Intervento EY Digital Talk - Italia Riparte

Giovedì, 4 Giugno 2020

Intervenuto del Presidente Giuseppe Conte all'apertura dei lavori del digital talk “Italia Riparte. Analisi, prospettive e strategie per l'Italia post Covid-19”, organizzato da EY.

Buon pomeriggio a tutti,

vi ringrazio per l’invito ad aprire i lavori di questo seminario digitale, un laboratorio di idee - così mi sembra sia stato concepito - che può essere senz’altro prezioso in vista della sfida più ardua che attende la politica, il nostro Paese, in questa fase complessa: abbiamo veramente la necessità di progettare la rinascita economica e sociale del nostro Paese.

La pandemia ha causato un’emergenza sanitaria che, purtroppo, è stata all’origine di una vera e propria tragedia in termini di vite umane. Abbiamo una serie di difficoltà dovute al rallentamento e all’interruzione di tante attività del sistema produttivo ed economico.
In questo periodo, i medici e gli infermieri in prima linea, i lavoratori della grande distribuzione, della filiera alimentare, e di tutte le produzioni che hanno continuato a operare durante il lockdown, sono state le colonne portanti del nostro Paese.

Nel frattempo, gli uffici del privato e del pubblico, la scuola, l’università e la ricerca hanno compiuto un grande sforzo di adattamento e innovazione, utilizzando il lavoro agile su una scala mai sperimentata prima, e che non avremmo mai pensato di sperimentare.

La convivenza con le restrizioni alle libertà di movimento e con le regole di distanziamento sociale, in sostanza, ha modificato radicalmente alcune nostre abitudini di vivere e di intendere la vita sociale e la vita culturale.
Indubbiamente una grande incertezza ha pervaso - a vari livelli - tutti coloro che hanno dovuto fermare le proprie attività: gli imprenditori, i commercianti, gli autonomi, i lavoratori dello spettacolo, dello sport, e molti altri.

All’emergenza sanitaria, infatti, si è affiancata da subito un’emergenza economica di cui non siamo ancora in grado di conoscere la portata fino in fondo.

Di fronte a uno scenario così critico, il Governo ha messo a disposizione dell’economia 80 miliardi di euro di interventi diretti in deficit per rafforzare la sanità, sostenere il reddito dei lavoratori, ridurre la pressione fiscale, aiutare le famiglie, e ha attivato garanzie pubbliche/private rendendo ad esempio più facile la capitalizzazione delle imprese, varie moratorie sui prestiti bancari.

L’urgenza con cui è stato necessario mettere in campo queste risorse - che superano l’entità di due manovre finanziarie - è stata anche l’occasione per iniziare a tagliare drasticamente alcuni passaggi burocratici eccessivi, come è avvenuto ad esempio nel caso della procedura per la cassa integrazione in deroga.

Ci siamo resi conto che, in questa emergenza, un taglio alla burocrazia deve essere ancora più drastico, perché la sfida della ripartenza che oggi abbiamo di fronte non può esaurirsi semplicemente in un ritorno alla normalità precedente al Covid-19.

Con l’arrivo di questa crisi, la terza dal 2009, il PIL del nostro Paese tornerà ai livelli del 2000. Negli ultimi 13 anni, oltre 2 milioni di persone hanno lasciato l’Italia, svuotando in modo particolare il Mezzogiorno di molte delle sue energie più preziose.

Abbiamo il dovere, tutti insieme, di uno sforzo corale, per recuperare questo “ventennio perduto”, per ricostruire uno sviluppo basato sulla coesione sociale, sulla sostenibilità, sull’innovazione tecnologica e su una vera e propria rivoluzione delle competenze.

Le difficoltà dell’economia italiana è peculiare, ma allargando lo sguardo, appare evidente che il modello di sviluppo perseguito negli ultimi decenni in tutti i Paesi occidentali, pur avendo creato molta ricchezza, non ha contribuito a rafforzare la coesione sociale.

Ricostruire la società nell’era post-Covid, allora, richiede un investimento straordinario, in termini di forze, di energie oltre che economici, nei presìdi pubblici fondamentali come la sanità, il welfare, l’istruzione, le infrastrutture dei trasporti, la connettività digitale.

È una sfida che richiede, al contempo, una fortissima cooperazione fra i popoli, i mercati e i Paesi. Dobbiamo tutti riconoscere che l’Unione europea - anche grazie all’impegno dell’Italia come di altri Paesi - sembra averla raccolta questa sfida, come ha dimostrato il piano Next Generation, che costituisce il complemento necessario rispetto alle iniziative già messe in campo dalla stessa Banca centrale europea, dalla Commissione e dal Consiglio.

Questo è un progetto molto importante che farà compiere all’Europa, e ai singoli Paesi, un passo avanti decisivo, poiché prevede - nella proposta della Commissione - la creazione di un vero e proprio Fondo per la ripresa da 750 miliardi di euro.

Dobbiamo ancora passare per il Consiglio europeo, ma il progetto rafforza la coesione dell’Unione e il suo ruolo come protagonista dello sviluppo mondiale. E costituisce anche un’occasione storica per il nostro Paese, per recuperare finalmente il divario di crescita e produttività che ci ha allontanato, negli ultimi vent’anni, dagli altri Paesi europei.

Io l’ho detto subito e ho avvertito gli altri leader, spiegando loro che corriamo il rischio di dover affrontare la realtà di un mercato unico completamente frammentato nel giro di qualche anno. Rischiamo con questa emergenza di veder un divario relativo anche tra la capacità fiscale dei diversi Paesi: ciò significa distruggere l’Europa.

Ecco allora che non possiamo perdere questa opportunità. Il Governo è già al lavoro su un ambizioso Recovery Plan per l’Italia, di cui ho tratteggiato alcuni punti fondamentali nei giorni scorsi.

Ho annunciato ieri un confronto con tutte le forze produttive e le energie migliori, perché è necessario innanzitutto modernizzare il Paese, e questa è l’occasione giusta per farlo. A questo scopo, vogliamo introdurre incentivi alla digitalizzazione e ai pagamenti elettronici, dobbiamo assoultamente consentire l’emersione del sommerso, rafforzare l’interconnessione delle banche dati pubbliche e realizzare la banda larga in tutta Italia. L’esperienza di queste settimane, con lo smart working e la didattica a distanza, ci ha mostrato l’importanza di ridurre complessivamente il divario digitale del nostro Paese.

Dobbiamo poi rafforzare la capitalizzazione e la resilienza delle nostre imprese,abbiamo già introdotto delle misure, dobbiamo fare di più, sostenendo in particolare le filiere produttive, le catene di lavoro, quelle che sono in maggiore sofferenza e favorire l’innovazione con tutti gli opportuni strumenti di incentivo fiscale.

Occorre anche un’azione di drastica riduzione della burocrazia per rilanciare gli investimenti pubblici e per riuscire a spendere le risorse europee destinate alle grandi reti telematiche, idriche ed energetiche.

Vogliamo realizzare finalmente una riforma che consenta alla pubblica amministrazione, ai pubblici funzionari e agli amministratori, di essere celeri e spediti nella loro azione, di non avere più preoccupazioni derivanti ad esempio dall’incertezza rispetto ad alcune figure di reato che si sono sviluppate nell’applicazione giurisprudenziale. Noi vogliamo circoscrivere meglio la responsabilità erariale e vogliamo più controlli per scongiurare le infiltrazioni mafiose. Ma vogliamo anche più controlli dalla Corte dei Conti, che possano incentrarsi anche sui ritardi, sull’inerzia, del pubblico funzionario e sul fatto che vengano spesi delle somme maggiori rispetto a quelle preventivate. È lì che devono concentrarsi i controlli e devono essere rigorosi, accurati, concentrati.

Dobbiamo poi proseguire nella riconversione ecologica della nostra economia, legata al Green Deal europeo: da questo punto di vista, il nostro Governo ha sempre espresso grandissima sintonia politica col programma della Commissione europea annunciato all’inizio della nuova legislatura europea. Dobbiamo anche promuovere la tutela del territorio e del patrimonio paesaggistico con investimenti significativi.

È necessario realizzare un investimento massiccio per il diritto allo studio e per l’innovazione dell’offerta formativa. Lo abbiamo già fatto: per la prima volta abbiamo messo insieme migliaia di posti per nuovi ricercatori e confidiamo di poter recuperare i nostri giovani che sono all’estero, molto brillanti. Perché devono tornare in Italia e bisogna evitare che il nostro Paese si impoverisca. L’Italia deve essere tra i primi posti in Europa per giovani laureati, e dobbiamo avviare un piano di ricerca pubblico e privato che ci consenta di affrontare con fiducia e con forza le grandi sfide del futuro, che valga anche a rafforzare la competitività del Paese.

Resta centrale, in questo quadro, portare a compimento una riforma della giustizia penale e civile, e del codice civile. Una riforma del codice civile, lo dico da civilista: è impensabile che, rispetto ad esempio ad altri Paesi come la Francia o la Germania che hanno introdotto in anni recenti riforme significative, il nostro codice civile risalga al 1942 e non si abbia ancora la forza, la volontà, la capacità di riformarlo in modo organico.

Alcuni di questi progetti di riforma sono già all’esame del Parlamento, quindi abbiamo già presentato le leggi delega. C’è solo da lavorare per l’approvazione, potremo subito approvarli in breve tempo e partire subito con i decreti legislativi. Occorre una volontà politica, occorre determinazione.  Io sono convinto che tutte le forze di maggioranza, ma anche le forze di opposizione potranno condividere questi obiettivi.

Sono obiettivi che non hanno un colore politico. Se riformiamo un codice civile, se riformiamo un processo civile per accelerare i tempi, anche la giustizia penale che suscita un grande dibattito nell’opinione pubblica, però se ragioniamo di accelerare i tempi, io credo possiamo trovare veramente una grande sinergia con tutte le forze politiche e comunque con le forze migliori del Paese.

Dobbiamo introdurre anche una riforma fiscale organica, riordinando il sistema delle deduzioni e delle detrazioni per assicurare che il nostro fisco sia equo ed efficiente. L’ho già detto, è impensabile avere un fisco, anche qui, la cui riforma organica più recente risale a circa cinquant’anni fa. È necessario intervenire e va ovviamente fatto con un progetto condiviso, un progetto che renda tutto questo sistema fiscale molto più efficiente. Ed è la ragione per cui nei prossimi giorni completerò un lavoro che abbiamo già iniziato, perché il comitato socio-economico coordinato da Colao ha già lavorato in questo periodo, ormai è in dirittura d’arrivo. Mi ha già anticipato alcuni dei progetti a cui ha lavorato, ha raccolto nel confronto con tantissimi stakeholders tantissime proposte, adesso ci sarà il passaggio finale.

Avremo gli Stati Generali dell’Economia a Palazzo Chigi con tutte le migliori forze del Paese, ci confronteremo e raccoglieremo, in questo passaggio finale, le idee che ci sembrano più utili, i suggerimenti più efficaci. Cercheremo quindi, dalla componente produttiva del Paese, dalle menti più brillanti di avere quest’ultimo passaggio per poter a questo punto poi pubblicizzare, rendere pubblico e condividere con tutto il Paese e l’opinione pubblica questo piano, questo nostro Recovery Plan.

Noi abbiamo degli obiettivi da perseguire, indipendentemente da quello a cui ci stimola l’Unione Europea.

Abbiamo il dovere di elaborare, quindi, un progetto per l’Italia, per noi, per noi stessi, per i nostri figli. Nessuno ne dovrà rimanere escluso, sarà l’occasione per mettere a sistema il contributo di ogni settore dell’impresa, dei sindacati, dei lavoratori, della società civile e di tutte le migliori energie del Paese.

Le somme che arriveranno anche dal Recovery Fund europeo, da questo progetto Next Generation, non sono un tesoretto a disposizione del governo di turno, sono una risorsa per l’intero Paese che ci dobbiamo spendere per gli anni a venire.

L’incontro odierno e le attività di analisi e confronto promosse da Ernst & Young potranno essere, in questo contesto, un validissimo supporto.

Vi auguro quindi un buon proseguimento dei lavori, con l’auspicio di continuare a progettare insieme l’Italia del domani.

Grazie ancora.


Per saperne di più

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