Intervento del Presidente Conte alla presentazione del "World energy outlook 2019"

Lunedì, 9 Dicembre 2019

Buongiorno a tutti.

Sono particolarmente lieto che il Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, Fatih Birol, sia qui a Roma a presentare personalmente il World Energy Outlook 2019 e colgo anche l’occasione per congratularmi con lui per il successo della riunione ministeriale dell'Iea che si è tenuta a Parigi. Complimenti.

E desidero ringraziare poi Eni, nelle persone della Presidente Marcegaglia, dell’Amministratore Delegato Descalzi per aver organizzato questo evento. Saluto anche il Vice Presidente Esecutivo, Pistelli e permettetemi anche di salutare tanti illustri ospiti, anche stranieri, e in particolare poi due componenti del mio Governo, vedo qui i Sottosegretari Di Stefano e Del Re.

Il rapporto oggi presentato ci aiuta nella lettura degli scenari futuri legati a un tema che direi è assolutamente strategico per qualsiasi agenda di Governo: la transizione energetica, ed è un tema che ci ricorda come dobbiamo mantenere alta l’attenzione su problematiche che non siano più rinviabili. Mi riferisco, in particolare, al problema di consentire un pieno accesso all’energia a circa un miliardo circa di persone che nel mondo ne sono ancora prive, come promuovere nuove politiche industriali capaci di soddisfare la crescente domanda di energia, salvaguardando al tempo stesso l’ambiente e preservandolo dai cambiamenti climatici.

È una sfida importantissima, ha detto poc'anzi il Direttore Fatih Birol, che lui non ha potere decisionale, beh qui io credo che non ce l’abbia nessuno singolarmente un potere decisionale, è una sfida che possiamo vincere solo se lavoreremo tutti insieme, anche con i giovani, con tutte le componenti delle nostre società se riusciremo a responsabilizzare tutti verso questi obiettivi ed è chiaro che parlando di ambiente, di clima, di questi obiettivi, non c’è nessun decisore politico, per quanto possa essere espressione di vertice di una potenza  mondiale, che possa raggiungere questi obiettivi se nel contesto poi della comunità internazionale non tutti riescono a mostrare la medesima sensibilità, se non tutti riescono a convergere nella medesima direzione.

Noi siamo chiamati a ripensare – cosa non facilissima, se ci pensate – i nostri modelli di produzione, i nostri modelli di consumo energetico, dobbiamo farlo attraverso strategie di medio e lungo termine, dobbiamo essere consapevoli che declamare la transizione energetica è facile ma poi accompagnarla e realizzarla in modo graduale, avveduto, non è affatto facile, dobbiamo esser consapevoli che se sbagliamo i tempi, possiamo anche avere degli obiettivi molto chiari, ma se sbagliamo i tempi, le modalità di approccio, compromettiamo gli obiettivi, perché è chiaro che ci sono delle ricadute negative che si possono produrre sul sistema produttivo favorendo l’innovazione e l’impiego di nuove professionalità.

In parallelo, la sicurezza energetica è tradizionalmente anche una dimensione ineludibile della nostra politica estera. Ed è per questo anche è qui rappresentato il Gabinetto per quanto riguarda la politica estera. Lo sperimentiamo quotidianamente su una pluralità di scenari, a cominciare da quello europeo, nel quale l’Italia si adopera per la sicurezza comune, attraverso la diversificazione, attraverso il riequilibrio delle forniture di energia.

E gli scenari di crisi degli ultimi anni – parlo un po’ di tutti gli scenari di maggior crisi: dal conflitto Russia-Ucraina, alla Siria, alla Libia – da questo punto di vista, mettono in evidenza la precarietà delle nostre fonti di approvvigionamento, anche le opportunità che possono derivare dal loro sfruttamento comune, da uno sfruttamento razionale, condiviso. Come ci illustra anche ad esempio il caso di Israele, dell’Egitto, quando l’energia smette di essere fattore di conflitto, può diventare potenziale di sviluppo, strumento di cooperazione regionale.

Il nostro Paese – lo sappiamo – risulta ancora per buona parte dipendente dall’estero per quanto riguarda il proprio fabbisogno energetico.

Ma è vero altresì che questa dipendenza ha spinto l’Italia a sviluppare anche tecnologie per lo sfruttamento di energie rinnovabili, abbiamo delle posizioni di primato oggi in Europa su questo fronte, ponendoci quindi anche in condizione di poter competere con maggior successo sul mercato globale. Possiamo mettere a disposizione le conoscenze disponibili, fornire un utile contributo anche al di fuori delle nostre frontiere, siamo su questo fronte in una posizione molto avanzata, ci siamo avvantaggiati del lavoro fatto in questi ultimi anni e quindi oggi siamo in condizioni veramente di poter esprimere con molta umiltà ma con molta chiarezza una leadership – se mi permettete – non solo a livello europeo, anche mondiale nel campo dell’energie rinnovabili e possiamo dialogare, parlare anche alle generazioni, non solo quelle attuali ma anche a quelle future.

E un ottimo esempio di questa nostra abilità di saper innovare, “far rete” è proprio l’iniziativa avviata da Eni con la piattaforma “culla dell’energia”, un progetto pilota per lo sviluppo di tecnologie che traggono origine dalle onde, dal movimento, dal moto ondoso delle acque e ho voluto io stesso visitare lo scorso ottobre a Marina di Ravenna, c’è stato questo evento che ha illustrato questo progetto pilota, che un progetto che potrà contribuire ad alimentare l’energia, a portare l’energia nelle nostre isole, certo per lo stadio attuale della tecnologia non riforniremo di energia la Sardegna, la Sicilia ma immaginate anche le altre isole rifornite in questo modo, con energia pulita. Un’energia per altro che adesso non è affatto pulita ma è anche molto costosa per le isole.

ENI si è avvalsa del supporto di Enea, del CNR, del Politecnico di Torino, e ha creato per questo progetto, come per altri, una forte sinergia anche con Cassa Depositi e Prestiti, Terna e Fincantieri. Quando io dico che se facciamo sistema Italia, se operiamo come un sistema, se riusciamo a dialogare, a creare le giuste sinergie mettendo insieme le varie competenze noi riusciamo a raggiungere dei grandi risultati, siamo capaci di realizzare progetti di grande respiro. A proposito del potenziale del nostro sistema Paese, ricordo con piacere l’ultimo incontro con il Direttore Birol, era sempre qui a Roma, lo scorso 10 ottobre, quando abbiamo discusso sulle opportunità legate ad un’altra abbondante risorsa, abbondantissima risorsa per l’energia del futuro, l’idrogeno. Anche su quello l’Italia sta lavorando, questo Governo ha assunto l’impegno ad agire per un’economia competitiva, moderna, climaticamente neutra entro il 2050.  E vogliamo raggiungere questo risultato, vigliamo dare un contributo anche agli altri Paesi.

Già a partire dalla stesura della legge di bilancio abbiamo per altro posto tra le nostre priorità di dare vita, come sapete, a un Green New Deal; ora un Green New Deal può essere uno slogan buono per una competizione elettorale ma noi non abbiamo sposato questa filosofia spicciola, questo approccio limitato, per noi è un progetto politico, è un progetto politico che ci sta impegnando severamente, una sfida molto complessa alla quale stiamo lavorando con tutti i nostri campioni, della ricerca, dell’innovazione tecnologica, della produzione nel campo imprenditoriale. Vogliamo far sistema con investimenti pubblici e con investimenti privati, vogliamo ridurre le emissioni concretamente, incrementare concretamente l’uso dell’energia rinnovabile ancor più, favorire lo sviluppo di un’economia circolare, di un’economia verde. Abbiamo quindi indirizzato la nostra azione di Governo anche verso misure per favorire l’efficientamento energetico, dove – a fronte degli ottimi risultati raggiunti dal nostro Paese – a livello globale si continua a registrare una dinamica scarsa, oserei dire preoccupante, come per altro ci indica il World Energy Outlook.

Nella manovra economica, non sto qui adesso a tediarvi, abbiamo previsto 7 miliardi di euro di risorse aggiuntive nel prossimo triennio oltre ai 3 miliardi già previsti per il Green New Deal.

Sono risorse, che in una prospettiva di tempo più ampia cresceranno fino a raggiungere la cospicua, ragguardevole somma di 59 miliardi nell’arco di 15 anni, poi dovremo coniugare anche gli investimenti privati, quindi avremo una dotazione finanziaria seria, credibile, cospicua per pratiche e prassi eco-sostenibili . Il nostro Piano Nazionale Integrato per l'energia e il Clima (PNIEC) è tra i più ambiziosi, lo posso dire senza falsa modestia, anche in relazione agli obiettivi per il 2030 su cinque fondamentali dimensioni: decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell’energia, ricerca, innovazione e competitività.

Accanto a questo sforzo sul piano nazionale, l’Italia è tra i Paesi più attivi a promuovere, anche in ambito europeo, ambiziosi obiettivi ambientali. Tra due giorni, l’11 dicembre, la nuova Commissione europea pubblicherà una comunicazione che illustrerà, nel dettaglio, l’impronta che la Presidente von der Leyen intende imprimere al parallelo “Green New Deal” europeo, tramite riforme interne all’Unione e anche per il rilancio di questa iniziativa sul piano internazionale. L’Italia si sta adoperando affinché gli sforzi comuni siano sufficientemente lungimiranti, coordinati e ispirati al principio del “level playing field”, in modo da incidere positivamente sulla crescita economica, l’inclusione sociale e, in generale su uno sviluppo sostenibile che sia davvero equo e diffuso. Lo facciamo concretamente.

Noi siamo stati, ricordo a memoria, se non il tredicesimo, addirittura il quattordicesimo Paese che ha sottoscritto il memorandum per la One Belt, One Road, la cosiddetta Via della Seta con la Cina. L’Italia è stato il primo paese europeo che ha negoziato duramente e ottenuto che ampi riferimenti anti cambiamenti climatici per la protezione dell’ambiente fossero inseriti in quel memorandum.

L’Unione Europea si deve dotare di strumenti davvero efficaci anche dal punto di vista finanziario per accompagnare questi obiettivi. Sappiamo già che il Just Transition Fund avrà dimensioni limitate purtroppo all’interno del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione, mentre la vera sfida sarà la definizione di un credibile Sustainable Europe Investment Plan.

La nostra ambizione alla piena realizzazione dell’Agenda 2030 e a una sua saldatura, sul piano globale, alla lotta ai cambiamenti climatici ci ha spinto a concludere con il Regno Unito un accordo di partenariato in vista della COP26 del 2020. Questo è l’evento piu importante, promosso dalle Nazioni Unite, in difesa dell’ambiente.

Sin dalla fase preparatoria della COP e attraverso l’organizzazione di specifici eventi, offriremo un concreto contributo affinché tale appuntamento possa costituire davvero un momento di svolta, una presa d’atto definitiva, consapevole, risolutiva rispetto a obiettivi tangibili, concreti, concretamente perseguibili anche nella prospettiva delle concomitanti presidenze italiana e britannica rispettivamente del G20 e del G7, nel 2021. Abbiamo la possibilità di incidere concretamente in questo arco di tempo attraverso questi eventi nell’agenda internazionale, nella comunità internazionale. Esprimo inoltre un particolare apprezzamento per il fatto che quest’anno il World Energy Outlook dedichi un’attenzione particolare all’Africa. Questo Continente esprime fortissime potenzialità e quindi dobbiamo assolutamente sfruttare, lo dico tra virgolette, queste potenzialità per far progredire la transizione energetica, facendo leva sull’abbondanza, come ci è stato rimarcato anche da Fatih Birol dell’abbondanza delle risorse rinnovabili, sulla competitività dei prezzi e sulle interconnessioni elettriche, non ultima quella progettata fra Tunisia ed Italia.

Tuttavia, la povertà energetica affligge ancora pesantemente l’Africa, che sconta un tremendo ritardo rispetto alle esigenze crescenti della sua popolazione, che vede ancora oggi morire prematuramente ogni anno milioni di persone a causa di malattie associate all'esposizione al fumo di combustibili inquinanti. Come sapete, ho sempre dedicato una particolare attenzione alle relazioni con il continente africano, nella convinzione che con esso l’Europa debba instaurare un partenariato strategico fra eguali: un partenariato rispettoso, inclusivo, che miri a promuovere iniziative e investimenti per consentire alle nuove generazioni africane di nutrire concretamente la speranza di un pieno inserimento dei propri Paesi di origine nei processi di sviluppo sociale, economico e politico.

Ho avuto modo di condividere queste considerazioni con i numerosi leader africani che ho incontrato in tutti questi mesi in Italia e in occasione delle mie varie, numerose visite nel Continente. È di meno di due settimane fa il mio ultimo viaggio in Ghana, dove ho avuto modo l’opportunità di confermare l’impegno del mio Governo a procedere secondo questo approccio. Quel viaggio è stato anche l’occasione per osservare da vicino il contributo, lo voglio riconoscere qui pubblicamente, che un campione nazionale come Eni fornisce alla produzione di energia a livello locale, concorrendo a trasferire competenze nel settore delle energie rinnovabili.

In questa occasione in Ghana abbiamo anche inaugurato un progetto pilota, una Scuola di formazione professionale “Okuafo Po” è un po' difficile da pronunciare, tradotto il “buon agricoltore”, cioè 800 giovani ghanesi vengono in questa scuola formati a un domani essere imprenditori di se stessi, a poter realizzare un’intera filiera agro industriale in modo da potere essere indipendenti, in modo da potere realizzare ricchezza per se stessi e per il proprio Paese, sviluppando l’imprenditorialità locale.

Questo è l’esempio di quello che l’Italia intende come partenariato tra uguali, un esempio di come l'Italia, facendo leva sulle sue eccellenze, sia oggi impegnata con tutte le sue articolazioni, pubbliche e private, a rendere la sfida epocale della transizione energetica un fattore di sviluppo e di maggiore inclusione ed equità, promuovendo in ogni ambito un approccio di sistema.

Sono fermamente convinto che l’approccio di sistema sia quello vincente e che se adeguatamente sostenuto anche a livello interno, in tutte le componenti della nostra società, europeo e internazionale, ci consentirà di individuare le soluzioni più appropriate per migliorare la qualità dell’aria, della terra e dei mari. E ci permetterà di garantire alle prossime generazioni un comune futuro di prosperità, in cui non ci siano perdenti.

Grazie.


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