Intervento del Presidente Conte all'evento "Nuovo bilancio e Next Generation EU: un piano europeo per far ripartire l’Italia”

Venerdì, 18 Dicembre 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in videoconferenza all’evento “Nuovo bilancio e Next Generation EU: un piano europeo per far ripartire l’Italia”

Grazie Dottor Valentino, saluto tutti i partecipanti a questa bella iniziativa a partire dal Presidente Sassoli che abbiamo appena ascoltato, il Vice Presidente Castaldo, il Commissario Hahn, il Ministro Patuanelli e ancora tutti gli autorevoli rappresentanti, Parlamentari, Presidenti vari di imprese, di associazioni di categoria, anche i Capi delegazione delle varie forze politiche rappresentate nel Parlamento europeo. Ho visto... non ho potuto seguire i lavori e gli interventi di tutti, purtroppo gli impegni di questi giorni ovviamente ci schiacciano anche in varie riunioni ma ho potuto ascoltare per intero il Presidente Sassoli e qualche sintesi mi è stata anticipata anche per quanto riguarda gli altri interventi.

Mi sembra di poter dire che le riflessioni che emergono confermano che siamo in un contesto da un lato di grande, diciamo, complessità perché la Pandemia, gli effetti economico-sociali che si stanno ripercuotendo sui nostri sistemi sono veramente molto molto complesso e complicati, dall'altro però c'è anche una consapevolezza maggiore che via via è venuta maturando e si è delineata secondo iniziative ben precise e anche, direi, robuste nel complesso da parte delle Istituzioni europee di dover affrontare con strumenti nuovi ma soprattutto con un cambio, con una disponibilità a cambiare il paradigma che era stato sin qui utilizzato.

Oggi, e in queste ore salutiamo il fatto che ci sia quindi l'approvazione del Next, del pacchetto Next Generation Eu e del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, questa è un'ottima notizia e, il Presidente Sassoli lo ricordava, nelle ultime ore abbiamo anche l'accordo politico sul Regolamento che disciplina il dispositivo per la Ripresa e la Resilienza. Diciamo, a questo punto, siamo ormai in dirittura finale per poter aggiungere a iniziative già adottate anche questo nuovo strumento.

Un nuovo strumento che non dobbiamo, da un certo punto di vista, su cui non dobbiamo stancarci di rimarcare, di cui non dobbiamo stancarci di rimarcare la assoluta capacità innovativa, che ha una grande portata politica anche in via prospettica, cioè, su forte impulso di alcuni Paesi e, permettetemi di... senza falsa modestia, di annoverare l'Italia tra questi Paesi, su forte impulso quindi dell'Italia e di altri Paesi l'Unione Europea è stata chiamata ad affrontare con un approccio completamente diverso rispetto al passato questa nuova fase.

Si è fatta promotrice di politiche espansive, finanziate da strumenti di debito autenticamente europei e orientati al raggiungimento di obiettivi e finalità condivise. Cioè, è stato compreso, com'è stato detto anche dal Presidente Sassoli, che non si trattava solo di tutelare in qualche modo un sistema del mercato europeo, cosa che evidentemente era assolutamente necessaria nel comune interesse ma si trattava di intervenire a rendere ancor più resilienti quei sistemi economici, sociali che all'interno di questo complesso e affascinante spazio comune avrebbero potuto pagare più pesantemente gli effetti di questa pandemia, le incertezze di questa pandemia e le conseguenze negative di questa pandemia.

Quindi, da un lato si è intervenuti per cercare, come dire, se volessimo dirla in termini tecnici, di compensare i danni ma, dall'altro, si è aggiunto a questa funzione compensativa la prospettiva invece di offrire delle chance di ripartenza, di ripresa più efficace in modo da consentire all'intero sistema europeo di poter afferrare subito e uscire subito da questa pandemia, che tutti quanti ci dicono provocherà incertezze anche... non solo quest'anno ma l'anno prossimo e avrà pesanti conseguenze anche l'anno prossimo, se non anche nel 2022, in modo da poter consentire all'Unione Europea come sistema complesso di poter tornare a competere sui mercati quanto prima.

Quindi, questa è una visione realmente europea, e anzi direi di più, direi di più, che rispetto al passato il passaggio e il cambio di filosofia è epocale, so che non bisogna abusare con la retorica e con aggettivi, attributi, predicati che possano suonare troppo enfatici però se considerate che in passato rispetto a crisi altrettanto impegnative, certo meno impegnative rispetto a questa che possiamo considerare, questa della pandemia, la più grande dal Secondo Dopoguerra a oggi, ebbene, in altre crisi, pensiamo a quella del 2008, del 2011, è prevalsa la logica di austerità e il criterio, cioè è stato attribuito esclusivo criterio, pressoché esclusivo criterio del contenimento del debito.

Anche lo stesso patto di stabilità e di crescita è stato più inteso come orientato a garantire stabilità che orientato parimenti a promuovere la crescita. Cosa ne è conseguito quindi? Ne è conseguito, invece, rispetto a questo cambio, che oggi abbiamo da un approccio che più tradizionalmente vorrei chiamare "comunitario", oggi abbiamo un approccio realmente "euro-unitario". 

Abbiamo cercato di dare un'anima politica, una sostanza politica e una visione strategica al sistema di Stati che raccogliamo sotto l'emblema di Unione Europea, con obiettivi comuni ben precisi e la determinazione, la voglia di riprendere subito la marcia in direzione di obiettivi ben chiari: sviluppo sostenibile, inclusione sociale, transizione energetica, innovazione digitale proprio al fine, dicevo, di rendere l’economia europea più competitiva e più equa.

Si è compreso che l’Europa deve mostrarsi forte e questi Stati devono farsi forti l’uno con gli altri attraverso lo strumento dell’Unione europea per poter competere con i giganti, gli Stati Uniti, Cina, per competere in un mercato globale che evidentemente potrà essere ridefinito, potrà risultare ridisegnato all’esito di questa pandemia.

Ovviamente abbiamo fatto tanto, pensiamo anche alla Banca centrale, tutte le istituzioni europee dell’Eurozona hanno fatto il loro, quando noi parliamo di Mes c’è stato uno sforzo anche per un tradizionale accordo intergovernativo che effettivamente era nato per shock asimmetrici, c’è stato il tentativo di aprire quella linea di credito pandemica, segna anche lì uno sforzo anche all’interno di un meccanismo abbastanza, diciamo, costrittivo, abbastanza tradizionalmente orientato. 

Pensiamo alla Banca centrale che con la decisione ultima del 10 dicembre scorso attraverso il programma straordinario di acquisto di titoli pubblici e privati, evidentemente, consente ancor più di alleggerire il costo del finanziamento delle manovre degli Stati membri e garantisce ancor più liquidità complessiva al sistema. 

Tutti stanno facendo il loro. C’è nel complesso da parte dell’istituzione europea una chiara consapevolezza che dobbiamo favorire programmi nazionali di riforme e di investimento di dimensioni straordinarie con l’emissione di debito comune e con strumenti nuovi.

Ora qual è la sfida prossima? E’ chiaro che i decisori politici hanno un obbligo, non possono accontentarsi di quel che è stato, non possono fermarsi, lo possono fare forse i commentatori, lo possono fare gli storici, gli economisti, ma noi abbiamo il dovere di pensare già a cosa accadrà non solo domani ma dopodomani.

Quindi come ho già anticipato al Parlamento italiano nel mio intervento dello scorso 9 dicembre dobbiamo porci già un orizzonte temporale più ampio, dobbiamo dire: dato per scontato che tutti saranno chiamati e dovranno adesso rispondere a questo piano di riforme straordinarie di investimenti al proprio interno, ma in prospettiva futura se noi guardiamo – diciamo – questo passaggio, questo passaggio che oggi stiamo attraversando, queste misure che abbiamo messo e confezionato, questa risposta coordinata, ecco, in prospettiva che significato avrà? Scandisce effettivamente un nuovo corso nel processo di evoluzione dell’Unione europea? Vogliamo che rimanga un passaggio isolato rispetto a una crisi sicuramente straordinaria? Io penso di no.

Noi che abbiamo una responsabilità politica dobbiamo esprimere una strategia politica e la strategia politica non può che essere quella evidentemente di procedere in modo ambizioso da tradurre pervenendo alla traduzione di questo modello che oggi appare temporaneo, oggi appare, come dire, affidato a strumenti di intervento extra ordinari, renderli ordinari.

Cioè, questo passaggio dalla tradizionale dimensione comunitaria e questo approccio eurounitario deve assumere i caratteri della strutturalità e per fare questo, ovviamente, dobbiamo lavorare.

Dobbiamo lavorare, e sicuramente, un contesto dove dobbiamo lavorare in questa direzione è la Conferenza per il futuro dell’Europa.

La Conferenza per il futuro dell’Europa non può servire con approccio molto conservativo a fare dei piccoli interventi, dei piccoli ritocchi, a proporre riforme che emergono  dal vincolo e comunque dal dovere di manutenzione degli strumenti esistenti ma deve invece abbracciare la prospettiva di una riforma e di assecondare questo processo evolutivo dell’Unione europea in modo da renderlo sempre più virtuoso con l’unico obiettivo che deve essere quello di rendere ancora più competitiva, ancora più equa l’Unione europea.

Quindi deve affrontare problemi come tradurre questo meccanismo di investimento basato sull’emissione di debito comune europeo su un meccanismo che abbia una stabilità, non possiamo ogni volta che abbiamo delle sfide di questo tipo ritrovarci tutti a discutere come partissimo da zero.

Dobbiamo lavorare per rendere più armonico sul piano fiscale questo spazio comune e questa è una grande sfida perché se noi continuassimo con politiche fiscali così differenti l’una dall’altra senza uno spazio minimo di armonizzazione, chiaramente tutti gli obiettivi strategici che vogliamo raggiungere in una dimensione di solidarietà verrebbero compromessi.

Dobbiamo lavorare perché strumenti di intervento tradizionali, meccanismi come lo stesso accordo intergovernativo del Mes, possano invece inserirsi in questa dimensione e diventare da intergovernativi eurounitari anch’essi, in modo da poterli collegare, abbracciare con le istituzioni europee che ci garantiscono maggiore trasparenza, maggiore democraticità.
Insomma, abbiamo tanto da lavorare.

Ovviamente in questa prospettiva rimangono i compiti da fare per ciascuno stato membro e quindi non possiamo tradire le aspettative, non possiamo non cogliere questo corso evolutivo dell’Unione europea.
L’Italia proprio perché è stata in prima fila e ha sollecitato questa soluzione a livello europeo, l’Italia adesso deve porsi nella condizione di raccogliere questa sfida che essa stessa ha lanciato nel modo migliore, con la massima responsabilità.

Quindi stiamo lavorando intensamente, abbiamo individuato 4 linee di indirizzo strategiche: modernizzazione del paese; transizione ecologica; inclusione sociale e territoriale e parità di genere.

Sapete che abbiamo elaborato il nostro Piano prevede 6 missioni che corrispondono pienamente alle priorità di azione dell’Unione europea: digitalizzazione; innovazione; competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; parità di genere; coesione sociale e territoriale; salute.

E anche le discussioni che ovviamente non vogliamo assolutamente tacere che ci sono in senno alle forze di maggioranza a livello di governo di questi giorni, sono comunque discussioni che si stanno tutte orientando verso la disponibilità, la volontà di poter rendere questo Piano, che sarà il nostro Piano di ripresa e resilienza nazionale quanto più efficace possibile nell’interesse non solo dell’Italia ma dell’intera Europa perché non solo miglioreremo e modernerizzeremo il Paese ma interverremo a raccogliere anche quelle che sono le   country reccomendations dell’Unione europea, ciò vale a dire quelle segnalazioni che vanno ad evidenziare quelle che sono carenze strutturali del nostro Paese.

Quindi quelle tradizionali, diciamo cosi, deficienze dei nostri comparti essenziali della macchina anche amministrativa, pensiamo alla Pubblica Amministrazione che compromettono l’efficienza dei servizi erogati a cittadini e imprese, che esprimono delle chiare manchevolezze del sistema, lì dobbiamo intervenire non meno che in altri settori.

La Pubblica Amministrazione, ad esempio, dovremo completamente rivoluzionarla in termini di digitalizzazione e semplificazione nei procedimenti burocratici, innesto di nuove competenze. Abbiamo una soglia anagrafica del pubblico impiego effettivamente molto alta, intorno ai cinquanta anni, questo è il momento per operare un turn over che non sia una generica immissione di nuova forza lavoro nella Pubblica Amministrazione, ma innesti di professionalità che attualmente mancano, in termini di discipline stem, competenze digitali.

Ci sono alcuni ministeri, e non faccio nomi, in cui non c’è uno statistico, non c’è un ingegnere organizzativo, non c’è un matematico, oggi, a parte ovviamente competenze digitali che sono più o meno diffuse, ma anche lì occorrono competenze molto specialistiche, oggi non si può operare una seria programmazione economica e sociale senza avere intorno al tavolo ovviamente queste figure specializzate, quindi sarà questa l’occasione per colmare queste lacune, come sarà questa l’occasione per colmare tutte le lacune del nostro sistema giustizia, che è un sistema che dal punto vista della qualità, io ho poi un’esperienza pregressa nel campo, posso assicurare una qualità molto elevata, però i tempi della giustizia sono molto lenti, sono rallentati, quindi non possiamo, ne va della competitività del Paese, se vogliamo attrarre investimenti anche stranieri dobbiamo riformare al più presto il codice civile, il processo civile e il codice del processo penale, oltre che attenzione anche alla giustizia tributaria, dove non possiamo arrivare sino a otto, nove, dieci anni per degli accertamenti che sono essenziali per un operatore economico il quale ha bisogno di certezze. Non può appostare nei bilanci, accantonare somme in attesa che otto, nove, dieci anni  si concluda un percorso di accertamento giudiziale definitivo.

Ecco allora, se ragioniamo quindi di sistema Italia, l’Italia dovrà essere in prima linea, in trincea per cogliere tutte le potenzialità, le opportunità che l’Unione europea ha messo a disposizione.
E da questo punto di vista sarà sicuramente come ho anticipato il Piano nazionale, condiviso a tutti i livelli, ma dovrà essere anche un Piano che offrirà alla comunità interna, alla comunità europea, tutte le garanzie di essere non una cattedrale scritta sulla carta, su fogli e pezzi di carta, ma un piano efficace da tradurre, assolutamente nel rispetto dei tempi che vengono preannunciati, ecco perché dovremo avere canali preferenziali per la realizzazione di questi investimenti e il completamento delle opere che verranno indicati.

Preferenziali significa semplificazione burocratica dei percorsi normativi e anche evidentemente una struttura che ne possa garantire attuazione in tempi adeguati con tutte le Pubbliche Amministrazioni centrali e territoriali che sono coinvolte.

Quindi lavoriamo alla transizione digitale, lavoriamo alla transizione verde e lavoriamo anche alle sfide che competono all’Italia il prossimo anno.
Queste sfide l’Italia le accoglie con grande responsabilità, con grande coraggio e anche determinazione e anche qui voglio dire le sfide che il prossimo anno che attendono l’Italia a livello internazionale saranno vissute dall’Italia anche con spirito europeo, nella piena consapevolezza che l’Italia fa parte del G20, avrà la presidenza del G20 che è già iniziata, ma l’Italia è membro dell’Unione europea e quindi cercherà nell’ambito dell’agenda dei lavori, un’agenda che è fittissima perché gli eventi che avremo quest’anno sono di gran lunga gli eventi più numerosi che sono stati mai nel corso di precedenti presidenze del G20.
Ma abbiamo elaborato questo Piano, questo calendario con le varie sessioni plenarie, ministeriali e tutti gli eventi collaterali nella consapevolezza che la presidenza italiana che capiterà nel 2021 sarà un’occasione anche per l’Europa.

La prossima che il G20 tornerà in Europa sarà tra molti anni, e anche per  l’Italia la prossima occasione sarà tra 20 anni, quindi non dobbiamo perdere questa chance per cercare di orientare l’agenda globale verso quegli obiettivi che l’Italia, questo  governo italiano condivide e condivide in piena sintonia anche con l’Unione europea, in particolare con la Commissione europea, ma nel complesso mi sento di poter  dire anche con le sensibilità condivise e diffusamente accolte in seno al Parlamento europeo. Avremo anche la responsabilità, insieme alla Gran Bretagna, l'anno prossimo della Cop26 e su questo le conclusioni del Consiglio europeo, che sono state raggiunte la settimana scorsa, rappresentano una significativa base di partenza per un percorso ambizioso dell’Unione Europea che, sapete, si è orientato verso l’obiettivo della riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030.

Dovremo ancora raccogliere un'altra sfida, lo faremo anche qui con la massima disponibilità il 21 maggio ci sarà il primo significativo evento mondiale Global Health Summit, ospitato a Roma, lo inseriamo sempre nell'ambito del G20, sarà una grande occasione per riflettere complessivamente con sguardo a ritroso, diciamo così, dicono i francesi à rebours, ricorrendo indietro il tempo ma anche proiettandolo avanti per riflettere sulla sfida sanitaria che attende l'umanità alla luce di quel che abbiamo vissuto e di quello che ci può aspettare in futuro.

E mi piace qui sottolineare, ancora, siamo in un contesto europeo, che è molto bella l'iniziativa, io l'ho subito sposata e anzi ho auspicato che potessimo raggiungere un accordo in questo senso, di creare una giornata, che non è solo simbolica, è anche una giornata concretamente operativa: il "Vaccine day"; quindi ragionevolmente, adesso lascio alla Presidente della Commissione europea tutti... ovviamente la responsabilità degli annunci ma ci stiamo orientando per un "Vaccine day", ci sarà un giorno entro la fine plausibilmente di questo mese, quindi questo 2020, in cui pressoché contemporaneamente inizierà e sarà inaugurato il piano vaccinale. Questo è molto bello, gli Stati membri non procedono ciascuno per proprio conto ma procedono tutti insieme ad avviare questo piano vaccinale.

Concludo, e anzi scusate per la lunghezza dell'intervento. La pandemia ci ha posti di fronte all’inderogabile esigenza di incrementare la cooperazione internazionale per trovare risposte efficaci, condivise, visto che ci sono minacce, e la pandemia è una di quelle, che non conoscono barriere nazionali, attraversano qualsiasi confine.

Ecco, noi dobbiamo far tesoro di questa esperienza, abbiamo una grande responsabilità storica, che da un lato dobbiamo sconfiggere questo virus, dall'altro abbiamo una responsabilità anche di trarre da questa esperienza delle lezioni per il futuro, per consegnare ai nostri figli, alle prossime generazioni un futuro migliore. Grazie.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri