Olimpia Aldobrandini

Olimpia AldobrandiniIn occasione della ricorrenza della giornata dedicata alle donne (8 marzo) si propone un approfondimento culturale su una donna che per una serie di vicissitudini ha dimostrato il coraggio e la coerenza delle proprie azioni   e che, per natali e scelte di vita, può essere considerata una figura importante nella storia di Palazzo Chigi: Olimpia Aldobrandini (1623-1681), figlia di Giangiorgio e nipote di altra Olimpia Aldobrandini (1560-1637), proprietaria   della mura del Palazzo fin dal 1578.

La giovane Olimpia sposò in prime nozze Paolo Borghese dal quale ebbe cinque figli, tra cui Maria   Virginia;  rimase vedova e, destando clamore e scandalo, sposò in seconde nozze dopo appena un anno, nel 1647,   il cardinal nepote, spogliato dell’abito talare, Camillo Pamphilj, che per lei lasciò la carriera ecclesiastica a cui la   madre e lo zio papa Innocenzo X (Gianbattista Pamphilj) lo avevano avviato con tanto impegno.

Bella, raffinata e colta, Olimpia  attirò tuttavia le ire di un’altra omonima, divenuta sua suocera, Olimpia Maidalchini, famosa  a Roma quale donna intraprendente, volitiva e manipolatrice col nome di «Pimpaccia». Olimpia e Camillo furono costretti all’esilio nella tenuta Aldobrandini di Frascati, fino ad essere riaccolti a Roma proprio nel Casino del Bel Respiro di Villa Doria Pamphilj (oggi sede di rappresentanza in uso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri), una cui stanza è dedicata agli sposi con  il nome di «Vestibolo degli amori difficili». Dal matrimonio con Camillo nacquero altri cinque figli tra cui Anna, che nel 1671 sposò Andrea Doria Landi, entrando nel ramo ereditario del marito dando inizio così alla dinastia Doria Pamphilj.

Olimpia, molto devota e di animo nobile, dimostrò con un testamento di molte pagine di essere una donna generosa e molto sobria, come si evince dalle parole «voglio che il mio corpo sia seppellito nella chiesa della Minerva, e nella sepoltura dei miei Maggiori senza pompa, in vece della quale voglio, che nel giorno nel quale il mio cadavere sarà esposto, si dispensino dal mio Padre Confessore à  luoghi Pii, e Poveri di Roma 500 scudi per elemosina (…) e per suffragio dell’anima mia voglio far celebrare tutte le messe che ivi potranno in quel giorno, fino al numero di diecimila messe per lo che lascio mille scudi».

La figura di Olimpia apre la nostra rassegna di brevi approfondimenti, in quanto determinante per la storia del Palazzo. Ella costituì elemento di cerniera tra la propria famiglia di origine (Aldobrandini, la prima proprietaria del palazzo) e la famiglia Chigi che a questo diede il nome. Fu proprio Olimpia, madre di Virginia Borghese, sua figlia di primo letto, a prendere accordi con Agostino Chigi, suo futuro genero e nipote del papa Alessandro VII (Fabio Chigi), per vendere il palazzo che fu Aldobrandini, alla famiglia Chigi.

Data di pubblicazione: 8 marzo 2016