Intervento a Rondine Cittadella della Pace

Venerdì, 17 Maggio 2019

L'intervento del Presidente del Consiglio, Guiuseppe Conte, in occasione della sua visita a Rondine Cittadella della Pace.

Grazie davvero, ci siamo detti che ci diamo del tu. Ti ringrazio innanzitutto per l'invito, ti ringrazio per le parole. Non so se farò la storia sinceramente; però, come ho anticipato quando mi siete venuti a trovare lo scorso febbraio a Palazzo Chigi, mi è piaciuto molto il vostro manifesto, la vostra iniziativa e penso che chi ha delle responsabilità politiche di vertice come il sottoscritto debba dare dei segnali concreti, non possa limitarsi a dire “che bella iniziativa, ma come siete bravi, ma come siete belli”. E quindi oggi vi confermo l'adesione alla vostra campagna. 

E vi porto anche un gesto che rimane simbolico, un piccolo gesto che rimane simbolico ma un gesto concreto: cinque fucili della nostra difesa. Verrà rinunciato l'acquisto a cinque fucili per sostenere le vostre iniziative.
Voi pensate sia stata una cosa facile: cinque fucili, potevano essere 500! Io sto parlando di bilanci già approvati, di poste di bilancio già definite, di programmazione già avanzata. Si è arrestato tutta una macchina per rinunciare all'acquisto di questi cinque fucili. Non è stata una cosa semplicissima perché l'obiezione da parte dell'amministrazione della difesa è stata: “ma ci saranno cinque dei nostri che sono senza fucile”. E va bene, andranno nelle retrovie parlar di pace.
Quindi ringrazio anche, in particolare, il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta perché ha compreso assolutamente lo spirito dell'iniziativa e quindi mi ha consentito di realizzare questa anticipazione che era nell'aria sin dallo scorso febbraio. 

Vi dico di più. Non solo aderisco - diciamo - con questo gesto simbolico ma concreto, ma mi farò latore con gli altri leader (Capi di Stato, Capi di Governo) che incontrerò e cercherò di diffondere questa vostra iniziativa, perché mi sembra molto bella. Ne condivido i principi ispiratori, quindi sarò il vostro testimonial a livello di Leader di Capi di Governo e di Capi di Stato. 
Va bene? Grazie davvero. 

Qualche riflessione sul luogo in cui siamo e sulle parole che mi hai anticipato. 

Sono stato molto colpito dalla vostra iniziativa e lo avete anche visto. C'è stato, direi, un dialogo tra di noi, non ho parlato solo io, ho ascoltato voi. Quando ci siamo visti a Palazzo Chigi è stato per me un incontro molto bello. Molto bello perché ho colto l'ispirazione di questa iniziativa che, peraltro, è sperimentata ormai: stiamo parlando di vent'anni. Stiamo parlando di circa 200 - mi pare di capire – ragazzi che in questo momento sono dei messaggeri, sono in giro per il mondo a testimoniare anche la bontà di questa iniziativa, a testimoniare forse lo spirito nuovo di aver imparato, di aver maturato un'esperienza.

Io sono particolarmente orgoglioso che questa esperienza sia qui in Toscana e in Italia. Venendo, ho visitato il monumento simbolo e - avevo già letto qualcosa che mi ha confermato - ci sono tre massi. I massi sono qualcosa di molto concreto e sono un simbolo; ma è la roccia qualcosa di molto saldo, per certi versi anche indistruttibile o comunque ben resistenti al tempo. E sono tre massi: l'uno la Verna, l'altro mi hai detto Camaldoli e l'altro l'Arno. Siamo in Italia ed è bello che voi portiate un imprinting dell’Italia.

Per quanto riguarda la Verna è evidente il richiamo alla figura - come detto - di San Francesco. Sono stato recentemente ad Assisi in occasione della cerimonia della Lampada della Pace. C’era la Cancelliera Merkel, c’era il Re di Giordania e c'era anche S.E. Cardinale Bassetti, che saluto.E saluto tutti. Io non ho fatto il saluto, quello rivolto a tutte le autorità, ma oggi ci sono tante autorità e mi fa piacere di vederle tutte. 
Ad Assisi ho fatto qualche considerazione in quell'occasione, che riassumo. San Francesco d'Assisi – vedete -  ha espresso una santità. Per noi è un santo, per chi professa la nostra fede e la nostra confessione religiosa. Però direi che è qualcosa di sorprendente. È un messaggio che travalica un poco - se mi permettete - le confessioni religiose perché trascende le appartenenze confessionali. Ha espresso un messaggio che si fonda sul dialogo, sull'accoglienza, sulla pace. E sono questi tre concetti che sono delle fondamentali nella sua esperienza di vita, nella sua testimonianza di vita. E pensate che cosa ha potuto fare un umile fraticello che è vissuto in un periodo in cui - oggi diremmo non c'era neppure internet - non avrà avuto neppure i mezzi di comunicazione di cui oggi siamo dotati. Pensate che forza ha questo messaggio che travalica le latitudini geografiche, travalica i secoli e arriva oggi sino a noi. È fonte di grande ispirazione, perché accoglienza, apertura all'altro chiunque esso sia, dialogo con l'altro e dialogare significa predisporsi.

Quello che mi colpisce della vostra esperienza e che è basata sulla trasformazione personale, intima: non puoi pensare di cambiare il mondo se non cambi te stesso. Se vuoi ripartite da qui come eravate prima non credo che riuscirete nell'intento, nello scopo che questa iniziativa si prefigge. Potete trasformare il mondo se prima trasformate voi stessi. 

La Pace. Quando c'è un conflitto - io adesso inizio ad avere un po’ esperienza dei conflitti perché essendo lì e giro tanto, ho tanti dossier, tanti conflitti tra le mani - si scatenano ancestrali reazioni. Reazioni emotive fortissime: orgoglio, rivendicazioni. C'è una determinazione incredibile nel perseguire il risultato, la sconfitta dell'altro. Pensateci un attimo. Quando invece c'è la pace noi intendiamo la pace come in termini di rilassatezza (vabbè lavoriamo per la pace…) ma perché la pace non deve ispirare quella medesima feroce determinazione che è invece al fondo di un conflitto? Pensateci un attimo. Voi volete essere portatori di pace? E allora sappiate che dovrete avere una feroce determinazione, dovete combattere contro la rassegnazione, contro i muri, contro quello che vi sembra un ostacolo invalicabile: la frustrazione. 

Io ho tanti dossier tra le mani, poi ve ne parlerò in dettaglio, e io stesso avverto delle volte la frustrazione. Su alcuni dossier lavoro da tanti, tanti mesi - potrei dire da quando mi sono insediato -  ma sono consapevole che solo con la feroce determinazione potrò sperare di dare un contributo alla pace. Quindi mai abbassare la soglia di attenzione, mai lasciarsi sfiduciare.

Ancora. Abbiamo un altro masso, Camaldoli. Camaldoli… la comunità monastica. Però voi forse più che monaci dovete essere apostoli, dovete essere messaggeri. Però Camaldoli ispira anche il Codice di Camaldoli. Non so se lo conoscete. Del 1943, un testo che non è male rileggere. È un testo che è stato espresso da delle persone che avevano una grande sensibilità culturale, una grande sensibilità sociale, una grande apertura dialogica. L'hanno confezionato ed è un testo che offre poi una linea di continuità anche con quello che è stato il lavoro costituente, della nostra Costituzione che ad oggi abbiamo, la Costituzione repubblicana. Tra queste persone c'era anche Giorgio La Pira. E Giorgio La Pira ci riporta tutto sommato anche al terzo masso, perché stiamo parlando di Firenze. Anche se lui si era trasferito a Firenze per studiare, no? Si è laureato in giurisprudenza. Grande studioso di diritto romano, è un'altra figura che potrebbe darvi una fonte d'ispirazione. 

Stiamo parlando anche qui poi di una scelta monastica, la cella n. 6 a Firenze. Se non avete ancora visitato, c'è la Basilica di San Marco. Nella Basilica di San Marco ci sono degli affreschi bellissimi; in particolare le celle sono illuminate da questi affreschi del Beato Angelico. Io ho sempre pensato che ha ispirato questa figura particolarmente carismatica. È stato anche Sindaco di Firenze ed è stato anche al centro, crocevia di tante iniziative a livello mondiale, per cui io vedo molto assonanza rispetto a quella che è la fonte ispiratrice di Rondine, di questa vostra iniziativa. Ebbene, io ho sempre pensato che - immaginate cosa significhi studiare in un contesto in cui ci sono degli affreschi del Beato Angelico che impersonificano forse uno dei punti più alti del Rinascimento fiorentino italiano - la bellezza è fonte ispiratrice di armonia.  Come si può opporre la guerra a tale bellezza, anche artistica. E lui, pensate, aveva il privilegio di vivere in queste celle, tra queste mura, tra questi affreschi. Quindi tutte le iniziative che lui ha realizzato io penso sempre che siano stati ispirati anche da questa profonda vita di studio, ma anche intrisa, impregnata di bellezza.

L’iniziativa cos'era? E qui il Cardinale però mi deve correggere: era il ’55 quando radunò ad uno ad uno tutti i sindaci? Del blocco comunista, del blocco sovietico. Era la prima volta che si incontravano.  Li riunì tutti perché, pensate anche qui, Sindaco di una città, una tra milioni di città del mondo, riuscì a fare di Firenze con queste sue iniziative un crocevia del dialogo, superando tante barriere (Mosca, Pechino). E anche l'epistolario… che vuoi bellissimo. Perché riuscì a dialogare da semplice Sindaco con tutti i grandi del mondo coinvolgendoli di una prospettiva di dialogo molto affascinante.

Veniamo a noi, ai nostri giorni. Dicevo dei dossier che sono aperti e ne parlo di uno che molto attuale: Libia. Ho trovato questo dossier sul mio tavolo quando mi sono insediato e che cosa ho compreso dopo tanti mesi di pratica di governo? Che bisogna avere una certa strategia per la pace. Non si può, quando si lavora per la pace, semplicemente rivendicare la parola, “bisogna sporcarsi anche le mani” e lavorare per una prospettiva di pace. Bisogna incontrare anche chi combatte: io ieri ho incontrato il generale Haftar; l'ho ricevuto a Palazzo Chigi. Se guardassimo a una logica - e qui c'è la Belloni che è una delle nostre eccellenze nel campo della diplomazia – “cerimoniale-diplomatica”, io non avrei dovuto incontrare un Generale che sta combattendo. Il Primo Ministro dell’Italia non incontra un Generale che sta combattendo alle porte di Tripoli, che oggettivamente sta causando tanta sofferenza. L'avevo già incontrato in passato, l'ho incontrato superando anche questi ostacoli formali perché sto lavorando per un obiettivo, per un cessate il fuoco, perché sono convinti ho cercato di ribadire anche lui che non è con un'opzione militare che si potrà mai lavorare a dispetto delle intenzioni, perché nella vita scoprirete che chi inizia anche un conflitto, che si ritrova coinvolto in un conflitto, chi vi partecipa attivamente delle volte alle migliori intenzioni del mondo, noi pensiamo che chi è coinvolto in un conflitto e il cattivo di turno, allora lì c'è un problema oggettivo, ci sono anche delle formazioni estremistiche voi sapete che Daesh si è spostato, il Califfato se è più o meno disintegrato e quindi tanti, tanti terroristi si stanno trasferendo in Nord Africa e molti, non c'è dubbio, molti di questi gruppi oggi sono concentrati e vanno a cercare l'instabilità, perché i paesi più stabili difficilmente sono disponibili a riceverli, più facilmente li respingono. 

Quindi oggi in Libia abbiamo una situazione molto molto complessa e articolata, e allora qual è il pensiero di chi assume iniziativa militare di questo tipo: “Benissimo ci trasciniamo in una situazione di stallo di stabilità, che dura da molto tempo io devo fare qualcosa per la mia popolazione libica, che soffre, questo Governo che è provvisorio non dà nessuna prospettiva di arrivare a delle elezioni, il problema lo risolvo io e come lo risolvo? con l'opzione militare, perché io ho un esercito regolare vado a combattere le milizie irregolari, le formazioni terroristiche bande, clan vari che sono disseminati dappertutto”. E allora la convinzione di poter risolvere il problema ma – cercato di spiegare al Generale Haftar, come a tutti gli attori libici – la violenza non può che generare violenza, è un'illusione che un'iniziativa militare… “no, ma io non combatto, io cerco di costringerli alla resa”… ma non può essere, quando chi ti e di fronte vede un’arma la imbraccia anche lui. Non è pensabile pensare di riunificare l'esercito, di unificare le forze di sicurezza, di stabilizzare un Paese, attraverso un’opzione militare, e la violenza non può che generare violenza, ed è quello che sta succedendo e ho cercato di spiegare al mio ultimo interlocutore – ma è una cosa che io dico a tutti, perché vi assicuro poi quando si svolgono iniziative di questo tipo o si è credibili, si ha sempre lo stesso linguaggio o non si è credibili, se si perde la credibilità si perde la minima infinitesima, se mai, possibilità di incidere per una soluzione, quindi bisogna aver sempre lo stesso linguaggio credibile con tutti. E al mio interlocutore di ieri, al generale Haftar, che avevo già incontrato in passato, ho spiegato: “Guarda, stiamo avendo degli effetti indesiderati, quelli che erano… riconosco la realtà di gruppi terroristici, che sono disseminati in questo momento in alcune aree della Tripolitania, all'effetto qual è? che adesso sono tutti compatti, stanno facendo un fronte unico, e se c'erano prima erano più facilmente individuabili, adesso c'è un’infiltrazione più diffusa. Non solo, senza considerare che ovviamente questa situazione sta provocando tra sfollati vittime anche civili, già decedute persone, combattenti che muoiono ovviamente durante i combattimenti sta provocando molte vittime, e allora, a dispetto anche, di una parte della comunità internazionale che –  come leggete dalle cronache di questi giorni – stabilizziamo finalmente la Libia, poi passiamo a delle elezioni, permettiamo quindi… l'obiettivo è assolutamente l'unificazione dell'esercito, renderlo tutto regolare, l'obiettivo aveva un qualche fascino esprimeva una qualche suggestione, una parte della Comunità internazionale ha sposato questa soluzione. Noi, come Governo no, non ci siamo cascati sin dall'inizio, e non è che non ci siamo cascati perché appoggiamo il Governo provvisorio attuale, stiamo lavorando da tempo per la stabilizzazione, per arrivare a delle elezioni libere e democratiche ma bisogna farlo e è importante il modo attraverso cui si percorre una strada, si previene a un risultato, se le modalità sono sbagliate e non sono attraverso il dialogo, il riconoscimento delle ragioni dell'altro e facilitare il dialogo, sappiate che non si arriverà mai a una reale pacificazione.

Altro scenario di crisi: il Venezuela. Il Venezuela è uno scenario, rispetto a noi, ovviamente, è un luogo geografico più distante, perché la Libia ce l'abbiamo lì a ridosso, in Libia peraltro rischia di scatenare una crisi umanitaria, di rendere incontrollabili anche, non solo, la sofferenza delle popolazioni ma anche i flussi migratori. Il Venezuela è un po’ più distante, però in realtà non esiste un Paese distante, anche questo, in politica estera non esiste un Paese distante, bisogna offrire un contributo laddove se ne offre la possibilità, e peraltro in Venezuela abbiamo una comunità di origine italiana molto corposa, molto cospicua, e lì è una situazione poi complicata, perché c'è anche il diritto internazionale. Cosa è successo, è successo che sono svolte nel maggio 2018 delle elezioni presidenziali; il Presidente Maduro si è fatto proclamare Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, cercando di recuperare e rilanciare il messaggio, la rivoluzione chavista, in linea di continuità anche con tutto quello che è il portato ideologico del chavismo, però l'Italia, insieme all'Unione europea e agli altri paesi dell'Unione europea non ha riconosciuto questo risultato, perché? perché ha ritenuto che le elezioni non siano state credibili, trasparenti e quindi a quel punto lì, tra l’altro l’affluenza non è stata elevatissima, molto contenuta, non ritiene di poter riconoscere Maduro come Presidente della Repubblica, legittimo Presidente Repubblica eletto democraticamente. E allora situazione di stallo anche lì, ovviamente c'è una situazione molto difficile, io dico che il regime, al di là dei problemi del riconoscimento della legittimità democratica – e questo è un dato che se mi permettete oggettivo – ha fallito perché ha fallito dal punto di vista economico, le riforme economiche, le riforme sociali, c'è una popolazione civile molto sofferente, c’è un'inflazione che ormai è diventata insostenibile, mancano generi… non sono più alla portata della popolazione generi di consumo di prima necessità, mancano i medicinali, poi non voglio entrare adesso nella prospettiva della causa ed effetto, embargo non embargo, e via discorrendo… ma quello che è un fatto oggettivo è che in questo momento abbiamo una popolazione civile in forte sofferenza. 

Di fronte a questa situazione, il Presidente dell’Assemblea Nazionale Guaidó si è fatto proclamare dall'Assemblea Nazionale Presidente ad interim. Allora come si risolve una situazione così imbarazzante? come si schiera l'Italia? E qui guardate che delle volte si rischiano anche dei fraintendimenti, la posizione italiana è stata fraintesa un po’ forse superficialmente ma da qualcuno è stata fraintesa. La posizione italiana e di non aver riconosciuto Maduro e di non riconoscere Maduro, nello stesso tempo abbiamo operato anche e ci siamo convinti che non ci fossero le condizioni per riconoscere Guaidó e ci sono state considerazioni, vi dico, di ordine formale strettamente giuridico, costituzionale perché è stato invocato un articolo della Costituzione, che secondo me… mi lascia molto perplesso non ne ricorrevano esattamente le condizioni, perché comunque un Presidente c'era, pur non riconosciuto, e comunque quel processo di designazione di un nuovo Presidente, pur ad interim, temporaneamente, secondo me, non si è sviluppato correttamente sotto il profilo costituzionale. Però la più forte intuizione, di non affrettarsi a incoronare Guaidó in contrapposizione di Maduro, è stata da parte mia il fatto che ero pienamente consapevole che avremmo creato una contrapposizione nel Paese, una contrapposizione che poteva generare anche lì violenze, conflitti e acuire il clima, anche persecutorio, a cui stiamo assistendo. Quindi il risultato dell'Italia è di riconoscere l'Assemblea Nazionale, che un organo legittimamente eletto, pienamente democratico, ma e quindi Guaidò come Presidente dell'Assemblea Nazionale, ma non Guaidó Presidente ad interim, Presidente della Repubblica. E che cosa è successo infatti? – attenzione, vedete com’è complesso lo scenario geopolitico – che il fatto che alcuni Paesi si sono precipitati a incoronare Guaidó in contrapposizione con Maduro ha creato ovviamente una discesa in campo dei sostenitori di Maduro e quindi probabilmente l'obiettivo di una soluzione pacifica si è allontanata ancor di più, si è allontanata ancora di più. L’Italia sta lavorando per una mediazione, tra l'altro sta lavorando con la Santa Sede, siamo in stretto contatto,  c'è stata la missione del mio consigliere diplomatico in Venezuela, quindi non siamo spettatori neutrali o distratti, siamo anche lì, in quello scenario, pienamente coinvolti per realizzare un obiettivo che sarebbe quello della pacificazione, di consentire, attraverso un accordo delle parti, di fissare una data, e gestire quindi un processo, un percorso politico che porti a nuove elezioni e se sì libere, democratiche e credibili. E stiamo lavorando, abbiamo assunto varie iniziative, l'ultima… ci siamo mossi per consentire la distribuzione del latte in polvere a 40.000 bambini venezuelani, stiamo perseguendo iniziative umanitarie, che a noi semmai sono più facilmente consentite, in ragione della credibilità della posizione che abbiamo assunto, rispetto invece ad altri attori, ad altri stati, ad altri leader che invece non hanno la possibilità di accedere in questo momento del Venezuela. Saremo, vi assicuro, ferocemente determinati a perseguire l'obiettivo della pace anche lì. 

E concludo: si può dialogare con l'altro se si rispetta l'altro, è qui permettete in una citazione un po’ impegnativa, traggo ispirazione da un ragionamento di un filosofo a me caro, Emmanuel Lévinas: se si cerca nell'altro se stessi, se quando ci rivolgiamo in una relazione interpersonale, noi cerchiamo un profilo nostro identitario, noi non potremo mai dialogare un altro. Possiamo dialogare con l'altro se riusciremo a scovare e ci predisporremo per cercare qualcosa di differente da noi. Chi cerca di riconoscere se stesso è narciso, è un mondo chiuso, un mondo autoreferenziale, se vogliamo invece dialogare, dobbiamo scoprire la bellezza della differenza. Grazie. 


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