Intervento del Presidente Conte all'inaugurazione del Ponte "Genova San Giorgio"

Lunedì, 3 Agosto 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto all'inaugurazione del nuovo ponte autostradale "Genova San Giorgio".

Signor Presidente della Repubblica, autorità civili, militari e religiose e gentili ospiti,

a due anni di distanza dalla tragedia del Ponte Morandi siamo ancora qui, ancora in agosto, per assistere questa volta tutti insieme all’inaugurazione del nuovo Ponte di Genova San Giorgio.

Permettetemi di dire che non siamo qui semplicemente per tagliare un nastro e forse non è neppure facile abbandonarsi ad intenti celebrativi.

Come è stato ricordato è ancora troppo acuto e tangibile il dolore della tragedia che si è consumata in questo luogo.

Il nostro commosso pensiero è rivolto, quindi, alle 43 vittime e ai loro familiari che con coraggio e con tenacia, e sono ormai due anni, continuano a mantenere vivo e fecondo anche il ricordo dei loro cari nella memoria collettiva della nostra comunità nazionale. 

Questo è un ponte ci restituisce, almeno per come lo vedo io, insieme un’immagine di forza e anche di leggerezza: 18 piloni ben radicati nel suolo, 43 lampioni, uno per ogni vittima del crollo, che si elevano sino a dominare il mare.

43 steli altissimi che si accenderanno ogni notte per non dimenticare chi ha ingiustamente perso la vita mentre correva per andare al lavoro o anche in vacanza.

Questo è il ponte frutto della forza del lavoro e dell’energia creativa che del genio italiano: l’architetto Renzo Piano ce lo ha ricordato, dalla sua idea progettuale alla realizzazione è passato poco più di anno e oltre mille persone, circa 1.200 lavoratrici e lavoratori, hanno lavorato indefessamente per realizzare quest’opera mirabile.

Il merito quindi va alla squadra italiana che ha lavorato con competenza, tenacia, fiducia, mossa dalla necessità di reagire alla tragedia e di ricostruire un’opera che potesse assumere anche il valore di un riscatto. 

Il ponte che oggi inauguriamo è figlio di questa forza d’animo, della volontà di ricomporre ciò che è stato spezzato ma anche delle competenze e dei talenti. Genova deve ripartire. E lo fa da qui.

È anche frutto, questo ponte, di una virtuosa collaborazione tra politica, amministrazione, impresa e lavoro.

Lo Stato infatti ci insegna con questa realizzazione che riesce a mostrare il suo volto migliore quando i suoi diversi livelli di governo, le sue articolazioni istituzionali, le risorse agiscono tutte in sinergia, con spirito collaborativo, nel perseguire dell’interesse comune. Per questo ringrazio, in particolare, il sindaco e commissario straordinario per la ricostruzione, Marco Bucci, il presidente della regione e commissario straordinario per l’emergenza, Giovanni Toti; ringrazio e non dobbiamo dimenticare anche il già ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, l’attuale ministra Paola De Micheli; ringrazio tutte le ditte e tutti gli operai che hanno lavorato a queste ponte – ci sono anche delle eccellenze, sono state richiamate tutte dal sindaco Marco Bucci: ricordo in particolare il Gruppo Fincantieri e il Gruppo Salini Impregilo adesso WeBuild.

Ma ringrazio tutte le maestranze, tutte gli operai che con competenza, con passione e con rispetto anche delle regole (poiché nel frattempo è intervenuta anche la pandemia) sono riusciti a creare un modello operativo efficace.

Non esiste qualcosa che possa estinguere il dolore della perdita di una vita, tanto più quando la causa di questa perdita è l’incuria e la cattiva gestione di un bene che essendo anche pubblico dovrebbe essere custodito, gestito, con particolare cura e con particolare attenzione. 

È anche muovendo da questa consapevolezza che il Governo ha ritenuto doveroso condurre il complesso procedimento di contestazione degli inadempimenti che hanno causato il crollo del ponte.

E proprio di recente questo procedimento si è concluso con l’accordo di ridefinire i termini della convenzione, di riportare in equilibrio giuridico ed economico l’originario rapporto concessorio, con la possibilità quindi di garantire in modo più efficace gli investimenti in manutenzione ordinaria e straordinaria, garantire maggiore sicurezza a tutti i cittadini.

Stiamo anche lavorando, come sapete, per ridefinire la governance e il controllo della società concessoria.  

Il nostro obiettivo fondamentale è stato sempre e sarà di tutelare l’interesse pubblico, che – dobbiamo riconoscerlo -  non è stato adeguatamente garantito dalla struttura regolativa della precedente concessione.

Purtroppo, Genova e l’Italia hanno dovuto affrontare e stanno ancora affrontando un’altra durissima prova – la pandemia da Covid-19 - con tutte le ripercussioni economiche e sociali che conosciamo.

Per far fronte a questa crisi che ha investito il nostro Paese, non abbiamo esitato a porre in essere misure economiche di sostegno a beneficio dei lavoratori, delle imprese e delle famiglie per contrastare la recessione economica. 

La portata della crisi in atto è europea e globale. Ma proprio l’Europa, per la prima volta nella sua storia, ha offerto la possibilità di uno strumento di indebitamento comune associato a un piano di rilancio, in grado di finanziare investimenti nelle priorità del futuro, come la digitalizzazione e la sostenibilità ambientale.

Lavoreremo senza sosta, da qui a ottobre, per definire questo ambizioso programma di riforme e investimenti.

Oggi Genova riparte, forte della sua fiera operosità, così come ha fatto in tanti momenti della sua gloriosa storia, confidando soprattutto nella forza del lavoro. Genova è la dimostrazione che il nostro Paese - al contrario di tanti stereotipi - sa rialzarsi, sa affrontare e superare le difficoltà, sa tornare a correre.

Concludo, soffermandomi di nuovo sulla straordinarietà di questa opera che oggi siamo qui a inaugurare, così densa di significati così foriera di tanti buoni auspici.

Nel 1945 Piero Calamandrei, fondò una rivista a cui diede un titolo molto significativo, evocativo: “Il Ponte”. L’intento di questo grande giurista, grande protagonista dell’opera di ricostruzione morale e materiale del nostro Paese dopo il secondo conflitto mondiale, era di offrire un contributo culturale, un impulso progettuale per gettare un ponte tra un passato di distruzione e un futuro di rinascita, che si ergesse sulle macerie della guerra.

E nel numero inaugurale della rivista scriveva Piero Calamandrei: «Il nostro programma è già tutto nel titolo e nell’emblema della copertina: un ponte crollato, e tra i due tronconi delle pile rimaste in piedi una trave lanciata attraverso, per permettere agli uomini che vanno al lavoro di ricominciare a passare». L’ uomo che torna ad attraversare il ponte è l’immagine della vita che riprende il suo corso, per ritornare alle parole del Calamandrei, della «ritrovata unità morale dopo un periodo di profonda crisi». 

Anche questo ponte “Genova San Giorgio” ha questa funzione: di creare questa nuova unità dopo la profonda frattura determinata dal tragico crollo del 14 agosto 2018, di generare nuova fiducia per riavvicinare – e lo spero fortemente - i cittadini di Genova, della Liguria, dell’Italia intera alle istituzioni e allo Stato.

Grazie.
 


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