Comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 21-22 ottobre, la replica del Presidente Draghi

Mercoledì, 20 Ottobre 2021

Vorrei ringraziare tutti i Senatori per il contributo dato a questa discussione che certamente informerà i miei interventi in sede di Consiglio europeo.

In particolare il tema Europa è stato sollevato da molti senatori.
In merito sono tre le questioni principali.

La prima è come si affronta questa sfida all’integrità europea che viene dalle sentenze delle Corti costituzionali nazionali le quali rivendicano la primazia della giurisdizione sulla Corte di giustizia europea. La posizione non può che essere di fermo, fermissimo, convinto sostegno alla Commissione nella sua azione.

Ricordiamoci che la prima sentenza che sfidò la primazia della Corte di Giustizia europea venne dalla Corte costituzionale tedesca che metteva in discussione l’efficacia della politica monetaria della Bce. La Bce vinse in Corte di Giustizia europea, in questo modo contribuendo alla formulazione di una politica monetaria la cui strumentazione sarà diversa per sempre da allora in poi, ma la Corte di giustizia tedesca riaffermò in maniera non diretta comunque una primazia.

Questa strategia, questo atteggiamento è stato ancor più confermato e drammatizzato da quello che è successo in Polonia e per altri aspetti in Ungheria. La Commissione europea sta reagendo con fermezza a queste posizioni, credo che bisogna semplicemente sostenere quello che sta facendo seguendo le procedure previste in questi casi. Vedremo come andrà a finire. Certamente si tratta di momenti di tensioni. Il nostro auspicio è che si rientri nell’alveo della giurisdizione della Corte di Giustizia europea, come è avvenuto in tanti altri casi. Questo, però, senza minare l’Unione europea nella sua politica di solidarietà, responsabilità e universalità della giurisdizione della Corte di Giustizia europea. E’ un percorso difficile politicamente prima che giuridicamente.

Il secondo punto è il ruolo unico dell’Europa. Effettivamente più si va avanti e più si scopre che non riusciamo a vincere queste sfide globali che superano i confini nazionali. Non saremo riusciti a vincere le sfide della pandemia, certamente non saremo riusciti a vincere la sfida di costruire una ripresa dopo il disastro provocato dalla pandemia. È impossibile vincere la sfida del digitale, della transizione ecologica. 

A questo devo aggiungere, che visti gli ultimi sviluppi internazionali, non potremmo mai vincere sul piano nazionale la sfida della difesa. Gli ultimi sviluppi hanno mostrato come inevitabile, necessaria, la costruzione di una difesa europea. Ciò richiede un’enormità di mezzi, che certamente un paese singolo non ha. 

Per darvi un’idea (queste sono cifre da una conferenza stampa del commissario Gentiloni che ha avuto luogo il 19 ottobre): la stima della Commissione europea di fabbisogno di investimento addizionale, privato e pubblico, riguardo alla transizione verde e a quella digitale sarà di circa 650 miliardi di euro all’anno fino al 2030. La transizione verde soltanto comporterà investimenti per 520 miliardi per anno. I settori dell’energia e dei trasporti richiederanno una stima di investimenti di 390 miliardi di euro per anno, cioè a dire il 50 per cento superiore che non in passato. Sono dimensioni che non riusciamo semplicemente ad affrontare a livello nazionale. Per cui L’Europa svolgerà necessariamente un ruolo unico, insostituibile, sia per le dimensioni degli interventi sia per le molte circostanze in cui la solidarietà sarà necessaria, come è stato in passato. 

Questi sono i fatti che in un certo senso accompagnano le nostre convinzioni ideali. Non è solo per bisogno che si sta in Europa, è per realismo e per idealismo.

In ultimo, questa convergenza di idealismo e realismo non può che portare, a mio avviso, a una risposta alla questione istituzionale che veniva sollevata dalla senatrice Bonino e anche da altri. Come questo possa avvenire, non riusciamo a saperlo ora. Questo è un momento, come avete detto, di grande transizione politica, nei maggiori Paesi dell’Ue, quindi ci vuole certamente una situazione politica con un orizzonte davanti che permetta di riavviare questo processo di ricostruzione dei meccanismi di decisione a livello europeo.

Il secondo punto - affrontato dal Senatore Arrigoni e dal senatore Girotto, dalla Senatrice Nastri - riguarda l’energia.

Siamo in un momento molto difficile. Prima di tutto, fatemi dire brevemente che cosa ha fatto il governo sul fronte dell’energia finora. Era già intervenuto a giugno con 1,2 miliardi, a fine settembre altri tre. Queste misure intervengono a vantaggio di oltre tre milioni di famiglie, che beneficiano del bonus sociale elettrico. Sono le famiglie più povere e per costoro sono tendenzialmente azzerati gli effetti del futuro aumento in bolletta. Per sei milioni di piccolissime e piccole imprese e per circa 29 milioni di utenze domestiche, sono azzerate le aliquote relative agli oneri generali di sistema per il quarto trimestre di quest’anno.

Per quanto riguarda il gas, per due milioni e mezzo di famiglie che beneficiano del bonus, sono state tendenzialmente azzerati gli effetti del previsto aumento della bolletta nell’ultimo trimestre di quest’anno.

Per tutti gli utenti di gas, e le famiglie e imprese, nello stesso periodo, l’Iva è stata ridotta al 5% e gli oneri di sistema sono stati azzerati. Quindi seguiremo con enorme interesse e grande partecipazione l’iniziativa della Commissione che ha indicato la possibilità di consorziarci in acquisti comuni per avere maggior potere contrattuale.

Inoltre ha anche pubblicato una lista di strumenti con l’indicazione di misure nel breve periodo di alleggerimento degli oneri e proposte di medio periodo con riferimento allo stoccaggio, l’integrazione del mercato, le comunità energetiche. Qui c’è, quindi, una proposta di considerare acquisti congiunti di gas sostenuta dall’Italia.

Una ultima parola sulla riduzione dei combustibili fossili: noi abbiamo fatto molto bene finora. Nel 2019 in Italia il 18,2% del consumo finale di energia era prodotta con fonti rinnovabili: più della Francia e della Germania.

Questo è stato l’effetto di un forte aumento nell’uso dei rinnovabili rispetto al 12,8% di 10 anni prima. Abbiamo quindi fatto bene ma dobbiamo fare ancora molto. Bisogna però riconoscere che si tratta di una partita difficile.

Le considerazioni dei senatori Arrigoni e Girotto, pur da prospettive diverse, pongono una questione molto difficile. Intanto la prima domanda da farsi è se l’aumento del prezzo del gas è temporaneo o strutturale.

Ci sono molte ragioni per pensare che una parte di questo aumento sia temporaneo. In tal senso, il senatore Arrigoni ha citato vari aspetti come il non utilizzo dell'eolico nel Mar Baltico, la siccità che ha inaridito le fonti Idro-elettriche, ma ce ne sono alcune che sono probabilmente strutturali.

Si tratta ad esempio della conversione delle centrali a carbone cinesi in centrali a gas. Pensate che la Cina produce circa il 50% dell’acciaio mondiale e gran parte di questo va a produzione ancora alimentata a carbone. La loro conversione a gas, quindi, significa che la Cina si fornirà con il gas necessariamente europeo, perché, ad oggi, non dispone di grandi produzioni di gas a livello nazionale.

Noi continueremo con la politica di sostegno, soprattutto per i più deboli e le piccole imprese, ma è necessario trovare delle soluzioni strutturali. Questo perché evidentemente la transizione verde prenderà tempo e nel frattempo noi siamo molto dipendenti, come gli altri Paesi europei, dal gas. Ed è una dipendenza drammatica. E grandissima parte di questo gas è importata.

È anche vero il fatto che se noi tirassimo oggi più gas questo sarebbe venduto ai prezzi internazionali, quindi a un prezzo che è quello più o meno mondiale, al netto però di costi di trasporto e altri oneri. Quindi questo è il conto che bisogna fare, ma attualmente credo che dovremmo continuare percorrere con decisione la strada della transizione verde, affrontare la mitigazione degli oneri che questo aumento del prezzo del gas impone soprattutto ai più fragili e nello steso tempo costruire soluzioni strutturali.

Non è facile, ma è l’unica strada da percorrere.

Una discussione di questo tipo in Europa, che avverrà domani e dopodomani, sarà una prima importantissima occasione per vedere un po’ di luce in fondo a questo tunnel.

Sulle migrazioni vorrei dare informazioni che forse già conoscete. La senatrice Bonino, la senatrice Biti e la Senatrice Giammanco hanno toccato questo punto.

Per quanto riguarda l’Afghanistan, attualmente sono stati presentati otto piani di azione dalla commissione per i Paesi prioritari: si tratta di Afghanistan, Bosnia-Erzegovina, Iraq, Libia, Marocco, Niger, Nigeria e Tunisia. Possono essere migliorati per quanto concerne le tempistiche e l’identificazione delle risorse finanziarie del bilancio dell’Unione Europea.

Come ho detto in altre occasioni, mi aspetto che la Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna assicurino al Consiglio europeo un costante aggiornamento sull’attuazione degli impegni e sulle risorse finanziarie, anche per una questione di trasparenza verso il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali.

Sui rimpatri ripeto quello che ho detto. È inoltre opportuno dare seguito all’impegno di progressi europei sui rimpatri troppo spesso e troppo poco attuati. Questi progressi richiedono più Europa.

Anche qui, l’azione dell’Unione europea su questa questione è incomparabilmente più vigorosa, più efficace, più penetrante dell’azione svolta da un singolo paese.

Due parole sull’autunno che stiamo vivendo. Questa estate abbiamo continuato a fare fronte agli obblighi internazionali di salvataggio in mare e di garanzia di protezione internazionale agli aventi diritto.

Abbiamo fatto fronte a sbarchi, registrazioni e prima accoglienza a dispetto della perdurante emergenza del Covid e le cifre attuali indicano sbarchi di fatto doppi rispetto a quelli dello stesso periodo dell’anno scorso.

Al 19 ottobre sono stati 50.500 a fronte di 26.000 dell’anno scorso. Circa 87.500 persone sono arrivate nell’Unione europea dal Mediterraneo via terra e via mare. Di queste circa 49.000 in Italia.

Infine, nella rotta del Mediterraneo centrale, dall’inizio dell’anno all’11 ottobre, sono morte circa 1.106 persone.

Quindi, di fronte a questi dati, mi trovo a ripetere quel che dissi credo fin dal discorso iniziale di questo governo: l’approccio del governo non può che essere equilibrato, efficace ma anche umano.

Efficace lo deve essere in due sensi: nel proteggere i confini nazionali dall’immigrazione illegale e dai traffici di immigrazione. Ma anche nell’accoglienza, e qui è il punto secondo me. Ricordo che proprio in quest’Aula dissi che per trasformare gli emigrati in fratelli occorre saperli accogliere, accoglierli bene ma con senso dell’importanza che significa essere italiani. Se no non riusciremo ad accoglierli e ne faremo dei nemici, ne abbiamo già fatto dei nemici.

Sulla ricerca: anche questo è un tema sollevato dal Senatore Renzi e dalla Senatrice Piro. Intendiamo investire in ricerca e competenze nella strategia appena adottata dal comitato per la transizione digitale e prevediamo di potenziare il numero dei dottorati di ricerca da 9 a 20 mila, così come le cattedre, i centri di ricerca, i centri di trasferimento tecnologico, ricerca di base individuale.

Specificatamente, sul “quantum research”, abbiamo due progetti nel Pnrr: ricerca di base ricerca applicata.

Al Senatore Toninelli, sulla puntualità del governo nell’informare il Parlamento, c’è un dl 77 del 31 maggio del 2021, articolo 2: il Governo trasmette alle Camere relazione semestrale sull’attuazione del Pnrr con focus sull’efficacia per l’occupazione, i giovani, la parità di genere e partecipazione delle donne al lavoro.

Il governo certamente predisporrà la relazione nei tempi previsti e i ministri sono a disposizione per ogni informazione.

Tra l’altro, il 23 settembre, è stata data un’informativa nel Consiglio dei Ministri sullo stato di attuazione e una cabina di regia presta attenzione specifica ai divari territoriali.

Credo di aver finito, grazie a tutti.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri