Progettiamo il Rilancio, l’intervento del Presidente Conte all'incontro con i sindacati

Lunedì, 15 Giugno 2020

L'intervento del Presidente Conte in apertura dell'incontro con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Benvenuti.

Abbiamo appena terminato l’incontro con il Dottor Colao e con il comitato degli esperti in materia economico–sociale, e adesso iniziamo il turno degli incontri con i rappresentanti delle varie componenti sociali del Paese e le parti produttive. 

Il nostro Paese richiede un grande sforzo. I tassi di crescita del prodotto interno lordo e della produttività sono sempre stati negli ultimi anni sempre al di sotto della media europea. Quindi abbiamo il dovere e la responsabilità di programmare non tanto – come ho già detto – un ritorno alla normalità nel senso di ripristinare lo status quo ante. Dobbiamo fare di più.  Un’ideale ritorno alla vecchia normalità non ci soddisfa affatto, visto che è stata causa, o insieme conseguenza, di tanti problemi. 

Abbiamo adottato già una serie di misure. Adesso non le sto a ricordare perché questo non è il momento in cui il Governo – secondo me – deve rimarcare la quantità di risorse, riassunta nei famosi 80 miliardi, che sono state programmate, disciplinate e adesso man mano vengono messe a terra, con qualche difficoltà che non ci siamo nascosti e non ci nasconderemo perché ci siamo confrontati a dover affrontare un sistema anche sul piano normativo e burocratico molto farraginoso tanto che siamo già intervenuti sulla cassa integrazione in deroga. 

Dobbiamo continuare a lavorare con voi. Lo abbiamo fatto in tutto questo periodo. Lo stavamo facendo già prima dell’emergenza. L’obiettivo – anche a breve – i Ministri Gualtieri e Catalfo lo hanno ben messo appunto, è quello di garantire la cassa integrazione a tutti i lavoratori per tutto il tempo che sarà necessario nella fase di debolezza dell’attività economica.

Permettetemi di dire che tra le varie misure che abbiamo messo in campo questo è un tratto qualificante della nostra politica economica e sociale, tanto più se la compariamo rispetto ad altre scelte che hanno fatto altri Governi in questo momento che noi non abbiamo assolutamente ritenuto di privilegiare perché riteniamo invece che un obiettivo qualificante della nostra azione sia garantire a tutti i lavoratori una cintura di protezione sociale per prevenire dei costi sociali che altrimenti non potremmo reggere. 

Abbiamo per altro, proprio a questo fine, predisposto un decreto-legge, che adotteremo oggi stesso in un consiglio dei ministri che si svolgerà a margine dei lavori di questa consultazione nazionale, grazie al quale le aziende e i lavoratori che hanno esaurito le prime 14 settimane di cassa integrazione potranno richiedere da subito le ulteriori 4 settimane approvate con il decreto “Rilancio”.

Da questa crisi non possiamo uscire se non condivideremo un progetto chiaro per il futuro del Paese. Un progetto coraggioso, condiviso, che permetta all’Italia di ripartire e di superare e rimuovere quegli ostacoli che a lungo ne gli ultimi anni l’hanno frenata. 

La pandemia, da questo punto di vista, accentua la dimensione di transizione, quel carattere di transizione che le nostre società stanno vivendo: transizione demografica, digitale, climatica. La pandemia sarà sicuramente un ulteriore acceleratore di questi cambiamenti, e avrà anche effetti sul mondo del lavoro che vanno ben oltre il breve periodo. 

Nella lettera che vi ho indirizzato per invitarvi a questo incontro, gli obiettivi strategici, ho sottolineato, e prioritari per il nostro piano di rilancio sono la complessiva modernizzazione e digitalizzazione del Paese, la realizzazione di infrastrutture più sicure ed efficienti, la transizione ecologica, l’investimento nella ricerca e nella formazione, la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, l’azione di sostegno e potenziamento delle filiere produttive e la promozione della buona occupazione.

Ecco, però, noi siamo ben consapevoli come Governo, che tutti questi obiettivi programmatici perderebbero valore se non venissero ancorati ai due valori che, posti a fondamento del nostro patto repubblicano, troppo frequentemente nell’ultimo trentennio non sono stati adeguatamente considerati: il lavoro e i diritti sociali.

Questa esperienza che abbiamo attraversato, esperienza durissima per il nostro Paese e per gli altri Paesi ci fa capire che dobbiamo recuperare il più profondo significato della dimensione del lavoro, che investe alla radice la dimensione antropologica.

Il lavoro non è solo fonte di reddito, non è solo un fattore della produzione.

Il lavoro è una questione di senso, di significato della vita: è lo spazio nel quale si sviluppa, come ci insegna la nostra Costituzione, la personalità umana e attraverso il quale ogni persona realizza sé stessa, e quindi contribuisce - come ci ricorda l’articolo 4 della Costituzione - al progresso materiale e spirituale della società.

Proprio in queste settimane, in cui siamo stati costretti a chiudere molte filiere produttive, a sospendere molte attività lavorative, a ridurre i contatti sociali, abbiamo sperimentato, toccando quasi con mano la centralità del lavoro nella vita di ciascuno di noi.

Se nel recente passato si era affermata una visione secondo la quale i diritti sociali sono una sorta di residuo della crescita economica, questa pandemia ci invita a recuperare un’altra dialettica tra diritti e lavoro, quella che avevamo conosciuto negli anni del dopoguerra, durante la stagione dell’espansione dei diritti, il “trentennio d’oro” dell’Occidente, come lo definisce lo storico Eric Hobsbawm, che ha permesso a fasce sempre più ampie della popolazione di godere di benefici prima sconosciuti o comunque sconosciuti alle generazioni che l’avevano preceduta.

Quindi questa crisi ci consegna in conclusione una comunità nella quale la garanzia del benessere individuale, la garanzia del benessere collettivo, soprattutto nei luoghi di lavoro, non può essere più pensata come un mero corollario dell’attività economica, ma deve essere posta, io dico sempre come precondizione dello sviluppo.

Da qui si impone un progetto di rilancio che riorienti la politica economica e la politica industriale del nostro Paese nella prospettiva della tutela del lavoro, anche in vista dei grandi mutamenti che si prospettano.

Le mission fondamentali sul tema del lavoro, avete davanti il piano di rilancio, l’abbiamo sintetizzato in questi giorni, con cui abbiamo preparato questi incontri,  l’abbiamo sintetizzato con i Ministri e con i gruppi parlamentari delle forze politiche che sostengono la maggioranza di governo.  Le mission fondamentali, in particolare definite con la ministra Catalfo, sono il sostegno alle transizioni occupazionali, la tutela del reddito dei lavoratori, la promozione della qualità del lavoro.

Per quanto riguarda la prima mission, abbiamo già in cantiere progetti specifici: la riforma e la semplificazione degli ammortizzatori sociali, lo dicevo prima, questa emergenza ha reso davvero urgente questa riforma, la rimodulazione in chiave di politica attiva degli strumenti di sostegno, il rinnovo della disciplina della Naspi.

La tutela del reddito dei lavoratori dovrà essere articolata in molteplici progetti: il salario minimo, istituire un salario minimo nel Paese; la lotta senza quartiere - con grande determinazione la dovremo condurre - alla contrattazione pirata; la detassazione - questo è un obiettivo sfidante - dei rinnovi contrattuali; la creazione di un Documento Unico di Regolarità Contributiva su appalti e subappalti per il costo del lavoro; il contrasto al caporalato e al lavoro nero; l’incentivazione del welfare contrattuale e la promozione della contrattazione di secondo livello.

E nell’ambito del contrasto al lavoro nero - lo ricordo - è stata introdotta, su impulso della ministra Bellanova, con la piena condivisione però di tutti gli Ministri, la ministra Catalfo e di tutti gli altri, adesso non mi fate ricordare uno per uno perché ne dimenticherei e il ministro Provenzano ha contribuito anche fortemente a quel progetto, una regolamentazione nuova che presenza di determinate condizioni, consente di far emergere il lavoro sommerso nei settori in particolare dell’agricoltura e delle attività di sostegno familiari. La sospensione dei procedimenti penali, connessi alla norma, non opera comunque nei confronti dei datori di lavoro in presenza dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reati di tratta e sfruttamento del lavoro.

Abbiamo tanto da fare. Per quanto concerne la promozione della qualità del lavoro, dovremo lavorare innanzitutto su misure volte a favorire la rimodulazione dell’orario di lavoro, anche in vista di un ricorso che sarà sicuramente più insistito, rispetto al passato, allo smart working, e che è destinato a trasformare tempi, spazi e relazioni di lavoro.

Dovremo poi promuovere il ricorso ai contratti di espansione e alla staffetta generazionale, favorire in ogni modo l’inserimento lavorativo dei giovani - questo è un punto, un grande obiettivo politico del Governo - contrastare il ricorso al part-time involontario che frustra le aspirazioni e gli standard di vita, modulando anche i contratti di lavoro al fine di eliminare le fattispecie più precarie.

Sarà poi essenziale incentivare la partecipazione e la co-gestione dei lavoratori in azienda, e poi rafforzare - ma abbiamo già fatto molte cose anche durante questo periodo di emergenza, tutti insieme con grande vostra partecipazione responsabile - un piano di salute e sicurezza sul lavoro. Dovremo rafforzare e presidiare questo tema con regole certe per affrontare tutte le insidie che si annidano anche sui luoghi di lavoro.

Abbiamo la possibilità di rafforzare su questo fronte anche il ruolo dell’Inail nella consulenza alle imprese, promuovendo anche sistemi premiali di prevenzione, e monitorare tempestivamente le trasformazioni che avverranno nel mondo del lavoro grazie all’Osservatorio permanente istituito con il decreto Rilancio.

Dobbiamo essere in grado di intervenire in anticipo, per adattare le nostre strategie e minimizzare i rischi a beneficio dei lavoratori.

E se mi permettete il nostro compito è anche promuovere – e qui vorremmo veramente il vostro grande contributo -  la responsabilità sociale d’impresa, anche tramite sistemi premiali incentrati su indicatori europei che sono ormai diffusi e ci indicano quelle che sono le best practices. Noi non dobbiamo entrare nel mondo dell’azienda e imporre a chi ovviamente ha messo su un’attività per creare dei profitti distorcere, alterare le loro iniziative rispetto a questo obiettivo. Noi chiediamo però e dobbiamo contribuire affinché si diffondano le best practices, riuscendo, contribuendo ad additare anche agli imprenditori quelle che sono formule di successo sperimentate da altri loro colleghi. Questa credo sia la formula più corretta per promuovere la responsabilità sociale di impresa.

Si tratta di un valore fondamentale, tanto più nella prospettiva di un nuovo paradigma socio-economico, perché l’imprenditore non sia solo responsabile verso - diciamo - responsabile nella dimensione dell’attività economica che sta perseguendo ma abbia anche la consapevolezza di una più intensa e complessa responsabilità giuridica, sociale, morale nei confronti di tutti gli stakeholders, di tutta la comunità in cui opera.

Abbiamo la possibilità facendo tutte queste cose, lavorando insieme, davvero, come si suol dire che non sia solo uno slogan, di trasformare questa crisi in opportunità.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri