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Conferenza stampa del Presidente Draghi a Bruxelles

Venerdì, 24 Giugno 2022

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE DRAGHI

Buonasera a tutti.

È stato un Consiglio europeo a due dimensioni. 

Una dimensione è quella esterna all’Unione. L’Unione europea sta crescendo da questo punto di vista, sta diventando sempre più importante. Sta diventando quella Istituzione a cui ormai tutti i Paesi d’Europa guardano come una Istituzione capace di dar loro stabilità, prosperità e sicurezza.
Questo è un passo straordinario nella storia dell’Unione. E’ una dimensione che ha acquistato via via sempre più importanza proprio a causa della guerra in Ucraina. Paesi che prima non avevano pensato di chiedere di entrare nell’Unione, oggi vogliono avere lo status di candidato e lo vogliono avere rapidamente.

L’Ue ha iniziato a rispondere a questa richiesta, ovviamente è un processo complesso. E’ un salto identitario dell’Unione, un passaggio storico in cui l’Unione europea sta acquisendo un’identità diversa, molto più importante di quanto avesse prima.
Con le decisioni sullo status di candidato all’Ucraina, alla Moldova e anche alla Georgia, l'idea, la volontà è quella di avere i sei Paesi dei Balcani occidentali membri dell'Unione. I processi naturalmente sono lunghi, ma queste decisioni sono state prese. E, implicitamente, si è deciso che questo processo così esigente, burocratico per poter essere ammessi all'Unione, rimarrà esigente - perché è importante che queste riforme che si chiedono ai Paesi vengano attuate - ma sarà molto, molto meno burocratico. L'Unione così proietta un'immagine meno arcigna, meno burocratica di quanto avesse fatto in passato, meno fiscale e molto più aperta e cooperativa. Perché cooperativa? Perché l’avere lo status di candidato, i negoziati successivi, la fine e lo status di membro continueranno a richiedere un forte impegno dei governi. Quindi il conseguimento di queste varie qualifiche continuerà a essere dipendente dalla performance dei vari Paesi, cioè del grado con cui questi Paesi saranno capaci di attuare queste riforme. Quello che è cambiato è la disponibilità dei Paesi dell'Unione, dell'Unione stessa, della Commissione ad aiutare questi Paesi a compiere le riforme. È un primo passo molto importante in questo senso.

L'altro aspetto che è stato celebrato è l'entrata della Croazia nell'area dell'euro. Anche questo è un fatto che sviluppa la dimensione esterna dell'Unione. Man mano l'Unione sta acquisendo un'identità che non aveva prima. A proposito, i dati recenti dell'Eurobarometro mostrano un sostegno per l'Unione europea e per l’essere membro dell'Unione europea come non era mai stato in passato. Tutti gli indicatori, con riferimento ad esempio all'euro, all’Unione, mostrano un grado di adesione da parte dei cittadini europei come non aveva mai avuto nel passato.

C'è poi una dimensione interna all’Unione, che è una dimensione piena di sfide. È quella che ha che fare con l'inflazione, con l’economia. L’economia italiana ancora sta andando benino, anche grazie al turismo che sta crescendo certamente molto di più delle aspettative. Ma in generale nell'area dell'Euro - soprattutto a causa dei prezzi dell'energia e dell'inflazione in generale - le previsioni per l'economia sono di un rallentamento un po' in tutti i paesi. 

Quello che è importante ricordare per noi, in Italia, è che siamo impegnati a proteggere, a sostenere il potere d'acquisto degli italiani. Questo è importante ed è essenziale per tanti aspetti. Uno dei quali è la pace sociale, la pace nelle relazioni industriali. A questo proposito è mia intenzione convocare l’incontro con le parti sociali al più presto, la prossima settimana o entro 15 giorni, al ritorno del Summit.

Al Consiglio si è parlato molto anche di energia, di cosa fare per i prezzi così alti. In merito aggiungo due considerazioni. La prima riguarda l'Italia: noi ci stiamo preparando per l'inverno naturalmente e gli stoccaggi stanno andando molto bene. Per quanto riguarda la dipendenza dal gas russo, l'anno scorso era il 40% mentre oggi è il 25%. Quindi le misure che il governo ha messo in campo, già proprio dall'inizio della guerra, cominciano a dare i risultati. In altre parole altri fornitori di gas cominciano a sostituire il gas russo.

DOMANDE

Michele Esposito (Ansa): Presidente, volevo capire da dove nasce secondo lei il motivo per cui bisogna agire ora sul price cap e quali sono gli effetti positivi e non negativi che questa misura potrebbe avere sui prezzi e sull’inflazione.

Presidente Draghi: L’energia è aumentata di prezzo anche prima della guerra. Quello che sta succedendo, quindi, è che da un’inflazione che dipendeva essenzialmente dall'energia ora l'inflazione dipende anche da altre cose. Come è successo sempre negli anni ’70, ogni volta che c'è stato un forte, protratto aumento di prezzo di una materia fondamentale nella produzione pian piano questi aumenti si spargono e diventano, a loro volta, aumenti nei prezzi di altre merci, di altri beni.
In particolare un numero è stato dato dalla Presidente della Commissione: il 70% dei beni che sono presenti nell'indice dei prezzi e dei beni che vengono acquistati dalla gente ha avuto aumenti di prezzo, a seguito dell'aumento di prezzo dell'energia. È quindi necessario agire subito. Ovviamente non ho fatto commenti sul fronte della politica monetaria. Oggi però l'energia conta ancora per il 40% di questi aumenti. Se noi riusciamo a fare qualcosa su quel fronte otteniamo anche un progresso in termini di riduzione o contenimento dell'inflazione e, quindi, otteniamo anche un progresso in termini di contenimento del rialzo dei tassi di interesse. 
È per questo che avevo chiesto che si agisse subito su questo fronte. Naturalmente ci sono tanti timori rispetto a questo, alcuni Paesi sostanzialmente sono stati molto esitanti nell'agire. All'inizio del Consiglio europeo ho chiesto un Consiglio straordinario sull'energia a luglio. Giustamente mi è stato fatto osservare che non abbiamo ancora uno studio su cui discutere. Quello che abbiamo ottenuto è che nella risoluzione finale ci sia scritto che il Consiglio invita la Commissione che, a sua volta, ha promesso uno studio, un rapporto completo sul controllo dei prezzi, sul tetto al prezzo del gas, ma anche sulla riforma del mercato dell'elettricità che vede l’elettricità ormai tutta calibrata sul prezzo del gas. Tutto questo per settembre, da discutersi nel Consiglio di ottobre. È un risultato soddisfacente per noi, perché fino a poco tempo fa sostanzialmente si pensava a un'ulteriore dilazione, un’ulteriore esitazione.

Fabrizio Frullani (Tg2): Ieri Zelensky è intervenuto, ha ringraziato tutti i Paesi, in particolare si è soffermato con l’Italia, con lei. Ora che lo status è arrivato, può commentare questo che credo sia effettivamente un passaggio importante, storico oserei dire.

Presidente Draghi: Si, è un passaggio storico effettivamente. Noi siamo stati molto attivi nel promuoverne la candidatura, è importante per l'Ucraina. Ma come abbiamo visto immediatamente, è importante proprio per tutto il resto dell'Europa. Tra l'altro i progressi sui negoziati dei Paesi dei Balcani occidentali sono progressi che noi abbiamo sostenuto probabilmente prima di tutti gli altri. È stato un evento molto importante. Tutto questo acquista una fisionomia diversa in tempo di guerra, perché questi Paesi hanno deciso che la loro ancora di sicurezza non sta altrove, sta in Europa. E non è solo un’ancora di sicurezza, è anche un'ancora di prosperità - come si vede dal mercato unico -, è un'ancora che apre le loro economie alla pace. Questo è il motivo per cui parliamo di passaggio storico oggi.

Andrea Bonini (SkyTg24): Lei ha parlato della discussione sui Balcani, che ieri comunque non è stata priva anche di qualche momento di tensione. Le volevo chiedere: l'accusa è che ci siano stati ritardi e che possano esserci ritardi, ritiene che in assenza di un'accelerazione dell'Europa in questo fronte possa esserci il rischio che qualcuno di questi Paesi possa guardare con più interesse a Mosca, piuttosto che a Bruxelles?

Presidente Draghi: Non ci saranno ritardi. Uno degli effetti della riunione di ieri, dove i Paesi sono stati abbastanza uniformi nel protestare contro la lunghezza dei processi decisionali dell'Unione e nel chiedere decisioni, nel chiedere aiuto, è stato che non ci saranno più ritardi. Questo significa che i Governi di questi Paesi devono intraprendere con convinzione questo negoziato. Significa che i Paesi devono fare quelle riforme che sono evidentemente importanti per adeguare le loro società a quelli che sono gli standard dell'Unione europea. Significa però, come dicevo prima, che l'Unione europea e i nostri Paesi devono aiutare questi Paesi a fare quello che si chiede loro. Questo è il sunto dell'incontro di ieri.

David Carretta (Radio Radicale): Presidente, a proposito dell'energia, della questione price cap e più in generale dell'emergenza che sembra emergere - si è visto in Germania, ieri, con le decisioni che sono state prese -, ritiene che ci sia consapevolezza al Consiglio europeo dei rischi per il mercato dell'energia e per gli approvvigionamenti energetici, o che ci sia una certa sottovalutazione, voglia di andare ciascuno per conto suo? E a questo proposito, una grossa industria tedesca dell'energia oggi ha detto che serve solidarietà europea se ci sarà un taglio totale delle forniture dalla Russia. Ritiene anche lei che occorra trovare un meccanismo di redistribuzione del gas che arriva da altre fonti nel caso in cui ci fosse questa interruzione totale?

Presidente Draghi: C’è molta consapevolezza della serietà della situazione. C'è stato un impegno chiaro a coordinarci di più sui fronti che abbiamo discusso altre volte: la ricerca di nuovi fornitori, gli stoccaggi, piattaforme comuni. Si è parlato molto di coordinamento. Sulla solidarietà, certo che ci deve essere. Naturalmente ci deve essere anche una risposta a queste richieste di controllare il prezzo del gas. Oggi la maggior obiezione che si fa al tetto sul prezzo è la paura che la Russia in risposta tagli ancora di più le forniture. Ma ora siamo in una fase in cui le forniture sono ormai - credo - in Germania il 50% di quello che era prima, forse anche meno; il prezzo non so se è aumentato in maniera tale per cui Putin incassa più o meno le stesse cifre e l'Europa sta avendo difficoltà immense perché man mano l'offerta di gas da parte della Russia diminuisce. Noi - l'ho detto prima – siamo stati molto rapidi. Nei primissimi giorni dall’inizio della guerra abbiamo assicurato una rete di fornitori all’Italia e siamo relativamente ottimisti che tutto ciò possa compensare pienamente le importazioni di gas russo entro un anno, un anno e mezzo. Comunque i risultati si vedono, anche ora sono migliori di quello che ci si aspettava.

Serenella Mattera (la Repubblica): Lei ha sempre detto dall’inizio di questa crisi che l’Europa deve aiutare i Paesi, soprattutto a fronte di un’inflazione così alta. Però, anche in questo vertice, non ci sembra di registrare passi avanti né sul tetto al prezzo del gas e neanche su una nuova forma di debito comune. Ne avete discusso e si è parlato di un nuovo Recovery? Pensa ci siano margini per andare avanti o pesano soprattutto resistenze tedesche?

Presidente Draghi: Resistenze un po’ da parte dei Paesi cosiddetti frugali, certamente. Se ne è parlato, diversi membri del Consiglio europeo hanno sollevato questi temi. Forse, più che parlare di Recovery che fa pensare ad aiuti, bisogna semplicemente poter avere una capacità da parte dell’Unione Europea e da parte della Commissione di accedere al mercato in maniera autonoma rispetto ai Paesi. Questo è quello che si chiede: in altre parole - come fatto anche in occasione del Covid - invece di essere i singoli Stati che vanno sul mercato, è importante che possa essere la Commissione che va sul mercato e poi presta questo denaro ai singoli Paesi. Non è una situazione in cui è necessario avere dei grants, degli aiuti, ma è necessario avere una capacità fiscale comune che faccia capire ai mercati “guardate che siamo tutti insieme”. Se ricordate, quando la Commissione europea e il Consiglio europeo decisero la risposta al Covid con il Next Generation EU, gli spread improvvisamente calarono e quella non fu una decisione di politica monetaria, fu una decisione politica del Consiglio europeo. La situazione da questo punto di vista non è molto diversa. Quindi se ne continuerà a discutere, perché ovviamente è un altro passo fondamentale e ci vorrà del tempo. Le cose non vengono da sole, come avete visto per tutto quello che vi ho raccontato oggi.

Alessandro Barbera (La Stampa): Volevo chiederle se in questi due giorni si è seduto al Consiglio sentendosi con un mandato più forte di quello che aveva, dopo quello che è successo in Parlamento con la scissione all’interno del Movimento 5 Stelle, e se pensa che per rilanciare l’azione di governo forse sarà necessario un cambiamento nella squadra dei ministri.

Presidente Draghi: Alle domande brevissime rispondo con due risposte brevissime. Alla seconda la risposta è no e alla prima la risposta è: lo stesso mandato.

Angela Mauro (Huffington Post): Lei ha detto che del price cap se ne parlerà al prossimo Consiglio europeo di ottobre e che la Commissione farà una proposta a settembre. Quindi non prevede un vertice straordinario anche solo dei ministri dell’energia a luglio? E poi, come immagina un intervento sul price cap: sotto forma di sanzioni per la Russia? E in questo caso, non teme che ne possono approfittarne i nuovi fornitori che stiamo cercando?

Presidente Draghi: No sulla prima domanda, la Commissione ha bisogno di tempo per preparare questo rapporto. È un rapporto che riguarda non solo il price cap, ma tutte le misure che sono necessarie per moderare l’aumento dei prezzi dell’energia e riguarderà anche una possibile, eventuale riforma del mercato dell’energia elettrica. Come voi sapete, oggi l’energia elettrica è prodotta in parte attraverso il gas e in parte con le rinnovabili e non importa quale sia la sua fonte di produzione, tutta l’energia viene venduta al prezzo del gas, cioè al prezzo più alto della componente di produzione. Naturalmente, questo è quello che ha portato al fatto che le bollette sono cresciute così tanto. Ovviamente anche l’aumento del prezzo del gas, ma quest’altra componente è esclusivamente dovuta a come il mercato dell’energia è stato disegnato anni fa. Sulla seconda, è presto per dirlo. Il rapporto della Commissione serve proprio a questo, a individuare che tipo di tetto al prezzo del gas ci vuole. E naturalmente non può essere quello che si sta facendo in altri Paesi, dove gli importatori comprano il gas al prezzo di mercato ma viene poi trasferito ai consumatori ad un prezzo più basso e gli importatori vengono risarciti. Questo sistema, che sostanzialmente sussidia il prezzo del gas al dettaglio, non si può fare nel nostro caso e di quasi tutti i Paesi, perché la spesa necessaria per farlo è enorme. Noi facciamo un’altra cosa, aiutiamo coloro che devono pagare la bolletta attraverso una riduzione degli importi in bolletta. Ma non funziona neanche in questi Paesi, perché, grazie all’interconnessione di tutte le reti in Europa, quello che stiamo vedendo è che questo governo - di cui non voglio fare il nome, evidentemente - permette agli importatori di comprare a prezzo di mercato, sussidia e il prezzo che pagano i consumatori è più basso. Cosa succede? Succede che siccome le reti sono interconnesse, sono gli altri Paesi che vengono a comprare energia dove costa di meno, grazie al sussidio del governo di quel Paese. Quindi forse non è la strada giusta.

Francesco Malfetano (Il Messaggero): Sul price cap, porterà la questione anche al G7? Si aspetta un sostegno americano, visto che la Yellen ha fatto esplicito riferimento, per quanto si riferisse al petrolio? Magari da quella strada possono arrivare delle indicazioni utili anche all’Unione.

Presidente Draghi: Sì, certamente se ne parlerà anche al G7. Gli Stati Uniti sono consapevoli delle difficoltà che noi stiamo incontrando per le sanzioni, che servono e sono efficaci - come ho detto tante volte - nei confronti della Russia, ma sono anche molto pesanti per noi. Di questo gli Stati Uniti e gli altri Paesi non europei sono consapevoli. Gli Stati Uniti hanno già deciso qualche misura di aiuto nel portare gas liquido dagli Usa in Europa, però sono ancora cifre molto contenute. Gli Stati Uniti sono preoccupati del prezzo del petrolio, soprattutto, e quindi è in quel contesto che è venuto il suggerimento da parte della Segretaria del Tesoro Yellen di avere un price cap al prezzo del petrolio. Ma il price cap è la cosa che chiunque suggerisce di fare in questa situazione. Nel caso dell’Europa per il gas che viene attraverso i tubi non ci sono clienti alternativi all’Europa nei confronti della Russia. Quindi l’Europa ha un potere di mercato che deve esercitare e lo può esercitare attraverso il price cap. Non lo esercita perché c’è paura, da parte di alcuni, che a quel punto la Russia per rispondere tagli le forniture di gas ancora di più, ma quello è già successo.

Alexander Jakhnagiev (Vista): La vera emergenza sicuramente sarà nel prossimo autunno-inverno, per quanto riguarda il gas. Pensa che le misure su cui lavoriamo oggi, che stiamo prendendo, saranno sufficienti? Avremo il tempo per prepararci per questo? E poi, per quanto riguarda i Paesi più colpiti da queste sanzioni, si può ipotizzare da qui all’autunno-inverno un meccanismo di ristoro, un fondo, un modo per alleviare chi viene più colpito dalle sanzioni imposte dalla Russia?

Presidente Draghi: Sì, ci stiamo preparando proprio in funzione di questo inverno. Posso parlare per l’Italia: le misure che si stanno pensando assicurano che non vi sia emergenza durante l’inverno. Tutte le previsioni che ho visto finora fare, tutti gli studi che ho visto finora danno un quadro secondo cui, grazie proprio alla ricerca di altri fornitori, quindi dal punto di vista dei volumi, noi siamo in una buona posizione. Per quanto riguarda i fondi, ne abbiamo parlato anche oggi, è chiaro che ci sono molte asimmetrie. C’è un’asimmetria per quanto riguarda il prezzo dell’energia, una per quanto riguarda il peso dell’ospitalità dei rifugiati ucraini: da noi sono 137.000, in Polonia sono 3 milioni, in Romania sono due. C’è un peso per quanto riguarda l’impegno militare in questa guerra: ci sono Paesi che stanno spendendo quasi il 3% del Pil, noi siamo all’1,5%. Quindi ci sono tante asimmetrie di cui bisogna tener conto, vedremo. Però il punto è che non è a senso unico, non siamo solo noi colpiti da queste asimmetrie.

Marco Galluzzo (Corriere della Sera): Volevo chiederle tre cose rapidissime sempre sull’energia. Primo, se a ottobre non c’è il rischio che sia troppo tardi, visto quello che è avvenuto negli ultimi giorni e al fatto che la Russia continua a tagliare le forniture. La seconda cosa: lei ha insistito molto sulla componente inflazionistica rispetto all’aumento dei prezzi, ma da parte sua nei giorni scorsi e anche nelle conclusioni del Consiglio si fa un riferimento ad un’arma che Putin sta usando, a un ricatto che sta facendo all’Europa. Non credo che sia solo un problema economico ma anche di geopolitica, di risposta ad un ricatto e questa risposta l’Europa non la sta dando. In terzo luogo, vorrei capire qual è stata la posizione della Germania sul price cap, se ci sono state delle timide aperture o se la parola “paura” che lei ha usato è riferita anche a Berlino.

Presidente Draghi: La posizione della Germania è cambiata progressivamente muovendosi nella nostra direzione. Da un’obiezione di principio ora c’è molta apertura, tanto è vero che è passato questo testo che sostanzialmente fissa un appuntamento per questa discussione. Vedremo il rapporto della Commissione, vedremo quello che è possibile fare, vedremo quello che è difficile fare e vedremo quello che non si può fare. In questo senso c’è stata apertura, ma anche da parte di altri Paesi come l’Olanda, che erano molto rigidi all’inizio di questa discussione. 
Sul primo punto, certo che ottobre potrebbe essere tardi, soprattutto se avvengono altre cose sul fronte dell’energia. Ma su questo il Consiglio europeo è stata aperto, nel senso che, per ora, non si decide nessun Consiglio europeo straordinario. Se la situazione dovesse aggravarsi è chiaro che ci sarà. Ci potrà essere e questo è stato detto esplicitamente. Non è che facciamo passare due mesi e mezzo senza far niente. Su questo si è discusso e c’è stato accordo: se fosse necessario, se ci fossero nuove misure, certamente faremo un Consiglio straordinario.

Marilù Lucrezio (Rai): Vorrei sapere qualcosa in più sul progetto di Macron su una Comunità politica europea che ha illustrato ieri in conferenza stampa e quali sarebbero i Paesi a cui si guarda, eventualmente.

Presidente Draghi: Ne abbiamo parlato ieri sera e questo fa un po’ parte della nuova visione europea, della nuova dimensione dell’Unione europea rispetto all’esterno: c’è l’Unione, ma poi c’è un cerchio di altri Paesi che sono importanti per l’Unione Europea, per motivi prima di tutto di sicurezza, poi energetici, alimentari nel senso di crisi alimentare e di approvvigionamenti. L’idea del Presidente Macron è stata: perché non immaginare – non una nuova istituzione, su questo tutti siamo stati concordi - ma un nuovo modo di incontrare questi Paesi a livello di Capi di Stato e di governo per discutere di questi problemi. Questo tra l’altro, di nuovo, ha un effetto molto importante sull’Unione Europea, prima di tutto perché cerca di raggiungere altri, secondo perché nel far questo, nella scelta dei Paesi che invita al colloquio, si definisce la stessa Unione Europea. Per esempio, uno dei temi che è stato brevemente discusso ieri sera è che i Paesi che verranno invitati devono avere comunanza di valori con quelli dell’Unione Europea. Quindi ci sono diversi aspetti. Ovviamente la discussione è a uno stadio molto preliminare, ieri sera immagino che il Presidente Macron volesse sondare il campo per capire se c’erano obiezioni e non ci sono state. Però tutti dicono “Come sarà? Sarà formale o informale? Sarà una cosa che vincolerà in qualche modo una certa procedura?”. Ma tutto questo verrà fatto dopo, ora avremo probabilmente - come si fa di solito - un paper, un documento su cui discutere. È interessante che questa proposta abbia avuto luogo proprio nel Consiglio europeo dove si apriva all’Ucraina e si è aperto ai sei Paesi balcanici. A proposito dei sei Stati balcanici volevo dire che uno degli sviluppi importanti di oggi è che il Parlamento bulgaro ha sostanzialmente votato a favore della proposta che dovrebbe permettere alla Macedonia del Nord di accedere allo status di candidato o ad aprire i negoziati dopo essere stato candidato. Naturalmente, questo è importante ed è anche importante per noi perché, in un certo senso, sblocca la situazione per l’Albania. Importante per noi sono tutti e due, ma noi abbiamo sempre sostenuto in maniera particolare l’Albania. Una cosa che ho tenuto a dire è che se per caso ci fossero altri ostacoli da parte della Macedonia del Nord noi vogliamo che l’Albania venga presa e vada avanti da sola, senza essere più bloccata dalle differenze, dalle divisioni che ci sono sulla Macedonia del Nord.

Yannis Palaiologos (Kathimerini newspaper - Greece): I wanted to get your sense of the extent of concern in the room today about the prospect of energy solidarity in the coming months as countries will have a harder and harder time to secure their own supply of gas, and the next winter. 
A separate question about the military situation in Ukraine. We saw yesterday that the Ukrainians were forced to withdraw from Severodonetsk, Russia seems to be gaining ground steadily in the Donbass. Are you concerned that Ukraine is losing this war and should the EU and the West in general be doing more to help?

Presidente Draghi: There was a widespread sense that we’ve got to be together in this situation, for energy but also from other perspectives. Now, the Commission will have the task to specify exactly what is meant by solidarity. Some things we already know – common purchases, common procurement, common stocks, but that is just a [inaudible], we have to see how this will actually be articulated. The sense that solidarity has a full meaning now was there. 
On the war in Ukraine, we follow the developments. I can’t make any anticipation, no sense, so let’s see. The situation is different from a month ago, when Ukrainians basically pushed back the Russians from Kyiv, they seemed to be quite on the attack side and now it has evolved into a more containment war, so it’s getting difficult. But, the Ukrainians and Ukraine has the support of all the world that is with them – US, Canada, UK, Europe; that is something that also appears in the final resolution of the Council – the commitment to help Ukrainians in all possible ways. Thank you.    

Mario Franco Cao (Tg3): Dato che Putin usa l’arma del gas come un ricatto, lei personalmente e come capo del governo italiano non si sente un po’ deluso per il risultato di questo vertice? Non si aspettava di più dopo l’impegno che abbiamo profuso come Paese per raggiungere un obiettivo?

Presidente Draghi: No, non mi sento deluso. Anzi devo dire che non mi aspettavo di poter fissare una data precisa per la discussione di un rapporto completo sulla questione. Immaginavo che saremmo alla fine finiti nel solito rinvio, con un linguaggio un po’ vago. Le cose si stanno muovendo ma - come dicevo prima - non vengono da sole e, spesso, non vengono subito o così rapidamente come uno pensava dovessero avvenire prima. Ma tutto sommato è tutt’altro che delusione quella che provo ora.