Intervento del Presidente Conte all'Assemblea Nazionale ANIA

Mercoledì, 10 Luglio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto all'Assemblea Nazionale dell'Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici presso l'Auditorium della Conciliazione a Roma.

Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente del Senato, Autorità convenute, rappresentanti delle imprese assicuratrici, gentili ospiti,

sono molto grato, in particolare, al Presidente della Repubblica per aver voluto onorare questo evento con la sua presenza a rimarcarne l’importanza, e ovviamente ringrazio ANIA per avermi offerto l’opportunità di tratteggiare le linee essenziali di quello che non esito a definire un cammino comune.

Il 75esimo anniversario dell’Associazione costituisce una ricorrenza di grande rilievo non soltanto per il settore, ma per il Paese intero. È un traguardo che merita considerazioni di ampio respiro, soprattutto considerando le prospettive che schiude di fronte a noi. Questa ricorrenza, infatti, ci permette di compiere quello sforzo corale e coordinato, volto ad assicurare una protezione moderna ed ottimale di cittadini, famiglie e imprese, obiettivo che è negli auspici condivisi da parte dei rappresentanti delle Istituzioni pubbliche, degli esponenti del mondo imprenditoriale e finanziario. 

Lo è per ragioni etiche, in virtù di una forte comunanza di sensibilità culturali e di aspettative sull’avvenire che muovono esattamente in questa direzione. Lo è anche per motivi più concreti, che attengono alla necessità di liberare risorse adeguate per lo sviluppo della nostra economia.

A tale proposito, vorrei indirizzare il mio apprezzamento più sincero alla presidente Maria Bianca Farina, che è stata rinnovata nel suo incarico alla fine del 2018 e alla quale viene quindi rinnovato un compito di alta responsabilità che richiede visione e determinazione.

Desidero innanzitutto richiamare alcune cifre, che ci sono state fornite nei giorni scorsi dall’ISTAT, che - se lette con la dovuta avvedutezza - sono eloquenti circa la validità e l’efficacia delle politiche economiche recentemente realizzate e perseguite dal mio Governo.

Secondo l’ISTAT, il tasso di occupazione a maggio è salito al 59%, il valore più alto dal 1977, cioè da quando sono disponibili le serie storiche di questo indicatore. Sono altrettanto significativi il ritorno ad una base occupazionale di 23 milioni e 387 mila unità, il calo della disoccupazione che finalmente si è attestato al di sotto della doppia cifra, la discesa del tasso di disoccupazione giovanile, l’aumento dei dipendenti stabili in misura maggiore di quelli a termine in valore assoluto.

Questi dati ci confortano ma, naturalmente, siamo coscienti del fatto che molto rimane da fare.

Le incertezze che contraddistinguono lo scenario macroeconomico mondiale non sono ancora state affatto neutralizzate, né da parte nostra possiamo abdicare al dovere di promuovere i necessari passi di trasformazione della governance economica europea.

Al riguardo, posso garantire che la dovuta attenzione sarà riservata anche al quadro regolatorio di settore - dalla relazione della Presidente Farina abbiamo avuto varie sollecitazioni - anche a valle dell’attuazione della direttiva sulla distribuzione assicurativa, ed alla luce delle criticità legate all’estensione della normativa di Basilea II all’intero comparto assicurativo.

Soprattutto, non sfugge al mio Governo l’esigenza di affrontare alla radice le cause strutturali che stanno frenando da molti anni la dinamica della produttività italiana. 

Il valore di PIL prodotto per addetto si colloca, nel nostro caso, ad un livello inferiore a quello delle altre maggiori economie continentali: è un indicatore cruciale che, oltre a rendere chiari i motivi per cui negli ultimi dieci anni l’Italia è cresciuta mediamente di un punto percentuale al di sotto dell’Eurozona, rende l’idea anche delle potenzialità di crescita che abbiamo. Non vi è dubbio che, per migliorare queste ultime, dobbiamo rendere più efficace la sinergia fra le politiche pubbliche e gli attori del mondo imprenditoriale.

Un altro dato pubblicato di recente dall’Istituto di Statistica, e meritevole di un’attenzione prioritaria, riguarda il nostro trend demografico.

La popolazione residente in Italia al 31 dicembre dello scorso anno si è contratta e questo è il quarto anno consecutivo, mentre sul fronte delle nascite si è registrato il dato più basso dall’unità d’Italia. La crescita demografica è un obiettivo che non possiamo trascurare, anche in forza del suo stretto legame con la crescita economica.

In questa prospettiva, il settore assicurativo potrà rivelarsi un prezioso alleato, attraverso la realizzazione di nuovi servizi integrati, dedicati al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

È evidente, ad esempio, che la combinazione fra allungamento dell’aspettativa di vita e bassa natalità impone un ragionamento sul modello di assistenza sanitaria, che occupa giustamente una posizione significativa nell’agenda dell’ANIA. È una questione che si colloca nella cornice di una più vasta riflessione sul nostro sistema di welfare, e che deve imperniarsi sull’assoluta necessità di evitare che vi siano famiglie costrette a rinunciare a quegli standard dignitosi di cure ed assistenza ai quali tutti hanno pienamente diritto di accedere.

Sono persuaso che vi siano tutti i presupposti dare vista a una vera e propria “alleanza strategica” fra Governo e comparto assicurativo, fondata su una visione d’insieme, su una profonda condivisione del vero “core business”, riassumibile in un obiettivo ambizioso: costruire assieme il futuro. Un progetto ambizioso certo, ma non utopistico, tenuto conto che possiamo già contare su due elementi strategici: fondamenta solide e applicazione quotidiana della conoscenza. 

Le prime sono corroborate dai numeri. Gli indici di solvibilità delle imprese di settore ne attestano ampiamente la solidità, con un capitale disponibile pari a poco meno di due volte e mezzo quello richiesto. Mi preme rimarcare questo dato – peraltro sottolineato anche nella relazione della Presidente Farina – in quanto fortemente espressivo della complessiva solidità della nostra economia. Si conferma la funzione preziosa dell’universo assicurativo, come architrave per il consolidamento della ripresa.

Questo dato è anche un affidabile indicatore della tenuta complessiva del sistema, che meriterebbe la medesima attenzione spesso riservata alle quotazioni degli strumenti di trasferimento del rischio di credito diffusi nel mondo finanziario, sebbene l’andamento dei derivati creditizi sia influenzato anche dall’utilizzo speculativo che se ne può fare. 
Quanto all’altro elemento - la conoscenza - le compagnie di assicurazioni sono detentrici di un patrimonio informativo di assoluto valore sulle tendenze evolutive dell’economia, della società. Se nell’ottica imprenditoriale questo asset è legittimamente finalizzato al business, dal punto di vista dell’azione di governo può essere anche una straordinaria risorsa per gestire in maniera consapevole le sfide con le quali siamo chiamati a misurarci. 

A questo scopo è necessario attivare i partenariati pubblico-privato più propizi, concepiti anche come esempio virtuoso di responsabilità sociale d’impresa, nel segno del contemperamento fra i legittimi interessi di tutti gli stakeholder e l’utilità sociale dell’attività imprenditoriale.
Sotto questo aspetto, anche nella mia veste di responsabile politico della Sicurezza Nazionale, incoraggiato alla finalizzazione di una convenzione fra l’ANIA ed il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza.

La sua chiave di lettura è duplice.

Da un lato, i termini di questa intesa sono volti a soddisfare un’esigenza specifica ed impellente, ossia tutelare dal rischio cibernetico il sistema informativo e le banche dati dell’Associazione. Dall'altro era iumportante annodare un dialogo fecondo tra le istituzioni di intelligence la cui ragion d’essere risiede nell’abilità a ridurre l’incertezza del decisore politico sul futuro che ci aspetta e nella contestuale promozione di una cultura della sicurezza diffusa, e un’associazione i cui membri sono dediti ogni giorno ad assolvere, dalla loro prospettiva evidentemente, a compiti sostanzialmente simili, sotto i profili dell’evoluzione tecnologica, delle trasformazioni del mercato del lavoro, dell’accrescimento del livello di consapevolezza della clientela. 

In altri termini, si configura un esempio emblematico di come la risposta ad un problema contingente possa essere inquadrata in una prospettiva strategica. 

Fissati i principi, è indispensabile riempire l’agenda di contenuti concreti, che permettano a ciascuno di recitare il proprio ruolo, di fare la sua parte. 

In questo caso, credo che il terreno comune sia definito da tre parole chiave: crescita, sostenibilità, innovazione. 

È fondamentale, al riguardo, che all’utilizzo, da parte degli assicuratori, della leva di finanziamento di medio e lungo termine dell’economia reale corrisponda il dipanarsi costante di politiche economiche orientate alla crescita, all’inclusione sociale, al rilancio degli investimenti pubblici, a rimuovere gli ostacoli burocratici, più in generale a potenziare le nostre capacità di risposta agli shock esogeni ed a riattivare il più possibile i fattori endogeni di sviluppo. 

I numeri che rilevano in questa sede ci rammentano le nostre responsabilità, che peraltro hanno coerentemente orientato il nostro operato in questi tredici mesi di governo.

I titoli sovrani nazionali rappresentano circa il 43% del totale degli investimenti del comparto assicurativo, pari al 15% dello stock in circolazione, una parte veramente cospicua. 

È naturale che quindi, ci si attenda la massima cura del Governo nel garantire la sostenibilità a medio e lungo termine del debito pubblico. Il Governo aveva impostato, sin dall’elaborazione della scorsa legge di bilancio e, successivamente, con l’elaborazione del Documento di Economia e Finanza 2019, un percorso in grado di coniugare il rispetto dei vincoli del braccio operativo del Patto di Stabilità e Crescita con un rilancio della crescita economica e dell’occupazione, in seguito ad un rallentamento economico globale ed europeo che non poteva essere affrontato in termine di politiche di mera austerità.

La scelta, compiuta dalla Commissione europea, di non richiedere al Consiglio l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo conferisce fiducia all'intero sistema Paese. 

La strategia di politica economica del Governo mira senz'altro  alla progressiva riduzione del debito pubblico, condizione necessaria, imprescindibile, per ogni prospettiva di crescita.

L’obiettivo della stabilità finanziaria, però, viene perseguito, ed è questo il punto, non attraverso misure regressive, di mero rigore ma attraverso una convinta azione di recupero  del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, unitamente alla piena sostenibilità sociale delle misure di politica economica, a un piano poderoso di riforma del quadro regolatorio, riduzione dell'eccesso di burocrazia, a una riforma organica del sistema fiscale e a una congrua riduzione del cuneo fiscale tra le altre misure.

I nostri conti pubblici sono solidi, sono in ordine, e la significativa riduzione dello spread ne è la prova. Ora l’esito positivo del dialogo con Bruxelles ci permetterà di promuovere le nostre posizioni sui dossier comunitari più urgenti. Tengo qui a menzionare, fra i tanti su cui occorrerà intervenire per potenziare la coesione della membership europea, il completamento di una adeguata governance bancaria e l’eliminazione delle attuali asimmetrie del sistema di vigilanza. 

La crescita rimane la nostra stella polare, che continuerà ad orientare l’azione di governo. Abbiamo adottato un metodo preciso, che sta portando i suoi frutti e che merita di essere implementato. In coerenza con l’azione riformatrice condotta sino ad oggi, gli sforzi mireranno anzitutto a favorire l’accumulazione di capitale fisico ed umano e a creare un ambiente sempre più favorevole agli investimenti. 

Ho spesso sottolineato, nelle occasioni di incontro con esponenti del mondo delle imprese, che la chiave di volta per incidere efficacemente sull’indice di produttività del nostro apparato industriale risiede nella capacità di orientare tutto il sistema produttivo e tutti i lavoratori verso l’innovazione.
È soltanto privilegiando gli investimenti ad alto contenuto tecnologico e prodigandoci per modificare la composizione dell’occupazione verso i segmenti a più elevato valore aggiunto che potremo far favorire la nascita di nuove eccellenze e offrire maggiori opportunità di crescita ai nostri giovani.
La spinta delle imprese verso l’innovazione e l’internazionalizzazione rimane centrale per conquistare difenitivamente posizioni favorevole nelle catene globali del valore, per sfruttare al massimo le opportunità offerte dalla divisione internazionale del lavoro.

In questo senso, è molto incoraggiante riscontrare che l’ANIA, adoperandosi a tutto campo in questa prospettiva, comprese le frontiere più avanzate della tecnologia, dall’intelligenza artificiale alla fintech, che implicano inusitati interrogativi umani, sociali, etici e di sicurezza, si candidi al ruolo di partner naturale del Governo nell’impegno collettivo a fare sistema per rilanciare la crescita.

A ben vedere lo è già partner, perché riunisce gli attori di un comparto che, da primario collettore e gestore del risparmio degli italiani, dà contemporaneamente prova di essere portatore e promotore di una chiara idea di futuro. 

L'associazione contribuisce anche a colmare i ritardi accumulati dall’Italia in termini di qualità ed efficacia del suo sistema infrastrutturale.

La tendenza alla progressiva diversificazione dell’asset allocation degli assicuratori è oggettivamente positiva in sé. Al riguardo, ritengo che possa esservi totale compatibilità fra l’impiego in investimenti infrastrutturali di risorse dedicate e la gestione, a condizioni di mercato, degli strumenti che potranno essere individuati per meglio perseguire questo obiettivo. 

Sono, dunque, molteplici le motivazioni che ci inducono a considerare i 75 anni di ANIA non come l'occasione per celebrare una mera ricorrenza, ma l’occasione per valorizzare uno nodo strategico e operativo sul quale cittadini, famiglie e imprese possono fare affidamento come “tassello” prezioso di un mosaico più grande, frutto di un lavoro al quale tutte le componenti del “sistema Paese” sono indirizzate per restituire all’Italia la prospettiva di crescita che merita e il ruolo che le compete in Europa, nel mondo. 

Da questa assemblea, se mi permettete di riassumere, emerge un forte messaggio di fiducia e la fiducia - come ho ricordato in diverse occasioni - è la linfa più autentica dello sviluppo. 

È un onore quindi poter rinnovare con questi sentimenti la mia gratitudine e il mio incoraggiamento alla presidente di ANIA, agli organi direttivi dell’associazione, a tutti i suoi Soci, affinché proseguino nel cammino già intrapreso.

Grazie.