Intervento del Presidente Conte all'inaugurazione del 157° anno accademico del Politecnico di Milano

Martedì, 5 Novembre 2019

Rivolgo un saluto innazitutto al magnifico Rettore, a tutte le autorità presenti, ne vedo tante, signor Presidente della Regione, signor Sindaco, signore Ministre, mi rivolgo in particolare poi a tutti i componenti del corpo docente, a tutti gli insigni docenti, a tutti i ricercatori. Ovviamente permettetemi poi un caloroso saluto a tutte le studentesse, a tutti gli studenti presenti e anche al personale tecnico-amministrativo, non dobbiamo dimenticare anche quello, che consente di far funzionare l’intera macchina.

Quando ho ricevuto l’invito l’ho accettato ben volentieri, perché partecipare a questa cerimonia solenne di inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano, che è una eccellenza tra gli istituti di ricerca superiore, mi consente di figgere sugli appunti che preparo qualche riflessione da condividere insieme.

La forza di questo Politecnico risiede nei risultati raggiunti, nella varietà e nella ricchezza dell’offerta formativa, nella qualità della didattica. Non c’è una sola componente che può rendere e giustificare i risultati di eccellenza, ci sono tutte queste componenti messe insieme. Sotto questo profilo, il Politecnico di Milano ha mostrato una non comune capacità di rispondere alle sfide crescenti del nostro tempo,  ricco di insidie, ma anche ferace di inattese opportunità che voi riuscite a cogliere.

La rapida e profonda trasformazione dei processi produttivi, determinata dall’evoluzione tecnica e digitale, ha trovato qui evidentemente un terreno fertile di cultura nei docenti e nei ricercatori di questo Politecnico che sono osservatori attenti, capaci di individuare con lungimiranza gli ambiti verso i quali orientare e le modalità più proficue per orientare l’attività di ricerca.

Questo è un atto di omaggio che io come Presidente del Consiglio vi devo rendere.

Questa peculiare attitudine del Politecnico di Milano, dalla sua fondazione, e impressiona la data che abbiamo qui dietro, 1863, costituisce un modello esemplare di ricerca, un metodo di indagine capace di coniugare la ricerca teoretica, la prassi applicativa, un metodo che si è rivelato particolarmente produttivo nel campo delle scienze applicate.

Si caratterizza questo centro di ricerca, questo centro didattico per l’elevata qualità delle sue attività all’interno dei suoi dipartimenti con risultati di eccellenza in vari ambiti molto avanzati, spesso anche pionieristici. 

Coniuga il rigore della scienza e il riconoscimento della creatività, ci ritornerò sulla creatività, non trascuriamo mai la creatività, disciplinata, utile per la comunità. Da sempre punta sulla qualità e sull'innovazione della didattica e della ricerca, sviluppando un rapporto fecondo con la realtà economica e produttiva – e forse è questo proprio il suo segreto -  attraverso la ricerca sperimentale e il trasferimento tecnologico.

A conferma della particolare attitudine di questo Politecnico a interagire in modo fecondo con il mondo produttivo, e qui il Governo lo ha riconosciuto perché il Ministero dello sviluppo economico ha finanziato con 10,5 milioni di euro il competence center MADE, promosso proprio da questo Politecnico. Si tratta - come a voi è ben noto ma lo diciamo a tutti – di un centro di rilevanza internazionale per il settore manifatturiero, in grado di offrire alle imprese i servizi necessari, che consentono loro di affrontare la digitalizzazione 4.0 dei processi produttivi.

Più in generale, il Governo ritiene decisiva la sfida dell’innovazione come strumento di crescita economica. 

Se ne parlava anche ieri: è stato presentato a Roma il Rapporto Svimez e si diceva che anche per il Sud competere sul piano dei costi è ben difficile in questo contesto globale, allora puntare sull’innovazione è il metodo migliore per reggere la sfida dell’innovazione globale. 

Allo scopo di innovare processi e prodotti e per garantire la competitività delle imprese, è stato previsto da noi un credito di imposta del 50 per cento su spese incrementali in ricerca e sviluppo e sono state agevolate anche le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale. 

Anche il tema dell’internazionalizzazione della ricerca, che sta a cuore agli organi di governo di questo Politecnico, si rivela sempre più cruciale, come dirò tra un attimo, nell’agenda di questo governo. E mi compiaccio, pertanto, che il Politecnico di Milano partecipi a importanti progetti di ricerca e di formazione, collaborando con i più qualificati Centri di ricerca europei, internazionali, dal Nord America al Sud-Est Asiatico all'Est Europeo, tramite programmi di scambio e di doppia laurea e diversi corsi di studio adesso interamente erogati in inglese.

La sua storia, del resto, ne segna la vocazione di un istituto che precorre i tempi. Dopo la fondazione il Politecnico apre, nel 1953, il primo centro di calcolo dell’Europa continentale (Magnifico lei mi corregga se le informazioni sono fuorvianti).

Mi piace ricordare nel 1918, la laurea in Ingegneria Industriale a Maria Artini, che è stata la prima elettrotecnica italiana.

Poi è stato anche ricordato il Premio Nobel a Giulio Natta, nel 1963,  professore ordinario di chimica industriale, per i suoi studi sui polimeri sintetici, sulle materie plastiche. I riconoscimenti si susseguono, i progetti crescono e gli studenti aumentano. Ci è stato ricordato che attualmente qui studiano 45.300 studenti provenienti da oltre 100 Paesi questo è un dato impressionante, significa che il Politecnico si conferma come una realtà di studio, di formazione e di ricerca imprescindibile nella rete dell’istruzione superiore di questo Paese e anche nel panorama internazionale. 

L’ho ricordato in un mio recente intervento in occasione dell’Anniversario del  Consiglio Nazionale delle Ricerche, la nostra azione di Governo è molto sensibile al tema della ricerca. Questa maggioranza e questo Governo hanno posto tra i punti programmatici a fondamento della propria azione, una particolare attenzione al potenziamento del sistema della ricerca in Italia e nel suo complesso. Dobbiamo sicuramente incrementare il finanziamento pubblico, dobbiamo cercare di promuovere nuove forme di finanziamento e di partenariato pubblico-privato.

Non solo. Dobbiamo anche promuovere un sistema più integrato e sinergico tra gli enti di ricerca, pubblici e privati, università, e il mondo dell’industria, alimentando quella circolarità dei saperi e delle opportunità, idonea a favorire una competizione virtuosa e un reciproco, fecondo arricchimento.

La ricerca però, e questo è il problema su cui oggi ci confrontiamo, un problema molto complesso, va anche monitorata e valutata, secondo le migliori pratiche internazionali di valutazione questa è un’attività molto complessa e costosa, come ben sappiamo, anche su questo fronte dobbiamo lavorare vigilando con costanza sulle politiche pubbliche di finanziamento e poi dobbiamo poi far dialogare la ricerca con l’innovazione.

L’Italia deve diventare un laboratorio dell’innovazione e delle nuove tecnologie. E non vi sarà sfuggito che abbiamo voluto anche una ministra ad hoc proprio per l’innovazione e le nuove tecnologie.

Lo avevo anticipato già in altre sedi ed è un punto programmatico della nostra proposta di Governo, su mio impulso, in stretto raccordo con il ministro Fioramonti e con i suoi più stretti collaboratori, abbiamo lavorato per istituire, già con legge di bilancio, l’Agenzia nazionale per la ricerca: nel 2021 sarà dotata di 200 milioni e poi, ancora, di 300 milioni a decorrere dal 2022. Non è tanto importante lo stanziamento iniziale, è importante far partire questa Agenzia e dotare il nostro Paese di simili organi che ci sono in altri Paesi.

Nell’ambito della più generale politica per la ricerca che il governo intende perseguire, questo passaggio lo reputo particolarmente significativo.

Credo si possa dire che siamo al punto di invertire una tendenza che in passato, nell’ottica di una necessaria contrazione della spesa pubblica, penalizzava, purtroppo, le politiche di sostegno alla ricerca.

E qui apro una parentesi perché gli stimoli anche critici che provengono dall’intervento del Magnifico Rettore, di Alessio (ti do del tu, se mi permetti), mi spingono a fare a condividere con voi una riflessione generale.

Certo, nella legge di bilancio, se la scorriamo nei vari articoli, potremmo ricavare varie delusioni perché è sulla legge di bilancio che si concentra la massima attenzione, anche nel pubblico dibattito.

Partivamo da un quadro di finanza pubblica molto complicato, non vorrei che lo dimenticassimo. Anche nel dibattito pubblico tutti i commentatori e gli analisti davano per scontata la possibilità solo – e anche quella non era sicura – di scongiurare la sterilizzazione dell’IVA, una imposta su tutti i consumi generalizzata che avrebbe avuto un effetto veramente regressivo. 

Siamo in un quadro di congiuntura economica sfavorevole, tensioni commerciali in atto, la crescita economica che stenta. Tutti eravamo convinti, io stesso, che saremmo riusciti a stento a trovare questi 23 miliardi; ciononostante siamo riusciti a fare varie altre cose, perché evidentemente vogliamo compiere dei passi significati e far compiere dei passi significativi in avanti al nostro Paese.

Caro Alessio, hai detto bene: il diritto allo studio è un diritto fondamentale.
Una lista di idonei senza che ci siano adeguati finanziamenti non ha molto senso, anche per questo che abbiamo stanziato - io adesso ricordo a memoria, perché tu mi prende un po’ alla sprovvista, dovrebbe essere l'articolo 28 del disegno di leggere il bilancio - una ventina di milioni proprio per rafforzare anche la possibilità per una più ampia platea di studenti di godere efficacemente, effettivamente e concretamente del diritto allo studio.

Potevamo fare di più anche per i giovani, Magnifico Rettore. Sono d'accordissimo. ci sono però già degli strumenti per i giovani e dobbiamo poterli sfruttare appieno perché ci siamo resi conto – me ne sono reso conto io, da questa cabina di regia, da questo angolo visuale di osservazione che è privilegiato - che molto spesso alcuni finanziamenti solitamente appostati non vengono sfruttati. Attualmente, per esempio, nel decreto Crescita noi abbiamo la possibilità di far rientrare dall'estero i nostri giovani, i nostri lavoratori che potranno beneficiare per cinque anni di sgravi Irpef, sgravi anche molto consistenti; ed è una misura che speriamo possa essere sfruttata ampiamente.

I nostri giovani imprenditori attualmente possono - questa è una misura pensata anche con una dislocazione territoriale – usufruire di Resto al Sud. Forse ancora molti giovani non sanno che se decidono di avviare un'attività imprenditoriale nel Sud - e adesso l'abbiamo ampliata anche nel Centro Italia con recente decreto terremoto - abbiamo un fondo che supera il miliardo che è disponibile per incentivi e agevolazioni per i giovani imprenditori. Di recente, qualche settimana fa, abbiamo introdotto un decreto attuativo grazie al quale è diventato operativo il fondo nazionale innovazione dei sotto l'egida di Cassa Depositi e Prestiti; anche questo è un fondo molto cospicuo, doveva essere all'incirca 1 miliardo, offerto per le start up, per tutti coloro quindi che vogliono cimentarsi e avviare nel segno dell'innovazione tecnologica nuove attività produttive.

Queste misure, questi incentivi vanno a coniugarsi a tanti altri che sono disponibili di solito sotto il Mise. Stiamo lavorando in questa direzione pur - ripeto - in un quadro di finanza pubblica che ci ha costretto ovviamente a operare scelte molto limitate; però le scelte che abbiamo compiuto le riteniamo molto significative in termini di welfare.

Quel segno che diamo sul diritto allo studio non è la panacea di tutti i problemi, però si coniuga anche al segno che diamo per quanto riguarda gli asili nido, che siano alla portata anche di tutte le famiglie meno agiate; si coniuga all'abolizione del superticket; si coniuga a tante altre misure che abbiamo introdotto come ad esempio a un fondo molto più cospicuo per le famiglie numerose, circa 600 milioni di euro.

Ecco in questo contesto non voglio dire che abbiamo fatto un miracolo - se no i giornali domani inizieranno a dire che il Presidente è troppo ottimista - però abbiamo dato dei segni di una politica economica-sociale che vogliamo, molto significativi.

Ritornando alla ricerca, con l’istituzione dell’Agenzia e con lo stanziamento di queste nuove risorse, destinate a crescere negli anni, il Governo vuole dare un segnale chiaro nel comparto ricerca. La ricerca non è una voce che grava negativamente sul bilancio pubblico, è una necessità, un’opportunità per la nostra società che ci consente di progettare e costruire il futuro.

Noi crediamo che la strategia di uscita dalla crisi economica e il recupero di capacità competitiva del nostro Paese debbano essere intimamente e imprescindibilmente legati agli investimenti in ricerca scientifica e in ricerca tecnologica. 

L’Agenzia avrà vari compiti: promuovere il coordinamento delle attività di ricerca di università, enti pubblici e privati verso obiettivi di eccellenza; favorire la sinergia tra di essi e con il sistema economico-produttivo, sia pubblico che privato, in relazione agli obiettivi strategici della ricerca e dell’innovazione; sollecitare e promuovere ancor più l’internazionalizzazione delle attività, promuovendo, sostenendo e coordinando la partecipazione italiana a progetti e iniziative europee e internazionali.

L’Agenzia dovrà quindi verificare le linee generali di sviluppo della ricerca nazionale; suggerire gli aggiornamenti al Programma nazionale per la ricerca; promuovere anche progetti di ricerca strategici per lo sviluppo sostenibile e l’inclusione sociale, fortemente integrati, innovativi e capaci di aggregare iniziative promosse in contesti di svantaggio economico-sociale.

L’Agenzia sarà anche chiamata a valutare l’economicità, l’efficacia e l’efficienza del finanziamento pubblico nel settore della ricerca, ivi incluse le risorse pubbliche del Fondo nazionale per l’innovazione – l’ho appena menzionato - gestito da Cassa Depositi e Prestiti,  e potrà contribuire ad attrarre finanziamenti al settore privato; e ancora infine sarà chiamato a definire un piano di semplificazione delle procedure amministrative e contabili, lei ne parlava e sottolineava la necessità su cui sta lavorando, di ridurre la burocrazia per liberare le energie migliori del paese e quindi suggerirà l’attuazione e anche  l’adozione di misure legislative e amministrative di attuazione. 

Dovremo, attraverso questo strumento, migliorare anche e definire meglio - tutelando sempre la libertà di ricerca, che è un principio costituzionale - le direzioni di ricerca che sono ritenute prioritarie per il Paese riguardo agli interessi strategici.

Voi, qui al Politecnico, siete già stabilmente incamminati lungo un percorso di internazionalizzazione. Ma il nostro sistema della ricerca complessivamente non ha ancora compiuto molti passi avanti. Dobbiamo compierne ancor di più e significativi.  

Va consentito, ad esempio, il superamento della barriera linguistica agli studiosi e agli studenti stranieri, offrendo - come fate in questo Politecnico - corsi universitari anche in lingua inglese; dobbiamo snellire la burocrazia accademica, e qui parla anche l’esperienza da accademico dobbiamo favorire la rapidità delle carriere dei nostri giovani più meritevoli.

Sono consapevole, lo dico con rammarico e l’ho ripetuto in varie sedi che, in Italia, il livello di investimenti nella ricerca non è ancora adeguato ai più elevati standard raggiunti anche da altri Paesi europei con cui la nostra competizione è più prossima.

Nondimeno, e questo è il bello dell’Italia, e questa è la nostra forza e tradizione culturale, l’Italia eccelle in tanti campi di ricerca. E questo significa, come ci dicono anche le statistiche, che abbiamo ricercatori eccellenti, ricercatori che esprimono e fanno valere un’influenza nei rispettivi settori di ricerca: ecco non vanno mortificati, ma anzi vanno sostenuti, vanno ascoltati.

Non solo. Occorre trasferire conoscenze dal mondo dell’Università al mondo della produzione e del lavoro, soprattutto in quei settori, altamente specializzati, in cui altissimo è il rischio di obsolescenza e più pressante l’esigenza, che appare oggi quanto mai vitale, di investire in conoscenza e in innovazione tecnologica.

Dobbiamo consentire alla ricerca accademica di dialogare costantemente – e qui siete molto bravi a farlo - con il mondo dell’impresa, attraverso rapporti di partenariato pubblico-privato inventandocene anche nuove forme, inventando anche nuove modalità affinché le conoscenze acquisite si trasformino in concreti progetti di sviluppo.

Da questo punto di vista, cultura e ricerca sono beni di primaria importanza, in grado di generare altri beni economicamente misurabili.

Come ho ricordato parlando in un altro Politecnico - un Politecnico del Sud, quello di Bari -  accanto all’homo sapiens convive da sempre l’homo faber, naturalmente orientato alla progettazione e alla produzione. Cogliere l’intima essenza tra cognizioni, capacità astratte e applicazioni tecniche, tratto essenziale dell’umanità di tutti i tempi, è forse la grande sfida, in particolare dei Politecnici: la vostra speciale missione, direi, nel mondo della formazione, nel mondo della cultura.

Mi avvio a conclusione.

Il Politecnico di Milano può costituire un polo di assoluto rilievo insieme agli altri istituti universitari dedicati allo studio e alla ricerca nelle scienze applicate, al fine di recuperare il ritardo che l’Italia ha purtroppo accumulato in questi settori di ricerca. Questo trend pian piano sta cambiando, ci sono dei segnali di inversione che sono davvero incoraggianti; sta sempre più maturando la consapevolezza che la ricerca in ambito scientifico non sia meno “umana” dei più “puri”, rarefatti e tradizionali studi umanistici.

Anzi: anche l’ingegneria e l’architettura - che sono specifici indirizzi di studio presenti nel vostro Politecnico - sono scienze ad alta “intensità umanistica”, come mi piace spesso dire. Ad esse la società affida la progettazione e la realizzazione delle opere che consentono all’uomo di abitare, di viaggiare, di trasformare la materia e i prodotti della terra, di produrre energia, di muoversi e di comunicare.

La sicurezza – quindi direi la vita stessa- di ciascuno di noi sono affidate alla competenza dei tecnici e alla vostra responsabilità che è un concetto che è stato già evocato nei precedenti interventi.

Anche nella vostra attività professionale, massima deve essere dunque la consapevolezza di quanto gli uomini siano affidati alle vostre cure, di quanto dalla vostra professionalità e quindi dalle vostre competenze acquisite negli anni di studio possa dipendere il benessere integrale della persona umana, tanto più nelle nuove frontiere che si aprono dinanzi a noi, che sfidano l’ignoto: le biotecnologie, l’intelligenza artificiale, la robotica. 

Anche le scienze applicate più tradizionali - ingegneria e architettura - non sono immuni da queste radicale trasformazioni, né si possono sottrarre a un profondo ripensamento di metodo e di prospettiva. I temi della mobilità sostenibile, della rigenerazione urbana, della transizione energetica, che sono anche al centro della nostra agenda di governo, impongono a architetti e ingegneri di orientare le loro conoscenze verso orizzonti non ancora sufficientemente esplorati.  

L’umanesimo storico quattrocentesco che tanto ci affascina non sarebbe semplicemente esistito, cerchiamo sempre di averlo a mente, senza gli ingegneri e gli architetti che seppero rispetto al passato innovare, ridisegnare, alla luce della nuova prospettiva antropocentrica, nuovi e meravigliosi artifizi architettonici.

Al contempo, il Politecnico incoraggia quella creatività che è propria dell’autentica opera d’ingegno: la creatività sta in una mente libera, “selvaggia”, direi, aiutata certo da un occhio disciplinato. Milano è sempre stata una città estremamente creativa: non è un caso, ad esempio che tutte le avanguardie del Novecento siano passate da qui.

Quindi è con questo augurio, di poter far sempre meglio, che ai nostri ricercatori rivolgo un caloroso saluto e incoraggiamento e a tutto il mondo della ricerca invio un un messaggio di sostegno da parte dell’intero governo.

Faremo il possibile per starvi accanto, per starvi accanto nel modo giusto, faremo il possibile per moltiplicare l’efficacia dei vostri sforzi nel rispetto della vostra autonomia.

Alle studentesse e agli studenti rivolgo un affettuoso augurio per la vostra carriera e per la vostra vita personale e professionale.

Buon anno accademico a tutti.
Grazie.
 


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