77esimo anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma, la lettera del Presidente Conte

16 Ottobre 2020

La lettera del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, in occasione del 77esimo anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma.

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Gentilissima Presidente,

partecipo con profondo e intimo raccoglimento alla commemorazione dell’anniversario di quel drammatico 16 ottobre 1943, che vide la Comunità ebraica romana vittima innocente della più brutale e spregevole violenza, mossa solo da un spietato sentimento antisemita. La deportazione nei campi di concentramento, le sofferenze disumane e, in molti casi, la morte ne furono l’epilogo. Ancora oggi le nostre coscienze sono scosse.

La viva voce di coloro che hanno subito la vile persecuzione ha costituito il mezzo più potente per tramandarne l’orrore. La tragica data del 16 ottobre 1943 ricorre in molti racconti, nei quali emerge chiaramente il tema della iniziale “sfiduciata speranza di non aver capito bene”, come la definisce Giacomo Debenedetti in un brano della sua opera “16 ottobre 1943”, in quanto non può che apparire incomprensibile all’essere umano una deportazione di uomini, donne, bambini, anziani.

L’Europa, costruita dopo la seconda guerra mondiale e dopo la Shoah, ha operato una scelta: mai più divisione tra vite che valgono e vite che non valgono, mai più gruppi bersaglio, mai più complicità con le discriminazioni, mai più razzismo e antisemitismo, neanche nel linguaggio, nella derisione o nei luoghi comuni. 

Tramandare la memoria e insieme contrastare il ritorno, sempre insidioso, di negazionismo e di antisemitismo è un dovere delle istituzioni, per il quale il Governo profonde i propri sforzi rendendo via via più incisiva la sua azione, a partire dalla cura delle nuove generazioni. I giovani vanno resi consapevoli, soprattutto attraverso le iniziative messe in atto nelle scuole, che la Shoah è una memoria nazionale ed europea che presuppone una responsabilità collettiva, preludio a una nuova unione di popoli basata sulla giustizia e sulla libertà.

Con particolare commozione Le chiedo, gentile Presidente, di rappresentare alla Comunità ebraica di Roma la più viva partecipazione del Governo e il mio personale, sentito abbraccio.  

Giuseppe Conte
 

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