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Conferenza stampa del Presidente Draghi a Kiev

Giovedì, 16 Giugno 2022

Gabriele Martelloni (RaiNews24): Presidente, a Washington aveva detto che il dialogo per la pace doveva ripartire dallo sblocco dei porti ucraini. Oggi si è incontrato con il Presidente Zelensky. Che segnali ha avuto in questo senso? E che ruolo può avere l'Italia in questa partita?

Presidente Draghi: “Zelensky è pronto. Ho parlato anche con Putin due-tre settimane fa su questo. Faccio un passo indietro. Quello che occorre fare è molto complesso: assicurare l'uscita delle navi dai porti ucraini, sminare i porti ucraini, custodire l'uscita di queste navi da parte di Paesi terzi in maniera tale che questo non diventi un pretesto per le navi russe per entrare e attaccare l'Ucraina. Vari Paesi si sono offerti per alcuni di questi compiti. Chiaramente l'unica soluzione possibile è una risoluzione delle Nazioni Unite che assicuri che questo processo si svolga sotto l'egida Onu, che in un certo senso garantiscono tutte le parti. Garantiscono gli ucraini contro la sorpresa di un attacco russo, garantiscono i russi contro la possibilità che alcune di queste navi possano portare armi, garantiscono che lo sminamento venga fatto secondo le regole delle Nazioni Unite. Una risoluzione Onu era stata preparata, però è stata respinta dalla Russia. Questa è la situazione attuale. Tutti, in primo luogo il Segretario generale Guterres sta lavorando su questo. Ci sono incontri delle Nazioni Unite a Mosca in questi giorni, c'è grandissima preoccupazione. Oggi ho cercato di capire quali possono essere i tempi: per lo sminamento dei porti la risposta è stata che possono servire almeno due settimane; i nuovi raccolti che dovranno essere depositati nei silos, oggi pieni, arriveranno verso settembre. Bisogna anche pensare alla distribuzione di questo grano nei paesi che hanno più bisogno. Per questo una delle richieste che farò al Segretario generale delle Nazioni Unite nel prossimo incontro del G7 sarà di avere una linea temporale, un programma. L’impressione, però, è che queste scadenze si stiano avvicinando e il dramma di una carestia mondiale, concentrata naturalmente nei paesi più poveri e in Africa in particolare, si stia avvicinando. L’Italia non può che avere un ruolo sotto l'egida delle Nazioni Unite. Le capacità della Marina italiana nello sminare porti sono note. Sono stati fatti i nomi di Francia, Italia per questa funzione, ma non credo che ci sia posto per singoli Paesi, per sforzi autonomi nazionali. E’ qualcosa che dovrà avvenire necessariamente sotto le Nazioni unite. Inoltre è ora che si riscopra un ruolo delle Nazioni Unite in tutta questa vicenda, dove è stato dimenticato proprio nei momenti più importanti, più cruciali”.

Nadia Pietrafitta (LaPresse): Il Presidente Zelensky oggi ha detto che l'Ucraina ha bisogno di nuove armi, più moderne e più potenti. Francia e Germania hanno in qualche modo già oggi accolto il suo appello. L'Italia è in grado di assicurare lo stesso tipo di impegno, anche in vista della risoluzione in Parlamento?

Presidente Draghi: “Non ci sono state richieste del Presidente Zelensky di nuove armi. Ha descritto la situazione com'è. Ha mostrato una situazione che sta diventando critica perché le vecchie armi, di cui hanno abbondanza, sono armi ancora di produzione sovietica per le quali, però, le munizioni cominciano a scarseggiare. Le nuove armi di produzione di più moderna sono armi per l'uso delle quali c'è bisogno di addestramento. I vari Paesi dell'Alleanza aiutano, forniscono questo addestramento, ma richiede tempo. Non ci sono state richieste del Presidente Zelensky oggi ma, come ho detto stamattina nel breve saluto di indirizzo, noi siamo venuti qui insieme ed è stata una manifestazione di grande unità a livello europeo, perché siamo tre Paesi tra i fondatori dell'Unione europea. Siamo venuti qui per cosa? Per aiutare l'Ucraina nella guerra, perché se l'Ucraina non riesce a difendersi non c'è pace. Siamo venuti qui ad aiutare l'Ucraina nella ricerca della pace, ma bisogna tenere in mente che non c'è pace duratura e sostenibile che non possa essere scelta dall'Ucraina. In altre parole, è questo Paese che deve decidere quale pace vuole. E siamo venuti qui per aiutare l'Ucraina nella ricostruzione del futuro. Questi sono stati gli argomenti, più che impegni specifici su forniture e altro. Si è parlato molto, anche ora in questo pranzo/cena, della ricostruzione, di cosa fare, di come organizzarla. Siamo ai primi passi, però il fatto che già si parli di futuro è incoraggiante per me. Insomma, non si parla soltanto di odio o di guerra”.

Andrea Bonini (SkyTg24): La Russia ha di fatto tagliato le forniture di gas anche all’Italia. Volevo capire come legge questa mossa della Russia in questo momento. Inoltre, se ritiene che ci possa essere un peggioramento e in che termini questo sta ulteriormente peggiorando, se è così, una situazione già di per sé molto critica.

Presidente Draghi: “I motivi per i tagli di forniture che colpiscono un po’ tutta l’Europa sono tecnici. Una delle spiegazioni, ce ne sono state diverse, è che la manutenzione di questi tubi, degli impianti, è una manutenzione che richiede pezzi di ricambio. Siccome ci sono le sanzioni, i pezzi di ricambio non arrivano e quindi bisogna tagliare le forniture. Sia la Germania, sia noi, sia altri, ritengono che queste siano bugie. Che in realtà ci sia un uso politico del gas, come c’è un uso politico del grano. Questo ha delle conseguenze. Non immediatamente sui consumi, ma sullo stoccaggio. Gli stoccaggi stavano procedendo ai prezzi precedenti abbastanza celermente. Noi siamo già arrivati al 52% dei livelli di stock, quindi a un ritmo che ci rende abbastanza tranquilli nell’immediato e per l’inverno. A questi prezzi più alti gli stoccaggi diventano più difficili. In più, per quanto riguarda il flusso di fondi alla Russia, è vero che le forniture stanno diminuendo del 15, del 30% - sono circolati vari numeri in giorni diversi - ma i prezzi sono aumentati del 15-30%. Quindi le forniture sono diminuite, l’Europa è in maggiore difficoltà e la Russia incassa esattamente come prima, se non di più. È una strategia che va affrontata e combattuta. E di questo parleremo nei prossimi giorni anche al Consiglio europeo. Chiaramente in questa situazione l’iniziativa proposta dall’Italia - ancora tre mesi e mezzo fa - di un tetto al prezzo del gas acquista più forza. Ne discuteremo sicuramente nel prossimo Consiglio europeo, tra pochi giorni”.

Laurence Figà-Talamanca (Ansa): Lei ha ripetuto più volte in questi giorni che la futura e auspicabile pace tra Russia e Ucraina deve essere raggiunta alle condizioni che gli ucraini ritengono accettabili. Volevo sapere se in questi colloqui di oggi è emerso quali sono queste condizioni che gli ucraini possono ritenere accettabili anche dal punto di vista territoriale. E se ha percepito dei margini per un riavvio dei negoziati.

Presidente Draghi: “Le condizioni che gli ucraini pongono oggi sono l’integrità territoriale. Questa è la premessa per iniziare dei negoziati di pace da parte ucraina. Al momento non si vedono margini. C’è però un atteggiamento che è cambiato molto nelle ultime settimane. Un atteggiamento di un Paese, forse due che cercano di trovare una strada per la pace. Vale per entrambi questo che dico. Deve essere una pace giusta e sostenibile. E poi c'è un atteggiamento anche di tutti gli altri Paesi, che vogliono aiutare i due a trovare la pace. Faccio riferimento alla telefonata di XI Jinping a Putin. Ci sono colloqui tra i cinesi e gli Stati Uniti, colloqui tra gli europei e Putin e Zelensky. Insomma, c'è tutta un’iniziativa diplomatica mondiale che non c'era un mese fa”.

Fausto Biloslavo (Mediaset): Gli ucraini vogliono che i russi si ritirino, ma l’ipotesi invece unica, probabile, realistica sarebbe un congelamento delle posizioni e quindi un inizio della trattativa con un cessate il fuoco.  E’ realistico? Ne avete accennato? Ne avete parlato? Avete ipotizzato? Oppure siamo molto molto lontani?

Presidente Draghi: “No, non ne abbiamo parlato. Abbiamo detto che devono essere gli ucraini a decidere cosa va bene per l’Ucraina, cos’è che considerano una pace giusta e sostenibile. Una pace forzata, posto che sia possibile, io non credo che lo sia, non è altro che generatrice di nuovi conflitti. Una guerra di resistenza prolungata nei mesi, negli anni, con ulteriori distruzioni, questo è quello a cui porta una pace forzata. Ma non credo che sia possibile, non credo che sia realistica neanche oggi”. 

Fausto Biloslavo (Mediaset): Su un accordo su un cessate il fuoco?

Presidente Draghi: “Al momento no. O meglio, sono pronti ma non c’è dall’altra parte nessuna volontà di farlo. Ricordatevi sempre della telefonata di cui vi ho parlato tante volte con Putin tre settimane fa. Ho chiesto: “Presidente, la chiamo perché voglio parlare di pace”. E lui ribadiva che “non è il momento” o il momento non è maturo”. Questa è la situazione di allora ed è anche la situazione di adesso. Ci sono tante iniziative ormai, speriamo che qualcuna di queste porti a qualche progresso”.

Tonia Mastrobuoni (Repubblica): Dopo il 9 giugno, ultima riunione della Banca Centrale Europea, c’è molta preoccupazione per la reazione scomposta dei mercati, che ha colpito soprattutto i titoli italiani. Ieri è stata una riunione d'emergenza anche per la BCE, per correggere un po' il tiro, sia per la comunicazione sia per annunciare questo strumento, lo scudo anti-spread. Che interpretazione dà di questo? La BCE ha commesso degli errori? Come si può rimediare?

Presidente Draghi: “Non commento assolutamente i provvedimenti e le decisioni della BCE. Ho passato otto anni a difendere l’autonomia della politica monetaria dalle interferenze dei politici, quindi certo non cambio idea ora. L'inflazione c'è, e in alcuni Paesi - che sono rappresentati dai governatori intorno a quel tavolo - arriva al 20% o al 12 o al 15. Per cui una reazione in termini di aumento dei tassi di interesse è inevitabile. Detto questo, la situazione in Europa al momento è diversa rispetto alla situazione degli Stati Uniti. Negli Usa, come avete visto ieri e oggi, c’è stato un aumento dei tassi di interesse dello 0,75 – decisione che ha preso la Fed - ed è il più alto aumento di tassi interesse in una sola volta nell'arco di 30 anni. Questo perché l'inflazione negli Stati Uniti è alta ma l'economia è a pieno impiego, sta andando molto molto forte. La situazione è diversa da noi dove, se uno riesce a definire un’inflazione senza considerare gli aumenti dei prezzi dell'energia e di altri prezzi di materie prime, è un’inflazione molto molto più bassa di quella degli Stati Uniti. Il ritmo di aggiustamento non può che essere più graduale, ed è mi pare quello che la BCE ha fatto”. 

Tania Mastrobuoni (Repubblica): Questo è un po’ contraddittorio, perché Christine Lagarde ha scritto sul blog che ci sarebbe stato un aggiustamento di un quarto di punto a luglio e un quarto di punto a settembre e poi ha sorpreso i mercati dicendo che forse ci sarebbe stato di mezzo punto. 

Presidente Draghi: “Io non faccio più quel mestiere, e non faccio neanche il commentatore dei mercati”.

Tania Mastrobuoni (Repubblica): Però sta colpendo l’Italia in particolare, lei come lo interpreta?

Presidente Draghi: “I tassi di interesse più alti colpiscono tutti i Paesi, non solo l’Italia. Il tasso di interesse sui titoli obbligazionari è andato su, ma è andato su anche in Spagna, in Portogallo, ecc. E quando la BCE ha annunciato dei programmi che sono mirati a contenere la frammentazione della politica monetaria in Europa, ma non a rinunciare all’obiettivo di moderare l’inflazione, questi spread sono scesi. Le pronunce politiche sul comportamento della BCE fanno male soltanto a quelli che le fanno, sono assolutamente controproducenti”.

Marco Galluzzo (Corriere della Sera): La posizione che avete portato qui oggi unitaria, che non era scontata, sullo status di adesione dell’Ucraina all’Ue è una decisione che verrà confermata la prossima settimana dal Consiglio europeo? O è prematuro fare una previsione?

Presidente Draghi: “Sono molto soddisfatto di come è andata questa riunione. Noi tre insieme alla Romania siamo qui, abbiamo dimostrato una tale unità nel sostegno all’Ucraina. Siamo riusciti ad avere una posizione comune nel proporre l’Ucraina come candidato immediatamente, senza doverlo fare aspettare tanto tempo. Non è una conquista da poco. Però al Consiglio europeo si decide all’unanimità. E ci sono tanti altri Paesi con idee anche diverse. Quindi lo vedremo al prossimo Consiglio. A Zelensky ho detto chiaramente che noi non siamo nelle condizioni di promettere che questo sarà l’esito, noi siamo nelle condizioni di promettere che questa sarà la nostra posizione al Consiglio europeo. E’ un bel passo avanti anche questo”.