Domenica, 30 Giugno 2019

Intervista a La Repubblica

Conte, no alle sanzioni Ue "Decide la Commissione ma io non chiedo rinvii"
di Tommaso Ciriaco 

OSAKA - «Vieni anche tu, dai!». L'ultima foto del G20 di Giuseppe Conte è con il fotografo di Palazzo Chigi, che ha appena immortalato la delegazione italiana al completo. Sorrisi, applausi dietro il mega logo del summit di Osaka. Adesso che il vertice è finito sono tutti più rilassati. Si allargano anche le maglie della maniacale organizzazione. E Conte si ferma a conversare qualche minuto. C'è sempre la procedura, ovvio, in cima ai suoi pensieri. E il breve colloquio con Jean Claude Juncker non deve essere andato benissimo, pare di intuire. «Non era qui che dovevamo trattare, anche se ovviamente ci siamo confrontati. Non siamo stati a mercanteggiare. La procedura di infrazione va evitata, senza indugio. Abbiamo fatto il nostro e confidiamo che si risolva bene». E però resta la ghigliottina di un rinvio della procedura, che il premier considera negativa per il suo esecutivo: «Ragazzi, no, la procedura dobbiamo evitarla per il Paese. Poi se la Commissione vuole rinviare, lo decide lei: ma io voglio chiudere subito, già domani».

Si riferisce al summit straordinario sulle nomine che si apre oggi a Bruxelles. E che inevitabilmente tratterà informalmente anche la procedura per il "rosso" nei conti pubblici di Roma. All'avvocato basterebbe schivare la sentenza di condanna in occasione dell'Ecofin del 9 luglio, il come conta relativamente. «Ieri, oggi o domani: l'importante è evitarla. E comunque voglio chiuderla come a dicembre, senza congelare le decisioni». Al suo fianco, silenzioso più del solito, c'è Giovanni Tria. Attendono assieme l'auto che deve riportarli alla piattaforma trasformata in aeroporto in mezzo alla baia di Osaka.

Ministro, e lei cosa ne pensa di un rinvio della procedura? «Non sarebbe positivo per l'Italia. E comunque, non stiamo trattando in questi termini, non ne so nulla, non esistono precedenti del genere e sono personalmente ottimista». E la flat tax? «Si farà». Con quali soldi, ministro? Gira i tacchi e va via. Conte invece resta a conversare. Traccia un bilancio della missione, dei colloqui con Donald Trump e Vladimir Putin, del faccia a faccia più strutturato con l'indiano Modi. Altra spina, quella di Uva, dove rischia di sfilarsi ArcelorMittal: «Pensare che si possa gestire un'azienda solo a condizione di avere un'immunità penale - sostiene il premier, "coprendo" Luigi Di Maio - è un privilegio. E se prima valeva per i commissari governativi, era un'eccezione». È tempo di andare via. A pochi metri dal premier sfila sulla scala mobile anche Emmanuel Macron, che attende ancora una risposta sulla Tav. E il premier sembra prepararsi a dire sì: «Questo percorso si sta chiudendo, ovviamente dovremmo trame le fila alla luce anche delle sopravvenienze, ad esempio di qualche ulteriore valutazione finanziaria». Si riferisce alla quota di finanziamento aggiuntiva che garantirà l'Europa per realizzare un'opera che nessuno, tra i grillini, sembra ormai poter fermare.