L'intervento del Presidente Conte all'inaugurazione di Valoridicarta SpA

Sabato, 21 Settembre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto a Foggia, presso lo stabilimento dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, all'inaugurazione di Valoridicarta SpA.

Vedo molte Autorità presenti, le saluto tutte: Presidente Emiliano, Presidente Gatta, Sindaco Landella, Prefetto Grassi, Presidente Tudini, Presidente Nicolò, Amministratore Delegato Aielli, il Direttore Generale di Banca d’Italia Panetta, tanti amici, tanti volti conosciuti e anche meno conosciuti, gentili ospiti.

Io oggi sono molto lieto di esser qui e ci tenevo ad esserci perché è veramente con gran piacere che partecipo a questo evento, lo ritengo veramente molto significativo.
Sono figlio di questo territorio, ma non sono solo qui per questo, cioè sono qui perché mi fa piacere esserci anche per questo legame personale, ma sono qui oggi a celebrare la rinascita di uno stabilimento che solo pochi anni fa sembrava destinato a scomparire. L’obsolescenza tecnologica e la mancanza di opportunità di mercato, infatti, avevano messo in discussione l’esistenza stessa – e vedo che molti, forse dei lavoratori che hanno scampato il pericolo, sorridono - di questo stabilimento produttivo.

La nascita di Valoridicarta realizza un’operazione di sistema di cui l’Italia ha bisogno, offre una nuova prospettiva a questa realtà industriale. E questo grande risultato viene raggiunto coniugando l’antico, la produzione di carta (per chi conosce questo territorio era un po' una formula “la Cartiera di Foggia” -, con il moderno, ovvero gli elementi di sicurezza che rappresentano la frontiera dell’innovazione: qui si producono carte speciali di sicurezza, qui si produce la carta filigranata di alto valore. E attenzione: ci è stato detto e ricordato che la Banca Centrale Europea non certo così agevolmente riconosce l’esistenza di tutte le condizioni di sicurezza, di tutte le garanzie di affidabilità, investendo quindi uno stabilimento produttivo di questa importante funzione, della fede pubblica.

Qui, in questo luogo, verrà prodotta la carta che alimenta la produzione delle banconote assegnate dall’Eurosistema alla stamperia della Banca d’Italia. È un settore che continua ad espandersi, nonostante le grandi innovazioni che avvengono nel mondo dei mezzi di pagamento, con particolare riguardo al progressivo e irreversibile processo di sostituzione del contante con strumenti di pagamento elettronico. Possiamo pensare quindi che l’economia e le transizioni commerciali si avviano in quella direzione ma sicuramente avremo bisogno ancora di carte speciali. L’efficienza e la qualità della produzione di questo stabilimento saranno quindi le chiavi del successo di Valoridicarta, anche in un futuro nel quale la domanda di banconote dovesse crescere meno di quanto non accada oggi.    

L’evento di oggi – se mi permettete - è reso ancora più importante dal fatto che la storia di questo stabilimento può essere un esempio da seguire per il rilancio dell’intero Mezzogiorno. Quindi non è un fatto locale, un fatto regionale, ma è un fatto che riguarda l’Italia intera. Questo sito produttivo, infatti, è tornato a porsi alla frontiera della tecnologia, perché - nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni locali - si è deciso di investire in capitale fisico e in capitale umano.

Il ritardo del nostro Sud – e io qui oggi mi agevolo della acuta diagnosi che è stat fatta soprattutto dal punto di vista economico-finanziario dal Direttore Panetta, doviziosa anche nelle argomentazioni - dipende dal fatto che, per troppi anni, non sono stati compiuti analoghi investimenti in queste aree. Ed è proprio per questo che il Governo è profondamente convinto che sia giunto il momento di invertire questo processo e di definire un Piano. Io l’ho chiamato “Piano straordinario per il Mezzogiorno”, ma è un Piano che non può esaurire il suo effetto nell’arco temporale di un anno o di un paio di anni, è quindi proiettato in una dimensione strutturale, deve attrezzarsi per diventare strutturale.

Lo dobbiamo non soltanto al Sud, ma a tutto il nostro Paese: ai ragazzi che sono costretti a lasciare la propria terra per costruire un futuro migliore e a tutti coloro che, pur tra mille difficoltà, vi restano. Lo dobbiamo a tutti i cittadini che, anche a causa dell’ampliamento del divario fra Nord e Sud, hanno perso la fiducia nelle istituzioni e si sentono rassegnati, si sentono abbandonati.

D’altra parte, compito della politica è avere cura del proprio Paese, come un buon padre di famiglia ha cura della propria dimora e si adopera affinché i suoi figli crescano nelle migliori condizioni. Ogniqualvolta io rientro al Sud, maturo sempre più la convinzione che questa terra, questi territori, queste comunità siano ricche di opportunità e abbiano tutte le risorse necessarie per crescere, per svilupparsi, per rilanciarsi.

Se riparte il Sud, riparte l’Italia. Come è anche stato sottolineato prima di me, se si incrementa la domanda del Sud, è il Nord che ne beneficerà, ovviamente insieme al Sud.

E questo quindi non è uno slogan, è l’obiettivo dei prossimi anni, tanto più urgente se si leggono i dati anticipati dall’ultimo Rapporto Svimez, che mi hanno molto colpito.
Tra il 2008 e il 2018 l’Italia ha sperimentato un doppio divario di crescita: un divario esterno, nei confronti della media europea, e un divario anche interno fra le diverse aree del Paese. Mentre il PIL dell’Unione europea è di circa 10 punti percentuali al di sopra dei livelli del 2008, il PIL italiano deve ancora recuperare oltre 4 punti percentuali rispetto ai livelli di dieci anni fa. Ma se osserviamo nel dettaglio il dato italiano, scopriamo che il PIL del Mezzogiorno è diminuito di 10 punti percentuali rispetto ai medesimi livelli del 2008.
La domanda interna ne ha risentito fortemente: i consumi delle famiglie sono calati di ben 9 punti percentuali al Sud negli ultimi dieci anni e sono diminuiti notevolmente gli investimenti delle imprese in macchinari, attrezzature, mezzi di trasporto.

Per questo stiamo lavorando, nella definizione della prossima manovra economica, innanzitutto per sterilizzare gli aumenti dell’IVA previsti dalle clausole di salvaguardia, nella consapevolezza che un aumento delle imposte indirette avrebbe un effetto negativo sui consumi – lo dicevo proprio stamattina in un intervento pubblico - e un impatto particolarmente dannoso nel Mezzogiorno, dove i redditi sono strutturalmente più bassi rispetto al Centro-Nord.

Il Presidente Mattarella ha ricordato che, in un mercato globale incerto, è necessario stimolare i mercati interni per mantenere in equilibrio le economie dei nostri Paesi. Ecco, per l’Italia, questa fondamentale esigenza di equilibrio presuppone, inevitabilmente, il rafforzamento dell’integrazione produttiva tra Nord e Sud, da perseguire attraverso molteplici strumenti di policy. Su molti di questi condivido l'analisi del dottor Panetta.

In primo luogo, è necessario accrescere la partecipazione alla vita lavorativa, soprattutto per i giovani e le donne. Soprattutto per le donne, emerge in tutta evidenza la difficoltà di conciliare la vita familiare e quella lavorativa. Per questa ragione, intendiamo intervenire immediatamente sugli asili nido – l’ho dichiarato anche quando ho chiesto la fiducia in Parlamento - certi del fatto che rafforzare l'offerta e la qualità dell'educazione fin dal nido sia un investimento strategico per il futuro della società, perché abbatte le diseguaglianze, favorisce una più avanzata integrazione delle donne nella comunità lavorativa e – nello stesso tempo –  è una misura anche molto importante, molto utile,  per sostenere la natalità. Noi soffriamo per quanto riguarda il tasso di denatalità, è un tasso che mi rende personalmente molto preoccupato. Ancora oggi, purtroppo, la mancanza di un’adeguata offerta di servizi rischia di porre l’obiettivo della cura della famiglia in contrasto con lo svolgimento di una attività lavorativa. Secondo l’Istat, infatti, i posti disponibili negli asili nido coprono il 24% del potenziale bacino di utenza italiano: una dotazione che si colloca ancora al di sotto dell’obiettivo medio che è stato individuato dall’Unione europea che è del 33%. Ma se il dato medio non ci soddisfa, la diffusione poi asimmetrica del servizio sul territorio nazionale ci preoccupa ancora di più: i posti disponibili infatti variano da un minimo del 7,6% dei potenziali utenti in Campania a un massimo del 44,7% in Valle D’Aosta. Quindi un divario incredibile: si vive e mondi diversi. Parimenti, la spesa media per un bambino che è residente in Calabria varia da un minimo di 88 euro l’anno ad un massimo di 2.209 euro l’anno nella Provincia Autonoma di Trento. Il Governo si adopererà, statene certi, d’intesa con le Regioni, per azzerare totalmente, a partire dal prossimo anno scolastico, le rette per la frequenza di asili nido e micronidi, in favore delle famiglie svantaggiate. Ci impegneremo ad ampliare contestualmente anche l'offerta dei posti disponibili.

L’altra dimensione su cui agire per rilanciare la crescita è ovviamente la produttività, di cui gli investimenti sono una premessa essenziale. Sul fronte degli investimenti pubblici, dobbiamo agire su tre direttrici. Allo stanziamento di maggiori risorse - che però, pensate, non è questione prioritaria perché le risorse noi le abbiamo, ordinarie sia provenienti da fondi europei - va affiancato però il sostegno costante a tutti i settori della pubblica amministrazione, nonché una profonda azione di semplificazione normativa. 

È per questo che non mi stanco di dire che l'opera di semplificazione burocratica, di semplificazione amministrativa sarà determinante per favorire il processo di crescita economica di sviluppo sociale del Paese. È essenziale proseguire lungo il percorso tracciato con la scorsa legge di bilancio, assicurandoci con opportuni controlli che le risorse assegnate dal bilancio nazionale al Mezzogiorno siano proporzionali alla quota di popolazione che vi risiede. E anche qui il Rapporto Svimez è stato molto significativo di questo divario. 

Dobbiamo anche aumentare, però dicevo, la capacità di spesa dei fondi europei. Non sappiamo spendere, non sappiamo impiegare le risorse le dotazioni finanziarie che abbiamo a disposizione. Quando manca un solo anno, pensate, rispetto al termine del periodo di programmazione 2014-2020, la Ragioneria Generale dello Stato mi certifica che il nostro Paese ha impegnato meno del 50% delle risorse disponibili e ha effettivamente speso solo il 23,6% delle risorse programmate. Dobbiamo fare molto di più, perdiamo risorse economiche. È un dato che ci fa riflettere.

Per superare i vincoli burocratici e le complicazioni gestionali che sono fra le principali cause di questo rallentamento, sarà quindi cruciale anche una azione concentrica; oltre a quell’opera di semplificazione, io ho progettato anche una struttura di missione InvestItalia, formata da tecnici e funzionari che mi affiancheranno, coadiuveranno, presso la Presidenza del Consiglio proprio per cercare di migliorare concretamente, affiancando le varie Pubbliche amministrazioni, le amministrazioni locali nella capacità di spesa.

Tramite queste leve potremo accelerare la realizzazione di tutte le opere di interesse nazionale e regionale bloccate che, secondo la Corte dei Conti, hanno un valore di 1,2 miliardi di euro al Sud. Su un totale di 647 cantieri nel Paese che sono fermi, ben 425 si trovano al Sud: parliamo di strade, ferrovie, scuole, impianti sportivi, opere idriche e per la difesa del suolo. Le infrastrutture di trasporto sono un perno imprescindibile del rilancio: l’ho già detto in altre occasioni, sono stato anche alla Fiera del Levante, abbiamo bisogno di ferrovie, di potenziare il nostro sistema ferroviario, abbiamo bisogno di potenziare le linee e il numero di corse ad alta velocità.

È cruciale dare un maggiore impulso agli investimenti delle imprese, approfondendo molti strumenti che hanno già prodotto ottimi risultati.
Per quanto riguarda il contesto esterno, un modello virtuoso sono le Zone Economiche Speciali, presenti anche qui in Puglia. Dobbiamo fare in modo che questo strumento sia in grado di connettere in modo permanente ampi network di imprese meridionali alle catene globali del valore. Un obiettivo, che è ambizioso certo ma perseguibile, è quello di favorire il ricollocamento in queste Zone di quei settori dell’industria nazionale che, in anni passati, avevano deciso di delocalizzare.
Allo stesso modo intendiamo ricorrere con sempre maggiore determinazione ai Contratti Istituzionali di Sviluppo (Cis). Io sono qui oggi, in terra di Capitanata, e voi sapete bene che il primo Contratto Istituzionale di Sviluppo che ho personalmente avviato è dedicato proprio a questa provincia. Abbiamo raccolto e selezionato 138 progetti di investimento, i primi 43 sono partiti già lo scorso giugno con lo stanziamento di 280 milioni di euro già deliberati dal Cipe. Siamo stati molto rapidi. Gli ambiti di intervento qui sono molteplici: dal rafforzamento della viabilità provinciale alla realizzazione di infrastrutture, al servizio del turismo; dal potenziamento del collegamento con le isole alla valorizzazione di un’importante parte del patrimonio museale e culturale che costituisce poi anche la radice della nostra identità, fino allo sviluppo dell’industria farmaceutica e sanitaria.

Un altro tema imprescindibile da affrontare è quello delle fonti di finanziamento delle imprese, che al Sud sono maggiormente dipendenti dal credito bancario. Anche questo è stato sottolineato. Le inefficienze delle istituzioni, a partire dalla giustizia civile, così come la maggiore fragilità finanziaria, rendono le condizioni di accesso al credito decisamente più gravose per le imprese del Mezzogiorno. Ecco, qui stiamo lavorando per una banca pubblica per gli investimenti, allo scopo di coordinare le principali strutture pubbliche già esistenti, come Cassa Depositi e Prestiti, MedioCredito Centrale e Invitalia, per sostenere gli operatori finanziari privati nel rapporto con le piccole e medie imprese e anche nella gestione degli incentivi. L’offerta di credito, poi, potrebbe essere ulteriormente rafforzata dall’aggregazione soprattutto delle banche popolari che sono qui nel Mezzogiorno e questo è stato anticipato anche dal Direttore Panetta: per favorirle, già nel decreto “Crescita” in realtà sono stati introdotti stimoli fiscali volti ad ampliare la dotazione patrimoniale delle banche in caso di consolidamento.

Ecco, il Governo sta seguendo con attenzione questo dossier, oggi - lo dico - sono molto più felice e sgravato dal fatto che la Banca Carige l'abbiamo messa in sicurezza con operazioni di mercato tengo a sottolineare e senza aver speso un euro delle dotazioni pubbliche, senza aver speso un euro a differenza di interventi del passato. Ecco noi dobbiamo far di tutto nell'ambito ovviamente della nostra competenza, le competenze del governo, per stimolare e favorire il consolidamento delle imprese bancarie e, attraverso questo consolidamento, per garantire il potenziamento dell'offerta di finanziamento, di sostegno finanziario, di sostegno economico all'intero sistema produttivo del Mezzogiorno. Ci stiamo lavorando e confidiamo di qui a poco con l'ausilio di Banca d’Italia di poter tornare a offrire una soluzione in questa direzione

Siamo consapevoli che tutto questo non basta.

Accanto agli incentivi agli investimenti privati, è essenziale agire per potenziare il capitale umano e le competenze, evitando lo spopolamento e l’emigrazione forzata che il Sud ha tristemente sperimentato negli scorsi decenni, e che coinvolge soprattutto moltissimi giovani. Dobbiamo agire su tutta la filiera dell’istruzione, per aumentare le conoscenze, le competenze dei ragazzi. Dobbiamo dare alle scuole collocate in aree a rischio di povertà educativa il giusto sostegno per contrastare gli abbandoni scolastici, rafforzare le infrastrutture e ristrutturare gli edifici, migliorare anche le modalità di apprendimento. Ci sono tutti gli strumenti: abbiamo informazioni dettagliate e dobbiamo agire in questa direzione.

È necessario anche investire e potenziare l'attività di ricerca e l'offerta didattica degli Atenei meridionali inserendo queste iniziative nell'intero sistema del potenziamento della ricerca pubblica anche. E qui io tengo molto - l'ho già anticipato - a costituire un'Agenzia Nazionale per la Ricerca, proprio per operare quel necessario coordinamento e quindi potenziamento di azione che deriverebbe dal fatto di poter mettere in collegamento attraverso una rete nazionale i Centri Universitari di Ricerca, gli Enti Pubblici di Ricerca che hanno uno statuto diverso e, ancora, alcune eccellenze - pensate all’ITT di Genova, allo Human Technopole di Milano - che invece hanno uno statuto ancora diverso. 
Un dato per tutti, tra l’altro, illustra la drammaticità della situazione: il 26% degli studenti universitari residenti nelle regioni meridionali è iscritto in una università localizzata nel Centro-Nord – il mio percorso di studi a livello universitario l’ho compiuto anche io fuori -  mentre solo il 2% degli studenti universitari residenti nel Centro-Nord è iscritto nelle università del Mezzogiorno. Dei circa 25 mila studenti stranieri in Italia, solo 1600 frequentano una università meridionale.
Ecco, dobbiamo riequilibrare anche questa situazione, far sì che le università meridionali tornino al passato: non voglio esprime una capacità visionaria, voglio un ritorno al passato in questi casi, quando avevamo università del meridione che sono stati poli di attrazione per tante figure anche di intellettuali, tanti giovani che sono venuti qui a studiare e sono rimasti qui poi, a continuare a produrre ricerca, a continuare a produrre, a generare nei loro studi tantissimi analisi brillanti.

L’industria della conoscenza è un’industria che non conosce crisi, perché è alimentata dalla crescente importanza che le famiglie riconoscono alla formazione dei propri figli ed è per questa ragione che possiamo portare gli atenei del Sud a competere nel mondo. C’è molto da fare sul fronte dei visti, delle borse di studio, della promozione all’estero di queste iniziative, dell’edilizia universitaria, dell’insegnamento di corsi in lingua, anche le lingue straniere più diffuse.

È un tema per il quale l’Italia – e il Mezzogiorno in particolare – presenta vantaggi comparati e un brand indiscusso sul piano internazionale. Dobbiamo sfruttare tutti questi vantaggi.

Mi avvio a conclusione perché sto approfittando della vostra attenzione.

Dobbiamo anche agire per rendere organica l'azione di supporto all’auto-imprenditorialità, potenziando gli incentivi contenuti nel programma, favorendo quanto più possibile l’apertura di nuove start-up innovative.

Le ricchezze presenti al Sud non si limitano al capitale fisico e umano, ma si estendono anche – e qui veramente è un tesoro, è un patrimonio inestimabile - alle risorse naturali e al patrimonio ambientale. Un’opportuna pianificazione della transizione ecologica, che punti a conseguire gli obiettivi stabiliti nel Piano Nazionale Energia e Clima 2030, può contare sulla grande disponibilità di sole e vento che abbiamo qui, soprattutto al Sud. Io ho parlato con i più grandi Presidenti, Amministratori Delegati di fondi più importanti al mondo e mi hanno detto: “Ma voi avete il Sud dell’Italia, avete il sole, il vento; è su quello che dovete puntare”.

Proprio in Puglia è stato recentemente adottato l’esempio virtuoso del “reddito energetico”, un piano che incentiva la produzione di energia tramite l’installazione gratuita di pannelli fotovoltaici, di cui andranno a beneficiare in via prioritaria le famiglie a basso reddito e che potrà dare impulso anche alle imprese italiane del settore. Far crescere il contributo delle fonti rinnovabili alla produzione di energia sarà uno dei pilastri del nostro Green New Deal e il Mezzogiorno ne potrà essere protagonista.

Stiamo lavorando poi a dei progetti pilota: io l'ho detto, sarò a Ravenna per inaugurare un progetto pilota per quanto riguarda il moto ondoso. Pensate, possiamo ricavare energia semplicemente dalle onde del mare con delle piattaforme che possiamo dislocare nelle nostre acque, e qui siamo circondati dalle acque. 

Quindi un futuro migliore per l’Italia e per il Sud è possibile e il Piano, che ho definito straordinario ma che voglio diventi strutturale, su cui il Governo è al lavoro, avrà proprio l’obiettivo di realizzarlo. Nulla di tutto ciò sarà possibile però se non ricostruiamo il tessuto sociale che costituisce il motore di ogni sviluppo.

Come già spiegava Tocqueville, la condizione affinché i cittadini si impegnino per il bene comune è che condividano tutti un sentimento di fiducia nella comunità stessa e nelle istituzioni che la governano.

È per questo che nella mia azione di governo, io invoco sempre e sono attentissimo a quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Ed è per questo che vi parlo sempre di rispetto delle istituzioni, perché questa è la vera benzina che può alimentare l'azione di una comunità. 
La fiducia, a sua volta, cresce sul terreno fertile dell’uguaglianza delle condizioni: per questa ragione le disuguaglianze, la presenza di rendite di posizione, la povertà e la disoccupazione sono nemiche di quello che definiamo capitale sociale. Di pari passo, la fiducia si alimenta della sicurezza fisica dei cittadini, una condizione che da troppi decenni viene messa in discussione dalla criminalità organizzata, in modo particolare nelle regioni del Sud. 
Ecco dobbiamo contrastare anche l'illegalità. E anche questo fa parte di questo progetto e una premessa imprescindibile il contrasto dell'illegalità per la nostra azione al Sud: quanto più riusciremo a creare sviluppo lavoro, tanto più sottrarremo soprattutto i nostri giovani alle mafie.  

Favorire quindi gli investimenti pubblici e privati, assicurare una migliore distribuzione del reddito e favorire processi di produzione sostenibile sono questi i pilastri del nostro Piano per il Sud. Grazie ad essi, possiamo attivare un circolo virtuoso in grado di autoalimentarsi - e vedrete che una volta che riusciremo a imboccare questo percorso poi sarà una continua auto-alimentazione - promuovendo quindi una migliore qualità della vita per i cittadini e le imprese del Mezzogiorno.

Sono le stelle polari che, come è avvenuto con questa esperienza, Valoridicarta, potranno guidare il Sud sulla strada della rinascita, sulla strada del riscatto.

Grazie davvero per l’attenzione.
 


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