Intervento del Presidente Conte a Genova

Martedì, 28 Aprile 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla cerimonia del varo dell'ultima campata del Ponte sul Polcevera

La mia presenza qui oggi è testimonianza del fatto che lo Stato non ha mai abbandonato Genova. L'abbiamo solennemente detto all'indomani, anzi, a poche ore dalla tragedia - ero ero già qui qualche ora dopo -, l’abbiamo detto subito: Genova non sarà lasciata sola.

Quindi questa presenza è doverosa, ma sono qui anche con grande piacere perché oggi noi suturiamo una ferita, perché ricongiungiamo una fondamentale arteria di comunicazione al centro, nel cuore di questa comunità e di questa città. 

Però siamo anche consapevoli che questa ferita non potrà essere completamente rimarginata perché ci sono 43 vittime e noi non dimentichiamo anche il dolore di questa comunità, in particolare dei familiari. 

Quindi anche oggi che è una giornata speciale, particolare, noi non dimentichiamo come pure siamo consapevoli che i giudizi di responsabilità che nascono da quella tragedia non si sono ancora completati e devono completarsi.

Traiamo anche un'esperienza, la ministra De Micheli lo ha detto , da questa tragedia. Siamo consapevoli di tante cose e ci stiamo impegnando al massimo perché tragedie del genere non abbiano più a ripetersi. 

Oggi è una giornata che ha un valore concreto, specifico e anche simbolico. La portata concreta specifica è nel fatto che c'è un progetto reale che ormai sta chiaramente giungendo a completamento. Qualcuno ha parlato di miracolo. Io credo che sia possibile parlare di miracolo senza enfasi perché c'è il lavoro di tanti qui. Questo progetto si compie oggi in estrema rapidità perché c'è stata l'autorità pubblica che ha fatto il suo dovere, ci sono stati i progettisti - vorrei ricordare in particolare Renzo Piano che aveva la possibilità di disegnare questo bellissimo ponte e tra l'altro l'ha fatto gratuitamente - , chi aveva la possibilità di partecipare a questo progetto e offrire le proprie competenze la propria abnegazione per realizzarlo il più speditamente possibile lo ha fatto ed è stato partecipe di questo progetto.

Quindi oggi siamo qui, c'è una rappresentanza di tutte le donne e gli uomini di questa comunità laboriosa di operai, tecnici, progettisti, capi cantieri, ingegneri e architetti. Dobbiamo ringraziarli tutti, ciascuno ha fatto il compito e ha consentito oggi di rispettare i tempi che più o meno c'eravamo ripromessi, tempi brevissimi. 
Io ricordo quando fissammo questo limite temporale, i vostri sguardi erano molto preoccupati, però vi incitai a fissare un termine veramente molto sfidante, perché avevo la consapevolezza che, se pure avessimo ritardato, l'importante era darsi una data, la prima data possibile perché fosse di incitamento a terminare quanto prima. Addirittura siamo nei tempi che c'eravamo ripromessi e tra poco torneremo anche per l'inaugurazione perché questo progetto è pressoché completo.

E poi c'è, dicevo, anche una portata simbolica perché questo è un cantiere simbolo, non solo per Genova, per la Liguria, ma per L'Italia intera. E’ Il cantiere dell'Italia che sa rialzarsi, il cantiere dell'Italia che si rimbocca le maniche, dell'Italia che non si lascia abbattere ,non si lascia sopraffare neppure da una tragedia così. E’ l'Italia che mette insieme le proprie competenze il proprio spirito di sacrificio, il proprio senso del dovere, il proprio senso di responsabilità. E tutti insieme, ciascuno fa la propria parte e porta a casa un risultato straordinario.

Quindi a quella tragedia che tutto il mondo ha guardato, perché quelle immagini come sappiamo hanno fatto il giro del mondo - ricordiamo il cumulo di macerie, quel crollo fu impressionante - però siamo consapevoli che adesso a fare il giro del mondo saranno queste immagini e saranno le immagini della tecnologia, della maestria, della creatività italiana della abnegazione italiana.

Ecco allora che Genova ci offre anche un modello, modello per L'Italia intera.
Tra l'altro questa suturazione della ferita, che abbiamo qui sopra di noi e che ricordiamo, giunge proprio in un periodo di particolare emergenza. Non avremmo mai pensato che avremmo affrontato una emergenza del genere, sanitaria, economica e sociale, una emergenza a tutto tondo. L'ho detto già e ne siamo tutti consapevoli, anche con gli altri leader: almeno in Europa è la più grande tragedia che affrontiamo, la più grande sfida, emergenza che affrontiamo dal dopoguerra ad oggi.

Però vedete, per quanto oggi non può essere propriamente un giorno di festa perché è un giorno che origina da una tragedia, noi siamo consapevoli che oggi da Genova, dalla città della lanterna, si irradia una nuova luce sull'Italia. Quindi oggi noi restituiamo da Genova un nuovo volto con questa luce sull'Italia intera. E da questo punto di vista il modello Genova modello che cercheremo di replicare oggi tanto più in quanto stiamo vivendo questa emergenza.

Genova ci insegna che cosa? E concludo. Che il più grande atto di amore che noi dobbiamo a noi stessi e all'Italia intera - questa nostra patria che tanto amiamo - è nel ripartire insieme, nell'impegnarsi a ripartire insieme, nel prenderci per mano, farci forza l'un l'altro, mostrarci solidarietà ma soprattutto sul presupposto che ciascuno faccia quello che sa che deve fare, che è  il suo compito, che è il suo dovere. Se lavoreremo in questo modo, pur nella consapevolezza della difficoltà incredibile che stiamo affrontando,  noi cosa faremo? Avremo coraggio, avremo determinazione, avremo una direzione da inseguire. Non ci fermeremo ad additare i nemici - quella è una distrazione - ma avremo affetti da proteggere, affetti da sostenere. Questa comunità ha saputo riprendere il cammino, dopo il buio può vedere la luce. E’ una luce che dà speranza all'Italia intera.

Grazie 
 


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