Intervento del Presidente Conte all'Inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Firenze

Martedì, 21 Gennaio 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all'Inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Firenze

Magnifico Rettore, Signor Sindaco, autorità tutte, illustri docenti, professori, ricercatori e ricercatrici, studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, gentili ospiti, 

è per me un grande piacere e anche un grande onore partecipare all’inaugurazione di questo anno accademico qui all’Università di Firenze.

È un Ateneo al quale mi onoro di appartenere, sono in posizione di aspettativa ma sempre formalmente membro di questo consesso. E’ un ateneo nel quale ho insegnato e ho percorso tutta la carriera: ricercatore, associato, ordinario. Ho svolto la mia attività didattica e di ricerca e, nel rivolgere il mio saluto e il mio augurio ai professori e agli studenti, non posso celare l’emozione che in me suscita il ricordo, ancora vivissimo e anche prossimo sul piano temporale, della mia professione di docente universitario. 

L’università, questo ateneo, vanta numeri di attività davvero encomiabili, il Rettore li ha riassunti in modo molto efficace.

Ed è con un senso di rispetto che vi rivolgo il mio saluto in questo splendido Salone, questa città, questo luogo, questa università possiamo anche con qualche salto nella storia, la cui fondazione possiamo far risalire al 1321, almeno quella è la data dello studium generale, anche se sappiamo che poi l’ateneo molto più modernamente è stato poi fondato nel 1924. Ecco però sicuramente dal 1321 in poi è stato un luogo di cultura, un laboratorio di idee che si sono sviluppate nel corso del tempo, un crocevia della storia, e anche di alcuni suoi protagonisti davvero ammirevoli.

Ne menziono due in particolare che sono transitati in questo luogo di studio onorandolo, uno è Giovanni Boccaccio, che tenne lezioni sulla Commedia dantesca. Oggi potremmo dire che tenne lezioni per chiara fama. E l’altro venendo a tempi a noi più prossimi e anche ovviamente affidandomi alla mia formazione di giurista, Piero Calamandrei, rettore di questa università per alcuni mesi nel 1943 e poi ancora rettore dal 1945 al 1947.

“L'Italia ha ancora qualcosa da dire”: fu questo il titolo del primo discorso pronunciato dal rettore Calamandrei dopo la liberazione della città.

E questo motto oggi non deve risultare fuori tempo: la politica, che tenta di traghettare l’Italia definitivamente fuori da una crisi lunga e complessa, assume, deve assumere come sua l’idea che questo Paese e le sue Istituzioni tutte, ovviamente anche quelle culturali, abbiano ancora molto e speriamo per lungo tempo qualcosa da dire, qualcosa da insegnare anche al resto del mondo, senza falsa modestia.

Per avere qualcosa da dire, da insegnare, occorre però studiare con sacrificio, con pazienza, spesso rivolgendo lo sguardo alle fonti antiche del nostro passato, come ci hanno insegnato anche i padri nobili del nostro Rinascimento, che fecero di questa città il centro di irradiazione della cultura umanistica occidentale. E la nostra stessa Costituzione, che Calamandrei poi contribuì a stendere, recepisce questo senso di appartenenza, questo sentimento di comunità che lega cultura, ricerca, istruzione e istituzioni libere e democratiche, in particolare nell’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Ogni Ateneo è in effetti una comunità di persone che hanno a cuore la cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

L’Università è il luogo di incontro per eccellenza, è il luogo del confronto tra docenti e discenti. Come ho già ricordato in altra occasione, è il luogo in cui questo si sprigionano energie positive che permettono primariamente agli studenti, in un’età naturalmente orientata allo sviluppo delle capacità intellettuali e all’ampliamento degli orizzonti culturali, di indirizzare la propria esistenza verso prospettive nuove e sino allora inesplorate, forse neppure immaginate o come diceva il Magnifico Rettore se mai non pensate o comunque scoperte quasi per caso come ci insegna il concetto di serendipità.

Nelle università, però, accanto alla relazione che si instaura e si sviluppa tra chi insegna e chi apprende, vi è anche un’altra determinante relazione, che si instaura tra gli studenti stessi: il confronto e l’incontro tra diverse sensibilità, tra orientamenti culturali tra loro anche molto distanti, è questa forse la cifra caratterizzante da sempre dell’esperienza universitaria.

La cerimonia con la quale oggi prende l’avvio questo anno accademico mi consente anche di condividere con voi alcune riflessioni che sono meritevoli di particolare attenzione e che ritengo prioritarie come primo responsabile dell’azione di governo.

Dobbiamo in primo luogo, ribadire che la ricerca deve essere assolutamente un obiettivo strategico di un Paese avanzato, un valore essenziale, in quanto fattore decisivo per la crescita economica stessa e per il progresso sociale. 

Io sono consapevole che con la manovra di bilancio che abbiamo approvato in pochi mesi non siamo riusciti ancora a esprimere questo indirizzo. Quindi raccolgo anche le critiche che sono state formulate.

Siamo però consapevoli, questo ve lo assicuro che dobbiamo varare un piano strutturale di riforme e interventi significativi in favore dell’università e della ricerca.

Qualche segnale lo abbiamo già anticipato pur in un contesto, in una congiuntura come sapete, molto difficile. Ricordo innanzitutto l’incremento del fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie, che - grazie ad uno stanziamento aggiuntivo di 30 milioni euro - consentirà di erogare le borse a tutti gli studenti che ne hanno titolo nel 2020. La legge di bilancio per il 2020 aumenta il numero dei contratti di specializzazione medica, incrementa la dotazione del Fondo di Finanziamento Ordinario per promuovere l’educazione alle differenze di genere e, nel triennio 2020-2022, stanzia ulteriori 205 milioni di euro a sostegno dell’edilizia universitaria. Ma evidentemente occorre un intervento più strutturato, più risolutivo e anche, se mi permettete, più razionale.

Mi fa piacere che sia stato rimarcato questo passaggio. Abbiamo deciso, e non era semplice in un contesto in cui se si moltiplica qualche posizione si viene tacciati di fare una corsa alle sistemazioni più che di pensare agli obiettivi di governo, abbiamo preferito rendere autonomo il Ministero dell’Università e della Ricerca. Ho personalmente ritenuto che fosse troppo sacrificato, schiacciato, sotto la complessità e dell’impegno che comporta il Ministero dell’Istruzione.

Questo sdoppiamento - del comparto dell’Istruzione  e della Ricerca e dell’Università   - testimonia sicuramente la volontà, la determinazione del Governo di dedicare alla politica dell’università e della ricerca un’attenzione specifica. In accordo poi con il Ministro Manfredi - e voi siete ben consapevoli che abbiamo designato un Ministro che l’università, i problemi dell’università, li conosce profondamente - siamo già al lavoro su alcuni di questi aspetti strategici per il futuro della ricerca e dell’università. È importante concentrare gli sforzi perché i giovani siano trattenuti nel nostro Paese, lo avete anche rimarcato. Questa è una premura, una priorità assoluta per la nostra attività di governo. Perché i giovani possano qui realizzare le proprie aspirazioni nella ricerca.

Più volte ho rimarcato e denunciato anche io il numero troppo elevato di giovani che, formati nelle nostre scuole e nelle nostre Università, abbiamo investito su di loro anche un capitale economico ragguardevole, non solo politico, umano, sociale. Ebbene è una grande perdita che spendano poi questa loro competenza all’estero. E nello stesso non riusciamo ad essere così attrattivi. L’Università di Firenze è superiore alla media per quanto riguarda l’attrattività verso studiosi o studenti stranieri. Ma noi abbiamo dei numeri molto bassi per quanto riguarda la capacità attrattiva di giovani che sono all’estero.

Dobbiamo subito immettere nuovi ricercatori nel sistema. Vi annuncio che proprio in queste ore, in questi giorni, stiamo valutando un emendamento da inserire in sede di conversione del decreto legge di proroga termini cosiddetto la presentazione di una norma volta ad immettere immediatamente nel sistema 1600 nuovi ricercatori. E’ ovviamente uno sforzo economico in questo contesto, appena terminata la manovra, che non è secondario.
Subito dopo, sempre col ministro Manfredi, interverremo con un piano organico. Siamo perfettamente consapevoli che anche l’Università, gli Atenei, hanno bisogno di programmazione, quindi vorremmo fare un piano di durata quinquennale, per consentire finalmente alle Università di poter programmare la selezione di giovani studiosi, avendo dinanzi non una semplice finestra una tantum, ma un orizzonte quantomeno di medio periodo.
Un’altra priorità consiste nel definire strumenti volti a sterilizzare l’impatto degli scatti stipendiali, che fortunatamente sono ripresi, sui bilanci delle università: si tratta di un incremento di costi che, per alcuni atenei, potrebbe diventare ingestibile, insopportabile, senza misure di ulteriore sostegno, ce ne rendiamo conto. 
Allo stesso modo, è cruciale puntare sull’internazionalizzazione dei nostri Atenei, per favorire l’ingresso di studiosi stranieri nel nostro Paese, creando le condizioni affinché sia valorizzato l’enorme potenziale di attrattività dell’Italia. Immaginate poi qui anche la città di Firenze, questo Ateneo collocato in questa splendida cornice.
In tal senso, voglio annunciare che, nel nuovo Ministero dell’Università e della Ricerca, istituiremo una specifica Direzione sull’internazionalizzazione, che sarà dedicata proprio a questo obiettivo.
Ma ci sono alcuni interventi anche di ampia portata, uno sicuramente, abbiamo già condiviso questo obiettivo col ministro Manfredi, dobbiamo anche semplificare le norme. Nell’Università ormai è diventata complicata qualsiasi iniziativa dal sapore burocratico, dobbiamo quindi semplificare le norme e spesso anche molti dei progetti che ci sono attualmente potrebbero essere unificati o comunque razionalizzati. 
Dobbiamo poi rafforzare le sinergie tra privato e pubblico, possono derivare da questo incremento di sinergie anche maggiori finanziamenti a beneficio dell’Università. Ancora dobbiamo coordinare tutte le attività di ricerca. Dobbiamo dedicare e profondere maggiori energie per il diritto allo studio, riconosciuto, al massimo grado dell’ordinamento giuridico, come diritto fondamentale della persona.
Il numero di coloro che, per ragioni economiche, non riescono ad accedere ai più alti gradi della conoscenza è ancora troppo elevato. Anzi, la crisi finanziaria e il lungo ciclo economico avverso, il più lungo dal secondo conflitto mondiale, hanno determinato un impatto negativo anche sull’accesso alla formazione universitaria da parte di studenti pur meritevoli, mortificando in misura intollerabile il legittimo desiderio di ciascuno di essi di realizzare le proprie aspirazioni.
Il diritto alla conoscenza e alla formazione rappresentano principi di assoluto rilievo, iscritti come cifre indelebili della nostra cultura giuridica, fortemente connessi al valore e alla dignità della persona. Dobbiamo fare di tutto per tutelarle a pieno.
L’accesso all’Università per tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali di provenienza, è un valore al quale non possiamo rinunciare, attiene alla qualità stessa della nostra democrazia e si collega strettamente al principio di uguaglianza, ovviamente inteso in senso sostanziale.
Avverto poi qui anch’io il dovere di ricordare il giovane Niccolò, Niccolò Bizzarri, lo avete ricordato già voi nei precedenti interventi, io lo ricordo non solo perché mi è stato descritto un giovane con tanta passione per la vita, per lo studio, fortemente impegnato nel sostenere politiche anche pubbliche per abbattere, anche qui all’Università, le barriere architettoniche e facilitare così l’accessibilità degli spazi pubblici.
Mi diceva il Rettore che si è già impegnato perché Niccolò sia ricordato come merita. La Presidenza del Consiglio offre pieno sostegno per queste iniziative.
Come sapete, ho deciso di trattenere presso di me la delega sulla disabilità, considero prioritario questo tema nell’azione di Governo. Siamo adesso impegnati a riordinare l’intera materia, assicurando particolare attenzione al riconoscimento del diritto allo studio e all’accesso all’Università delle persone con disabilità. L’esempio e la testimonianza di Niccolò, anche il suo ricordo, ci saranno e mi saranno personalmente di stimolo e di incoraggiamento.

L’Università è anche il luogo della partecipazione, del confronto fra idee diverse, che - soprattutto nell’età giovanile - sono sostenute con convinzione e passione, con particolare passione. In questo senso, l’Università svolge un compito eminentemente politico, se mi permettete, ovviamente qui intendo la politica in senso nobile, nel senso alto del termine.

Non solo questo luogo favorisce il dialogo e, di conseguenza, la comprensione delle ragioni dell’altro. Ma, più in generale, perché la conoscenza - ne sono profondamente convinto - costituisce il presupposto fondamentale perché ogni donna, ogni uomo, possano essere protagonisti nella società in cui vivono, esercitando consapevolmente i propri diritti.

L’istruzione non può dunque tornare a essere privilegio di pochi: essa è un bene comune. 

Così come un bene comune è anche la lingua, e non è un caso che l’Università stessa sia un po’ il luogo dove veramente si matura e si alimenta la cura delle parole, nel dialogo che privilegia quindi, come io ho imparato anche in questa esperienza politica, alla luce degli studi fatti, dell’attività di ricerca, che è più importante puntare alla forza delle argomentazioni, piuttosto che affidarsi alla fallace certezza delle pregiudiziali convinzioni.

Ecco, allora, c’è un nesso intimo tra istruzione, Università e la lingua, questa amabile lingua italiana che parliamo, e che oggi esponiamo in questa città che è stata la culla della lingua.

E voglio qui lanciare un’idea per la prima volta, pubblicamente, a cui stiamo lavorando.

Ricordate che il 1321, lo dicevo prima, è stato l’anno nella fondazione dello studio in generale, dello studio in fiorentino, e l’anno anche in cui muore Dante, in esilio, dopo averci consegnato il monumento imperituro della Commedia: il “poema sacro” (queste le sue parole), che egli (sappiamo) decise di scrivere in volgare con un’abilità incredibile, esaltando e talora persino inventando risorse linguistiche sino allora impensabili;

Ecco, l’anno prossimo, 2021, cadrà il settimo centenario della morte di Dante.

E’ noto, il Governo, su proposta del Ministro Franceschini, ha deciso di istituire la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. L’abbiamo denominata Dantedì, da celebrarsi il 25 marzo di ogni anno.

In questa sede, desidero però anche fare mia l’istanza di un gruppo di studiosi che, interpellando il Ministro Franceschini, che si è dimostrato molto sensibile alla richiesta, domandano da qualche tempo la creazione di un Museo della lingua italiana, grande, ricco, tecnologico; penso che la sede migliore sia proprio Firenze.

So che il ministro Franceschini ne ha già accennato al Sindaco Nardella, siamo pienamente convinti di questa scelta, e sarebbe veramente bello potere rivederci qui per inaugurare un museo che celebri e insegni la storia dell’italiano che, come ogni lingua, è lo specchio di una comunità che dialoga, che si confronta civilmente; di una società che si interroga, che si evolve. Insomma, il tesoro che si tramanda di generazioni in generazioni.

Quindi mi auguro che la proposta del Museo della lingua trovi accoglienza presso tutte le istituzioni coinvolte, interessate che potranno sostenerla; e che il settecentesimo genetliaco dello studio fiorentino si saldi con la celebrazione della nostra lingua come bene comune

Grazie. Un augurio sincero perché questo nuovo anno accademico sia stimolante soprattutto per le studentesse, per gli studenti,  ma anche per i docenti.

Ogni anno con l’insegnamento mi rinnovavo, ringiovanivo, quindi che sia stimolante, affascinante, che sia davvero proficuo.

Grazie


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