Intervento di Conte alla presentazione del Rapporto Svimez 2020

Martedì, 24 Novembre 2020

Un saluto a tutti, al Presidente Giannola, al Direttore Bianchi, ovviamente saluto il Ministro Provenzano, col quale ci vedremo tra breve per Consiglio dei Ministri, e saluto anche la professoressa Reichlin e tutti quelli che ci stanno seguendo.

Io vi sono molto grato per questo invito alla presentazione del Rapporto SVIMEZ 2020.

Sono particolarmente onorato - come ebbi occasione di dire anche l’anno scorso - di essere stato il primo Presidente del Consiglio che prende parte a questo evento, addirittura ho fatto il bis. Questo certamente è un segno di attenzione e anche di responsabilizzazione per quanto riguarda l’impegno mio personale, oltre che del Ministro Provenzano e dell’intero governo, per il Sud e apre anche una finestra di dialogo che confido possa continuare e durare a lungo, anzi sempre, perché significherebbe anche che i governi che ci succederanno continueranno a prestare questa attenzione costante per il lavoro che voi fate, il che significa per il Sud.

Rispetto allo scorso anno molte cose sono cambiate: la crisi pandemica ci ha costretto a riconsiderare le priorità e a prendere atto di nuove e impellenti necessità.

Stiamo combattendo questa pandemia da oltre nove mesi, ha fatto emergere una serie di questioni strutturali che da tempo affliggono il nostro territorio, esasperandone anche altre, che comunque conoscevamo. 

È giusto ricordare – e lo segnala il Rapporto - che questa è stata una crisi inaspettata, uno shock peraltro anche simmetrico che non riguarda solo il nostro Paese, ma come stiamo anche vedendo durante questa seconda ondata, riguarda l’intera Europa e non solo. Il Rapporto che avete presentato, per ricordare Pasquale Saraceno, “mette i numeri vicino a questi problemi”, evidenziando i gravi effetti della pandemia, senza tralasciare i problemi del passato, ovvero le carenze e anche i divari infrastrutturali, economici e sociali che hanno portato a introdurre e a creare questo grande solco nel nostro territorio, questo dualismo territoriale che fatichiamo purtroppo a superare. 

Concordo con quanto scrivete nel Rapporto: questa crisi, come purtroppo spesso accade, ha colpito tutti, ma non tutti allo stesso modo.

Ne ho parlato già in qualche intervento pubblico: questa è una crisi che sta generando anche nuove disuguaglianze, sta accrescendo alcune disuguaglianze e alcune deficienze strutturali che ci sono ben chiare. 

La crisi economica si è estesa al Mezzogiorno con più drammaticità, traducendosi in vera emergenza sociale, ha incrociato fragilità strutturali, un tessuto produttivo più debole, un mondo del lavoro più frammentato. 

Sfogliando il Rapporto, ho letto anche alcuni dati che provo a riassumere in questo breve intervento, che saranno stati da voi già sottolineati ed enfatizzati, scusatemi per qualche ripetizione.

Penso alle donne ad esempio. Adesso c'è stato un evento con la Commissione parlamentare proprio alla vigilia della giornata mondiale volta a sensibilizzazione l’opinione pubblica per quanto riguarda la violenza sulle donne. Se già prima dell’emergenza Covid le Regioni del Sud erano le ultime in Europa sia per tasso di attività sia per tasso di occupazione femminile, con la pandemia queste carenze si stanno rivelando ancora più drammatiche. Il Rapporto sostiene - sintetizzo solo alcuni dati - che con l’emergenza sanitaria si è cancellato, in un trimestre, quasi l’80% dell’occupazione femminile creata tra il 2008 ed il 2019. Il tasso di occupazione delle donne è così ritornato purtroppo a un valore pari a un punto sopra i livelli del 2008. Inoltre, nel secondo trimestre del 2020, abbiamo perso il doppio dei posti di lavoro femminili che erano stati creati negli ultimi undici anni.

Questi numeri devono essere letti insieme a quelli sul calo dei consumi, della produttività stagnante e del tasso di occupazione tra i giovani. Ma vanno anche e soprattutto letti sulla base di quello che emerge dagli ultimi decenni. Il Mezzogiorno era già, infatti, in profonda sofferenza, a seguito della recessione economica che, come ricorda il Rapporto, ha visto il Sud perdere quasi 13 punti di PIL e 600mila posti di lavoro dal 2008 al 2014. 

Come è noto, il divario tra Nord e Sud è un divario anche di spesa e di servizi offerti ai cittadini. I dati recenti confermano come si sia ancora in presenza di una spesa pro capite più alta al Nord rispetto al Sud e le regioni del Mezzogiorno presentano un valore di spesa media pro capite inferiore di circa 4.000 euro rispetto alle regioni del Nord. 

Questo si affianca a una serie di servizi che risultano più carenti al Sud, e danno vita a quel fenomeno, fenomeno particolarmente odioso,  della “cittadinanza limitata” come sottolineate voi nel Rapporto.

Qualche esempio anche su questo: nell’ambito dell’istruzione, la spesa pro capite dei comuni per i servizi socio-educativi per bambini da 0 a 2 anni è pari a 1468 euro nelle regioni del Centro, a 1255 euro nel Nord-Est e poi crolla ad appena 277 euro nel Sud; ancora, procedendo con un diverso grado di istruzione, i numeri del Ministero dell'Istruzione sul tempo pieno indicano una copertura del 46% al Centro-Nord e solamente del 16% nel Mezzogiorno, con picchi di appena il 7% in una regione come la Sicilia. 

Sono dati allarmanti, mettono in luce un quadro già di profonda sofferenza prima della pandemia.
Indubbiamente, il grande sforzo messo in atto dal Governo, tramite una manovra espansiva di oltre 100 miliardi e con una mobilitazione di ammortizzatori sociali senza precedenti, è stato fondamentale per offrire una minima preservazione del tessuto sociale ed economico, ma certo non ha potuto arginare completamente la debolezza della struttura sociale e lavorativa al Sud. 

Proprio a fronte di questa situazione sono orgoglioso di poter vantare come questo governo non abbia mai smesso di guardare al Mezzogiorno come motore di ripresa: rafforzando il Sud - lo abbiamo specificato più volte insieme anche al ministro Provenzano - noi rafforziamo l’intero Paese.

L’impegno per il Mezzogiorno era stato assunto pubblicamente a febbraio di quest’anno, a Gioia Tauro, quando, con il Ministro Provenzano, presentammo il Piano per il Sud.

Sono felice di poter dire che, nonostante le difficoltà della drammatica situazione che stiamo vivendo, le difficoltà di questo momento storico, noi ne abbiamo approfittato e abbiamo evitato di fare come si è fatto in passato. Nei momenti di difficoltà, le carenze strutturali vengono abbandonate a sé stesse, noi abbiamo fatto proprio il contrario. Stiamo cercando di approfittare di questa emergenza perché i buoni propositi non rimangano solo sulla carta. Quindi nonostante, anzi anche in ragione di questa emergenza, noi abbiamo adottato alcune significative misure, alcune di queste non sono mai state adottate in passato, ne seguiranno anche altre, nella prospettiva di far scaturire quel cambiamento strutturale atteso ormai da troppi anni.  

Chiaramente non posso non citare la decontribuzione al Sud garantita - noi vogliamo fino al 2029 con la legge di bilancio che stiamo per varare - unita a una serie di incentivi per i giovani under 35; una serie di misure per rafforzare gli investimenti in ricerca e sviluppo fino al 2022; ancora, il Ministro Provenzano menzionava, proprio qualche giorno fa, il programma per l’assunzione di 2800 unità di personale nella Pubblica Amministrazione, con l’ingresso di nuove competenze, nella speranza che questo possa essere un primo passo per accrescere i livelli di occupazione nel settore pubblico, che ricordo essere ancora largamente inferiori alla media europea. 

Grazie quindi al lavoro della squadra di governo, alla partecipazione intensa del ministro Provenzano, intendiamo recuperare il gap che ha caratterizzato il nostro Paese nell’utilizzo dei fondi europei, sui quali l’Italia può e deve fare un salto deciso in avanti rispetto al passato.

Sulla base delle varie stime e interlocuzioni con la Commissione, e ringrazio ancora una volta il ministro Provenzano per questo risultato, avremo complessivamente una quota di 43 miliardi di fondi strutturali europei per il prossimo ciclo 2021-2027. Quindi quando noi oggi ragioniamo di piano di ripresa per il nostro Paese, noi dobbiamo elaborare un quadro molto più articolato. Ci sarà sicuramente il nostro Recovery Plan, ma ci sono anche i fondi strutturali europei, ci sono anche le risorse della legge di bilancio.

Viene fuori un piano di ricostruzione per il Paese veramente complesso, articolato, con ingenti risorse e molte di queste sono destinate proprio al Sud.

Anche perché al Sud dobbiamo anche aggiungere il cofinanziamento regionale e nazionale che attiverebbe una quota di risorse per programmi operativi nazionali ma anche regionali di circa 80 miliardi di risorse fresche. Quindi è un’occasione imperdibile per il nostro Paese.

Qualche giorno fa, peraltro, è stato approvato dal Consiglio Europeo l’accordo su React-EU, il programma di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori. Darà all’Italia ulteriori 13,5 miliardi.

E poi dicevo il Recovery Plan, a cui stiamo lavorando assiduamente. Adesso siamo nella fase finale, quella di messa a punto dei singoli progetti, li stiamo rivedendo, li stiamo alcuni completando, riorganizzando, per renderli sempre più integrati, per evitare che questo Recovery Plan non esprima una visione strategica, ma esprima soltanto una visione parcellizzata. Ecco, noi vogliamo bene imprimere una svolta al nostro Paese nella direzione di obiettivi ben precisi, che sono poi sintetizzati negli obiettivi e nelle missioni che abbiamo già anticipato al Parlamento, nelle linee guida che sono state quindi condivise dal Parlamento.

Abbiamo, dicevo, vari investimenti al Sud, dedicati alla coesione territoriale, ma anche progetti che contribuiranno trasversalmente a valorizzare mutui benefici tra Nord e Sud, in ambito di infrastrutture, scuola, sanità e transizione a un diverso e più inclusivo modello economico. 

In particolare, desidero accennare a due misure, contenute nel Recovery Plan, che rivelano il duplice sguardo di questo progetto, di questo piano, uno rivolto al passato per colmare lacune e divari sociali, l’altro proiettato invece nel futuro, nell’ottica di rilancio dell’intero Paese.

Dal punto di vista sociale, vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa offrire effettiva possibilità alle famiglie - e soprattutto alle donne - di inserirsi nel mercato del lavoro. Da un punto di vista industriale invece, abbiamo scelto una città come Napoli per l’istituzione di un Polo Agri-Tech, che comprenderà numerosi laboratori e infrastrutture all’avanguardia, dedicati alla ricerca e alla sperimentazione delle tecnologie del settore agroalimentare.

Voglio anche aggiungere che proprio in questi giorni stiamo definendo l’accordo con Arcelor Mittal per completare il progetto di investimento all’insegna di un partenariato pubblico-privato per l’ex Ilva di Taranto.

Sappiamo come quella comunità sta soffrendo, stiamo offrendo, insieme al ministro Provenzano, un piano articolato per rilanciare il cantiere Taranto e nell’ambito delle varie iniziative già varate nel segno di una transizione energetica, mobilità  trasporto pubblico locale, nel segno dell’ecologia, del rispetto dell’ambiente, tantissime altre iniziative di riqualificazione e di riforestazione della città, di riqualificazione del centro storico, dell’arsenale, ci sarà quindi anche un rilancio dell’ex stabilimento Ilva in direzione spiccata, marcata della transizione energetica. Ci vogliamo caratterizzare anche in questo e il progetto messo a punto con Arcelor Mittal è proprio in questa direzione.

Quindi, vedete, nei progetti per il Sud, ne ho citati alcuni, si saldano due direttrici di sviluppo. 

La prima è orientata al sostegno a una serie di problematiche urgenti a cui far fronte nell’immediato. Ho letto qui con piacere anche i dati sul Reddito di Cittadinanza perché il Rapporto menziona la necessità e l’importanza di una misura di contrasto alla povertà al di là dell’emergenza sanitaria, sottolineando poi come essa abbia contribuito significativamente a ridurre la platea dell’esclusione e della marginalità fornendo un reddito minimo garantito. Nel 2019, in presenza di un ulteriore rallentamento dei redditi da lavoro, ma accompagnato da un’accelerazione dei trasferimenti sociali, l’incidenza della povertà - viene qui certificato - si è ridotta in misura significativa passando dal 7,0 del 2018 al 6,4% mentre quella individuale è scesa dall’8,4 al 7,7%.

La seconda direzione è quella invece di cambiamenti strutturali, quindi di più ampia portata; in mancanza dei quali altre misure faticano ad avere successo, anche le stesse misure che riguardano il mondo del lavoro.

Il cambiamento quindi strutturale va assolutamente promosso e realizzato per quanto riguarda il tessuto produttivo perché ha il ruolo di attivare domanda e offerta di lavoro in un’ottica competitiva. Deve prevalere quindi un approccio, un’impostazione e una direttrice di sviluppo della politica industriale che affronti le debolezze endemiche del territorio, che attengono alla micro-dimensione delle imprese, alla loro carenza nel fare ricerca, nell’innovarsi nello sviluppare e  loro trasferire tecnologia, in modo da potersi aprire in prospettiva anche ai mercati internazionali. 

Quindi migliorare il territorio, migliorare il tessuto produttivo e sociale significa offrire una concreta proposta di vita a chi vuole rimanere al Sud.

Non mi lasciano indifferente i dati sul declino demografico: si stima che, entro il 2060, ci saranno sei milioni di abitanti in meno, di cui la grande maggioranza al Sud. Questo è un impoverimento terribile in prospettiva per l’Italia e per il Sud in particolare. Questo si accompagna infatti a un continuo spostamento da Sud verso Nord o ancor peggio fuori dai confini nazionali. 

Mi collego - e qui mi avvio a conclusione e vi ringrazio per l’attenzione - a un tema di cui avete parlato nel Rapporto e che mette in luce una serie di questioni di politica industriale. Il fenomeno del South Working che ha visto molti giovani lavoratori - ne avete stimati all’incirca 45mila - impiegati al Nord e in Smart-Working dal Sud, racconta una storia che ci rilancia un messaggio chiaro. Se ci fossero le possibilità, molti giovani rimarrebbero nella loro terra, contribuendo così al capitale umano, lavorativo, sociale e culturale che potrebbe rendere ancor più ricco il Mezzogiorno.

Rilancio quindi con la proposta di costruire un Sud in cui giovani possano rimanere nella propria terra, non solo grazie allo smart-working, ma perché in grado di poter scegliere dove vivere, con parità di opportunità e di salario rispetto ad altri territori della nostra penisola, del nostro Paese.

Vi ringrazio per questa ulteriore occasione di confronto e apprendimento, e per il lavoro che continuate a fare e le ricerche compiute, un lavoro prezioso che consente di mantenere alto il livello di attenzione, anche dei decisori politici.

Non ci sarà tregua fino a quando saremo costretti a parlare di un territorio diviso.

Un Paese deve essere unito per essere forte; per essere resiliente occorre una piena coesione sociale e territoriale, bisogna crescere insieme, colmare le carenze strutturali, i divari e le lacune, bisogna valorizzare le diversità perché arricchiscono, ma certo bisogna fare in modo che tutti abbiano la medesima chance, le medesime possibilità di crescere nella propria terra. Solo così avremo un Paese più forte, un Paese più solidale. 

Grazie ancora per l’attenzione. 
 


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