Videomessaggio del Presidente Conte al Festival del Lavoro 2020

Venerdì, 23 Ottobre 2020

Il Presidente Conte è intervenuto con un videomessaggio al Festival del Lavoro 2020.

Gentile Presidente Marina Calderone, partecipo volentieri al vostro Festival del Lavoro, seppur a distanza.

Saluto anche Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi che ha organizzato questo evento e ovviamente tutti coloro che, seppure in modalità virtuale, stanno prendendo parte e stanno animando l’iniziativa di voi Consulenti del Lavoro. 

Mai come quest’anno il contributo della vostra categoria è parte viva nelle relazioni del mercato del lavoro.

In un periodo in cui le forze produttive del Paese sono state messe a dura prova dalle conseguenze della pandemia, i consulenti del lavoro hanno interpretato al meglio la vitale funzione di essere “cinghia di trasmissione” tra Istituzioni e tessuto produttivo.

Avete offerto un contributo straordinario per assistere gli operatori economici e per contribuire ad attuare le misure di sostegno sin qui programmate dal Governo: la vostra dedizione e il vostro impegno, le vostre competenze professionali hanno contribuito alla resilienza del Paese. Vi ringrazio sinceramente a nome dell’intero Governo.

Siamo perfettamente consapevoli delle grandi difficoltà che stanno attraversando le aziende, i lavoratori, in particolare quelli autonomi, i liberi professionisti. Siamo perfettamente a conoscenza degli enormi sforzi che sono stati fatti per adeguare e riorganizzare i tempi e gli spazi dei luoghi di lavoro. L’esperienza di questi mesi ci ha anche dimostrato che tutelare prioritariamente la salute consente di difendere meglio, più incisivamente, il tessuto produttivo del Paese.

Ho visionato anche i risultati dell’indagine che avete reso nota tramite la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, condivido ovviamente la crescente preoccupazione per l’aumento dei contagi a cui stiamo assistendo in questi giorni in tutta Europa e ovviamente anche in Italia. Siamo ancora dentro la pandemia. Dobbiamo tenere l’attenzione altissima. Forti dell’esperienza della scorsa primavera, dobbiamo contenere il contagio puntando a evitare l’arresto dell’attività produttiva e lavorativa, come pure la chiusura delle scuole e degli uffici pubblici. Dobbiamo scongiurare un secondo lockdown generalizzato. Per far questo dobbiamo rimanere vigili, prudenti, pronti a intervenire nuovamente in qualsiasi momento ove fosse necessario. 

“L’Italia riparte dal lavoro” è il tema intorno a cui si snoda la vostra riflessione. Il lavoro è una priorità che oggi - dopo diversi mesi di sofferenza - necessita di uscire da una dimensione squisitamente difensiva, per divenire invece strumento di dinamico riscatto collettivo. 

Nella Legge di Bilancio, definita da poco in Consiglio dei Ministri, lo vedrete, abbiamo puntato su misure che insistono, direttamente e indirettamente, sul mercato del lavoro: ampliamento del contratto di espansione, decontribuzione triennale per le assunzioni degli under 35 in tutta Italia, fiscalità di vantaggio – che diventa a regime - per chi investe nelle regioni del Sud, taglio del cuneo fiscale, conferma della Cassa integrazione nei settori che hanno registrato pesanti perdite. E ancora, un fondo da 4 miliardi di euro per ristorare gli imprenditori dei settori maggiormente danneggiati dalla pandemia. 

Abbiamo in cantiere, inoltre, una riforma fiscale, ampia, complessiva, nel segno dell’equità e della semplificazione e della trasparenza anche a beneficio dei lavoratori autonomi. E stiamo mettendo a punto una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali, volta a rendere più semplici e più universali gli strumenti di sostegno al reddito.

È un disegno che prelude ad un investimento più grande, un piano di crescita strategico a cui l’Italia sta lavorando: il Recovery Plan.
Abbiamo la necessità, il dovere di immaginare una nuova etica del lavoro, dove non abbiano più asilo le parole sfruttamento, precarietà, diseguaglianza. Un’etica dove sviluppo e tutela dell’ambiente non siano opposti polarizzati, ma sinonimi di sinergia e di affiatamento. 

In virtù di questo convincimento, il nostro compito oggi è quello di far procedere insieme lavoro e dignità. Un binomio, questo, che deve essere condotto al centro del nostro agire civico prima ancora che politico-economico. 

Bertrand Russell, il grande filosofo-matematico, sosteneva che l’uomo che si vergogna del proprio lavoro non può avere rispetto di sé stesso: ecco, io aggiungo che quando lo Stato e le Istituzioni pubbliche non hanno rispetto per il lavoro e le condizioni in cui si svolge, allora è lì che deve sopraggiungere la vergogna. 

Il nostro dovere è rispettare ogni donna e ogni uomo dando loro la dignità e gli strumenti idonei per realizzare, attraverso il lavoro, il sostegno attivo al benessere della comunità. Ed è quello che, nel vostro quotidiano, voi consulenti del lavoro continuate a fare, chiamati a gestire le relazioni con i tanti universi che a voi si rivolgono per essere sostenuti. 

Buon lavoro a voi tutti.
 


Per saperne di più

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