Intervento di Conte alla Conferenza nazionale delle Autorità di Protezione Civile

Mercoledì, 6 Novembre 2019

Buongiorno a tutti, faccio un saluto, permettetemi, riassuntivo, complessivo a tutte le autorità; non vi posso menzionare partitamente perché siete numerose, e questa è una delle prime ragioni che mi spingono a congratularmi per questa iniziativa; vedere tanti volti autorevoli presenti, tanti soggetti stakeholders interessati e coinvolti qui per questa prima conferenza, è un motivo che mi spinge a sottolineare l’importanza di questo evento. E’ stato ricordato che anche la Settimana nazionale della protezione civile è la prima volta che si svolge, istituita con direttiva del 1 aprile scorso; non era un pesce d’aprile, ma era la testimonianza di una sensibilità e di un progetto al quale stiamo lavorando, di massima sensibilizzazione della comunità nazionale, sul piano della informazione, della comunicazione, della condivisione e del consolidamento delle buone prassi, e di linee strategiche di azioni alla base di questo sistema integrato che è la Protezione Civile.

Dobbiamo confrontarci, dobbiamo dialogare, dobbiamo ascoltare e dobbiamo collaborare; questo è il primo punto.

Oggi io sono dispiaciuto perché, ahimè, sto un po’ comprimendo, non solo il mio intervento, ma ho rischiato un po’ di comprimere anche qualche vostro intervento, però spero che al di là della mia presenza, dovrò allontanarmi perché ci sono urgenze nazionali che mi chiamano al dovere, al tavolo, a Palazzo Chigi. Spero che possiate continuare i lavori con la massima distensione perché questo momento, questa conferenza importante, dobbiamo, come dire, acquisire ancora, lasciar sedimentare quella che è la cultura della protezione civile.

E noi stessi che ne siam parte, che alimentiamo questa cultura, quindi dobbiamo passar qui del tempo per cercare di affinare meglio il raggio dei nostri interventi e le linee strategiche della nostra azione.

E’ importante, importantissima, in questa prospettiva, la prevenzione, è importantissima la formazione, perché si diffonda in Italia la cultura della riduzione dei rischi.

Prevenire quindi e pianificare, programmare, sono i migliori alleati. Poi questo significa quindi inoltrarsi lungo un sentiero della standardizzazione, di protocolli di azione, di linee definite di azione. Poi certo c’è sempre l’imprevisto, c’è sempre il momento in cui ci sarà la singola autorità che dovrà confrontarsi e poi assumere una responsabilità; però è chiaro che dobbiamo elaborare e affinare sempre più le migliori pratiche, best practices, dobbiamo sempre più confrontarci e cercare di predisporci per sviluppare una linea di prevenzione e quindi cercare di sollecitare la massima resilienza delle comunità locali.

La Campagna ‘Io non rischio’, da questo punto di vista è stato un grande successo, 850 piazze, 8.000 operatori volontari, 4.00 e forse anche oltre cittadini coinvolti. I numeri sono molto significativi, non sono delle gocce gettate in un mare ben più ampio, sono delle iniziative che dovremo ripetere; dobbiamo lavorare, come dobbiamo lavorare anche e stiamo lavorando, e da questo punto di vista è molto significativo anche il fatto che la legge dello scorso agosto consente anche di riportare l’educazione civica alle scuole; dobbiamo lavorare, dicevo, nelle scuole, dove sicuramente la Protezione Civile deve essere un argomento di dialogo, di conversazione tra docenti e discenti, con gli alunni. E coinvolge, quindi, i cittadini sin dai banchi di scuola.

Anche perché, dico la verità, nell’esperienza che ho sin qui maturato (ormai sono diversi mesi, 17 – 18 mesi come capo dell’esecutivo), devo dire che i giovani sono sicuramente una risorsa, vano subito coinvolti e motivati in questo progetto. Dobbiamo dar loro gli strumenti per afferrare, impadronirsi della cultura della prevenzione per potersi difendere dalle emergenze.

I giovani ci consentiranno, investendo su di loro, di creare un’Italia più consapevole, un’Italia più responsabile, più serena anche, più convinta dei propri mezzi.

Io sono fiducioso perché lavoro col Dipartimento della protezione civile e conosco il sistema integrato della protezione civile.  Ci sono state tantissime tragedie, abbiamo affrontato tantissime emergenze, alcune le avete menzionate nei vostri interventi, quindi, operativamente ho verificato con mano l’efficacia dell’intervento, l’immediatezza, l’incisività di questo sistema, direi - per certi versi lo possiamo dire senza falsa modestia - un modello all’estero dove ci confrontiamo, dove spesso veniamo chiamati e sollecitati a intervenire e ad aiutare.
Qual è la forza di questo sistema? La forza di questo sistema è sicuramente il fatto che è integrato, infatti la Conferenza nazionale riguarda le autorità di protezione civile quindi, ogni volta che c’è un’emergenza, ci sono vari soggetti che sono coinvolti e tutte le varie componenti, tutte le autorità coinvolte riescono a dialogare, riusciamo a dialogare. 

Riusciamo a dialogare secondo protocolli ormai collaudati e dietro il sistema della protezione civile non solo ci sono le autorità di riferimento, non solo ci sono i corpi, i vigili del fuoco e tanti altri, ci sono tante competenze: ci sono ingegneri, geometri, geologi, agronomi, periti industriali. 

Ci sono tanti anche volontari e nel 1966 erano gli angeli del fango, oggi sono semplicemente persone, migliaia, che facendo riferimento a delle organizzazioni varie di volontariato dedicano il loro tempo libero e delle volte anche ne fanno un’occupazione ben più impegnativa gratuitamente per questo spirito di solidarietà, questa forma di altruismo che è parte integrante di questo sistema.

Questa è l’Italia migliore, diciamocelo, è l’Italia che riesce a far sistema, l’Italia che riesce a mettere su non solo le competenze professionali ma anche gli slanci solidaristici creando un meccanismo integrato assolutamente efficiente sul piano operativo. 
Se riuscissimo a riprodurre il sistema della protezione civile, lo dico da decisore politico, intanto in tanti altri ambiti con questa capacità di dialogo, di confronto, con questo meccanismo collaudato di sintesi, con questa efficacia operativa, noi potremmo dilatare enormemente e rafforzare enormemente la nostra efficacia operativa.  

Ci sono state tante tragedie in questo periodo, in questi ultimi tempi, non posso non menzionare la tragedia del ponte Morandi, la tragedia del torrente Raganello, poi ci sono state violente ondate di maltempo l’anno scorso, soprattutto sono state ricordate tra ottobre e novembre da Belluno a Casteldaccia. Poi ancora più di recente ci sono stati due alluvioni nell’alessandrino, sono stato lì sino a tarda sera appunto con il sistema della protezione civile dove ci siamo confrontati ed ovviamente non possiamo non ricordare e non rendere un doveroso omaggio – lo abbiamo fatto prima anche nel minuto di silenzio – ai tre vigili del fuoco che sono rimasti uccisi nell’alessandrino. Chiamiamoli per nome, ricordiamo i loro nomi: Antonio Candido, Marco Triches, Matteo Gastaldo, mariti, padri amorevoli che hanno perso la vita in questo incidente, forse un attentato. La magistratura indagherà e confidiamo che quanto prima se ci sono dei colpevoli avranno un nome e un cognome. 

Ecco, parlando dei vigili del fuoco, peraltro, ne approfitto pubblicamente, siamo perfettamente consapevoli delle richieste che provengono da parte dei vigili del fuoco. Li ho incontrati, ho incontrato i sindacati. In un quadro di finanza pubblica faremo il possibile per accogliere le loro richieste. Abbiamo già dato un primo segnale. So che questo segnale che abbiamo dato non è ancora ritenuto sufficiente ma posso assicurare che il governo lavorerà, perché doverosamente, ci sono delle legittime richieste e dobbiamo tenerle presenti, faremo il possibile e confido che ce la faremo.

Vi lascio ricordando che, sempre nel quadro della prevenzione, del render ancor più resilienti le nostre comunità, la comunità nazionale, le comunità territoriali, abbiamo lavorato e confidiamo di implementare quel programma che abbiamo definito Proteggi Italia, l’abbiam varato all’inizio dell’anno, è stato anche menzionato negli interventi che mi hanno preceduto, e sicuramente anche quello vuole segnare in qualche modo una svolta, la volontà c’è di uscire dalla logica emergenziale e di puntare sulla logica della prevenzione.

È un piano, per la prima volta abbiamo cercato di ricomporre in una unità e di definire rispetto a una linea strategica un piano di interventi per assicurare maggiore il contrasto al dissesto idrogeologico e la prevenzione delle calamità. È un Piano che ha cercato, ha aggiunto anche ulteriori risorse, è chiaro che il problema delle risorse esiste sempre e capisco anche gli interventi che sono stati fatti per quanto riguarda alcuni fondi regionali, territoriali, ma abbiamo non solo aggiunto ulteriori risorse, abbiamo cercato anche di risistemare per così dire, riordinare le risorse esistenti, in modo da poter coordinare meglio la nostra azione, semplificare, investire, utilizzare più efficacemente le dotazioni finanziarie di cui già, in parte anche cospicue, disponiamo.

Quel Piano Proteggi Italia di questo inizio anno è un Piano quindi che va rafforzato e già i numeri che si inquadrano nell’ottica di attuazione di quel piano sono significativi, li voglio ricordare in questa occasione: 30 piani degli investimenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano; 6638 interventi programmati in corso di attuazione, un miliardo e 274mila euro previsti, 10 commissari delegati regionali, due Presidenti delle Province autonome, 6 soggetti responsabili, 1649 soggetti attuatori.

Ecco, oltre a questo Piano poi, il Capo della Protezione Civile Borrelli, che ringrazio anche per aver organizzato questa iniziativa insieme a tutti gli altri uomini della Protezione Civile, ci parlerà del Piano interventi nazionali e del sistema IT Alert, è un tentativo ulteriore, anzi più che un tentativo direi è un progetto strutturato per rendere ancora più efficace la cultura della prevenzione e le prassi utili, come dire, a intervenire e a reagire in modo immediato, rispetto alle calamità, alle emergenze, dobbiamo attraverso questo Piano raggiungere il più alto numero possibile di cittadini, metterli in condizione di poter rispondere a quelli che riteniamo i protocolli più affidabili di reazioni e per far questo quindi non c’è nulla di meglio addirittura che raggiungerli attraverso messaggi su smartphone, su cellulari è il modo più immediato, credo molto in questo Piano, e confido che poi sarà illustrato nei dettagli.

Io vi ringrazio, scusate se ho compresso un po’ i vostri lavori ma vi auguro buon prosieguo di lavori e davvero ringrazio tutti perché tutti siamo partecipi in misura assolutamente paritetica di questo Piano, c’è un Presidente del Consiglio perché ha un incarico, c’è un capo della Protezione Civile ma la Protezione Civile siamo noi. Siamo tutti noi, sono anche tutti i singoli volontari che intervengono di volta in volta, grazie.


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