Conferenza stampa del Presidente Draghi

Giovedì, 8 Aprile 2021

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha tenuto una conferenza stampa presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, con il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli.

De Pizzo (TG1): "Che peso ha la vicenda AstraZeneca sulla Campagna vaccinale? Come impatta nella realtà e nella disparità che c’è nei fatti nelle Regioni? Come si può intervenire?"

Presidente Draghi: “La prima cosa da sottolineare è che bisogna seguire le linee espresse dal ministro Speranza, dal Cts, dal professor Localetti e dal professor Brusaferro in tutte le occasioni di incontro che ci sono state in queste ultime ore. La raccomandazione è usare il vaccino AstraZeneca per coloro che hanno più di sessant’anni di età. Ma cerchiamo di fare una riflessione: quello che deve attirare la nostra attenzione è il rischio di decesso. Il rischio di decesso è massimo per coloro che hanno più di 75 anni. La conclusione è che bisogna vaccinare prioritariamente quelli che hanno più di 80, quelli che hanno più di 75, poi quelli che hanno più di 70 fino ad arrivare a quelli che hanno più di 60. Tutto dipende da questo. Il Generale Figliuolo uscirà poi con una direttiva al riguardo per le Regioni, e qui rispondo alla disparità tra Regioni. Banalizzando si dovrebbe dire: smettetela di vaccinare chi ha meno di sessant’anni, smettetela di vaccinare i giovani, i ragazzi psicologi di 35 anni perché sono operatori sanitari anche loro, queste platee di operatori sanitari che si allargano in questo modo. Ma con che coscienza un giovane o comunque uno che non è compreso nelle prenotazioni salta la lista e si fa vaccinare? Questa è la prima domanda che uno si dovrebbe fare prima di farla al Governo, alle Regioni. Con che coscienza la gente salta la lista sapendo che lascia esposta al rischio una persona che ha più di 75 anni o una persona fragile, un rischio concreto di morte. Questo è il primo messaggio che vorrei mandarvi, poi parlerò ancora dei vaccini.
Vorrei anche aggiungere un’altra cosa: la disponibilità dei vaccini non è caduta, non è calata. Tanto è vero che i numeri sono tornati più o meno ai livelli precedenti Pasqua. Credo che oggi si siano chiusi a 293 mila vaccinazioni. E quindi sta risalendo secondo il trend previsto dalla programmazione del vaccino. Non ho dubbi sul fatto che gli obiettivi vengano raggiunti. Quello che però occorre appunto fare è concentrarsi su questa classe d’età. E la disponibilità di vaccini che abbiamo in aprile, da sola, permette di vaccinare tutti gli over 80 e gran parte di coloro che hanno più di 75 anni, in tutte le Regioni. Quindi in questo senso è venuto il momento di prendere delle decisioni, perché questo è al centro anche delle riaperture, quindi della ripresa dell’economia. Se noi riusciamo a ridurre il rischio di morte nelle classi che sono più esposte a questo rischio, è chiaro che si riapre tutto con molta più tranquillità. Quindi ricordiamo che la disponibilità di vaccini c’è. E tocca al Commissario coordinarsi con le Regioni, tocca alle Regioni. Ma stanno già facendo molto lavoro, Il lavoro procede a spron battuto, ora si tratta di fare delle scelte di direzione. Ma il Commissario e le Regioni lavorano molto bene insieme, quindi non ho alcun dubbio che tutte le Regioni possano conseguire questo obiettivo".

Albanese (Bloomberg): il Regno Unito ha dimostrato come si può avere successo in una campagna vaccinale anche rimandando la seconda dose. C’è una riflessione su estendere la prima dose per poi posticipare la seconda? Sul tema golden power, ricollegandomi a quanto detto dal ministro Giorgetti, condivide l’idea che la Cina possa essere una minaccia per alcuni settori strategici?"

Presidente Draghi: "Si, sono d’accordo con il ministro Giorgetti. Il golden power è uno strumento che il Governo ha per evitare la cessione di asset strategici a potenze straniere. E questo va usato quando necessario e nelle ipotesi previste dalla legge. C’è stato un caso su cui il Governo ha deciso, recentissimo, sui semiconduttori, una società italiana di semiconduttori che doveva essere acquistata da una società cinese. È stato bloccato. Questi sono gli usi, anche di buonsenso del golden power. Pensate che la carenza di semiconduttori ha costretto molte società di produzione di automobili a rallentare la produzione lo scorso anno. È diventato un settore strategico, e così ce ne sono altri. Quindi sono d’accordo con il ministro Giorgetti".

Billeci (Fanpage): "Su quali dati si baseranno le riaperture? Sotto quali soglie bisogna scendere? Sui vaccini: per completare le vaccinazioni della fascia 60-79 anni servono circa 25 milioni di dosi, se l’azienda rispetta le consegne da qui alla fine del terzo trimestre ci sarà un eccesso di dosi di AstraZeneca di circa 10 milioni. C’è il rischio che noi non abbiamo vaccini per alcune fasce e che dosi di AstraZeneca rimangano inutilizzate?"

Presidente Draghi: "Passiamo quasi istantaneamente da una situazione di preoccupazione perché non avevamo vaccini a una situazione di preoccupazione perché ne potremmo avere troppi. Ci preoccuperemo del quarto trimestre, ma ripeto: se noi arriviamo al quarto trimestre avendo vaccinato tutti quelle che sono le classi di rischio, i più anziani, i più fragili, questa preoccupazione dei troppi vaccini potrà essere gestita molto bene. Il Commissario in ogni caso sta procedendo a una rivalutazione della composizione del piano vaccinale, ma per quel che so non prevede grandi modifiche tra ora e fine anno. Comunque lo dirà lui stesso, presto".

Mattera (Ansa): "Oggi ha visto Salvini. Dal centrodestra e Italia Viva le arriva la richiesta di aperture maggiori, la Lega le chiede già dal 20 aprile e il ministro Garavaglia indica come data possibile quella del 2 giugno. Se la sente di indicare una road map progressiva, una data per le aperture?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Ho visto Salvini e ho visto i Presidenti di Regione, anche i Presidenti dell’Anci e delle Province. Ho visto anche l’onorevole Bersani stamattina. C’è un equilibrio, del tutto casuale, premetto. Tutti chiedono le aperture, è normale chiederle. La miglior forma di sostegno per l’economia non sono i sostegni del Governo, sono le riaperture. Questo è quanto chiedono tutti. E vorrei dire quanto sia consapevole della situazione di bisogno, spesso di disperazione. Sulle manifestazioni che ci sono state: naturalmente bisogna sempre condannare la violenza, ma capisco completamente, totalmente il senso di smarrimento, di disperazione e in alcuni, che non stavano in quella manifestazione, il senso di alienazione che si ha in questa situazione di limitata mobilità, ma anche di limitata interazione sociale. Se chiedete a me, voglio che le prossime siano settimane di riapertura, ma riapertura in sicurezza. A cominciare dalle scuole, l’ho detto l’altra volta per i più piccoli, lo dico oggi per i più grandi. L’obiettivo deve essere quello di dare a questi ragazzi almeno un mese pieno di attività scolastica, che possano chiudere insieme l’anno. E poi naturalmente – come ho già detto - le prossime settimane devono essere di riaperture in sicurezza. E qui torno al punto che ho detto prima: vaccinazioni. Quanto più celermente procedono le vaccinazioni, tanto più celermente si potrà tornare a riaprire. Quando parlo di vaccinazioni celeri parlo di categorie a rischio. È meno importante avere il 30% di tutta la popolazione vaccinata e il 30% magari, nel migliore dei casi, delle categorie a rischio. È meglio avere il 100% delle categorie a rischio, l’80-90% delle categorie a rischio e magari un po’ meno sugli altri. Scusate, mi ripeto ma lo vedo come essenziale anche per la ripresa dell’economia. Quindi le riaperture dovranno esserci. Non ho una data perché ci stiamo pensando in questi giorni e non ho una data perché dipende dall’andamento dei contagi. Mi è stato chiesto prima ‘quali dati’, questo è uno: l’andamento dei contagi. Poi il professor Locatelli parlerà anche di altri dati, anche un altro dato che non c’è stato finora: l’andamento delle vaccinazioni nelle classi a rischio. Quello è un altro parametro che si aggiungerà sicuramente nella decisione sulle riaperture. Per quanto riguarda il Turismo, il ministro Garavaglia indica il 2 giugno. Speriamo, magari anche prima. E’ importante però prepararsi alla stagione turistica, non darla per abbandonata, ma tutt’altro. Non è abbandonata perché come si legge dai giornali gran parte dei siti turistici sono già tutti prenotati. Ma sono prenotati da italiani, i turisti stranieri non ci sono ancora. E questo colpisce soprattutto le città d’arte. A questo fine bisogna fare come hanno fatto altri Paesi, e cioè annunciare che noi siamo pronti ad accogliere tutti i turisti che abbiano un certificato vaccinale. I turisti americani ce l’avranno, ma anche i turisti del resto dell’Unione Europea. Dobbiamo procedere rapidamente nel nostro interesse ad avere un certificato vaccinale. Quindi piuttosto che preoccuparsi delle complicazioni che ci sono di carattere anche etico, cominciamo a farlo. Poi dopo, quando lo abbiamo ci preoccuperemo anche di non discriminare quelli che non l’hanno fatto. Ci sono tantissimi punti che vanno affrontati con serietà. Inoltre, ho chiesto al ministro Garavaglia di preparare un piano, con la riapertura delle fiere, degli eventi. Ce ne sono tanti che abbiamo in Italia tra maggio e novembre quest’anno. Per questo bisogna essere svelti perché altrimenti perdiamo la stagione estiva in riferimento a tutte queste iniziative. Penso sia il miglior messaggio per rassicurare il Paese: stiamo guardando al futuro, ma no a un futuro lontano, il futuro delle prossime settimane".

Sardoni (La 7): "Le chiedo di farci capire se l’unica data che c’era, il 30 aprile come data di divieto di zona gialla per tutta l’Italia, è una data che non regge più e se questo non rischia di creare un modello di inseguimento del virus. E come mai si crea un corto circuito con le Regioni a proposito della quantità delle dosi? Oggi Zingaretti diceva che le dosi nel Lazio mancano".

Presidente Draghi: ​​​​​​​"C’è stato un disguido, che io sappia. Il Generale Figliuolo è perfettamente al corrente ed è stato chiarito con la Regione Lazio. Io sono molto ottimista sull’andamento del programma vaccinale, ma soprattutto sul clima di cooperazione che c’è oggi tra Regioni e Stato. Il Generale Figliuolo è indubbiamente molto attivo, visita continuamente le Regioni. Insomma, sono complessivamente rassicurato da questi sviluppi. Secondo, la data del 30 aprile è la data di scadenza del periodo previsto nell’ultimo decreto. Però nell’ultimo decreto si dice anche che, qualora l’andamento delle vaccinazioni e l’andamento dei contagi lo rendessero possibile, si possono riconsiderare le cose anche prima del 30 aprile. Quindi il Governo sta lavorando su tutto questo. Ma avere delle date implica che io conosca esattamente il valore dei parametri rilevanti a una certa data. Cioè conosca esattamente quanto sono i contagi, qual è l’RT, quanto è andata bene la campagna di vaccinazioni. È chiaro che ci sono Regioni che sono più avanzate nella campagna di vaccinazioni, ci sono molte diversità. Tra l’altro diversità abbastanza insospettabili in un certo senso. Anche questo dovrà influenzare le riaperture. Per le Regioni che sono avanti nella campagna vaccinale con i più vulnerabili, con gli over 70-65, 80 e i fragili è chiaro che sarà più semplice riaprire. In tutto questo c’è la volontà, sicuramente mia, ma credo di tutto il Governo, di vedere, come ho detto prima, le prossime settimane come settimane di riaperture e non di chiusure".

Cipriano (agenzia Nova): La Commissione Europea ha approvato gli aiuti per Air France autorizzando lo stato francese ad entrare con una quota del 30%, stesso passaggio dovrebbe essere fatto con il governo olandese. Alitalia sembra invece destinata ad una sorta di spezzatino, con riduzione della flotta, perdite occupazionali e riduzioni degli slot. C’è un piano del governo per evitare queste disparità?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Le domande che lei si fa non possono trovare risposte da parte mia a questo livello di discussione perché siamo in piena trattativa tra il ministro Giorgetti, il ministro Giovannini, il ministro Franco e la Commissione. La Commissione usa criteri apparentemente diversi, ma è chiaro che dovrà giustificare se c’è una asimmetria nel caso dell’Italia, ed è chiaro che noi non possiamo accettare delle asimmetrie ingiustificate. Se ci sono delle ragioni per trattar male l’Alitalia rispetto all’Air France, beh le vedremo. Non è arbitrario e quindi non accetteremo discriminazioni arbitrarie. Ma qual è il punto centrale ora, il punto centrale è creare una società che si chiamerà ITA che necessariamente avrà una forte discontinuità rispetto alla precedente Alitalia. Credetemi mi dispiace moltissimo l’idea che non si chiami più Alitalia. Ora stanno trattando sul logo, se tenerlo o meno. Naturalmente son cose che, tutti noi, specialmente uno alla mia età che ha viaggiato tante volte, quasi sempre in effetti con Alitalia, che la considera una cosa di famiglia, una famiglia un po’ costosa, ma insomma, è di famiglia. Ora il punto è creare una società nuova che parta immediatamente. Perché se perde la stagione estiva non siamo messi bene. E che parta e si regga sulle sue ali, questa volta. Questo è l’obiettivo, partire subito e fare in modo che la società possa reggersi da sola, senza sussidi. Speriamo che la discussione con la Commissione si risolva in questo senso, in senso positivo. I Ministri coinvolti stanno facendo di tutto, sono pienamente consapevoli come lo sono io dell’importanza della questione".

Ciriaco (Repubblica): "Le chiedo se è confermato l’obiettivo delle 500mila dosi quotidiane entro fine mese e se si è fatto un’idea delle responsabilità dei ritardi".

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Mi aspettavo questa domanda e prima di venire qua ho telefonato al generale Figliuolo: “Me lo conferma? Sì”. Le responsabilità – come dicevo prima - sono di tanti. Una campagna contrattuale un po’ leggera. Per inciso, per la copertura vaccinale per gli anni a venire – perché dovremo continuare a vaccinarci dato che ci saranno delle varianti e questi vaccini vanno adattati - ci saranno nuove gare e le assicuro che i contratti saranno fatti meglio. Le défaillance improvvise, impreviste e non spiegate di alcune società, in particolare AstraZeneca: la sensazione è che queste dosi siano state vendute due o tre volte. Terzo: le esportazioni. L’Europa esporta vaccini a tutto il mondo, anche a Paesi che non permettono l’esportazione dei loro vaccini. Questo ha delle spiegazioni comprensibili o incomprensibili. Il principio attivo di molti vaccini che si producono viene anche dai Paesi che proibiscono le esportazioni. Quindi è complicato interrompere questo flusso. Il 90% e più di esportazioni dall’Europa viene dalla Bion– Pfizer. Il requisito per bloccare le esportazioni è che l’azienda non rispetti i contratti. Con AstraZeneca è stato facile perché il rispetto dei contratti proprio non c’era e quindi il provvedimento è scattato immediatamente. Con Pfizer è diverso perché rispettano tutti i contratti. Anzi nel mese – se non sbaglio – di aprile hanno dato all’UE 10 mln di dosi in più. Però la Commissione Europea ha introdotto nell’ultima conclusione del Consiglio Europeo altre parole a questo possibile blocco delle esportazioni. Ci deve essere reciprocità, quindi si possono bloccare le esportazioni verso Paesi che bloccano le esportazioni. Secondo: proporzionalità. Addirittura la Commissione si è spinta nel dire che si possono bloccare le esportazioni verso Paesi dove il grado di copertura è molto avanzato. Di fatto la Commissione non ha proibito nessuna esportazione. Però, al di là di questo, ora ci sono i vaccini. C’è stato un periodo in cui effettivamente autorizzare le esportazioni non era una cosa da fare. Ci sono tanti altri che hanno responsabilità però non li elenco tutti. Però queste sono le cose più importanti".

Fiammeri (Sole24Ore): "Ha parlato di collaborazione proficua con le Regioni. Questa collaborazione si tradurrà in un provvedimento? Ci sono parecchie rinunce di AstraZeneca. Se rimarrà una sfiducia si può pensare di liberare AZ dal vincolo dell’età?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Ho finito oggi un incontro con tutti i presidenti delle Regioni e con i Comuni e le Province. È il primo incontro di una serie sull’attuazione del Pnrr. Sono molto incoraggiato dal clima di collaborazione che c’è. E questo clima c’è anche sulle vaccinazioni. Non si possono addossare le responsabilità a una parte sola in quello che è stato un dialogo molto complesso tra Stato e Regioni, gli eventi sono stati molto complicati. Ora siamo arrivati a una fase dirimente, nel senso che è chiaro che vaccinare le persone che si trovano nelle classi più esposte a rischio è non solo dovere ma anche interesse delle Regioni perché – come ho spiegato prima - possono riaprire in sicurezza e più presto la loro economia. Su questo punto e principio si deve fondare la collaborazione. Ci sarà poi una direttiva del generale Figliuolo in questo senso. Non importa che sia proibito oppure consigliato. Credo di essere stato molto chiaro sull’interesse che questo obiettivo riveste per le stesse Regioni, per noi tutti. Perché poi non esistono Regioni, Stato. Esistiamo noi".

Bassi (Messaggero): "Possiamo dire che la regola delle riaperture, una volta vaccinate le categorie più a rischio, verrà formalizzata in qualche provvedimento? All’interno del prossimo decreto Sostegni ci saranno soltanto sostegni economici per gli esercizi commerciali o anche delle misure per la ripartenza dell’economia?"

Caruso (Foglio): "Crede sul serio che basti un richiamo alla coscienza? Ci sarà un’impugnativa della delibera della Regione Puglia? La fiducia non si costruisce per decreto, come crede di poterla costruire? Pensava fosse così complicato?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Ci sarà una direttiva del generale Figliuolo. Poi ragioneremo con i ministri su come inserire questo parametro delle vaccinazioni per le categorie a rischio tra i parametri che si usano per autorizzare le riaperture. Pensate quanto è importante, soprattutto per la riapertura delle scuole. Una delle ragioni che furono usate per chiudere le scuole dei più grandi fu che tornano a casa e contagiano i genitori, i nonni. Se noi mettiamo a riparo questa categoria possiamo riaprire le scuole. Non vorrei essere frainteso su una cosa, quando ho fatto quell’esempio sugli psicologi di 35 anni. È un esempio vero di cosa accaduta. Non voglio dire che il personale sanitario che è in prima linea non debba essere vaccinato. Ma certo. L’abbiamo detto e lo ripetiamo. Quello che non vogliamo è che queste platee di personale sanitario si allarghino improvvisamente e includano tantissima gente che non è in prima linea. La responsabilità è del Governo, è delle Regioni, ma la responsabilità è di tutti perché gran parte di queste cose le apprendiamo man mano che andiamo avanti. Non le sapevamo un anno fa, non le capivamo così bene neanche 3 o 4 mesi fa. Ora è chiaro, ora bisogna prendere delle decisioni.
La coscienza, parlo di quelli che saltano fila perché pensano ‘Tanto ho la possibilità di vaccinarmi anche se non tocca a me’. È un atto che è pieno di responsabilità.
Sullo scostamento, è previsto che il ministro dell’Economia e delle Finanze, Franco, presenterà prima il Def dove viene definito lo scostamento. Il Parlamento poi dovrà votare lo scostamento e poi presenteremo il decreto. Il decreto conterrà solo sostegni o misure economiche per le riaperture? Conterrà entrambi. La dimensione del decreto sarà probabilmente più grande di quella passata.
Sull’impugnativa della direttiva della Regione Puglia ci stiamo pensando. Non abbiamo ancora preso alcuna decisione.
Come si fa a ricostruire la fiducia? Bisogna ascoltare le parole del professore Locatelli. Se volete ascoltare il Presidente del Consiglio che vi invita in maniera brusca a riavere la fiducia, quello non serve a molto. Ascoltate le parole del professor Locatelli. Ma nei dati questo crollo di fiducia si vede meno di quanto uno potesse aspettarsi. Perché oggi – come dicevo – siamo tornati a 293mila vaccinazioni, di cui ovviamente anche altri vaccini. Noi continueremo a dare questo messaggio rassicurante: il prof Locatelli, il professor Brusaferro, tutti i membri del CTS, il ministro Speranza. Non è un messaggio che viene dato a cuor leggero ma viene dato con grande serietà, grande partecipazione, comprensione, dimostrata dal fatto che io mi son vaccinato con AstraZeneca. E anche mia moglie".

Amante (Reuters): "Risulta che la Germania intenda avviare dei negoziati bilaterali con la Russia per l’acquisto dello Sputnik, una volta approvato dall’agenzia europea del farmaco. Vorrei chiederle se anche l’Italia potrebbe valutare un’opzione di questo tipo o se pensa che non sarà necessario. Su Monte dei Paschi la soluzione che passa da una fusione con un‘altra banca è ancora percorribile? Questa banca potrebbe essere Unicredit?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Sullo Sputnik vediamo cosa dice l’Ema, poi ovviamente ognuno può fare benissimo questi contratti. Sappiamo però dalle informazioni avute che le capacità produttive attualmente sono molto limitate, in dosi non interessanti per un Paese. Se le consegne verranno rispettate l’Italia avrà tutti i vaccini che servono per quest’anno. Bisogna vedere se lo Sputnik è un vaccino che si presta ad essere adattato in presenza di varianti che inevitabilmente verranno fuori nel corso dei prossimi mesi. La produzione dello Sputnik, da quello che sappiamo, dovrebbe avvenire per il 40% in Russia, e quindi non soggetto a controlli internazionali, e per il resto in una varietà di siti internazionali. Queste sono tutte osservazioni che faccio per descrivervi la complessità di questa scelta, ma non c’è una proibizione. La proibizione consiste nel far contratti per quei vaccini che sono stati oggetto di gara europea. Siccome lo Sputnik, come quello cinese, non lo è stato, uno può fare contratti. Dal punto di vista legale non ci sono problemi.
Su Monte dei Paschi non le so rispondere. È un dossier che ancora non ho visto francamente. Se farà una fusione con Unicredit, con un’altra banca o con nessuno, queste cose verranno guardate, decise e analizzate dal governo nelle prossime settimane. Ad oggi non ho una risposta".

Cecchi Paone: "Qualsiasi settore ha bisogno di una vera digitalizzazione. Quando avremo la banda larga ultraveloce e quando partirà una vera campagna di alfabetizzazione digitale?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Ho parlato dell’importanza di riacquistare il gusto del futuro. Questo vale per la digitalizzazione ma anche per tante altre cose. L’anno che ci ha preceduto è un anno di depressione, un anno in cui siamo stati costretti ad aver comportamenti limitati. Come dicevo prima, limitati anche nelle relazioni sociali. La digitalizzazione sarebbe stata l’unica via di uscita anche per comunicare, per insegnare, per continuare a fare almeno una parte della nostra vita nomale. Non avere a disposizione i meccanismi di base per poterlo fare è una delle grandi frustrazioni di questo periodo. Tra l’altro questo divario digitale segue anche il divario che c’è nel nostro Paese. C’è un divario nel grado di istruzione tra le varie parti d’Italia. Quelle che non avevano infrastrutture digitali hanno avuto gli studenti che sono stati più penalizzati dalla pandemia. Certamente questa rientra in una delle priorità più importanti del governo. Ho appena finito – come dicevo – il primo incontro con i presidenti di Regione, i Comuni e le Province sul Pnrr. Questo figura come una delle missioni più importanti, anzi è trasversale attraverso tutti i progetti. Passa soprattutto per una digitalizzazione del sistema educativo e della pubblica amministrazione. Molti progetti del Pnrr non si possono fare se non facciamo questo passo in avanti digitalizzando la nostra pubblica amministrazione e digitalizzando tutto il lavoro progettuale. Quindi è un passaggio importantissimo e il lavoro su questo è già cominciato perché digitalizzazione e semplificazione della pubblica amministrazione vanno di pari passo. Quindi mi auguro al più presto di poterle dare notizie migliori di quelle che ci hanno visto spettatori in questa fase della pandemia. La pandemia ha reso chiare, molto più di prima, quelle che erano le nostre debolezze infrastrutturali. Non è un caso che il Pnrr sia orientato proprio a colmare queste debolezze. Si va dalla parità di genere al lavoro femminile, alla scuola, all’istruzione. Son tutti campi dove eravamo molto molto deboli".

Marra (il Fatto Quotidiano): "Visto che Salvini ha messo nel mirino il ministro Speranza, lei ha detto a Salvini di non tenere i toni così alti? E vuole spendere qualche parola in difesa di Speranza anche pubblicamente?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Gli ho detto esattamente questo, che ho voluto io il ministro Speranza nel governo e che ne ho molta stima".

Marra (il Fatto Quotidiano): "Sulle riaperture, avete inserito nel decreto di poterlo fare anche per delibera e i Costituzionalisti dicono che forse è un termine troppo vago, cosa risponde?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Ne abbiamo discusso oggi, se necessario faremo un altro decreto legge".

Galluzzo (Corriere della Sera): "Riusciremo a presentare il Recovery plan alla Commissione Ue entro fine mese? Lei ha fatto sapere che ci saranno una struttura di coordinamento, una di valutazione e una di controllo. Dove saranno insediate? Chi ne farà parte? Quante persone? Dovranno essere assunte o sarà personale dei ministeri? Lo Stato italiano ha bisogno di nuove risorse e assunzioni per mettere a terra il PNRR? Assieme alla presentazione del piano, farete un decreto per la semplificazione degli appalti, per cambiare le norme di questo Paese? E che cosa ci metterete dentro? Con quali norme spenderemo i soldi del PNRR?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"È prevista una struttura centrale che ha sostanzialmente una funzione di coordinamento. Significa che riceve il denaro dalla Commissione Ue e lo dà agli enti attuatori a seconda dei lavori in corso. Gli enti danno poi riscontro di questi pagamenti e questo riscontro serve ad avere i pagamenti successivi da parte della Commissione. C’è poi una struttura di valutazione. Le direttive della Commissione Ue prevedono dei punti di controllo, degli obiettivi progressivi nel corso di questi investimenti. Questa struttura valuta proprio la coerenza degli investimenti fatti con questi punti di controllo e anche la coerenza complessiva con il piano. E poi c’è una struttura di controllo specifico, cioè a dire se i soldi sono stati spesi secondo le modalità previste dalle norme esistenti. Come si delinea questa struttura non è ancora il momento di parlarne. Ne stiamo elaborando sia la composizione, sia dove sarà posta. È chiaro che è una struttura centrale, questa, non è una struttura periferica. E rappresenta l’unica forma di presenza del governo nel PNRR, perché poi la responsabilità dell’attuazione del piano sta in capo agli enti attuatori. Le norme prevedono che certi investimenti vengano attuati dalle Regioni secondo le competenze previste dalla Costituzione. Altre norme prevedono che gli investimenti - e sono la maggior parte - vengano attuati dai Comuni, altri ancora dalle Province. Quindi la responsabilità è dell’ente attuatore. Quella di oggi è stata una conversazione molto, molto ricca e anche importante per chi sta effettivamente completando il piano. E sì, il 30 aprile lo consegniamo. Sono venute fuori due cose, la prima è che Regioni ed enti locali dovranno trovare un coordinamento. Ma il coordinamento, dai primi scambi, non è un’impresa impossibile, anzi c’è una grande disponibilità ad intendersi perfettamente. C’erano due atteggiamenti: da una parte c’erano gli enti locali che non vogliono sentire sopra di sé le Regioni, dall’altra ci sono le Regioni che hanno responsabilità di carattere regionale e quindi vogliono avere anche loro voce in capitolo. Ma poi ci sono i piani regionali, quindi è più di una voce in capitolo. Comunque saranno loro a trovare una forma di coordinamento, il governo potrà solo aiutare, in questo senso. È fuori discussione che il piano richieda assunzioni di nuove competenze e formazione e aggiornamento delle competenze attuali. Questo è previsto. Pensavo alle settimane successive come settimane di aperture e non di chiusure, di futuro e non di passato, ma avevamo già cominciato con il precedente decreto, che riapriva le scuole per i più piccoli e riapriva i concorsi per tutta una serie di categorie. Quindi questa riapertura deve accompagnare il PNRR, una riapertura orientata ad assumere, per esempio, qualifiche nel campo della digitalizzazione, che non ci sono. Oppure aggiornamento in quella direzione delle persone che oggi lavorano. Quindi è previsto un forte programma di aggiornamento, prima di tutto, e poi di assunzioni mirate, dove occorre, per gli investimenti. E poi è venuta fuori un’altra cosa, a proposito della necessità di cambiare in profondità il contesto istituzionale. Dai vari interventi, mi è venuto di concludere che in fondo noi non abbiamo credibilità per quanto riguarda la capacità di investire. L’abbiamo persa tantissimi anni fa, non è una questione degli ultimi cinque o dieci anni. Ma non è che non abbiamo credibilità perché non si volesse investire. Ci sono centinaia di miliardi appostati in bilancio per investimenti che non sono mai stati fatti, quindi quello che è venuto fuori da questa discussione è che bisogna cambiare tutto per diventare credibili. Molti presidenti di Regione hanno fatto questo ragionamento. E bisogna cambiare tutto per superare quelli che sono gli ostacoli a livello politico, istituzionale, amministrativo, contabile e financo un presidente di Regione ha citato quello giudiziario. Quindi queste sono tutte aree dove occorre chiedersi se l’attuale contesto istituzionale, per usare una parola che descrive l’insieme di queste norme, è adatto a procedere con rapidità, efficienza e onestà all’attuazione di questo piano".

Andreadis (Tv greca Alfa): "Pensa che i Paesi mediterranei possano avere una collaborazione per far ripartire il turismo? Lei ha visto Mitisotakis, la Grecia ha problemi simili al Sud Italia, ne avete parlato? Pensa che ci siano delle priorità per i Paesi mediterranei per quanto riguarda l’occasione del Recovery plan?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Sì, abbiamo parlato della possibilità di collaborare. L’Italia ha molto da imparare. Per esempio la Grecia e la Spagna hanno già dichiarato che accoglieranno i turisti americani con passaporto vaccinale, noi lo dobbiamo fare. Lo dobbiamo fare subito, perché la stagione estiva è domani. Quindi, ci sono molte cose che si imparano guardando gli altri. chiaro che Grecia, Italia e anche Spagna hanno interessi in comuni nel Mediterraneo. Questa collaborazione poi si vede anche nelle occasioni del Consiglio europeo, dove si prendono punti di vista comuni anche senza preparazione, anche senza consultazione preventiva. Ma comunque la facciamo, è una delle cose che si fanno. Infatti il premier greco era in Libia per riaprire l’ambasciata greca e ha preso quell’occasione per fare un breve incontro in aeroporto, quindi si cercano quelle occasioni".

Raimo (Agenzia Dire): "Le chiedo un giudizio sulla scena di Erdogan che accoglie Ursula von der Leyen come sappiamo e se fosse stato al posto di Michel come si sarebbe comportato".

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Non condivido assolutamente il comportamento del Presidente turco Erdogan nei confronti della Presidente, credo non sia stato un comportamento appropriato. Mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la Presidente della Commissione von der Leyen ha dovuto subire. E qui la considerazione da fare è che con questi - chiamiamoli per quello che sono - dittatori, di cui però si ha bisogno per collaborare, uno dev’essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute, di opinioni, di comportamenti, di visioni della società e dev’essere anche pronto a cooperare, più che a collaborare, per assicurare gli interessi del proprio Paese. Questo è importante, secondo me bisogna trovare l’equilibrio giusto".

Raimo (Agenzia Dire): "Le sue parole sulla Libia, quando ha ringraziato la Guardia Costiera, sono state accolte da grandi polemiche, anche da parte della sua maggioranza. Come risponde a queste critiche?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"Sono ben consapevole di essere stato criticato, vorrei dire un paio di cose su questo. Tenete presente che l’Italia è l’unico Paese che ha dei corridoi umanitari in Libia. Con il primo ministro libico, i temi per cui sono stato criticato per non averli toccato, in realtà sono stati discussi sia nel confronto bilaterale, sia nelle riunioni successive. Le due cose che ho detto: che noi siamo preoccupati per i diritti umanitari e l’azione del governo italiano è orientata al superamento dei centri di detenzione. Di nuovo, franchezza, ma anche capacità di cooperare. Per tanti motivi, la Libia è un Paese con cui noi dobbiamo cooperare. Tra le tante aree dove questa cooperazione è necessaria, c’è quella dell’immigrazione. È un problema, non si può fa finta che non esista. Esiste. Come può essere l’azione di un governo che cerca di affrontare questo problema? Deve avere un approccio che sia prima di tutto umano. Secondo, equilibrato. E terzo, efficace. E queste sono le direttive che non solo ho dato, ma mi sono dato nel riflettere e nell’agire su questo problema".

Raimo (Agenzia Dire): "Cosa pensa della proposta della CGIL di prorogare fino al 31 ottobre il blocco dei licenziamenti per tutti?"

Presidente Draghi: ​​​​​​​"La posizione del governo è quella che è stata espressa nel dl passato. Sostanzialmente prevedendo lo sblocco dei licenziamenti a giugno, a seconda dei due tipi di ammortizzatore sociale di cui dispongono i lavoratori. E poi a ottobre per l’altro". 


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