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Intervento del Presidente Conte all’inaugurazione dell’Anno accademico 2019-2020 della Scuola Ufficiali Carabinieri

Venerdì, 24 Gennaio 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all’inaugurazione dell’Anno accademico 2019-2020 della Scuola Ufficiali Carabinieri.

Buongiorno a tutti, al Ministro Guerini, agli altri Ministri presenti, al signor Capo di Stato Maggiore della Difesa, al signor Comandante Generale, alle autorità civili, militari e religiose, a tutti i gentili ospiti. E un caloroso saluto in particolare alle allieve e ai cari allievi, siete voi i protagonisti di questa giornata inaugurale. Un caloroso pensiero anche a tutte le donne e a tutti gli uomini dell’Arma dei Carabinieri, che sono qui presenti in sala, e anche a coloro che sono collegati in video conferenza e ai militari che quotidianamente contribuiscono, con il loro impegno, a rendere più sicuro questo nostro Paese.

Sono particolarmente lieto di essere qui con voi oggi per inaugurare l’anno accademico 2019-2020 in questo Istituto, che dal 1976 è la sede principale dell’Ente di formazione dell’Arma, è un hub di sviluppo, di concetti, di teorie, dottrine e prassi che consentono all’Arma di rimanere al passo con i tempi accompagnando, ed a tratti anticipando, le esigenze connesse con una società che si evolve rapidamente, senza mai snaturare la missione di tutela e protezione del cittadino che sempre l’ha contraddistinta e continua a contraddistinguerla. 

Vi porto quindi anch’io  il saluto ed il vivo apprezzamento come vedete di tutto il Governo per quanto quotidianamente fate con orgoglio e sacrificio. Grazie, Carabinieri, per il contributo alla sicurezza del nostro Paese! 

L’Arma, è stato anche detto, è presente in ogni angolo del territorio nazionale con le sue oltre 5.000 Stazioni e Tenenze, fra cui anche quelle del comparto forestale, come sappiamo, unici presidi di polizia pensate in oltre 7400 comuni d’Italia. E’ un impegno che comporta anche un rischio, che comporta anche un tributo. Ed è stato ricordato nel 2019 sono morti 3 Carabinieri in servizio. Ogni anno ci sono numerosi feriti, e peraltro un trend purtroppo in crescita, lo ricordava il Comandante Generale Nistri, fatto di episodi di violenza o quantomeno di resistenza che i nostri militari subiscono, sovente, nell’esercizio delle funzioni a tutela della collettività. Tale tributo – un segno tangibile di quanto sia difficile e delicato affrontare ogni giorno la criminalità per difendere i cittadini – è la cifra distintiva dell’abnegazione, che vi rende un’Istituzione amata ed ammirata dagli Italiani tutti. 
 
E’ stata ricordata e la voglio ricordare anch’io la maxi operazione contro la ‘ndrangheta che, meno di un mese fa, ha portato all’arresto di oltre 300 persone, è un ulteriore testimonianza di quanto i Carabinieri siano una straordinaria Istituzione, baluardo a difesa degli interessi collettivi,  contro l’efferatezza della criminalità organizzata.
 
Una tutela che, espressa in sinergia con le altre Forze di Polizia, ci preserva quotidianamente dalla minaccia rappresentata dal terrorismo e dalla criminalità organizzata anche transnazionale, realizzando la prevenzione avanzata da pericoli che, seppur geograficamente distanti, in un mondo globalizzato provocano – tuttavia – significativo turbamento alla sicurezza nazionale. In più occasioni, i Carabinieri hanno sventato piani di attacco di organizzazioni eversive, contribuendo a salvaguardare l’Italia da attentati che in molti altri Paesi, come sapete anche in Europa, hanno subito conseguenze molto sanguinose. 

È un’Istituzione quindi, la vostra, l’Arma, la nostra, l’Arma, la cui organizzazione funzionale ha perseguito e ancora persegue l’obiettivo di convogliare e rendere sinergiche una pluralità di competenze in settori di interesse prioritario, nel quadro della sua missione, ma coniugando, sempre con approccio direi anche a tratti molto originale, tradizione e modernità. 

Mi riferisco, in particolare, alla tutela ambientale, agro-alimentare e forestale, assicurata attraverso il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari, la cui scelta di organizzare il Corpo nell’Arma dei Carabinieri è derivata dalle affinità esistenti tra le due Istituzioni in ragione della diffusa presenza sul territorio, svolgendo compiti a salvaguardia dell’ambiente, potendo quindi mettere a sistema le capacità maturate per realizzare gli obiettivi di risparmio e di efficienza perseguiti dalla riforma. E’anche questo, se mi permettete, il segno di una “sensibilità verde” che ha radici antiche, di cui come sapete questo governo, il governo che presiede  è particolarmente avvertito, e che contribuisce a preservare quel corpo unico, prezioso e tuttavia fragile che l’Italia possiede, costituito dal suo patrimonio ambientale, dalla sua biodiversità e dalla qualità dei suoi prodotti agroalimentari. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la compromissione degli equilibri degli ecosistemi può provocare conseguenze il cui ripristino richiederebbe decenni se non secoli. Per questo, come Governo, ci siamo impegnati a valorizzare il nostro Patrimonio ambientale, clima e biodiversità, dal punto di vista culturale, economico e finanziario, realizzando un’agenda globale molto impegnativa che però valga a proteggere anche i nostri figli e le generazioni future. 

Come più volte mi sono trovato ad affermare, la Green Economy è il futuro, ed è per questo che siamo decisi, ovviamente nel perimetro delle nostre competenze, ad orientare l’intero sistema produttivo verso la sostenibilità per una crescita costante dell’industria e dell’impresa. Ma questo sarà realizzabile anche grazie alle garanzie di tutela che Istituzioni come l’Arma dei Carabinieri assicurano.   

Significativo è, in questo senso, l’impegno quotidiano dei Carabinieri forestali nel contrasto al traffico illecito dei rifiuti e alle ecomafie, fonti di ingenti guadagni per la malavita organizzata, al traffico di specie rare, alle frodi agro-alimentari che mettono a rischio anche  il valore del made in Italy. 

Siamo però consapevoli che tutto questo non basta e non può bastare. Occorre sollecitare e perseguire un cambiamento di paradigma culturale. Ed è anche per questo che vogliamo inserire nella carta fondamentale della nostra Costituzione la tutela ancora più intensa della protezione dell’ambiente e della biodiversità, unitamente allo sviluppo sostenibile, perché continuino questi principi a orientare tutta l’azione della macchina statale a ispirare tutti i cittadini.

In questo contesto, la modernità dell’Arma è stata, sin dalle sue origini, la capacità di svolgere la propria missione di tutela della collettività sia in Patria che all’estero, ponendosi – sin dai tempi della guerra di Crimea – come un’Istituzione a vocazione internazionale, marcatamente globalizzata e in grado di proporre il sistema Paese quale modello di riferimento internazionale. L’Arma, che garantisce le condizioni per l’esercizio dell’azione del Governo, assicurando la sicurezza delle sedi diplomatiche all’estero, partecipa, infatti, con un contributo che è stato ricordato alle missioni di stabilizzazione delle Aree di crisi, contribuendo allo sviluppo delle capacità delle Forze di Polizia locali e al sostegno ai processi di Institution Building.

Attraverso la promozione del moderno modello della “polizia di stabilità”, promosso dall’Arma dei Carabinieri, nell’ambito dell’Alleanza Atlantica, i nostri Carabinieri addestrano, anche in aree fortemente degradate ovvero in situazioni di minaccia ibrida, le Forze di Polizia locali, contribuendo così a ripristinare le condizioni per il naturale sviluppo delle collettività ed il rispetto dei diritti dell’uomo, attraverso un’azione di polizia efficace e responsabile. Sappiamo tutti quanto sia importante il vostro contributo, il contributo che fornite all’estero e quanto sia rilevante il vostro ruolo, in particolare in alcuni scenari di crisi che sono stati ricordati ove operate quotidianamente, in un contesto ambientale, in questo momento, davvero estremamente delicato. 

La presenza dell’Arma nei Teatri Operativi esteri si articola sotto forma di: attività di polizia esecutiva, dove l’Arma è chiamata a sostituire forze di polizia collassate o comunque che non sono in grado di assolvere al proprio mandato; oppure anche come polizia di rafforzamento, intesa come ricostituzione delle capacità e delle istituzioni locali, attraverso strutturate attività di addestramento, mentoring, monitoraggio, assistenza e consulenza a livello tattico, operativo e istituzionale; e infine anche in forma vdi vera e propria military diplomacy, nei casi in cui l’Arma concorre al perseguimento degli obiettivi diplomatici, fornendo consulenza qualificata e partecipando ai consessi preposti ed orientati alla stabilizzazione di lungo termine delle aree di crisi.

Ecco che all’estero e nelle missioni per il mantenimento della pace, sapete sempre farvi apprezzare. Sapete trattare con ogni componente etnica, religiosa, civile e militare. La vostra forza sta nel saper dialogare, sapere riunire anime diverse. Sono caratteristiche che rendono orgoglioso il nostro Paese e mi rendono personalmente orgoglioso – ho constatato tutte queste cose durante le mie numerose missioni all’estero - e per le quli noi riceviamo grande apprezzamento dai nostri interlocutori internazionali. I vostri compiti di polizia giudiziaria fanno di voi degli operatori nel settore della giustizia, in ambito sociale, sempre pronti a intervenire e a dare aiuto. Il vostro status militare modella in voi, come un abito mentale, la disciplina e il rispetto dell’altro. L’obbedienza, la lealtà nei confronti del vostro superiore, nei Teatri operativi, tramuta in rispetto delle autorità locali, di un anziano, di una signora, di chi avete di fronte di volta in volta. Essere italiani, se mi permettete, è il valore aggiunto finale: venite da una storia che è quella della pax augustea, del Pantheon. Il dialogo e la mediazione fra culture diverse sono per voi e per noi tuttil’eredità, l’eredità di una civiltà millenaria.   

In Iraq, ad esempio, anche a fronte del recente deterioramento della situazione di sicurezza, il Governo locale, che ha più volte sottolineato come l’impegno dell’Arma in seno alla Coalizione Globale anti Daesh, sia determinante, ecco il vostro impegno teso alla formazione della Polizia rimane una priorità strategica per realizzare una pacificazione sociale, inclusiva e sostenibile. Nel pomeriggio incontrerò il Presidente Salih, il Presidente iracheno e sono sicuro che ancora una volta – me lo ha confernato già per telefono – rimarcherà tutto l’apprezzamento per la vostra presenza.  

Non posso dimenticare, anche il ruolo esercitato dal Comando Tutela Patrimonio Culturale, eccellenza riconosciuta a livello internazionale che, in cinquanta anni, ha recuperato circa tre milioni di beni, restituendo storia ed identità non solo all’Italia, ma anche a molti Paesi, come di recente è successo con il Messico e con la Cina.

L’apprezzamento internazionale per il lavoro dei Caschi Blu della Cultura, mi è stato recentemente testimoniato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che il 7 gennaio ha inaugurato, al Palazzo di vetro di New York, una mostra di opere recuperate proprio da voi, dall’Arma.  
In questo contesto, la Scuola Ufficiali Carabinieri costituisce un Ente di importanza strategica e internazionale per la formazione e la maturazione della figura dell’Ufficiale dei Carabinieri. La presenza di allievi di forze di polizia straniere ne è una concreta testimonianza. 

La Scuola quindi, che oggi ospita oltre 300 Ufficiali frequentatori, assicura una formazione costante e moderna e mira a valorizzare conoscenze, capacità ed abilità operative nonché a perfezionare le capacità di comunicazione interna ed esterna, ferma restando la caratterizzazione accademica conferita alle discipline universitarie – ho qui incontrato dei miei vecchi colleghi professori, docenti - attraverso l’aggiornamento nelle varie materie: quelle giuridiche ed amministrative, quelle tecnologiche, quali il contrasto alle minacce cyber ed ibride, quelle internazionali, utili a conseguire le competenze necessarie a contrastare i fenomeni criminali di tipo transfrontaliero. 

Tra questi banchi, attraverso un impegnativo percorso di studi che coniuga preparazione tecnica e disciplina militare, vi formate – care allieve e cari allievi – per diventare autentici servitori dello Stato, pronti a proteggere e a far rispettare, i dettami della nostra Carta Costituzionale, consapevoli di essere, da un capo all’altro d’Italia, anche nei più piccoli Reparti territoriali, leaders capaci di orientare, di guidare coloro che, ogni giorno, pattugliano le nostre strade, che ci sono vicini in tante circostanze, con cui delle volte prendiamo anche il caffè, espressione di una vicinanza continua, un controllo del territorio, se mi permettete di dire, “dal volto umano” che ci rende orgogliosi ed al tempo stesso ancora più sicuri. 

Siete una risorsa del Paese che deve farsi promotrice di quell’umanesimo che deve porre l’individuo al centro della società. Una forza sana, che deve affrontare anche le vicende più dolorose – alcune le abbiamo ricordate – con coraggio, con fermezza, pronta ad andare, come spesso fate, ache oltre le normali mansioni d’istituto e rinunciando, talvolta, anche al calore degli affetti più cari – ne siamo consapevoli - ricompensati tuttavia, da attestazioni numerosissime di riconoscenza, di apprezzamento di stima da parte dei cittadini. E mi fa piacere che il Comandante Galletta abbia posto anche nel vostro percorso formativo l’accento anche sulla formazione etica. Ecco l’imperativo deontologico, l’imperativo morale deve sempre poter caratterizzare anche il vostro operato professionale.

Ed è così che il sistema della pubblica sicurezza trova il suo necessario completamento nella responsabilità, aderente e concreta, dell’azione di polizia nelle comunità, risalente, nella maggior parte dei casi, proprio ai Reparti dei Carabinieri.

E noi dobbiamo sempre tenerlo a mente. L’esigenza di protezione dei cittadini, l’esigenza di tutellare la sicurezza del nostro paese devono sempre lasciarsi ispirare, guidare dalle regole democratiche, devono sempre trovare il proprio fondamento, il proprio centro gravitazionale nel rispetto dei diritti fondamentali della persona perché dobbiamo sempre ricordarci che la persona è al centro della nostra architettura costituzionale.   

Concludo. Concludo con una nota espressione di un motto di Winston Churchill: “L’ottimista vede il pericolo come un’opportunità. Il pessimista vede l’opportunità come un pericolo”. Accogliete questa sfida, la sfida del futuro, la sfida del cambiamento. Accogliamo tutti questa sfida  per lasciare a chi verrà un Paese migliore di quello che abbiamo trovato. Confido in voi!

Viva l’Arma dei Carabinieri, Viva la nostra Patria!
 


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