Intervento del Presidente Conte all'Assemblea pubblica Anfia

Lunedì, 25 Novembre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all'Assemblea pubblica Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) a Melfi.

Buongiorno a tutti e saluto in particolare il Presidente di Anfia e tutti gli associati, il Presidente Scudieri, il dottor Gorlier che abbiamo appena sentito, anche il Presidente Marx, you are welcome, sorry but I have to speak in italian, saluto il Presidente Bardi per un doveroso omaggio alla regione che ci ospita, ovviamente, ma anche il Sindaco Valvano e il Prefetto Vardè, e signore e signori, gentili ospiti.

Oggi io intervengo qui, è un incontro che avevamo programmato, un invito già mi era giunto da tempo, e avevo subito accettato, perché questo mi consente di fare una riflessione come primo responsabile del governo e quindi a nome di tutto il governo su quella che è l’attenzione, su quello che è l’atteggiamento, su quelle che sono le prospettive future, per quanto riguarda il decisore politico rispetto a un settore molto importante, perché qui oggi noi ragioniamo di automotive nel suo complesso. 

Quindi ragioniamo sicuramente di un brand di eccellenza, FCA; ma ragioniamo anche, siamo nel contesto dell’assemblea generale dell’Anfia, quindi ragioniamo di tutto l’indotto, di tutta quella che è la filiera dell’automotive.

Permettetemi però di partire da questo stabilimento, mi ha fatto molto piacere visitarlo, confesso che è la prima volta, ne sentivo sempre parlare; io credo che un decisore politico però debba anche conoscere più da vicino la realtà industriale, non debba limitarsi solo a studiare grafici, a studiare trend di sviluppo, analisi, report. Per carità, fatti benissimo, doviziosi, molto particolareggiati e analitici, ma poi ci deve essere anche contatto con la realtà industriale, quindi con lo stabilimento. Io credo di avere imparato anche oggi, parlando, perché ho dato molti problemi al mio pur rigoroso cerimoniale, molto stringente nelle indicazioni, però ho fatto tante deviazioni, per lasciare anche voi dirigenti, per immergermi nel contatto diretto con le lavoratrici e i lavoratori che sono in questo stabilimento, e sapete anche da pochi minuti, da pochi scambi, si coglie subito… un’atmosfera, un ambiente, si capisce subito che realtà di vita, che contesto di vita lavorativa si sperimenta tutti i giorni.

Possiamo dirlo e posso dirlo, quello che mi era stato anticipato corrisponde anche alla sensazione concreta che ne sto ricavando: siamo di fronte a uno dei siti industriali più dinamici, più innovativi, che testimonia la capacità del nostro paese di superare con creatività e determinazione, anche le fasi più complesse che noi abbiamo vissuto e stiamo attraversando, le fasi più complesse della nostra vita economica, della nostra vita produttiva.

Questo stabilimento, è stato ricordato, è stato realizzato, è stato avviato venticinque anni fa; è un arco di vita significativo fra l’altro in un momento, in una congiuntura non facile per l’Italia, in particolare proprio per il settore dell’automotive.

E attenzione, anche oggi il quadro macroeconomico, come voi ben sapete, voi siete operatori e ben lo sapete, è un quadro particolarmente complesso, che rimane molto critico, ci prospetta delle sfide non facili, che interessano non solo noi ma in particolare anche tutto il continente europeo.

Ecco, lo stabilimento, la costruzione di questo stabilimento, grazie anche a investimenti realizzati sulla base di un “contratto di programma” tra l’allora era Fiat Auto, perché chi ci sente, collegato da casa, se mai la gente comune sente FCA, e qui stiamo parlando della Fiat, del vecchio brand, l’allora Fiat auto e il Ministero per il Mezzogiorno; questo contratto di programma ha consentito - nel corso del tempo, soprattutto nella seconda metà degli anni Novanta - una robusta ripresa produttiva per l’allora Fiat e anche un’accelerazione della crescita delle sue quote di mercato, in particolare in Europa. E mi fa piacere che anche l’attuale dirigenza riconosca che la scelta di realizzare questo stabilimento in questa realtà territoriale, è una scelta che si è rivelata vincente.

Presidente Bardi, Lei, il Sindaco, tutta la comunità territoriale, potete essere ben orgogliosi di questa scelta, perché questa è una sfida che avete vinto insieme, hanno vinto ovviamente colo che a capo dell’azienda decisero di offrire questa opportunità a questo territorio, ma avete vinto anche voi come rappresentanti locali tutti, e non solo, perché qui sappiamo vengono anche dalla Puglia, dalla Campania tanti lavoratori, è una sfida che avete vinto tutti insieme. Possiamo dire che l’ambiente sociale della Basilicata, all’epoca caratterizzato da una minore industrializzazione, modestissima industrializzazione (abbiamo visto anche l’incremento nei grafici che ci sono stati illustrati), ecco questo ambiente ha permesso di sperimentare, con successo, significative innovazioni organizzative, come la produzione snella, la rotazione delle mansioni, la semplificazione dei livelli gerarchici, una logistica più efficiente, più moderna.

La nascita della “fabbrica integrata” di Melfi ha ottenuto, poi, un altro effetto che voi ben conoscete: molti dei fornitori principali di Fiat Auto si sono infatti trasferiti da altre aree produttive del paese qui, nelle immediate vicinanze dello stabilimento, e questo ha consentito un’ulteriore fioritura industriale della Basilicata.

Melfi è certamente un modello al quale potersi ispirare, e ci insegna che anche nel Mezzogiorno si posso offrire e trovare nuove opportunità industriali, e l’Italia può ritornare a crescere e a guidare le traiettorie europee e mondiali, anche in aree che partono, almeno nella valutazione iniziale e nella realtà come aree svantaggiate.

Un obiettivo fondamentale del Piano strutturale di rilancio del Mezzogiorno, al quale il Governo sta con massima concentrazione lavorando, e che confidiamo forse già a fine anno di poter tirar fuori, quindi di poter diffondere, è proprio quello di garantire al nostro Sud opportunità di apertura e contaminazione verso le migliori pratiche internazionali, tramite una corta sinergia fra l’indirizzo strategico pubblico e le idee progettuali che provengono dalle diverse categorie produttive, dalle organizzazioni del lavoro, nello spirito di massima collaborazione tra tutti gli stakeholders, tutti gli attori in campo, secondo una logica di sistema. Non si è mai vincenti se si è da soli. Si è vincenti se si riesce a creare un ambiente produttivo che fa sentire tutti gli attori coinvolti verso un medesimo comune obiettivo.

L’esempio di Melfi dimostra che la Basilicata ha tutte le “carte in regola” per potersi trasformare, in prospettiva, in un laboratorio di Impresa 4.0 in grado di migliorare ancor di più gli investimenti, e di diventare perché no una Silicon Valley, perché no un ambiente simile a quello che noi troviamo viaggiando in Israele, e Singapore. A questo scopo, è importante rafforzare già le realtà, le strutture esistenti, e soprattutto potenziare ancor più, lavorare, rimanere concentrati verso la ricerca, lo sviluppo; e in questo senso, permettetemi, anche il Campus per l’innovazione del manufacturing nell’area industriale di San Nicola di Melfi, è sicuramente una risorsa da valorizzare ancor più.

Oggi già Melfi, alla luce di questo primo venticinquennio, costituisce una realtà di eccellenza europea nel campo dell’innovazione tecnologica e dell’eco-sostenibilità. Abbiamo visto i numeri, non li ripercorro; mi piacciono quei numeri perché sono significativi  anche sul piano occupazionale.

Dicevo, oggi già Melfi, alla luce, lo possiamo dire, di questo primo venticinquennio, costituisce una realtà di eccellenza europea e mondiale nel campo dell’innovazione tecnologica e dell’eco-sostenibilità. Abbiamo visto i numeri, non li ripercorro, mi piacciono quei numeri perché sono significativi anche sul piano occupazionale e la ricerca, l’innovazione è testimoniata dal fatto che qui – c’è stato annunciato – quindi fra qualche mese, inizierà una linea di produzione per auto ibride, in particolare la linea della Jeep Compass Renegade, quindi verranno esportate in tutte le latitudini, le longitudini del mondo queste jeep che partono qui da Melfi secondo queste versioni ibride.

E quindi siamo di fronte a un esempio, a uno stabilimento, a una testimonianza di un’Italia che crede in se stessa, di un’Italia che sa proiettarsi nel futuro, sa raccogliere le sfide che ci vengono presentate dal tempo, dal ciclo economico attuale.

E mi è anche piaciuta molto l’altra iniziativa qui interna, la Melfi Plant Academy, che – come ci è stato detto, è stata istituita nel 2015 – anche quella è un’idea vincente per uno stabilimento che vuole correre, anzi, precorrere i tempi, perché è un esempio virtuoso di una realtà produttiva che investe direttamente nella costruzione di competenze digitali dei propri lavoratori. Quindi creare una competizione interna, vedere questi lavoratori che ambiscono a entrare nell’Accademy, questo significa veramente è una strategia vincente, una possibilità poi che tutti possano egualmente partecipare con parità di chance, avere questa opportunità, con la conseguenza che ogni anno formate centinaia di personale specializzato nelle tecnologie dell’industria, nell’impresa – preferisco dire – 4.0.. Ecco, il settore dell’automotive riveste nel suo complesso un rilievo strategico che direi per molti aspetti, sicuramente è imprescindibile per tutta l’industria, il nostro sistema economico nazionale. Basti anche pensare – e questo è un dato che deve farci riflettere – che ogni occupato in questo settore, nella fase meglio ancora più strettamente industriale dell’auto genera due occupati nella filiera, quindi l’indotto. Quindi con effetti chiaramente molto virtuosi sul sistema complessivo Italia.

Ecco noi, come Governo, dobbiamo affrontare questo passaggio così sensibile e cruciale per la nostra struttura industriale con piena consapevolezza, avete ragione, è se ci muovete delle critiche, queste critiche vanno raccolte come uno stimolo costruttivo, e così le raccolgo io perché l’obiettivo di un Governo deve essere migliorare le performance dell’intero sistema Paese, non penalizzare qualche comparto perché questo significa far danno a se stessi.

Dobbiamo quindi lavorare per una visione integrata, una visione trasversale e di ampio respiro.

E – sono state anche ricordate – noi viviamo in una fase particolare per le tensioni commerciali in atto, in questo momento c’è anche incertezza, quindi comprendo per chi sta investendo, non sappiamo se… siamo un po’ sotto una spada di Damocle, no?, ci sono questi possibili dazi addirittura sul polo dell’automobile e la componentisca di produzione europea. Stiamo tutti lavorando nella medesima direzione per evitare che questo rischio possa concretizzarsi. Però mi rendo conto che questo è un ulteriore elemento di incertezza nel quadro complessivo.

 Al contempo, la transizione strutturale da le forme più tradizionali di alimentazione con carburanti fossili a una progressiva elettrificazione, che non solo si può anticipare, sarà un trend di mercato che si svilupperà sempre più ma c’è anche imposta da un preciso indirizzo comunitario, quindi a livello europeo, ecco questo è un elemento, questa transizione, di innovazione che dobbiamo accogliere positivamente sulla strada anche di quel “Green New Deal” al quale come Paese dobbiamo mirare, che dobbiamo perseguire e realizzare. Ovviamente – me ne rendo perfettamente conto – con tempi congrui e secondo... con strumenti adeguati, in modo da operare questo riorientamento che non riguarda solo l’automotive ma tutto il sistema produttivo in modo efficace. In modo conveniente per tutti e sostenibile.

Nella legge di bilancio per il 2020, nell’ottica di una conversione ecologica dei nostri sistemi produttivi, abbiamo previsto un apposito credito d’imposta, un’imposta “green” del 10% per le imprese che realizzano investimenti in grado di ridurre le emissioni generate dai processi produttivi, allo scopo di renderli più efficienti, minimizzando la produzione di rifiuti. Abbiamo poi appositamente introdotto un ulteriore fondo, legato al “Green New Deal”, che avrà una dotazione di 4 miliardi di euro nei prossimi 4 anni e sarà volto a sostenere gli investimenti nella riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti. 
La sfida verso la sostenibilità, per il nostro Governo, nell’ottica della transizione non può e non deve essere un vincolo allo sviluppo ma deve essere uno stimolo propulsivo giusto, adeguato allo sviluppo. Anche perché, ce ne rendiamo conto, in una congiuntura così fragile diventa poi esiziale evitare di sbagliare i modi e le forme dell’intervento. 

E attenzione, una particolare considerazione va riservata per le ricadute occupazionali, noi in questa transizione dobbiamo impegnarci con la massima determinazione per proteggere il lavoro, i diritti del lavoratore, il livello dei salari, la sicurezza. Dobbiamo adoperarci per evitare che la transizione verso questi nuovi modelli produttivi possa compiersi a danno dei lavoratori, che sono poi i protagonisti del ciclo economico. Dobbiamo contemperare un ambizioso programma di riqualificazione e di formazione e, nello stesso tempo, dobbiamo coinvolgere efficacemente i lavoratori nella definizione di quella che è la nuova stagione industriale. 

Melfi da questo punto di vista si sta muovendo in modo efficacissimo, per quel che ho potuto constatare rimane anche da questo punto di vista un esempio concreto perché qui i processi di automatizzazione, qui l’avanzata robotizzazione non ha comportato una contrazione dei livelli occupazionali, ma anche ha portato, credo la svolta sia sta nel 2015, addirittura un incremento dei livelli occupazionali all’incirca di 1000 unità. Perché, perché ci sono stati evidentemente degli investimenti in modo oculato e questo ci conferma un’altra realtà, che se le attività imprenditoriali, le strategie imprenditoriali puntano a reggere la sfida della competitività attraverso l’innovazione tecnologica, un’adeguata innovazione tecnologica, i livelli occupazionali addirittura possono migliorare piuttosto che decrescere, che contrarsi. 
Quindi rimane sempre quello il dato. Se vogliamo salvaguardare i nostri livelli occupazionali, e ve lo dice uno che è pienamente coinvolto nelle crisi aziendali  perché non si sottrae al confronto diretto oltre che coi ministri competenti, se vogliamo noi assicurare un futuro anche di tutela del lavoro dobbiamo stimolare tutte le realtà imprenditoriali a innovare sempre di più perché quello è l’unico modo per reggere la sfida della competitività. 

Più in generale, ritengo che sia giunto in Italia il momento di pianificare una nuova politica industriale. E’ questo il momento e vorrei anticipare alcune direttrici da qui da questo stabilimento, di questa strategia, nella consapevolezza che solo una collaborazione costante e serrata fra Governo e voi operatori di mercato potrà orientare i nostri sforzi nella giusta direzione.
Dobbiamo innanzitutto presidiare e proteggere i nostri asset strategici, prevenendo il depauperamento industriale che, tra fra gli anni Novanta dello scorso secolo e i primi anni di questo secolo, ha messo a dura prova la produttività complessiva e anche la competitività del nostro Paese. 
Il settore dell’automotive è fortemente integrato, sappiamo, con quello siderurgico ed è proprio per questa ragione che il Governo si sta impegnando tantissimo per riportare al tavolo ArcelorMittal, per assicurare un futuro allo stabilimento industriale ex Ilva di Taranto. 

L’obiettivo che abbiamo concordato nell’incontro dello scorso venerdì con i vertici proprietari è quello di pervenire all’elaborazione di un nuovo piano industriale, aperto a nuove soluzioni tecnologiche e ovviamente che punti ancor di più ad un efficace risanamento ambientale. Laddove dovesse confermarsi l’impegno della società a continuare nella produzione, a queste condizioni, noi siamo pronti ad un coinvolgimento pubblico, motivato dall’importanza strategica del siderurgico per tutta l’economia italiana. Non accetteremo nessuna soluzione al ribasso, ma vogliamo evitare che venga compromessa la continuità produttiva degli impianti, salvaguardando al massimo il livello occupazionale e in particolare tutelando la salute, l’ambiente, la sicurezza sul lavoro.

Ancora, vogliamo inserire già nella Legge di bilancio, attualmente all’esame del Parlamento, misure concrete per il rilancio del settore automotive. Il Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso tavoli dedicati come quello dello scorso 18 ottobre, ha potuto verificare attentamente le proposte normative pervenute dagli operatori e appunto da voi, e ha selezionato un pacchetto ragionato di misure su cui stiamo lavorando perché siano recepite in questa fase in cui siamo in dirittura finale e c’è un dialogo anche con il Parlamento per definire le ultime misure di dettaglio. Dal prossimo gennaio, poi, saranno attivati tre gruppi di lavoro volti ad approfondire misure per il sostegno all’offerta di mobilità e alla transizione tecnologica della filiera, forme di supporto per lo sviluppo delle reti infrastrutturali e, a sostegno della domanda nazionale di veicoli, una nuova pianificazione orientata su standard tecnologici energetici e sulla mobilità sostenibile.

E se mi permettete, mi era stato anticipato, ho visitato in Irpinia quello che potrebbe essere lo stabilimento del Comuni di Lioni. È un bel progetto: perché sicuramente offre una grande opportunità per sperimentare, innovare, formule innovative nel campo della mobilità sostenibile e affrontare così uno sviluppo di crescita realmente eco-compatibile e a misura d’uomo. E so anche, in particolare, che FCA ha formalizzato un’istanza di attivazione per un nuovo accordo si sviluppo con il Mise e le regioni interessate. Parliamo di un paino di investimenti per 136 milioni di euro, 30 a carico del Mise, e vi posso assicurare che il Ministro Patuanelli sta firmando in queste ore questo accordo di sviluppo. La Pubblica Amministrazione può fare la sua parte nel processo di transizione verso l’elettrificazione, puntando in primis su questa avanzata tecnologia all’interno dei piani strategici di mobilità urbana e aprendo, per questa via, tramite investimenti mirati, prospettive più solide di sviluppo per l’intero settore.

A tal proposito, nella legge di bilancio, abbiamo previsto che il rinnovo delle dotazioni degli autoveicoli delle pubbliche amministrazioni avvenga, per almeno la metà, mediante l’acquisto o il noleggio di veicoli a energia elettrica o ibrida. E al contempo, per quanto riguarda il trasporto merci e la mobilità privata, il nostro Paese può puntare alla leadership tecnologica sia sul fronte del gas naturale in forma liquefatta sia, in prospettiva, sulla costruzione di una filiera dell’idrogeno, che appare oggi una tecnologia che, con un certo margine di sicurezza, potrà sostenere in misura significativa la rivoluzione della sostenibilità. Una tecnologia su cui bisogna iniziare a puntare. Il Governo intende inoltre assicurare il massimo supporto ai progetti strategici di comune interesse europeo per gli stabilimenti coinvolti nella transizione ecologica, con specifiche misure di sostegno economico che possono essere inserite già all’interno di questa Legge di bilancio. E vedete, qui bisogna muoversi con molta attenzione, grande capacità di coinvolgere in questo dibattito pubblico europeo anche gli altri paesi. Lo stiamo facendo perché vogliamo orientare l’intera governance economica europea non solo in direzione della stabilità, ma anche della crescita.

È la ragione per cui, avete visto, ho pubblicato un “manifesto” e delle “lettere aperte” in modo da sollecitare una nuova fase costituente che si estenda anche all’ambito economico e nella quale anche le priorità dello sviluppo industriale ricevano dei precisi indirizzi di sostegno. Lo stato del ciclo economico globale, il ritardo tecnologico che l’Europa sta manifestando rispetto agli importanti competitori americani ed asiatici, sono tutte ottime ragioni per rivedere l’impostazione economica della nostra Unione, a beneficio della crescita economica, dell’innovazione, dell’ambiente e del benessere delle generazioni nostre e future.

Vorrei ricordare, a questo riguardo, che il Governo non può ignorare le criticità che ci avete segnalato in ordine all’inserimento, in legge di bilancio, di una norma che modifica la tassazione sui fringe benefit legati alle auto aziendali ad uso promiscuo. La norma è stata pensata, la “ratio”, come dicono i tecnici del diritto, la finalità della norma è quella di favorire il ricambio auto in un’ottica di sostenibilità ambientale. ci rendiamo però contro che nel modo in cui è formulata con la modulazione temporanea, la scansione temporale che promette, prospetta, rischia invece di non favorire affatto il nostro sistema. Ecco allora dopo le osservazione critiche di ANFIA, così come quelle provenienti da altri esperti, alla luce di queste criticità, stiamo rivedendo la norma nella formulazione iniziale.

Lo stiamo facendo in stretto contatto con il MEF, stiamo interloquendo con tutti i soggetti, analizzando bene, in modo da poter rivederla in modo efficace, vorrei dire anche sostanziale - oggi mi voglio sbilanciare - in modo da poter rimodulare, contemperare, l’esigenza di perseguire sì una giusta transizione verso tecnologie a zero emissioni ma, dall’altra, accompagnare questa transizione senza colpire, in modo improvvido, lavoratori ed aziende. Possiamo, dobbiamo, lavorare fianco a fianco per migliorare questa norma e per mettere a punto il pacchetto di misure che ci accompagneranno in questa transizione energetica verso una mobilità sempre più sostenibile.

Questo è un settore cruciale, l’Italia vanta delle eccellenze, ed è la ragione della mia presenza anche qui oggi in questo stabilimento Abbiamo primati nel campo del design, nell’innovazione di processo e di prodotto e nell’innovazione digitale. Io come Presidente del Consiglio sono orgoglioso di tutti questi primati, sono orgoglioso di questa forza del nostro sistema produttivo, in particolare manifatturiero e dell’automotive. Dobbiamo perseguire lavorare tutti insieme per rafforzare questi primati, per raggiungere i nostri obiettivi di una crescita sostenibile e poi, in prospettiva, di un’Italia sempre più verde, sempre più pulita, sempre più a misura d’uomo.

Grazie.


 

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri