Mercoledì, 1 Aprile 2020

Intervista a De Telegraaf

In un mercato comune l’Europa deve poter agire in modo solidale ed efficace, perché è impensabile che qualcuno possa giovarsi di questa crisi.

Perché l’Italia è arrabbiata con l’Olanda?

Non credo che sia una questione di arrabbiatura dell’Italia con l’Olanda o del popolo italiano con il popolo olandese. Molti italiani non comprendano però la resistenza da parte delle autorità olandesi ad affrontare questa crisi - che è una crisi epocale, una crisi sanitaria, economica e sociale ad un tempo – che per questo richiede una reazione forte, immediata, rigorosa ed efficace, da coordinare a livello europeo. L’Italia si è trovata in trincea con la Spagna, ma è chiaro che è una battaglia che riguarda tutti. Lo dimostra anche il numero dei contagi che crescono ovunque. Quindi l’effetto recessione si verificherà pressoché ovunque.

L’Olanda, secondo lei, ha una posizione più rigida rispetto agli altri paesi nordici?

Non mi sento di distinguere e di entrare nei dettagli delle singole sensibilità. L’Italia non sta in questo momento chiedendo ai cittadini olandesi di pagare il debito italiano. Non chiediamo neanche un euro ai contribuenti olandesi. In un mercato comune l’Europa deve poter agire in modo solidale ed efficace, perché è impensabile che qualcuno possa giovarsi di questa crisi. La stiamo subendo tutti, quindi abbiamo tutti l’interesse a fronteggiarla in modo coerente e unitario. E questa unità deve iniziare con le misure di contenimento del contagio. Tutti le dobbiamo contemporaneamente adottare, in modo severo e rigoroso. Siccome siamo al fronte, se uno stato membro non dovesse adottare misure severe e rigorose, il nemico invisibile dilagherebbe e sarebbe gravissimo danno per tutti. E nessuno Stato membro deve rimanere esposto al rischio di un contagio di ritorno. L’Italia in questo momento sta pagando un prezzo economico molto alto, ma lo sta facendo per uscire quanto prima da questo stato di emergenza.  Immaginate cosa significherebbe per l’Italia, dopo aver pagato un prezzo così alto dal punto di vista economico e sociale, subire un contagio di ritorno, perché altri stati membri non hanno adottato misure altrettanto severe e rigorose. L’Italia pagherebbe un doppio prezzo.

Molti olandesi hanno l’impressione di dover pagare sempre per il Sud. Perché sbagliano?

L’Italia ha sempre pagato il proprio debito. Non ha mai chiesto un euro agli altri. Vorrei ricordare che l’Italia è la terza economia dell’Europa, la seconda manifattura dell’Europa, è una potenza del G7 e l’Italia sa fare i compiti a casa. Dal 2011 il nostro avanzo primario è stato positivo, superiore al 1,7% del pil di media. Vorrei anche ricordare che il 2019 si è chiuso con un rapporto deficit pil pari all’1,6%, mentre l’obiettivo programmato era il 2,2%. In Italia, da quando sono Presidente del Consiglio, stiamo realizzando poderose riforme strutturali, per consentire al Paese di correre meglio e più velocemente. L’Italia non solo non chiede un euro ai contribuenti olandesi per pagare il proprio debito. Ma l’Olanda è anche tra i paesi che si avvantaggiano molto del contributo delle imprese italiane. Perché molte grandi imprese che pure hanno i principali stabilimenti in Italia e ricavano i maggiori profitti nel nostro Paese poi beneficiano della legislazione fiscale olandese, molto più conveniente. Quindi i cittadini olandesi non hanno motivi di pensare che il rapporto con l’Italia li veda svantaggiati economicamente né   devono temere di dover pagare i debiti italiani.

Perché secondo lei è il MES non è uno strumento sufficiente?

Il MES è uno strumento che è stato elaborato in tutt’altro contesto, con regole costruite  per rispondere e reagire a shock asimmetrici. Ma qui si tratta di uno tsunami, che si abbatte simmetricamente sul piano economico e sociale su tutti i paesi europei. Non è quindi una crisi che origina da tensioni finanziarie di singoli paesi. Nessun paese può essere considerato responsabile di questa crisi. Per questa ragione il MES non può essere lo strumento per offrire quella reazione europea, rigorosa e coordinata, di cui abbiamo bisogno. L’Europa deve competere nello spazio globale. Deve competere con gli Stati Uniti, che hanno stanziato 2000-2300 miliardi, stiamo parlando di circa il 10% del pil, deve competere con la Cina. Se l’Europa si muove in una logica di singoli stati membri, di strumenti modesti che sono nati per ben altre e più modeste situazioni critiche, l’Europa non potrà mai competere a livello globale. Gli european recovery bond sono il modo migliore per rispondere, anche per i cittadini olandesi. Anche loro hanno bisogno di garanzie e di sentirsi protetti in una situazione del genere. Immaginate quali conseguenze potrà avere questa recessione sulle infrastrutture olandesi e quale impatto potrà avere quanto alla circolazione delle merci. In Europa abbiamo catene del valore fortemente integrate, basta che salti un anello e l’intera catena ne risente. Siamo di fronte a uno tsunami che riguarda tutti.

Il premier Rutte non vuole subito mettere miliardi, ma prima vedere come si evolve la situazione. Perché c’è fretta?

Vedo che c’è un dibattito in corso in Olanda e non tutti i rappresentanti delle istituzioni la pensano allo stesso modo. Non perdiamo questo appuntamento con la storia. La storia ci sta chiamando. È un appuntamento che richiede da parte nostra di ricorrere a strumenti straordinari, eccezionali, finalizzati esclusivamente a uscire quanto prima da questa recessione. Anche le buone risposte, se dovessero giungere tardi, si riveleranno inutili. Dobbiamo evitare di ritrovarci a dire: ecco, finalmente abbiamo trovato la terapia, per poi scoprire che il paziente è morto.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri