Intervento del Presidente Conte all'Assemblea generale di Assolombarda

Giovedì, 3 Ottobre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all'Assemblea generale di Assolombarda.

Rivolgo un sentito saluto al Signor Presidente della Repubblica, la Signora Presidente del Senato, Signor Presidente Bonomi, Presidente Boccia, cari Ministri, a tutte le Autorità presenti, a tutti i gentili ospiti. Mi rivolgo direttamente a voi, cari imprenditori, che ogni giorno vi impegnate per offrire una prospettiva di sviluppo, una prospettiva di occupazione alle vostre aziende. Grazie alla vostra vocazione per l’innovazione, grazie all’indiscussa qualità della vostra produzione siamo la seconda manifattura in Europa, siamo un Paese protagonista del G7. Siete il motore dell’Italia, della sua crescita, del suo export e ogni vostro primato è un motivo di orgoglio per me, per il Governo, per il Paese. Grazie.

Far ripartire la crescita richiede un duplice sforzo: contrastare la congiuntura avversa soprattutto – come sappiamo – a causa delle tensioni commerciali e poi risolvere i problemi di lungo periodo dell’economia italiana. La guerra dei dazi ci sta mettendo a dura prova, sta mettendo a dura prova il comparto manifatturiero in particolare. Da ultimo c’è il recentissimo pronunciamento della Corte arbitrale del Wto, che come sappiamo legittima gli Stati Uniti ad adottare, a varare, dei dazi compensativi. Stiamo parlando di 7,5 miliardi di dollari, ed è una prospettiva che sicuramente rischia di far male al nostro settore manifatturiero, al nostro settore agroalimentare. È una prospettiva che ci preoccupa, per cui faremo di tutto per poter limitare i danni, anche lavorando all’interno dell’Unione europea per una prospettiva eventualmente poi compensativa. A ciò si aggiunge una crisi strutturale dell’automotive che costituisce una minaccia per ampi settori della nostra industria, soprattutto al Nord ma non solo.

Nonostante, però, il rallentamento globale l’Italia è solida, l’Italia è resiliente. Il tasso di disoccupazione italiano è calato ad agosto: 9,5% – pensate – il dato minimo dal novembre 2011. Ed è confortante anche il dato della disoccupazione giovanile, perché in calo netto al 27,1%. La diminuzione più consistente si registra tra i nostri giovani che hanno meno di 24 anni, anche questo è un dato, all’interno del dato complessivo, molto buono. Però nel complesso siamo ancora alle prese con un tasso di disoccupazione molto alto, per quanto in diminuzione. Questi dati, anche se positivi, ovviamente non ci impediscono di osservare e rimarcare invece i problemi strutturali dell’Italia. Fra il 1995 e il 2017, la produttività nel nostro Paese è cresciuta poco, 0,4%, tanto più se la compariamo alla media europea, attestata attorno all’1,6%. Su questo ritardo ha pesato senz’altro la progressiva e costante riduzione degli investimenti pubblici, che ha scoraggiato anche l’accumulazione di capitale privato e di capitale umano.

Per affrontare la doppia sfida abbiamo bisogno di una profonda discontinuità rispetto al passato. Dobbiamo costruire un’Italia più verde, un’Italia più moderna, un’Italia più inclusiva. Un’Italia che premia le competenze, la mobilità sociale, senza lasciare indietro nessuno.

Questo è il momento della fiducia, è il momento del coraggio. E abbiamo riacquistato fiducia anche sul piano internazionale e in particolare europeo. La prima prova di questo rinnovato clima di fiducia è l’importante gabinetto assegnato all’Italia, a cui aspira una personalità di primissimo rilievo come Paolo Gentiloni.

Il contributo dell’Italia può rinnovare e rivitalizzare l’Europa stessa e questo nuovo metodo inizia già oggi a produrre importanti, non trascurabili, risultati. 

La dote che abbiamo ottenuta dalla riduzione dello spread è molto significativa e ci fa ben sperare di poter ancora migliorare questo dato. 

In base ai dati cha abbiamo anche formalmente iscritto nella nota di aggiornamento nel Def, la discesa dei rendimenti sui titoli di Stato ci consente di risparmiare pensate quasi 18 miliardi da qui al 2022; quindi non è vero che lo spread è un numeretto che riguarda solo la comunità finanziaria.

Sono risorse che noi rinvestiremo abbattendo il carico fiscale, riducendo il cuneo fiscale progressivamente che grava sui lavoratori, e investiremo negli investimenti pubblici nelle infrastrutture.

Stiamo lavorando a una riforma fiscale in particolare perché vogliamo un fisco più equo, più efficiente e l’obiettivo, ci sono tanti dibattiti, sono molto vivaci, anche sui giornali riportati sulla stampa ma l’obiettivo non è aumentare il carico fiscale, è diminuirlo. Questo serve per assecondare la crescita economica di cui abbiamo bisogno. 

La nuova sensibilità che si manifesta a livello europeo è verso un utilizzo più espansivo della politica di bilancio. Bene, siamo contenti l’abbiamo rivendicata questa politica, questo indirizzo, e ci servirà per contrastare, non solo all’Italia ma a tutta l’Europa, il rallentamento economico in atto. E’ per questo che la manovra, di cui la Nota di aggiornamento al Def individua il perimetro, ha un impatto espansivo. Avvia un percorso di stimolo. Questo vale per la domanda e vale anche per l’offerta.

Dal lato della domanda, è noto ormai, abbiamo sterilizzato completamente le clausole di salvaguardia per evitare l’incremento dell’iva. Qualcuno considera questa una misura scontata. Vorrei invitarvi a considerare che questo aumento avrebbe gravato su ogni famiglia italiana per 542 euro con un impatto, cioè la sterilizzazione, positivo dello 0,3% sulla crescita stimata nel 2020. Far scattare le clausole quindi avrebbe costituito un enorme ostacolo alla crescita dei consumi e alla possibilità di rilancio del Paese.

Per evitare questo abbiamo reperito risorse alternative, tra queste vi è sicuramente la dote ricavata dalla riduzione dello spread, vi è una revisione del complesso sistema di tax expenditures che si sono accumulate nel corso dell’anno, stratificate senza un disegno organico, coerente, ed è quindi lì che dobbiamo senz’altro intervenire. E poi recuperare risorse dall’efficientamento della spesa pubblica, nella consapevolezza che i tagli lineari non sono certo quello di cui il Paese ha bisogno e non è certo questo l’intervento ottimale. 

Poi ancora abbiamo in agenda l’introduzione di importanti misure di contrasto alla grande evasione come la lotta alle “frodi per crediti inesistenti” nei confronti dello Stato.

Sul fronte della lotta all’evasione, vedete, non possiamo continuare a perseguire iniziative isolate o di corto respiro. Vogliamo dare avvio a un grande progetto di modernizzazione del Paese, per incentivare con forza l’utilizzo dei pagamenti digitali comunque tracciabili.

Sono allo studio diverse simulazioni con cui individueremo un modello in grado di premiare i consumatori che utilizzano pagamenti digitali, sia con rimborsi periodici che con la possibilità di beneficiare di detrazioni fiscali per le fatture saldate con pagamenti tracciabili. Siamo al lavoro anche per abbattere le commissioni che gravano su questi pagamenti a beneficio tanto dei consumatori quanto dei commercianti.

Il principio è molto chiaro: se tutti paghiamo le tasse, tutti pagheremo meno. 

Ed è questo il senso del patto economico-sociale che intendiamo stipulare con voi e con tutti i cittadini.
Ogni euro sottratto all’evasione fiscale sarà un euro destinato alla riduzione delle tasse per i cittadini e per voi imprenditori. Il successo di questo patto passa per una nuova visione del Paese, di cui il nostro Governo, il mio Governo, deve dare per primo l’esempio. Vinceremo la sfida se agiremo come una collettività unita da forti valori comuni e non come una sommatoria di interessi particolari. L’azione politica non deve essere una lotta per l’appropriazione, con colorazione partitica, di risorse nell’immediato ma un progetto riformatore pienamente condiviso anche per il futuro. 

Dal lato dell’offerta, dobbiamo agire con coraggio sul fronte degli investimenti pubblici. Dobbiamo potenziare le nostre infrastrutture, e quando ragiono di infrastrutture non parlo solo di quelle materiali ma anche di quelle immateriali, di quelle sociali: pensate agli asili nido. Dobbiamo assicurare a tutti i cittadini, anche le famiglie a basso reddito, servizi di qualità – per la scuola, la sanità, i trasporti. Dobbiamo assicurare alle nostre donne, ai nostri figli, ai nostri giovani di poter partecipare attivamente e serenamente alla vita lavorativa.

Vedete, la vera sfida non è stanziare più risorse, ma sbloccare le risorse già impegnate e la capacità di realizzare progetti sulla base delle risorse già esistenti accelerandone la spesa. 

I Fondi Strutturali e di Investimento Europei in Italia, per il ciclo di programmazione 2014-2020, ammontano a 75 miliardi di euro fra risorse provenienti dal bilancio europeo e dal cofinanziamento nazionale. L’avanzamento dei pagamenti su queste risorse è al 25%. C’è ancora rispetto al 2020 un triennio per spendere queste risorse, ma ci dobbiamo affrettare.

I ritardi strutturali hanno inciso in maniera particolare al Sud, aumentando il divario nel nostro Paese tra il Nord e Sud. Vogliamo elaborare un Piano strutturale di interventi per il Sud: ma attenzione non ne beneficeranno soltanto le regioni del Mezzogiorno, ma l’intero Paese.

D’altro canto un Nord che guarda al mondo può rafforzare una forte sinergia con il Sud, con reciproco vantaggio: basti considerare che la domanda interna del Sud attiva circa il 14% del PIL rispetto Centro-Nord, pari a quasi 180 miliardi annui. Se riparte quindi il Sud, ne beneficerà anche il Nord soprattutto in un contesto globale difficile.

Quindi aumentare l’integrazione produttiva e commerciale all’interno del Paese è un’opportunità. E perseguiremo anche il progetto di autonomia differenziata in un quadro già dichiarato di rafforzamento della coesione nazionale. Dobbiamo raccogliere anche la sfida ambientale: questo è un pilastro della nostra azione di Governo. Nella convinzione profonda che essa costituisca un’opportunità di lavoro e sviluppo sostenibile, come d’altra parte già dimostrano i Paesi che si sono avvantaggiati in questa direzione e come è accreditato dalla più seria letteratura scientifica. 

 Il nostro obiettivo è attuare un Green New Deal orientato al contrasto ai cambiamenti climatici, alla riconversione energetica, all’economia circolare, alla protezione dell’ambiente e alla coesione sociale e territoriale.

Ecco perché nella prossima legge di Bilancio verranno introdotti due nuovi fondi di investimento, per un ammontare complessivo di almeno 50 miliardi su un orizzonte pluriennale. Queste risorse ci serviranno per attivare progetti di rigenerazione urbana, di riconversione energetica e di incentivo all’utilizzo di fonti rinnovabili.

E ben vengano le vostre prassi socialmente responsabili che si sposeranno adeguatamente a questa filosofia di azione.

Ecco perché nella prossima legge di Bilancio introdurremo due nuovi fondi di investimento, per un ammontare complessivo di almeno 50 miliardi su un orizzonte ovviamente pluriennale. Queste risorse ci serviranno per attivare progetti di rigenerazione urbana, riconversione energetica, incentivo all’utilizzo di fonti rinnovabili.

E ben vengano le vostre prassi socialmente responsabili che si sposeranno adeguatamente a questa filosofia di azione.

È fondamentale poi istituire un Tavolo permanente sul rilancio dell’edilizia a Palazzo Chigi. Si tratta di un settore che ha perso oltre 500 mila posti di lavoro negli ultimi dieci anni, un settore cruciale per la nostra ripresa economica. È per questo che le imprese, i sindacati e i ministeri competenti dovranno, intorno a questo tavolo, definire un piano di rinascita del settore.

Sia chiaro. Questo Governo è fermamente intenzionato a sostenere e rilanciare il settore delle costruzioni, esclude quindi l’introduzione di qualsiasi patrimoniale e non ha alcuna intenzione di penalizzare il diritto, che è ormai costituzionalmente accreditato, il diritto all’abitazione. 

Non da ultimo il tema della formazione; il capitale umano, la ricerca, l’innovazione, saranno le leve fondamentali su cui il Paese deve puntare a rinascere. 

Dobbiamo riorientare il nostro modello di formazione verso un sistema di continuo apprendimento delle conoscenze e delle competenze. Saremo all’altezza delle sfide future, l’ho già dichiarato, soltanto se ci concentreremo, non su cosa imparare, ma su come imparare. E nella manovra economica rafforzeremo senz’altro (ho raccolto anche le vostre istanze, eravamo già sensibili) il piano impresa 4.0., nell’ambito di una nuova strategia nazionale per l’innovazione a forte trazione Green. 

Il Governo poi continuerà a investire sulle competenze potenziando il sistema degli istituti tecnici superiori, confermando anche il contributo per i manager dell’innovazione, favorendo l’alternanza scuola-lavoro ed estendendo le spese ammissibili al credito di imposta formazione 4.0. Vi offriamo un ampio disegno riformatore, un ampio progetto riformatore volto a ridurre e a semplificare i procedimenti amministrativi, volti a semplificare e riorganizzare la disciplina molto complessa e farraginosa normativa. 

Ci sono già delle proposte di legge delega che sono all’esame delle Commissioni competenti. Ci impegniamo a realizzare questi progetti nel più breve tempo possibile. Vogliamo anche ridurre i tempi della giustizia civile, penale, tributaria per offrirvi un servizio giurisdizionale all’altezza di un progetto di crescita e innovazione del Paese. Vogliamo offrirvi certezza sui tempi e sugli accertamenti. 

Ci rendiamo conto che non è possibile, non è accettabile che nei vostri bilanci siano appostate voci di potenziali spese e rimangano lì trascinandosi per lustri, in attesa della definizione di una controversia.  

Accolgo con favore le meritorie proposte del Presidente Bonomi per “detassare il nostro futuro”. Un dato che mi preoccupa molto sono i cosiddetti NEET, i nostri giovani inattivi, il 28,9% della popolazione attiva. È il livello più alto, pensate, nell’Unione Europea. È un dato che impone una risposta immediata da parte delle istituzioni. Dobbiamo incentivare senz’altro il trasferimento di competenze tra i lavoratori più esperti e i giovani. Allo stesso modo è importante ed è fondamentale dare impulso al sistema dei contratti di apprendistato, incentivando anche quelli di secondo livello, che traggono con sé importanti investimenti nella formazione del lavoratore. 

Concludo.

Per troppi anni la politica non ha saputo ascoltare le istanze di tutto il mondo produttivo. Si è irrigidita, si è chiusa in uno specchio autoreferenziale.

Questo Governo vuole, al contrario, voltare pagina. Palazzo Chigi e tutti i Ministeri, le nostre porte sono aperte: lavoriamo fianco a fianco, con fiducia e coraggio, per imprimere una vera svolta all’Italia.

Il nostro Paese ha voglia di correre, di crescere, di cambiare. Ce lo chiedono i nostri cittadini, ce lo chiedete voi. Soltanto remando insieme nella medesima direzione riusciremo a dare risposte concrete a queste aspirazioni. Abbiamo molte sfide davanti a noi, corriamo, cresciamo, vinciamole tutti insieme. Grazie.