Intervento del Presidente Conte al convegno "Manifesto per il Mezzogiorno"

Venerdì, 29 Novembre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al convegno "Manifesto per il Mezzogiorno" a Vallo della Lucania.

Benvenuti a tutti e grazie per questa accoglienza. E’ una giornata, questa, che vi ha costretto un poco a mettere da parte le vostre occupazioni e venire qui in occasione di questo incontro che è veramente ben organizzato; è un incontro che mi offre tanti spunti, tanti elementi di riflessione, anche perché mi è stato presentato formalmente il “Manifesto per il Mezzoggiorno”.

Desidero ringraziare, se mi permettete, tra i primi ringraziamenti, uno lo rivolgo al Senatore Castiello, non solo come senatore che offre un prezioso contributo all’attività legislativa, ma anche in veste di presidente della fondazione Grande Lucania, che rinverdisce un po’ la tradizione del meridionalismo culturale dei grandi studi del meridionalismo.

Poi ovviamente ringrazio tutte le autorità presenti, ora rischio veramente di fare qualche gaffe perché siete in tanti. Ma permettetemi di ringraziare il Presidente Lucibello che abbiamo ascoltato, il Direttore Manzo, ringrazio anche il Sottosegretario Sibilia, componente del governo, ho intravisto anche vari onorevoli, vari deputati, vari senatori, e ovviamente un particolare ringraziamento rivolgo anche ai sindaci; innanzitutto il Sindaco Aloia che ci ospita, il Sindaco Cavallone che abbiamo ascoltato e tutti i sindaci veramente numerosissimi di questo territorio del Cilento e del Vallo di Diano, e poi un caro saluto a tutte le restanti autorità civili, militari, ecclesiastiche qui presenti e tutti gli ospiti che sono voluti intervenire.

E’ davvero un piacere per me oggi parlare qui, intervenire, a conclusione della presentazione del “Manifesto del Mezzogiorno”. 

Io sono qui perché avevo promesso al Senatore Castiello, e quando prometto, io ho un brutto difetto, mantengo la parola. E quindi, nonostante un’agenda per quanto riguarda l’attività di governo molto fitta soprattutto in questo periodo, non potevo mancare. Ma non potevo mancare, vedete, non solo per l’impegno preso, perché questa mia presenza è anche segno dell’attenzione verso questo territorio cilentano di Vallo di Diano.

L’attenzione che si deve, da un Presidente del Consiglio, quando esploro i territori meno visitati dalle istituzioni come nel caso che mi riguarda il Presidente del Consiglio, è la seconda volta che scopro che l’unico che c’è stato prima di me, Aldo Moro. Mi piace rimarcarlo non ovviamente per illuminare la mia persona, ma per ricordare una grande figura, un grande statista, un grande Presidente del Consiglio.

Dicevo sono occasioni preziose queste, perché raccogliere le vostre istanze, sentire nell’arco breve di un incontro che dura solo qualche ora, raccogliere direttamente le vostre sensibilità, avere l’occasione di discutere con voi questo Manifesto per il Mezzogiorno, mi consente poi di acquisire ulteriori valutazioni di elementi di valutazione in questa fase particolare in cui siamo nella dirittura finale dell’approvazione della manovra finanziaria; ma anche, lo anticipo subito, siamo nella fase in cui stiamo mettendo a punto il piano strutturale per il Sud. Quindi momento migliore non poteva essere. Ma ci ritornerò tra breve.

Lo spirito del Manifesto è in piena armonia con il complesso di interventi che il Governo ha messo già e sta mettendo a punto per far sì che il nostro Mezzogiorno torni a fiorire, creando nuove opportunità di lavoro e sviluppo.

Sono profondamente convinto - e su questo vi posso assicurare che ho trovato piena consonanza in tutto le componenti di Governo - che abbattere i divari territoriali fra Nord e Sud e fra aree urbane ed aree interne non risponda esclusivamente ad una logica di equità e di corretta redistribuzione delle risorse fra i territori. Riportare il Mezzogiorno su una traiettoria di crescita sostenuta, è una condizione irrinunciabile per garantire lo sviluppo economico dell’intero nostro Paese.

L’ho detto già e non è un semplice slogan, ma nasconde una profonda radicata convinzione. Se riparte il Sud, riparte l’Italia intera; ed è con questo spirito, con questa convinzione che muoviamo e ci disponiamo a realizzare l’agenda di governo sul tema della coesione nazionale.

Non è un caso, anche dal punto di vista storico, se noi analizziamo la nostra storia economica e sociale, che la migliore stagione dello sviluppo dell’Italia abbia avuto inizio proprio negli stessi anni, un po’ di decenni fa ormai, in cui si è ridotto, si ridusse, in maniera sensibile il gap di crescita e di occupazione fra le diverse aree del nostro Paese. Sono stati anni nei quali le politiche economiche hanno lavorato direi con estrema intelligenza, sagacia, per rafforzare le interdipendenze produttive e sociali fra Nord e Sud, grazie a uomini, ma anche donne, che ho definito, in altre occasioni, “straordinari tessitori dell’interesse nazionale”.

Ritengo, perciò, che oggi sia opportuno, anzi necessario, recuperare la stessa vocazione per tutelare l’unità nazionale che aveva permesso di ridurre le distanze fra Nord e Sud e che aveva concorso, per quella via, a proiettare l’Italia fra le maggiori potenze economiche ed industriali a livello mondiale. E oggi se noi sediamo, se io siedo a rappresentare orgogliosissimamente il nostro paese al G7 è anche per merito di quello che è stato fatto in quegli anni.

Negli ultimi decenni i divari territoriali sono aumentati a dismisura, e hanno inciso negativamente sullo sviluppo complessivo dell’Italia e producendo una massiccia (come è stato ricordato) emigrazione forzata dalle aree del Mezzogiorno verso il Nord o verso l’estero, verso l’Europa e non solo.

È un fenomeno inaccettabile per chiunque abbia a cuore il futuro del nostro Paese, ha coinvolto 1 milione di persone negli ultimi quindici anni, di cui 200.000 giovani laureati che sono stati in molti casi costretti ad abbandonare le proprie terre.

Se lo spopolamento e l’emigrazione dal Sud dovessero proseguire su questi ritmi, secondo le stime elaborate da SVIMEZ, saranno oltre 5 milioni, 5 milioni, le persone che lasceranno il Mezzogiorno e il PIL, nei prossimi decenni, potrebbe subire una contrazione fino al 40%. Ecco perché dico, se cresce il Sud cresce l’Italia.

L’impoverimento del capitale umano nel Mezzogiorno è stato accompagnato, purtroppo, anche da, io lo definirei in modo radicale un vero crollo delle dotazioni infrastrutturali; e voi con i vostri interventi me lo confermate. Confermate la realtà infrastrutturale molto misera di questo territorio. E’ anche un crollo degli investimenti pubblici, che ha interessato tutto il Paese, ma è stato più incidente e intenso al Sud.

Come è stato ricordato, la rete autostradale al Sud, dal 1990 ad oggi, è rimasta sostanzialmente invariata, mentre la rete ferroviaria si mostra ancora inadeguata e carente rispetto a quella del Nord. Carente nel senso che manca proprio. Basti pensare che il Mezzogiorno ospita soltanto l’11,4% della rete nazionale dell’Alta Velocità, mentre l’88,6% della rete è concentrata al Centro-Nord.

Anche la qualità dei servizi pubblici ne ha risentito fortemente, con pesanti ripercussioni sia sull’attrattività complessiva dei territori del Mezzogiorno sia sulla sua capacità di costruire competenze durature.

Un dato per tutti forse illustra in maniera particolarmente significativa e drammatica la situazione: il 26% degli studenti universitari residenti nelle regioni meridionali è iscritto in una università localizzata nel Centro-Nord, solo il 2% degli studenti universitari residenti nel Centro-Nord è iscritto in una università del Mezzogiorno, nonostante una Università come quella di Salerno, è stato ricordato, ha tutte le carte in regola per poter attrarre capitale umano. Dei circa 25 mila studenti stranieri che frequentano i nostri centri universitari, solo 1600, ben poca cosa frequentano una università meridionale.

Vedete, c’è anche una difficoltà nella filiera dell’istruzione, e questo (difficoltà) si registra già ai primi stadi del percorso formativo, come dimostra la presenza di 292 aree a rischio di esclusione sociale, di povertà educativa, aree che sono concentrate nel Mezzogiorno. Anche la dispersione scolastica, nelle regioni del Sud, mostra un’incidenza preoccupante, che supera il 18%. L’ha ricordato quindi anche il Senatore Castiello, il Sud ha un problema serio, perché continua a esportare ingenti risorse intellettuali, queste risorse intellettuali, i nostri giovani vanno al centro, vanno al nord e spesso vanno all’estero. Quindi il sud investe, perché ricordiamolo che un nostro giovane che completa gli studi universitari costa anche allo stato, 90.000, 100.000 euro di media; ma poi queste risorse investite non ritornano al sud. Ne beneficiano altri territori.

Queste tendenze, però ci deprimono, se analizzate con l’algida freddezza dell’analista. In realtà non ci possono lasciare affatto pessimisti, perché il sud non è condannato a un destino di inesorabile declino da accettare passivamente. Dobbiamo noi al contrario operare tutti insieme, il Governo per primo, capisco quindi perfettamente la grande investitura che fate du di me, sulla mia persona intesa come primo responsabile dell’azione di governo.

Dobbiamo operare con impegno e determinazione per definire un Piano strutturale di rilancio dell’intero sud; mi fa piacere che il Senatore Castiello abbia ricordato la sensibilità del Ministro Provenzano, che sta lavorando, stiamo lavorando con lui per mettere a punto questo piano. Confidiamo addirittura di riuscire a elaborarlo entro la fine di quest’anno; abbiamo fretta, abbiamo fretta, o comunque all’inizio del nuovo anno, fermo restando che varie misure sono state le abbiamo già incluse nella legge di bilancio per il 2020, attualmente all’esame e quindi approvazione del Parlamento.

Innanzitutto, intendiamo dare attuazione alla nota “Quota 34”, ovvero un criterio di riequilibrio territoriale della spesa per investimenti, ne parlate anche nel manifesto, direi anche il cuore un po’, da lì muove la vostra analisi; ebbene sì, dobbiamo allineare le quote di risorse ordinarie destinate al Sud alla quota di popolazione che vi risiede rispetto al totale nazionale; ecco che questo allineamento ci porta a individuare questo criterio percentuale al 34%.

Si tratta di un principio essenziale di equità, che nonostante peraltro sia ripreso in testi normativi, perché il tema caro Senatore Castiello e cari amici, è 

che i testi normativi richiamano i principi costituzionali, i principi dei trattati europei, ma non vi danno concreta applicazione; quindi rimane lettera morta. Non è un principio vincolante, norma imperativa.

La quota di spesa in conto capitale della pubblica amministrazione diretta al Sud - proveniente dalle risorse ordinarie italiane - si è collocata nell’ultimo decennio circa al 28%. Ciò si è tradotto in una vera e propria perdita di risorse per investimenti al Sud, che si riflette anche in quel crollo delle dotazioni infrastrutturali.

Abbiamo deciso quindi di intervenire, non lasciare più che i testi normativi, le previsioni normative rimangano lettera morta.

Per sanare questo squilibrio, attraverso un’apposita norma in legge di bilancio, stabiliamo che tutti i programmi pubblici di investimento devono distribuire ex ante le risorse in maniera proporzionale alla distribuzione della popolazione sul territorio. Questo cosa significa, che non sarà più possibile realizzare ex post, come avveniva fin qui, un monitoraggio della distribuzione territoriale delle risorse, un monitoraggio peraltro non presidiato da un apparato sanzionatorio, ma invece con questo intervento dirigeremo le risorse in maniera equa già nella fase di progettazione delle politiche pubbliche. Un vincolo molto preciso che ci consentirà di riequilibrare completamente le dotazioni finanziarie.

Poi ancora, oggi sono stato anche a Milano, ho parlato anche con il Presidente Fontana, mi ha confermato quello che peraltro il Ministro Boccia per gli Affari Regionali mi ha anticipato. C’è una condivisione da parte di tutti i Presidenti delle Regioni per quanto riguarda un accordo quadro con l’autonomia regionale. Ci siamo mossi in una prospettiva completamente diversa per quanto riguarda l’autonomia regionale. Abbiamo elaborato questa legge “cornice”, questa legge quadro, che quale premessa di fatto viene a realizzare, poi la scopriremo insieme una volta approvata, quel fondo perequativo previsto nella carta costituzionale. E vedete, attraverso questa norma quadro, che come primo passaggio opera un ulteriore riequilibrio verso il fondo perequativo, noi ci garantiamo di poter poi successivamente procedere alla stipulazione delle intese con le regioni che ne faranno richiesta, potremo trasferire quindi in modo più sereno, più sicuro, competenze legislative, competenze amministrative, realizzando un percorso di razionalità equilibrato, sostenibile, che ci garantirà di non compromettere affatto la coesione sociale, la coesione territoriale.

A questo scopo, peraltro, sarà un ulteriore passaggio, questo, per assicurare al mezzogiorno infrastrutture, servizi dignitosi, ristabilendo il principio secondo cui le politiche di coesione, quelle poi finanziate con fondi nazionali e comunitari, devono assumere un carattere addizionale rispetto alle dotazioni ordinarie per investimenti.

E vedete, a questo scopo, nella legge di bilancio abbiamo modificato la normativa sulla riorganizzazione delle procedure di programmazione e attuazione degli interventi finanziati dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), prevedendo che si operi in coincidenza, in coerenza con le cinque nuove “missioni” della politica di coesione, missioni anche queste vincolanti: la lotta alla povertà educativa minorile; sostegno alle infrastrutture; l’attuazione del Green New Deal al Sud (ci ritornerò) e nelle aree interne; il trasferimento tecnologico e il rafforzamento delle reti tra ricerca e impresa.

Sono state ridefinite le norme per la riprogrammazione delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, relative ai precedenti cicli di programmazione, disponendone la destinazione, oltre che ai Contratti Istituzionali di Sviluppo (CIS) e alla progettazione degli investimenti infrastrutturali, anche al finanziamento di appositi “Piani sviluppo e coesione” per ciascuna delle cosiddette “missioni” individuate.

Al contempo, proprio sul fronte delle politiche di coesione, intendiamo accelerare la spesa dei Fondi Strutturali europei e del Fondo di Sviluppo e Coesione, che mostrano, a causa (è stato detto) di vincoli burocratici, vincoli normativi, un andamento ancora insoddisfacente per quanto riguarda il divario tra risorse impegnate e risorse effettivamente spese. Questo è anche uno dei problemi e lo sottolineate anche voi nel “Manifesto”. Dobbiamo anche migliorare la capacità di spendere e questo lo rimarcate anche nel vostro Manifesto. E da questo punto di vista dobbiamo tutti fare un grande sforzo, a livello nazionale noi vi supporteremo perché abbiamo una Cabina di Regia Strategia Italia, che vuole proprio accompagnarvi anche nella capacità di elaborazione progettuale e anch’io ho presso di me una task force che ho chiamato Investitalia, abbiamo completato le procedure per formare questa squadra, adesso dispongo di questa strada e vi potrò accompagnare, quindi i territori che vorranno, come dire, faranno richiesta di aiuto per essere accompagnati nella promozione, elaborazione di progetti avranno anche a livello centrale il pieno supporto.

Dicevo, già in questa legge di bilancio abbiamo anticipato un po’ di misure, io non sono abituato a prendere in giro nessuno, non sono qui a dirvi che con queste misure cambieremo la fisionomia di questo territorio, la vocazione di questo territorio, anzi, tra l’altro dobbiamo rispettare la vocazione di questo territorio però vi invito, cari sindaci, mi rivolgo soprattutto a voi che siete le sentinelle di queste piccole comunità, di questi centri a far tesoro di queste misure che troverete in legge di bilancio, ad attivarvi e attenzione abbiamo degli specifici capitoli, troverete specifici capitoli destinati alle infrastrutture del Sud. Tramite il “Fondo per le infrastrutture sociali” diamo ossigeno ai piccoli Comuni del Sud, quindi anche i vostri, 300 milioni di euro – troverete – destinati ad asili, scuole e presìdi sanitari nelle comunità locali, soprattutto quelle più piccole e anche ai Comuni medi.

È stata resa strutturale anche, peraltro, l’assegnazione di 500 milioni all’anno ai Comuni per la messa in sicurezza di strade, scuole ed edifici pubblici, opere legate allo sviluppo territoriale sostenibile – è la norma che chiamano la norma spagnola, con attenzione un poco a quello che è stato fatto in Spagna – e in particolare troverete qui la possibilità di lavorare su progetti di efficienza energetica, di rigenerazione urbana. Ancora, questa comunità, ecco perché dico queste misure perché già queste misure vi offriranno la possibilità di fare degli interventi nel vostro territorio, la vostra comunità, questo territorio ha bisogno di rinforzare il piano viario. Quello ferroviario e sulla strada cilentana mi risulta sono stati immessi anche 14 milioni, spero che siano sufficienti ma comunque siamo disponibili a ritornarci a ragionare insieme, ho raccolto l’istanza per quanto riguarda la via del parco, il Museo archeologico di Velia, confesso che è un dossier che non conosco, è una richiesta che non conoscevo questa del Museo archeologico di Velia, conosco ovviamente la ricchezza archeologia, Paestum direi che è una ricchezza per il mondo, che il mondo ci invidia in particolare, però su questo mi impegno a parlare con il Ministro Franceschini e quindi ritorneremo a ragionarci insieme, cercheremo di capire quali possibilità concrete abbiamo.

Le infrastrutture, bisogna certo rafforzare questo aeroporto di Pontecagnano altrimenti oggi il Presidente da Milano qui non faceva in tempo ad arrivare, quindi è un’infrastruttura che non solo va salvaguardata ma va potenziata e mantenuta efficiente e poi i presìdi sanitari, i presìdi ospedalieri, su questo però ci sono delle risorse, quindi son disponibili anche a lavorare con voi e con il Ministro Speranza che sarà assolutamente disponibile agli interventi che riterremo utili a rendere ancora più efficienti le strutture ospedaliere. Dobbiamo poi investire qui è chiaro nelle ricchezze naturali, le bellezze della costa, dell’interno, anche qui, gli itinerari enogastronomici, voi stessi avete ricordato che qui è la culla della dieta mediterranea, e quindi dobbiamo valorizzare questi percorsi del turismo e stiamo anche lavorando per potenziare degli itinerari turistici che non siano solo quelli tradizionali ma siano molto più articolati, perché i flussi turistici, l’analisi dei flussi turistici ci richiama all’attenzione sul fatto che oggi chi viene in Italia non si accontenta più di visitare il monumento, ma ha tantissime esigenze, e abbiamo iniziato a elaborare una ventina, trentina, quarantina addirittura di percorsi turistici secondo le varie esigenze ma non percorsi territoriali, percorsi intesi come modalità di soddisfazione di bisogni turistici.

Ancora, il Mezzogiorno, data la sua ampia disponibilità di risorse naturali fondamentali, l’ho accennato prima, dovrebbe essere direi il terreno di elezione per il Green New Deal che stiamo elaborando. Voi sapete che tra i punti programmatici di questo Governo c’è la realizzazione di misure di Green New Deal, alcune le troverete già nella legge di Bilancio ma torneremo ancora a lavorare qui perché vogliamo un’Italia più verde, vogliamo un’Italia più pulita e visto che attualmente c’è una grandissima sensibilità in questa direzione ma da tutti i punti di vista, dobbiamo approfittare di questa congiuntura storica, culturale, politica. Quando io parlo con i responsabili dei grandi fondi internazionali mi dicono tutti “ma in Italia voi avete il sole, avete il Sud, noi siamo disponibili a venire a investire”, benissimo, i nostri giovani ci dicono, scendono per strada e dicono “lavorate, lavorate per il nostro futuro, per l’ecosistema e le biodiversità, per salvaguardare il nostro pianeta”. Noi dobbiamo lavorare in questa direzione e quindi questi territori devono essere, devono lavorare in trincea in questa direzione. Vedete, lo dicevo questa mattina a Milano, c’era un grande evento per quanto riguarda le comunità alpine, i nostri territori del Sud, anche quelli delle aree interne, siccome la concentrazione urbana è minore, sono più legati alla terra, e chi è legato alla terra ha comportamenti, prassi, ma per antica sapienza, ecosostenibili, voi troverete – e sono sicuro che lo possiate confermare – nei vostri territori quelle che oggi si chiamano le “migliori pratiche”, le best practice, oggi sono catalogate scientificamente, no, oggetto di convegni internazionali, in realtà basta parlare con i nostri contadini e vedrete che l’economia circolare loro l’applicavano da decenni per tradizione famigliare e vedrete che loro sono i primi fautori della coltura del riciclo, ripudiando la cultura del rifiuto.

Questi territori richiedono una grande, rapida, decisa inversione di marcia, l’avete detto anche voi, sono a rischio spopolamento. Questo riguarda tutte le aree interne del Paese ma soprattutto quelle del Sud, che al Mezzogiorno scontano un doppio divario rispetto – come dicevamo – alla dotazione infrastrutturale delle aree urbane più avanzate del Centro-Nord. Ecco perché a questo scopo abbiamo assegnato anche 200 milioni di euro alla “Strategia nazionale per le aree interne”, che intendiamo trasformare da semplice sperimentazione anche qui in una politica strutturale, che dovrà andare a regime per sanare le fratture territoriali e assicurare qualità della vita, qui al Sud in particolare. Queste risorse consentiranno – fate attenzione – un sostanziale raddoppio delle aree interessate, per dare risposte concrete a quelle sinora escluse.

Poi ci sono le iniziative di sostegno all’autoimprenditorialità, che è centrale anche questa esigenza nelle aree interne, queste misure devono essere ulteriormente ampliate. Ma noi siamo già intervenuti nella misura ad esempio di favore per i giovani imprenditori nel Mezzogiorno, ricordate, avete presente la misura “Resto al Sud”: per l'anno 2019, 2020, il requisito del limite di età è stato modificato con la legge di bilancio 2019, adesso è compreso tra i 18 e i 45 anni, ecco, si intende questo requisito soddisfatto alla data del 1° gennaio 2019. Quindi abbiamo esteso un’opportunità ulteriore per i nostri giovani e, diciamo la verità, non più giovani per poter svolgere attività imprenditoriali in proprio. E abbiamo previsto anche norme per il sostegno agli investimenti privati, con misure concrete per le imprese che investono, creano buona occupazione nel Mezzogiorno. Infatti è stato rifinanziato, con 675 milioni di euro, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, che è in grado di attivare, secondo le previsioni, ben 2 miliardi di investimenti complessivi nel solo 2020.

Per aiutare poi le imprese del Sud a crescere, ad agganciare la frontiera tecnologica – perché attenzione non si può pensare di fare impresa al Sud senza mettersi in condizione di sfidare in modo agguerrito la crescente competitività – abbiamo affidato alla Banca del Mezzogiorno il “Fondo Cresci al Sud”, per cui vengono stanziati 250 milioni di euro in favore della crescita dimensionale delle piccole e medie imprese. Il mio motto è “piccolo è bello ma se lo aiutiamo a crescere è ancora più bello”. È una misura questa di sostegno necessaria affinché le imprese possano innovare, possano imporsi sui mercati, e perché si possano creare le premesse per costruire nuovi campioni anche al Sud.

Abbiamo potenziato, in questa prospettiva, anche il credito d’imposta in ricerca e sviluppo nelle regioni del Sud, per assumere ricercatori nelle imprese, innalzandolo dal 25% al 50%, e abbiamo rafforzato anche alcune misure di Impresa 4.0 al Sud, che fino ad oggi abbiamo visto anche nelle nostre statistiche, le imprese al Sud ne avevano usufruito meno. Qualcuno dice “questa è la manovra delle tasse”, mi vien da ridere, queste misure, che saranno accompagnate da ulteriori interventi all’interno del Piano di rilancio per il Sud, queste misure costituiscono un primo passo sulla strada del riscatto del Mezzogiorno. Sono il frutto di una strategia chiara, un’impostazione chiara, un’impostazione che noi abbiamo voluti perseguire pure in quadro di finanza pubblica molto complesso, molto stringente però avevamo chiaro l’obiettivo di valorizzare le interdipendenze virtuose fra Nord e Sud come precondizione per lo sviluppo del Paese, dopo troppi anni in cui la politica non ha saputo prendersi cura dei profondi squilibri territoriali che andavano ampliandosi.

La politica, diciamo la verità, non faccio polemiche ma negli ultimi anni ha completamente trascurato questo divario. Il Governo è pienamente cosciente, e io per primo, che molto altro resta da fare affinché il nostro Mezzogiorno possa tornare a procedere a testa alta, a correre ad armi pari per dare un contributo ancora più efficace alla crescita e allo sviluppo sociale, e non solo di se stesso ma dell’intero Paese. In questo senso, quindi, il contributo di realtà associati, di enti come la Fondazione Grande Lucania è fondamentale vedete non soltanto, e non lo dico qui per piaggeria, per la meritoria e preziosa azione di sostegno del territorio che realizza, ma anche per l’elaborazione di proposte concrete e di interesse per tutto il Paese, io questo Manifesto lo porto con me, lo discuterò con il Ministro Provenzano e con gli altri componenti del Gabinetto di Governo. Discuteremo tutte le misure con attenzione, ad esempio, mi ha colpito, adesso lo stavo scorrendo, la proposta di adozione, da parte di Rete Ferroviaria Italia, di un sistema tariffario agevolato per il pedaggio dei treni ad Alta Velocità che collegano direttamente Nord e Sud nei tratti meno coperti dall’Alta Velocità. Quindi vi assicuro che discuteremo anche questa misura che mi pare molto interessante. È un’iniziativa questa che può incentivare collegamenti anche più efficienti, soprattutto in favore della promozione degli itinerari turistici, dicevamo prima, con riferimento non solo alle località di mare ma anche di montagna.

E di pari importanza – vi anticipo qui – mi sembra anche la misura contenuta nel Manifesto, di istituire una Cabina di Regia per il coordinamento e la promozione dell’agricoltura, dell’agroalimentare e dell’artigianato nelle aree interne del Mezzogiorno. Può essere questa, ovviamente la devo valutare perché non posso prendere un impegno per quanto riguarda il risultato ma sicuramente un impegno senz’altro della massima attenzione e della massima considerazione perché potrebbe essere veramente un’utile ampliamento della Strategia Nazionale per le aree interne e, come Governo, potremo sicuramente valutarla.

Più in generale, mi avvio a conclusione, vi ho tediato, ho abusato della vostra attenzione, più in generale, il rilancio del Sud e delle sue realtà locali non può essere il frutto nella mia considerazione di un’operazione calata dall’alto, noi variamo misure, cerchiamo di raccogliere le vostre istante ma abbiamo bisogno della vostra partecipazione, abbiamo bisogno di lavorare in squadra e non vi sarà sfuggito ad esempio che alcune iniziative che addirittura io stesso ho coordinato come Presidente del Consiglio, parlo di Contratti Istituzionali di Sviluppo, ne stiamo realizzando uno per la Provincia di Foggia, la Capitanata, un altro per l’intera Regione del Molise, e altri ancora sono in calendario, ecco, Contratti Istituzionali di Sviluppo, accordi di programma, zone economiche speciali, Presidente Pellegrino ha parlato anche della zona economica ambientale, contratti di rete sono… noi abbiamo tanti strumenti normativi, sono strumenti e li dobbiamo valorizzare perché ci consentono di fare sistema, io li ho realizzate alcune di queste iniziative incontrando sindaci come voi che sulle prime sono rimasti un po’ sorpresi forse non erano abituati a un Presidente che venisse lì a sollecitarli, a guardarli negli occhi a sfidarli, ne sono nate però una sere di iniziative, ho spiegato loro: non potete pensare che il Governo centrale venga qui e dica il Governo di cosa ha bisogno il vostro territorio, di quali progetti vanno inseriti in un Contratto Istituzionale di Sviluppo, non potete pensare che un Presidente del Consiglio, un Ministro possa conoscere meglio la vocazione produttiva del vostro territorio di quanto voi stessi non conosciate, ecco allora che dopo il primo imbarazzo ne sono nate un florilegio, ne è nato un florilegio di iniziative, in alcuni casi 300, 400, 500 progetti siamo arrivati, che ci hanno consentito di metter su e di selezionare poi quelli ritenuti più strategici perché interconnessi anche tra loro in modo da moltiplicare l’efficacia delle iniziative e quindi fare squadra tutti insieme, sindaci, associazioni di categorie, associazioni anche culturali, che danno il loro apporto e categorie professionali, stakeholders vari. Solo così si può pensare di rilanciare un territorio, nessuno può pensare di rilanciare un territorio affidandolo solo all’iniziativa calata dall’alto.  

L’evento di oggi e l’attività complessiva della Fondazione Grande Lucania quindi costituiscono un chiaro esempio di quanto sia prezioso, anche per il Governo, per chi vi parla, trovare interlocutori attenti, informati, trovare dei sindaci che partecipano attivamente, con cui poter dialogare per costruire fianco a fianco un’Italia più coesa, per far tornare il nostro Mezzogiorno allo splendore che merita. Questa parte del territorio è una parte del territorio, come altre, ma questa in particolare, è ricca, è ricca di storia, il Direttore che è coltissimo ha ricordato Parmenide, Zenone, Giovan Battista Vico, ce ne sono tanti altri che hanno reso lustro a questo territorio, ecco noi dobbiamo fare in modo che questo territorio ricco di storia sia anche ricco di futuro, in modo che sia attrattivo per i nostri figli, per i nostri giovani.

Grazie.


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