diminuirà la pressione del debito sull'economia italiana.
Quanto più presto, più rapidamente, noi raggiungiamo questi risultati, tantomeno ci sarà questo rischio - non ora, ma fra un anno o due - di disallineamenti tra la politica fiscale, la politica monetaria e anche tra l'Europa e gli Stati Uniti. Grazie.

Antonio Pollio Salimbeni (Radiocor): E sull’Unione bancaria?

Presidente Draghi: Sull’Unione bancaria non c'è stato accordo e tutto sommato è meglio che non ci sia se l'accordo deve essere con termini per noi non accettabili. Ma non siamo solo noi. Non si sono trovate, alla fine, le necessarie convergenze sui vari aspetti dell'Unione bancaria: da un lato assicurazione sui depositi, dall'altro i vincoli che si vogliono mettere sui portafogli bancari investiti in titoli di Stato. Ma credo ci siano anche degli altri aspetti di disaccordo.

Donato Bendicenti (Rai): Buongiorno Presidente, grazie per l'opportunità. Io volevo tornare brevemente sulla gestione di questa seconda fase della pandemia. Lei ha fatto cenno a una possibile riforma dell’EMA, può dirci in che modi, in che tempi e in che direzione, per favore?

Presidente Draghi: No, è presto per dirlo, però ho sollevato io stesso il tema. C'è stata una certa convergenza in questo. È un aspetto molto complesso, ma certamente l'ultimo anno ha visto una certa difformità di pronunciamenti tra l’EMA e le autorità nazionali, esitazioni, certamente dovute al fatto che era una situazione in cui tutti apprendevamo in corso d'opera, in parte dovute a una sperimentazione del vaccino estremamente rapida. Ma, insomma, si è vista una notevole confusione, come ho detto in un'altra occasione, da un lato; dall'altro, io credo che l’EMA abbia bisogno oggettivamente di essere rinforzata per esercitare quei poteri che le spettano e che sono simili a quello che altre agenzie esercitano in altri Paesi - pensiamo solo a quella degli Stati Uniti.

Marilù Lucrezio (TG2): Presidente Draghi avete parlato di covid, ci sarà un'accelerazione della campagna vaccinale, per quanto riguarda i timori della variante Delta? Come ci si comporterà? Si teme davvero che possa andare avanti questa variante Delta che sta spaventando in Gran Bretagna, più o meno, dopo una lunga campagna vaccinale? Come ci si comporterà all'interno dell'Unione e in Italia? Grazie.

Presidente Draghi: In Italia ci si deve comportare lungo le linee che ho appena detto: vigilanza; continuare con determinazione la campagna vaccinale; continuare o aumentare addirittura il test con i tamponi: aumentare sicuramente il sequenziamento; individuare rapidamente i focolai che si creano nelle diverse Regioni e immediatamente reagire, affrontarli. In Inghilterra è molto interessante vedere come la diffusione di questa variante sta creando incertezza nella ripresa, nella ripresa economica su cui l’Inghilterra era avviata molto, molto bene. Quindi noi non vogliamo né trovarci in questa situazione, né soprattutto in autunno, quando ricominciano le scuole, quando i trasporti pubblici ritornano ad essere occupati, pieni, eccetera, non vogliamo certamente ritrovarci nella situazione dello scorso anno. Passato un anno avremmo imparato anche qualcosa.

Grazie, grazie a tutti, Arrivederci.
 

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