Senato, le comunicazioni del Presidente Conte in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre

Martedì, 13 Ottobre 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha reso al Senato le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Gentile Presidente, gentili Senatrici e gentili Senatori,

il Consiglio Europeo che avrà luogo giovedì e venerdì prossimo è il primo Consiglio ordinario “in presenza” dopo due riunioni straordinarie, svolte anch’esse in presenza: quella del 17-21 luglio, quella del famoso negoziato quando fu raggiunto lo storico accordo su “Next Generation EU” e sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, e poi quella del 1° e 2 ottobre, che ha recuperato il Consiglio Europeo di metà marzo scorso che era stato rinviato a causa del Covid-19. 

Lo svolgimento dell’abituale Consiglio Europeo di metà ottobre dovrà rafforzare la consapevolezza che il pieno superamento del Covid-19 sul piano sanitario ed economico resta - oggi più che mai - l’obiettivo prioritario per l’Unione Europea e per i suoi Governi.

È con questo spirito, nel segno di un’effettiva solidarietà intra-europea, che potrà risultare efficace la sessione nella quale il Consiglio Europeo sarà chiamato ad esaminare la situazione epidemiologica, ad affrontare il coordinamento generale degli interventi e a discutere, già in questa fase, dello sviluppo e della distribuzione di un vaccino a livello di Unione europea. 

In coerenza con quanto io stesso e i membri del Governo hanno sempre sostenuto sui tavoli europei fin dall’inizio dell’emergenza da Covid-19, confermerò la convinzione che le misure nazionali volte al contenimento del contagio debbano contare su una cornice europea di sostegno sanitario ed economico efficace e, nel campo della tutela della salute e della gestione dei confini, comunque rispettoso delle competenze nazionali. 

L’impegno italiano in chiave europea a contrasto della pandemia trova autorevole e concreta conferma nella decisione, assunta insieme alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, di organizzare un “Global Health Summit” durante la nostra Presidenza del G20 l’anno prossimo, il 2021.

Si tratta di un’occasione decisiva per valorizzare la nostra leadership sui temi della salute globale e della lotta al Covid-19, esplicitamente riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Lo sforzo del Governo nelle diverse sedi europee ed internazionali, fin dall’inizio di questa pandemia, si è profuso anche sul fronte della ricerca di un vaccino efficace e con l’obiettivo della sua equa distribuzione all’interno e all’esterno dell’Unione europea in particolare, per quanto riguarda la dimensione esterna, a beneficio dei Paesi più vulnerabili. 

L’Europa è chiamata a rimanere unita.

Insieme dobbiamo essere quanto più determinati in questa fase di recrudescenza continentale del Covid-19 e di auspicato rilancio delle nostre economie.

Dopo avere dato una risposta ambiziosa e anche tempestiva alla crisi pandemica, da parte europea dobbiamo continuare a lavorare speditamente sul piano dell’attuazione normativa del programma Next Generation EU.

Tutti gli Stati Membri devono agire con coerenza e lealtà, nel rispetto dell’impegno politico assunto con la decisione del Consiglio Europeo dello scorso 21 luglio. È obbligo innanzitutto morale, per non dimenticare le migliaia di vittime della pandemia e per offrire una prospettiva migliore alle nuove generazioni di europei.

Continuiamo dunque a sostenere lo sforzo, profuso dai Vertici delle Istituzioni comunitarie e dalla Presidenza di turno tedesca del Consiglio dell’Unione europea, volto ad evitare rinvii dell’operatività di “Next Generation EU” e del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale.

In particolare, non dobbiamo permettere che possano generarsi ritardi a causa di un utilizzo divisivo di principii e regole, come quelle relative allo stato di diritto, sulla cui applicazione il Consiglio europeo ha già adottato le sue decisioni il 21 luglio scorso.

Questo progetto di rilancio dell’economia europea, infatti, costituisce un’occasione senza precedenti anche per riportare l’Italia su un sentiero di crescita e di sviluppo sostenibile, equo e inclusivo.

A tal proposito, vorrei esprimere un sincero e sentito ringraziamento agli onorevoli senatori per la relazione elaborata dalle commissioni bilancio e politiche dell’Unione europea sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che contiene indicazioni preziose per la redazione, l’attuazione e il monitoraggio del Piano.

La doppia sfida posta dalla transizione ecologica e digitale costituisce inevitabilmente una priorità centrale per l’elaborazione del Piano.

In particolare, il 40% delle risorse sarà dedicato a investimenti nella sostenibilità ambientale, che aiutino il Paese a centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni individuati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima e - contemporaneamente - promuovano nuove opportunità di occupazione, innovazione e sviluppo.

Un’attenzione cruciale sarà dedicata alla valorizzazione del primato italiano nel settore dell’economia circolare – è un primato di cui dobbiamo essere tutti orgogliosi -, all’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati, con l’estensione di misure già in vigore come il superbonus edilizio, e al rilancio di investimenti cruciali nella tutela del territorio e del patrimonio idrico.

Inoltre, all’obiettivo della digitalizzazione, dell’innovazione e della competitività del sistema produttivo sarà dedicato almeno il 20% delle risorse del Piano.

Oltre a rilanciare e raffinare le misure già vigenti - penso al pacchetto “Transizione 4.0” - una particolare attenzione sarà rivolta al fondamentale incremento delle competenze digitali - sia della pubblica amministrazione, sia del mondo produttivo - e agli investimenti volti a colmare i divari digitali nella connettività fissa e mobile, che caratterizzano ancora molte aree del Paese.

Non possiamo più tollerare che il nostro Paese si trovi agli ultimi posti nelle classifiche europee relative alla digitalizzazione dell’economia e della stessa società.

L’obiettivo del Governo, in questo ambito, è quello di costruire un’Italia più innovativa, più semplice e sempre più preparata a cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie digitali, cruciali per il pieno sviluppo sociale ed economico delle generazioni future.

Inoltre, il Governo condivide l’invito a concentrare le risorse disponibili in un numero contenuto di progetti qualificanti, che rispondano agli obiettivi strategici del pacchetto Next Generation EU.

A tal proposito, il Governo sta sviluppando le sei missioni nelle quali, come avete visto, è organizzato il Piano – che sono appunto indicate nelle Linee guida vi abbiamo presentato - in un numero limitato di azioni, ognuna volta a colmare uno specifico divario del Paese. 

Tali azioni contengono i progetti qualificanti, che saranno corredati dai necessari indicatori di avanzamento dello svolgimento delle opere: la baseline (ovvero lo scenario “tendenziale”), i target che intendiamo raggiungere e le milestones, il cui completamento è necessario per ottenere le successive tranches di finanziamento.

Ogni progetto contenuto nelle azioni è riferito a un soggetto istituzionale individuato come responsabile della sua realizzazione.

E il Governo - l’ho già anticipato - è determinato a prevedere un assetto normativo ad hoc per la governance, l’attuazione e il monitoraggio del Piano, che sarà opportunamente sottoposto all’esame del Parlamento.

Valuterò con la massima attenzione la proposta, contenuta nella relazione, volta a garantire ai soggetti attuatori appropriati incentivi per l’avanzamento dei progetti, nonché penalità per l’inattività di coloro che non rispettano il cronoprogramma stabilito. Cogliamo lo spirito e l’obiettivo, la ratio, di questa proposta. Ratio e spirito che sono certamente condivisi dal Governo: quello di assicurare tempi celeri e certi per la realizzazione del Piano, cosa questa essenziale per garantire un rapido assorbimento delle risorse europee ed evitare che ancora una volta, come è successo in passato, possano rimanere sprecate.

Auspico che il clima di leale collaborazione tra tutti i gruppi parlamentari, che si è già registrato nei mesi scorsi durante la fase più dura della pandemia, possa conservarsi anche in vista del voto su prossimo scostamento di bilanci, che rappresenta un passaggio fondamentale per assicurare le risorse necessarie ad affrontare le sfide che purtroppo la pandemia ancora ci prospetta. 

Massima sarà anche in tutte fasi - come peraltro auspicato nella medesima Relazione presentata dalle Commissioni riunite - la leale collaborazione con le Regioni e con gli enti locali.

L’obiettivo del Governo, infatti, è che tutti i soggetti istituzionali coinvolti nell’attuazione del Piano – ma anche le forze politiche, i sindacati, le imprese, la società civile nel suo complesso - possano condividere la strategia di politica economica che è prefigurata nel Piano stesso.

Dobbiamo tutti muovere in questa medesima direzione di rilancio del Paese.

Anche gli altri punti principali dell’agenda di questo Consiglio Europeo riguardano temi destinati ad avere un impatto sull’Europa dei prossimi decenni: parlo del negoziato sulla relazione futura tra l’Unione europea e il Regno Unito; parlo del cambiamento climatico e dei rapporti tra l’Unione europea e l’Africa.

Quanto al negoziato con Londra, il Consiglio europeo è chiamato ad esaminare l’attuazione dell’Accordo di Recesso e lo stato del negoziato sulla relazione futura con il Regno Unito, nonché a discutere l’attività di preparazione a tutti gli scenari possibili dopo il 1° gennaio del 2021.

Siamo - come sapete - in una fase cruciale, sia sul piano politico che su quello tecnico, del negoziato tra Unione europea e Regno Unito.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il Primo Ministro britannico, Boris Johnson, sabato 3 ottobre hanno invitato i rispettivi Capi Negoziatori a uno sforzo volto a colmare la perdurante distanza fra le Parti. Questa distanza riguarda soprattutto – ma, tengo a sottolineare, non solo - i temi centrali della pesca, della parità di condizioni (il “level playing field ”) e della “governance” della futura relazione.

Ora più che mai è fondamentale - l’Italia peraltro lo ha sempre sostenuto con coerenza - mantenere l’unità dei 27 Stati Membri a sostegno della Commissione europea e del Capo Negoziatore dell’Ue Michel Barnier. 

Il tempo scorre, sessione negoziale dopo sessione negoziale, verso il termine, che come ricordate è fissato al 31 dicembre di quest’anno, per un accordo capace di disciplinare la relazione tra l’Unione Europea e il Regno Unito. Il tempo che rimane non è tanto, anzi ben poco, e va utilizzato, da entrambe le Parti, con saggezza e lungimiranza politica.

A uno scenario “senza accordo”, di cosiddetto “no deal”, vogliamo e dobbiamo continuare a preferire - lo faremo fino all’ultimo momento utile - un accordo: non ad ogni costo, ma equilibrato ed equo. Vogliamo un partenariato ambizioso con il Regno Unito, una relazione futura che rifletta sia la profondità dei rapporti sia l’equilibrio economico, politico e sociale attuale tra il Regno Unito e uno dei principali mercati mondiali, quale è quello dell’Unione europea.

E con altrettanta chiarezza è opportuno che l’Unione europea continui a sostenere il ripristino, da parte di Londra, di quella piena attuazione dell’Accordo di Recesso che riteniamo violata dall’“Internal Market Bill” britannico, oggetto come sapete di una procedura d'infrazione da parte della Commissione europea.

Il rispetto del Protocollo sull'Irlanda rappresenta infatti un obbligo legale internazionale fondamentale per proteggere la pace e la stabilità nell’isola d’Irlanda, oltre che un pre-requisito per il buon esito dei negoziati sul futuro partenariato. 

Passo al cambiamento climatico. In Consiglio Europeo avrà luogo un dibattito di orientamento, propedeutico alle decisioni politiche che auspicabilmente saranno assunte invece nel Consiglio europeo prossimo, a dicembre.

Confidiamo che questa sequenza parta, fin dal Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimo, da una discussione ambiziosa.

La pandemia ha infatti aperto nuovi scenari anche per la strategia di contrasto al cambiamento climatico e di protezione dell’ambiente, essenziali per una “ricostruzione” che poggi davvero su nuove fondamenta.

Sarà quindi necessario lavorare insieme affinché il rilancio delle ambizioni in materia climatica vada sempre più incontro alla richiesta dei nostri cittadini - penso soprattutto alle più giovani generazioni - per un futuro resiliente ai cambiamenti climatici ed efficiente nell’uso delle risorse che sono limitate. 

Al riguardo, intendo ribadire che un avvio tempestivo di “Next Generation EU” e del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale è indispensabile anche per onorare gli impegni in materia di cambiamento climatico.

Sono impegni da iscrivere in una cornice giuridico-finanziaria che eviti un “gioco a somma zero” tra gli Stati membri più vicini al conseguimento degli obiettivi climatici e Stati membri rimasti più indietro. 

L’Italia vuol essere in prima fila, sul piano europeo ma anche in una prospettiva più ampia, nel promuovere un elevato livello di ambizione su una sfida di portata globale come quella del cambiamento climatico.

È questa, del resto, la linea che caratterizza il nostro partenariato con il Regno Unito per la COP26 – sapete che questo evento è stato rinviato per l’allarme in corso all’anno prossimo e noi siamo co-presidenti con il Regno Unito - e questa è la linea che caratterizzerà il programma della Presidenza italiana del G20, che si articolerà intorno al trinomio persone, pianeta e prosperità.

Il messaggio che vogliamo trasmettere, su cui vogliamo invitare tutti i leader mondiali a riflettere è semplice: occorre prendersi cura del pianeta e delle persone con un approccio olistico, volto all’obiettivo di una ripresa economica sostanziale, ma che - al tempo stesso - sia inclusiva e davvero sostenibile.

Da ultimo. Nella sessione dedicata alle relazioni esterne, il Consiglio europeo adotterà Conclusioni relative ai rapporti tra l’Unione Europea e l’Africa.

Si tratta di un ulteriore segnale politico, volto a confermare l’impegno europeo per un partenariato con l’Africa che sia ampio, multi-dimensionale e multi-livello. L’obiettivo di fondo deve rimanere quello del “partenariato fra eguali”, modificando il paradigma di sostanziale asimmetria su cui si sono storicamente fondate le nostre relazioni con il Continente africano.

È inoltre opportuno - e in questo senso stiamo lavorando - che il partenariato tra l’Unione europea e l’Unione africana si rifletta anche in una migliore cooperazione in materia migratoria e in consultazioni capaci di favorire soluzioni nelle crisi regionali nel continente africano. 

Vi ringrazio per l’attenzione.
 


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