Venerdì, 2 Ottobre 2020

Intervista al Corriere del Mezzogiorno

L’Italia tornerà una grande potenza soltanto se rilanceremo il Mezzogiorno.

di Michele Cozzi

E ieri da San Felice a Cancello dove ha inaugurato una scuola vandalizzata, il premier ha lanciato un appello: «Consiglio a tutti gli amministratori locali, ai presidenti di Regione, di continuare in pieno coordinamento con il Governo, come abbiamo fatto finora». Una risposta a chi gli chiedeva su un possibile nuovo lockdown, minacciato dal governatore Vincenzo De Luca. «Abbiamo un sistema di monitoraggio molto accurato e sofisticato ha aggiunto Conte - e dobbiamo lavorare a livello centrale con il coordinamento delle Regioni per assumere le decisioni quando servono. Non possiamo andare in ordine sparso.»

Presidente Giuseppe Conte: inizia la Fiera del Levante in una situazione di oggettiva difficoltà per la pandemia. La sua presenza è un segnale dell'attenzione del governo verso il Sud. Il Recovery plan punterà essenzialmente sul Mezzogiorno?

«La determinazione degli organizzatori della Fiera è un altro esempio della forza e della resilienza dell'Italia manifestate in questi mesi. Sono tornato tante volte a Bari e in Puglia in questi anni, a dimostrazione che l'attenzione al Sud mia e di tutto l'esecutivo è costante. L'intera agenda di governo ha l'obiettivo di far fiorire lo sviluppo nel Mezzogiorno, e a questo scopo utilizzeremo lo strumento del Recovery pian, i fondi del React Eu, i fondi strutturali e di sviluppo e coesione».

La pandemia ha creato molte difficoltà per l'economia. Le previsioni sulla crescita del Pii sono negative, seppure non catastrofiche come sembravano alcuni mesi fa. I 209 miliardi rappresentano una forte boccata d'ossigeno. Quali saranno le direttive principali del piano?

«Ci aspettano altri mesi difficili, ma siamo fiduciosi sul futuro. Stiamo creando i presupposti per modernizzare l'Italia grazie a una corposa agenda di investimenti e riforme. Abbiamo strutturato il Piano in missioni strategiche, tra cui la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la transizione ecologica a cui saranno dedicate il 40% delle risorse, la connessione dell'Italia intera con le infrastrutture di trasporto e la logistica, la coesione e l'inclusione sociale, la tutela della salute. Posso garantire che non rimarranno solo dei titoli, la vera svolta per l'Italia sarà nel saper spendere bene e presto le risorse, nel realizzare nei tempi previsti il nostro Piano di rilancio. Ce la faremo, non possiamo fallire».

Quindi non tanto 100 progetti ma una visione generale?

«È la visione di un Paese in grado di recuperare lo status di potenza economica e industriale che avevamo raggiunto nel secolo scorso, e per farlo non possiamo che partire dal Sud. Non a caso, proprio negli anni della ricostruzione, quando la questione meridionale fu affrontata con la massima priorità, la crescita del Paese raggiunse livelli mai più eguagliati. Per questo non mi stanco mai di ripetere che se riparte il Sud, riparte l'Italia».

II Sud paga ritardi essenzialmente sulla rete dei trasporti. L'alta velocità appare ancora una conquista difficile nel Mezzogiorno, sul versante campano e su quello pugliese. II governo intende investire per sanare questo divario?

«Assolutamente si. Il governo con Italia veloce ha predisposto un ambizioso piano di investimenti nelle infrastrutture e nei trasporti per rendere il nostro Paese più connesso, sicuro e sostenibile. Nelle prossime ore firmerò il decreto con cui saranno nominati i commissari delle opere che riteniamo prioritarie. Investire nell'Alta Velocità e nell'Alta capacità nel Mezzogiorno, come ad esempio stiamo facendo per la Napoli-Bari, rappresenta un passo necessario per superare i nodi strutturali che impediscono a diverse zone dell'Italia di correre alla stessa velocità».

Scuola, Università, tecnologie rappresentano le gandi direttrici per la crescita del Sud. Quali impegni intende assumere su questi temi?

«Senza dubbio per la crescita e il futuro dei nostri giovani, in particolare al Sud, non si può prescindere dagli investimenti nella Istruzione, nella ricerca e nella formazione. Ed è proprio questa un'altra fondamentale e strategica missione del nostro Recovery pian. Già in questi mesi, per fronteggiare le difficoltà dovute alla pandemia e per assicurare l'avvio in sicurezza dell'anno scolastico abbiamo messo in campo 7 miliardi di investimenti sulla scuola, mentre quasi 2 miliardi per l'Università e la Ricerca. Nel periodo di lockdown è emerso ancora di più come il digital divide sia una delle principali fonti di disuguaglianza territoriale, anche per la scuola. È per questo che riteniamo prioritario il progetto della banda ultralarga in modo da realizzare l'unificazione digitale oltre che infrastrutturale del Paese».

La fiscalità di vantaggio con il taglio del 30% dei contributi a carico delle imprese del Sud. Una misura indubbiamente necessaria. Ma è parte di un piano più ampio?

«La fiscalità di vantaggio è un intervento straordinario di cui siamo orgogliosi, che aiuta le imprese al Sud senza penalizzare i lavoratori e che contiamo di rendere duraturo. Non è una misura spot ne isolata e, soprattutto, non si pone in alternativa alla forte politica di investimenti pubblici e di sostegno a quelli privati, già avviata dal governo. Ricordo la strategia intrapresa a febbraio insieme al ministro Provenzano con il Piano Sud 2030, che sarà la cornice dei progetti per il Mezzogiorno inseriti nel Ricoveri plan italiano. Senza dimenticare tutti gli altri interventi di sostegno allo sviluppo, alla ricerca e all’innovazione delle imprese del Sud».

Come giudica le polemiche sul cosiddetto Sussidistan?

«Si tende a scambiare per una "pioggia di sussidi" l'ombrello sociale con cui invece abbiamo cercato di proteggere cittadini, famiglie e imprese dalla tempesta di questa emergenza, garantendo cospicui investimenti e la tenuta del tessuto economico. Abbiamo attenuato l'impatto negativo sull'occupazione e consentito una ripresa dei consumi, come ha confermato anche l'Istat in estate. Ricordo inoltre che una significativa fetta dei miliardi di euro stanziati in questi mesi è andata alle imprese attraverso i contributi a fondo perduto, la cancellazione del saldo e acconto Irap, le sospensioni e le agevolazioni fiscali. Sono una spinta per la ripartenza, cosi come il Decreto semplificazioni che accelera la realizzazione delle infrastrutture, il superbonus 110% che punta a far ripartire le imprese del settore edile». 

Nella fase della pandemia non sono mancate le polemiche un po' pretestuose tra Nord e Sud. Ma il Paese per ripartire ha bisogno della massima unità. Teme che possano riesplodere nella fase di utilizzo Recovery fund?

«Stiamo affrontando una fase storica in cui tutti dobbiamo mostrare visione e lungimiranza. Le rivendicazioni territoriali hanno respiro corto in un contesto in cui neppure l'Italia si salva da sola, ma solo se tutta l'Europa unita aggancia il treno della ripresa. Sono fiducioso che come avvenuto nella fase più acuta dell'emergenza sanitaria l'intero sistema Paese, tutte le regioni senza distinzione di colore politico, le nostre forze migliori, unite, sapranno cogliere al meglio l'occasione storica del Recovery fund, per uscire più forte di prima da questa crisi».

I piedi nel Mediterraneo e lo sguardo in Europa. II suo governo ha riallacciato forti rapporti con l'Unione. C'è il rischio che i cosiddetti Paesi frugali possano rimettere in discussione gli accordi sottoscritti nei mesi scorsi ?

«Non c'è alcun rischio, così come è da escludere che l'arrivo dei fondi europei potrà subire qualche significativo ritardo. Il clima che si respira proprio in queste ore al Consiglio europeo di Bruxelles lo conferma. L'Italia con determinazione, autorevolezza e un eccellente lavoro di squadra ha avuto un ruolo centrale in Europa, e ha contribuito a innescare un cambio di prospettiva nell'UE, grazie al Recovery fund. Confido che, con la mediazione della Germania, i 27 Paesi sapranno intraprendere il necessario e corretto percorso per sfruttare presto e pienamente questa grande storica occasione».

Presidente, il governo ha intenzione di prorogare Io stato di emergenza.

«Abbiamo avviato la discussione all'interno del governo e abbiamo convenuto che andremo in Parlamento a proporre la proroga dello stato d'emergenza fino alla fine di gennaio 2021».

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri