Lunedì, 30 Marzo 2020

Intervista a "El País"

"Il problema non è uscire dalla crisi, ma farlo il prima possibile"

di Daniel Verdù

Versione originale dell'intervista (file pdf)

Com’è la situazione in questo momento in Italia? È vicina nel superare il suo momento peggiore?

Siamo nella fase più acuta. È difficile fare previsioni esatte. Gli esperti sono prudenti ancora, ma è ragionevole pensare che siamo vicini al picco. Sabato abbiamo superato le 10.000 vittime e questo ci ferisce profondamente, ci deve allertare e dovrebbe allertare la comunità internazionale. Ma allo stesso tempo, abbiamo avuto ieri anche il maggior numero dei guariti: 1.434. Voglio esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà al Governo spagnolo e alla sua popolazione. È un evento drammatico che conosciamo molto bene e posso immaginare la difficoltà che state attraversando. Vogliamo uscirne da questa crisi il prima possibile per, tra le altre cose, aiutare con medici, macchine respiratorie e dispositivi di protezione personale altri Paesi come la Spagna.

Qual è, secondo l’esperienza italiana, la formula che ha dato risultati migliori?

È difficile rispondere, posso solo dirle i criteri che abbiamo utilizzato: massimo rigore nella reazione, assoluta trasparenza con i cittadini e misure graduali secondo i criteri adeguati e proporzionali. E, soprattutto, seguire sempre le indicazioni degli scienziati, anche se poi si prendono le decisioni politiche a riguardo.

Quando prevede che finirà la quarantena in Italia?

Bisogna ragionare in termini di proporzionalità. Sarebbe stato un errore introdurre una chiusura totale del paese immediatamente. Inoltre, è impossibile reggere un impatto economico di questo livello per un periodo prolungato. Bisogna farlo gradualmente. Quando abbiamo visto che il contagio si stava diffondendo, le misure restrittive che abbiamo preso in Lombardia sono state applicate in tutto il Paese. Poi abbiamo stabilito che bisognava essere più radicali e abbiamo imposto la chiusura delle attività non essenziali. Ma, insisto, sono misure che bisogna prendere gradualmente.

Questa chiusura delle attività produttive potrebbe durare per tanto tempo?

No, è una misura molto dura economicamente e non può durare a lungo. Per le scuole e università, invece, si possono cercare di introdurre delle modifiche. Anche per gli esami e valutazioni di fine anno affinché si eviti di far perdere allo studente l’anno scolastico o le sessioni d'esame universitarie.

L’Italia sarebbe favorevole ad aprire prima che la pandemia termini?

È prematuro per dirlo. Quando il comitato scientifico dirà che la curva inizia a scendere potremo studiare misure di rallentamento. Però dovranno essere molto graduali.

L’Europa ha reagito in maniera timida di fronte a questa crisi che colpisce più duramente Paesi come l’Italia e la Spagna.  È deluso?

In questo momento nell’Europa si gioca una partita storica. Non è una crisi economica che ha colpito alcuni Paesi meno virtuosi piuttosto che altri. Qui non c’è una distinzione che abbia a che fare con sistemi finanziari. Questa è una crisi sanitaria con una dura ricaduta nel campo economico e sociale. È una sfida storica per tutta l’Europa. E spero vivamente, avendo un animo fortemente europeista, che sia all’altezza di questa situazione. Se non dovesse riuscirci… guardi, stiamo limitando i diritti costituzionali dei nostri cittadini e Europa deve reagire evitando errori tragici

Spagna e Italia hanno chiesto la creazione di eurobond per affrontare la crisi. Ma Germania e Olanda hanno bloccato la proposta. Per quale motivo?

Alcuni Paesi non si rendono conto delle forti restrizioni che questa emergenza produrrà nel piano economico. Italia e Spagna sono i più esposti in questo momento, ma tutti saranno esposti. I numeri, sfortunatamente, aumentano in tutti i paesi ed è una emergenza sanitaria e economica che influenza tutta l'Unione europea. Tuttavia, alcuni Paesi ragionano con una visione antica, superata. Un’ottica inadeguata per affrontare questa crisi. Questo è uno shock simmetrico che colpisce tutti ed è eccezionale, come ha sottolineato il Presidente Pedro Sànchez. Per questo bisogna rispondere con una reazione forte e unitaria, che ricorra a strumenti straordinari.

Cosa propone l'Italia oltre agli eurobond?

Io l’ho chiamato “Piano europeo ripresa e reinvestimento”. Un modo per appoggiare tutta l’economia europea. Il problema non è quando si uscirà da questa crisi, ma farlo il prima possibile. Il tempo è fondamentale, c’è un’urgenza massima. Non penso in uno strumento particolare, possiamo ricorrere a una grande varietà. Ma è il momento di introdurre un insieme di strumenti di debito comune europeo che ci permetta di vincere il prima possibile questa guerra e rilanciare l’economia. Nessun Paese, incluso quelli che credono di soffrire un impatto minore, possono sentirsi esclusi da questa grave crisi. L’Europa deve rispondere alle sfide globali del mercato. Reagire di forma unitaria le permetterà di competere in modo migliore.

Lei ha detto l’altro giorno che se la risposta dell’Europa sarà mediocre, l'Italia farebbe da sloa. A cosa si riferiva?

L’Italia non chiede di condividere il suo debito pubblico accumulato. Questo debito rimarrà a carico di ciascun Paese. L’Italia stava tenendo un gran comportamento finora, anche relativamente al suo debito pubblico. Il deficit del 2019 doveva chiudersi al 2,2% e siamo riusciti a limitarlo all'1,6%. Siamo intervenuti in molti settori per rendere più efficiente la macchina dello Stato e migliorare la nostra capacità di inversione. Nessuno chiede all’Europa che si faccia carico dei debiti, solo che sia capace di assestare un colpo unitario per uscire da questo tsunami economico e sociale. E chi ha l’Europa a cuore, deve appoggiare questa causa. Se l'Unione europea non è all’altezza della sua vocazione e del suo ruolo in questa situazione storica, i cittadini non avranno più fiducia in lei.

Questa crisi può dare un alibi all'anti-europeismo che circolava fortemente in Paesi come l'Italia?

Il rischio è evidente. Gli istinti nazionalisti in Italia ma anche in Spagna e in altri Paesi, saranno molto più forti se l’Europa non sarà all’altezza.

L’Italia considera la Spagna un alleato chiave in questa crisi comune?

Abbiamo un'antica tradizione di relazione e una piena sintonia. Questa è un’occasione per consolidarla e rendere più efficace la nostra azione comune. Questo riguarda anche i Paesi che hanno firmato la lettera inviata al Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. L’Unione europea ha sempre avuto un passo avanti in queste situazioni, e noi governanti abbiamo l'obbligo di fare il possibile per evitare la sfiducia dei nostri cittadini.

Molta gente si domanda ora se l’Europa recupererà uno spazio sociale, economico e di frontiera dietro questa crisi? Lei cosa ne pensa?

Lavoro per questo. Ma guardi, il numero di disoccupati che ci sarà alla fine di questa crisi, per esempio, sarà molto alto. Dobbiamo effettuare una ricostruzione davanti a questo scenario.

Nel Sud dell’Italia si iniziano ad avere alcuni problemi di risorse. Ha paura che questa crisi finisca per diventare una bomba sociale?

La ragione per la quale procediamo gradualmente è perché l’emergenza sanitaria si è trasformata presto in una crisi economica. Ora l’aspetto più importante è quello sociale e, soprattutto, di ordine pubblico. La gente compie grandi sacrifici, e cresce un malessere, anche psicologico. Non sono abituati a queste restrizioni. Iniziamo ad avere un problema anche materiale, molti cittadini non hanno un salario fisso. Per questo motivo ieri abbiamo approvato la distribuzione di 400 milioni e un fondo di 4.600 milioni di euro per i comuni. Si potranno distribuire buoni per fare la spesa alimentare di prima necessità. Bisogna intervenire perché la gente, come in guerra, non abbia difficoltà a reperire risorse alimentari.

Un mese dopo, cambierebbe alcune decisioni assunte all’inizio di questa crisi?

Ci sarà tempo per interrogarsi sugli errori commessi e sarà giusto che tutto il mondo esprima la sua opinione. Ma come disse Alessandro Manzoni, “del senno di poi sono piene le fosse”. Ovvero, a posteriori tutti sanno la soluzione. In Italia c’è un grande dibattito pubblico, ma non ho mai sentito di soluzioni alternative alle misure che abbiamo attuato che abbiano avuto una base scientifica consolidata e una base concreta.Se tornassi indietro farei tutto allo stesso modo. Ora è il momento dell’azione e della responsabilità. Presto arriverà il momento dei bilanci e delle critiche.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri