Olimpia Maidalchini Pamphilj

Olimpia Maidalchini PamphiljUn groviglio di leggende accompagna la memoria di Olimpia Maidalchini Pamphilj: donna di potere della Roma   seicentesca, quarta figlia di Vittoria Gualtiero e del ricco appaltatore Sforza, nacque a Viterbo il 26 maggio del 1591   e fu destinata al convento con le due sorelle, a vantaggio degli interessi dell’unico fratello Andrea, si oppose alla   decisione paterna e accusò di tentato stupro il Padre spirituale incaricato di convincerla a prendere i voti.

Sposata a sedici anni al borghese Paolo Nini, dal quale ebbe un figlio precocemente mancato, rimase vedova dopo   solo tre anni di matrimonio; assecondando la propria ambizione e cupidigia, nel 1612 scelse come suo secondo marito   l’aristocratico ma squattrinato cinquantenne Pamphilo Pamphilj, fratello di Giovanni Battista, futuro papa   Innocenzo X; quest’ultimo le fece frequentare  i circuiti dell’alta società romana e presto divenne intermediaria tra gli   uomini di affari e suo  cognato fino alla sua prevedibile nomina a papa. Dalle nozze nacquero due femmine e un maschio, Camillo, la cui paternità fu peraltro  attribuita allo zio papa.

Nel 1639 Olimpia rimase nuovamente  vedova: in quella occasione si insinuò che il coniuge non fosse deceduto per morte naturale ma fosse stato avvelenato dalla propria moglie e che quest’ultima, con impegno e dedizione, seguisse molto da vicino  la carriera -sempre più prestigiosa- di  suo  cognato Giovanni Battista. Nel 1644 egli infatti salì al soglio pontificio con il nome di papa Innocenzo X e come primo atto nominò Olimpia sua erede universale, rendendola a tutti gli effetti  l’Eminenza grigia della corte papale e padrona di Roma, tanto da essere soprannominata la “Papessa”.

Pasquino, la voce parlante di Roma, disse: ”Chi dice donna, dice danno/chi dice femmina, dice malanno/chi dice Olimpia Maidalchini, dice donna, danno e rovina”, e la soprannominò la Pimpaccia, deformando in romanesco il titolo di una commedia del 1600, “Pimpa”, la cui protagonista era - come Olimpia- una donna furba e arrivista; si parla poi anche di un’altra versione del nome datole dal Pasquino  il quale creò per lei  un gioco di parole con “Olim-pia, nunc impia” dal latino olim= una volta e pia=religiosa, nunc =adesso empia, ovvero una donna una volta pia e religiosa e ora corrotta e peccatrice! Fu lei, secondo le cronache dell’epoca, a commissionare al Bernini la fontana a piazza Navona spingendo il papa ad affidare il progetto al giovane architetto.

Nel 1655 Innocenzo X morì e la leggenda narra che ella non volle partecipare alle spese per il funerale, sostenute infatti dall’affezionato  maggiordomo.

Nel 1655 Fabio Chigi, eletto papa con il nome di Alessandro VII,  fece allontanare da Roma Donna Olimpia confinandola ad Orvieto per  porre fine alla sua carriera di donna di potere. Tramontava così nel disonore il suo potere, quando a causa della peste nel 1657 morì lasciando agli eredi una somma iperbolica di due milioni di scudi. È da questo momento che nasce la sua leggenda nera; si dice infatti che il suo fantasma dal 7 gennaio 1655,  anniversario della morte di Innocenzo X, si aggiri intorno il Casino del Bel Respiro avviandosi su una carrozza in fiamme verso la piazza Navona,  per raggiungere il Tevere e sprofondarvi con tutti gli averi accumulati.