Mercoledì, 8 Luglio 2020

Intervista a La Vanguardia

In questa crisi così grave o vinciamo tutti o perdiamo tutti

di Enric Juliana

Presidente, con la sua visita in Portogallo e in Spagna questa settimana, Lei sta cercando di creare un ‘fronte’ dei Paesi del Sud dell’Europa in vista al dibattito decisivo, nel Consiglio Europeo di luglio, sul programma di recupero dell’economia europea?

Portogallo e Spagna, così come la Francia, sono stati i Paesi che per primi hanno raccolto l’appello dell’Italia a mobilitarsi con forza affinché in Europa maturasse la consapevolezza che ad una emergenza sanitaria ed economica senza precedenti si rispondesse con decisioni e misure altrettanto straordinarie.
All’inizio la nostra iniziativa ha incontrato non poche resistenze, sembrava quasi visionario immaginare un’Europa che finanzia con risorse comuni uno sforzo comune di ripresa. 
Il prossimo Consiglio Europeo discuterà di questo sulla base di una concreta proposta che accoglie molte delle istanze che per primi sollevammo. Questo – se sarà approvato rapidamente e senza compromessi al ribasso – sarà un successo dell’Europa nel suo complesso.

Crede sia necessario un ‘fronte del sud’ nei confronti dei Paesi del centro-nord dell’Europa, più ostili a una politica de solidarietà paneuropea?

Credo sia necessario che tutti i nostri partner comprendano che la nostra casa comune offre vantaggi a tutti. L’Europa non è un gioco a somma zero, ma una rilevante realtà economica e politica, un attore del quale tutti devono tenere conto nel Mondo multipolare che si viene disegnando.
Paesi come l’Italia, il Portogallo e la Spagna possono in questo momento esercitare un’influenza importante per indirizzare la politica comune verso obiettivi di rilancio economico che creino prosperità per tutti e salvaguardino il mercato unico. Il vero rischio di chiusure nazionalistiche è l’indebolimento del nostro Continente e un peggioramento per tutti. Qui o vinciamo tutti, o perdiamo tutti.

L’Italia e la Spagna poche volte hanno fatto fronte comune negli ultimi vent’anni. Aznar e Prodi non erano molto amici. I rapporti tra Silvio Berlusconi e José Luis Rodríguez Zapatero furono molto freddi. Mario Monti e Mariano Rajoy credo che non abbiano mai parlato. I rapporti tra Matteo Renzi e Rajoy furono pessimi. Qualche cosa sta cambiando?

Il rapporto fra me e Pedro Sanchez è eccellente. I rapporti personali fra leader possano giocare un importante ruolo di facilitazione delle relazioni internazionali, ma non dobbiamo “personalizzare” eccessivamente un rapporto solido e profondo come quello che unisce i nostri popoli e i nostri Paesi. Preferisco comunque guardare al presente e al futuro. Con Pedro Sanchez abbiamo condiviso fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 non solo il triste destino di essere colpiti per primi e nel modo più grave, ma anche il determinato e comune impegno per una risposta comune europea sia sanitaria, sia economica.

E la Francia?

La Francia può giocare un ruolo molto importante nella costruzione del consenso europeo su temi oggi vitali per il futuro stesso del processo di integrazione. La Francia si è da subito schierata, con Italia e Spagna, sostenendo l’urgenza di una risposta straordinaria ad una crisi inedita nella storia dell’Unione Europea e ha giocato un ruolo fondamentale nella persuasione degli altri Stati Membri grazie anche al suo rapporto storico con la Germania. La Cancelliera Merkel ha messo tutto il suo peso politico a difesa di una proposta europea ambiziosa e di una importante quota di trasferimenti (grants) come testimoniato dalla proposta franco-tedesca, che ha preceduto di pochi giorni quella della Commissione, spianandole la strada. 

“L’Italia impari a farcela da sola”. Cosa pensa quando legge queste parole del primo ministro olandese, sul supplemento ‘7’ del’ Corriere della Sera’ (in edicola da venerdì scorso).

Ho risposto pubblicamente che l’Italia ce la farà da sola, abbiamo grandissime potenzialità e stiamo mettendo il Paese in condizione di recuperare un deficit strutturale e di correre, come sa e può fare. Questa consapevolezza e questo impegno io e il mio Governo li abbiamo maturati da tempo e già prima della presentazione delle proposte franco-tedesca e della Commissione Europea è iniziato il percorso di preparazione di un Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. A giugno ho consultato tutte le forze politiche, sociali ed economiche del Paese per fare sì che questo Piano sia condiviso ed efficace. Di questo impegno riformatore ho costantemente informato anche Mark Rutte, nel quadro di un rapporto amichevole e fatto di dialogo tra Leader consapevoli delle proprie responsabilità sul piano sia nazionale, sia europeo. Con pari sincerità ho ricordato a Mark che i Paesi Bassi devono contribuire, come tutti gli Stati Membri, ad una soluzione europea rapida e di sostanza, perché sono in gioco il funzionamento del Mercato Unico, da cui anche i Paesi Bassi traggono grandi benefici. Non sono l’Italia, la Spagna o il Portogallo che devono farcela da soli. È l’Europa che deve farcela da sola.

Esiste la possibilità d’una ondata ancora più forte d’euroscetticismo in Italia?

Questa crisi dimostra che i nazionalismi e i sovranismi offrono solo paure e illusioni e non quei rimedi concreti e tempestivi che una crisi sanitaria ed economica di portata epocale impongono. In Italia si è accresciuta la percezione che le Istituzioni europee abbiano fatto il loro dovere e siano state pronte allo storico compito di dimostrare che gli “Italiani non sono soli”.
L’Italia, fin dall’inizio della crisi, ha attivamente ricercato la condivisione aperta dei dati e delle misure da adottare con i partner europei, svolgendo suo malgrado il ruolo di Paese che mostra la strada agli altri. 
Abbiamo da subito posto sul tavolo il comune obiettivo di una risposta rapida ed efficace alla crisi sul piano sia sanitario, sia economico. Su entrambi questi piani, i fatti e le misure finora adottate stanno premiando il nostro approccio europeista. L’interesse nazionale non va tutelato “contro l’Europa” come sostengono i sovranisti. La migliore e più efficace tutela dei nostri interessi – nazionali e comuni – può avvenire solo all’interno del perimetro europeo. L’alternativa è rimanere schiacciati, con un sovranismo di facciata, tra gli interessi delle altre superpotenze. Una forte ed efficace risposta Europea sarà una buona medicina contro nazionalismi ormai anacronistici.

Un recente sondaggio del Consiglio Europeo per i Rapporti con l’Estero realizzato per il nostro giornale (La Vanguardia) una settimana fa, indica che la Cina appare in Italia come il principale Paese alleato. Cosa ne pensa?

Ho letto il sondaggio, che per la verità indicava la Cina come principale alleato “nella crisi Covid”. Tale sentimento è certamente la conseguenza dell’assistenza fornita da Pechino, nel momento peggiore della crisi, soprattutto in termini di forniture di dispositivi di protezione. In quel frangente così difficile e purtroppo tragico per il nostro Paese abbiamo apprezzato la solidarietà dimostrata da molti partner, e questo vale certamente per la Cina. Ovviamente la cooperazione internazionale nella lotta alla pandemia, che l’Italia ha sperimentato e che sta promuovendo a tutti i livelli e in tutti i fori multilaterali, non modifica in alcun modo la nostra collocazione geopolitica, che non è mai stata e non è discussione.

Nel momento sicuramente più difficile dell’epidemia, tra la fine di marzo e le prime settimane d’aprile, il Governo spagnolo ha chiesto aiuto alla Nato. In quello stesso periodo, il Governo italiano ha chiesto aiuto medico alla Repubblica Popolare Cinese, alla Russia e anche a Cuba. Si è parlato molto della colonna di mezzi militari russi che ha attraversato l’Italia per andare a Bergamo. Era un segnale dell’Italia agli altri Paesi europei e anche agli Stati Uniti?

Nessun segnale: semmai, come dicevo, la dimostrazione di una vera e propria gara di solidarietà nei confronti dell’Italia, a cui la Russia ha indubbiamente dato un contributo di rilievo e di cui sono grato al Presidente Putin. Ma fra i tanti Paesi che ci hanno manifestato amicizia ci sono stati anche moltissimi Stati membri dell’Unione Europea e della stessa NATO: inclusi gli Stati Uniti che, pur vivendo ancora una fase acuta della pandemia, continuano ancora in questi giorni a fornirci aiuti nel quadro di un “pacchetto” complessivo di assistenza del valore di circa 100 milioni di dollari.

Qualche analista europeo ha scritto questi mesi che l’Italia diventa, un’altra volta, scenario principale in Europa della ‘nuova guerra fredda’ tra Occidente e Oriente, come è accaduto tra 1948 e 1991. Condivide questa idea?

Non credo al parallelismo con l’epoca della Guerra Fredda, semmai vediamo materializzarsi uno scenario di crescente confronto fra superpotenze e  “sistemi” che riteniamo sia contrario all’interesse dell’Italia e dell’Europa. Perciò, intendiamo lavorare insieme ai nostri Partner UE per disinnescare le possibili conseguenze di un innalzamento della tensione fra USA e Cina e per evitare lo sgretolamento di quell’architettura di sicurezza europea che ha fin qui preservato la stabilità e lo sviluppo del nostro continente.

Quale è la principale richiesta del Governo italiano per il piano di recupero europeo?

Il Governo italiano ha chiesto all’Europa di essere all’altezza del momento storico che stiamo affrontando. Il resto è responsabilità dei singoli Paesi membri. Identificare e rimuovere gli ostacoli allo sviluppo, favore la transizione verde, la trasformazione digitale e l’inclusione sociale sono obiettivi che ogni Stato deve declinare tenendo conto delle sue specifiche caratteristiche economiche, sociali e di ordinamento giuridico. Questo è un compito che il mio Governo si sta assumendo, consapevole del suo peso e della responsabilità che comporta.

Alcuni giorni fa, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato l’Italia a pensare al MES. Lei, Primo Ministro, ha risposto: ‘Ai nostri conti ci penso io’. Qual è il problema dell’Italia con il MES?

Esistono vedute diverse all’interno delle forze politiche, sia di maggioranza sia di minoranza. Questo fa sì che dell’argomento si faccia spesso un uso strumentale. Per quanto riguarda la posizione del mio Governo, non è cambiata. Come ho più volte ripetuto, ritengo il MES uno strumento pensato per un tipo di shock diverso da quello che ha colpito tutte le nostre economie. Prova ne sia che la nuova linea di credito ha dovuto cambiare tutte le regole che disciplinano gli aiuti ottenuti dai Paesi attraverso il MES. Se e quanto questo sia effettivamente avvenuto, così come l’opportunità di un ricorso a tale linea di credito, sarà discusso dal Parlamento italiano. Il tutto, dopo aver verificato la consistenza finale del NextGenerationUE.

Lei ha aggiunto che a settembre ci sarà un ‘Recovery Plan’ italiano. Quali saranno i punti di forza di questo piano?

Alla base del Recovery Plan c’è il Piano di Rilancio italiano che abbiamo già presentato alle parti sociali e che si fonda su 9 obiettivi strategici. Tra questi la modernizzazione e digitalizzazione del Paese, una riforma complessiva della giustizia, la transizione ecologica e la semplificazione della Pubblica Amministrazione, l’inclusione sociale e territoriale. Ognuno di questi obiettivi si concretizza in progetti specifici di cui monitoreremo attentamente l’attuazione e la capacità di spesa. Stiamo parlando di riforme che cambieranno il volto del Paese, rendendolo più moderno, più verde, più digitalizzato e più inclusivo.

 

 

 

Dal punto di vista sanitario, la situazione è sotto controllo in Italia?

“Il numero di casi scende, il lockdown ha funzionato e ora il Paese è ripartito. Così come sta avvenendo in Spagna. Non dobbiamo e non intendiamo però abbassare la guardia, un appello che continuo a rivolgere sempre a tutti i cittadini. Il nostro piano di intervento ci permette di tenere sotto controllo nuovi focolai attraverso risposte e interventi mirati, con la necessaria serenità di chi è attrezzato per reagire in modo più efficace. Abbiamo anche rafforzato il nostro sistema sanitario per affrontare nel miglior modo possibile questa emergenza globale”.

Come sta andando il turismo?

E’ in graduale ripresa. È stato uno dei settori più colpiti dall’emergenza e da subito abbiamo messo in campo misure per sostenere gli operatori turistici e per incentivare sia il turismo internazionale che quello nazionale. Oggi l’Italia è tra i Paesi più sicuri, dove poter fare vacanze in totale tranquillità. Siamo consapevoli delle tante difficoltà che ci sono, ma anche dell’enorme potere attrattivo del nostro paese, che rimane la meta più desiderata nel mondo.

I rapporti tra le regioni del Nord e le regioni del Sud sono peggiorati in Italia dopo la crisi sanitaria?

Le Regioni, ogni singolo comune, sono parte integrante dell’attuale ripartenza del Paese. È su questo che ora si concentrano tutte le nostre energie. Ma al di là del normale confronto tra alcuni territori durante la fase più acuta dell’emergenza, l’Italia ha reagito in maniera coesa e unita.

La stabilità del Governo italiano è garantita per i prossimi mesi?

“La stabilità è una prerogativa fondamentale per ogni Governo, a maggior ragione in tempi così difficili. La maggioranza è solida e soprattutto determinata a lavorare ancora più intensamente per rilanciare il Paese. Tra le forze che lo compongono c’è una sinergia che spesso non viene raccontata dagli organi di stampa, ma la qualità e la quantità delle cose che stiamo facendo ne sono una dimostrazione diretta. Come ad esempio il decreto semplificazioni appena approvato, che contribuirà a modernizzare il Paese. In questi mesi abbiamo assunto decisioni mai prese nella storia della nostra Repubblica, e continueremo a farlo se servirà nell’interesse degli italiani”.

Ci sarà una Lista Conte per le prossime elezioni legislative?

“Come ho già detto in passato la mia attenzione è rivolta esclusivamente a lavorare sodo per il bene del Paese. L’emergenza che stiamo vivendo, che tante ferite ha causato e causa ancora nella nostra comunità, deve trasformarsi in un’occasione per cambiare con coraggio tutto ciò che ha rallentato la crescita del nostro Paese. Questo non è il tempo di pensare al futuro dei singoli, ma a quello dell’Italia”.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri