Martedì, 25 Giugno 2019

Lettera del Presidente Conte all'Avvenire

Sostenibilità, lavoro di squadra tra cittadini e le istituzioni
Il premier Giuseppe Conte scrive ad "Avvenire" per sostenere l'iniziativa dei «sabati per il futuro» 

di Giuseppe Conte

Gentile Direttore, 
i ritmi che l’attività di governo mi impone non mi hanno impedito di leggere il contributo ospitato mercoledì 19 giugno dal suo giornale, a firma dei professori Becchetti e Giovannini. Le responsabilità che mi sono assunto accettando l’incarico di Presidente del Consiglio mi spingono a riflettere costantemente sul futuro di un Pianeta che, come dissi proprio in un'intervista pubblicata su queste pagine, noi non possediamo ma siamo piuttosto chiamati a custodire per poi consegnarlo alle generazioni future.

Sono certo che il richiamo a nuove scelte di consumo è un elemento utile a far avanzare un dibattito che deve ora mirare a un salto di qualità: trasmettere la propria capacità di incidenza diretta nella vita dei cittadini. La proposta dei Saturdays for Future lanciata dalle pagine di Avvenire rappresenta un primo lodevole passo in direzione di iniziative concrete, che chiamano noi tutti a misurarci con contributi altrettanto concreti attraverso nuove abitudini di spesa. Questa cambiamento collettivo però non può realizzarsi nei soli e pur giusti comportamenti di chi ha già maturato l’urgenza di cambiare paradigma di consumo e produzione. Necessita di un lavoro di squadra tra cittadini e istituzioni, per costruire meccanismi di respiro nazionale attraverso cui la politica può rendere accessibile a tutti l’adeguamento delle scelte di ogni giorno a un sistema più equo e sostenibile. 

Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è necessario lavorare per la riconversione dei nostri processi produttivi e per la transizione verso fonti energetiche rinnovabili. Il Governo italiano ha espresso questa posizione in occasione del G20 a Buenos Aires e della COP 24 a Katowice: una convinzione che tra pochi giorni verrà ribadita e ampliata nel nuovo appuntamento del vertice dei venti a Osaka. In virtù di queste ragioni, non nascondo il rammarico per quanto avvenuto a Bruxelles giovedì scorso dove l’Italia è stata tra i 24 Paesi che hanno sostenuto l’inserimento della neutralità climatica entro il 2050 nelle conclusioni del Consiglio europeo: un risultato che non è stato possibile raggiungere per l’opposizione di quattro Stati membri.

A livello locale, invece, un primo passo verso questo cambiamento è stato fatto con lo stanziamento di 500 milioni di euro per l’efficientamento energetico dei nostri Comuni, gli interventi per la mobilità sostenibile, la messa in sicurezza del territorio e la mitigazione del rischio idrogeologico. Vogliamo fare di più. Concentrare quanti più investimenti pubblici e privati nella green economy non costituisce soltanto la migliore ricetta per preservare la salute del nostro Pianeta; rappresenta, al contempo, una straordinaria opportunità per creare lavoro e sviluppo, in un momento storico nel quale i guadagni di produttività consentiti dalla quarta rivoluzione industriale possono ridurre le prospettive occupazionali.

Lo sforzo che stiamo portando avanti, dunque, è quello di immaginare un piano di investimenti che protegga e valorizzi l’ambiente aiutando le nostre imprese a ripartire. Sviluppo sostenibile, economia circolare e tutela della biodiversità sono temi che fin dall’inizio hanno orientato l’azione di Governo in una dimensione di sinergica reciprocità per declinare al presente il concetto di benessere, senza tuttavia comprometterne gli aspetti futuribili. L’istituzione presso la Presidenza del Consiglio della Cabina di regia “Benessere Italia”, presieduta dalla prof.ssa Maggino e partecipata, tra gli altri, anche dal prof. Giovannini, rappresenta in tal senso un passaggio qualificante del nostro impegno oltre a rappresentare la naturale sede in cui verranno accolte i suggerimenti posti dal dibattito pubblico. La Cabina, infatti, è il luogo in cui valutare tutte le politiche pubbliche promosse dai Ministeri in un’ottica di interesse generale, come ad esempio la riconversione dei sussidi ambientalmente dannosi o la costruzione di precisi indicatori per la valutazione delle disuguaglianze territoriali, sociali e di genere. A tal proposito, ho ritenuto fondamentale che fosse la Presidenza ad assumere una funzione di coordinamento proprio perché le politiche pubbliche vanno valutate con un approccio olistico, che tenga conto non soltanto dell’impatto economico ma anche di quello ambientale e sociale.

Alla luce di queste premesse, “Benessere Italia” ha l’ambizione di costituire un volano attraverso cui nuovi modelli di governance e produzione vengono definiti secondo una scala valoriale improntata all’equità sociale. Si tratta di recuperare quella simbiosi tra l’uomo e la sua «casa comune» che il Santo Padre Francesco aveva affrontato nella seconda enciclica del Suo pontificato, Laudato si’. Inforcando lenti capaci di orientarsi tra la complessità del genere umano e le degenerazioni del progresso, Sua Santità ci ha parlato di una nuova ecologia che ha definito «integrale», poiché capace di comprendere le dimensioni umane e sociali, convinto che «l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani».

Le parole di questa enciclica, dall’alto valore spirituale ma dal chiaro spessore “politico” (nel senso nobile del termine), rappresentano un contributo teorico decisivo per districarsi nelle difficoltà che queste problematiche impongono. Lo spirito di iniziativa e la volontà dell’uomo prima ancora che del politico, quella del padre che ha a cuore il mondo che abiteranno i figli dei suoi figli, sono la base su cui sprono la nostra squadra di Governo a lavorare con crescente dedizione, facendo tesoro della discussione costruttiva e trasparente a cui ogni cittadino può guardare con fiducia per il nostro comune futuro.