Martedì, 24 Settembre 2019

Intervista a La Stampa

Migranti, Conte contro le Ong: "La legge vale pure per loro"
Il premier incassa la svolta e punge Salvini: con le liti e le provocazioni non è mai riuscito ad ottenere nulla.
di Ilario Lombardo

Non lo cita nemmeno una volta. Ma è evidente che tra le labbra sta assaporando il nome di Matteo Salvini quando dice che un «atteggiamento inutilmente litigioso e provocatorio non porta da nessuna parte, se non ad aumentare il consenso interno». La riprova è la «svolta significativa ma non definitiva» - così la chiama - arrivata da Malta. Giuseppe Conte è seduto al 49esimo piano del palazzo della Rappresentanza italiana all'Onu. Le finestre si affacciano sul monolite nero della Trump World Tower. A destra c'è il Palazzo dell'Onu dove è atteso per il suo discorso al Climate Action Summit. Ma qui il presidente del Consiglio vuole parlare soprattutto di migranti: «E' passato il principio che chi sbarca in Italia sbarca in Europa. C'è stata una svolta completa nell'approccio di Paesi come Francia e Germania e lavoreremo assieme alla Commissione europea per valutare quali saranno gli effetti di questo accordo di redistribuzione che abbraccia tutti i richiedenti asilo. Senza più distinzione tra chi ha diritto all'asilo e chi no, una valutazione che sarà fatta dopo. E' un meccanismo che sarà integrato da una disciplina rigorosa sui rimpatri». 

A Malta è stato fissato lo schema, poi gli sbarchi continueranno e l'Italia cosa farà?

«Bisogna stare attenti a evitare il cosiddetto pull factor. In un passaggio del testo di Malta è espressa la chiara volontà di evitare che l'accordo possa diventare uno strumento per incentivare gli sbarchi. Non rinunceremo al rigore nella gestione dei flussi migratori, a regolare gli ingressi, a contrastare l'immigrazione clandestina e i trafficanti di esseri umani». 

I Paesi che hanno aperto a una maggiore condivisione cosa faranno in concreto?


«Nel caso in cui un Paese subisse un pressione consistente si aprirebbe la possibilità di individuare dei "place of safety". Non necessariamente si userà il criterio del porto più vicino. Sempre su base volontaria, si mette per la prima volta nero su bianco la prospettiva di un'alternativa». 

Ci sono già accordi con la Francia per usare Marsiglia?

«Mi limito a dire che c'è grande disponibilità dei paesi che hanno condiviso l'accordo».

E per le Ong? Lei ha guidato un governo che le ha combattute per 14 mesi. Cosa cambia?

«E' sbagliato pensare che il salvataggio in mare sia delegato solo alle Ong. Nonostante la situazione di difficoltà della Libia ogni giorno la Guardia Costiera sorveglia le coste e recupera uomini e donne. A Serraj tre giorni fa, a Palazzo Chigi, ho assicurato che continueremo a sostenere e a rafforzare la formazione e l'addestramento dei libici».

Molti di questi migranti sono bloccati in Libia in luoghi che le stesse Nazioni Unite hanno definito lager.

«Ne siamo consapevoli. Parliamo di veri e propri centri di detenzione. Io sono qui all'Onu anche per questo. Al Segretario generale Antonio Guterres, chiederò la disponibilità a potenziare gli interventi, anche finanziari, in modo che questi siano davvero centri dove i migranti siano trattati da essere umani». 
 

Se ci fosse un altro caso Carola, quale sarà l'atteggiamento italiano?

«Non mi piace parlare di singoli casi. Non faremo differenza se un natante italiano o straniero dovesse investire un'imbarcazione della Guardia di Finanza. Ne risponderebbe di fronte alle legge. La Rackete di turno non si potrà sottrarre alle regole solo perché guida una nave delle Ong». 

Ma quali sono i meccanismi disincentivanti per evitare il fattore attrattivo?

«Di fatto sono tre. Con la presidente Ursula von der Leyen siamo d'accordo per investire maggiormente sulla cooperazione in Africa. Secondo: lavoreremo strettamente con la Libia. Infine: vogliamo continuare a controllare le nostre coste. C'è il decreto Sicurezza che non dismettiamo».

Via Salvini, ma continuerete a usare il suo decreto?

«Nel programma con il Pd abbiamo concordato di recepire le indicazioni del presidente della Repubblica sul decreto ma il nostro obiettivo è di non rinunciare a uno strumento che ci può consentire un miglior controllo dei confini e di poter dire che si entra alle condizioni che decidiamo noi». 
 

E i "porti chiusi"?

«Porti aperti o chiusi non sono formule sufficienti. Nell'accordo c'è un paragrafo che riguarda la correttezza di tutte le navi che faranno operazioni di search and rescue. Non saranno ammissibili comportamenti anomali. Come spegnere il transponder, sottrarsi alla rivelazione radar per muoversi liberamente». 

Il governo ha annunciato più volte una soluzione sui rimpatri. Quale è?

«Stiamo lavorando con l'Ue per rendere il meccanismo dei rimpatri più efficiente. E' previsto un periodo ragionevole di quattro settimane. In questo arco di tempo devi poter completare tutte le procedure di identificazione, valutare se c'è o no diritto all'asilo, ed essere in condizione di operare un rimpatrio o meno». 

Siamo al summit Onu sul cambiamento climatico. Greta è arrivata qui in nave. In Italia il governo già litiga sulle tasse alle merendine...

«Non mi fate pesare di essere venuto in aereo (ride). Noi vogliamo essere il Paese più all'avanguardia sull'economia ecologicamente sostenibile. A partire dalle rinnovabili. Abbiamo un obiettivo: come raggiungerlo? Se un governo si sveglia e dice "tassiamo tutto ciò che non è eco-compatibile" avremo controeffetti negativi. Significherebbero posti di lavoro a rischio, imprese che chiudono. Il modo più saggio per cominciare questo percorso è quello di incentivare le iniziative più compatibili senza compromettere nessuno».