Intervento del Presidente Conte all'inaugurazione dell'A.A. 2020-2021 della Luiss Guido Carli

Lunedì, 9 Novembre 2020

Il Presidente Conte è intervenuto, in video collegamento, alla cerimonia d’inaugurazione dell’Anno accademico 2020-2021 della Luiss. 

Buongiorno a tutti. Saluto innanzitutto il Magnifico Rettore, professor Andrea Prencipe; saluto il Presidente della LUISS Vincenzo Boccia, la Vice Presidente professoressa Paola Severino, il Direttore generale Lo Storto, Alessio Tessitore, rappresentante degli Studenti nel CdA; saluto anche gli illustri relatori e le relatrici ospiti; saluto anche il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi e ovviamente mi rivolgo a tutte le studentesse e gli studenti che ci stanno seguendo.

Io ho accolto con vero piacere questo invito di oggi, anche perché la Luiss sin dalla sua nascita, nel 1974, ha saputo ritagliarsi un suo preciso e importante ruolo nel panorama scientifico e culturale, non solo nazionale ma anche internazionale, come confermano i ranking più correnti e più accreditati.

È un vero e proprio “fiore all’occhiello” del sistema di istruzione superiore e i numeri che ci ha consegnato poc’anzi il Rettore Prencipe parlano chiaramente di una realtà di cui dovete – ma l’intero come Paese deve - andare orgogliosi. Un dato su tutti parla da solo: 9514 giovani hanno scelto oggi questo luogo e quindi frequenteranno i vari corsi, le varie offerte didattiche di questo prestigioso Ateneo.

Anche se, a causa delle restrizioni imposte dalla seconda ondata della pandemia, siamo costretti a lavorare e anche oggi io mi collego da remoto e molti sono in videocollegamento, avverto però in questo momento la vicinanza di tutta la comunità accademica, alla quale voglio rivolgere un sentito augurio di buon lavoro per il nuovo anno, che i ragazzi - ahimè - dovranno vivere perlopiù “da remoto”.

E Sono certo che questo Ateneo saprà individuare gli strumenti e le forme per consentire a docenti, discenti e studenti di affrontare senza disagio questa particolare condizione che, non c’è dubbio – io stesso ne sono consapevole - priva l’esperienza universitaria di un aspetto fondamentale, la relazione diretta, la interazione personale, non mediata tra gli studenti e i propri docenti.

E proprio nella consapevolezza di quanto sia decisivo il “contatto” umano e intellettuale e, conseguentemente, di quanto sia essenziale la “presenza”, il potersi guardare negli occhi, l’interazione diretta e personale, abbiamo deciso di introdurre una deroga alla misura che prevede il vincolo della didattica a distanza, consentendo solo agli studenti del primo anno, i più esposti al rischio di dispersione secondo quanto ci accreditano le statistiche, di svolgere le lezioni in presenza.

Ricordo anch’io il mio primo anno che è stato alla Sapienza, una Università pubblica molto affollata, e ricordo anche il senso di disorientamento. Ecco, dobbiamo garantire la presenza alle matricole. 

Con il contributo e l’impegno di tutti - anche delle comunità accademiche -  sono certo che sapremo superare, ancora una volta, le difficoltà che l’epidemia ci costringe ad affrontare, al fine di proteggere, soprattutto a tutela delle persone più fragili, il bene primario, il bene pubblico, comune della salute.

Benché la virulenza di questa seconda ondata costringa l’Italia, al pari degli altri Paesi europei, a concentrare ogni sforzo per assicurare resilienza e capacità di tenuta al nostro sistema sanitario, il Governo resta impegnato nella predisposizione- anche in questi giorni e in queste ore - del Piano di rilancio, nel quale – vi assicuro – attenzione primaria è riservata agli investimenti per la formazione e la ricerca, a beneficio delle prossime generazioni. E io ricordo sempre che il Piano varato dalla Commissione europea, dell’Istituzione europea si chiama Next generation EU.  

Sono pienamente consapevole - siamo pienamente consapevoli - di quanto, in Italia, il livello di investimenti nella ricerca sia ancora assolutamente inadeguato ai più elevati standard internazionali.

Siamo però assolutamente determinati a invertire questa tendenza, facendo ricorso alle straordinarie opportunità offerte dalle risorse che sono nel Recovery Fund, che ci consentiranno di proseguire nell’azione avviata fin dall’inizio di questa esperienza di governo.

Vorrei infatti ricordare che con il Ministro dell’Università e della Ricerca, il professor Manfredi, abbiamo varato un Piano per migliorare e incrementare le assunzioni di giovani ricercatori (circa 6000 tra università ed enti di ricerca), abbiamo previsto maggiori esenzioni dalle tasse universitarie per portare più studenti nelle nostre aule, affinché formazione e competenza restino il vero – una volta si sarebbe detto - “ascensore sociale” del nostro Paese.

Possiamo fare di più, dobbiamo fare di più, ma era davvero da molto tempo che le nostre università non ricevevano simili risorse. Non c’era un piano così straordinario per l’assunzione di un tale numero di ricercatori e così tante risorse non venivano destinate all’esenzione delle tasse universitarie.

Peraltro dobbiamo lavorare anche con un progetto ben preciso, per migliorare il nostro piano della formazione superiore. Ho già indicato in altre occasioni quali sono i nostri obiettivi. Li riassumo.

Dobbiamo favorire la ricerca integrata, multidisciplinare e complessa: alcune classificazioni dei saperi sono antistoriche e non più realistiche, non più adeguate all’evoluzione, alla nostra realtà economica e sociale e culturale.

Secondo: dobbiamo rafforzare la ricerca di base. Questo è un tassello fondamentale della ricerca scientifica, anche quando si tratta della cosiddetta ricerca “rischiosa”, quella che viene, come si suol dire, governata dal pensiero laterale.

Terzo Obiettivo: dobbiamo promuovere la ricerca, quella mission-oriented, perché i nostri ricercatori devono essere stimolati sempre più a dare concretezza e utilità alle proprie ricerche, devono confrontandosi con il tessuto produttivo, con le istituzioni, con il Terzo settore.

Quarto obiettivo: Dobbiamo avvicinare la ricerca alla formazione. il mercato del lavoro pretende infatti competenze aggiornate e adeguate alle sfide delle trasformazioni in corso. L’obsolescenza delle conoscenze, a cui si dobbiamo rispondere con il life-long learning e con un’università mista e inclusiva, impone che nei percorsi formativi siano trasferite competenze aggiornate e che questo aggiornamento sia costante ed accompagni le diverse professionalità nell’intero arco del loro sviluppo.

Permettetemi di soffermarmi su questo quarto obiettivo.

Dobbiamo rafforzare il collegamento tra il mondo delle imprese e quello delle università, e la vostra università votata in particolare allo studio delle scienze sociali, economia, scienze politiche, giurisprudenza, è certamente all’avanguardia in questo ambito, anche per la sua spiccata propensione internazionale, come testimoniano le varie prestigiose partnership avviate con molti atenei, non solo europei.

Su questa linea occorre, tra l'altro, "innovare" le cosiddette lauree ad orientamento professionale, collocandole all’interno di strutture intermedie tra quelle delle università e quelle delle scuole superiori, modello felicemente sperimentato in altri ordinamenti europei, penso ad esempio la Germania. A tal fine, occorre elaborare un programma per la Formazione Superiore Professionale, che implichi l’avvio di collaborazioni su base regionale, con il contributo delle Università e delle articolazioni locali di associazioni di categoria.

L'Italia ha sempre più bisogno di laureati professionali con competenze che siano immediatamente spendibili nel mondo del lavoro.

Sicuramente il gap che noi paghiamo con altri Paesi è proprio su questo aspetto. Un ritardo che dobbiamo denunciare e dobbiamo al più presto colmare. Dobbiamo elaborare anche, ci stiamo lavorando con il ministro dell’Università e della Ricerca, l’istituzione di programmi di dottorato dedicati alle attività dell’industria e del terziario, con il contributo e il coinvolgimento attivo delle imprese, sia singolarmente sia attraverso reti di collaborazione. Per fare questo dobbiamo semplificare anche il quadro normativo perchè dobbiamo facilitare questi partenariati con le imprese private, con gli stakeholder privati.

Dobbiamo ancora incrementare le occasioni di dialogo e di confronto tra chi forma i professionisti di domani e chi, a quegli stessi professionisti, offrirà concrete occasioni di realizzazione professionale.

È un tema che investe inevitabilmente l’intera nostra classe dirigente italiana, sia pubblica sia privata e che intercetta, in quanto strettamente connesso al tema della connessione tra Università e lavoro, il tema della formazione continua, il secondo polo di un medesimo indirizzo di politica pubblica.

Con riguardo a questo secondo polo noi dobbiamo chiaramente creare le condizioni e affermare l’idea, concretizzare l’idea che un dirigente, pubblico o privato, ma anche un funzionario, trascorsi gli anni della formazione, debba continuamente aggiornarsi, debba continuamente sviluppare le sue conoscenze.

Dobbiamo assolutamente tener conto della velocità del cambiamento, del moltiplicarsi delle opportunità dovute alla crescente connettività fra persone, tecnologie, settori e mondi della ricerca che richiedono alle persone nuove competenze in termini di adattabilità, flessibilità, resilienza e anche creatività.  L'aggiornamento continuo, se sviluppato in maniera sistematica per una porzione significativa della forza lavoro, contribuisce ad accrescere la competitività, la produttività e l'efficienza dell’intero sistema paese.

Dobbiamo quindi lavorare come stiamo facendo per politiche di riforma che operino sulla certificazione delle competenze più elevate, sul ruolo ad esempio della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, ma credo molto in questo aspetto, in modo da coinvolgere stabilmente e strutturalmente gli atenei.

In questa prospettiva, dobbiamo definire percorsi di formazione permanente, rafforzando il collegamento tra Università, Scuola Nazionale dell’Amministrazione, ordini professionali, imprese e mondo produttivo.

Dobbiamo migliorare l’efficienza e la qualità dell’azione pubblica, e lo possiamo fare attraverso un rinnovamento delle competenze, innestando anche nell’ambito della Pubblica Amministrazione competenze esterne, competenze digitali.

 Dobbiamo creare Digital Education Hubs, centri di didattica digitale, per realizzare sinergie formative tra i contenuti accademici e i crescenti bisogni di up-skilling e re-skilling del mondo del lavoro, con particolare vocazione verso i bisogni di formazione manageriale delle pubbliche amministrazioni ma anche delle piccole e medie imprese.

Un esperimento molto significativo giudico quello che è stato molto a cuore del Direttore generale Lo Storto: “42 Roma Luiss”; “gli studenti non devono rimanere - mi sembra questo il fulcro, il centro di questa iniziativa - nelle loro aule, devono uscire, devono annusare fin da subito il mondo del lavoro; devono imparare a risolvere problemi, problem solving, devono pensare fuori dagli schemi e devono imparare da subito a lavorare in squadra”.

Ecco, concludo.

Il contributo specifico che può offrire l’Università al sistema Paese è quello quindi di superare anche rigidi steccati, dei compartimenti stagni, perché la complessità che caratterizza l’attuale momento storico ci impone di coniugare sapere e competenze, e l’Università è per eccellenza un luogo di contaminazione, dovete lasciarvi contaminare care studentesse e cari studenti; il sapere solo così vi consentirà davvero di porre le vostre competenze al servizio della società.

La libertà della ricerca però significa anche autonomia dell’Università. Perché la libertà è condizione ineliminabile nell’attività di ricerca e nell’insegnamento e l’autonomia delle Università è il giusto presidio di quella libertà. Quindi dobbiamo rispettare e proteggere l’autonomia delle Università; è un dovere che grava su tutti coloro che hanno a cuore la qualità stessa della nostra vita democratica, e che non può lasciare assolutamente insensibile il governo e tutti gli attori di governo.

Si apre una nuova stagione in cui il ruolo dell’università e della ricerca nella società è fondamentale per accompagnare la società stessa e le persone attraverso questi cambiamenti che stiamo vivendo, per rafforzare la consapevolezza di tutti i cittadini.

Per il ruolo che svolge, una comunità accademica in tutti i suoi componenti, e la LUISS in particolare, dovrà svolgere, assolvere a questo compito  nell’interesse dell’intero sistema paese.

I nostri Atenei, mai come in questo momento, sono chiamati a formare la nuova classe dirigente, e a farlo con il sistema insuperato dell’educazione democraticamente intesa entro una comunità scientifica di riferimento.

L’anno che ci aspetta non è semplice.

Il Rettore Prencipe ha voluto sottolineare che la LUISS ha scelto l’interazione tra i saperi. Ecco, mi sembra un ottimo indirizzo di metodo.

Le pandemie ci sfidano, ci sfidano in termini di resilienza, ma anche di creatività; ci sfidano a ravvisare nei momenti di crisi anche delle nuove opportunità.

Quindi ci dobbiamo preparare, può sembrare strano, proprio adesso che stiamo vivendo tante difficoltà, ma proprio adesso dobbiamo prepararci alla rinascita.

 Sembrano parole drammaticamente inattuali; ma io le pronuncio con fiducia, con speranza e le pronuncio con la consapevolezza che, con l’impegno di tutti, riusciremo a tornare ad una vita più serena e a migliorare anche i ritardi strutturali e a migliorar il nostro paese.

La LUISS è innanzitutto una comunità di persone e un luogo di formazione sociale per eccellenza, è un luogo di incontro, come ogni comunità accademica, uno spazio nel quale la circolarità del sapere si nutre di relazioni, matura e si alimenta nel dialogo, in primo luogo tra studenti e docenti, attori di uno scambio, e lo dico per esperienza personale pregressa, è uno scambio tra i più fecondi nell’ambito dell’esperienza delle relazioni umane.

L’università è alimento del sapere, luogo in cui, care studentesse e cari studenti, voi coltiverete anche il senso e il rispetto delle istituzioni, il senso di quella disciplina e di quell’onore che un domani vi torneranno utili per partecipare, in virtù delle competenze acquisite e del senso di responsabilità maturato, alla più grande e affascinante intrapresa che l’uomo può vivere: quello di contribuire a migliorare la società in cui quotidianamente vive.

Grazie davvero.

Buon anno accademico a tutti.
 


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