Intervento del Presidente Conte all'Assemblea annuale dell’ANIA

Lunedì, 19 Ottobre 2020

ll Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto in videocollegamento da Palazzo Chigi all’Assemblea annuale dell’ANIA.

Grazie per avermi invitato anche quest’anno, all’assemblea annuale dell’ANIA. E peraltro questa Assemblea è forse una delle prime vittime, se non la prima in assoluto, di questa nuova modalità di svolgimento delle riunioni in streaming per effetto del Dpcm adottato ieri sera. 

Ringrazio quindi in particolare la Presidente Farina per aver saputo riorganizzare con tempestività ed efficienza l'odierno evento pur avendo potuto disporre di un tempo limitatissimo per preparare questa nuova modalità.


Reputo ineludibile soffermarmi su quanto sia diverso l’odierno contesto nazionale ed internazionale, col quale siamo chiamati a misurarci, rispetto a quello che fece da sfondo invece alle considerazioni che provai a riassumere l'anno scorso sempre ospite di questa Assemblea.

“Diverso”, quando ragiono di "diverso" in termini soprattutto di un contesto più doloroso, per il carico di sofferenza che la pandemia sta riversando sulle vite di tutti noi e, in particolare, su quelle famiglie che hanno dovuto piangere addirittura la perdita di un proprio caro.

“Diverso”, laddove lo sguardo si rivolge poi anche alla congiuntura economica, una congiuntura economica avversa, nonostante il nostro sistema produttivo e finanziario stia mostrando una grande resilienza, contenendo la caduta del nostro PIL e dell’occupazione.

“Diverso”, tuttavia, non al punto da costringerci ad abbandonare la fiducia nel futuro, che rimane imprescindibile per vincere questa sfida che ci aspetta, la sfida della ripartenza.

È vero, al riguardo, che la pandemia da Covid-19 costituisce uno spartiacque che segna nettamente un “prima” e un “dopo”; ma è ancor più vero che continuiamo ad affrontarla a testa alta e non ci sottraiamo al compito di fare tesoro dei pur duri insegnamenti che essa ci impartisce.

Innanzitutto, il Governo ha compreso la portata storica dello shock e ha lavorato con tenacia affinché anche l’Europa ne prendesse atto sino in fondo e cambiasse passo, e questo è avvenuto e quindi è una svolta importante che segna anche il futuro della vita dell'Unione europea.

In secondo luogo, abbiamo evitato di cadere nella trappola della falsa dialettica tra tutela della salute e tutela dell’economia. Come lo abbiamo compreso ieri, nella fase più acuta dell’epidemia, così dobbiamo tenerlo presente oggi, al cospetto di una curva dei contagi in preoccupante risalita.

Come è noto, abbiamo esteso una intensa rete di protezione, non solo per assicurare un’adeguata e più efficiente risposta sanitaria, ma anche per proteggere il nostro tessuto sociale, in modo da attutire, per quanto possibile, le ripercussioni dell’improvvisa fase recessiva sulla capacità produttiva delle imprese. In questa prospettiva, è mia premura tenere sempre vivo il dialogo con le associazioni di categoria come la vostra, anche per tracciare insieme gli orizzonti del domani.

Il Governo è ben consapevole del fatto che la programmazione di impresa richiede tempi lunghi e anche certezze, siamo pienamente coscienti che è ancora necessario garantire un forte sostegno all’occupazione, in questa fase che rimane ancora intrinsecamente incerta.

A tal proposito, nel disegno di legge di bilancio, che abbiamo varato in Consiglio dei Ministri sabato scorso, abbiamo incluso misure come l’esenzione dal versamento dei contributi previdenziali a carico delle imprese per le assunzioni di lavoratori con meno di 35 anni, su tutto il territorio nazionale. È stato anche istituito un fondo, un fondo da 4 miliardi di euro a sostegno dei settori maggiormente colpiti durante l’emergenza da Covid-19 e sono stati stanziati 1 miliardo e mezzo di euro in favore delle attività di internazionalizzazione delle imprese. Sono state, inoltre, prorogate, lo ricordo, le moratorie sui mutui, l’accesso alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia PMI e da SACE e le misure a sostegno della patrimonializzazione delle piccole e medie imprese. Sappiamo che il nostro tessuto di piccole e medie imprese è il tessuto direi... è il nerbo veramente più robusto della nostra spina dorsale produttiva... ha bisogno di Pmi che possano patrimonializzarsi ancora di più.

Ma, in questa occasione di incontro, vorrei dedicare spazio anche a questioni di più ampio respiro, e a maggior ragione nel rivolgermi alle imprese assicuratrici, cioè ad una platea cui tale prospettiva è assai congeniale, proprio per ragioni direi statutarie, e che sempre offre un prezioso sostrato conoscitivo anche all’azione di Governo.

Per adattarsi ai cambiamenti occorre, prima di tutto, studiarli ed essere in grado di anticiparne le evoluzioni. Vi sono grato, quindi, in maniera particolare per il vostro impegno sul versante dell’educazione finanziaria.

La perdurante solidità dei fondamentali del comparto assicurativo, che ha dimostrato, pur risentendo pesantemente della crisi, di saper resistere al duro stress test, chiamiamolo così, della congiuntura pandemica, è un grande esempio della resilienza della nostra Italia. Lo dimostrano, ad esempio, l’indice di solvibilità medio delle compagnie, che si attesta a livelli adeguati e, nonostante anche il forte calo, comprensibile calo, della raccolta premi, un flusso netto esprime che è comunque rimasto positivo anche nella prima metà dell’anno.

Non può esservi resilienza senza consapevolezza e senza cultura del rischio: è questo il meritorio messaggio che il mondo assicurativo ricorda alla comunità nazionale, evidenziando al contempo che difficilmente quote sempre crescenti di risparmio privato si indirizzeranno all’economia reale se non verrà colmato quel “gap di protezione” rispetto alla media dei nostri principali partner comunitari.

Al contempo, l’analisi delle grandi tendenze di fondo del sistema socioeconomico, che voi sviluppate per promuovere un’auspicabile capacità diffusa di risk management, ci offre indicazioni preziose sui nuovi bisogni di protezione ed assistenza espressi dalla popolazione, dalla nostra comunità nazionale. Si tratta di bisogni indotti dall’invecchiamento e dalla bassa natalità, dalle grandi trasformazioni del mercato del lavoro, dalle evoluzioni tecnologiche, dall’emergere di rischi nuovi, connessi a fenomeni che possono sfuggirci di mano se non adeguatamente governati, come la trasformazione digitale, o che sono figli di modelli di sviluppo sbagliati, penso ai cambiamenti climatici.

Ciò posto, sono tanti i divari da colmare nel nostro Paese: divario di genere, divario digitale e infrastrutturale, territoriale ma, permettetemi di sottolinearlo, un non più sostenibile divario: è giunto il momento di dare risposta alla legittima domanda dei nostri giovani di poter ereditare un pianeta più giusto, più sicuro e di poter essere protagonisti del loro futuro.

La crisi pandemica ci ha reso ancor più consapevoli dei nostri mali endemici, delle nostre carenze strutturali, dei ritardi cronici. Mi riferisco, in particolare, alla preoccupante perdita di velocità nella capacità di innovazione e di slancio progettuale, all’insufficiente spesa in ricerca e sviluppo, ai limiti dimensionali delle nostre imprese, cui prima accennavo, che spesso ne inibiscono l’attitudine a mantenere il passo dell’innovazione e ad assumere manodopera qualificata, con grave, peraltro, pregiudizio per la complessiva competitività dell'intero sistema.

Ecco, muovendo da questa consapevolezza, stiamo mettendo a punto questo ambizioso piano, Piano Nazionale di Ripresa e anche, per l’appunto, di Resilienza, che non sarebbe possibile articolare e attuare senza i contributi di tutti i settori produttivi del Paese, a maggior ragione di voi, imprenditori che operate nel segmento assicurativo.

Il concetto di resilienza riconduce al core business del vostro lavoro, dal quale dimostrate di essere inclini a trarre, oltre che il legittimo profitto per lo svolgimento di attività d’impresa, anche chiavi di lettura atte a decifrare la realtà complessa in cui operiamo.

Quel Piano, il nostro Piano Nazionale, non sarebbe neppure concepibile se non affondasse le sue radici in una visione sprecifica, articolata e complessa del mondo.

La nostra visione è quella di un’economia che definiamo “integrale”, non più fondata sullo scopo autoreferenziale della massimizzazione del profitto, ma cosciente del fatto che il benessere della persona e della comunità è la cornice entro cui tutta l’attività economica si inscrive.

E in questa prospettiva, il nostro Paese necessita di riforme, io le chiamo "abilitanti”, finalizzate cioè a farci riscoprire all’altezza di quella poderosa capacità di coordinamento fra tutte le articolazioni del circuito istituzionale, gli attori economici e le parti sociali, che un tempo era la nostra cifra identitaria ed è poi andata perdendosi, smarrendosi negli ultimi decenni.

È questo, del resto, il presupposto necessario per comporre un mosaico coerente di progetti, per individuare con efficacia le aree di intervento, per definire scadenze chiare, per monitorare, poi, cosa non meno complessa, il raggiungimento degli obiettivi e per incoraggiare quella coralità di impegno, senza la quale l’Italia, l'intera nostra Comunità nazionale, non potrà mai voltare pagina.

È un fatto che sia stata l’Europa, spinta proprio dall’Italia, non solo dall'Italia ma l'Italia sicuramente in prima fila, a voltare pagina, con un netto ribaltamento di paradigma.

La fiducia che l’Europa ci ha accordato può ben essere ripagata, su base nazionale, anche fondando, a nostra volta, sulla fiducia reciproca, fiducia reciproca tra tutti noi, un nuovo patto fra pubblico e privato.

Il Governo attribuisce grande importanza all’introduzione di forme innovative di partenariato pubblico-privato. E soprattutto durante questa crisi le stiamo sperimentando, stiamo sperimentando nuove forme che si stanno rivelando particolarmente efficaci, anche per consentirci maggiore resilienza. È un terreno sul quale occorre moltiplicare gli sforzi, con un’azione sinergica che veda, da un lato, l’attore pubblico determinato a semplificare il quadro normativo e regolatorio, a snellire i processi amministrativi, a ridurre la burocrazia e, dall’altro lato, gli attori privati, e su questo apprezzo molto le considerazioni che sono state svolte dalla Presidente Farina, pronti ad affiancare le loro risorse a quelle pubbliche per concorrere attivamente all’opera di trasformazione e modernizzazione del nostro Paese, rendendolo sempre più attrezzato ad affrontare le sfide incombenti, quali il rafforzamento dell’architettura del welfare, la difesa del territorio e la necessità di non farci trovare impreparati di fronte a future emergenze come quella che stiamo vivendo, anche sanitarie.

Più in generale, serve un programma di modernizzazione audace, sia perché in questa fase che ancora ci separa dal vaccino contro il Covid non possiamo permetterci margini di errore, sia perché i nostri figli non ci perdonerebbero se ci ostinassimo a non capitalizzare l’esperienza drammatica che stiamo vivendo.

Più che di priorità, preferisco dunque parlare di uno sforzo organico per improntare la spesa pubblica a principi di accountability, per assicurarci una macchina dello Stato più efficiente, per potenziare la didattica e la formazione, per attuare senza ulteriori arretramenti l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, per rafforzare i presìdi di sicurezza a tutela degli assetti strategici e dei sistemi digitali critici, emblematicamente sostenuti dalla robusta introduzione in Italia del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

Parimenti, e concludo, dobbiamo realizzare interventi mirati, volti a promuovere le nostre esportazioni, attenuando i contraccolpi di questa crisi da Covid-19, recuperare quindi i nostri territori, quanto mai bisognosi di interventi urgenti di riqualificazione e di mitigazione dei dissesti, sostenere i tanti imprenditori illuminati e coraggiosi che affrontano la competizione globale, difendono tenacemente le loro posizioni nelle rispettive catene globali del valore, senza sottrarsi alla sfida dell’innovazione dei processi produttivi.

Sono assolutamente convinto di non stare disegnando un orizzonte velleitario. Siamo molto lucidi in questo, molto consapevoli della nostra visione.

Voglio soprattutto credere che potremo abbracciare questa prospettiva non solo perché costretti dall’impellenza di non sprecare la grande occasione delle risorse europee, ma sulla spinta convinta di un ritrovato, profondo sentimento di appartenenza a una medesima comunità, a un destino comune.

È indispensabile che ci crediamo tutti, e che ci crediate ovviamente anche voi. Auguri di buon lavoro per il prosieguo di questa Assemblea.

Grazie.


Per saperne di più

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri